#INNOVAZIONE SOCIALE: LA PAROLA MAGICA

Innovazione Sociale è una corrente filosofica che si concentra sull’evoluzione concettuale delle persone, sulle idee e le soluzioni che creano valore sociale a beneficio della comunità sia nel profit sia nel non profit volgendosi ad un welfare sostenibile.

 

Esaminiamo i processi attraverso i quali sono generate le innovative rivoluzioni ideologiche e tecnologiche, osserviamo la fecondazione intersettoriale alla base dei tre meccanismi fondamentali che stanno guidando la contemporanea Social Innovation:

  • Scambio di idee e valori;
  • Rigenerazione dei ruoli e relazioni;
  • L’integrazione del capitale privato a sostegno degli investimenti pubblici e la filantropia.

In definitiva, i problemi più difficili e importanti non possono essere compresi, e tanto meno risolti, senza il coinvolgimento del terzo settore, organizzazioni non profit, investimenti pubblici e privati.

 

Innovazioni Sociali, nuove strategie, concetti idee, organizzazioni che soddisfano esigenze sociali in diversi settori dal lavoro, l’educazione, la salute, al fine di sviluppare e rafforzare le comunità. Nella Social Innovation vi sono compresi i processi sociali innovativi e partecipativi, quali per esempio le tecniche e software open source, innovazioni orientate a scopi ed utilizzi sociali come microcredito, il volontariato e l’apprendimento a distanza, e molto altro ancora.

 

La Social Innovation si concentra sul processo di innovazione e cambiamento che prende forma favorendo l’organizzazione interna delle imprese al servizio della produttività e del bene comune (Corporate Social Responsibility) responsabilità sociale d’impresa con link diretto l’enciclopedia digitale Wikipedia simbolo della Social Innovation Partecipativa e dei concetti intrinseci.   https://it.wikipedia.org/wiki/Responsabilit%C3%A0_sociale_d’impresa

La Social Innovation si concentra sulle nuove tipologie di lavoro e avanzate forme di cooperazione (modelli di business o capitalismo Etico), in particolare attività sostenibili.

 

L’innovazione sociale è caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali che la politica tradizionale sembra sempre più in grado di affrontare, (vedi quanto affermato da Matteo Renzi), la responsabilizzazione dei gruppi e degli individui, e la volontà di cambiare le relazioni sociali.

 

Quindi, l’innovazione sociale è spesso presentata come un modo per aumentare la qualità dei servizi sociali e la loro economicità, offrendo equivalente, se non superiore, i risultati nonostante i notevoli vincoli di bilancio.

 

“Insieme siamo in grado di nutrire il seme di altruismo che è insito in ognuno di noi”.

 

Phi Foundation Social Inovation Community

è il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività 

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

#RENZI: INSIEME VERSO IL CAMBIAMENTO

Matteo Renzi dimettendosi da tutte le cariche è divenuto un uomo libero ritornando in possesso del proprio tempo che sta impiegando nel visitare altre nazioni (privatamente senza giornalisti e telecamera) come nel suo ultimo viaggio negli Stati Uniti d’America dove vi è andato al fine di valutare nuove idee e prospettive e distintamente (l’evoluzione delle energie alternative o come la tecnologia cambia il mercato del lavoro e riduce l’occupazione oltre molte altre preziose info).

 

Giro il mondo per ossigenare il cervello! Dichiara Renzi, sostenendo che fermare il progresso e la tecnologia o pensare di rallentare è assurdo, «Le invenzioni – dalla stampa all’automobile – hanno avuto sempre ricadute sociali ed il compito adesso è di affrontare i problemi che derivano dalla rivoluzione digitale e i costi in termini di perdita posti di lavoro».

 

Renzi continua: molti sventolano il “reddito di cittadinanza” come risposta all’assenza di lavoro e soluzione di tutti i mali, ma garantire uno stipendio a tutti non risponde all’articolo Uno della Costituzione Italiana che parla di lavoro non di stipendio. Il lavoro non è solo stipendio, ma anche dignità. Il reddito di cittadinanza nega il primo articolo della nostra Costituzione.

 

«Serve un lavoro di cittadinanza» In questi tempi di forti cambiamenti dobbiamo rivoluzionare il welfare. Niente rassegnazione o ripiegamenti su se stessi, via quindi il tono irritato quando si parla di tecnologia e innovazione mentre vi sono grandiose opportunità che si possono cogliere cambiando il concetto di lavoro come sinora lo abbiamo interpretato.

 

Coltivare dei sogni, continua Renzi nell’intervista concessa al giornale Il Messaggero: «spostando il reddito dalla rendita all’innovazione» e quindi al lavoro poiché non dobbiamo credere alle profezie di una società senza lavoro (jobless society), tantomeno a coloro che si rassegnano proponendo una rendita, come il “reddito di cittadinanza”, che dà ai giovani un messaggio sbagliato di ripiegamento su se stessi, ma occorre ricreare le opportunità per i giovani che hanno voglia di fare orientandosi alla Social Innovation.

 

Il cambiamento in atto si muove velocemente con il “terzo settore” protagonista congiuntamente ad un “capitalismo etico” dirigendosi verso modelli concettuali della “Social Innovation” e al fine di garantirsi il successo, questa strada la dobbiamo percorrere (costruire) insieme.

http://phifoundation.com/insieme-verso-cambiamento/

http://phifoundation.com/phifoundation-cose-la-social-innovation-community/

http://phifoundation.com/noi-siamo-il-cambiamento/

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 26 FEBBRAIO

INSIEME VERSO IL CAMBIAMENTO

Il termine “Social Innovation” evince un duplice significato: inteso come utilizzo di mezzi e strumenti tecnologici ed Innovazione realizzata mediante un’ampia ed estesa partecipazione della comunità (democrazia partecipata) con idee evolutive a sostegno del terzo settore e non solo, bensì, volgendosi distintamente sia all’area profit sia al non profit.

 

PHI Foundation, la prima “Social Innovation Community” con il fine di perseguire e conseguire il benessere della collettività, elemento mancante al presente ordine economico. L’attuale sistema economico, produce benessere, ma non per tutti i ceti sociali e il principio di sussidiarietà può e deve essere trasformato da nuovi valori, come, la Social Innovation che si avvale di straordinari strumenti economici, in grado di tornare a considerare la libertà ed il benessere sociale facce della stessa medaglia.

 

PHI Foundation “Social Innovation Community” è una comunità fondata sulla condivisione di valori etici con attitudine al cambiamento e innovazioni culturali, scientifiche e tecnologiche, al fine di soddisfare i bisogni sociali della collettività ed affrontare le nuove sfide per la crescita.

 

PHI Social Innovation Community, sono idee, creatività, metodologie innovative al fine di trasformare principi teorici e ricerca nella prosperità della comunità sempre più attenta alla sostenibilità e sviluppo, rappresentando il cambiamento nel modo di fare le cose, un elemento innovativo nel contesto della collettività e presentando una risposta costruttiva a problemi di ordine economico e sociale. Contribuendo, in questo modo, al miglioramento degli individui e delle comunità e nel lungo termine può essere fonte di trasformazione sociale e motrice di cambiamento dal basso verso alto (Bottom Up).

 

PHI Social Innovation Community deve essere considerata una risorsa strategica per tutti quelli che vogliono pensare allo sviluppo della società in modo nuovo e concreto per rispondere alle difficoltà del momento e cercare di risolvere alcuni problemi attuali della nostra società.

 

“Insieme siamo in grado di nutrire il seme di altruismo che è insito in ognuno di noi”.

 

L’obiettivo è di far crescere, ossia sviluppare, creando valore produttivo di utilità sociale, per opera di una responsabilità sociale diffusa che incoraggia il raggiungimento di comuni benefici, perseguiti dalla PHI Foundation in modo pragmatico grazie alla Social Innovation Community, dove si può parlare di una tipologia d’innovazione capace di creare nuovi saperi, tecnologie, strumenti e forme organizzative con finalità di natura Etica.

 

Phi Foundation Social Inovation Community

è il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività 

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

#PhiFoundation: Cos’è la Social Innovation Community?

Il termine “Social Innovation Community” esprime un duplice significato: inteso come utilizzo di mezzi e strumenti tecnologici e, Innovazione realizzata da una comunità (democrazia partecipata) con idee evolutive a sostegno delle organizzazioni non profit e “del terzo settore in generale”.  

Phi Foundation “Social Innovation Community” è una comunità fondata sulla condivisione di valori etici con attitudine al cambiamento e innovazioni culturali, scientifiche e tecnologiche, al fine di soddisfare i bisogni sociali della collettività ed affrontare le nuove sfide per la crescita.

Phi “Social Innovation Community sono idee, creatività, metodologie innovative al fine di trasformare principi teorici e ricerca nella prosperità della comunità sempre più attenta alla sostenibilità e sviluppo. 

Phi “Social Innovation Community rappresenta cambiamento nel modo di fare le cose, un elemento innovativo nel contesto della collettività e presenta una risposta costruttiva a problemi di ordine economico e sociale.

Phi “Social Innovation Community” contribuisce al miglioramento degli individui e delle comunità e nel lungo termine può essere fonte di trasformazione sociale e motrice di cambiamento.

Phi “Social Innovation Community” deve essere considerata una risorsa strategica per tutti quelli che vogliono pensare allo sviluppo della società in modo nuovo e concreto per rispondere alle difficoltà del momento e cercare di risolvere alcuni problemi della nostra società.

In conclusione, possiamo dire che per “Phi Social Innovation Community” s’intende un modo più pragmatico e si può parlare di una tipologia d’innovazione capace di creare nuovi saperi, tecnologie, strumenti e forme organizzative con finalità di natura Etica.

 

Entra anche tu nella “Phi Foundation Social Innovation Community” troverai tanti amici info@phifoundation.com a presto.

 

Phi Foundation

ALLA RICERCA DELLA PAROLA PERDUTA

 

Più che di una Parola “Perduta”, si tratta di conoscenze, esperienze e pratiche smarrite facendo nascere la consapevolezza della necessità del recupero dello stato perduto.

Tutte le tradizioni dell’umanità, in forma velata o esplicita, pongono alla base dell’attuale condizione umana di sofferenza e degradazione un dramma cosmico: il dramma dell’oscuramento intellettuale dell’Uomo Spirituale, l’Uomo Universale.

Rimane, però, nell’uomo una scintilla divina luminosa che lo rende capace di ricevere il Verbo, di intendere il messaggio subliminale che consente all’uomo individuale degradato di riprendere coscienza della sua natura profonda luminosa e di restaurare il suo stato originale di Uomo Spirituale libero e indiviso.

Ecco, lo stato di disagio, di assenza, di mancanza in cui ci dibattiamo alla ricerca della Parola, del Verbo.

La Parola è perduta, si è smarrita nella Notte dei Tempi.

La Chiave di lettura del significato della Vita e del suo rinascere nell’Immortalità è smarrita.

Il senso Escatologico dell’esistenza ci sfugge.

 

“In principio era il Verbo”

 

Ne possiamo dedurre che a monte del Verbo dovrà esistere un’Idea, un Progetto, che sarà manifestato trasmettendolo con il Verbo.

Questo suono emesso dà luogo ad una figura geometrica che “feconda” la Madre-Materia, e questa “partorisce la vita” d’accordo con il progetto iniziale.
Questo è il processo creativo, è il Verbo che Geometrizza dando nuove forme alla materia.

Infatti, il grande Pitagora affermava che: “Dio Geometrizza”e che “la Geometria delle forme è musica solidificata”. Il suono può pertanto generare forme soniche e strutturare la materia.  La materia è forma sonica solidificata.

Galileo Galilei, con alcuni suoi esperimenti effettuati nel 1630, cercò di dimostrare l’intima connessione fra suono e materia: infatti, scoprì che i modi di vibrazione di una membrana possono essere visualizzati cospargendo la superficie vibrante con polvere sottile. La polvere si sposta per effetto della vibrazione e si accumula progressivamente nei punti della superficie in cui la vibrazione è nulla.

Il suono, pertanto, struttura la materia con forme e reticoli nodali che ricordano dei mandala (un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche, le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio e il quadrato; Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddismo sia nell’Induismo ed altre forme ricorrenti in natura come ad esempio nei cristalli di neve).

In tempi più recenti si é ipotizzato un sottile potere attraverso il quale il suono strutturerebbe la materia. Per esempio: imponendo una vocalizzazione in antico sanscrito come l’OM (Aum), conosciuto dai buddisti ed induisti come il suono della creazione e corrispondente al Verbo, al Logos, la polvere sottile cosparsa sulla membrana risponde alle vibrazioni sonore generando un cerchio con un punto centrale.

Tale simbolo, per le antiche popolazioni indiane rappresenta lo stesso Mantra o Parola Sacra;

Per gli Alchimisti è il simbolo dell’oro;

Nell’antico Egitto era il simbolo di Ra, il dio del sole;

Nella filosofia orientale rappresenta la conoscenza spirituale del terzo occhio, la rosa divina, il segno dell’illuminazione;

Per i Pitagorici il punto cerchiato rappresentava la monade, la verità divina, la “Prisca Sapientia”, l’unità di mente e anima;

Gli Antichi lo chiamavano “occhio di Dio” ed è all’origine dell’occhio onniveggente.

Un suono che si fa simbolo universale per ricondurci all’Uomo Universale … forse “Nulla è per caso”.

Quando Dio disse: “E che la Luce sia …” questa si separò dalle tenebre e illuminò la coscienza dell’uomo.

Quale Principio fa da precursore ad un fatto del genere?

  • Una parola è composta da lettere;
  • Ogni lettera corrisponde ad un suono;
  • Ogni suono equivale ad un numero;
  • Ogni numero ad una vibrazione;
  • Ogni vibrazione crea una figura geometrica;
  • Ogni figura geometrica è un seme che feconda la materia creando vita.

Si può dedurre da tutto ciò che le vibrazioni del suono, attraverso la Geometria, determinano i Principi assoluti della Matematica e che tutto nell’universo fu creato con il Verbo, la Geometria e il Numero.

Possiamo notare che un filo rosso si dipana nella storia dell’uomo attraverso miti e leggende tutte riconducibili al senso di “perdita” di una parola che potesse stravolgere l’ineluttabilità della fine della vita ridando a noi, miseri mortali, le chiavi di un potere che desse la conoscenza, l’immortalità.

“conosci te stesso”, diceva Pitagora

“non sapete di essere dei”, diceva Ermete Trismegisto.

Urge ritrovare la Parola “Perduta” che equivarrebbe a ritrovare sé stessi e la vera natura dell’uomo, ossia prendere coscienza che da questo concetto nasce la consapevolezza della necessità del recupero dello stato “Edenico Perduto”, dove l’uomo creava con il verbo “geometrizzando” e il Mondo era un Paradiso, e “gli dei camminavano a braccetto con gli uomini”.

La parola “filosofia” (philosophia) inizia proprio con la lettera PHI e filosofia significa “amore per la sapienza”, PHI ha quindi un significato molto antico, accademico ed erudito, ma anche ……

PHI, ventunesima lettera dell’alfabeto greco, è utilizzata in matematica nella sua forma minuscola per indicare la formula della “sezione aurea” poiché è l’iniziale dello scultore ed architetto greco Fidia, che si ritiene sia stato il primo ad utilizzare in modo consapevole tale particolare sezione nelle sue opere, anche se, nella costruzione delle piramidi di Giza è riscontrato un concetto analogo del PHI “golden ratio”.

PHI, “bellezza nella sua perfetta esternazione”, il numero aureo “Φ” definito 1,618 ha una strettissima correlazione con la sequenza di Fibonacci che descrive in natura il processo di Creazione ed Evoluzione.

PHI, il simbolo del flusso magnetico e latitudine di un punto sulla superficie terrestre, il suo insieme ci presenta una realtà semplice e armonica, giunge per ricordarci che apparteniamo al progetto dell’Anima Universale.

PHI, fuoco interiore che ci rafforza portandoci con dedicazione al compito del nostro spirito il quale ha, come fine, la protezione dei giusti, generando ordine e armonia verso il bene universale.

PHI, rappresenta l’esplorazione del mistero e raffigura la perfezione, è l’archetipo percepibile del ciclo continuo, dell’eterno ritorno, della non fine e non inizio, così come l’emblema dell’Eterno.

PHI, ha un significato mistico come simbolo di salvezza che i viventi associano al valore della Pace.

Oggi la “sezione aurea” è rappresentata dal terzo settore e poiché la nostra mission è sostenere le organizzazioni non profit la denominazione che meglio ci descrive, è “PHI Foundation” Social Innovation Community.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

CROWDFUNDING, ALZHEIMER ED ARTE

Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza degenerativa progressivamente invalidante che compare, nella maggior parte dei casi, dopo  i 65 anni.

L’Alzheimer esordisce causando al paziente un sintomo caratteristico, cioè la difficoltà  nel ricordare eventi recenti, e l’aspettativa media di vita post diagnosi è compresa tra i 3 ed i 9 anni.

Per aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie l’ Associazione Artistico Culturale Scruscio, in collaborazione con le due associazioni no profit,  Familiari Alzheimer Palermo e La Grande Famiglia Onlus, organizza una campagna di crowdfunding per la realizzazione di un laboratorio artistico terapeutico rivolto agli ospiti dell’Alzheimer Caffè di Palermo.

Il laboratorio Memoryplace avrà l’obiettivo di fornire ai malati di Alzheimer la possibilità di superare i loro blocchi espressivi e comunicativi, di rievocare i loro ricordi e le loro emozioni legate al passato, di stimolare le loro capacità percettive e di rafforzare la loro coordinazione oculo-manuale, il tutto tramite una serie di strumenti artistici.

Secondo alcuni studi, infatti, l’arte ha la capacità di sollecitare parti del cervello che restano intatte anche dopo la comparsa della demenza e di fornire uno stimolo intellettuale cosi intenso da portare al malato grandi benefici, sia nell’immediato che a medio termine.

Memoryplace si svolgerà in diverse giornate nel corso di un intero mese e, nello specifico, consisterà in percorsi artistici di diverso genere,  che spazieranno dalla pittura con tecnica Suminagashi, alla manipolazione della creta per la riproduzione di forme geometriche ed antropomorfe da ricomporre in una scultura di libera espressione artistica, alla creazione di silhouette con il metodo sedia di Lavater.

La campagna di crowdfunding si svolgerà tramite il sito www.becrowdy.com , una piattaforma di crowdfunding reward-based per progetti culturali e artistici, grazie alla quale gli artisti e i promoter possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community.

Attraverso questa piattaforma l’artista/promoter può creare una campagna dedicata al suo progetto, indicando il budget da raggiungere e la sua durata e, per incentivare le donazioni da parte della community, attribuire delle ricompense ad ogni quota versata.

Allo scadere del tempo prefissato, se il budget indicato viene raggiunto o superato, l’artista/promoter riceve la somma raccolta (lasciando solo l’8% di trattenute a BeCrowdy); in caso contrario le somme versate vengono restituite ai rispettivi donatori.

La promoter di questa  campagna Memoryplace è Valentina Butera, presidente e fondatrice dell’associazione Scruscio, appassionata d’arte e laureata in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Contribuisci anche tu a questa campagna di crowdfunding con una donazione, darai la possibilità a tanti malati di Alzheimer di poter mantenere viva la propria memoria e riceverai anche una pergamena, con dedica di ringraziamento dell’Associazione La Grande Famiglia Onlus.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

Live-streaming: uno strumento che non può mancare nella social media strategy di una No Profit

Cos’è il live-streaming?

Per una No Profit la classica lettera di direct marketing non è sufficiente per mantenere l’engagement del target di riferimento e sempre più è divenuta fondamentale l’integrazione di strumenti di promozione sia offline che online. La multicanalità, di conseguenza, prevede la prassi di comunicare in modo diversificato a seconda del canale scelto allo scopo di catturare l’attenzione al momento giusto e con il messaggio giusto.

Ad esempio, uno degli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma Facebook per consentire un’interazione più coinvolgente, è il servizio Live-streaming. Questo può fare la differenza per trasformare la relazione con i propri utenti in una esperienza unica. Per varie ragioni:

1)      il Live-streaming ha un’immediatezza che i video registrati non hanno. Pensiamo alla potenza evocativa che potrebbe avere una ripresa live di un medico di Emergency mentre sta operando in sala o un video di Action Aid che riprende in diretta la somministrazione a un bimbo malnutrito di cibo altamente proteico, oppure alla capacità di coinvolgimento emotivo che susciterebbe una intervista live rilasciata ad Amnesty International da un condannato alla pena di morte;

2)      gli utenti possono interagire istantaneamente con la diretta e commentare quello che stanno vedendo. L’interazione live dà la possibilità alla tua campagna di sensibilizzazione o di raccolta fondi, di ricevere feedback immediati, capire quali sono le eventuali criticità e quindi le aree di miglioramento;

3)      il Live-streaming permette di aumentare la audience a ogni sessione. Attraverso l’email marketing puoi raggiungere gli utenti che sono già nella tua lista o, se anche acquisti “contatti freddi”, non è detto che questi siano veramente interessati alla tua attività. Mentre il Live-streaming può aprirti a segmenti nuovi e interessati, a cui prima non avevi pensato. Eventi, dibattiti o campagne: qualsiasi momento può essere trasformato dalla tua No Profit in un’occasione per intrattenere dal vivo più users.

4)       il Live-streaming trasforma il tuo content in “dialogante” e “vivente”. Immaginate una campagna per il 5×1000 come ne potrebbe essere avvantaggiata. L’utente sarà più favorevole a firmare nella dichiarazione dei redditi a favore della tua associazione No Profit dopo che lo hai fatto entrare nella “umanità” del brand avvicinandolo ai tuoi valori e alla tua missione con un linguaggio comune e accessibile a tutti.

Infine c’è una novità: Facebook ha annunciato l’aggiornamento dell’algoritmo che porterà alla riorganizzazione della classificazione dei video sulla bacheca degli utenti privilegiando quelli di maggiore durata, a differenza di quanto avveniva prima.

Allora che aspetti? Trasmettere in diretta da Facebook è molto semplice: basta un clic sull’icona Live.

Il tuo pubblico sarà più gratificato nel seguire in diretta le attività della tua No Profit perché gli starai dando un pezzettino di te, della tua vita di tutti i giorni.

La vita è possibilità, è valorizzare le esperienze di ciascuno e interrogarsi sugli eventi che accadono, il live-streaming può facilitare proprio questo percorso.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

 

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 19 FEBBRAIO

I COLORI DI UNA VERITA’ A NUDO

Amici miei,

 

Intenzionalmente è stata scelta un’immagine non usuale per l’argomento, proponendo in ogni caso una rappresentazione notevole non a colori di alto livello artistico.

 

Tutto questo al fine di distrarre per un attimo la vostra attenzione da tutte le provocazioni suggerite nei social network indirizzando il vostro sguardo alla laboriosa PHI Foundation www.phifoundation.com

 

Un immenso desiderio è portare alla vostra attenzione le attività svolte da PHI Foundation insieme al suo working team http://phifoundation.com/phi/chi-siamo/, operosità orientata a sostenere tutte le organizzazioni non profit nel loro digital development,  aumento visibilità, incremento raccolta fondi,  http://phifoundation.com/onp-ong/

 

Offrendo a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del terzo settore e il bene comune, l’opportunità di partecipazione attiva come Ambassador http://phifoundation.com/phi-ambassador/, diventare Member http://phifoundation.com/member/, divenire Partner http://phifoundation.com/phi-strategic-partners/,

 

Invitiamo tutti voi a gratificare questo meraviglioso team che presta opera con tutta l’anima donando il meglio di se stessi, decretando il successo di quest’ardua impresa, perciò facciamo un piccolo grande gesto mettendo “MI PIACE” alla pagina o diventando un follower:

 

Potrebbe scaturire interesse e coinvolgimento visitando questa sezione del sito web di PHI Foundation http://phifoundation.com/campaigns/phi-foundation/

 

Mentre, per chi volesse partecipare più attivamente, può entrare nel gruppo di PHI Foundation:

 

ENTRA ANCHE TU NELLA GRANDE FAMIGLIA PHI

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

PINO, L’ ALBERO CUSTODE

C’era una volta un imponente albero, piantato al centro di un giardino  gremito di fiori, che circondava una piccola casetta abitata da una giovane coppia.

L’aspetto vigoroso dell’albero era dovuto alle amorevoli cure ricevute giornalmente dal padrone di casa, Davide, un giovane scrittore amante della natura.

Davide era molto affezionato all’albero perché suo padre lo aveva piantato proprio il giorno della sua nascita: crescendo aveva instaurato con l’albero un legame affettivo tanto forte da spingerlo a dargli un nome, Pino.

Ogni giorno Davide amava trascorrere tanto tempo all’ombra di Pino  per raccontargli tutto ciò che accadeva nel corso delle sue giornate, proprio come se fosse un suo amico in carne ed ossa.

Lo scrittore in erba viveva in quella casetta con sua moglie  Sarah e la giovane coppia ebbe presto una bambina, Maria, che aveva gli occhi grandi e marroni, dal colore simile a quello del tronco di Pino.

Divenuto padre, Davide iniziò a coltivare l’abitudine di far addormentare Maria leggendole una favola all’ombra di Pino, ma crescendo la ragazza non si dimostrò affatto interessata a condividere la passione di suo padre per la natura.

Un giorno Davide si ammalò e fu costretto a recarsi in una clinica specializzata, lontano da casa; sua moglie lo accompagnò lasciando a Maria il compito di prendersi cura, durante la loro assenza, della casa e del giardino.

Tuttavia la ragazza trascurò completamente i suoi doveri ed i fiori ben presto appassirono mentre Pino, a causa del forte caldo, diventava sempre più debole.

Finché un giorno, mentre stava uscendo, Maria si fermò un attimo davanti a Pino chiedendosi come mai suo padre tenesse così tanto a quel banale albero quando, improvvisamente, a pochi metri da lei, un automobilista perse il controllo della sua vettura che si diresse a gran velocità in direzione di Maria .

La ragazza, presa dal panico, restò impietrita e chiuse gli occhi. Pochi attimi ed un botto fortissimo glieli fece riaprire: l’auto aveva colpito Pino, danneggiando il suo tronco, ma fortunatamente lei e l’autista erano incolumi.

Forse per caso, o forse miracolosamente, l’albero l’aveva protetta e le aveva salvato la vita.

Passato lo spavento Maria pianse, si sedette vicino a Pino e gli parlò, come era solito fare suo padre, ringraziandolo e chiedendogli scusa per averlo trascurato. Gli promise inoltre che da quel giorno si sarebbe presa cura di lui.

Qualcosa in Maria era cambiato: aveva imparato a guardare Pino con occhi diversi ed a provare delle emozioni per lui, attribuendo alla sua presenza un significato del tutto nuovo.

Ciò che Maria aveva appreso è alla base della mission della Fondazione Albero Gemello Onlus, che ha come finalità la partecipazione al perpetuarsi della vita attraverso la natura, contribuendo allo sviluppo del verde per una rinascita ambientale: sostienila anche tu!

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Nicola Minerva

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Migranti e Arte Migrante: quando umanità e arte si incontrano non si lasciano più

Nazionalismo, patriottismo, rifiuto del diverso, fobia verso i migranti: questo è il comune sentire della retorica populista che sta caratterizzando il nostro continente così come quello americano.

Il bando del neo-presidente eletto Donald Trump ai rifugiati e agli immigrati musulmani ha fatto molto discutere e ha causato la protesta non solo dal basso, da parte della popolazione, ma anche dal mondo delle imprese dal marchio prestigioso come Coca Cola ad Airbnb.

Chi sono questi migranti o stranieri o immigrati o profughi o clandestini?

Innanzitutto, prima di qualunque definizione, questi migranti sono persone. Persone che lasciano la propria terra non perché non la amino più ma perché costretti a scappare da guerre, disastri naturali o persecuzioni politiche.

Queste persone, che sbarcano su terra europea dopo aver affrontato un rischiosissimo viaggio tra il deserto e il mare, non sono in maggioranza musulmani che vengono per sconfiggere la civiltà cristiana. Per oltre il 60% sono cristiani provenienti dall’Africa centrale e sub-sahariana, colo­nizzate per secoli da noi europei.

Quando i migranti arrivano, invece di ricevere supporto e protezione internazionale, finiscono a lavorare come schiavi nelle piantagioni di pomodori dell’Italia del Sud o come prostitute in tutta Europa o, peggio ancora, come carne da macello a cui vengono espiantati gli organi. Quindi, più che di terroristi conquistatori dovremmo parlare di nuovi schiavi. Coloro che gestiscono questo traffico invece sono criminali provenienti da organizzazioni  di stampo mafioso.

Per fortuna c’è chi invece decide di fare qualcosa di piu utile e costruttivo per questa gente. A San Salvario, quartiere multietnico di Torino, il progetto Arte Migrante, nato per contrastare il razzismo e abbattere le frontiere che sempre più alziamo intorno alle nostre vite, ha promosso intercultura e inclusione sociale realizzando una movida che coinvolge due venerdì al mese  circa 150 persone.

Studenti, lavoratori, persone senza fissa dimora e migranti da diverse parti del mondo si incontrano e condividono liberamente performance culturali, artistiche, musicali e fotografiche.

Il progetto, nato a Latina su iniziativa di Tommaso Carturan, giovane studente di antropologia, è arrivato a Torino nel 2014, veicolato dall’associazione Livia. Ha coinvolto anche il presidio Caritas di Saluzzo, cittadina a 50 Km da Torino, dove ogni primavera-estate centinaia di migranti africani arrivano per la raccolta stagionale della frutta.

Arte Migrante è senz’altro una iniziativa di successo da replicare in altre comunità territoriali. Ha dimostrato che se l’accoglienza si fonda sul dialogo può divenire preziosa ricchezza non solo per chi è accolto ma anche per chi accoglie. E soprattutto che non c’è più solitudine né paura laddove c’è spazio per tutti.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

STAR E BENEFICENZA: LO STRANO CONNUBIO TRA DUE MONDI PARALLELI

La felicità è reale solo se viene condivisa”. La citazione tratta dal film Into the Wild rappresenta al meglio lo strano binomio che da sempre unisce due mondi così lontani tra loro: star e beneficenza.

Le star di Hoollywood

Sono tantissime le star che fanno beneficenza. La più famosa, e forse anche la più amata è Madonna che ha fondato Raising Malawi, sensibilizzata dal fatto che oltre un milione di bambini fosse rimasto orfano a causa dell’Aids. Come riportato da Radio 105 il legame tra la star di Hollywood e il Malawi è testimoniato anche dalla scelta della cantante di adottare due bambini.

Sandra Bullock

Da sempre in prima linea per il suo impegno nel sociale è l’attrice Sandra Bullock. Le suo opere di beneficenza e volontariato, come riferito da Donna Moderna, le sono valse nel 2013 un riconoscimento mai assegnato prima di allora: il Favorite Humanitarian Award.

Calcio e beneficenza

Sarà anche il più pagato al mondo, con 77 milioni di Euro incassati solo nel 2016 (vedi Sky Sport), ma Cristiano Ronaldo non si fa certo guardare in tasca in fatto di beneficenza.

Oltre ai quattro palloni d’oro conseguiti come calciatore, Ronaldo ne merita indubbiamente un quinto virtuale per il suo impegno nel sociale. Come riferito da Panorama, infatti, CR7 ha versato, solo per fare un esempio, quasi 7 milioni di Euro alle popolazioni colpite dal sisma dopo il terremoto che ha colpito il Nepal.

Totti

Il CR7 italiano è senz’altro il numero 10 della AS Roma Francesco Totti. Unico Ambasciatore Unicef del nostro campionato, Totti non ama che si parli del suo aiuto per il sociale. Qualcosa negli anni è però trapelato. Come la devoluzione di 240.000 Euro (derivanti dai diritti di trasmissione della ripresa video del suo matrimonio con Ilary Blasi) al canile di Porta Portese. E ancora, come riportato da Il Giornale, il capitano giallorosso ha deciso di dare in beneficenza l’intera somma percepita (circa 50.000 Euro) per la recente ospitata all’interno della casa de Il Grande Fratello Vip.

La beneficenza che non ti aspetti

Anche i 7 milioni di Cristiano Ronaldo però, impallidiscono, di fronte al gesto di beneficenza che ha fatto commuovere il mondo intero.

Una volta appresa la notizia del terremoto che ha sconvolto il centro Italia, un sacerdote congolese Don Ghislain, ha deciso di avviare una raccolta fondi per dare un aiuto concreto alle vittime di Amatrice, Accumuli e degli altri centri colpiti dal sisma. E così, come riferito da La Stampa, i bambini di Kingoué, piccolo centro della Repubblica del Congo, dove non c’è né luce né acqua corrente, sono riusciti nell’impossibile, raccogliendo una somma complessiva di 238,43 Euro. Bonifico puntualmente arrivato a metà dicembre 2016, tra l’incredulità di tanti. Forse di tutti.

Ora anche loro, i bimbi del Congo, possono essere annoverati nella categoria delle piccole grandi star.

 

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Matteo Raimondi

PHI Foundation

Mutilazioni genitali femminili: l’amore negato a 125 milioni di donne nel mondo

Si stima che siano circa 125 milioni nel mondo le donne che subiscono Mutilazioni Genitali Femminili.

E questo mortifica profondamente perché non c’è niente di più affascinante della sessualità femminile, così intima, accogliente e misteriosa allo stesso tempo. Ma soprattutto unica, perché in grado di restituire al mondo l’amore che riceve sotto forma di altra creatura vivente.

Le attiviste che all’interno delle loro comunità si schierano contro le Mutilazioni Genitali Femminili sono sempre state considerare sovvertitrici di tradizioni e culture. Ma chi difende questa pratica barbarica, radicata da secoli, lo fa con delle argomentazioni prive di basi scientifiche.

Ecco alcuni esempi:

1)      Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una prescrizione religiosa e in particolare dell’Islam.

Non è vero: nessuna religione prescrive la circoncisione femminile la cui origine è pre-islamica, probabilmente già in uso nell’antico Egitto, da dove sarebbe poi approdata a Roma come misura per controllare la sessualità delle schiave.

2)      La circoncisione non crea problemi di salute, anzi ha poteri curativi per esempio contro  depressione e malinconia.

Anche questo è falso. Mettendo da parte i danni psicologici, esiste un’abbondante documentazione circa le varie infezioni pelviche causate dalle Mutilazioni Genitali Femminili come cistiti, vaginiti e altre patologie. Il parto poi può risultare complicato e persino portare alla morte del neonato e/o della madre.

3)      Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una garanzia di verginità.

Affermazione anche questa del tutto arbitraria. Da un punto di vista prettamente anatomico, la verginità è garantita dalla presenza dell’imene. Anzi, a volte può succedere che, date le precarie condizioni con cui vengono effettuate queste operazioni, la membrana dell’imene venga danneggiata.

Potremmo continuare all’infinito. Resta il fatto che la più grande difficoltà incontrata dalle attiviste contro le Mutilazioni Genitali Femminili è di natura culturale. Parlare di certi organi del corpo e delle loro funzioni in molte società è ancora tabù, per questo tutto ciò che può derivare da questi deve essere ignorato ed eventuali sofferenze devono essere considerate come “parte dell’essere donna”.

Un giorno però la voce delle attiviste africane viene ascoltata da Emma Bonino, esponente del partito radicale, che comincia un lavoro di advocacy internazionale attraverso l’organizzazione da lei stessa fondata Non c’è Pace senza Giustizia. Così, nel dicembre 2000, il Parlamento Europeo adotta una risoluzione che per la prima volta condanna le Mutilazioni Genitali Femminili come violazione dei diritti umani.

Il 30 e il 31 Gennaio scorso a Roma Non c’è Pace senza Giustizia ha organizzato la Conferenza BanFGM sulla eliminazione della pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili nei Paesi dell’Africa francofona, organizzata in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

La conferenza ha valutato i progressi compiuti a livello nazionale e internazionale sul tema, ribadendo che l’impegno deve essere rafforzato da un’azione condivisa a più livelli – locale, nazionale e internazionale – con il maggiore coinvolgimento della società civile.

Oggi il muro del silenzio è caduto. Le Mutilazioni Genitali Femminili  non sono più un tabù e le attiviste che si battono per far applicare le leggi che le vietano non sono messe all’indice né soggette ad atti di ritorsione. Ci auguriamo che questa battaglia continui il suo difficile percorso non solo per tutelare quei diritti umani considerati inviolabili ma anche e soprattutto per restituire a milioni di donne e bambine  l’amore rubato.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

IL SOFTAIR PER AIUTARE I TERREMOTATI

Il softair (termine inglese per definire il tiro tattico sportivo) è una attività ludico- sportiva basata su tecniche, tattiche e usi militari : un vero e proprio sport di simulazione nato in Giappone e sempre più diffuso anche in Italia.

In seguito al terremoto che ha colpito il Centro Italia diverse sono state le  associazioni sportive dilettantistiche di softair che, sin da subito, si sono impegnate  sia nelle operazioni di soccorso dei terremotati sia in iniziative di raccolta fondi, indumenti e cibo in loro favore.

Tra queste associazioni no profit prezioso è l’impegno di ASD Pathfinders di Santa Cristina e Bissone, in provincia di Pavia, che Domenica 19 Febbraio organizzerà, con il patrocinio del proprio Comune, il 6° meeting di tiro dinamico softair, il cui ricavato sarà interamente devoluto ai terremotati.

ASD Pathfinders è affiliata alla FISA, la Federazione Italiana Softair, il cui segretario nazionale, Sergio Bigoni, è anche responsabile nazionale AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) Softair.

Il meeting prevede un percorso di 6 stage e l’utilizzo di asg/replica a gas o con CO2 senza vincolo di caricatori, di una pistola con potenza nei limiti di legge (inferiore a 1 Joule), di scarpe da ginnastica e di occhiali protettivi.

Saranno premiati con una targa i primi tre classificati sia della prima sessione di tiro mattutina, che si terrà dalle 9 alle 12, che i primi tre della seconda sessione pomeridiana, che si svolgerà dalle 14 alle 17.

Contribuisci anche tu a questa raccolta fondi a favore dei terremotati veicolata dal softair: per ricevere più informazioni puoi contattare l’associazione all’indirizzo e-mail:

pathfinders.proterremoto@gmail.com

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

PICCOLO GESTO UN GRANDE PROGETTO

Un’ iniziativa di grande valore sociale il Centro Socio educativo PANDUJI offre l’occasione ai minori diversamente abili di avere un luogo di riferimento.

Questo è il racconto del noto comico di Zelig Antonio Cornacchione che è stato invitato ed essere testimonial della campagna di Fundraising per sostenere il Progetto:

”qualcosa di concreto possiamo farlo per i nostri amici del PANDUJI; anche un piccolo gesto, un contributo può servire e soprattutto … non è difficile”

 

Il centro Educativo PANDUJI è il primo e unico Servizio Diurno socio-assistenziale che può ospitare anche i minori con disabilità dei 9 Comuni del Rhodense. Attivato nel 2014 da Cura e Riabilitazione ONLUS il Centro oggi accoglie 13 bambini tra i 4 e i 15 anni e 6 adulti.

Equipe formata da educatori, psicologi, psicomotricisti, arte terapisti e neuropsichiatri garantisce ai ragazzi numerose attività per migliorare le autonomie, la socializzazione e il livello culturale.

 

La frequenza è sempre personalizzata in base ai bisogni, per permettere soprattutto ai minori di mantenere la scuola e gli appuntamenti riabilitativi. Ma le richieste di inserimento sono in continuo aumento e i posti limitati.

Per questo Cura e Riabilitazione si è impegnata nel progetto di ampliamento del CSE PANDUJI, ristrutturando uno spazio adiacente di 100mq, così da poter inserire altri 9 ragazzi. Nella nuova ala è previsto anche l’allestimento di una palestra specifica per la psicomotricità.

 

Il CSE PANDUJI prende il nome da un bambino abbandonato della Tanzania affetto da linfoma, che nel 2013 fu accolto per il periodo di terapie da una famiglia italiana. Di fronte alle grandi problematiche relazionali del ragazzo la famiglia chiese a Cura e Riabilitazione di essere sostenuta, giungendo gradualmente all’inserimento in una comunità della Cooperativa.

 

Durante la sua permanenza con la sua vivacità ha saputo entrare nei cuori di tutti, oltre a mettere a soqquadro la casa un giorno sì e l’altro pure. Indimenticabile il giorno in cui chiese di poter ricevere il Battesimo.

Una volta guarito venne dimesso per permettergli di tornare nella sua Africa, dove è morto prematuramente in un incidente nell’ottobre 2014

Donare, anche un piccolo contributo, fa bene all’anima e ci rende più felici.

 

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Francesco Dal Pino

PHI Foundation

UN BELLISSIMO FILM AL CINEMA

Mercoledì scorso, ho voluto anch’io beneficiare della grande opportunità offerta in questo periodo, e cioè, andare al cinema a vedere un ottimo film al costo di soli due euro.

Tutto ben organizzato, cena romantica con la mia incantevole dolce metà in ristorantino tipico, dopodiché ci siamo avviati al cinema, dove alla cassa abbiamo ritirato i biglietti prenotati con posti in ottima posizione, tutto procedeva come pianificato.

Il desiderio di trascorrere una tranquilla serata, ambita da molto tempo, sembrava esaudirsi, tutto era andato perfettamente come aspiravamo, se non fosse stato per quel piccolo inconveniente e cioè: una volta entrati nella sala cinematografica e seduti ai posti assegnati abbiamo costatato che nella fila di poltrone antecedente alla nostra sedevano tre giovani ragazzi di circa dieci anni non accompagnati, i quali infastidivano la platea circostante con schiamazzi abbastanza fastidiosi e impropri.

I ragazzi sono stati più volti gentilmente invitati ad evitare atteggiamenti inopportuni ma essi continuavano liberamente con i loro chiassi ignorando qualsiasi rispetto verso gli altri e niente è valso informare la direzione del cinema di quanto stava accadendo, e alla richiesta di silenzio con un tono di voce più alto, i giovani ragazzi hanno infierito dicendo: altrimenti cosa fate?

Nel guardare i volti turbati (forse disperati) delle persone intorno, in quel preciso momento, mi è apparso in mente l’ottavo libro de “La Repubblica” di Platone, e desidero farvi partecipi trascrivendo questi brevi versi poiché vi trovo molte analogie con i tempi che stiamo vivendo e più che un testo di 2.500 anni fa sembra scritto ieri.

 

Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistano alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni.

E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo;

che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.

In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo e rispetto per nessuno.

IN MEZZO A TANTA LICENZA NASCE E SI SVILUPPA UNA MALA PIANTA:

LA TIRANNIA.

 

Forse è arrivato il tempo di cessare di perseverare una strada che conduce solo, esclusivamente, a ripetere i medesimi errori di sempre cercando l’evoluzione orientata alla Social Innovation, un cambiamento reale in un mondo migliore più solidale, più equo, più sostenibile, volgendosi verso il rispetto delle persone e la tutela del bene comune.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

UN CASO EDITORIALE E I SUOI NUMERI

Oggi, non puoi più dire:

“Apro una salumeria”.

Ti danno retta solo se dici:

“Voglio avviare una

Startup innovativa

per il selling on domand

di insaccati sliced”

Pertanto anche noi di PHI Foundation ci adeguiamo al nuovo linguaggio e come si dice in gergo moderno, qui di seguito troverete i dati emersi dall’analisi di marketing eseguita sulle startup non profit oriented.

Tutte le info sono state rilevate, confrontate ed incrociate con i dati emersi dai vari sistemi analitici degli strumenti digitali utilizzati per la divulgazione e il consolidamento del business model durante le attività di penetrazione del mercato e di brand awareness della PHI Foundation.

Gli istrumenti di analytics esaminati e comparati sono stati quelli resi disponibili da Cpanel, WordPress, Google, Facebook, Linkedin, Twitter e al fine di agevolare una più fluida e migliore lettura dei dati da parte degli utenti i risultati sono presentati in modo semplificato.

 

Analisi ultimi dodici mesi

 

  • 10.000.000 impressions motore di ricerca;
  •   1.200.000 sessioni;
  •   2.300.000 pagine visitate;
  • 90 secondi media per visita;

 

  • 15.000.000 sessioni pagine social;
  •      350.000 utenti coinvolti;
  •        85.000 like nei post;

 

  • 60.000 condivisioni dal blog PHI Foundation;

 

  • 11.000 mail ricevute di manifestazione interesse;

 

I traguardi fin qui raggiunti danno forza e incoraggiano ancor di più la PHI Foundation nel perseguire con determinazione la propria mission, con costanza e dedizione nell’opera di sostegno delle organizzazioni non profit nel loro percorso di accrescimento di visibilità e raccolta fondi,  sforzandoci di dare il maggior supporto possibile nell’organizzazione e nello sviluppo dell’attività digitale delle ONP orientate verso la Social Innovation.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Colpire il tumore al seno partendo da una foto

La sfida per Onlus, Associazioni e Fondazioni che si occupano di tumore al seno è creare una campagna efficace di sensibilizzazione e di prevenzione. Da un lato, il seno è una parte del corpo femminile associata all’attrazione fisica e al sesso e ciò rende problematico mostrarlo, dall’altra, il tumore rappresenta un argomento difficile da trattare perché è inevitabilmente associato alla morte.

Come si manifesta il tumore al seno? Com’è un seno con un nodulo sottocutaneo? Come risulta al tatto? Muta colore? Consistenza? Quando in una campagna di sensibilizzazione dobbiamo “dire” al posto di “mostrare”, il messaggio “salva-vita” rischia di essere meno efficace ed impattante e tutte queste domande rischiano di rimanere insolute.

La Fondazione Umberto Veronesi ha creato la campagna Pink is Good per sconfiggere il tumore al seno delle donne. Sul relativo sito si possono trovare contenuti interessanti rivolti alle donne che vogliono avere più informazioni sulla prevenzione. Sono disponibili informazioni su come partecipare alle maratone in rosa organizzate dalla Fondazione a favore della ricerca. La campagna ha coinvolto molte sostenitrici e ha incentivato il passaparola tramite la possibilità di condividere banner sulle proprie pagine social nonché di acquistare gadget.

Però andando sul sito di Pink is Good della Fondazione Umberto Veronesi oppure Airc o di qualunque altra associazione impegnata nella ricerca contro il tumore al seno non c’è la prima cosa che cercherebbe una donna che ne vuole vedere i segni. Manca di fatto un’immagine o una foto di riferimento che mostri in modo semplice e immediato i sintomi della disfunzione. I classici cuoricini o fiocchi rosa per quanto ormai entrati nell’immaginario comune delle campagne di prevenzione del tumore al seno non danno veramente l’idea di come la malattia si possa manifestare.

Ecco che Erin Smith Chieze, sopravvissuta al tumore al seno, ha ideato una campagna per aiutare tutte le donne a identificare in maniera semplice segni sospettosi. Stufa dei soliti simboli quali fiocchi o cuori rosa, ha creato Knowyourlemons utilizzando 12 limoni come immagini metaforiche al posto dei seni e mostrando le varie manifestazioni dei segni del tumore.

Le donne in tal modo possono accedere nell’immediato a degli indicatori chiave che le aiuteranno a fare in autonomia una prima diagnosi, ma, come dice bene la campagna, senza farsi prendere dal panico perché alcuni cambiamenti che si possono notare sui seni sono normali e bisogna consultare il medico solo in caso persistano nel tempo.

La scelta della campagna Knowyourlemons di usare il giallo, il colore dei limoni, e non il classico rosa è davvero originale. Il giallo è il colore della luce solare ed evoca energia. Ed è proprio l’energia la carica umana che ci vuole per affrontare un tumore al seno, malattia che va a colpire una parte intima femminile così delicata.

La forza della campagna di Erin Smith Chieze è la sua validità ovunque perché può essere adatta per un Paese in particolare, come per tutto il mondo. Una strategia comunicativa di questo tipo in tema di tumore al seno non è mai stata creata prima. L’immagine dei “12 seni-limoni” sui social è stata condivisa oltre 25 mila volte.

Grazie Erin!

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation