TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA 31 DICEMBRE 2017

Fedez e Chiara Ferragni aiutano i bimbi del Policlinico di Pavia

1 Fedez e Chiara Ferragni per i bambini ricoverati:

Il cantante milanese Fedez e la fashion blogger Chiara Ferragni hanno fatto visita ai bambini ricoverati nel reparto di Onco-ematologia. Per tutto dicembre Chiara Ferragni devolverà il ricavato degli accessori del suo sito alla Fondazione Soleterre

Una visita a sorpresa. La coppia più «in» del momento, Fedez e Chiara Ferragni – futuri genitori di Leone (che porterà il doppio cognome Lucia Ferragni) ha visitato il reparto di Onco ematologia pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia.

Ed è così che si sono scattate foto, selfie, autografi e ci sono stati  tanti sorrisi per i bambini e le circa duecento persone, tra visitatori e degenti, che erano in ospedale in occasione della festa di Natale.

2 Natalent: Pediatria’s got Talent

Il Natalent: Pediatria’s got Talent, così è stato soprannominato l’incontro, è avvenuto sabato 16 dicembre alle 11. Il cantante milanese Fedez  e la compagna  Chiara Ferragni si sono prestati per uno show tutto da ridere che faceva la parodia di due programmi molto noti X Factor e Italia’s Got Talent.

Durante l’evento di beneficenza la coppia, ha raccolto una consistente somma per la Fondazione Soleterre che collabora con il San Matteo. Una somma che si va ad aggiungere al denaro promesso dalla blogger che aveva annunciato su Instagram il proprio sostegno alla Fondazione a cui destinerà il ricavato della vendita degli accessori presenti sul suo account Depop per tutto il mese di dicembre.

La Fondazione Soleterre interviene all’interno del Policlinico San Matteo di Pavia attraverso attività di supporto psicologico ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia pediatrica e alle loro famiglie attraverso una supervisione psicologica del personale medico e dei volontari, l’attività di mediazione linguistica e culturale e lavori di ristrutturazione e riqualificazione degli spazi ospedalieri.

L’iniziativa di Fedez e Chiara Ferragni ha sicuramente reso felice  i tanti bambini ricoverati ed ha  fatto onore alla Fondazione Soleterre che collabora con la pediatria del Policlinico San Matteo a Pavia in occasione della la festa di Natale.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

TOSCANA: SCUOLA GRATUITA PER GLI ARTIGIANI

In toscana nasce la scuola gratuita per gli artigiani affinchè le antiche arti e mestieri non vengano dimenticate, ma anche nel rispetto dei nuovi concetti rappresentati dalla Social Innovation

 

Da tempo il gruppo francese Lvmh, il più grande al mondo nel settore del lusso, sollecitava la Regione Toscana a seguire le orme della Regione Piemonte, con la quale ha stretto accordi per il finanziamento di corsi di formazione (nei mestieri orafi) attraverso fondi europei.

La sollecitazione era tanto più forte, in quanto in Toscana Lvmh possiede la sua più ampia base produttiva italiana, concentrata nella pelletteria, con fabbriche di borse Fendi, Bulgari, Céline, Dior, Louis Vuitton e produzioni Loro Piana ed Emilio Pucci, tutti marchi storici del made in Italy in portafoglio a Lvmh.

In Toscana ora il traguardo viene centrato, non solo nella Social Innovation ma anche con l’avvio del corso per addetto ai prototipi di pelletteria, realizzato da Lvmh in collaborazione con la scuola fiorentina Polimoda (Toscana) e finanziato dalla Regione con fondi europei (attraverso il Por-Fse). Il corso è gratuito ed è stato inaugurato ieri dai vertici del gruppo francese, tra i quali il direttore generale Toni Belloni, e segna il debutto in Italia dell’Istituto dei Mestieri d’eccellenza (Ime) Lvmh, che ha sede in Palazzo Pucci a Firenze.

L’Istituto è operativo da tre anni in Francia e Svizzera, dove ha formato 300 giovani. In Italia l’Ime svilupperà un programma di formazione modellato sulle esigenze delle aziende tricolori del gruppo Lvmh, che – oltre al corso sulla pelletteria a Firenze (per 12 giovani) e a quello sulle lavorazioni orafe al banco a Valenza (per 13 giovani), fatto in collaborazione con For.al – contemplerà presto percorsi formativi in Veneto nel campo della vendita e delle calzature. L’obiettivo dichiarato da Ime è formare gli artigiani del futuro per tramandare il savoir faire nell’universo del lusso, allargando al contempo le opportunità occupazionali dei giovani.

La particolarità della Social Innovation dei corsi in Toscana è l’alternanza tra lezioni teoriche e pratiche unita all’insegnamento delle lingue (inglese e francese) e agli incontri definiti Master class con i professionisti delle maison del gruppo. Alla fine del percorso i giovani avranno la qualifica professionale riconosciuta dalla Regione Toscana e il certificato d’eccellenza dell’Ime Lvmh.

Con la nascita di Ime Italia, Lvmh istituzionalizza dunque la social Innovation e la formazione fatta “in casa”, costruita su misura delle proprie esigenze, dopo l’uscita dalla compagine societaria dell’Alta scuola di pelletteria di Scandicci.

La strada, imboccata anche da altri grandi marchi come Kering (che controlla Gucci) e Prada (che in Toscana stanno dando vita a proprie Academy), si lega alla politica di internalizzazione delle produzioni, avviata ormai da tempo dai brand per controllare qualità e tempi della filiera, e al boom della pelletteria, che solo in Toscana nei prossimi due anni stima una necessità di manodopera di duemila addetti.

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

PHI FOUNDATION ACADEMY

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Le Ong e la pubblicità con codice etico

Cari lettori, oggi scriverò dell’Associazione delle organizzazioni italiane di Cooperazione e solidarietà internazionale (AOI) e LINK2007 (associazione di coordinamento consortile che raggruppa 12 importanti Ong) che  sono le prime due realtà non profit ad aderire all’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità (IAP)

  1. Ong fa pubblicità per la raccolta fondi con codice etico

 Direttamente da Roma L’AOI (Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale)LINK2007 (associazione di coordinamento consortile che raggruppa 12 importanti Ong) sono le prime due realtà non profit ad aderire all’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità (IAP). Stiamo parlando del percorso intrapreso da molte realtà del non profit e del mondo della comunicazione e della raccolta fondi  che ha portato alla costituzione del Tavolo promosso da AOI, Link2007, AIAP, ASSIF, EU Consult Italia, Unicom, Istituto Italiano della Donazione – sull’utilizzo delle immagini nelle campagne di comunicazione e raccolta fondi, i due network di ONG e di organizzazioni della società civile, AOI e LINK2007, hanno chiesto l’adesione all’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità (IAP) e, a partire dal 2017, saranno soci sostenitori dell’Istituto.

Si è creata, quindi una vera novità pubblicitaria sul fronte delle Ong e questa iniziativa rappresenta certamente  una esplosione innovativa nel mondo del Terzo Settore e della Cooperazione internazionale e apre un nuovo canale non solo per favorire, in piena sintonia con gli orientamenti della nuova legge sulla Cooperazione internazionale, l’incontro tra il non profit e il mondo profit ma anche e soprattutto per promuovere attraverso un percorso culturale e formativo, da intraprendere insieme ai professionisti e alle associazioni della comunicazione e della raccolta fondi, una comunicazione che si avvale di un codice etico, rispettando la dignità umana nei confronti delle persone e delle comunità coinvolte. Un percorso che promuova attraverso una serie di alleanze, iniziative e attività – da svolgere sia a livello nazionale che sui territori – una maggiore sensibilità e consapevolezza sul tema del codice etico della comunicazione.

2. Ong: Obiettivo Etico per una Pubblicità  di successo:

Ci si ritrova dinnanzi ad un obiettivo comune da raggiungere e la portavoce  Silvia Stilli, di AOI spiega: “AOI è una rappresentanza ampia di organizzazioni della società civile, di circa 300 soggetti, tra soci diretti e aderenti alle federazioni di Ong e alla rete dell’affido a distanza: alcuni collegano strettamente il messaggio comunicativo esterno alla raccolta fondi ed altri sono più impegnati in patrocini e campagne di sensibilizzazione o fundraising. Ma con l’obiettivo comune di dare priorità in questo percorso – ha aggiunto Stilli – al fine dell’educazione alla cittadinanza globale, coniugando il rilancio visivo del protagonismo della solidarietà e Cooperazione internazionale con un’assunzione di piena responsabilità rispetto all’etica della comunicazione: nella relazione con il singolo donatore come con chi vuole intraprendere un’esperienza di volontariato nella solidarietà internazionale”.

Inoltre, ne va anche  della credibilità delle Ong: “AOI ha sentito l’esigenza di promuovere sul tema della comunicazione un dialogo – ha proseguito la portavoce di AOI –  con altre reti sociali e con il mondo della comunicazione e del fundraising, che ha portato l’associazione ad aderire  all’Istituto Italiano di Autodisciplina della Pubblicità, IAP. Oggi la scelta del ‘dono’ è un atto fortemente impegnativo e, pertanto,  diviene centrale la credibilità delle organizzazioni non profit e la loro reputazione nei confronti dei soci, dei partner e dei donors stessi. Aderendo all’IAP, AOI intende superare la polemica, quella dei media e tra le ong stesse, sull’utilizzo dei fondi raccolti – ha detto ancora Silvia Stilli – e sulla percezione della strumentalizzazione delle immagini ‘forti’, misurandosi fattivamente con soggettività e sensibilità del mondo professionale della comunicazione e della pubblicità in termini di trasparenza e accountability: in un confronto aperto anche ad altri attori sociali e del profit, all’Istituto Italiano della Donazione, Opencooperazione, il Forum del Terzo Settore”.

Continuando così verso la strada positiva della pubblicità  Paolo Dieci – Presidente di Link2007 Cooperazione in rete; comunica che: “L’adesione di LINK 2007 all’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità (IAP) è il risultato di un processo positivo di reciproca conoscenza, incontro e confronto sul tema codice etico della comunicazione, che ha coinvolto diverse  organizzazioni della società civile ed esperti in comunicazione e  fundraising. Si tratta, dunque di un primo risultato concreto che si deve alla consapevolezza della necessità di responsabilizzare tutti gli attori coinvolti – ONG, agenzie di comunicazione, consulenti, pubblico – per rafforzare  una cultura della cooperazione che sappia mettere così al centro le persone e i contesti. LINK 2007 ritiene che l’attenzione sempre maggiore verso una comunicazione con codice etico possa aiutare al processo di conoscenza degli interventi di cooperazione, fuori da stereotipi e semplificazioni, che rischiano di avvallare distorsioni dell’informazione e generare incomprensioni tra società e culture”.

Secondo Vincenzo Guggino   – Segretario Generale IAP  – una  norma speciale per la comunicazione sociale è data dal: “L’Istituto, già dal 1995, ha introdotto nel Codice di autodisciplina una norma specificatamente dedicata alla comunicazione sociale, ritenendo necessario, in un settore che era in espansione, offrire tutela al pubblico richiedendo requisiti minimi di trasparenza riguardo alle iniziative promosse e vietando il ricorso a richiami scioccanti idonei a provocare ingiustificato turbamento. L’adesione oggi di AOI e LINK2007 all’Istituto denota la sintonia tra il percorso autodisciplinare intrapreso per una comunicazione sociale corretta e la volontà degli operatori del non profit aderenti di rispettarlo. L’Istituto auspica che altre rilevanti realtà del non profit possano seguire questa strada, in modo che l’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità possa rappresentare, analogamente a quanto realizzato nella comunicazione commerciale, il punto di riferimento per gli standard di correttezza della comunicazione sociale”.

Rimango così favorevole alla scelta da parte delle due di dodici  Ong non profit: AOI e LINK2007  di entrare a far parte dell’Istituto di Autodisciplina della Pubblicità (IAP) per la pubblicità e comunicazione con codice etico per la raccolta fondi che nello stesso modo credo si avvale  di un enorme impatto sociale  costruito sulla responsabilità di tutelare la dignità umana.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

USA: SOCIAL INNOVATION SMANTELLATA

In USA smantellate le regole della Social Innovation le quali garantivano l’accesso paritario al web. il principio per il quale tutto il traffico su internet deve essere trattato nello stesso modo ora è in pericolo

Social Innovation e democrazia nella comunicazione 

Gli USA vogliano obbligarci a pagare tutti i servizi internet speculando sulla rete che più rappresenta la vera democrazia e ciò al fine di ricavare il massimo profitto, addio Social Innovation e neutralità della rete

 

USA e Social Innovation

 

La scelta dell’amministrazione Trump che potrebbe influenzare il futuro della Social Innovation del Web anche fuori gli Stati Uniti. La Federal Communications Commission presieduta dal repubblicano Ajit Pai, ha cancellato le leggi volute da Obama nel 2015 per difendere la Social Innovation e la ‘net neutrality’, il principio per il quale tutto il traffico che passa su internet deve essere trattato nello stesso modo, che sia un tweet, un film a pagamento, il podcast di una radio importante o questo articolo on line.

 

La Social Innovation nella neutralità della rete significa che non è possibile discriminare il traffico in base alla differenze fra i contenuti che ci passano dentro. Garantisce quindi che quando si usa Internet si ha il diritto di accedere in egual misura al sito di una pubblica amministrazione, di un quotidiano, di un blog antimafia, sia un servizio offerto da un colosso della Silicon Valley.

 

Il principio della Social Innovation nella net neutrality afferma anche che un colosso come At&t, compagnia telefonica e fornitore di rete che già possiede Nbc Universal, -giganti della comunicazione- non può dare la precedenza ai propri contenuti rispetto a quelli della concorrenza. Abolire la neutralità della rete significa creare delle corsie preferenziali a pagamento ad esempio per garantire che un certo servizio video funzioni sempre bene o che l’accesso ad un determinato sito sia sempre veloce.

 

Più ricchi più Internet

 

Internet di seria A, di serie B, eccetera. ‘Piani di connettività limitati’, hai accesso a dati servizi sulla base di quanto paghi. Accade già in Portogallo dove la net neutrality non c’è, e dove per usare i servizi di chat si paga un certo abbonamento mensile, per usare i social media un altro abbonamento mensile, e così via, di pacchetto in pacchetto. E i più ricchi hanno «più internet». Contestatissima decisione americana, rischio di tentazioni negative sul resto del mondo.

 

Nei giorni scorsi -scrive Marina Catucci da New York sul Manifesto– personalità che sostengano la Social Innovation del calibro di Tim Berners-Lee, «inventore di internet», ed il genio informatico Steve Wozniak, hanno firmato una lettera indirizzata al Congresso dove chiedevano di cancellare il voto in quanto traspariva che i membri di maggioranza della Fcc non avevano capito come funziona Internet.

 

Una rete a due velocità: l’autostrada per chi paga e la mulattiera per chi non può farlo. Il secondo rischio è che i fornitori degli accessi ad Internet si intromettano nelle scelte dei loro abbonati mentre navigano sul Web, rallentandoli o meno secondo i siti che visitano. Se leggi quel giornale corri, con quel sito di e-commerce compri senza problemi di rete, se segui quell’altro sito di informazione politica o di altro commercio, vai lento e inciampi in disservizi, uccedendo in questo nuovo il sogno della Social innovation.

 

Social Innovation e Carta dei diritti Internet

 

In Italia esiste la Carta dei Diritti di Internet dal 2015. All’articolo 4 dice: «Il diritto ad un accesso neutrale ad Internet nella sua interezza è condizione necessaria per l’effettività dei diritti fondamentali della persona». Anche nel resto d’Europa non è possibile attualmente discriminare il traffico Internet e creare queste corsie preferenziali.

 

Le regole europee dicono che «gli operatori non possono in alcun modo discriminare il traffico garantendo corsie preferenziali se non su servizi speciali, come quelli legati alla salute e alle auto che si guidano da sole che arriveranno in futuro e che hanno bisogno di una altissima connettività». Il timore di molti è che l’abolizione della net-neutrality negli Usa crei un precedente e rischi di giustificare uguali interventi in paesi autoritari.

 

Ed ecco che la questione net neutrality diventa ancora più politica, soprattutto in casa Usa. Dopo l’annuncio della decisione il procuratore generale dello Stato di New York, ha annunciato una causa multistatale per fermare l’abrogazione della net neutrality. Hanno dichiarato azioni anche Netflix, Twitter, l’Electronic Frontier Foundation, gli Stati di Washington, Oregon, Illinois, New York, Delaware e California ed altri attori digitali continuano.

 

Negli Stati Uniti intanto..

 

Improntitudine politica repubblicana nella Federal Communications Commission, ma la possibilità di ribaltare il voto, costringendo il Congresso a utilizzare i poteri del Congressional Review Act , che ha la possibilità con una maggioranza semplice, di annullare una decisione che va contro i principi della Social Innovation, il bene e il volere dei cittadini. Ed è questa la direzione che sta prendendo il movimento Free Internet.

 

Con il partito repubblicano che in senato, dopo il voto positivo per i democratici in Alabama, ha la maggioranza per un solo voto, un partito con sempre più problemi all’interno e consapevole di non essere propriamente nel cuore dei suoi elettori, e le elezioni di midterm che si avvicinano, potrebbe esserci una speranza di un ritorno alla lucidità.

 

A contribuire a questa battaglia ci sarà sicuramente la commissaria Mignon Clyburn la più appassionata nel difendere la net neutrality, e che a fine votazione ha dichiarato: «Io mi dissocio da questa decisione feroce, legalmente leggera, dannosa per i consumatori, che avvantaggia le corporation e distrugge la libertà».

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

 

AI: VERSO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ……

AI: Perchè la sostenibilità dell’inteligenza artificiale è destinata a diventare sinonimo della Social Innovation?

L’Intelligenza Artificiale (AI) è pronta a scatenare la prossima rivoluzione industriale. 

 

AI: Il sentiero verso la Social Innovation

Mentre i benefici dell’IA sul posto di lavoro sono evidenti, l’impatto sull’occupazione a breve termine è previsto, quasi universalmente, per essere disastroso. Ma questa immagine è troppo semplicistica e ha bisogno di un nuovo aspetto. Ecco perché l’evoluzione dell’occupazione e del posto di lavoro nel prossimo mezzo secolo potrebbe essere molto più gentile e molto più interessante di quanto si pensi.

C’è una narrativa universale e ben nota che circonda l’intelligenza artificiale sul posto di lavoro. 

Ecco la versione breve.

Man mano che l’IA diventa sempre più sofisticata, le aziende lo useranno per sostituire gli umani in sempre più posti di lavoro. I veicoli autonomi renderanno i conducenti umani non solo non necessari, ma l’opzione pericolosa. I chatbots sono sulla buona strada per diventare consulenti dei clienti molto più efficienti, almeno per semplici query, di quanto potrebbero mai essere le persone. Un’IA può già individuare il cancro nelle scansioni CT meglio di un radiologo umano.

Idealmente, le persone sfollate dall’IA si riqualificheranno e troveranno un impiego alternativo. 

Ma, così va la storia, il numero complessivo di posti di lavoro diminuirà. 

Gli sfortunati che lottano per trovare lavoro saranno legioni.

 

“Se lo scopo dell’intelligenza artificiale è quello di raggiungere un’utopia in cui non abbiamo bisogno di posti di lavoro a tempo pieno, sembrerebbe che si stia sviluppando a un ritmo più veloce di quanto la società possa ristrutturarsi per gestire”

AI: Il problema della produttività

Ma questa storia ha un buco nella trama. Se l’intelligenza artificiale è destinata a causare una crescita economica senza precedenti, il tasso di crescita economica degli Stati Uniti, ad esempio, dovrebbe aumentare dal 2,6% al 4,6% nel 2035, guidato da un aumento della produttività fino al 40%, che sta per consumare tutto quel prodotto in più se molte persone non possono più permettersi di farlo?

Fortunatamente, questo potrebbe essere un problema che costringe la sua soluzione. 

Le aziende semplicemente non vanno bene quando l’offerta supera la domanda, e quindi, per loro e per i dipendenti che sostituiscono, i tempi necessari per adattarsi al nuovo paradigma possono essere intollerabili a meno che le organizzazioni non introducano misure proattive per l’implementazione di IA sostenibili. Queste misure saranno necessarie non solo per impedire che i dipendenti sfollati diventino indigenti, ma anche per garantire che le aziende abbiano sempre abbastanza clienti in grado di acquistare i loro prodotti e servizi mentre l’IA aumenta la produttività.

 

AI: Responsabilità Sociale d’Impresa e Social Innovation i veri investimenti intelligenti

L’obiettivo di sostenibilità dell’IA evidenzierà una serie di opportunità d’investimento d’impatto, nonché le imprese da evitare.

I più attraenti saranno le aziende che hanno un programma di sostenibilità AI chiaramente definito come parte del loro più ampio programma di responsabilità sociale d’impresa (Social Innovation).

Queste sono le organizzazioni che avranno riconosciuto sia i potenziali benefici socioeconomici che i pericoli della proliferazione di intelligenza artificiale, e si sono impegnati a promuovere il primo ea mitigare quest’ultimo. Tali programmi fisseranno misure per l’introduzione responsabile dell’IA, che potrebbe includere l’assegnazione di priorità alle applicazioni che offrono chiari vantaggi per il cliente rispetto a quelle che offrono semplicemente risparmi sui costi; limitare la velocità con cui l’IA può essere introdotta per consentire ai dipendenti, alle imprese e alla società di adeguarsi; e la gestione di programmi di riconversione e riqualificazione per i lavoratori sfollati.

Poi ci sono quelle aziende che probabilmente continueranno ad assumere persone anche se l’IA diventa onnipresente. Affinché l’IA si assuma il peso dell’amministrazione, la forza lavoro può essere mobilitata per concentrarsi su lavori che sosterranno il nostro invecchiamento popolando emotivamente. La medicina e l’assistenza sociale si concentreranno maggiormente sui bisogni fisici ed emotivi del paziente. I servizi finanziari saranno incentrati sulle relazioni umane. E l’opportunità di creare un salto di qualità nella qualità e nell’enfasi dell’istruzione non può essere sottovalutata.

AI: Creare una nuova società orientata alla Social Innovation

Quando si tratta di una nuova enfasi per l’educazione, un perno verso la creatività sarà un elemento centrale del puzzle.

Non solo l’apprendimento della creatività può migliorare cose come QI, rendimento scolastico e abilità verbali; può cambiare radicalmente il modo in cui vediamo il mondo. E, quando si tratta di lubrificare il cambiamento della società verso il nuovo paradigma dell’IA, un focus sulla creatività preparerà la prossima generazione per un panorama di lavoro completamente nuovo.

Mentre l’intelligenza artificiale può già creare opere d’arte, inclusi dipinti e musica, che sono indistinguibili dalle opere d’arte create dagli umani, ci sono dei limiti. Il primo è che mentre gli algoritmi alla base dell’IA diventano sempre più complessi, in definitiva sono solo degli algoritmi. Ciò significa che qualsiasi lavoro creativo prodotto da un’IA è semplicemente un remix della creatività degli umani; un complesso abbastanza da sembrare un’opera originale; ma tuttavia, completamente derivato.

Un’IA puramente algoritmica non può replicare i balzi creativi euristici delle persone necessarie per le riforme all’ingrosso della struttura concettuale coinvolte in opere veramente originali e la nascita di nuovi generi di arte, musica o cucina.

In breve, non abbiamo ancora assolutamente idea di come costruire un’intelligenza artificiale che possa fare cose che non sappiamo ancora come fare, un punto che è rilevante per la creatività in ogni campo, non solo per le opere d’arte.

Poi c’è la limitazione della coscienza. Lasciando da parte la questione delle macchine coscienti (che si trovano nel mezzo del loro stesso campo minato etico), l’arte è più che l’artefatto.
Quando consumi un lavoro creativo, visivo, udibile o commestibile, entri in una comunione con il creatore un trasferimento di informazioni ed emozioni dalla loro coscienza alla tua tramite l’opera d’arte, una qualità che è completamente intangibile e non può essere replicata da un’IA. Saresti in grado di creare la stessa connessione con il tuo romanzo preferito se un giorno venissi a sapere che è stato calcolato da algoritmi inconsci?

Infine, c’è la questione del valore. Con l’arte generata dal computer, l’offerta sarà funzionalmente infinita rispetto alla domanda. Non così con l’arte generata dall’uomo. È sicuramente ovvio anche agli uomini d’affari più laici che (certamente non cosa) creeranno sempre l’arte più preziosa.

L’IA creativa, quindi, ha una barra molto più ampia da raggiungere rispetto alla mera estetica prima che possa soppiantare la creatività umana.

Infatti, date le domande di domanda e offerta e la magia della comunione consapevole, potrebbe essere un ostacolo che non potrà mai superare. È probabile che le industrie creative diventino sempre più importanti nei prossimi decenni, sia in termini di continuare a fornire agli esseri umani occupazione e, cosa forse più importante, significato.

AI: Social Innovation e Responsabilità Sociale d’Impresa

È possibile che il nostro viaggio verso un mondo in cui le nostre preoccupazioni materiali siano minimizzate, e il tempo a nostra disposizione per occupazioni significative sia massimizzato. In effetti, come nel caso dei cambiamenti climatici, le apparenti prospettive a breve termine della rapida proliferazione dell’IA smentiscono la potenziale gravità dei costi a lungo termine per le imprese e per i dipendenti. Sarà, quindi, sicuramente evidente a tutti, tranne alle organizzazioni più miopi, che è nell’interesse di tutti facilitare un cambiamento regolare e sostenibile orientato verso la Social Innovation in considerazione della Responsabilità Sociale d’Impresa.

Pertanto, è necessario adottare un approccio basato sul buon senso, proattivo e basato sul valore, per ridefinire la forma dell’occupazione umana. Come per l’agenda ambientale, ciò significa vedere la sostenibilità dell’IA e trovare il valore reale e continuo nel lavoro umano, non solo come le cose giuste da fare, ma anche come un’evoluzione verso l’innovazione e quindi Social Innovation.

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA 17 DICEMBRE 2017

QUANDO C’È CUORE E DETERMINAZIONE IL VOLONTARIATO ESPLODE

Dopo lo spaventoso tsunami che nel 2004 devastò il sud est asiatico, il signor Antonio Santoro, neo pensionato e con il desiderio di fare del volontariato, decide di partire per andare ad aiutare quelle popolazioni.

L’intenzione era quella di raggiungere l’Isola di Sumatra ma l’accesso risulta impossibile e con altre persone conosciute in viaggio, rimane bloccato in India, nella regione del Tamil Nadu. Ma anche qui c’è molto da fare. La tempra di Antonio e la sua determinazione a fare del volontariato lo porta a radunare altri volontari e a raccogliere insieme a loro tutto il denaro possibile per acquistare beni alimentari.

Con l’aiuto delle autorità locali, noleggiano due camion, li riempiono di viveri e iniziano a percorrere la costa del Tamil Nadu, distribuendo cibo nei villaggi. Durante il loro viaggio comprendono la realtà e la cultura indiana e fanno amicizia con i responsabili e i volontari dell’associazione Indian Christian Mission.

Tornati in Italia, decidono di fondare “Progetto Familia Onlus”, con lo scopo di fare del volontariato in favore dei bambini dell’India che sono rimasti orfani. Si mettono in contatto con l’associazione Indian Christian Mission e iniziano a raccogliere i fondi per sostenere il loro operato in quel paese. Nasce così una splendida collaborazione, che attraverso il progetto delle adozioni a distanza, offre a molti bambini indiani la possibilità di nutrirsi, vestirsi e andare a scuola.

Dopo molti anni di attività, Progetto Familia viene a sapere che 2 orfanotrofi della regione del Tamil Nadu, si trovano in grosse difficoltà. I volontari di Progetto Familia non possono chiudere gli occhi e si dedicano anima e corpo per aiutarli a restare attivi.

I bambini, grazie ai volontari di Progetto Familia possono crescere e andare a scuola, ma non una scuola improvvisata all’interno degli istituti, NO! Niente collegio, ma la possibilità di frequentare una Scuola Statale.

Per mezza giornata questi bimbi possono uscire dall’orfanotrofio ed integrarsi con i bambini dei villaggi vicini. Un po’ di aria, un po’ di normalità e soprattutto un po’ di scolarizzazione che permetterà loro di essere indipendenti da grandi.

In quelle zone l’assistenza sanitaria è praticamente nulla, così Antonio e i suoi volontari si danno da fare per aprire un ambulatorio medico gratuito, aperto a tutti, che offra la presenza giornaliera di un medico, 2 infermiere e i medicinali necessari alle cure.

L’ambulatorio oggi è diventato un importante punto di riferimento per tutti i villaggi della zona. Tra gli utenti ci sono molte donne, che chiedono aiuto durante la gravidanza o il parto.

Progetto Familia si occupa anche della tragica condizione delle donne, considerate esseri inferiori, spesso vendute per pagare un debito o cedute come spose bambine a ricchi possidenti.

Per dare loro una dignità e aiutarle ad essere autonome, l’associazione ha creato un laboratorio di taglio e cucito, dove offre alle donne del posto una formazione professionale gratuita. L’obiettivo non è solo aiutarle a guadagnarsi da vivere ma anche ad avere rispetto di sé e pretenderlo dagli altri.

Sicuramente il Sig. Antonio, quando ha seguito il suo desiderio di fare del volontariato ed è partito per l’Asia, non avrebbe mai immaginato di riuscire a fare così tanto. Oggi Progetto Familia sostiene progetti in India, Etiopia e Uganda.

Se volete aiutare questa Associazione, sostenerla o saperne di più sulle sue attività di volontariato, potete scrivere a a.santoro@progettofamilia.org oppure telefonare al numero 02.40074976.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Una parrucca per le donne malate

1 Una parrucca per le donne malate che si curano con la chemioterapia:

Cari lettori, vorrei scrivere di un iniziativa intrapresa dall’Istituto Oncologico Romagnolo che ha lanciato una raccolta fondi per donare una parrucca  per le donne malate in chemioterapia.

Il peso che ci si porta dentro: ammalarsi, seguire le terapia e poi a causa della chemioterapia perdere i capelli. Avere cura dell’aspetto estetico è un fattore chiave per le donne malate, ma anche per i loro familiari e in particolare i bambini, spiega la psiconcologa Elisa Ruggeri, che collabora con l’Istituto Oncologico Romagnolo: «Per una madre, impegnata quotidianamente nella cura dei figli, la malattia oncologica e gli aspetti conseguenti tendono a intrappolare il suo ruolo familiare, fino a quel momento centrale per tutta la famiglia. In particolare i soggetti più esposti sono i bambini. I figli si mostrano spesso estremamente partecipi a ciò che sta accadendo e reagiscono in maniera molto diretta agli avvenimenti legati alla malattia del genitore. I bambini possono avere una serie di paure circa la malattia della madre: paura di ciò che non conoscono, percependo dolore e tristezza intorno a loro».

Quindi, qual è esattamente il consiglio per affrontare questo timore? «In generale, un approccio aperto e sincero può rappresentare la soluzione migliore. Aiutare il proprio figlio quando si vive la malattia oncologica significa anche informarlo in modo adeguato e delicato, ma anche “impegnarsi” in prima linea a un miglior adattamento alla malattia e alle conseguenze che porta con sé. Per la donna stessa favorire l’integrazione del corpo cambiato all’interno di un’immagine positiva di sé, assume un’importanza fondamentale durante il percorso di cura: migliorare il proprio aspetto, oltre a rappresentare un’attività piacevole, ha in sé una forte valenza terapeutica».

2 Una parrucca di qualità per le donne malate:

Il Progetto Margherita dello Iorche con la campagna «La mia mamma è bellissima» dona gratuitamente una parrucca di qualità alle donne malate, rappresenta un aiuto concreto e fondamentale.

E così  è possibile  ristabilizzare al meglio il proprio aspetto, favorendo sentimenti di accettazione che permettono di superare l’angoscia che il cambiamento radicale della propria immagine corporea produce; attraverso l’aiuto di esperti parrucchieri volontari, che sono stati formati specificamente per stare accanto a chi sta affrontando la malattia oncologica con la chemioterapia, mettendo in campo tutta la professionalità necessaria, aiutando moralmente e donando una parrucca per le donne malate.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

Un maglione natalizio per aiutare i bambini di Save the Children

Chi di noi non ha adorato il buffo maglione natalizio indossato da Colin Firth nel film Il Diario di Bridget Jones? Bene, Natale è ufficialmente alle porte e Save the Children ci offre un ottimo motivo per indossarne uno anche noi. Torna infatti per il secondo anno consecutivo in Italia il Christmas Jumper Day, l´evento natalizio a tema “maglione buffo” ideato dall´Organizzazione internazionale dedicata ai bambini in difficoltà.

L’appuntamento è per il 15 dicembre, il luogo, invece, puoi sceglierlo tu. Chiunque, infatti, può decidere di aderire al Christmas Jumper Day organizzando una festa natalizia in ufficio, a casa o a scuola e contribuire, così, a donare un sorriso ai tanti bambini di cui Save the Children si occupa in tutto il mondo.

Partecipare è semplice. Basta iscriversi sul sito www.christmasjumperday.it/ scegliendo di aderire all´evento benefico come singolo o gruppo classe, e poi invitare amici, colleghi, parenti o compagni di scuola (rigorosamente indossando un maglione natalizio) a divertirsi insieme e a donare piccole o grandi cifre a favore dei bambini meno fortunati.

“Metti un maglione e dai ai bambini un futuro migliore” è infatti lo slogan scelto da Save the Children per lanciare anche in Italia un´iniziativa che nei Paesi di lingua anglosassone è già una moda. Poco importa che il tuo jumper abbia le renne, un pupazzo di neve, gli omini di pan di zenzero o il volto di Babbo Natale. Anzi, come ci ricorda lo spot di lancio dell´iniziativa di cui è protagonista Manuel Agnelli, il giudice di X Factor e cantante della band Afterhours, “più il maglione è buffo, più il divertimento è assicurato”.

E se in tanti vi starete chiedendo “ma io dove lo trovo un maglione natalizio?”, niente paura, Save the Children ha pensato anche a questo: registrandovi sul sito dell’evento, riceverete gratuitamente il Jumper Kit contenente istruzioni e decorazioni per realizzare il vostro Christmas jumper “fai da te”, insieme a qualche spunto per raccogliere le donazioni che, inviate all’organizzazione, serviranno a finanziare i tanti progetti che essa ha all’attivo in tutto il mondo.

A questo punto non resta che “indossare” il Natale e divertirsi facendo del bene al prossimo, con un maglione natalizio puoi aiutare dei bambini ad essere più felici.

 

Enza Chiappone

PHI Foundation

 

 

IL NUOVO IMPERO DI POVERI E GLOBALIZZATI

IL NUOVO IMPERO DI POVERI E GLOBALIZZATI 

NUOVI POVERI GLOBALIZZATI

 

I banchieri centrali non hanno mai fatto tanti danni all’economia mondiale quanti ne hanno fatti in questi ultimi dieci anni. Possiamo anche dire che finora non hanno mai avuto tanto potere per farlo. Se i loro predecessori avessero avuto questo potere… chissà? Comunque, l’economia globale non è mai stata più interconnessa come lo è oggi, soprattutto per effetto dell’avanzamento del globalismo, del neoliberismo e forse anche della tecnologia. Ironia della sorte, tutti e tre questi fattori vengono continuamente magnificati come forze del bene. Ma gli standard di vita per molti milioni di persone in Occidente sono scesi – o sono pieni di incertezze – mentre milioni di cinesi ora hanno un livello di vita migliore. Alle persone in Occidente hanno detto di guardare a questo come ad uno sviluppo positivo; dopo tutto, permette di comprare prodotti che costano meno di quelli che produrrebbero le industrie nazionali. Ma insieme al loro posto di lavoro nella produzione, è sparito anche tutta la loro way of life, il loro modello di vita. O, piuttosto, si è nascosto dietro un velo di debiti, tanto da non poter credibilmente negare che circa tre quarti degli americani hanno difficoltà a pagare le bollette. Cosa che sicuramente non succedeva dagli anni ’50 e ’60.

In Europa occidentale questo è un po’ meno evidente, o forse è solo in ritardo, ma con il globalismo e il neoliberismo, che sono ancora le religioni economiche dominanti, non ci sarà via d’uscita. Che è successo? Beh, noi non facciamo più le cose. Ecco Mensa socialetutto. Dobbiamo comprare da altri tutte le cose che ci servono: sempre di più. E di conseguenza non abbiamo nemmeno le competenze per fare altre cose. Siamo diventati dipendenti, per la nostra sopravvivenza, da nazioni che stanno dall’altra parte del pianeta. Dipendenti da nazioni che sono interessate solo a venderci le loro cose, se le possiamo pagare. Nazioni che vedono le richieste di salario interno salire e che – dovranno – farci pagare i loro prodotti a prezzi sempre più alti. E noi non avremo altra scelta che pagare. Ma possiamo pagare solo con quello che possiamo prendere in prestito – come nazioni, come imprese e come individui. Dobbiamo prendere in prestito perché, come nazioni, come società e come individui noi non facciamo più le cose. È un circolo vizioso con cui la globalizzazione ci ha benedetto. E da cui – ci viene detto – potremo uscire solo se riusciremo a crescere ancora. Cosa che non possiamo fare, perché noi non facciamo nulla.

Quindi ci affidiamo ai banchieri centrali per gestire la crisi. Perché ci viene detto che loro sanno come gestirla. Non lo sanno, ma fingono di saperlo. Però, a leggere bene tra le righe, ammettono la loro ignoranza. A Janet Yellen, poche settimane fa, è scappato di dire che non ha idea del motivo per cui l’inflazione è debole. Mario Draghi ha detto più o meno la stessa cosa. Perché non lo sanno? Perché conoscono solo i modelli attuali, che non vanno più bene, perché non si adattano. E i modelli sono tutti quelli che hanno. Nel settore bancario centrale i modelli economici sono più importanti del buon senso. La Fed ha almeno un migliaio di dottorati PhDs sotto contratto. Ma la Yellen, il loro capo, continua a sostenere che “forse” sono sbagliati i modelli che dicono che se cresce l’inflazione aumentano i salari. Non hanno idea del perché i salari non crescano.

Perché i Migrantimodelli dicono che invece dovrebbero crescere. Perché loro hanno tutti un lavoro – i 1000 dottoroni ben pagati. E questo è tutto quello che hanno da dire. Dicono che il fatto che i salari non aumentano è un mistero.

Io dico che quelli per cui questo è un mistero non sono le persone giuste per fare il lavoro che fanno. Se si esportano milioni di posti di lavoro in Asia, si sposta anche il potere negoziale dei lavoratori e li si spinge a fare dei lavori di merda e senza nessun benefit, allora c’è solo un risultato possibile. E questo risultato non include né inflazione, né crescita dei salari. L’unico risultato possibile, invece, è una erosione continua delle economie. Il mantra globalista afferma che riempiremo lo spazio che perdono le nostre economie offrendo posti di lavoro migliori, nel settore dei servizi e nel settore della conoscenza. Ma la realtà non segue il mantra. La maggior parte dei nuovi posti di lavoro non sono sicuramente “migliori”. E mentre aspettiamo di vedere questi posti di lavoro migliori, salutiamo i clienti di Wal-Mart, vediamo che i robot cominciano a prendersi cura di quel poco che ci rimane della nostra capacità produttiva e i servizi pronta consegna eliminano dagli scaffali anche quello che restava nei nostri magazzini di mattoni e di calce. Sì, questo significa che stiamo perdendo anche i lavori “di minor qualità”.

Nel frattempo i cinesi, che ora fanno i nostri vecchi lavori, sono stati capaci di farli grazie ad una folle quantità di inquinamento prodotto. E come se non fosse abbastanza, recentemente, solo per mantenere in vita il loro nuovo magico paradiso produttivo, sono stati costretti a prendere in prestito tanto quanto abbiamo preso in prestito noi – a livello statale, a livello di governo locale e ora anche a livello individuale. In Cina, le funzioni del credito sono come gli oppiacei in America. Milioni di persone che non erano mai entrate in contatto con le cose – e avrebbero continuato a viver bene anche se non ci fossero mai entrate in contatto – ora sono state agganciate. Ma sono stati agganciati anche i governi locali, che hanno creato un sistema bancario ombra che minaccerà presto Pechino; ma per i cittadini, questo, è un fenomeno relativamente nuovo. E si vede gente che dice cose come: “Se non compri un appartamento oggi, non te lo potrai mai più permettere”; oppure: “Una persona senza un appartamento non ha futuro a Shenzhen”.

Sappiamo tutti che è sbagliato, ma i cinesi sono gente che ha visto solo che i prezzi dei beni salgono, e che non ha mai pensato che esistono delle città fantasma, e che ha pochi altri modi per parcheggiare i soldi che si guadagna, grazie al lavoro importato dagli Stati Uniti e dall’Europa. Pensano, senza avere mai dubbi, che i loro salari continueranno a crescere, proprio come il “valore” degli appartamenti. E’ gente che non ha mai visto i prezzi scendere. Ma se noi dobbiamo prendere soldi in prestito per permetterci di comprare i prodotti che (i cinesi) fanno per ripagare i soldi che hanno preso in prestito per comprare i loro appartamenti, allora siamo tutti in difficoltà, siamo tutti in mezzo ai guai. E allora è la stessa globalizzazione ad essere in difficoltà. I beneficiari assoluti, i proprietari della globalizzazione saranno in mezzo ai guai. Anche se lo saranno non prima di essersi pappati la maggior parte dei frutti del nostro lavoro. Che cosa ci farete, poi, con tutti i vostri miliardi, quando il tipo di società che avevate conosciuto quando siete cresciuti saranno state sradicate dal processo stesso che vi ha permesso di fare quei miliardi? Da qualche parte però, quei miliardi dovranno andare!

Se quei 1000 dottoroni vogliono studiare un nuovo modello, potrebbero cominciare da qui. La globalizzazione provoca molti problemi. Il fatto che il lavoro scompaia dalle società – in modo che i cittadini di queste società possano però acquistare gli stessi prodotti per pochi centesimi di meno, se vengono in Cina – è un grande problema. Ma il problema principale della globalizzazione è quello finanziario: i soldi svaniscono continuamente dalle società, che devono indebitarsi sempre più per non regredire. La globalizzazione, come qualsiasi tipo di centralizzazione, fa questo: chiede soldi lontano, li chiede alle “periferie”. Il modello di Wal-Mart, McDonald’s, Starbucks ha già portato via lavoro, negozi e soldi incalcolabili dalle nostre società, ma non abbiamo ancora visto nulla. L’avvento di Internet farà prendere gli steroidi a quel modello; ma perché bisogna lasciare che un gruppo di capitalisti-avventurieri di Silicon Valley gestisca certi affari, come Uber o Airbnb, anche nel posto in cui viviamo noi, quando noi potremo farlo benissimo e utilizzare i profitti di questi affari per migliorare la nostra comunità, invece di lasciarla diventare più povera?

Vedo che, nel Regno Unito, Jeremy Corbyn ci aveva già pensato, e aveva fatto bene. La Gran Bretagna può diventare la prima grande vittima del lato oscuro della centralizzazione e, dopo essere uscita dall’organizzazione che l’appoggia – l’Unione Europea – l’idea di Corbyn di creare una cooperativa locale per sostituire Uber è proprio il modo di pensare di cui avrà bisogno. Ma perché devi accentrare tanti soldi e tanta capacità produttiva e poi lasciare tutto nel posto in cui si vive? Non si riuscirà mai a correre abbastanza velocemente, e non si deve farlo. Questo è il succo del dibattito sulla centralizzazione nell’Impero. Anche se gli imperatori (palesemente) non spingano mai le loro periferie a smettere di produrre i beni essenziali, però chiedano di versare all’impero una parte sempre maggiore al fine di ripagare i debiti. Il problema degli imperi accentratori è la quota parte che richiedano (con la forza) la quale per forza maggiore (di costante crescita del debito) diviene sempre più grande. Fino a che le periferie non si ribellano – anche loro con la forza.

Il club delle banche centrali del mondo presto avrà delle nuove leadership. La Yellen potrebbe andar via, così come Kuroda in Giappone e Zhou in Cina; la Bce e Mario Draghi – della Goldman – cambieranno un po’ più tardi. Ma non c’è nessun segnale che le religioni economiche a cui aderiscono tutti saranno sostituite; così si andrà avanti con la centralizzazione. E se non dovesse funzionare, imporranno ancora più centralizzazione. Come finiranno i giochi in questo processo è dolorosamente ovvio già dall’inizio. La centralizzazione alimenta forze centrali, siano esse governative, militari o commerciali, pagate con i frutti del lavoro delle popolazioni locali, delle periferie. Questo è un processo che, sempre e inevitabilmente, andrà a sbattere contro un muro, perché sono troppi i frutti di quel lavoro che vengono tolti. Troppo è il peso di quei frutti che continuano a scorrere verso il centro, sia verso la Silicon Valley, sia verso Wall Street o sia verso gli imperatori. Non c’è nessuna differenza. Ci sono cose che si possono tranquillamente centralizzare (come le trattative di pace), ma non si possono centralizzare beni essenziali come il cibo, la casa, i trasporti, l’acqua, l’abbigliamento, i medicinali. Hanno un costo troppo alto a livello locale per essere centralizzati. Oppure tutti e ovunque finiremo per romperci l’osso del collo solo per sopravvivere. E’ molto facile, forse perché nessuno ci fa caso.

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Sebastiano de Falco

PHI FOUNDATION

Buoni Famiglia

1 Un aiuto per le Donne  senza lavoro: ecco i Buoni famiglia

Cari Lettori, in Calabria  vi è aperto un bando da 12 milioni su progetti per conciliare occupazione femminile e gestione domestica, la proposta di buoni famiglia che coprano i costi di babysitter, centri per disabili o anziani, doposcuola o altri servizi.

Il motivo  principale che spinge a realizzare questo bando è appunto la difficoltà non solo di trovare un lavoro ma soprattutto di mantenerlo, al rientro dalla maternità. Di come conservarlo quando nel corso della giornata si devono anche accudire genitori anziani, oppure quando si ha una persona disabile in casa da seguire assiduamente. Il vero problema della gestione familiare è ancora una questione in gran parte  femminile, che implica in maniera pesante sul dato occupazionale: lavorando fuori casa tutto il giorno non si riescono a seguire le problematiche  familiari come portare ad esempio i bimbi dal pediatra, fare la spesa, sbrigare altre pratiche. D’altra parte i servizi alle famiglie sono costosi e non tutti possono permettersi la babysitter per lunghi periodi oppure  la spesa a domicilio.

Anche nelle regioni d’Italia con tassi di disoccupazione più contenuti le donne che lavorano sono in percentuale sempre meno degli uomini. Questo dato va a racchiudere una situazione ancora più critica nel Sud del Paese, dove nel 2016 quasi una donna su due si trovava senza lavoro. Ma proprio dal Sud parte una spinta per l’inversione di tendenza con scelte strategiche mirate, come quella adottata dalla Regione Calabria che ha dichiarato l’aumento dell’occupazione femminile obiettivo da raggiungere nel prossimo quinquennio; Questo è il Programma operativo che ogni regione sviluppa per attuare le politiche dell’Unione Europea e utilizzare i fondi disponibili per i prossimi anni e su questo obiettivo la Calabria ha deciso di investire più di 12 milioni di euro.

2 L’efficacia del Bando:

Lo strumento è un bando  per il  sostegno della creazione di reti territoriali che realizzino progetti operativi di aiuto concreto alle donne che lavorano e che contemporaneamente si occupano della famiglia. Per essere ammissibili i progetti devono essere presentati da reti ampie, composte da  almeno dieci soggetti tra pubblici e privati che potranno rilasciare servizi di diverso tipo, studiati sulle esigenze rilevate nel territorio di riferimento. Le reti, in questo modo potranno attivare sportelli informativi di assistenza e supporto alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, dove le persone interessate potranno trovare  informazioni utili sulle agevolazioni fiscali, sui servizi erogati dagli enti pubblici, ed anche assistenza se nel caso avessero problemi di discriminazione sul lavoro. Le reti territoriali potranno inoltre istituire ed erogare alle famiglie Buoni Servizio dei quali saranno  diretti beneficiari i bambini e i ragazzi.

L’idea è quella di coprire con i buoni i costi di attività educative e formative dei ragazzi alle quali spesso le famiglie rinunciano perché troppo costose, liberando così anche tempo da dedicare al lavoro. I buoni famiglia  saranno poi spendibili per coprire i costi del nido, della babysitter, del trasporto scolastico dei figli disabili, per la frequenza di centri diurni e centri di aggregazione giovanile, o anche per far frequentare ai ragazzi attività pre e post scuola. Disponendo di questi servizi non sarà necessario ricorrere al lavoro part-time o richiedere permessi per correre a prendere i figli a scuola e portarli in palestra.

I progetti potranno prevedere anche l’ampliamento di servizi già emanati, come  ad esempio la flessibilità oraria, l’incentivo per le aperture nei giorni prefestivi o in orari serali. Possono anche partecipare alle reti territoriali i Comuni e gli enti del Terzo settore, insieme ad associazioni di categoria, associazioni professionali e di volontariato operative in Calabria. I costi dei progetti sono coperti al 100 per cento dal contributo regionale, secondo i parametri indicati nel bando che si trova al sito www.calabriaeuropa.regione.calabria.it.

 Contributo: Massimo 350 mila euro per progetti su un ambito, 500 mila per progetti su due ambiti.

Scadenza del Bando : 13.01.2018

Chi partecipa : tra le reti territoriali che partecipano vi sono gli Enti di Terzo settore con Comuni e altri tipi di associazioni. Progetti per la regione Calabria : Sportelli di orientamento; servizi  e « buoni famiglia » per aiutare le donne a bilanciare il tempo di famiglia e lavoro.

 

N&D Nadine Fashion Stylist
PHI Foundation