Festival italiano del Volontariato, a maggio a Lucca l’ottava edizione

Si svolgerà a Lucca, dall’11 al 13 maggio, il Festival italiano del Volontariato.

Giunto ormai all’ottava edizione, il Festival italiano del Volontariato, rappresenta uno degli eventi più importanti dedicati alla solidarietà e al vivere civile.

La storia del Centro Nazionale per il Volontariato

Fino a quarant’anni fa, il volontariato era un qualcosa di completamente sconosciuto dalla cultura, dalla politica e dalle istituzioni, non solo a Lucca, ma quasi in tutta Italia. Negli anni ’80, però, nella città toscana, ci furono i primi segnali di una svolta da parte di alcuni Centri culturali e sociali (Caritas, Fondazione Agnelli, Censis) e soprattutto ad opera dei Convegni biennali di Lucca.

È, invece, dal 1984 che Lucca viene definita la Città del Volontariato. Nel mese di novembre di quell’anno, infatti, dall’incontro di personalità come Maria Eletta Martini, Luciano Tavazza, Giuseppe Bicocchi, Giovanni Nervo e Achille Ardigò nacque il Centro Nazionale per il Volontariato. La finalità primaria del Centro era quella di promuovere una nuova cultura nei rapporti tra società e Stato, tra volontariato e pubbliche istituzioni, ma nonostante siano già passati più di trent’anni, gli ideali che hanno segnato la nascita del Centro Nazionale per il Volontariato, sono tutt’altro che superati.

Festival italiano del Volontariato 2018: Mettiamoci scomodi

Il titolo di questa edizione è Mettiamoci scomodi e vuole sottolineare quanto scomodo venga percepito il volontariato e il ruolo del volontario, che denuncia, ma non solo, agisce e crea situazioni migliori per la società. Ma Mettiamoci scomodi è soprattutto un invito alle istituzioni a lasciare da parte le loro comodità, a prendersi le proprie responsabilità e mettersi finalmente scomodi.

È infatti proprio per questo motivo che l’edizione di quest’anno si svolgerà quasi interamente in piazza, a contatto con la gente e le loro esigenze.

Sarà la piazza centrale di Lucca, Piazza Napoleone, ad essere totalmente invasa. Un’invasione positiva e che sicuramente non passerà inosservata, lasciando un segno indelebile in quanti parteciperanno.

Tra i temi che verranno affrontati al Festival del Volontariato c’è la cura dei giovani dimenticati. I migranti minorenni, le vittime di tratta, la povertà educativa, il degrado, storie di chi non si rassegna, di chi vuole venirne a capo, di chi va all’azione senza se e senza ma, perché il volontariato è proprio questo. 

Tre giorni di eventi all’insegna della solidarietà 

Ma non ci sarà solo denuncia, saranno tre giorni di eventi, di dialogo e confronti a cui è possibile partecipare seguendo gli hashtag social #scomodi e #fdv2018. Una buona iniziativa che consentirà a tutti di poter esprimere la propria opinione sul tema del civile, della solidarietà, dare dei suggerimenti, delle idee che sicuramente saranno di incoraggiamento e da sprone per fare sempre meglio e rendere il Festival italiano del Volontariato una realtà che può racchiudere e raccontare il mondo solidale italiano.

È proprio per questo che la presenza conta molto, negli scorsi anni sono state coinvolte più di 20 mila persone provenienti da tutta Italia; più di 300 volontari si sono impegnati con costanza e hanno reso possibile la realizzazione del Festival italiano del Volontariato e si spera che quest’anno tali presenze possano essere raddoppiate.

Mettiamoci scomodi e partecipiamo.

 

Per ulteriori informazioni: http://www.festivalvolontariato.it/

 

Daniela Leone

PHI Foundation

Famiglie a geometria variabile: le famiglie monogenitoriali

In Italia oltre quattro milioni di famiglie sono composte da uno o più figli che vivono prevalentemente con uno dei due genitori, sono famiglie monogenitoriali, una realtà complessa e sempre più diffusa che non può essere ignorata.

UN VALIDO AIUTO

Smallfamilies è un’associazione di promozione sociale, costituitasi il 14 febbraio 2014, che attraverso un portale di eventi, a campagne di sensibilizzazione e ad una collana editoriale, è in prima linea sul fronte dell’impegno politico e sociale a favore delle famiglie monogenitoriali più esposte a condizioni di fragilità economica e relazionale.

Le sue basi si fondano già nel 2012, quando a Gisella, architetto, ricercatrice e madre single, viene l’idea, condivisa con altri due genitori single, Michele ed Erika, di creare un punto di riferimento per le famiglie monoparentali o come loro preferiscono chiamarle “smallfamilies”, “famiglie a geometria variabile”.

Insieme ad altri volontari, i tre promotori si documentano, prendono spunto da siti internet di paesi esteri più avanzati su questi temi e iniziano creando un portale, un osservatorio sulle famiglie monogenitoriali in Italia e nello stesso tempo un sito di informazione e orientamento per genitori soli, alle prese con tutte le difficoltà pratiche ed emotive ma anche con le soddisfazioni e desideri che comporta questa condizione.

SERVIZI E ASSISTENZA

Uno dei primi servizi istituiti è la consulenza e l’assistenza legale, una “selezione” di professionisti specializzati in materia per aiutare a trovare una soluzione il più possibile pacifica. E poi incontri, consulenze e punti di ascolto per aiutare ad affrontare gli aspetti psicologici legati a una separazione.

Un’ampia parte del lavoro dei volontari di Smallfamilies è dedicato alla ricerca, alla promozione di sondaggi e alle azioni di sensibilizzazione delle Istituzioni. Da sempre l’associazione denuncia la carenza di attenzione e di welfare dedicato alle famiglie costituite da un unico genitore. Eppure è evidente che anche in Italia, nell’eterogenea composizione delle famiglie, tra coppie sposate e coppie di fatto, con o senza figli, una buona percentuale è composta da genitori single, separati o divorziati, genitori unici o vedovi con figli a carico.

DATI SOMMERSI

Da una ricerca effettuata per fotografare la situazione in Lombardia si è messo in evidenza che ben il 12,8% delle famiglie è costituita da famiglie monogenitoriali e che solo il 4% è composto da famiglie numerose. La richiesta che Smallfamilies continua a fare alle Istituzioni è di prendere atto di questa trasformazione demografica e sociale e di programmare un welfare adeguato alle esigenze di queste nuove realtà familiari.

Uno dei problemi più grossi che si devono affrontare dopo una separazione è quello della casa e serve aiuto da parte delle Istituzioni. Un aiuto che riconosca pari diritti a tutte le famiglie monogenitoriali. Oggi in Lombardia i contributi sono destinati solo a situazioni di fragilità economica derivanti dalla rottura di una coppia sposata.

Smallfamilies è alla ricerca, anche fuori dal territorio di Milano, di realtà simili alla sua, o che si occupano più in generale della “famiglia che cambia”, per far rete e promuovere insieme progetti e azioni che sviluppino queste tematiche e individuino soluzioni adeguate. Ampliare la rete è importante per ottenere risultati concreti.

Gisella e gli altri volontari cercano anche mani che abbiano voglia di scrivere articoli sul loro sito, raccontare le loro storie, anche anonime, condividere le loro esperienze; persone che abbiano voglia di condividere il loro tempo e di dare luce ai genitori single. Se avete bisogno di loro, se volete aiutarli e sostenerli andate sul sito www.smallfamilies.it/contatti/ , visitate la loro pagina Facebook oppure inviate un sms al numero 3806570588 e verrete ricontattati.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Italia Non Profit: il Google italiano del terzo settore

Il mondo del terzo settore è molto vasto e frammentato, per questa ragione nasce nel gennaio 2017 Italia Non Profit, il primo motore di ricerca italiano adatto a tutti coloro che sono in cerca di informazioni su associazioni non profit, fondazioni onlus, comitati, e vogliono trovarle in un unico posto senza ulteriori dispersioni.
Ogni visitatore, tramite Italia Non Profit, può, senza grandi difficoltà, ricercare gli enti occupati nella causa sociale alla quale è più sensibile, vederne le campagne, eventuali raccolte fondi e visionarne il bilancio al fine di avere un quadro completo decidendo così dove e se investire il proprio denaro, in modo nuovo e consapevole.
In Italia, dove non esiste un registro unico consultabile per confrontare e consultare gli enti no profit, è importante l’esistenza di piattaforme come Italia Non Profit.

Ispirato a modelli americani di successo

Italia Non Profit rappresenta una novità in Italia ma non all’estero, dove già nel 2001 nasceva l’americana Charity Navigator, piattaforma-guida per i donatori che ha censito ben 9040 enti e che ha raggiunto i 752000 utenti registrati.
Charity Navigator però non è l’unica realtà preesistente, basti pensare alla piattaforma americana GuideStar, che ha ispirato la creazione di Italia Non Profit.

Un valido aiuto per gli enti (e gratis)

Le associazioni, fondazioni e comitati dotati di codice fiscale, possono creare gratuitamente la loro Scheda Ente accedendo al link https://italianonprofit.it/iscriviti/.
L’ente può condividere più o meno materiale accedendo a diversi livelli di compilazione, tra cui: informazioni di base, informazioni obbligatorie, completo e storico.
Sin dalle informazioni di base, preliminari nella registrazione alla piattaforma di Italia Non Profit, è possibile inserire e condividere i dati principali, la descrizione dell’attività, le parole chiave, il bilancio, lo statuto e l’atto costitutivo.
E’ anche possibile condividere con il visitatore/donatore anche importanti dati economici degli ultimi 3 anni e lo storico delle attività svolte negli ultimi 3 anni, questo permetterà all’ente una maggiore visibilità, chiarezza e credibilità.

Una valida guida per più donatori consapevoli

Oltre le informazioni sugli enti, Italia Non Profit ha creato un’area dedicata al 5×1000 con 40073 enti confrontabili.
E’ possibile, infatti, ricercare gli enti presenti negli elenchi del 5×1000 dell’agenzia delle entrate, visionare le informazioni presenti e scegliere in modo consapevole a chi destinare la quota.
Oltre questo, Italia Non Profit offre al donatore la possibilità di fare acquisti solidali, di scoprire con quali enti poter fare CSR, viaggi solidali, volontariato, servizio civile e volontariato d’impresa.

Italia Non Profit ha tutte le carte in regola per essere un potente strumento capace di rafforzare un terzo settore crescente che secondo i dati Istat impiega 5 milioni 529 mila volontari e 788 mila dipendenti e che registra un incremento importante dell’11,6% in più nel 2015 rispetto al 2011.
Un settore che potrebbe crescere ancor di più e diventare ancora più affidabile di quanto lo è stato in passato grazie a donazioni più oculate e donatori più informati e quindi più consapevoli.

Dalila Iannitto
PHI Foundation

 

iAnimal: la realtà degli allevamenti intensivi tra le strade grazie ad Animal Equality

Animal Equality è un’organizzazione internazionale per la Protezione Animale che opera per la tutela degli animali allevati a scopo alimentare attraverso una serie di indagini approfondite negli allevamenti intensivi, denunciando maltrattamenti e sensibilizzando l’opinione pubblica.

Uno degli ultimi progetti di Animal Equality intitolato iAnimal, tende a catapultare lo spettatore nella realtà degli allevamenti intensivi e dei macelli attraverso filmati a 360 gradi riprodotti grazie ai visori VR per la realtà virtuale.
Animal Equality, con la sua iniziativa, ha già raggiunto le strade di Busto Arsizio, Milano, Parma, Ostia e diversi punti nevralgici di Roma, compresa l’Università di Roma Tor Vergata.
Il 28 gennaio, Animal Equality è stata presente nel Largo dei Lombardi a Roma, dove numerosi passanti hanno voluto prendere parte al viaggio sensoriale di iAnimal, in particolar modo i giovani.

Uno dei video mostrati nel progetto di realtà virtuale iAnimal s’intitola 42 giorni. Di solito 42 giorni sono più che sufficienti per raggiungere la crescita massima di un pollo dell’allevamento intensivo.

Il video in questione, ottenuto grazie all’uso di telecamere nascoste posizionate durante delle indagini investigative che hanno coinvolto anche il nostro paese, analizza il mondo degli allevamenti intensivi di polli portando allo spettatore una fetta della realtà.

Si stima che ogni anno in Italia vengano allevati oltre 500 milioni di polli di cui il 95% in allevamenti intensivi.

L’impatto ambientale degli allevamenti intensivi

  • Secondo uno studio condotto dal Fao nel 2016, un terzo del gas serra è causato dall’uso massiccio della chimica nell’agricoltura e negli allevamenti intensivi;
  • Il terreno destinato agli allevamenti intensivi toglie ingente terreno all’agricoltura;
  • Altro aspetto importante sono i reflui, che secondo la onlus Compassion in world farming italia raggiungono le 65 tonnellate all’anno;
  • Uno spreco di risorse: un terzo dei cereali prodotti in tutto il mondo viene utilizzato per alimentare il bestiame, è ingente anche l’acqua usata per produrre 1 kg carne rossa di manzo occorrono 15 900 litri d’acqua, per produrre 1 kg di legumi ne occorrono 4055 litri.

 L’impatto sulla salute

  • Sono state registrate gravi forme di salmonella e del Campylobacter dopo l’uso di carne da allevamento intensivo

L’uso massiccio di antibiotici inevitabilmente creerà un’emergenza di superbatteri resistenti agli antibiotici

La soluzione è un’alimentazione alternativa

E’ tempo di seguire un’alimentazione sostenibile.
Animal Equality si batte da anni per diffondere la cultura vegan attraverso campagne di sensibilizzazione e la realizzazione di progetti come iAnimal.
Eliminare o ridurre drasticamente l’uso della carne può fare la differenza, perché è il consumatore ad alimentare questi lager che non fanno bene all’ambiente, agli animali e all’uomo.

Come affermato dal direttore di Animal Equality, Matteo Cupi, in un’intervista per veggiechannel.com: “quello che si può fare con le persone è appunto accompagnarle in un processo di cambiamento, fargli capire che veramente con piccoli passi si possono ottenere grandi cose”.
Oggi modificare la propria dieta significa avviare una piccola rivoluzione a salvaguardia del benessere comune, basta solo saper scegliere.

 

Dalila Iannitto

PHI Foundation

Banco Farmaceutico

Il Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria

Cari lettori, oggi vi racconto della storia di un ragazzo che si chiama  Mohammed, è portatore di un diabete trascurato, che gli ha provocato l’amputazione di un alluce  e conduce una vita ad alto rischio. Ma grazie alle medicine donate dal Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria all’Opera San Francesco ora sta bene.

Questa situazione si può definire per l’appunto “povertà sanitaria” che purtroppo riguarda tutta la regione italiana.

Spesso si parla di quelle persone che non hanno abbastanza risorse a disposizione per acquistare i farmaci necessari, anche per quelli che richiedono una  semplice ricetta. A partire dagli antinfiammatori, agli antipiretici, dai prodotti contro la tosse ed il  raffreddore fino all’aspirina per non parlare poi dei soldi per pagare il ticket.

In tutti questi  casi a partire dal  senzatetto o dalla vicina di casa, il lavoratore precario o la famiglia che teme gli venga portato via un figlio per l’impossibilità di garantirne il futuro, siamo di fronte a categorie che hanno  il diritto di essere tutelate.

Vi è in atto una nuova emergenza che va avanti da anni affrontata dalla Fondazione del Banco Farmaceutico onlus sin dal 2000, quando un gruppo di giovani  farmacisti si rese conto della problematica, e organizzò ogni secondo sabato di febbraio, in tutta Italia, una giornata di donazione.

Ci sono migliaia di volontari che si offrono per prestare servizio nelle oltre 3.600 farmacie aderenti, e invitano i cittadini ad acquistare medicine senza obbligo di prescrizione per gli Enti assistenziali della propria città.

La storia di  Mohammed e la Giornata nazionale di raccolta del farmaco

«La Giornata nazionale di raccolta del farmaco quest’anno cade nel 40esimo anniversario della nascita del Sistema Sanitario Nazionale. Dove lo stato non arriva, il cittadino deve intervenire», spiega Filippo Ciantia, direttore della Fondazione Banco farmaceutico vs. la povertà sanitaria.

Proprio come  la storia di Mohammed, un ragazzo con  un diabete trascurato che lo ha ridotto in fin di vita. All’Ospedale San Giuseppe di Milano gli è stato amputato un alluce e comunicato che, per tutta la vita, ogni giorno, avrebbe dovuto prendere farmaci per sopravvivere. Medicine che non si poteva permettere e che, donate dal Banco Farmaceutico all’Opera San Francesco, gli garantiranno una vita dignitosa.

«Pensavo che il mio unico rimpianto sarebbe stato quello di non poter ricambiare. Adesso faccio volontariato e sogno un giorno, se potrò permettermelo, di essere Io a donare almeno uno di quei farmaci che oggi ricevo», racconta. La sua storia è quella di tutte quelle persone indigenti che, lo scorso anno, per curarsi hanno avuto a disposizione solo 29 centesimi al giorno, pari a 106 euro l’anno (14 euro in meno rispetto al 2016).

Con l’appuntamento  del mese di febbraio è necessario «ricordare che nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere se curarsi o mangiare, come è costretta a fare oggi una persona su tre», sottolinea Ciantia.

E’ un po’ come mette in luce l’ultima edizione del «Rapporto sulla povertà sanitaria» curato dal Banco Farmaceutico, a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami è chi ha un titolo di studio basso (40,85 per cento), chi ha più figli (42,1) e chi vive al Sud (50,6). Desistono casalinghe(40,2 per cento), pensionati (39,8) e, in testa, i lavoratori atipici (51,2). A testimoniare l’aumento delle necessità è la richiesta da parte degli enti assistenziali che nel 2017 ha segnato un +9,7 per cento (contro l’8,3 del 2016). Solo nel quinquennio 2013-2017 la domanda è cresciuta del 27,4 per cento, legata all’aumento di poveri assistiti: oltre agli stranieri (+6,3), si rileva l’incremento dei minorenni (+3,2). A crescere sono soprattutto quelli italiani (+4,5 in un anno), mentre quelli stranieri sono cresciuti «solo» dell’1,5.

I farmaci più richiesti sono gli analgesici, antipiretici, antinfiammatori per uso orale, preparati per la tosse, farmaci per uso locale e per dolori articolari.

In 17 anni la Giornata nazionale di raccolta del farmaco ha raccolto oltre 4.500.000 di farmaci, per un controvalore di circa 26 milioni di euro. L’ultima edizione, l’11 febbraio 2017, ha coinvolto 3.851 farmacie e oltre 14 mila volontari; a beneficiare della raccolta (1.331.535 confezioni) sono state 578 mila persone assistite dai 1.721 Enti convenzionati con il Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria. Non solo, i farmaci hanno anche varcato i confini. Nel 2016, su richiesta dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), «abbiamo spedito 65 mila confezioni agli ospedali della Grecia; inviato, in collaborazione con il ministero degli Esteri, 99 mila confezioni in Libia; 109 mila confezioni in Venezuela e 500 chilogrammi di farmaci ad Herat in collaborazione con il ministero della Difesa», chiarisce Ciantia. In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, «il Terzo settore ha bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione, civile». C’è ancora molto da fare e le sfide non sono poche.

Ma, come sta avvenendo per la lotta allo spreco, i segnali si vedono: «Pensiamo a tutti i farmaci utilizzati dai malati. Quando i nostri cari vengono a mancare, molte medicine ancora preziose restano nelle nostre case. Dobbiamo comunicare che il farmaco ha un valore e può essere donato per curare altri». In questo, la legge Gadda del 2012, ha dato un enorme contributo, estendendo le agevolazioni previste per chi recupera e dona eccedenze alimentari anche a beni come i prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, gli integratori alimentari, i presidi medico chirurgici e i prodotti farmaceutici. «La salute è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. La Giornata nazionale di raccolta del farmaco è un’opportunità per costruire un sistema più giusto, e nessuno deve essere escluso», conclude Ciantia.

Ed è così che ill mese di febbraio, di ogni anno  diventa molto importante perché arriva la  Giornata nazionale di raccolta del farmaco che ha l’obiettivo di  soddisfare la clientela di categoria debole, del ritiro di  donazione gratuita e non acquistabile dei diversi medicinali e farmaci gestita dai diversi volontari al Banco Farmaceutico.

La storia del ragazzo Mohammed ci insegna che anche le malattie più gravi possono essere curate grazie al supporto  generoso da parte del Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria, all’Opera San Francesco.

E questo risulta essere un grande gesto di umanità  anche grazie al contributo speciale dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation