LA DEDIZIONE DI LEGAMBIENTE CONTRO IL DEGRADO AMBIENTALE

  L’ATTIVITA’ DI LEGAMBIENTE

Legambiente è una Onlus, fondata nel 1980 in Italia con lo scopo di difendere l’ambiente, diffondendosi capillarmente in tutte le regioni.

Attualmente conta 115.000 soci, 3.000 giovani che partecipano ai campi di volontariato ed ha 60 aree naturali che gestisce direttamente. Le attività dell’associazione sono il frutto dell’impegno dei volontari nella difesa dell’ambiente, come l’abbattimento degli sprechi, il riciclo, la mobilità sostenibile, le battaglie contro il nucleare, lo smog e l’agricoltura industriale.

Legambiente organizza campagne e giornate di mobilitazione prendendo a cuore molte problematiche quali la pulizia delle spiagge, dei fondali marini, dei parchi, dei giardini, delle strade dai rifiuti, la diffusione di buone pratiche per vivere in modo sostenibile, lo sviluppo e la diffusione delle energie rinnovabili nel Paese.

L’organizzazione organizza campi di volontariato in Italia ed all’estero, chiunque volesse partecipare alle attività svolte da Legambiente può consultare il sito web (basta aver compiuto il 14° anno di età).

Legambiente istituisce delle giornate di formazione ed istruzione nelle scuole, organizza dei festival dove trascorrere una giornata con musica dal vivo, mangiare cibi biologici e curiosare tra i mercatini solidali. Inoltre pubblica libri e riviste per dare informazioni su: inquinamento, cambiamenti climatici, ogm (organismi geneticamente modificati) e salute.

Inoltre Legambiente ha lanciato una campagna di fundraising per proteggere le tartarughe marine dall’inquinamento delle acque marittime, dalla pesca eccessiva ed illegale e per tutelarle durante la loro nidificazione. Chiunque volesse può contribuire adottando una piccola tartarughina, semplicemente collegandosi al sito internet  www.legambienteanimalhelp.it/tartalove.

Fatelo, con un piccolissimo gesto potete aiutare queste tenere creature

DUE ORGANISMI DI LEGAMBIENTE

Legambiente può contare su un Centro di azione giuridica composto da 200 avvocati che seguono le vicende giudiziarie in ambito ambientale sia a livello nazionale che regionale e su un Comitato scientifico, formato da 300 scienziati con lo scopo di potenziare la ricerca scientifica nell’ambito dell’ecologismo e dar forza ad un ambientalismo scientifico, che trova le sue radici nell’Ottocento con la teoria darwiniana dell’evoluzione.

Ai nostri giorni l’inquinamento è eccessivo, è apprezzabile che almeno poche associazioni di volontariato si offrano ed abbiano la forza di fronteggiare le variegate, molteplici e dannose forme d’inquinamento antropico.

 

 

Filippelli Giuseppina

PHI Foundation

BILE DELL'ORSO

BILE DELL’ORSO: ORSI DELLA LUNA

BILE DELL’ORSO: ORSI DELLA LUNA

 

Bile dell’orso: orso della luna

PHI Foundation insieme animals asia foundation

chi siamo

perché siamo

 

Cina, Vietnam, Corea

Si calcola che tra Cina, Vietnam, Corea ad altre nazioni in Asia circa 20.000 orsi neri asiatici, meglio conosciuti come orsi della luna, siano allevati e torturati per soddisfare la richiesta di bile del mercato asiatico.

 

Dripping

Rinchiusi in gabbie grandi quanto il loro corpo, gli animali vengono munti giornalmente con l’ausilio di un rudimentale catetere di metallo conficcato nella cistifellea o mediante il cosiddetto metodo free dripping, che prevede l’apertura di profonde ferite nell’addome dalle quali il prezioso liquido defluisce lentamente.

 

Medico Veterinario

Tutte le operazioni avvengono in totale assenza di requisiti igienici, senza il supporto di alcun medico veterinario o l’uso di farmaci anestetici. Normalmente, ogni due impianti riusciti si contano due decessi per complicazioni di vario genere.

 

Jill Robinson

Fondata dall’inglese Jill Robinson, nel 1998, Animals Asia è l’unica organizzazione internazionale non governativa che si batte per mettere fine alle fattorie della bile nel sudest asiatico, riscattando gli orsi e ospitandoli nei suoi santuari in Cina e in Vietnam.

 

Aniamals Asia

Animals Asia lavora con lo scopo di promuovere il cambiamento e lo sviluppo attraverso l’educazione e l’informazione, ricercando in collaborazione con i governi nazionali, le autorità locali e le comunità, soluzioni sostenibili a lungo termine.

 

La bile di orso

La bile di orso è un ingrediente molto apprezzato dalla Medicina Tradizionale Cinese e viene impiegato come antinfiammatorio nelle sue preparazioni da più di 3000 anni, nonostante siano disponibili numerosi rimedi erboristici e di sintesi.

 

Alternative

Entrambe le alternative sono economiche, facilmente reperibili e soprattutto più sicure per la salute pubblica. La bile, infatti, viene estratta da animali affetti da gravi patologie ed è contaminata da pus, sangue, urina, feci e altro materiale biologico.

 

La bile estratta, inoltre, non subisce alcun processo di raffinazione.

 

Ursodesossicolico

Il suo principio attivo, l’acido ursodesossicolico (UDCA), venne sintetizzato per la prima volta in un laboratorio giapponese nel 1954. La sua efficacia è scientificamente dimostrata nel trattamento delle malattie del fegato.

 

UDCA

L’UDCA sintetico è sicuro per la salute umana, non ha effetti collaterali, non contiene derivati animali e ha costi di produzione ridotti. L’UDCA è usato in tutto il mondo per curare cirrosi primarie, calcoli alla cistifellea, epatiti autoimmunitarie e tumori al colon. Ironicamente, in Asia si consuma più UDCA sintetico che bile di orso.

 

Giappone, Cina e Corea consumano complessivamente 100 tonnellate di bile sintetica all’anno. Il consumo mondiale totale è di circa il doppio.

 

Veerboristiche

Secondo l’Associazione Cinese di Medicina, Filosofia e Ambiente esistono almeno 54 alternati veerboristiche alla bile di orso tra cui l’edera, il tarassaco, il crisantemo, la salvia ed il rabarbaro.

 

Bevande energetiche

Oggi la richiesta locale di bile di orso è di circa 4 tonnellate, mentre la produzione di estratto secco si aggira intorno alle 7 tonnellate, quasi il doppio rispetto alla domanda, incentivando così i produttori a impiegare la bile nella preparazione di beni di largo consumo come lozioni, shampoo, vino, tè, bevande energetiche e unguenti di varia natura.

 

Questi prodotti vengono esportati illegalmente in tutto il mondo, Europa compresa.

 

Orso nero

L’orso nero asiatico, Ursus Thibetanus, è una specie tutelata dalla CITES, la convenzione internazionale sul commercio delle specie animali e vegetali in via di estinzione, che ne vieta e regola l’esportazione e l’importazione non autorizzate.

 

China Wildlife

Nel giugno del 2000 Animals Asia, con il sostegno della China Wildlife Conservation Association(CWCA), conclude il primo storico accordo firmato tra una organizzazione internazionale non governativa e il Governo Cinese nell’ambito dell’animal welfare.

 

Il trattato prevede la liberazione dei primi 500 esemplari detenuti e impegna le autorità locali a ritirare progressivamente le licenze.

 

Governo Cinese

Oggi Animals Asia è il solo interlocutore del Governo Cinese in materia di bear farming e l’unico al quale è consentito operare all’interno dei confini nazionali, mentre oltre il 70% del territorio cinese è farm-free.

 

Vietnam

In Vietnam, diversamente dalla Cina, l’allevamento degli orsi è illegale dal 2002, ma si stima che oltre 1.200 esemplari siano ancora detenuti e sfruttati nelle fattorie della bile a causa delle normative farraginose e delle difficoltà nell’attivazione dei controlli.

 

2006

Nel 2006 Animals Asia sottoscrive con le autorità vietnamite uno accordo quadro che decide la liberazione di 200 orsi e formalizza la volontà del governo a contrastare concretamente questa industria.

 

2007

A luglio del 2017 Animals Asia ha firmato il Memorandum of Understanding con il governo Vietnamita, nel quale si dichiara la liberazione di tutti gli orsi dalle fattorie della bile entro un arco di tempo di cinque anni.

 

Sichuan

Animals Asia ha costruito e gestisce due santuari nella provincia del Sichuan, in Cina, e nel parco Nazionale di Tam Dao vicino a Hanoi, in Vietnam, entrambi premiati quale modello internazionale di eccellenza.

 

300 operatori

Animals Asia impiega oltre 300 operatori qualificati in tutto il mondo e rappresenta un indotto economico di straordinaria portata per le comunità in cui opera nel continente asiatico.

 

Hong Kong

Animals Asia ha sede a Hong Kong. Il nostro obiettivo è quello di informare l’opinione pubblica e promuovere la diffusione di una coscienza etica e consapevole rispetto al tema della sofferenza animale e la tutela dell’ambiente. In Italia Animals Asia è una ONLUS registrata. www.animalsasia.org

 

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

 

PHI Foundation

Daniela Bellon

LA CURA E L’ ATTENZIONE DI GREENPEACE VERSO L’AMBIENTE

L’INQUINAMENTO OGGI 

Oggigiorno il problema dell’inquinamento è devastante, la causa stessa è l’uomo che con le sue attività pensa bene di non prestare attenzione al rispetto per l’ambiente in cui vive. Oggi sentiamo parlare d’inquinamento sotto mille sfaccettature: inquinamento atmosferico, acustico, idrico, del suolo, domestico, agricolo, architettonico, elettromagnetico, nucleare ed industriale come se fosse un catalogo con un assortimento sempre più ampio.

L’uomo prima di operare e pensare al suo profitto deve in primo luogo tenere in considerazione che il Pianeta Terra è la sua casa ed il posto dove vivere a pieno la propria vita nonchè il luogo dove possono e devono poter abitare tutti gli esseri viventi: umani, animali e vegetali.

Credo che tutta la popolazione mondiale, vada educata al rispetto dell’ecosistema organizzando corsi istruttivi di educazione ambientale per i bambini della scuola primaria al fine di creare consapevolezza e conoscenza fin dalla più tenera età, mentre per gli adulti andrebbero organizzate campagne sociali e attività di volontariato diretto, per sensibilizzare tutti quanti ulteriormente su questo tema.

Nella «verde» Danimarca per combattere il problema dell’inquinamento ambientale i governi investono molti soldi nella costruzione di infrastrutture per il traffico di biciclette, spingendo la metà della popolazione danese a parcheggiare la propria vettura nel garage ed ad andare a lavoro in bicicletta.

Diversamente dalla situazione italiana dove i governi intervengono pochissimo su questa questione ed adottano scarsissime misure per contrastare l’inquinamento, infatti in pochi adoperano un auto elettrica e raramente si utilizzano le due ruote a pedali per spostarsi in città. 

L’ATTIVITÀ DI GREENPEACE 

Greenpeace è un organizzazione non governativa ambientalista, fondata a Vancouver nel 1971 e presente in 41 Stati, può contare su volontari, attivisti e dialogatori che incontrano persone nelle piazze di tutto il mondo facendo conoscere le loro missioni e le loro petizioni.

Greenpeace si batte per la difesa dell’Artico (minacciato dalle trivellazioni petrolifere, dalla pesca industriale e dai cambiamenti climatici), è in prima linea nella tutela delle foreste del pianeta che rischiano la deforestazione, si impegna per la salvguardia di tutti i mari e gli oceani dalla pesca eccessiva ed illegale; si oppone al surriscaldamento climatico causato dall’uso di combustibili fossili delle industrie, consigliando l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Il movimento ha lanciato una petizione al Governo italiano ed alla Commissione Europea per la salvaguardia delle api (uccise dall’uso di pesticidi chimici sempre più utilizzati nell’agricoltura intensiva)proponendo un’agricoltura biologica e sostenibile; ostacola inoltre, gli esperimenti nucleari nelle zone naturali ed incontaminate degli oceani, considerati distruttivi per la flora e la fauna oceanica.

Chiunque volesse entrare a far parte dell’associazione può consultare il sito, perchè c’è molto bisogno di persone che difendono il Pianeta dall’inquinamento antropico.

 

Filippelli Giuseppina

PHI Foundation

VIAGGIARE FACENDO VOLONTARIATO

ORIGINI DEL VOLONTARIATO

Agli inizi del Novecento nascono le prime associazioni di volontariato e nel corso del tempo ci sono stati molti mutamenti in questo ambito.

In principio queste associazioni erano legate al territorio dove erano sorte mentre con gli anni, alcune operano a livello internazionale, altre a livello nazionale ed altre a livello regionale.

Chi decide di fare il volontario sa che deve operare in situazioni di emergenza, portare il suo aiuto in aree sottosviluppate, lì dove mancano i beni di prima necessità, l’assistenza sanitaria, le abitazioni e fronteggiare varie situazioni disagiate.

Nell’ ultimo trentennio del Novecento nascono delle associazioni capaci di promuovere scambi culturali, educativi e linguistici nel mondo ma restando sempre legati all’ambito dell’ associazionismo.

 

ASSOCIAZIONI CHE ORGANIZZANO I WORKCAMPS

Lunaria è un’ associazione di promozione sociale con sede a Roma e promuove dei campi di volontariato dal 1992. Ogni anno circa 20 mila volontari partecipano ai progetti di cooperazione internazionale, svolgendo attività senza fini di lucro ed autofinanziandosi i workcamps (progetti di volontariato a breve termine in tutto il mondo).

Lunaria propone 2000 progetti in 65 Paesi, consultabili dal proprio sito www.lunaria.org.

Anche Wep (world education programm) organizza da 30 anni  viaggi solidali  in molte zone del mondo, chi decide di partire deve finanziarsi il viaggio, studiare la lingua dello stato dove svolgerà il servizio e sostenere un colloquio conoscitivo-valutativo.

Dispone di 15 formule che variano dal progetto construction, ai progetti eco (manutenzione dei parchi e salvaguardia della flora e della fauna in Canada, cura e pulizia dei templi in Cambogia), al progetto ranch per vivere nella savana guyanese, ai progetti sea life in Indonesia e Sud Africa.

Chiunque voglia fare un’ esperienza di volontariato unita al desiderio di conoscere e scoprire la cultura e la storia di un altro Paese può consultare il sito www wep.it.

Un ruolo molto importante in questo ambito lo sta svolgendo recentemente anche l‘Associazione Informagiovani che ha stretto accordi di collaborazione bilaterale con 100 organizzazioni di 55 Paesi.

Promozione del volontariato locale ed internazionale, tutela dei diritti civili dei giovani, partecipazione attiva di minori, questi gli obiettivi dello sportello Informagiovani di Palermo (www.campidivolontariato.net).

Nel 2011, nasce Volontariato al Volo (www.volontariatoalvolo.it), dall’Associazione di volontariato Cantiere Giovane in partenariato con altri enti del terzo settore.

L’obiettivo attuale è quello di promuovere il volontariato attraverso il coinvolgimento dei giovani in attività sociali, culturali ed ambientali, organizzando workcamps e progetti europei.

Tutti coloro che amano viaggiare possono unire questa passione ad un’ esperienza  formativa di volontariato, incontrando nuove culture, imparando una lingua ed al contempo promuovendo la pace, gli stili di vita sostenibili, la tutela dell’ambiente ed i diritti umani e civili.

 

Giuseppina Filippelli

PHI Foundation

PANE: IL PREZZO DEL GRANO IN ITALIA

PANE: IL PREZZO DEL GRANO IN ITALIA

PANE: Il prezzo del grano in Italia è fermo al 1987, ma il pane costa il 1450% in più. Non trovate che c’è qualcosa che non quadra?

PANE: Lucio Battisti, uno dei più apprezzati cantautori italiani, in “Pensieri e Parole” chiedeva appunto “Che ne sai tu di un campo di grano…”.  Infatti i passaggi oscuri dalla terra alla tavola sono sconosciuti a milioni di comuni mortali.

In effetti il prezzo del grano in Italia è paralizzato al 1987, ma il pane dal fornaio costa il 1450 per cento in più. 
Eppure il consumatore non se ne accorge: oggi ci vogliono trenta chili di grano per arrivare alla quotazione di un chilo di pane. Questa è la situazione denunciata pubblicamente e in più occasioni da Coldiretti, ma non solo.A livello nazionale gli ettari coltivati sono 600 mila per 30 milioni di quintali. Se invece si passa al grano duro, quello per la pasta, coltivato soprattutto nelle regioni meridionali (Puglia, Sicilia, Basilicata, Molise), gli ettari sono 1,3 milioni e i quintali 49 milioni.Tanti? No, pochi se si pensa che importiamo 23 milioni di quintali di grano duro e ben 48 di quello tenero: gli arrivi dall’Ucraina sono quadruplicati, raddoppiati dalla Turchia. Ma allora perché esportiamo frumento in Nord Africa?Comunque, la pasta è la terza voce del nostro export commerciale (vale 2,4 miliardi di euro all’anno), mentre di prodotti da forno ne esportiamo per 1,7 miliardi. A fronte di tutte queste cifre da capogiro e di crescita percentuale, resta quella misera del prezzo pagato ai coltivatori, che fra l’altro è crollato nell’ultimo periodo quasi del 30 per cento.

Sarà l’effetto perverso della globalizzazione, ma qui ci confrontiamo con concorrenti che non hanno i nostri obblighi fiscali e soprattutto sanitari. Certo, ci sono controlli a campione nei porti, ma non è che facciano da seria barriera. Insomma, rari controlli, legislazione carente, speculazione dilagante, import selvaggio. Solo a Manfredonia – dove un privato spadroneggia nel porto, un’area demaniale dello Stato – dall’inizio del 2017 ad oggi sono approdate una mezza dozzina di navi portarinfuse ricolme di grano straniero (Ucraina, Russia, Bulgaria, Canada), poi scaricato in camion che trasportano di tutto.

E l’igiene?
Ma la salute pubblica conta qualcosa – in uno Stato di diritto almeno sulla carta – o vale e prevale soltanto il profitto economico a scapito della vita umana?E poi la speculazione: il grano si può stoccare anche per due o tre anni e quindi immetterlo sui mercati a seconda delle quotazioni. Un giochetto che riesce molto bene alle «5 sorelle» dei cereali (il colosso Usa, Adm; la Cargill di Minneapolis; i franco-statunitensi della Louis Dreyfus; gli argentini della Bunge Y Borne e gli svizzeri senza scrupoli della Glencore) con speculazioni finanziarie che prima o poi metteranno in ginocchio l’agricoltura reale.

Che si mette nel piatto?
C’è anche un problema di tracciabilità:  il consumatore deve poter scegliere, per questo è opportuno, oltre al rafforzamento dei controlli sul grano importato, anche l’etichettatura trasparente per i prodotti da forno, pane e pasta. Quanti vedono il simbolo del tricolore e pensano di mangiare «italiano», quando invece la farina arriva magari da Kiev?

Secondo la CIA «Risulta che enormi quantità di grano italiano sono state esportate nel Nord Africa, insieme all’arrivo, in contemporanea con i raccolti di navi piene di frumento provenienti da Paesi terzi», e questo,  «ha determinato questa ‘guerra del grano’, con prezzi insostenibili.

Venticinque anni fa il frumento valeva 30 mila lire, più o meno le stesse quotazioni di oggi».

Rilievi ai quali risponde Italmopa – Associazione Industriali Mugnai d’Italia, in un’audizione in Commissione agricoltura alla Camera.  «Il raccolto 2016 di frumento duro – ha precisato Ivano Vacondio, Presidente Italmopa – è caratterizzato da livelli produttivi particolarmente elevati, ma anche da carenze qualitative riconducibili alle condizioni meteo sfavorevoli verificatesi nel corso del raccolto, in particolare in Puglia, principale zona di produzione nazionale di frumento duro».

(…)La produzione di grano in Italia è a un bivio.
Sono cambiate le esigenze dell’industria del pane e della pasta, il prezzo viene definito da un mercato globale in un contesto internazionale instabile e i produttori di cereali italiani si ritrovano (da soli e senza garanzie) a fare i conti con le importazioni massicce di grano dall’estero, la mancanza di norme che regolino il mercato mondiale e limiti notevoli nella capacità di stoccaggio.

Ecco la cornice che fa da contorno alla crisi del grano in Italia, diventata ormai guerra tra i produttori di frumento e l’industria. Anche il Codacons è intervenuto con un esposto. Come uscire dalla crisi? «Sfatiamo il mito che il nostro grano non è di qualità –  spiega il responsabile dell’area Produzioni cerealicole di Confagricoltura, Mario Salvi – Il punto è che spesso quello ad alto contenuto proteico viene mescolato con frumento più scadente dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche».

(…)«L’anno scorso sono state acquistate all’estero 2,3 milioni di tonnellate di frumento – denuncia Saverio de Bonis, presidente di Granosalus – A scapito della sicurezza alimentare.

Anche perché in Italia i limiti alle sostanze contaminanti sono più alti che nella maggior parte del mondo: in Canada quella materia prima non si usa neanche per gli animali»…

Gli industriali rispondono che il grano straniero, che ha più glutine, migliora la qualità della pasta. Ma spesso il frumento proviene da paesi come l’Ucraina, dove secondo i rilievi scientifici dell’IAEA, la radioattività ha contaminato i terreni per migliaia di anni.

Non è tutto:

«In Italia può essere consumato anche dai bambini ciò che in Canada non va bene neppure per gli animali».

È la denuncia di Coldiretti, che segnala la mancanza di trasparenza sull’etichetta.  «Una cosa è l’alta quantità di glutine – dichiara il portavoce di Granosalus – un’altra è l’assenza di sostanze tossiche». I vuoti sono da ricercare anche nelle leggi comunitarie, non tarate sugli interessi del consumatore.

E’ sufficiente aggirarsi in una dozzina di porti italiani per rendersi conto delle nostre frontiere colabrodo.

Sono due i principali nodi: il lungo periodo di navigazione che può alterare il prodotto e la mancanza di indicazione sull’etichetta circa l’origine. «Ci preoccupa – aggiunge De Bonis – anche la presenza di Deossinivalenolo (Don o vomitossina)”. Questo perché i parametri europei sui limiti di Don nei cereali utilizzati per l’alimentazione umana sono quasi il doppio rispetto a quelli imposti in Canada. In Italia è considerato commestibile ciò che i canadesi non darebbero neppure agli animali».

I dati dell’Agenzia delle Dogane attestano che da luglio 2015 a febbraio 2016 al porto di Bari è stato scaricato un milione di tonnellate di grano. «Arriva da Canada, Turchia, Argentina, Singapore, Hong Kong, Marocco, Olanda, Antigua, Sierra Leone, Cipro – spiega il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e spesso passa da porti inglesi, francesi, da Malta e Gibilterra». E tutto ciò non accade solo a Bari: navi cariche di grano duro arrivano a Napoli, Ravenna, Palermo e in altre città».

Chi controlla tir e silos? 
Nessuno. 

Ho avuto modo di verificarlo costantemente dal 2 gennaio 2017 ad oggi. E della tutela della salute parla anche il presidente di Confagricoltura Puglia, Donato Rossi: «Tutti i tir, container e silos devono essere controllati». E non accade.“Chi verifica il ciclo della pasta? Sempre nessuno”, attesta Slow Food, che aveva lanciato il primo allarme nel 2010. Per capire se la pasta è di qualità bisogna analizzare alcuni fattori: la presenza di micotossine nel grano duro (estero o italiano), eventuali deterioramenti del prodotto durante i trasporti, i limiti imposti dall’Ue che pare non accorgersi che un italiano medio consuma più pasta (27 chilogrammi all’anno) di un norvegese.
Il Regolamento Comunitario 1881/2006 è calibrato su un consumatore medio europeo e non mediterraneo, che storicamente consuma più pasta, pane e cereali. Su questa base l’Europa ha dettato i valori massimi di alcuni contaminanti nel grano. Si parla di piombo, cadmio, mercurio e micotossine (come aflatossine e Don). Per la maggior parte dei Paesi al mondo, ad esempio, i valori del Don sono allineati tra 750 e 1000 ng/g nei cereali, mentre in Italia il limite è fissato a 1750, come nel nord Europa (dove si mangia molta meno pasta).Sempre lo stesso regolamento riconosce per pasta e pane una quantità di Don che scende miracolosamente a 750 e 500. Com’è possibile? E dato che quel limite scende a 200 ng/g negli alimenti a base di cereali o comunque destinati a lattanti e bambini sotto i 3 anni bisogna chiarire che al di sotto dei 6 anni non si può mangiare la stessa pasta degli adulti. Questi i limiti delle norme. Poi c’è un mondo che si muove al di fuori delle regole. Importiamo cereali a uso zootecnico: non è legale, ma c’è chi lo fa proprio per mancanza di controlli. E, una volta nel silos, il grano diventa per miracolo tutto italiano.

Esattamente sulla vomitossina un progetto delle Politiche agricole (Micocer 2006-2008) ha definito “la minore incidenza nei grani del Sud, rispetto a quelli del Nord Italia”.

Questo perché il clima umido e le piogge favoriscono la presenza di micotossine, mentre il grano del Mezzogiorno viene raccolto a temperature molto elevate (tra i 28 e i 48 gradi) che non ne permettono la proliferazione.

Ma in Canada il clima è umido e spesso si miete con la neve. 
A ciò bisogna aggiungere gli effetti di lunghi viaggi transoceanici a bordo di navi cargo: scarsa aerazione, umidità ed escursioni termiche. Altra fase: la miscela. Il regolamento 1881 vieta di miscelare frumenti in norma con quelli che superano i valori massimi, con lo scopo di  stemperarne il carico di tossina. Vietato il taglio insomma. Che pur riducendo i valori, non li rende idonei all’alimentazione dei bambini.

 

RIPRESO DAL BLOG ZAPPING

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

 

L’Orto botanico di Genova – non solo Euroflora

Anche l’Orto Botanico di Genova era presente in esposizione ad Euroflora 2018, una delle più prestigiose rassegne floreali europee la cui undicesima e ultima edizione si è conclusa lo scorso 6 maggio, presso i meravigliosi Parchi di Nervi.

Meno coreografico e colorato di altre aree dell’esposizione, lo stand dedicato all’Orto Botanico di Genova avrebbe dato un assaggio al visitatore curioso di quanto la dedizione e l’impegno della città di Genova in ambito naturalistico siano profondi e continuativi.

Cenni storici

Se oggi l’Orto è una struttura interna allUniversità di Genova, inserita nel tessuto urbano della città, le sue origini risalgono agli inizi dell’’800, quando veniva perlopiù utilizzato per la produzione di piante officinali destinate ai commerci dell’ex repubblica marinara.

Nel corso del XIX e XX secolo, poi, l’Orto botanico di Genova ha subito un processo di ampliamento e specializzazione sotto la guida di eminenti botanici.

Gravemente danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, è stato poi interamente ripristinato fino ad assumere la fisionomia odierna.

Le serre

All’interno dell’Orto botanico di Genova, che ricopre oggi la superficie di un ettaro, si possono contare 4.000 unità e 2.000 gruppi tassonomici. Tra gli esemplari, tutti catalogati con il proprio nome scientifico, si trovano cedri del Libano, sequoie e cipressi ultracentenari.

Sei sono inoltre le serre presenti nell’Orto Botanico di Genova, custodi preziosi di felci, alberi tropicali come banani e cacao, piante grasse e sede, una di queste, di ricerche botaniche specifiche.

Le piante medicinali e gli Amici dell’Orto Botanico dell’Università di Genova – Onlus

La collezione di piante medicinali dell’Orto botanico di Genova, che comprende piante dell’erboristeria e fitoterapia italiane, oltre ad esemplari provenienti da altri continenti, può essere annoverata tra le più importanti d’Italia.

Gli esemplari sono oltre 150, disseminati nell’intero Orto ma in gran parte concentrati in una sezione apposita: il Vialetto delle piante medicinali, il cui recupero si deve in gran parte al contributo degli Amici dell’Orto Botanico dell’Università di Genova – Onlus, un’associazione di volontariato che ha come scopo la valorizzazione e la salvaguardia dell’Orto Botanico di Genova.

Curiosità 

In quest’ottica l’Associazione arricchisce anche il suo sito internet con articoli, aneddoti e curiosità: lo sapevate, ad esempio, che all’interno dell’Orto è possibile vedere la pianta di Avatar? Si tratta di una specie di Ippocastano nativa del sud-est degli Stati Uniti e che ricorda proprio la pianta sacra del film.

Forse non tutti sanno, poi, che le piante sono estremamente intelligenti e che hanno una quindicina di sensi; proprio perché non possono scappare, infatti, la loro unica possibilità di sopravvivenza sta nell’abilità di leggere finemente l’ambiente e i cambiamenti circostanti maturando una straordinaria capacità di adattamento.

Non solo, l’associazione organizza regolarmente visite guidate ed eventi; il prossimo, Hortus in Fabula, sarà la messa in scena, da parte della compagnia “GiCAP Giocosi, Creativi, Amanti del Palcoscenico”, della storia dell’Orto Botanico di Genova.

L’appuntamento è fissato per domenica 13 maggio alle ore 15:00.

Perché la natura non sia soltanto qualcosa da osservare, ma un’amica saggia a cui chiedere consiglio e con cui costruire un rapporto reciproco di scambio e di fiducia.

 

Floriana Avellino

PHI Foundation

Energie rinnovabili: l’Associazione no-profit Chance Destiny lancia Green Energy e Green Power

L’Associazione no profit Chance Destiny, che da anni si occupa di energie rinnovabili, ha lanciato la campagna di sensibilizzazione Green Energy.

Si tratta di un’iniziativa molto importante che mira a sensibilizzare la comunità all’uso delle energie rinnovabili.

Il riscaldamento globale cause e conseguenze

Sono, infatti, allarmanti i dati che riguardano l’aumento costante delle temperature. Tale aumento è attribuito alle emissioni nell’atmosfera terrestre di crescenti quantità di gas serra, in particolare di anidride carbonica.

Nel corso della sua storia il Pianeta ha dovuto attraversare diversi cambiamenti climatici importanti. Si pensi, ad esempio, alle glaciazioni, intramezzate da periodi più caldi detti interglaciali. Queste variazioni sono riconducibili principalmente a mutamenti periodici dell’assetto orbitale terrestre, stavolta però è l’uomo il colpevole del riscaldamento globale.

Nell’ultimo secolo, infatti, le temperature sono aumentate mediamente di quasi un grado. Sembrerebbe cosa da poco, ma in realtà non è così. Basti pensare agli ultimi eventi catastrofici avvenuti nel nostro pianeta. Alluvioni inondazioni, frane, sono ormai all’ordine del giorno e sono solo alcune delle conseguenze del riscaldamento globale.

Gli effetti dell’aumento delle temperature sono ormai sotto i nostri occhi, i ghiacciai scompaiono, il livello del mare si innalza, il rischio di desertificazione aumenta, così come il rischio di siccità. Oltre a gravi conseguenze per la salute umana, ci sono rischi anche per gli animali che si stanno via via spostando in luoghi più freddi.

La soluzione: energie rinnovabili

In questo scenario così drammatico, però, lo stesso Pianeta che stiamo distruggendo ci viene in soccorso e ci fornisce addirittura la soluzione ad ogni nostro problema energetico: le energie rinnovabili.

Ed è proprio per questo che l’Associazione Change Destiny porta avanti la sua battaglia. Le energie rinnovabili non sono il futuro della nostra energia, ma il presente. Il Fossile è fuori moda si legge nella campagna di sensibilizzazione Green Energy.

L’energia rinnovabile è infatti una fonte di energia pulita e che non si esaurisce con l’utilizzo e consente alle generazioni future di utilizzarle allo stesso modo. Le principali energie rinnovabili sono:

  • L’energia solare, che sfrutta l’energia contenuta nei raggi solari
  • L’energia eolica, che sfrutta la forza del vento.
  • L’energia idroelettrica, che sfrutta l’energia del moto delle acque.
  • L’energia geotermica, che sfrutta l’energia proveniente dalle profondità della Terra.

L’Associazione Change Destiny e i suoi progetti ambientali

Ma l’azione dell’Associazione Change Destiny non si ferma qui e, in corrispondenza della campagna Green Energy, presenta il progetto Green Power: dispositivi di ricarica per veicoli a zero emissioni incorporati in opere eco-artistiche realizzate a mano con materie prime certificate e nel pieno rispetto della Natura.

Con i progetti Green Energy e Green Power, l’Associazione Change Destiny enuncia i cinque criteri più importanti della sua opera: ecologia, tecnologia, accessibilità, accoglienza e utilità.

Non si è mai sufficientemente grati alla natura, ma da oggi grazie anche a Change Destiny potremmo esserlo e non commettere nuovamente gli stessi errori.

 

Daniela Leone

PHI Foundation

L’attrice Judi Dench e la maculopatia

1 L’attrice Judi Dench

Cari lettori, L’attrice Judi Dench, 83 anni, famosa come «capa» di James Bond soffre di un maculopatia agli occhi. L’attrice risiede  in una casa isolata in mezzo alle foreste del Surrey, in Gran Bretagna. Nel suo giardino ogni pianta è un ricordo e porta il nome di una persona cara.

«Alberi e champagne. La mia vita ormai è tutta alberi e champagne». Sorride, Judi Dench, al cospetto di una grande quercia. «Questa ha 200 anni, sarà nata al tempo della battaglia di Waterloo. Sono orgogliosa: possiede 12 chilometri di rami e 260 mila foglie». Judi Dench è una gran «Dame» del palcoscenico mondiale. Ha 83 anni e una maculopatia agli occhi che rende il suo passo insicuro e la sua umanità più calorosa.

Ha cominciato a recitare Shakespeare quando aveva 23 anni. A tutti è nota per il personaggio di M, la capa di James Bond in diversi film. L’ultima apparizione sullo schermo però è qualcosa di molto personale. Il grande amore della sua vita. È un documentario per la Bbc che anticipa tutto nel titolo: «My passion for trees». È stato girato in quattro stagioni, tra gli alberi di casa Dench nel Surrey, la regione più boscosa d’Inghilterra.

2 Gli alberi della vita di Judi Dench

Non è un giardino, quello che Judi Dench ci presenta. È la sua famiglia allargata. Molte delle piante hanno un nome, inciso su targhette di legno. Il nome di una persona cara. Quando muore qualcuno che ama, Judi Dench gli dedica un albero. Forse «dedicare» non è la parola giusta. Camminando nel verde dei suoi tre acri, l’attrice si ferma di tanto in tanto accanto a uno dei suoi «magnifici giganti»: «Questo è mio fratello Jeff», dice. Oppure: «Ecco Stephen Hanley, attore e cantante meraviglioso. Quando è scomparso abbiamo piantato questo: è alto e pallido e bellissimo, esattamente come lui».

Judi «Qui abbiamo Natasha Richardson», dice davanti a un albero che rappresenta l’attrice morta a 45 anni nel 2009. È un’emozione vederla fermarsi poco oltre: «E questo – dice facendo un respiro profondo – è Michael». «Mike», sulla targhetta. Michael Williams, attore, è stato il marito di Judi Dench dal 1971 al 2001, quando un tumore ai polmoni se l’è portato via a 65 anni. Insieme hanno vissuto in quel rifugio dal 1985. Hanno aggiunto e curato alberi. «Per Michael non ne ho messo uno nuovo. L’avevamo piantato insieme».

Per Judi Dench piantare alberi e dare loro il nome di una persona cara non è semplicemente un rito, un segno per ricordarle come può essere portare fiori su una tomba. «Il ricordo non si ferma lì, ma cresce e diventa “più” meraviglioso. More wonderful». «Per questo ogni volta che posso, in ogni stagione, vengo qui». Il documentario per la Bbc vede Madame Dench nella parte della «curiosa vegetale», pronta a interrogare storici e biologi con il pollice verde: eccola per esempio indossare uno strumento che permette di ascoltare gli alberi mentre bevono l’acqua (apprendiamo che un esemplare di grandi dimensioni ha bisogno di scolarsi l’equivalente di due vasche da bagno al giorno).

3 La condivisione

La passione per gli alberi, con i loro segreti e i misteriosi legami con gli scomparsi, non ha eliminato in questa signora ottantenne la curiosità  per gli umani in circolazione… Dal 2010 Judi condivide il suo amore  e la passione per le piante con David Mills, un ambientalista che abita a 4 miglia di distanza. Si sono conosciuti quando lui le ha chiesto di piazzare un recinto per i tassi nel bosco. Da allora David è diventato il suo «champagne», il suo tipo. Un vecchio amico. Judi Dench non ama gli aggettivi «compagno» o «fidanzato». Condividendo così la medesima  passione, l’attrice Judi Dench portatrice di maculopatia e David Mills sono diventati come  «Alberi e champagne» piena di allegria e spensieratezza!

4 In conclusione

Il racconto si rivela molto incoraggiante e di supporto per chi soffre di questa malattia agli occhi: la maculopatia, e si sente incapace di accettare il dramma e lo sconforto che porta la malattia.

Ma il modo in cui l’attrice affronta la sua malattia può senz’altro essere un esempio per non sentirsi soli ed abbandonati attingendo a riserve di energia positiva attraverso un semplice hobby;  nonostante la grave disabilità Judi Dench, non si dà per vinta ed  attraverso l’amore e la cura del giardino e delle piante, ci insegna che la  volontà di cambiare le condizioni di benessere sono ancora possibili, soprattutto se si riesce a trovare qualcuno che grazie al suo affetto e sostegno possa aiutarti, infatti grazie alla presenza di David Mills la maculopatia dell’attrice Judi Dench ha preso una piega di “serenità”, diversa un po’ come gli Alberi e champagne, perché amare gli alberi, le piante, la natura,  e tutto ciò di cui è composta, è un messaggio bellissimo di speranza e di amore verso la vita, di qualunque specie.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

IL CONCERTO PER LA TERRA

Il 22 Aprile è una data cruciale per il nostro pianeta: dal 1970, infatti, ogni anno le Nazioni Unite, tutti i cittadini del mondo e ben 192 Paesi vi celebrano la Giornata della Terra (Earth Day).

Questa giornata è stata istituita per promuovere la salvaguardia della Terra e sensibilizzare la popolazione mondiale su problematiche che riguardano l’intero pianeta.

In Italia sono molte le manifestazioni organizzate lungo tutta la penisola in questa importante occasione, ma tra le più conosciute figura il Concerto per la Terra organizzato a Roma da Earth Day Italy con Urban Vision.

Earth Day Italy è la sede italiana dell’Earth Day Network di Washington, l’ONG internazionale che promuove la Giornata Mondiale della Terra. Dal 2007 Earth Day Italia celebra questa importante giornata anche nel nostro Paese, impegnandosi a promuovere la formazione di una nuova coscienza ambientale attraverso una sempre più estesa rete di dialogo tra i tanti soggetti che si occupano della salvaguardia del pianeta.

Il Concerto per la Terra, ”Over The Wall – Mecenati della Bellezza”, si terrà sulla terrazza del Pincio a Roma e avrà come protagonisti tanti cantanti tra cui Noemi, Sergio Sylvestre, Soul System, Zero Assoluto, Ron ed il gruppo La Scelta.

Inizierà alle 19, sarà gratuito per tutti e sarà presentato da Fabrizio Frizzi, con la partecipazione del comico Antonio Mezzancella e di altri ospiti d’eccezione.

Difendi anche tu la nostra Terra partecipando attivamente alla sua salvaguardia, sostieni Earth Day Italy e tutte le sue iniziative consultabili sul sito: http://www.earthdayitalia.org/PARTECIPAZIONE2/Sostieni-Earth-Day-Italia

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

AQUALOOP – IL BRACCIALETTO DI LEGAMBIENTE PER LA GIORNATA MONDIALE DELL’ ACQUA

Oggi 22 Marzo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, per sensibilizzare  l’opinione pubblica sulla critica questione dell’acqua: un bene molto prezioso ma che nella nostra quotidianità diamo per scontato.

Proprio per combattere gli sprechi e sensibilizzare i bambini sull’importanza dell’acqua , Legambiente e Ogilvy Change hanno lanciato la campagna #giuilrubinetto.

Legambiente è una Onlus nata nel 1980 ed erede dei primi nuclei ecologisti e del movimento antinucleare degli anni settanta. L’associazione basa la sua attività sull’ ambientalismo scientifico, cioè la scelta di fondare ogni progetto in difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici ed  in oltre 30 anni di attività ha, ad esempio, promosso e fatto crescere la mobilitazione contro lo smog ed i referendum contro il nucleare ed ha combattuto contro l’abusivismo edilizio e le  discariche abusive di rifiuti.

Attualmente ha oltre 115.000 tra soci e sostenitori, 1.000 gruppi locali, 30.000 classi che partecipano a programmi di educazione ambientale ed oltre 60 aree naturali gestite direttamente o in collaborazione con altre realtà locali.

La campagna #giuilrubinetto sarà realizzata attraverso un braccialetto azzurro di gomma, Aqualoop, che i bambini delle scuole elementari di 13 città, tra cui Roma, Milano, Napoli, Genova, Verona e Vicenza, riceveranno e dovranno avvolgere attorno alla leva del rubinetto ogni volta che si laveranno i denti.

L’elasticità del braccialetto chiuderà automaticamente il rubinetto subito dopo, bloccando il flusso d’acqua e impedendo così lo spreco.

Il braccialetto avrà quindi una funzione ludica e didattica, evitando di lasciar scorrere l’acqua quando non viene effettivamente utilizzata, e sarà facile da indossare, fungendo da vero e proprio promemoria portatile anche per i bambini più distratti.

Celebra anche tu la Giornata Mondiale dell’Acqua con Legambiente, attraverso un piccolo gesto quotidiano come lavare i denti senza sprechi, e sostieni l’associazione in tutte le sue battaglie ambientaliste attraverso il sito https://www.legambiente.it/legambiente/sostieni-legambiente .

 

 

Nicola Minerva

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