Lo Yoga: un aiuto contro il bullismo e le persone in difficoltà

A Cesano Maderno all’interno di una palestra, si trova il centro yoga Naga Yogi, associazione sportivo-culturale che cerca di diffondere la filosofia yoga soprattutto nelle scuole o nei soggetti che hanno problematiche sia fisiche che psicologiche.

naga-yogi

Lo yoga nasce originariamente nell’India antica e, ad oggi, è anche patrimonio dell’umanità, perché è uno strumento che può permettere di raggiungere un autocontrollo psico-fisico, riuscendo a superare problematiche legate alla rabbia, alle paure e alle ansie.

Questa filosofia è adatta a qualsiasi tipo di persona e con questa consapevolezza l’associazione Naga Yogi l’ha utilizzata per contrastare le problematiche adolescenziali.

Raffaele, mi accoglie e mi racconta cosa vuol dire per lui seguire ed insegnare questa disciplina. Lo yoga consiste nel conoscere il proprio fisico, il proprio respiro e la propria mente.

Asana, sono le posizioni del corpo, la parte fisica dello yoga che aiuta l’individuo alla concentrazione, al controllo del corpo e quindi al controllo della respirazione, funzione fondamentale per calmare la propria mente. Dal controllo fisico si arriva al controllo della mente per essere padroni di se stessi, ossia passare dall’ignoranza alla consapevolezza, gestendo la parte  razionale della mente e attivando la parte intuitiva che si sviluppa durante la pratica. Il risultato è una mente quieta che non subisce più le emozioni, non si lascia turbare da esse e rimane più stabile davanti agli eventi che la vita ci presenta.

Ultimamente l’associazione Naga Yogi ha lavorato con le scuole per cercare di ridurre il problema del bullismo. Insegnando ai ragazzi delle scuole la disciplina e il controllo della propria rabbia e delle proprie emozioni. Oltre a questo si è pensato di associare allo yoga l’insegnamento della disciplina brazil-jiu jitsu per permettere ai ragazzi di conoscersi meglio, sapersi ascoltare, sperimentare il contatto fisico con gli altri e prendere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Oltre ai ragazzi delle scuole, con lo yoga Raffaele cerca di aiutare le persone che soffrono di ansie e depressioni, le persone autistiche o le persone che hanno delle menomazioni fisiche.

Sicuramente in questa scuola si respira un’aria di serenità e di tranquillità, Raffaele è una persona speciale, che crede fermamente in quello che fa, con passione e capacità.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

BLUE WHALE – Il fenomeno sociale del momento

Il fenomeno sociale di questi giorni è il Blue Whale, un gioco macabro che coinvolge ragazzini indifesi e che culmina col suicidio degli stessi.

Se ne è parlato recentemente in tv e molti siti web di informazione hanno dato risalto a questo fenomeno, ma cerchiamo di capirlo meglio:

1 Cos’è la Blue Whale ?

Blue Whale è un termine  inglese che in italiano significa ‘’balenottera blu’’ o “balena blu”.

Questo gioco è  nato in Russia, successivamente diffuso in America Latina e poi in Europa.

Il gioco  nasce a maggio del 2016.

Nel sito web russo,  Novaya Gazeta, d’informazione   indipendente,  è stato pubblicato un articolo dal  titolo macrabo “i gruppi della morte” .

Sito con molti fan soprattutto adolescenti, che ha suscitato fin da subito un interesse particolare, specialmente da parte di chi è particolarmente fragile e mostra una  forte insicurezza ed incapacità di amare la vita.

Ci sono state varie testimonianze di  madri che hanno perso i loro figli, sostenendo di essere state per molto tempo, all’oscuro di ciò che stava accadendo ai propri figli.

In particolare è stata raccolta la testimonianza della madre Irina a seguito della morte della figlia  Eli .

La donna ha visto alcuni disegni realizzati dalla figlia di farfalle e balene, apprezzandone il notevole talento confermando la tesi che ella durante la realizzazione, godeva di ottima salute.

Alla morte della figlia, la donna crede che l’atto del suicidio  sia scaturito da motivi adolescenziali, ossia delusioni  d’amore o altri problemi di varia natura.

Ma tutto ciò alla donna, non torna, dunque decide di indagare da sola.

Approfondisce l’argomento indagando sui gruppi del gioco sui social frequentati dalla figlia, in seguito crea un profilo fake per capire meglio quali siano le  tematiche all’interno del gruppo.

Scopre che erano in circolazione molte immagini con la rappresentazione  di mani tagliate e con sopra disegnate delle balene.

La donna ha pensato fossero immagini prese da altri siti web  e  social , invece  si è  trattato  di un vero e proprio gioco  che ha portato alla  morte della figlia .

Da questa ricerca, è scattato subito l’allarme che presto è circolato  su tutti i media, giornali, tv, radio,  sono state fatte numerose campagne  d’informazione  contro questo  gioco mortale e molti video challenge da vari  utenti  sui canali youtube.

2 Quali sono le  regole  e lo scopo del gioco?

In questo gioco le regole sono 50  che portano alla morte, rovinando la psiche del ragazzo portandolo alla pazzia.

Ecco elencate  alcune delle  regole :

 

1 Incidersi sulla mano,  con il rasoio, ‘’f57’’ e inviare la foto al curatore,

2 Alzarsi  alle 4:20 del mattino e guardare video psichedelici e dell’orrore che il curatore invierà,

3 Tagliarsi il braccio con un rasoio lungo le vene. Dopo tre tagli, inviare la foto.

4 Disegnare una balena su un pezzo di carta e inviarla al curatore.

5 Se si è pronti a diventare una balena, incidersi yes su una gamba.

Se, invece è al contrario tagliarsi più volte. Quest’ultima è considerata come un’ azione punitiva.

Cosi avanti fino all’ultima “regola”, ovvero buttarsi da un edificio molto alto.

Molti adolescenti con poca autostima, senza punti di riferimento, si lasciano manipolare da questi serial killer sui gruppi social e sono i primi  a cadere in questa trappola della morte.

Si crea una dipendenza dal gioco,  in cui non è facile nè gestire, nè cambiare idea, per capire che ciò in cui si stà andando incontro è la morte .

Lo scopo della Blue Whale è quello di fare leva sulla vulnerabilità dell’individuo.

Monitorando il più possibile la sua psicologia in modo da annientare  la persona.

3 Come possiamo aiutare i nostri figli?

E’ importante mantenere vivo il dialogo con il proprio figlio sul fenomeno della Blue Whale .

Fare attenzione agli sbalzi d’umore,  alla condotta della vita scolastica, vita sociale e soprattutto  saper controllare  se  le ore di  sonno  sono efficaci o se portano riscontri negativi ad esempio: malessere, stanchezza fisica, inappetenza  oppure isolamento.

Come citato nelle regole della Blue Whale, ci si alza alle 4:20 del mattino per vedere film horror, ascoltare musica che danneggia la psiche.

Guardare sempre se il figlio riporta lesioni sul corpo e al minimo sospetto è bene segnalare subito  l’accaduto alla polizia postale  e alle autorità competenti.

Inoltre, la cosa più importante, è quella di insegnare sempre il valore della vita, cercare di invitare il proprio figlio a svolgere più attività ricreative o di sport collettivo.

Spiegare come navigare sui social e sui vari siti web in generale con  maggior sicurezza .

E’ utile cercare di capire l’opinione del ragazzo.

Aggiungo, che di questi tempi,  l’ideale sarebbe che un ragazzo, non fosse in possesso di oggetti tecnologici e che almeno  gli venga insegnata più consapevolezza nell’uso di questi  dispositivi.

Bisogna assicurarsi  che vi siano più controlli da parte dei genitori in modo tale da ridurre il rischio  di trovarsi  in  situazioni scomode.

Con la consapevolezza che giochi mortali come la Blue Whale non dovrebbero esistere per nessun motivo al mondo è bene sapere che purtroppo questi fenomeni esistono ma si possono affrontare e evitare che i nostri figli caschino in queste ragnatele dell’orrore.

 

Riporto il link di una  video challenge  di

 Gianmarco  Zagato per capire meglio di cosa si tratta:

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

 

INSIEME CONTRO IL BULLISMO

Giorno del Dono: a scuola di solidarietà, contro ogni forma di prevaricazione.

 

Il bullismo riempie le pagine di attualità ed è capace di evolvere assumendo sempre nuove forme tanto che anche il Papa, che lo scorso sabato ha incontrato i cresimandi a San Siro a Milano, ha lanciato il suo monito ai ragazzi presenti: mai più bullismo.

 

Un fenomeno in crescita, come dimostrano anche i risultati dell’indagine 2016 Web Reputation e comportamenti rischiosi online realizzata su un campione di 500 giovani lombardi tra gli 11 e i 18 anni da OssCom – Centro di Ricerca sui Media e la Comunicazione dell’Università Cattolica per conto di Corecom Lombardia. Più di un intervistato su quattro ha subito un atto di bullismo, un dato ancor più preoccupante se si considera che, focalizzando l’attenzione solo sui preadolescenti, le vittime salgono a una su tre.
Il Giorno del Dono – #DonoDay2017 – nasce per fare cultura del dono partendo proprio dai ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, scuole frequentate da ragazzi dai 10 anni alla maggiore età.

Ci piace pensare al dono come un antidoto al bullismo – Il Giorno del Dono offre un messaggio positivo che può trovare spazio tra i banchi di scuola dove si formano gli uomini e le donne di domani. È nostro desiderio uscire dalle tradizionali logiche del buonismo che non hanno presa sui giovani, ecco perché abbiamo proposto un contest video, strumento nel quale gli studenti hanno molto da insegnarci. Non a caso, inoltre, abbiamo intitolato il contest con l’hashtag #DonareMiDona: i ragazzi sono i veri protagonisti di un nuovo modo di pensare il dono in grado di cambiare le coscienze di tutti. Questa è la sfida che lanciamo loro: aiutateci a vedere quanto il dono ci renda migliori e “più belli” ogni giorno”.

 

PHI Foundation Social Innovation Community

È il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività

 

Il Dono, espressione dell’Innovazione Sociale caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali delle comunità, esigenze che oggi siamo sempre più in grado di affrontare attraverso la responsabilizzazione degli individui e la volontà di cambiare le relazioni sociali.

 

PARTECIPA ANCHE TU AL CAMBIAMENTO

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation