20 MAGGIO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA

LUCCA: DONARSI PER RITROVARSI A LUCCA

LUCCA: DONARSI PER RITROVARSI

 

Lucca: Donarsi per ritrovarsi.

Giovani e studenti inaugurano la campagna DonoDay2018

 

È partito da Lucca, dal Festival Italiano del Volontariato, il 3° Giro dell’Italia che dona. L’Istituto Italiano della Donazione (IID) ha voluto aprire, 11 maggio, la piattaforma della campagna#DonoDay2018 con un incontro – dal titolo “Donarsi per ritrovarsi” – simbolico e pieno di valore: quello fra gli studenti di due classi del Polo Scientifico Tecnico Professionale Fermi di Lucca e Vincenzo e Marco, due giovani del Rione Sanità di Napoli, ragazzi cresciuti in un contesto difficile e inseriti grazie all’opera della Fondazione di Comunità San Gennaro e della Cooperativa La Paranza in progetti di inclusione sociale e lavorativa.

I giovani lucchesi e i loro coetanei napoletani, accompagnati dal presidente della Fondazione di Comunità San Gennaro di Napoli Pasquale Calemme, si sono confrontati a cuore aperto, raccontandosi le proprie storie: storie di impegno sul territorio, volontariato ricevuto e donato anche ai ragazzi più piccoli di loro, per aiutarli a superare le proprie difficoltà. Storie in cui donarsi agli altri ha significato anche crescere e mettersi al riparo da strade pericolose. Storie di impegno che permettono a questi giovani di guardare al futuro con meno scoraggiamento e più fiducia.

Al Festival Italiano del Volontariato di Lucca, l’incontro “Donarsi per ritrovarsi” ha lanciato quindi la nuova edizione della campagna organizzata dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) nell’ambito delle celebrazioni #DonoDay2018 del 4 ottobre.

Anche quest’anno il Giro è aperto alla partecipazione di tutti, come ha ricordato Sebastiano de Falco, Presidente della PHI Foundation. Comuni, organizzazioni non profit, imprese e privati cittadini possono organizzare una o più iniziative nelle “due settimane del dono”, dal 21 settembre al 7 ottobre prossimi, e iscriverle entro il 9 settembre ai contest #DonareMiDona sul sito giornodeldono.org. Il voto popolare decreterà gli eventi preferiti e i vincitori saranno premiati a Roma nel corso dell’evento nazionale del Giorno del Dono.

A fare da apripista al progetto è #DonareMiDona Scuole, il contest per gli istituti scolastici realizzato dall’IID insieme al MIUR e PHI Foundation. Attivo dall’inizio dell’anno, il concorso ha già visto l’adesione di oltre 60 scuole, i cui studenti racconteranno la propria idea di dono con un video – per le secondarie – o con un testo o lavoro artistico – per le primarie. In questo caso le iscrizioni proseguono fino al 10 giugno e la Giuria Popolare si esprimerà col voto on line durante l’estate.

Non si esauriscono qui le possibilità di prendere parte a #DonoDay2018: per tutte le categorie si può optare – con le rispettive scadenze temporali – per l’adesione morale, dichiarando così di sottoscrivere i valori del Giorno del Dono e divenendo testimonial dell’iniziativa. Tutte le modalità di partecipazione sono gratuite.

Anche quest’anno l’IID celebra il Giorno del Dono, riconosciuto dalla Legge 110/2015, valorizzando l’Italia del bene, capace di diffondere la cultura del dono” – commenta il presidente della PHI Foundation Sebastiano de Falco. “Scuole, Comuni, associazioni, imprese e cittadini coloreranno mappa dell’Italia che dona, restituendo il volto del Paese migliore, capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del dono“.

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Alessandro Roma

PHI Foundation

 

9 MAGGIO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE TOGETHER FOR NEPAL

La prima volta  ho sentito parlare di Pierangelo Fabbri da un amico, di ritorno da alcuni mesi di volontariato internazionale, con l’Associazione Togheter for Nepal.

In tanti forse non ricordano i terremoti della primavera  2015 in quel paese alle falde dell’Himalaya, ma non Pierangelo Fabbri, missionario e volontario internazionale per vocazione che, destino della sorte, si trovava nel paese himalayano proprio in quei fatidici giorni.

Fabbri è missionario e fa parte del gruppo di volontariato internazionale da decenni e quando ho potuto intervistarlo, ha esordito con una frase piuttosto celebre: Sono come una piccola matita nelle mani di Dio, questo mi ha insegnato Madre Teresa, che ho conosciuto nel lontano 1982 durante un  periodo di volontariato  all’orfanotrofio Shishu Bhavan di Calcutta.

Il pensiero della “Piccola Suora” mi ha accompagnato in tutti gli anni a venire ed in particolare in quel desolato 25 aprile 2015, quando un fortissimo terremoto di magnitudo 7.8 sconvolse il Nepal, causando più di 8000 vittime, oltre a milioni di senzatetto, a soli due mesi dall’arrivo della stagione delle piogge monsoniche. Così decisi che, invece di fuggire, sarei rimasto lì ad aiutare quel popolo afflitto e sofferente. 

I risultati delle Associazioni di Volontariato Internazionale

(Puoi vedere https://www.givingway.com/organization/together-for-nepal)

Mi sistemai in un campo di tende  alla periferia di Kathmandu.

Dalla armonia, che si creò fin da subito tra il popolo nepalese e noi volontari e con lo scopo di coordinare le iniziative umanitarie delle diverse associazioni internazionali, nacque a Kathmandu l’Associazione “TOGETHER FOR NEPAL”.

Grazie ad essa, alla cooperazione ed al sostegno di tanti volontari, onlus e Associazioni Internazionali,  fummo in grado di distribuire tonnellate di cibo, tende, coperte, divise e materiale scolastico nella Valle di Kathmandu e in tanti piccoli sperduti villaggi himalayani. Costruimmo inoltre decine e decine di casette di bambù e lamiera per le famiglie di sfollati e organizzammo diverse librerie ed aule scolastiche temporanee, nei cortili delle  scuole crollate, (quasi 5000 scuole vennero distrutte dal terremoto), organizzammo poi la “sponsorizzazione scolastica” (adozione a distanza) per 12 bambini, alcuni rimasti orfani di entrambi i genitori.

Infine, tra le macerie della storica cittadina semi distrutta di Bungamati, nella Valle di Kathmandu, costruimmo inoltre la nuova sede della Bungamati Foundation, un’Associazione fortemente operativa in quella zona. 

Volontariato Internazionale per il sostegno alle famiglie

Consapevoli  che ricostruire gli edifici  non è sufficiente ad apportare le necessarie migliorie, mentre lo è una buona formazione:

  • Abbiamo istituito incontri formativi e workshop, per insegnanti, studenti, volontari e progettisti di ONG.
  • Tuttora stiamo portando avanti numerosi corsi di formazione: tessitura, taglio e cucito, informatica, corsi per elettricisti, corsi d’igiene, di nutrizione e sana alimentazione.
  • Stiamo anche lavorando a numerosi progetti mirati a ricreare una pur minima autosufficienza economica:

– Costruzione di un laboratorio per la tessitura.

– Costruzione di strutture per allevamento, con l’acquisto di pulcini e di capre.

– Distribuzione macchine da cucire, filtri acqua, medicinali, apparecchiature mediche, carrozzelle, computer, attrezzatura da elettricista, libri e materiale didattico in scuole e orfanotrofi.

Vedi, io credo che solo quello che avremo seminato di positivo nella vita gli uni degli altri sarà ciò che rimarrà di noi quando lasceremo questa vita terrena ed in fondo, diciamocelo, il fare volontariato, il mondo del no profit, la fratellanza e l’interessamento  fra gli esseri umani  sono sicuramente quanto di meglio possiamo offrire al nostro prossimo, vicino e lontano che sia. Così ognuno di noi potrà scoprire quella felicità che deriva dal far felici gli altri”. 

Proposta “viaggio di volontariato internazionale” e raccolta fondi Associazione Together for Nepal

Durante l’intervista, Pierangelo raccontava senza interruzioni, senza posa.

Dedizione e fervore erano palpabili nel resoconto, così come nell’invito col quale ha voluto concludere la sua testimonianza: “Se  ti andasse potresti venire in Nepal con noi volontari a conoscere e a vedere con i tuoi occhi quella realtà. Hanno ancora tanto bisogno di noi e noi di loro,  per rammentare i più antichi e autentici valori della vita!”

L’invito di Pierangelo e della Associazione Together for Nepal è rivolto a tutti. 

L’incontro col dinamico ospitale patriarca

Ho pensato di tenere per ultima quella che per me è stata la foto più dolce che ho recuperato dagli scritti di Pierangelo di quei giorni. Quando lui l’ha rivista qui, dentro l’articolo, si è commosso di nuovo.

“L’uomo ultra-ottantenne con cui scambio il saluto “Namaste”, vive nella casetta di lamiera assieme alla moglie semiparalizzata, ai figli e nipoti, una famiglia di 15 persone. Di fianco a noi ci sono le macerie della loro casa distrutta. Dopo averci offerte delle susine, l’unica cosa che avevano, continuava ad insistere affinché rimanessimo lì a dormire. Poi ci accompagnò al nostro veicolo e appena mi sporsi dal finestrino per salutarlo lui iniziò a correrci dietro. Non potrò mai dimenticare quel momento. Ho pianto e piango ancora nel ricordarlo”. Pierangelo Fabbri

 

Giovanna Milo

PHI Foundation

30 MARZO TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA

TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA 31 DICEMBRE 2017

TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA 17 DICEMBRE 2017

TUTTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA 26 NOVEMBRE 2017

Suor Rosemary

  1. Introduzione della Storia di Suor Rosemary:  

Suor Rosemary, ha aperto una scuola in Uganda per le ragazze vittime di abusi e torture, cosicché possano diventare delle sarte.

Vorrei  scrivere, raccontando del  coraggio di Suor Rosemary che nonostante le numerose maschere oscure è riuscita comunque a dare serenità e calma nella vita di queste ragazze di Gulu in estrema difficoltà.

Suor Rosemary è stata inserita dal Time fra le centro donne più influenti.

E’ stata ospite del primo Festival della Missione che si è svolto recentemente a Brescia  lo scorso 15 ottobre. Ma cosa avrà mai fatto di così tanto particolare una piccola suora cattolica per finire nell’elenco stilato dal Time delle cento donne più influenti del mondo, dove abitualmente entrano personaggi come Angela Merkel Ivanka Trump?

La risposta può sembrare quasi dantesca ma è la pura verità: è scesa all’inferno e vincendo le sue paure, ha riportato alla luce quante più creature possibili, in gran parte giovani donne. Qualcuno l’ha ribattezzata anche come «la Madre Teresa di Gulu» una  divinità  proveniente dalla città del Nord dell’Uganda. Quando giungerete al termine  di questa  Storia, forse anche Voi, avrete un candidato nel Vostro cuore, al Nobel per la Pace: Suor Rosemary Nyirumbe.

2  La Guerra in Uganda e Le Ragazze di Gulu: 

Non tutti sanno che nel Nord dell’Uganda la terra solitamente è rossa, ma negli ultimi trent’anni quel colore è stato accentuato da un fiume di sangue. Ma cos’è accaduto veramente?  Un fanatico, dal nome Joseph Kony, si mise alla testa di un gruppo di ribelli e chiamò i suoi disperati Esercito di Resistenza del Signore (LRA), dichiarando di voler ripristinare i Dieci Comandamenti con un sadismo che si fatica anche solo a pensare. Suor Rosemary era cresciuta in una famiglia dove non le era mai mancato l’amore. Per questo decise  di diventare Suora, per restituire un po’ di quell’amore. Ha imparato a fare l’ostetrica, si è laureata e quando nel Nord dell’Uganda scoppiò l’ennesima guerra civile, le sue superiori la mandarono a dirigere la scuola di Santa Monica a Gulu.

E’ così che Suor Rosemary ebbe l’opportunità di insegnare  alle ragazze a confezionare degli abiti. Fu così, che in quel momento, scoprì il vero  inferno sceso in terra attraverso gli occhi di centinaia di ragazze.

Ormai, già da molto tempo si sapeva delle razzie di Kony, quello che si sapeva, racconta Suor Rosemary, è che entravano perfino nei villaggi, uccidevano, depredavano e rapivano i bambini per trasformarli in assassini che avrebbero dovuto “purificare” il mondo. Ma in realtà Lei non sapeva quello che sarebbe potuto succedere in seguito, nella foresta, e ciò che accadeva alle sopravvissute che riuscivano a tornare a casa. Alcune delle Sue allieve non alzavano mai neppure gli occhi nella scuola di sartoria . Poco dopo riuscì a riconquistare la loro fiducia e venne  inondata da storie che le tolsero il sonno.

Storie di bambine rapite di notte o mentre tornavano da scuola, stuprate davanti ai genitori che poi venivano uccisi, utilizzate come schiave del sesso per i soldati e obbligate a tornare nei villaggi a uccidere i loro parenti. Alla minima protesta venivano mutilate, seviziate, torturate. A volte anche solo per gioco, come in una tombola, a chi capitava si tagliava un orecchio, le labbra, un arto. A ogni assalto di villaggio venivano dati degli obiettivi: “devi ucciderne almeno cinque, altrimenti uccidiamo te”.

Ma per fortuna ci sono state ragazze che sono riuscite a salvarsi, ma una volta  tornate a casa erano considerate comunque immonde, scarti, loro e i loro figli, contaminate dalla malvagità dei banditi. E fu così che Suor Rosemary si decise a cogliere l’attimo per far si che quegli scarti se li potesse prendere anche Lei. Decise dunque che il passato non poteva  più esistere e che avrebbe potuto esserci solo un futuro migliore per le ragazze di Gulu. E così lanciò un messaggio via radio al Time, nella loro scuola di sartoria ed è così che le ragazze tornate dalla foresta con i loro bambini furono protette ed amate. Cominciarono a giungere a decine, centinaia.

Un’altra storia agghiacciante, narra di una ragazza rapita insieme alla sorellina: al primo fiume da guadare la costrinsero ad ucciderla con un coltellaccio perché rallentava la marcia.

Ma quando Suor Rosemary riuscì a convincerla che Dio l’avrebbe perdonata, è diventata la migliore sarta della scuola.

Queste ragazze sono state sfamate per anni nella scuola di sartoria che divenne simbolo di amore ed accoglienza,  venne costruita attraverso un metodo di organizzazione eccellente ed un servizio di catering incluso. Vi furono diversi  convegni, riunioni, matrimoni e tutto quel che capitava per racimolare denaro. Quando si riseppe di ciò che stava accadendo in questo sperduto posto Ugandese, a Gulu, cominciarono ad arrivare aiuti, soprattutto dall’America; si sono occupati del supporto alle ragazze di Gulu anche l’ex presidente Clinton e sua figlia Chelsea. Grazie a loro, sono riusciti a vendere negli Stati Uniti, come oggetti di lusso anche le borsette realizzate con le linguette delle lattine realizzate dalle ragazze.

Non vi sembra una “metafora”?

Gli scarti sono presto diventati pietre preziose, come le ragazze di Gulu, quasi tutte tornate a vivere una vita degna di essere vissuta.

Ma ciò che più ci incuriosisce è sapere quanta fede bisogna avere per vivere una vita come quella di Suor Rosemary, e come ha raccontato Lei: «La fede aiuta, certo. Ma io non sono brava a parlare di Dio, mi riesce meglio farle le cose, credere nell’impossibile. Così dovete fare Voi se volete aiutare l’Africa: insegnateci a lavorare e fate smettere le guerre; noi abbiamo bisogno di pace, giustizia e lavoro, non di carità».

Questa Storia ci insegna di come la volontà da parte di Suor Rosemary, possa aver cambiato completamente la vita di queste ragazze e potrebbe essere da esempio per qualsiasi individuo che ha le possibilità di fare del bene ma  spesso si oppone a quest’idea e solo attraverso l’intento positivo che si riscopre il gesto più solidale di poter finalmente aiutare concretamente le ragazze di Gulu, durante la guerra civile in Uganda, fa capire quanto sia importate inseguire  un cammino costruito sui passi della spiritualità e delle fondamenta che può lasciare un percorso di formazione scolastica, e poter essere in grado di acquistare maggior sicurezza e fiducia in se stessi, per non smettere mai di amare il prossimo e fare del bene come ha fatto Suor Rosemary per le ragazze di Gulu in Uganda durante la Guerra Civile.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 8 OTTOBRE 2017

NON PROFIT: TREND POSITIVO RACCOLTA FONDI

Continua il trend positivo della raccolta fondi nel non profit

Secondo i dati dell’indagine periodica sull’andamento della raccolta fondi nelle organizzazioni non profit (onp),  il 36% delle onp ha aumentato le proprie entrate totali nel 2016, mentre il 42% non ha registrato nessun cambiamento sostanziale. Il numero di onp che hanno migliorato le loro performance è aumentato del 5%. Solo il 22% ha diminuito le proprie entrate: erano il 27% nel 2014. L’indagine integrale verrà presentata il 4 ottobre a Roma alla Sala Stampa della Camera dei Deputati nel corso della conferenza stampa in occasione del Giorno del Dono 2017.

L’anteprima dell’indagine – svolta su un campione di 130 organizzazioni non profit nei mesi di luglio e agosto e riferita ai dati di bilancio 2016 e alle stime e aspettative del 2017 – è stata presentata nel corso del convegno “Donare fa Comunità“, tappa milanese del “2° Giro dell’Italia che Dona“, campagna nazionale per il Giorno del Dono fissato per legge il 4 ottobre. La campagna raccoglie e unisce tutte le iniziative realizzate dal 23 settembre all’8 ottobre. Che anche per quest’anno hanno superato quota 100, con circa 500 realtà impegnate in attività che hanno come tema centrale il dono in tutte le sue forme.

“È il Paese che vogliamo raccontare, il buon paese che non nega le sue difficoltà, ma comprende che il dono crea comunità ed è una delle risposte più efficaci alle crisi. In questi quindici giorni, con così tante iniziative, vogliamo recuperare il vocabolario del dono che purtroppo oggi ha poca dignità pubblica”.

“Oggi in Italia l’impegno a donare non è solo un gesto individuale – ha detto il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, ricordando l’impegno innovativo della Fondazione nel sostenere progetti di welfare sociale e le fondazioni di comunità -, ma direttamente preso in carico dalle comunità e dai territori. La comunità è un territorio fatto da soggetti che hanno un senso di appartenenza. Da quel senso di appartenenza dobbiamo ripartire”.

I dati delle donazioni da privati anticipati dall’IID hanno trovato una conferma anche nell’intervento del sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Bobba, intervenuto al convegno. Bobba ha rivelato il trend positivo registrato dalle dichiarazioni dei redditi del 2016 sul 2015 che parlano di un aumento del 10% delle donazioni alle onlus (oggi Enti del Terzo Settore), ma anche alle ong e agli istituti scolastici, ricavati dalle detrazioni fiscali per le erogazioni liberali. L’aumento è frutto anche dell’innalzamento del tetto fino a 30.000 euro per le donazioni detraibili stabilito dal Governo nel 2015. “I contenuti della riforma del terzo settore – ha aggiunto Bobba – possono essere una leva potenziale per incrementare e qualificare i percorsi del dono”.

Ed è stato il dono il filo conduttore dei progetti delle Fondazioni di comunità lombarde sostenuti dalla Fondazione Cariplo e accomunati da un’idea innovativa di welfare, capace di rafforzare la dimensione comunitaria. I progetti sono stati introdotti daFilippo Petrolati di Fondazione Cariplo e raccontati dal presidente della Fondazione Comunitaria del Verbano Cusio OssolaMaurizio De Paoli (progetto La cura è di casa), dal presidente della Fondazione Comunitaria della Provincia di CremonaCesare Macconi (progetto Fare legami) e dal presidente della Fondazione Comunitaria Nord Milano Paola Pessina (progetto #Oltreiperimetri).

Gli eventi del Giorno del Dono 2017 proseguono questa settimana e troveranno il culmine la prossima settimana a Roma con l’udienza privata del 2 ottobre che le scuole vincitrici del video-contest #DonareMiDona avranno con Papa Francesco in Vaticano e l’evento clou del 4 ottobre “Donare fa cultura” al Parlamentino del CNEL.

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

 

 

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 17 SETTEMBRE 2017

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 10 SETTEMBRE 2017

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 27 AGOSTO 2017

LE ONG E IL CODICE MINNITI

In questi ultimi mesi si è molto parlato delle Ong e del loro operato, ma su di loro c’è e c’è stata molta confusione in merito.

Le Ong sono state accusate di aiutare e incrementare il flusso migratorio e di aiutare scafisti che a discapito di qualsiasi sicurezza e umanità  trasportano migliaia di persone su barconi poco sicuri e in condizioni disumane.

Nel contempo l’Italia è da anni che sta cercando di regolare e gestire questo flusso migratorio che dall’Africa e dai Paesi Medio Orientali va verso l’Europa, approdando inevitabilmente sulle nostre coste.

Un po’ di storia:

Il 16 maggio 2017 il Sen. Nicola Latorre ha pubblicamente espresso, dopo un’indagine della Commissione Difesa del Senato, la necessità  di regole chiare per le Ong che prestano soccorsi nel Mediterraneo.

Sotto questo quadro il ministro dell’interno Minniti ha espresso l’esigenza di un codice di condotta che ha trovato il favore della Commissione Europea, la quale ha incaricato l’Italia della sua realizzazione.

Il 18 luglio 2017 l’Italia ha presentato il codice di condotta che è stato lievemente modificato su richiesta di alcune Ong, chiaramente non senza polemiche e confusioni.

Alla fine sono 13 i punti del Codice Minniti per la gestione dei salvataggi in mare dei migranti da parte delle Ong: 

  1. Non entrare in acque libiche, «salvo in situazioni di grave e imminente pericolo» e non ostacolare l’attività della guardia costiera libica;
  2. Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione;
  3. Non agevolare con comunicazioni la partenza delle barche di migranti;
  4. Attestare l’doneità  tecnica per le attività  di soccorso, compresa la capacità  di conservazione di eventuali cadaveri;
  5. Informare sul proprio Stato di bandiera;
  6. Tenere aggiornato il competente Centro di coordinamento marittimo sull’andamento dei soccorsi;
  7. Non trasferire le persone soccorse su altre navi, «eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo»;
  8. Informare costantemente lo Stato di bandiera dell’attività  intrapresa dalla nave;
  9. Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni;
  10. Ricevere a bordo, su richiesta delle autorità  nazionali competenti, «eventualmente e per il tempo strettamente necessario», funzionari di polizia giudiziaria che possano raccogliere prove finalizzate alle indagini sul traffico;
  11. Dichiarare le fonti di finanziamento alle autorità  dello Stato in cui l’Ong è registrata;
  12. Cooperazione leale con l’autorità  di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti;
  13. Recuperare, «una volta soccorsi i migranti e nei limiti del possibile», le imbarcazioni improvvisate e i motori fuoribordo usati dai trafficanti di uomini.

La mancata accettazione da parte delle Ong potrà comportare il divieto di sbarco dei migranti salvati nei porti italiani.

Con questi ultimi aggiornamenti molte Ong hanno firmato il Codice, ma non proprio tutte, come per esempio Medici senza Frontiere che non accetta di avere sulle proprie navi persone armate.

La grande confusione però non riguarda solo i punti del Codice, che pare non essere stato scritto per salvare e soccorrere (questo denunciano molte Ong), ma che il tutto si riduca ad un accordo che l’Italia ha fatto con la Libia per limitare che dalle coste libiche partano barconi di migranti.

Questo accordo pare abbia portato la Libia a espandere la zona Sar (zona di ricerca e salvataggio) oltre la propria linea di acque territoriali, occupando un’area di mare che fino ad oggi era considerata “acque internazionali”.

Senza avere ancora l’autorizzazione ufficiale, la Libia si è comportata da Stato sovrano in queste acque verso alcune Ong che hanno richiesto il soccorso dell’Italia, la quale non è intervenuta, nonostante fosse obbligata dai trattati internazionali.

A tutt’oggi la situazione è controversa e poco chiara.

Solo poche cose sono certe: che le persone in difficoltà  o in pericolo devono essere salvate e che questi salvataggi devono essere regolamentati.

Bisogna trovare inoltre alternative che permettano a queste popolazioni di vivere nella loro terra ma soprattutto informarle su cosa significhi abbandonare tutto e migrare in altri Paesi.

Diciamocela propria tutta, la maggior parte dei migranti non sono persone povere che scappano dalla guerra, ma giovani uomini e donne che sperano in un futuro migliore e che pagano a caro prezzo un viaggio che molte volte della speranza proprio non è.

E voi cosa ne pensate?

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 6 AGOSTO 2017

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 30 LUGLIO 2017

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 16 LUGLIO 2017

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 2 LUGLIO 2017

Migranti

Una interessante fotografia della situazione migranti in Italia.

NUMERI & MIGRANTI:

Numerosi migranti arrivano nella città dei due mari, aumentando di giorno in giorno moltiplicandosi con  gli arrivati degli scorsi anni.

Al molo Bengasi del porto di Vibo Valentia, dalla nave “Hamal Napoli”  scendono sulla terra ferma altri 250 disperati.

Durante lo sbarco a  Taranto, arrivano dai settecento  agli oltre mille clandestini.

Nella notte, al  Porto Canale di Cagliari, la nave militare spagnola Canarias, ha fatto sbarcare 643 migranti, specialmente uomini che erano stati soccorsi al largo delle coste libiche.

Sulle coste italiane, sono già sbarcati oltre 50.041 clandestini.

I dati del Viminale confermano che è la Lombardia attualmente ad accogliere il maggior numero di migranti (13%), seguita da Lazio (9%), Campania (9%), Piemonte (8%), Veneto (8%), Emilia Romagna (7%), Toscana (7%), Puglia (7%) e Sicilia (7%).

Altri dati oggettivi, mostrano che al momento dello sbarco, il Paese di cui è originario il maggior numero di migranti è la Nigeria (6.516), davanti a Bangladesh (5.650), Guinea (4.712), Costa d’Avorio (4.474), Gambia (3.326), Senegal (3.069), Marocco (3.055), Mali (2.240), Pakistan (1.662) e Sudan (1.395).

A partire dal mese di  gennaio 2017  fino al mese di  maggio 2017 i minori stranieri non accompagnati sbarcati sono stati 6.242.

Ne sono arrivati via mare altri 24.515 migranti, di cui 11.075 nel solo mese di marzo, facendo registrare un aumento del 29% rispetto al 2016.

In Italia 24.515 migranti, in Grecia sono arrivati via mare circa 3.370 migranti, circa 8.000 persone sono bloccate in Serbia, circa 1.000 migranti sono sbarcati in Spagna, in Austria e Svezia si registrano circa 2.000 arrivi ogni mese e in Germania circa 14.000 arrivi al mese.

 

ARRIVI E CENTRI D’ACCOGLIENZA PER MIGRANTI:

In Italia nel 2016 i migranti arrivano di più dalla Libia ed il 7% dall’Egitto.

Sempre nel 2016, le principali nazionalità dei migranti arrivati in Italia  erano per lo più nigeriani ed eritrei.

Da gennaio 2017 i minori in Italia non accompagnati ammontano a 2.290 .

Secondo la Commissione Nazionale italiana per il Diritto d’Asilo, le richieste nei primi tre mesi del 2017 sono aumentate del 60% rispetto al 2016.

Dal 2017 le domande d’asilo sono aumentate di  16.360  e sono state esaminate dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale: il 9% dei richiedenti asilo ha ottenuto protezione internazionale, il 9% protezione accessoria, il 23% protezione umanitaria, il 54% delle domande è stato respinto.

Altre 119.460 domande devono ancora essere esaminate dalle Commissioni Territoriali.

Il 14 marzo 2017 il Viminale ha approvato l’apertura di due centri di accoglienza per 400 richiedenti asilo nei pressi di Roma .

L’Agenzia Ue per i Diritti fondamentali segnala la difficoltà di  minori non accompagnati provvisoriamente sistemati a Como.

Il Centro di Como, accoglie dalle 300 alle 400 persone  migranti, con minori e adulti mischiati tra loro senza vincoli familiari.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation