Live-streaming: uno strumento che non può mancare nella social media strategy di una No Profit

Cos’è il live-streaming?

Per una No Profit la classica lettera di direct marketing non è sufficiente per mantenere l’engagement del target di riferimento e sempre più è divenuta fondamentale l’integrazione di strumenti di promozione sia offline che online. La multicanalità, di conseguenza, prevede la prassi di comunicare in modo diversificato a seconda del canale scelto allo scopo di catturare l’attenzione al momento giusto e con il messaggio giusto.

Ad esempio, uno degli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma Facebook per consentire un’interazione più coinvolgente, è il servizio Live-streaming. Questo può fare la differenza per trasformare la relazione con i propri utenti in una esperienza unica. Per varie ragioni:

1)      il Live-streaming ha un’immediatezza che i video registrati non hanno. Pensiamo alla potenza evocativa che potrebbe avere una ripresa live di un medico di Emergency mentre sta operando in sala o un video di Action Aid che riprende in diretta la somministrazione a un bimbo malnutrito di cibo altamente proteico, oppure alla capacità di coinvolgimento emotivo che susciterebbe una intervista live rilasciata ad Amnesty International da un condannato alla pena di morte;

2)      gli utenti possono interagire istantaneamente con la diretta e commentare quello che stanno vedendo. L’interazione live dà la possibilità alla tua campagna di sensibilizzazione o di raccolta fondi, di ricevere feedback immediati, capire quali sono le eventuali criticità e quindi le aree di miglioramento;

3)      il Live-streaming permette di aumentare la audience a ogni sessione. Attraverso l’email marketing puoi raggiungere gli utenti che sono già nella tua lista o, se anche acquisti “contatti freddi”, non è detto che questi siano veramente interessati alla tua attività. Mentre il Live-streaming può aprirti a segmenti nuovi e interessati, a cui prima non avevi pensato. Eventi, dibattiti o campagne: qualsiasi momento può essere trasformato dalla tua No Profit in un’occasione per intrattenere dal vivo più users.

4)       il Live-streaming trasforma il tuo content in “dialogante” e “vivente”. Immaginate una campagna per il 5×1000 come ne potrebbe essere avvantaggiata. L’utente sarà più favorevole a firmare nella dichiarazione dei redditi a favore della tua associazione No Profit dopo che lo hai fatto entrare nella “umanità” del brand avvicinandolo ai tuoi valori e alla tua missione con un linguaggio comune e accessibile a tutti.

Infine c’è una novità: Facebook ha annunciato l’aggiornamento dell’algoritmo che porterà alla riorganizzazione della classificazione dei video sulla bacheca degli utenti privilegiando quelli di maggiore durata, a differenza di quanto avveniva prima.

Allora che aspetti? Trasmettere in diretta da Facebook è molto semplice: basta un clic sull’icona Live.

Il tuo pubblico sarà più gratificato nel seguire in diretta le attività della tua No Profit perché gli starai dando un pezzettino di te, della tua vita di tutti i giorni.

La vita è possibilità, è valorizzare le esperienze di ciascuno e interrogarsi sugli eventi che accadono, il live-streaming può facilitare proprio questo percorso.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

 

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 19 FEBBRAIO

I COLORI DI UNA VERITA’ A NUDO

Amici miei,

 

Intenzionalmente è stata scelta un’immagine non usuale per l’argomento, proponendo in ogni caso una rappresentazione notevole non a colori di alto livello artistico.

 

Tutto questo al fine di distrarre per un attimo la vostra attenzione da tutte le provocazioni suggerite nei social network indirizzando il vostro sguardo alla laboriosa PHI Foundation www.phifoundation.com

 

Un immenso desiderio è portare alla vostra attenzione le attività svolte da PHI Foundation insieme al suo working team http://phifoundation.com/phi/chi-siamo/, operosità orientata a sostenere tutte le organizzazioni non profit nel loro digital development,  aumento visibilità, incremento raccolta fondi,  http://phifoundation.com/onp-ong/

 

Offrendo a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del terzo settore e il bene comune, l’opportunità di partecipazione attiva come Ambassador http://phifoundation.com/phi-ambassador/, diventare Member http://phifoundation.com/member/, divenire Partner http://phifoundation.com/phi-strategic-partners/,

 

Invitiamo tutti voi a gratificare questo meraviglioso team che presta opera con tutta l’anima donando il meglio di se stessi, decretando il successo di quest’ardua impresa, perciò facciamo un piccolo grande gesto mettendo “MI PIACE” alla pagina o diventando un follower:

 

Potrebbe scaturire interesse e coinvolgimento visitando questa sezione del sito web di PHI Foundation http://phifoundation.com/campaigns/phi-foundation/

 

Mentre, per chi volesse partecipare più attivamente, può entrare nel gruppo di PHI Foundation:

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

PINO, L’ ALBERO CUSTODE

C’era una volta un imponente albero, piantato al centro di un giardino  gremito di fiori, che circondava una piccola casetta abitata da una giovane coppia.

L’aspetto vigoroso dell’albero era dovuto alle amorevoli cure ricevute giornalmente dal padrone di casa, Davide, un giovane scrittore amante della natura.

Davide era molto affezionato all’albero perché suo padre lo aveva piantato proprio il giorno della sua nascita: crescendo aveva instaurato con l’albero un legame affettivo tanto forte da spingerlo a dargli un nome, Pino.

Ogni giorno Davide amava trascorrere tanto tempo all’ombra di Pino  per raccontargli tutto ciò che accadeva nel corso delle sue giornate, proprio come se fosse un suo amico in carne ed ossa.

Lo scrittore in erba viveva in quella casetta con sua moglie  Sarah e la giovane coppia ebbe presto una bambina, Maria, che aveva gli occhi grandi e marroni, dal colore simile a quello del tronco di Pino.

Divenuto padre, Davide iniziò a coltivare l’abitudine di far addormentare Maria leggendole una favola all’ombra di Pino, ma crescendo la ragazza non si dimostrò affatto interessata a condividere la passione di suo padre per la natura.

Un giorno Davide si ammalò e fu costretto a recarsi in una clinica specializzata, lontano da casa; sua moglie lo accompagnò lasciando a Maria il compito di prendersi cura, durante la loro assenza, della casa e del giardino.

Tuttavia la ragazza trascurò completamente i suoi doveri ed i fiori ben presto appassirono mentre Pino, a causa del forte caldo, diventava sempre più debole.

Finché un giorno, mentre stava uscendo, Maria si fermò un attimo davanti a Pino chiedendosi come mai suo padre tenesse così tanto a quel banale albero quando, improvvisamente, a pochi metri da lei, un automobilista perse il controllo della sua vettura che si diresse a gran velocità in direzione di Maria .

La ragazza, presa dal panico, restò impietrita e chiuse gli occhi. Pochi attimi ed un botto fortissimo glieli fece riaprire: l’auto aveva colpito Pino, danneggiando il suo tronco, ma fortunatamente lei e l’autista erano incolumi.

Forse per caso, o forse miracolosamente, l’albero l’aveva protetta e le aveva salvato la vita.

Passato lo spavento Maria pianse, si sedette vicino a Pino e gli parlò, come era solito fare suo padre, ringraziandolo e chiedendogli scusa per averlo trascurato. Gli promise inoltre che da quel giorno si sarebbe presa cura di lui.

Qualcosa in Maria era cambiato: aveva imparato a guardare Pino con occhi diversi ed a provare delle emozioni per lui, attribuendo alla sua presenza un significato del tutto nuovo.

Ciò che Maria aveva appreso è alla base della mission della Fondazione Albero Gemello Onlus, che ha come finalità la partecipazione al perpetuarsi della vita attraverso la natura, contribuendo allo sviluppo del verde per una rinascita ambientale: sostienila anche tu!

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Nicola Minerva

PHI Foundation

Migranti e Arte Migrante: quando umanità e arte si incontrano non si lasciano più

Nazionalismo, patriottismo, rifiuto del diverso, fobia verso i migranti: questo è il comune sentire della retorica populista che sta caratterizzando il nostro continente così come quello americano.

Il bando del neo-presidente eletto Donald Trump ai rifugiati e agli immigrati musulmani ha fatto molto discutere e ha causato la protesta non solo dal basso, da parte della popolazione, ma anche dal mondo delle imprese dal marchio prestigioso come Coca Cola ad Airbnb.

Chi sono questi migranti o stranieri o immigrati o profughi o clandestini?

Innanzitutto, prima di qualunque definizione, questi migranti sono persone. Persone che lasciano la propria terra non perché non la amino più ma perché costretti a scappare da guerre, disastri naturali o persecuzioni politiche.

Queste persone, che sbarcano su terra europea dopo aver affrontato un rischiosissimo viaggio tra il deserto e il mare, non sono in maggioranza musulmani che vengono per sconfiggere la civiltà cristiana. Per oltre il 60% sono cristiani provenienti dall’Africa centrale e sub-sahariana, colo­nizzate per secoli da noi europei.

Quando i migranti arrivano, invece di ricevere supporto e protezione internazionale, finiscono a lavorare come schiavi nelle piantagioni di pomodori dell’Italia del Sud o come prostitute in tutta Europa o, peggio ancora, come carne da macello a cui vengono espiantati gli organi. Quindi, più che di terroristi conquistatori dovremmo parlare di nuovi schiavi. Coloro che gestiscono questo traffico invece sono criminali provenienti da organizzazioni  di stampo mafioso.

Per fortuna c’è chi invece decide di fare qualcosa di piu utile e costruttivo per questa gente. A San Salvario, quartiere multietnico di Torino, il progetto Arte Migrante, nato per contrastare il razzismo e abbattere le frontiere che sempre più alziamo intorno alle nostre vite, ha promosso intercultura e inclusione sociale realizzando una movida che coinvolge due venerdì al mese  circa 150 persone.

Studenti, lavoratori, persone senza fissa dimora e migranti da diverse parti del mondo si incontrano e condividono liberamente performance culturali, artistiche, musicali e fotografiche.

Il progetto, nato a Latina su iniziativa di Tommaso Carturan, giovane studente di antropologia, è arrivato a Torino nel 2014, veicolato dall’associazione Livia. Ha coinvolto anche il presidio Caritas di Saluzzo, cittadina a 50 Km da Torino, dove ogni primavera-estate centinaia di migranti africani arrivano per la raccolta stagionale della frutta.

Arte Migrante è senz’altro una iniziativa di successo da replicare in altre comunità territoriali. Ha dimostrato che se l’accoglienza si fonda sul dialogo può divenire preziosa ricchezza non solo per chi è accolto ma anche per chi accoglie. E soprattutto che non c’è più solitudine né paura laddove c’è spazio per tutti.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

STAR E BENEFICENZA: LO STRANO CONNUBIO TRA DUE MONDI PARALLELI

La felicità è reale solo se viene condivisa”. La citazione tratta dal film Into the Wild rappresenta al meglio lo strano binomio che da sempre unisce due mondi così lontani tra loro: star e beneficenza.

Le star di Hoollywood

Sono tantissime le star che fanno beneficenza. La più famosa, e forse anche la più amata è Madonna che ha fondato Raising Malawi, sensibilizzata dal fatto che oltre un milione di bambini fosse rimasto orfano a causa dell’Aids. Come riportato da Radio 105 il legame tra la star di Hollywood e il Malawi è testimoniato anche dalla scelta della cantante di adottare due bambini.

Sandra Bullock

Da sempre in prima linea per il suo impegno nel sociale è l’attrice Sandra Bullock. Le suo opere di beneficenza e volontariato, come riferito da Donna Moderna, le sono valse nel 2013 un riconoscimento mai assegnato prima di allora: il Favorite Humanitarian Award.

Calcio e beneficenza

Sarà anche il più pagato al mondo, con 77 milioni di Euro incassati solo nel 2016 (vedi Sky Sport), ma Cristiano Ronaldo non si fa certo guardare in tasca in fatto di beneficenza.

Oltre ai quattro palloni d’oro conseguiti come calciatore, Ronaldo ne merita indubbiamente un quinto virtuale per il suo impegno nel sociale. Come riferito da Panorama, infatti, CR7 ha versato, solo per fare un esempio, quasi 7 milioni di Euro alle popolazioni colpite dal sisma dopo il terremoto che ha colpito il Nepal.

Totti

Il CR7 italiano è senz’altro il numero 10 della AS Roma Francesco Totti. Unico Ambasciatore Unicef del nostro campionato, Totti non ama che si parli del suo aiuto per il sociale. Qualcosa negli anni è però trapelato. Come la devoluzione di 240.000 Euro (derivanti dai diritti di trasmissione della ripresa video del suo matrimonio con Ilary Blasi) al canile di Porta Portese. E ancora, come riportato da Il Giornale, il capitano giallorosso ha deciso di dare in beneficenza l’intera somma percepita (circa 50.000 Euro) per la recente ospitata all’interno della casa de Il Grande Fratello Vip.

La beneficenza che non ti aspetti

Anche i 7 milioni di Cristiano Ronaldo però, impallidiscono, di fronte al gesto di beneficenza che ha fatto commuovere il mondo intero.

Una volta appresa la notizia del terremoto che ha sconvolto il centro Italia, un sacerdote congolese Don Ghislain, ha deciso di avviare una raccolta fondi per dare un aiuto concreto alle vittime di Amatrice, Accumuli e degli altri centri colpiti dal sisma. E così, come riferito da La Stampa, i bambini di Kingoué, piccolo centro della Repubblica del Congo, dove non c’è né luce né acqua corrente, sono riusciti nell’impossibile, raccogliendo una somma complessiva di 238,43 Euro. Bonifico puntualmente arrivato a metà dicembre 2016, tra l’incredulità di tanti. Forse di tutti.

Ora anche loro, i bimbi del Congo, possono essere annoverati nella categoria delle piccole grandi star.

 

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Matteo Raimondi

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Mutilazioni genitali femminili: l’amore negato a 125 milioni di donne nel mondo

Si stima che siano circa 125 milioni nel mondo le donne che subiscono Mutilazioni Genitali Femminili.

E questo mortifica profondamente perché non c’è niente di più affascinante della sessualità femminile, così intima, accogliente e misteriosa allo stesso tempo. Ma soprattutto unica, perché in grado di restituire al mondo l’amore che riceve sotto forma di altra creatura vivente.

Le attiviste che all’interno delle loro comunità si schierano contro le Mutilazioni Genitali Femminili sono sempre state considerare sovvertitrici di tradizioni e culture. Ma chi difende questa pratica barbarica, radicata da secoli, lo fa con delle argomentazioni prive di basi scientifiche.

Ecco alcuni esempi:

1)      Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una prescrizione religiosa e in particolare dell’Islam.

Non è vero: nessuna religione prescrive la circoncisione femminile la cui origine è pre-islamica, probabilmente già in uso nell’antico Egitto, da dove sarebbe poi approdata a Roma come misura per controllare la sessualità delle schiave.

2)      La circoncisione non crea problemi di salute, anzi ha poteri curativi per esempio contro  depressione e malinconia.

Anche questo è falso. Mettendo da parte i danni psicologici, esiste un’abbondante documentazione circa le varie infezioni pelviche causate dalle Mutilazioni Genitali Femminili come cistiti, vaginiti e altre patologie. Il parto poi può risultare complicato e persino portare alla morte del neonato e/o della madre.

3)      Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una garanzia di verginità.

Affermazione anche questa del tutto arbitraria. Da un punto di vista prettamente anatomico, la verginità è garantita dalla presenza dell’imene. Anzi, a volte può succedere che, date le precarie condizioni con cui vengono effettuate queste operazioni, la membrana dell’imene venga danneggiata.

Potremmo continuare all’infinito. Resta il fatto che la più grande difficoltà incontrata dalle attiviste contro le Mutilazioni Genitali Femminili è di natura culturale. Parlare di certi organi del corpo e delle loro funzioni in molte società è ancora tabù, per questo tutto ciò che può derivare da questi deve essere ignorato ed eventuali sofferenze devono essere considerate come “parte dell’essere donna”.

Un giorno però la voce delle attiviste africane viene ascoltata da Emma Bonino, esponente del partito radicale, che comincia un lavoro di advocacy internazionale attraverso l’organizzazione da lei stessa fondata Non c’è Pace senza Giustizia. Così, nel dicembre 2000, il Parlamento Europeo adotta una risoluzione che per la prima volta condanna le Mutilazioni Genitali Femminili come violazione dei diritti umani.

Il 30 e il 31 Gennaio scorso a Roma Non c’è Pace senza Giustizia ha organizzato la Conferenza BanFGM sulla eliminazione della pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili nei Paesi dell’Africa francofona, organizzata in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

La conferenza ha valutato i progressi compiuti a livello nazionale e internazionale sul tema, ribadendo che l’impegno deve essere rafforzato da un’azione condivisa a più livelli – locale, nazionale e internazionale – con il maggiore coinvolgimento della società civile.

Oggi il muro del silenzio è caduto. Le Mutilazioni Genitali Femminili  non sono più un tabù e le attiviste che si battono per far applicare le leggi che le vietano non sono messe all’indice né soggette ad atti di ritorsione. Ci auguriamo che questa battaglia continui il suo difficile percorso non solo per tutelare quei diritti umani considerati inviolabili ma anche e soprattutto per restituire a milioni di donne e bambine  l’amore rubato.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

IL SOFTAIR PER AIUTARE I TERREMOTATI

Il softair (termine inglese per definire il tiro tattico sportivo) è una attività ludico- sportiva basata su tecniche, tattiche e usi militari : un vero e proprio sport di simulazione nato in Giappone e sempre più diffuso anche in Italia.

In seguito al terremoto che ha colpito il Centro Italia diverse sono state le  associazioni sportive dilettantistiche di softair che, sin da subito, si sono impegnate  sia nelle operazioni di soccorso dei terremotati sia in iniziative di raccolta fondi, indumenti e cibo in loro favore.

Tra queste associazioni no profit prezioso è l’impegno di ASD Pathfinders di Santa Cristina e Bissone, in provincia di Pavia, che Domenica 19 Febbraio organizzerà, con il patrocinio del proprio Comune, il 6° meeting di tiro dinamico softair, il cui ricavato sarà interamente devoluto ai terremotati.

ASD Pathfinders è affiliata alla FISA, la Federazione Italiana Softair, il cui segretario nazionale, Sergio Bigoni, è anche responsabile nazionale AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) Softair.

Il meeting prevede un percorso di 6 stage e l’utilizzo di asg/replica a gas o con CO2 senza vincolo di caricatori, di una pistola con potenza nei limiti di legge (inferiore a 1 Joule), di scarpe da ginnastica e di occhiali protettivi.

Saranno premiati con una targa i primi tre classificati sia della prima sessione di tiro mattutina, che si terrà dalle 9 alle 12, che i primi tre della seconda sessione pomeridiana, che si svolgerà dalle 14 alle 17.

Contribuisci anche tu a questa raccolta fondi a favore dei terremotati veicolata dal softair: per ricevere più informazioni puoi contattare l’associazione all’indirizzo e-mail:

pathfinders.proterremoto@gmail.com

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

PICCOLO GESTO UN GRANDE PROGETTO

Un’ iniziativa di grande valore sociale il Centro Socio educativo PANDUJI offre l’occasione ai minori diversamente abili di avere un luogo di riferimento.

Questo è il racconto del noto comico di Zelig Antonio Cornacchione che è stato invitato ed essere testimonial della campagna di Fundraising per sostenere il Progetto:

”qualcosa di concreto possiamo farlo per i nostri amici del PANDUJI; anche un piccolo gesto, un contributo può servire e soprattutto … non è difficile”

 

Il centro Educativo PANDUJI è il primo e unico Servizio Diurno socio-assistenziale che può ospitare anche i minori con disabilità dei 9 Comuni del Rhodense. Attivato nel 2014 da Cura e Riabilitazione ONLUS il Centro oggi accoglie 13 bambini tra i 4 e i 15 anni e 6 adulti.

Equipe formata da educatori, psicologi, psicomotricisti, arte terapisti e neuropsichiatri garantisce ai ragazzi numerose attività per migliorare le autonomie, la socializzazione e il livello culturale.

 

La frequenza è sempre personalizzata in base ai bisogni, per permettere soprattutto ai minori di mantenere la scuola e gli appuntamenti riabilitativi. Ma le richieste di inserimento sono in continuo aumento e i posti limitati.

Per questo Cura e Riabilitazione si è impegnata nel progetto di ampliamento del CSE PANDUJI, ristrutturando uno spazio adiacente di 100mq, così da poter inserire altri 9 ragazzi. Nella nuova ala è previsto anche l’allestimento di una palestra specifica per la psicomotricità.

 

Il CSE PANDUJI prende il nome da un bambino abbandonato della Tanzania affetto da linfoma, che nel 2013 fu accolto per il periodo di terapie da una famiglia italiana. Di fronte alle grandi problematiche relazionali del ragazzo la famiglia chiese a Cura e Riabilitazione di essere sostenuta, giungendo gradualmente all’inserimento in una comunità della Cooperativa.

 

Durante la sua permanenza con la sua vivacità ha saputo entrare nei cuori di tutti, oltre a mettere a soqquadro la casa un giorno sì e l’altro pure. Indimenticabile il giorno in cui chiese di poter ricevere il Battesimo.

Una volta guarito venne dimesso per permettergli di tornare nella sua Africa, dove è morto prematuramente in un incidente nell’ottobre 2014

Donare, anche un piccolo contributo, fa bene all’anima e ci rende più felici.

 

ENTRA ANCHE TU NELLA GRANDE FAMIGLIA PHI

 

Francesco Dal Pino

PHI Foundation

UN BELLISSIMO FILM AL CINEMA

Mercoledì scorso, ho voluto anch’io beneficiare della grande opportunità offerta in questo periodo, e cioè, andare al cinema a vedere un ottimo film al costo di soli due euro.

Tutto ben organizzato, cena romantica con la mia incantevole dolce metà in ristorantino tipico, dopodiché ci siamo avviati al cinema, dove alla cassa abbiamo ritirato i biglietti prenotati con posti in ottima posizione, tutto procedeva come pianificato.

Il desiderio di trascorrere una tranquilla serata, ambita da molto tempo, sembrava esaudirsi, tutto era andato perfettamente come aspiravamo, se non fosse stato per quel piccolo inconveniente e cioè: una volta entrati nella sala cinematografica e seduti ai posti assegnati abbiamo costatato che nella fila di poltrone antecedente alla nostra sedevano tre giovani ragazzi di circa dieci anni non accompagnati, i quali infastidivano la platea circostante con schiamazzi abbastanza fastidiosi e impropri.

I ragazzi sono stati più volti gentilmente invitati ad evitare atteggiamenti inopportuni ma essi continuavano liberamente con i loro chiassi ignorando qualsiasi rispetto verso gli altri e niente è valso informare la direzione del cinema di quanto stava accadendo, e alla richiesta di silenzio con un tono di voce più alto, i giovani ragazzi hanno infierito dicendo: altrimenti cosa fate?

Nel guardare i volti turbati (forse disperati) delle persone intorno, in quel preciso momento, mi è apparso in mente l’ottavo libro de “La Repubblica” di Platone, e desidero farvi partecipi trascrivendo questi brevi versi poiché vi trovo molte analogie con i tempi che stiamo vivendo e più che un testo di 2.500 anni fa sembra scritto ieri.

 

Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistano alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni.

E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo;

che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.

In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo e rispetto per nessuno.

IN MEZZO A TANTA LICENZA NASCE E SI SVILUPPA UNA MALA PIANTA:

LA TIRANNIA.

 

Forse è arrivato il tempo di cessare di perseverare una strada che conduce solo, esclusivamente, a ripetere i medesimi errori di sempre cercando l’evoluzione orientata alla Social Innovation, un cambiamento reale in un mondo migliore più solidale, più equo, più sostenibile, volgendosi verso il rispetto delle persone e la tutela del bene comune.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

UN CASO EDITORIALE E I SUOI NUMERI

Oggi, non puoi più dire:

“Apro una salumeria”.

Ti danno retta solo se dici:

“Voglio avviare una

Startup innovativa

per il selling on domand

di insaccati sliced”

Pertanto anche noi di PHI Foundation ci adeguiamo al nuovo linguaggio e come si dice in gergo moderno, qui di seguito troverete i dati emersi dall’analisi di marketing eseguita sulle startup non profit oriented.

Tutte le info sono state rilevate, confrontate ed incrociate con i dati emersi dai vari sistemi analitici degli strumenti digitali utilizzati per la divulgazione e il consolidamento del business model durante le attività di penetrazione del mercato e di brand awareness della PHI Foundation.

Gli istrumenti di analytics esaminati e comparati sono stati quelli resi disponibili da Cpanel, WordPress, Google, Facebook, Linkedin, Twitter e al fine di agevolare una più fluida e migliore lettura dei dati da parte degli utenti i risultati sono presentati in modo semplificato.

 

Analisi ultimi dodici mesi

 

  • 10.000.000 impressions motore di ricerca;
  •   1.200.000 sessioni;
  •   2.300.000 pagine visitate;
  • 90 secondi media per visita;

 

  • 15.000.000 sessioni pagine social;
  •      350.000 utenti coinvolti;
  •        85.000 like nei post;

 

  • 60.000 condivisioni dal blog PHI Foundation;

 

  • 11.000 mail ricevute di manifestazione interesse;

 

I traguardi fin qui raggiunti danno forza e incoraggiano ancor di più la PHI Foundation nel perseguire con determinazione la propria mission, con costanza e dedizione nell’opera di sostegno delle organizzazioni non profit nel loro percorso di accrescimento di visibilità e raccolta fondi,  sforzandoci di dare il maggior supporto possibile nell’organizzazione e nello sviluppo dell’attività digitale delle ONP orientate verso la Social Innovation.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Colpire il tumore al seno partendo da una foto

La sfida per Onlus, Associazioni e Fondazioni che si occupano di tumore al seno è creare una campagna efficace di sensibilizzazione e di prevenzione. Da un lato, il seno è una parte del corpo femminile associata all’attrazione fisica e al sesso e ciò rende problematico mostrarlo, dall’altra, il tumore rappresenta un argomento difficile da trattare perché è inevitabilmente associato alla morte.

Come si manifesta il tumore al seno? Com’è un seno con un nodulo sottocutaneo? Come risulta al tatto? Muta colore? Consistenza? Quando in una campagna di sensibilizzazione dobbiamo “dire” al posto di “mostrare”, il messaggio “salva-vita” rischia di essere meno efficace ed impattante e tutte queste domande rischiano di rimanere insolute.

La Fondazione Umberto Veronesi ha creato la campagna Pink is Good per sconfiggere il tumore al seno delle donne. Sul relativo sito si possono trovare contenuti interessanti rivolti alle donne che vogliono avere più informazioni sulla prevenzione. Sono disponibili informazioni su come partecipare alle maratone in rosa organizzate dalla Fondazione a favore della ricerca. La campagna ha coinvolto molte sostenitrici e ha incentivato il passaparola tramite la possibilità di condividere banner sulle proprie pagine social nonché di acquistare gadget.

Però andando sul sito di Pink is Good della Fondazione Umberto Veronesi oppure Airc o di qualunque altra associazione impegnata nella ricerca contro il tumore al seno non c’è la prima cosa che cercherebbe una donna che ne vuole vedere i segni. Manca di fatto un’immagine o una foto di riferimento che mostri in modo semplice e immediato i sintomi della disfunzione. I classici cuoricini o fiocchi rosa per quanto ormai entrati nell’immaginario comune delle campagne di prevenzione del tumore al seno non danno veramente l’idea di come la malattia si possa manifestare.

Ecco che Erin Smith Chieze, sopravvissuta al tumore al seno, ha ideato una campagna per aiutare tutte le donne a identificare in maniera semplice segni sospettosi. Stufa dei soliti simboli quali fiocchi o cuori rosa, ha creato Knowyourlemons utilizzando 12 limoni come immagini metaforiche al posto dei seni e mostrando le varie manifestazioni dei segni del tumore.

Le donne in tal modo possono accedere nell’immediato a degli indicatori chiave che le aiuteranno a fare in autonomia una prima diagnosi, ma, come dice bene la campagna, senza farsi prendere dal panico perché alcuni cambiamenti che si possono notare sui seni sono normali e bisogna consultare il medico solo in caso persistano nel tempo.

La scelta della campagna Knowyourlemons di usare il giallo, il colore dei limoni, e non il classico rosa è davvero originale. Il giallo è il colore della luce solare ed evoca energia. Ed è proprio l’energia la carica umana che ci vuole per affrontare un tumore al seno, malattia che va a colpire una parte intima femminile così delicata.

La forza della campagna di Erin Smith Chieze è la sua validità ovunque perché può essere adatta per un Paese in particolare, come per tutto il mondo. Una strategia comunicativa di questo tipo in tema di tumore al seno non è mai stata creata prima. L’immagine dei “12 seni-limoni” sui social è stata condivisa oltre 25 mila volte.

Grazie Erin!

 

PHI Foundation è una Fondazione che si occupa di aiutare tutte le Associazioni operanti nel Terzo Settore, attraverso campagne di informazione e raccolta fondi.

Aiutaci ad aiutare con una piccola donazione, visita la nostra pagina qui.

Vanessa Doddi

PHI Foundation

#DonoDay2017: gli studenti italiani danno lezione di dono

#DonoDay2017. Riparte il video contest #DonareMiDona in collaborazione con il MIUR 

#DonoDay2017 – Lugano, 04 febbraio 2017 – A scuola di dono i docenti sono gli studenti: i ragazzi di tutte le scuole medie italiane di primo e secondo grado sono chiamati a partecipare al video contest “#DonareMiDona Scuole – racconta la tua idea di dono“. Anche quest’anno la PHI Foundation in collaborazione con l’Istituto Italiano della Donazione (IID) apre il programma culturale del Giorno del Dono partendo dai più giovani. Al fianco del programma c’è il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) che ha mandato una circolare a tutti gli istituti, invitandoli a partecipare alla 3^ edizione del Giorno del Dono.
La scelta del nuovo hashtag #DonareMiDona, che caratterizzerà le numerose attività e le novità che sveleremo durante l’anno  è dettata dal doppio significato in esso contenuto: da un lato donare significa ricevere e, dall’altro, donare arricchisce chi compie il gesto di donare, lo abbellisce, lo rende migliore. È nostro desiderio costruire una vera cultura del dono e, per farlo, non possiamo che partire dai ragazzi, parlando la loro lingua e, soprattutto, ascoltando la loro voce. Apriamo oggi il cantiere #DonoDay2017grazie alla rinnovata collaborazione con il MIUR“.

Anche quest’anno le scuole sono invitate a realizzare un video con cui raccontare la propria esperienza di dono, partecipando così alla 3^ edizione del video contest. I lavori devono essere inviati entro il 9 giugno 2017 e, con la chiusura dell’anno scolastico, tutti i video saranno visibili sulla piattaforma www.giornodeldono.org: chiunque lo desidera potrà far parte della giuria popolare votando il proprio video preferito. Parallelamente i video saranno valutati anche da un’apposita giuria tecnica composta da rappresentanti del MIUR e di Insolito Cinema, partner tecnico del Giorno del Dono. I vincitori riceveranno un riconoscimento e saranno premiati durante l’evento che si terrà il 4 ottobre 2017
Le scuole che non partecipano al video contest, ma che desiderano comunque essere testimonial #DonoDay2017, possono già comunicare la propria adesione morale. Per tutte le informazioni e per iscriversi:www.donoday.it/it/DonoDay2017

Nel 2016 sono state circa 50 le scuole che hanno partecipato, con 55 video in concorso e più di mille gli studenti coinvolti, dei quali oltre 200 presenti all’evento tenutosi il 4 ottobre scorso a Roma presso la Camera dei Deputati.
Il Giorno del Dono ha da sempre l’appoggio del compianto Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, primo firmatario dell’omonima legge: “La legge istitutiva della Giornata Nazionale del Dono segna un passaggio significativo. È un traguardo che ne suggella felicemente i primi 10 anni di attività, coronamento dell’impegno, della tenacia, della passione con cui essa è stata svolta per l’affermazione e la diffusione dei valori costitutivi dell’Istituto: gratuità, solidarietà, condivisione“. Ha rinnovato l’appoggio al Giorno del Dono il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione del 4 ottobre dello scorso anno ha affermato “Donare non è privarsi ma arricchirsi in termini di qualità, coesione e sviluppo. Complimenti a chi verrà premiato oggi e a chi opera per il bene comune.”

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Green Economy non più solo “green”

Green Economy, energie rinnovabili, sicurezza alimentare, equità nella distribuzione dei redditi: saranno nel 2017 al centro delle politiche economiche e ambientali dei nostri Paesi?

Confidiamo proprio di sì. Ci sono imprese, b-corporation e associazioni che già vanno nella direzione di un impatto ambientale positivo e al contempo riescono a rispondere concretamente ai bisogni sociali della collettività.

Ad esempio, la BTS Biogas di Brunico è stata chiamata per realizzare nei prossimi anni due impianti a biogas in Giappone, uno dei quali a Rikuzentakata, una delle aree distrutte dallo tsunami del 2011.  Il Giappone sembra sempre più attratto dalle energie rinnovabili, come quella prodotta con il biogas, che si conferma spesso come la soluzione più efficiente da un punto di vista economico ed ambientale per rispondere ad esigenze energetiche, ecologiche e strutturali anche in aree colpite da disastri.

Pure il Terzo Settore è parte attiva in questo percorso che conduce alla Green Economy. La biologa Daniela De Donno ha vinto la prima edizione italiana del premio Terre de Femmes  istituito dalla Fondazione Yves Rocher e che da 15 anni sostiene in tutto il mondo donne che si impegnano per la tutela dell’ambiente aprendo nuove strade per una economia sostenibile. La vittoria del premio le ha assegnato 10.000€.

Il suo progetto “La casa dei bambini Sanganigwa si veste di verde” mira a potenziare un orfanatrofio in Tanzania come un villaggio ecosostenibile e autosufficiente dal punto di vista finanziario ed energetico.

Dall’8 al 24 marzo anche noi potremo votare sul sito della Fondazione Yves Rocher il progetto della biologa italiana per permettergli di concorrere al premio internazionale del pubblico e, in caso di aggiudicazione, vincere altri 5.000€.

In un mondo sempre più globalizzato, non solo positivo impatto ambientale, ma anche riduzione degli sprechi alimentari e equa distribuzione dei redditi costituiscono la sfida della Green Economy. La FAO stima che quasi un terzo del cibo prodotto globalmente per il consumo umano, circa 1, 3 miliardi di tonnellate all’anno, vada sprecato o perso.

Ecco allora la soluzione proposta dal progetto Ristorante Solidale, promosso da Just Eat, azienda leader nella consegna di cibo a domicilio, con la collaborazione di Caritas Ambrosiana. Per la prima volta, pietanze e non alimenti, verranno usate, e non buttate, per organizzare cene e pranzi in luoghi di accoglienza come il Refettorio Ambrosiano. L’iniziativa partirà a metà febbraio a Milano per poi estendersi ad altre città.

Poiché infine siamo stati noi italiani ad inventare l’umanesimo civile non possiamo rinunciare all’idea che le corporation debbano creare valore non solo per se ma soprattutto per la collettività. È dunque doveroso che abbiano a cuore anche il lavoro, considerandolo non alla stregua di mero fattore produttivo per conseguire profitti, ma come principale risorsa per creare benefici per la comunità tutta.

Ad esempio, EcorNaturaSì, primo distributore in Italia di prodotti biologici e biodinamici, occupa una quarantina di persone di cui metà con disagi. Suo obiettivo primario, oltre a trasformare tutte le stalle in eco-stalle come quella realizzata nel 2013 in collaborazione con l’Università di Torino, è dare lavoro a più persone che partono da una situazione svantaggiata.

La Green Economy non può dunque prescindere da un concetto di equità nella distribuzione dei redditi né rinunciare all’idea che cambiare qualcosa sia sempre possibile.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 05 FEBBRAIO

#FESTIVAL DI SANREMO: 67° EDIZIONE

La Rai per il prossimo Festival di Sanremo pagherà per sole cinque serate al conduttore Carlo Conti ben 650.000 (seicentocinquantamila euro) oltre ad altri emolumenti per la conduzione di altri programmi sulla Rai.

Sempre per il Festival di Sanremo la Rai pagherà per soli 15 minuti di apparizione ben 50.000 (cinquantamila euro) per ciascuno dei signori Mika, Ricky Martin e Tiziano Ferro (per un totale di centocinquantamila euro), nello stesso tempo a Maurizio Crozza per le cinque serate ben 100.000 (centomila euro); e tutto questo a fronte di una perdita di 400 milioni (quattrocentomilioni euro) nel bilancio aziendale della Rai.

Inoltre c è di più, nelle cinque serate del Festival di Sanremo, Carlo Conti eseguirà la raccolta fondi e ci chiederà di donare 2 (due euro) via telefono fisso o cellulare a favore delle zone terremotate dell’Italia centrale.

Vi facciamo notare che risulterebbe, ben 26 milioni (ventiseimilioni euro) la somma che gli italiani hanno generosamente già donati con il telefono, ma i fondi sono ancora bloccati a Roma.

La richiesta per pulire la strada dell’hotel Rigopiano in Abruzzo come ben sapete era partita già dalle sette del mattino e (sembrerebbe) gli fu risposto che non potevano liberare la strada dalla neve poiché l’unica turbina disponibile in tutta la provincia di Pescara in pieno inverno, era rotta e la riparazione sarebbe costata 25.000 (venticinquemila euro).

La provincia di Pescara non disponeva dei 25.000 (venticinquemila euro) per riparare la turbina guasta a causa dei tagli dei fondi del governo.

Tutti conosciamo purtroppo l’esito catastrofico di Rigopiano e il dolore che difficilmente riusciremo a rasserenare e comunque lascerà dei segni indelebili.

Adesso carissime amiche ed amici dimostriamo con atti concreti il nostro sdegno spengiamo la televisione e Non Guardiamo il Festival di Sanremo per le cinque serate programmate, mostriamo fermamente la nostra irritazione davanti a tutto quello che accade quotidianamente intorno a noi, dimostriamo di esistere, andiamo alla finestra e urliamo a squarciagola “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”.

Diamo un segnale forte e concreto della nostra indignazione, boicottiamo il Festival di Sanremo. Facciamo crollare l’audience. Penso sia il minimo che si possa fare per solidarierà, anche per le vittime di Rigopiano.  Forse se ci fossero stati quei (ipotetici) 25.000 euro si sarebbero salvati tutti.

Solidarietà e nel rispetto di tutte le persone che sorreggono il paese Italia con lo stipendio di soli 1.200 euro al mese, per chi riceve pensioni da fame dopo una vita di lavoro, per i disoccupati, per le famiglie che non riescono ad andare avanti e dare una vita dignitosa con delle prospettive ai propri figli, non guardiamo il Festival di Sanremo bensì andiamo alla finestra e gridiamo “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”.

AMO LA MUSICA E LE CANZONI, MA ANCOR DI PIU’ I MIEI FRATELLI DISAGIATI E TERREMOTATI.

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

UN SAN BIAGIO SOLIDALE

Anche oggi, come ogni 3 Febbraio, a Milano si mangia il panettone di San Biagio.

Una antica tradizione popolare lega infatti il consumo di questo dolce tipicamente natalizio alla festa di San Biagio ed i migliori pasticceri, milanesi e non, si sfidano per realizzare il miglior panettone fatto ad hoc per questa occasione.

Ma c’è anche chi, come l’azienda dolciaria Fiasconaro con il suo maestro pasticcere Nicola Fiasconaro, coglie questa occasione per compiere un prezioso gesto di solidarietà, mandando dalla Sicilia a Milano tanti buonissimi panettoni da distribuire direttamente nei centri d’accoglienza per i profughi e di assistenza per i più bisognosi, come Casa Jannacci.

Un gesto legato alla partnership instaurata tra l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano e l’azienda dolciaria Fiasconaro, che dona in modo gratuito  i propri panettoni per rallegrare gli ospiti dei centri di accoglienza e gli eventi organizzati per i cittadini milanesi in occasione di San Biagio.

Ma quando e come nasce questa consuetudine legata a San Biagio?

La tradizione popolare narra che Biagio nacque intorno al 300 D.C. in Armenia e  lavorò come medico fino a quando  i suoi concittadini non lo spinsero a  diventare vescovo.

Da vescovo curava le anime e da medico il corpo. Un giorno una madre si presentò da lui perché il figlio aveva una lisca di pesce conficcata in gola. L’istinto di medico gli fece usare della mollica di pane e la fede di vescovo la fece mangiare al bambino solo dopo averla benedetta. In questo modo salvò la vita del bambino. La notizia del “miracolo” divenne famosa e questa popolarità non fu gradita ad Agricola, prefetto di Diocleziano per l’Armenia che, sentendo crescere a dismisura la fama di Biagio, decise di convocare il vescovo; non appena se lo trovò davanti lo fece immediatamente uccidere, sperando di evitare la santificazione da parte del popolo, ma quel martirio ottenne l’effetto contrario e presto Biagio fu proclamato Santo.

E proprio per ricordare questo episodio del bambino e della mollica di San Biagio, il 3 Febbraio è consuetudine mangiare del panettone per proteggere la gola dei cittadini milanesi.

 

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Nicola Minerva

PHI Foundation

A lezione dalla popstar Madonna per costruire un Brand memorabile

Una Organizzazione No Profit per attirare sostenitori e finanziamenti deve in qualche modo avere una posizione nella mente del pubblico di riferimento. Ciò non può prescindere dalla costruzione di un Brand che la renda distinguibile e faccia percepire la specifica proposta di valore.

In tema di costruzione di Brand, l’esempio di Madonna, icona della musica pop per almeno due interi decenni, vale più di tanti corsi di comunicazione che si possano trovare sul mercato.

Non bella ma sexy, intelligente, ambiziosa e piena di energia. Con l’uscita del suo primo album, nel 1983 Madonna conquista il top delle classifiche e primeggia sulle copertine di tutte le riviste. Da quel momento sarebbe stata lei a dettare legge nella musica e nel costume.

Ma qual è la chiave del suo successo? L’aver costruito un Brand su 4 fondamentali pilastri: Rilevanza, Cambiamento, Significatività e Cuore.

Per quanto riguarda la Rilevanza, un Brand vincente deve sempre dare la percezione di essere unico e offrire qualcosa di diverso rispetto alla concorrenza. Madonna è riuscita a creare un personaggio distintivo con uno stile originale: pizzi, merletti, crocifissi, calze strappate, rossetto acceso, capelli biondi con fiocchi di tulle, neo e sopracciglia scure. Tutti questi elementi hanno qualcosa di caratterizzante da raccontare perché un Brand vincente dipende anche da uno story telling di successo.

Per quanto riguarda il Cambiamento, un Brand forte sa sempre stare un passo avanti agli altri. Madonna ha dimostrato in più occasioni di adattarsi alle situazioni che cambiano. Un giorno, interrogata sul rischio che si era assunta facendo la regista, rispose: “Non voglio rimanere chiusa in gabbia né rimanere imbottigliata come acqua minerale. L’etichetta che mi avete affibbiato non corrisponde più al prodotto? Fatti vostri“.

I cambiamenti che apporti al Brand devono però essere legati alla storia personale della Organizzazione No Profit e coerenti con l’immagine costruita sino a quel momento. Madonna incarna perfettamente questo concetto: l’aspetto costante della sua immagine è proprio il cambiamento continuo! Per quanto riguarda la Significatività, il Brand, pur abbracciando il Cambiamento, deve rimanere fedele alla promessa che ha fatto ai suoi stakeholders, ossia raggiungere lo scopo sociale per cui è nato. Ancora una volta Madonna, nonostante i mutevoli travestimenti nelle varie fasi della vita, sembra trasmettere con coerenza lo stesso valore: quello di essere una power-woman sempre pronta a rinascere.

Infine un Brand di successo non può che parlare alla psicologia del Cuore. Ancora una volta Madonna non si smentisce. A noi ragazze ci faceva sognare perché ispirava un modello di libertà e fuori dalle convenzioni proprio in quegli anni ottanta in cui il movimento femminista aveva subito un arresto rispetto al fermento del decennio precedente. Quella Madonna è la stessa che pochi giorni fa si è esibita nella manifestazione di protesta a Washington in cui si sono radunate fino a mezzo milione di persone contro l’atteggiamento misogino e razzista del Neo Presidente Trump.

Un Brand forte è dunque in grado di rispondere a bisogni emotivi nonché a “risuonare” a livello personale, facendo leva sulle emozioni recondite, quelle cioè che nella vita ti danno slancio e ti ricordano perché esisti.

Oggi la nostra “Material Girl” ha quasi 60 anni. Forse è stata solo un fenomeno di costume che ha influenzato la moda e lo stile, ma noi la ricorderemo per sempre come una tra le cantanti più famose al mondo.

Madonna nel nostro immaginario continuerà a brillare di luce propria e non sarà mai il riflesso di qualcuno o di qualcos’altro. E questo perché è stata in grado di costruire un Brand rilevante, significativo, in grado di evolversi, ma soprattutto di parlare ai nostri cuori.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

CORRI CON AMIP PER SOSTENERE LA RICERCA PEDIATRICA

Il 2 Aprile 2017 si terrà la 23° edizione della Maratona di Roma, un classico appuntamento annuale che si svolge lungo le strade e le piazze della città Eterna, ed anche quest’anno l’associazione AMIP (Associazione Malati di Ipertensione Polmonare) parteciperà a questa tradizionale corsa.

AMIP correrà la Maratona di Roma per raccogliere fondi a sostegno di un progetto di ricerca pediatrica sull’ipertensione polmonare presso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

AMIP è una Onlus  nata il 12 Maggio 2000, con l’obiettivo di aiutare i malati di ipertensione polmonare che spesso si ritrovano a combattere da soli contro un male più forte di loro, fondata da Maria Pia Proia, una donna affetta proprio da questa grave patologia.

AMIP offre ai malati supporto psicologico e, attraverso materiale informativo di vario genere (dai manuali ai DVD), spiega loro come conoscere e convivere con l’ipertensione polmonare. Mette anche a loro disposizione una linea telefonica, un gruppo di auto-aiuto, conferenze e corsi di aggiornamento. Nel corso della sua attività AMIP ha svolto numerose collaborazioni con l’Istituto Superiore di Sanità e con il Ministero della Salute e partecipato a diverse iniziative tra cui il progetto “Medicina Narrativa”.

Ogni anno organizza inoltre incontri di gruppo in cui mette a disposizione dei pazienti, in modo gratuito per due giorni in albergo, la competenza dei medici più qualificati.

Il progetto di ricerca pediatrica sostenuto da AMIP è incentrato sul verificare, nei bambini malati di ipertensione polmonare, l’esistenza di autoanticorpi potenzialmente connessi allo sviluppo della malattia e, di conseguenza, l’efficacia dell’immunoassorbimento nella cura. Ciò allo scopo di studiare nuove strategie terapeutiche per la cura di bambini ed adulti affetti da questa grave patologia.

Corri anche tu con AMIP e sostieni la ricerca pediatrica sull’ipertensione polmonare: per partecipare come maratoneta solidale o unirti al gruppo della stracittadina puoi chiamare il numero 0633250970 o inviare una mail all’indirizzo amip.onlus@yahoo.it .

 

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Nicola Minerva

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