amici di marco onlus - maratona

Arriva la MILANO RELAY MARATHON 2017 degli AMICI DI MARCO ONLUS

A pochi giorni dalla Stramilano Amici di Marco ONLUS, associazione no profit che prende il nome da Marco Ladavas, ragazzo prematuramente scomparso nel 2003, è già pronta per una nuova marathon che si terrà il 2 aprile. Lo scopo di AMO -così la chiamano coloro che la sostengono fedelmente- è di raccogliere fondi per aiutare i bambini e i ragazzi in alcune delle nazioni più povere della terra.

E’ una nobile causa ma sempre più difficile in un momento storico in cui chiunque di noi è costretto a fare i conti in tasca prima di lasciarsi andare a qualche piccola offerta che, incredibilmente, in molti paesi lontani potrebbe dare vita a veri e propri miracoli. Paesi lontani come l’Eritrea dove l’associazione senza scopo di lucro Amici di Marco ONLUS vorrebbe costruire un centro giovanile nella città di Decamerè o per la quale si sta adoperando per consentire una costante fornitura di latte in polvere per i bambini dell’orfanotrofio di Hebo. Ma anche come l’Etiopia dove uno degli obbiettivi di questa ONLUS è quello di portare avanti il progetto di presidio igienico (dalla disinfezione di una sala operatoria alla potabilizzazione delle acque) già cominciato nel 2014 al centro “Dawn of Hope”, asilo, scuola elementare e sede di laboratori di avviamento al lavoro per adulti a Bahir Dar. E la lista dei desideri non finisce qui perché da ben 10 anni la famiglia di Marco, radunatasi in seguito alla morte del ragazzo nell’associazione Amici di Marco ONLUS, si impegna con dedizione e serietà per contribuire concretamente al sostegno di bambini poveri e di famiglie disagiate attraverso ponderate attività di fundraising che avvicinino ai loro obbiettivi tutti coloro che sono interessati ad aiutare il prossimo con speranza e positività. My name is hope è il sottotitolo di questa corsa solidale e nell’attesa che il lieto fine sia ad attenderli dietro la porta per non sbagliare, andiamo a correre con gli Amici di Marco ONLUS!

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Federica Pizzi
PHI Foundation

YouTube

Con YouTube maggiore visibilità, umanità e trasparenza al proprio brand No Profit

YouTube, secondo motore di ricerca dopo Google, è un social media dalle grandi potenzialità in quanto, oltre ad essere gratuito, consente di incorporare i contenuti sul sito e sui propri social senza sovraccaricare il server e la loro visualizzazione in HD.

Pertanto per le Associazioni non profit può essere un ottimo canale di raccolta fondi, per reclutare volontari e conferire maggiore visibilità e trasparenza al brand. Le no profit possono accedere all’utilizzo di funzioni speciali come il link diretto al proprio sito più un supporto tecnico dedicato e comunque, se non hanno molti followers del canale, possono sempre condividere i propri video sulla pagina Facebook oppure nella newsletter periodica che inviano alle proprie liste.

I contenuti su YouTube accrescono senza dubbio il tasso di engagement: basti pensare al maggior impatto che uno storytelling visivo può avere rispetto a un contenuto esclusivamente testuale. Lo spot di Unicef Un giorno qualcuno parlerà di te sui lasciti ne è un esempio così come quello, dal tono brillantemente ironico, del Cesvi La sua Africa – Il Terzo Segreto di Satira.

Infatti la metrica che permette di verificare l’efficacia di una campagna YouTube non è il numero di visualizzazioni bensì il grado di interazione che questa riesce a generare. Fra l’altro, un utente attivo che commenta, condivide o partecipa alle conversazioni tramite hashtag è sicuramente più arricchito dall’esperienza visiva e più facilmente potrà diventare attivista o donatore della nostra Associazione no profit.

Come per gli altri social media, anche per YouTube vale la regola di condividere e sottoscrivere canali di altre Onlus per poter a propria volta essere seguite e aumentare il traffico sulla propria pagina.

Più tecnicamente parlando, l’uso del canale Youtube è semplice, pure se non siamo videomaker professionisti. Per girare si può usare uno smartphone di buona qualità e un microfono. Ci sono vari siti creative commons, dove scaricare brani gratuitamente senza violare i diritti di autore, e software di movie maker low cost, come Kizoa, per il montaggio.

Per invitare gli utenti a interagire con l’Associazione si possono inserire nei video le annotazioni anche quelle con link ad altri propri video correlati e promuovere così i contenuti in maniera incrociata.  Tuttavia, per non interrompere la user experience, meglio ridurre al minimo il numero di inviti all’azione (iscriviti, aggiungi ai preferiti, ecc.) e aggiungerli verso la fine.

Anche se il pulsante di donazione all’interno del canale YouTube al momento è disponibile solo negli Stati Uniti e nel Regno Unito, è possibile compensare questa mancanza con l’inserimento, nella scheda “Informazioni”, di link ancorati ad una call to action efficace che indirizzino lo spettatore direttamente su una pagina di raccolta fondi. Il primo di questi link sarà sempre in evidenza sulla copertina del canale.

Per quanto riguarda la reportistica, tramite YouTube Analytics è possibile analizzare le caratteristiche degli utenti e le loro preferenze per meglio pianificare la content strategy. Altri metodi per studiare il nostro target e supportare la creazione di un valido piano editoriale sono Google Trends per YouTube, usato per analizzare i contenuti più ricercati, e lo strumento per le parole chiave di YouTube, usato per la keyword research.

In conclusione YouTube contribuirà sicuramente a dare un’immagine umana e trasparente della tua Associazione, mai dimenticare però che i contenuti video, per quanto realizzati con mezzi semplici e low cost, devono sempre essere creati con cura di scrittura, ripresa e editing per garantire una user experience di qualità.

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

Libera dalle mafie

CELEBRA IL 21 MARZO CON LIBERA

Il primo giorno di primavera, il 21 Marzo, è la Giornata nazionale della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle Mafie  e l’associazione Libera, come consuetudine dal 1996, celebrerà questa ricorrenza in maniera speciale.

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie è una associazione di promozione sociale  fondata nel 1995, per sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative che diffondano la cultura della legalità.

Tra gli impegni di Libera troviamo la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo e le attività antiusura.

La celebrazione annuale del 21 Marzo di Libera consiste nel leggere, ogni anno in una città diversa a partire dal 1996, un elenco di circa novecento nomi di vittime innocenti. Nell’elenco figurano vedove, figli senza padri, madri e fratelli, i parenti delle vittime conosciute e i familiari delle vittime il cui nome dice poco o nulla. Ma è un dovere civile ricordarli tutti perché a quei nomi e alle loro famiglie dobbiamo la dignità della nostra Italia.

Inoltre vengono organizzati momenti ed eventi in ricordo delle vittime della mafia in migliaia di piazze, scuole e parrocchie sparse per tutta Italia, per costruire in tutto il Paese una memoria responsabile e condivisa che dal ricordo può generare impegno e giustizia sociale.

Quest’anno la XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle Mafie si svolgerà a Locri ed in contemporanea in ben 4 mila luoghi in tutta Italia. Il tema della giornata sarà  “Luoghi di speranza e testimoni di bellezza“, per sottolineare la necessità di legare la cura dell’ambiente e dei territori con l’impegno per la dignità e la libertà delle persone. Il tutto per esercitare le nostre responsabilità di persone, cittadini, abitanti, ospiti e custodi della Terra.

Partecipa anche tu ad una delle celebrazioni che Libera organizzerà lungo tutta la penisola: per maggiori informazioni puoi contattare l’associazione tramite mail all’indirizzo segreteria.21marzo@libera.it oppure al numero 3809035998 .

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

8 Marzo

Con l’ 8 Marzo, Giornata Internazionale della donna, è nata una nuova era per la libertà di tutte donne

Quest’anno l’ 8 Marzo, non abbiamo festeggiato la “Giornata Internazionale della donna” con le classiche mimose ma con lo Sciopero Globale delle Donne che ha raccolto l’adesione di 54 Paesi nel mondo. Attraverso feste in strada, assemblee, cortei, manifestazioni creative abbiamo messo sottosopra attività produttive, scuole, piazze e vite familiari al grido di “Se le nostre vite non valgono, non produciamo” per rivendicare una società che valorizzi la vita, la salute, la libertà e l’autodeterminazione di tutte le donne.

L’ 8 Marzo milioni di donne hanno incrociato le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva e astenendosi da ogni tipo di occupazione, compresi i lavori di cura e quelli domestici.

Con le colleghe dell’Associazione per cui lavoro, Differenza Donna Ong di Roma, abbiamo occupato lo spazio pubblico con i nostri saperi portando in strada tutta l’esperienza dei Centri Antiviolenza. Abbiamo trascorso la mattina in Piazza del Popolo con varie attività di sensibilizzazione, per incontrare e parlare con le donne e uomini, per informarli e coinvolgerli nella nostra mission e nella nostra adesione allo sciopero. Alle 17,00 ci siamo unite al corteo che è partito dal Colosseo insieme a tutte le altre donne e associazioni.

Per tutta la manifestazione io ho portato con orgoglio un cartello con su scritto “The Woman’s place is in the Resistance”. E voglio ricordarmi tutti i giorni di resistere di fronte alle ingiustizie che vivo in questa società in quanto donna perché se anche c’è una ingiustizia c’è sempre uno spazio per contrastarla.

È inutile dire quanto sia stato emozionante sentire un’unica voce che si muoveva come un grande popolo per le strade di Roma, d’Italia e non solo. Il colore dominante non era il giallo delle mimose, bensì il nero e il fucsia, scelto dalla rete Non Una di Meno. Nero e fucsia ovunque. Sugli striscioni portati in corteo, sui capelli, sugli abiti, sulle stampe delle emblematiche matrioske.

La matrioska (dal latino mater) rappresenta allo stesso tempo maternità e nascita, simbolo  della protesta in quanto rappresenta l’unità e la molteplicità dell’Io di una donna, l’unione e la forza che milioni di donne nel mondo possono avere per far valere insieme i propri diritti come se fossero una sola, unica ed infinita matrioska contenente dentro sé tutte le altre.

Per questo l’ 8 Marzo non è finito. O almeno non è finito qui. Ha aperto una nuova era, un nuovo movimento delle donne. Anche se vivono in diversi luoghi e provengono da differenti vissuti, sono accomunate dalla stesso desiderio di libertà da chi le uccide per “troppo amore”, da chi, quando sono vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti; da chi “esporta democrazia” in loro nome e poi alza muri di fronte alla loro autodeterminazione; da chi scrive leggi sui loro corpi e da chi le ricatta con le dimissioni in bianco perché hanno figli o forse li avranno; da chi offre loro stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni.

Con lo scorso 8 Marzo abbiamo sperimentato che è possibile scioperare dai ruoli imposti dal genere per mettere in crisi finalmente un modello produttivo e sociale che, contemporaneamente, discrimina e mette a profitto le differenze.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

bambini di strada

L’ARTEDUCAZIONE PER SALVARE I BAMBINI DALLA STRADA

Il Brasile è un Paese in cui moltissimi bambini, abbandonato il proprio percorso educativo scolastico, finiscono per trascorrere le proprie giornate in strada, costretti spesso ad entrare nella rete della criminalità locale.

Projetò Axé è una ONG fondata nel 1990 a Salvador (in Brasile), dal fiorentino Cesare de Florio La Rocca, che nasce proprio con  l’obiettivo di difendere ed educare i bambini e gli adolescenti brasiliani vittime di situazioni di disagio sociale ed infatti, fino ad oggi, ha già aiutato oltre 27 mila bambini.

Per realizzare il suo scopo Projetò Axé utilizza il metodo dell’ ArtEducazione, una tecnica innovativa che permette di far emergere tutto il potenziale dei bambini, riattivando in loro il desiderio con la danza, la capoeira e le arti visuali.

L’esperienza di Projetò Axé è iniziata dall’Educazione di Strada, cioè con educatori che lavoravano direttamente nelle strade, per passare  successivamente a spazi educativi ed Unità di Accoglienza (basate su moda, stampa, danza, capoeira, musica) fino alla creazione di gruppi di danza e musica prettamente professionalizzanti, costituiti da un gruppo in continua mutazione (con i più promettenti bambini che, al termine del loro percorso, vengono assunti come artisti o assorbiti dal mercato del lavoro e lasciano spazio agli educandi più giovani e meno esperti).

Ma per proseguire e potenziare la propria attività di sostegno ai bambini,  attraverso nuovi e migliori strumenti, Projetò Axé ha avviato la campagna raccolta fondi 2017,  con l’ambizioso obiettivo di diffondere l’efficace metodo dell’ArtEducazione anche in Italia e fare rete con le istituzioni e con le altre organizzazioni del settore.

Aiuta anche tu i bambini in situazioni di disagio sociale, sostieni la campagna raccolta fondi di Projetò Axé attraverso il sito www.projetoaxe.org .

 

 

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Nicola Minerva

PHI Foundation

Gli strumenti messi a disposizione da Instagram per potenziare il brand della tua organizzazione no profit

Instagram per la sua popolarità può essere un utile canale di social network per accrescere la portata sociale di una organizzazione non profit.

Il suo vantaggio è quello di catturare, con foto o video, momenti in tempo reale trasmettendo emozioni e sensazioni reali rispetto ad altri tipi di contenuti che rimarrebbero anonimi.

Quando si vuole promuovere una campagna no profit, è necessario sfruttare ogni strumento che Instagram mette a disposizione. Vediamone alcuni:

Copygram: permette di stampare le foto che vengono condivise per poter poi essere successivamente distribuite in formato cartaceo ad esempio in occasione di eventi della organizzazione non profit.

Programmi di editing: consentono di correggere eventuali imperfezioni e rendere le immagini più appealing. E’ importante che foto e video siano di ottima qualità e che vengano postate una o al massimo due volte al giorno, possibilmente nello stesso orario.

Regram: permette di condividere su Instagram i vari contenuti che vengono postati negli altri social network con il vantaggio di dare risalto ai contributi che hanno ottenuto più successo negli altri canali risparmiando tempo.

Se si vuole creare la propria cover di presentazione su Facebook con una delle foto scattate dal profilo Instagram, c’è Instacover che consente di collegare i due social networks in modo semplice e di creare velocemente l’immagine di presentazione.

Tramite InstaBG è possibile integrare Twitter ed Instagram in modo da avere come sfondo della propria pagina Twitter le varie immagini del profilo Instagram.

Poi c’è  Instalbums che permette di creare degli albums da Instagram utilizzando le ultime foto postate e poi creare dei links da poter condividere con i vari followers.

È vero che una foto vale più di mille parole, ma  utilizzare la didascalia, come fa Medici Senza Frontiere, permette di accrescere l’effetto dell’immagine raccontando una storia che un follower non avrebbe mai potuto apprendere guardando solo la foto.

Anche se non si possono inserire link attivi nella didascalia, ciò non significa che si debba rinunciare a chiedere alle persone di agire. Save the Children, Progetto Arca e tante altre organizzazioni no profit includono sempre nei loro post un richiamo alla call to action. 

Instagram Stories: questo strumento, ispirato a Snapchat, ha rappresentato un grande cambiamento.

Il meccanismo è semplice: è possibile rendere i video o le foto disponibili sui canali ufficiali per una durata di 24 ore. Poiché i post sono destinati a scomparire non sono commentabili dagli utenti ne soggetti a like.

Infine c’è la possibilità della Diretta Live, strumento che sicuramente può  accresce l’impatto sul proprio target.

Una volta Istagram era il social network delle immagini quadrate sul quale non si potevano pubblicare troppe foto né tantomeno tutte insieme. Tale limite comportava che quell’una o due immagini che si postavano al giorno, modificate con vari filtri dal tono retrò, esprimevano “il meglio” dell’Associazione.

La possibilità ora di inserire modifiche su una maggiore e variegata quantità di contenuti (dirette, video, messaggi) rappresenta da una parte una evoluzione, dall’altra però anche una perdita di quella essenza per cui Instagram era nato ossia quella di essere un social network focalizzato sul bello ed esclusivo.

Per questo raccomandiamo di non abbassare mai la qualità dei contenuti da postare certi che, con Instagram, non sbaglierai mai se mostrerai il lavoro che la tua organizzazione no profit compie ogni giorno per raggiungere lo scopo sociale per cui è nata.

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Vanessa Doddi

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CHI SALVA GLI ANIMALI DAL FREDDO?

Le fredde e rigide temperature invernali  ci rendono facili vittime dei malanni di stagione, ma anche i nostri amici animali soffrono particolarmente il freddo e le sue conseguenze, specialmente quelli abbandonati.

Per salvaguardare la loro salute Aidaea Onlus, Associazione Italiana Difesa Animali & Ambiente, ha lanciato una campagna straordinaria di adozioni per l’inverno 2017.

Aidaea è una associazione no profit fondata per proteggere gli animali, prevenire e reprimere ogni forma di loro maltrattamento e tutelare l’ambiente naturale. Ha tra i suoi obiettivi quelli di difendere gli animali di affezione e prevenire il randagismo, di sviluppare e diffondere la pratica della sterilizzazione e di aiutare i rifugi promuovendo le adozioni.

Nel corso della sua attività e grazie ai suoi volontari è riuscita a far adottare diverse centinaia di animali ed in una sezione del suo sito ha raccolto e documentato tutte le storie più belle, vissute dall’associazione e dai suoi amici a quattro zampe, per rendere quei momenti indelebili.

La campagna straordinaria adozioni inverno 2017 è incentrata sulla ricerca di una casa per quegli animali provenienti dai canili  travolti dal gelo, tra cui: Mulan e i suoi fratelli (6 cuccioli salvati dalla neve), Cloe e le sue bellissime sorelline, Tricia (bellissima setterina di 9 mesi), Ignazia (cucciola di 7 mesi), Mila (spettacolare cucciolona in cerca di casa) e tanti altri cani in cerca di una famiglia e di qualcuno che si prenda cura di loro riempiendoli d’ amore.

Per maggiori informazioni su questa campagna adozioni chiama i numeri 327 2018759, 340 4036345, 347 7169048  o consulta il sito http://www.aidaea.it 

 

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Nicola Minerva

PHI Foundation

Gli strumenti messi a disposizione da Google per creare keywords e annunci efficaci

Google offre la possibilità al settore No Profit di promuoversi sui motori di ricerca. Considerando la grande competizione tra le varie Onlus per risultare tra le prime posizioni nei motori di ricerca, diventa strategico saper impostare efficacemente keywords e annunci.

Supponiamo ad esempio che la nostra Onlus voglia promuovere i propri regali solidali costruendo una campagna in Google Ad Grants. Il primo passo da compiere per capire le difficoltà di posizionamento è analizzare la keyword difficulty, ossia quanto la parola chiave “regali solidali” sia già usata nella costruzione degli annunci dei competitors. A tale scopo risultano utili  3 strumenti:

  • allintitle: scrivendo questa parola prima di “regali solidali”, Google ci mostra il numero di pagine che hanno “regali solidali” nel titolo.
  • allintext: scrivendo questa parola prima di “regali solidali”, Google ci mostra il numero di pagine che hanno “regali solidali” nel testo.
  • allinurl: scrivendo questa parola prima di “regali solidali”, Google ci mostra il numero di pagine che hanno “regali solidali” nella url.

Dai risultati di queste 3 ricerche ci accorgeremmo dell’alto grado di competitività sulla campagna “regali solidali” e quindi della difficoltà di posizionarci tra i primi risultati di ricerca considerando anche che le Onlus più grandi utilizzano il programma Google Adwords a pagamento che garantisce un miglior posizionamento.

Dobbiamo allora individuare parole chiave che ci permettano di intercettare un pubblico profilato che possa essere interessato ai nostri regali solidali e non a quelli di altre Onlus. Potremmo allora ricorrere a una long tail keyword, composta da più parole, ad esempio “regali solidali natale collane”.

I risultati che Google ci restituirà saranno sicuramente inferiori a quelli ottenuti dalla query “regali solidali” avendo di solito le keyword a coda media e lunga una competitività più bassa, ma il vantaggio è quello di intercettare un target di nicchia e qualificato ossia maggiormente predisposto a scegliere il nostro tipo di regali.

Un altro utile strumento che Google mette a disposizione per la creazione di nuovi annunci è Keyword Planner, il quale fornisce un elenco di idee, parole chiave e gruppi di annunci sulla base di quelli che le persone più utilizzano nelle loro query di ricerca. Tali suggerimenti ci aiutano anche a individuare una serie di keywords che potremmo utilizzare per creare contenuti correlati a quelli dei regali solidali (ad esempio, bomboniere solidali o regali solidali aziendali). Questi suggerimenti sono infine preziosi indicatori per costruire i contenuti nella sezione delle FAQ.

Mai dimenticare che l’algoritmo di Google interpreta l’intento che sta dietro all’uso che l’utente fa della parola chiave quando la digita sulla sua barra di ricerca. Ciò significa che non basta impostare keywords che rispondano alle query degli utenti ma è necessario anche che i contenuti del sito soddisfino la user intent. Solo creando contenuti di valore che incontrano le intenzioni di ricerca delle persone è possibile scalare e posizionare i propri annunci tra i primi risultati di ricerca.

Dunque quando l’utente atterra sulla landing page in cui sono mostrati i nostri regali solidali, dovrà trovare su questa pagina contenuti che lo motivino all’azione finale ossia alla scelta di uno dei regali proposti. Quindi non potrà mancare la spiegazione su come verrà usato l’eventuale contributo e  l’impatto che avrà sul progetto sottostante.

In conclusione Google va considerato come un ponte tra la nostra Onlus e il mondo fuori costituito da utenti, donatori e prospect potenzialmente interessati alla nostra mission. Il ponte però è molto trafficato. Per questo dobbiamo mettere in atto strategie che permettano di creare corsie preferenziali al fine di intercettare il nostro pubblico di riferimento.

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

CROWDFUNDING, ALZHEIMER ED ARTE

Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza degenerativa progressivamente invalidante che compare, nella maggior parte dei casi, dopo  i 65 anni.

L’Alzheimer esordisce causando al paziente un sintomo caratteristico, cioè la difficoltà  nel ricordare eventi recenti, e l’aspettativa media di vita post diagnosi è compresa tra i 3 ed i 9 anni.

Per aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie l’ Associazione Artistico Culturale Scruscio, in collaborazione con le due associazioni no profit,  Familiari Alzheimer Palermo e La Grande Famiglia Onlus, organizza una campagna di crowdfunding per la realizzazione di un laboratorio artistico terapeutico rivolto agli ospiti dell’Alzheimer Caffè di Palermo.

Il laboratorio Memoryplace avrà l’obiettivo di fornire ai malati di Alzheimer la possibilità di superare i loro blocchi espressivi e comunicativi, di rievocare i loro ricordi e le loro emozioni legate al passato, di stimolare le loro capacità percettive e di rafforzare la loro coordinazione oculo-manuale, il tutto tramite una serie di strumenti artistici.

Secondo alcuni studi, infatti, l’arte ha la capacità di sollecitare parti del cervello che restano intatte anche dopo la comparsa della demenza e di fornire uno stimolo intellettuale cosi intenso da portare al malato grandi benefici, sia nell’immediato che a medio termine.

Memoryplace si svolgerà in diverse giornate nel corso di un intero mese e, nello specifico, consisterà in percorsi artistici di diverso genere,  che spazieranno dalla pittura con tecnica Suminagashi, alla manipolazione della creta per la riproduzione di forme geometriche ed antropomorfe da ricomporre in una scultura di libera espressione artistica, alla creazione di silhouette con il metodo sedia di Lavater.

La campagna di crowdfunding si svolgerà tramite il sito www.becrowdy.com , una piattaforma di crowdfunding reward-based per progetti culturali e artistici, grazie alla quale gli artisti e i promoter possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community.

Attraverso questa piattaforma l’artista/promoter può creare una campagna dedicata al suo progetto, indicando il budget da raggiungere e la sua durata e, per incentivare le donazioni da parte della community, attribuire delle ricompense ad ogni quota versata.

Allo scadere del tempo prefissato, se il budget indicato viene raggiunto o superato, l’artista/promoter riceve la somma raccolta (lasciando solo l’8% di trattenute a BeCrowdy); in caso contrario le somme versate vengono restituite ai rispettivi donatori.

La promoter di questa  campagna Memoryplace è Valentina Butera, presidente e fondatrice dell’associazione Scruscio, appassionata d’arte e laureata in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Contribuisci anche tu a questa campagna di crowdfunding con una donazione, darai la possibilità a tanti malati di Alzheimer di poter mantenere viva la propria memoria e riceverai anche una pergamena, con dedica di ringraziamento dell’Associazione La Grande Famiglia Onlus.

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Nicola Minerva

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Live-streaming: uno strumento che non può mancare nella social media strategy di una No Profit

Cos’è il live-streaming?

Per una No Profit la classica lettera di direct marketing non è sufficiente per mantenere l’engagement del target di riferimento e sempre più è divenuta fondamentale l’integrazione di strumenti di promozione sia offline che online. La multicanalità, di conseguenza, prevede la prassi di comunicare in modo diversificato a seconda del canale scelto allo scopo di catturare l’attenzione al momento giusto e con il messaggio giusto.

Ad esempio, uno degli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma Facebook per consentire un’interazione più coinvolgente, è il servizio Live-streaming. Questo può fare la differenza per trasformare la relazione con i propri utenti in una esperienza unica. Per varie ragioni:

1)      il Live-streaming ha un’immediatezza che i video registrati non hanno. Pensiamo alla potenza evocativa che potrebbe avere una ripresa live di un medico di Emergency mentre sta operando in sala o un video di Action Aid che riprende in diretta la somministrazione a un bimbo malnutrito di cibo altamente proteico, oppure alla capacità di coinvolgimento emotivo che susciterebbe una intervista live rilasciata ad Amnesty International da un condannato alla pena di morte;

2)      gli utenti possono interagire istantaneamente con la diretta e commentare quello che stanno vedendo. L’interazione live dà la possibilità alla tua campagna di sensibilizzazione o di raccolta fondi, di ricevere feedback immediati, capire quali sono le eventuali criticità e quindi le aree di miglioramento;

3)      il Live-streaming permette di aumentare la audience a ogni sessione. Attraverso l’email marketing puoi raggiungere gli utenti che sono già nella tua lista o, se anche acquisti “contatti freddi”, non è detto che questi siano veramente interessati alla tua attività. Mentre il Live-streaming può aprirti a segmenti nuovi e interessati, a cui prima non avevi pensato. Eventi, dibattiti o campagne: qualsiasi momento può essere trasformato dalla tua No Profit in un’occasione per intrattenere dal vivo più users.

4)       il Live-streaming trasforma il tuo content in “dialogante” e “vivente”. Immaginate una campagna per il 5×1000 come ne potrebbe essere avvantaggiata. L’utente sarà più favorevole a firmare nella dichiarazione dei redditi a favore della tua associazione No Profit dopo che lo hai fatto entrare nella “umanità” del brand avvicinandolo ai tuoi valori e alla tua missione con un linguaggio comune e accessibile a tutti.

Infine c’è una novità: Facebook ha annunciato l’aggiornamento dell’algoritmo che porterà alla riorganizzazione della classificazione dei video sulla bacheca degli utenti privilegiando quelli di maggiore durata, a differenza di quanto avveniva prima.

Allora che aspetti? Trasmettere in diretta da Facebook è molto semplice: basta un clic sull’icona Live.

Il tuo pubblico sarà più gratificato nel seguire in diretta le attività della tua No Profit perché gli starai dando un pezzettino di te, della tua vita di tutti i giorni.

La vita è possibilità, è valorizzare le esperienze di ciascuno e interrogarsi sugli eventi che accadono, il live-streaming può facilitare proprio questo percorso.

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

 

I COLORI DI UNA VERITA’ A NUDO

Amici miei,

 

Intenzionalmente è stata scelta un’immagine non usuale per l’argomento, proponendo in ogni caso una rappresentazione notevole non a colori di alto livello artistico.

 

Tutto questo al fine di distrarre per un attimo la vostra attenzione da tutte le provocazioni suggerite nei social network indirizzando il vostro sguardo alla laboriosa PHI Foundation www.phifoundation.com

 

Un immenso desiderio è portare alla vostra attenzione le attività svolte da PHI Foundation insieme al suo working team http://phifoundation.com/phi/chi-siamo/, operosità orientata a sostenere tutte le organizzazioni non profit nel loro digital development,  aumento visibilità, incremento raccolta fondi,  http://phifoundation.com/onp-ong/

 

Offrendo a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del terzo settore e il bene comune, l’opportunità di partecipazione attiva come Ambassador http://phifoundation.com/phi-ambassador/, diventare Member http://phifoundation.com/member/, divenire Partner http://phifoundation.com/phi-strategic-partners/,

 

Invitiamo tutti voi a gratificare questo meraviglioso team che presta opera con tutta l’anima donando il meglio di se stessi, decretando il successo di quest’ardua impresa, perciò facciamo un piccolo grande gesto mettendo “MI PIACE” alla pagina o diventando un follower:

 

Potrebbe scaturire interesse e coinvolgimento visitando questa sezione del sito web di PHI Foundation http://phifoundation.com/campaigns/phi-foundation/

 

Mentre, per chi volesse partecipare più attivamente, può entrare nel gruppo di PHI Foundation:

 

ENTRA ANCHE TU NELLA GRANDE FAMIGLIA PHI

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Mutilazioni genitali femminili: l’amore negato a 125 milioni di donne nel mondo

Si stima che siano circa 125 milioni nel mondo le donne che subiscono Mutilazioni Genitali Femminili.

E questo mortifica profondamente perché non c’è niente di più affascinante della sessualità femminile, così intima, accogliente e misteriosa allo stesso tempo. Ma soprattutto unica, perché in grado di restituire al mondo l’amore che riceve sotto forma di altra creatura vivente.

Le attiviste che all’interno delle loro comunità si schierano contro le Mutilazioni Genitali Femminili sono sempre state considerare sovvertitrici di tradizioni e culture. Ma chi difende questa pratica barbarica, radicata da secoli, lo fa con delle argomentazioni prive di basi scientifiche.

Ecco alcuni esempi:

1)      Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una prescrizione religiosa e in particolare dell’Islam.

Non è vero: nessuna religione prescrive la circoncisione femminile la cui origine è pre-islamica, probabilmente già in uso nell’antico Egitto, da dove sarebbe poi approdata a Roma come misura per controllare la sessualità delle schiave.

2)      La circoncisione non crea problemi di salute, anzi ha poteri curativi per esempio contro  depressione e malinconia.

Anche questo è falso. Mettendo da parte i danni psicologici, esiste un’abbondante documentazione circa le varie infezioni pelviche causate dalle Mutilazioni Genitali Femminili come cistiti, vaginiti e altre patologie. Il parto poi può risultare complicato e persino portare alla morte del neonato e/o della madre.

3)      Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una garanzia di verginità.

Affermazione anche questa del tutto arbitraria. Da un punto di vista prettamente anatomico, la verginità è garantita dalla presenza dell’imene. Anzi, a volte può succedere che, date le precarie condizioni con cui vengono effettuate queste operazioni, la membrana dell’imene venga danneggiata.

Potremmo continuare all’infinito. Resta il fatto che la più grande difficoltà incontrata dalle attiviste contro le Mutilazioni Genitali Femminili è di natura culturale. Parlare di certi organi del corpo e delle loro funzioni in molte società è ancora tabù, per questo tutto ciò che può derivare da questi deve essere ignorato ed eventuali sofferenze devono essere considerate come “parte dell’essere donna”.

Un giorno però la voce delle attiviste africane viene ascoltata da Emma Bonino, esponente del partito radicale, che comincia un lavoro di advocacy internazionale attraverso l’organizzazione da lei stessa fondata Non c’è Pace senza Giustizia. Così, nel dicembre 2000, il Parlamento Europeo adotta una risoluzione che per la prima volta condanna le Mutilazioni Genitali Femminili come violazione dei diritti umani.

Il 30 e il 31 Gennaio scorso a Roma Non c’è Pace senza Giustizia ha organizzato la Conferenza BanFGM sulla eliminazione della pratica delle Mutilazioni Genitali Femminili nei Paesi dell’Africa francofona, organizzata in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

La conferenza ha valutato i progressi compiuti a livello nazionale e internazionale sul tema, ribadendo che l’impegno deve essere rafforzato da un’azione condivisa a più livelli – locale, nazionale e internazionale – con il maggiore coinvolgimento della società civile.

Oggi il muro del silenzio è caduto. Le Mutilazioni Genitali Femminili  non sono più un tabù e le attiviste che si battono per far applicare le leggi che le vietano non sono messe all’indice né soggette ad atti di ritorsione. Ci auguriamo che questa battaglia continui il suo difficile percorso non solo per tutelare quei diritti umani considerati inviolabili ma anche e soprattutto per restituire a milioni di donne e bambine  l’amore rubato.

 

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

PICCOLO GESTO UN GRANDE PROGETTO

Un’ iniziativa di grande valore sociale il Centro Socio educativo PANDUJI offre l’occasione ai minori diversamente abili di avere un luogo di riferimento.

Questo è il racconto del noto comico di Zelig Antonio Cornacchione che è stato invitato ed essere testimonial della campagna di Fundraising per sostenere il Progetto:

”qualcosa di concreto possiamo farlo per i nostri amici del PANDUJI; anche un piccolo gesto, un contributo può servire e soprattutto … non è difficile”

 

Il centro Educativo PANDUJI è il primo e unico Servizio Diurno socio-assistenziale che può ospitare anche i minori con disabilità dei 9 Comuni del Rhodense. Attivato nel 2014 da Cura e Riabilitazione ONLUS il Centro oggi accoglie 13 bambini tra i 4 e i 15 anni e 6 adulti.

Equipe formata da educatori, psicologi, psicomotricisti, arte terapisti e neuropsichiatri garantisce ai ragazzi numerose attività per migliorare le autonomie, la socializzazione e il livello culturale.

 

La frequenza è sempre personalizzata in base ai bisogni, per permettere soprattutto ai minori di mantenere la scuola e gli appuntamenti riabilitativi. Ma le richieste di inserimento sono in continuo aumento e i posti limitati.

Per questo Cura e Riabilitazione si è impegnata nel progetto di ampliamento del CSE PANDUJI, ristrutturando uno spazio adiacente di 100mq, così da poter inserire altri 9 ragazzi. Nella nuova ala è previsto anche l’allestimento di una palestra specifica per la psicomotricità.

 

Il CSE PANDUJI prende il nome da un bambino abbandonato della Tanzania affetto da linfoma, che nel 2013 fu accolto per il periodo di terapie da una famiglia italiana. Di fronte alle grandi problematiche relazionali del ragazzo la famiglia chiese a Cura e Riabilitazione di essere sostenuta, giungendo gradualmente all’inserimento in una comunità della Cooperativa.

 

Durante la sua permanenza con la sua vivacità ha saputo entrare nei cuori di tutti, oltre a mettere a soqquadro la casa un giorno sì e l’altro pure. Indimenticabile il giorno in cui chiese di poter ricevere il Battesimo.

Una volta guarito venne dimesso per permettergli di tornare nella sua Africa, dove è morto prematuramente in un incidente nell’ottobre 2014

Donare, anche un piccolo contributo, fa bene all’anima e ci rende più felici.

 

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Francesco Dal Pino

PHI Foundation

UN CASO EDITORIALE E I SUOI NUMERI

Oggi, non puoi più dire:

“Apro una salumeria”.

Ti danno retta solo se dici:

“Voglio avviare una

Startup innovativa

per il selling on domand

di insaccati sliced”

Pertanto anche noi di PHI Foundation ci adeguiamo al nuovo linguaggio e come si dice in gergo moderno, qui di seguito troverete i dati emersi dall’analisi di marketing eseguita sulle startup non profit oriented.

Tutte le info sono state rilevate, confrontate ed incrociate con i dati emersi dai vari sistemi analitici degli strumenti digitali utilizzati per la divulgazione e il consolidamento del business model durante le attività di penetrazione del mercato e di brand awareness della PHI Foundation.

Gli istrumenti di analytics esaminati e comparati sono stati quelli resi disponibili da Cpanel, WordPress, Google, Facebook, Linkedin, Twitter e al fine di agevolare una più fluida e migliore lettura dei dati da parte degli utenti i risultati sono presentati in modo semplificato.

 

Analisi ultimi dodici mesi

 

  • 10.000.000 impressions motore di ricerca;
  •   1.200.000 sessioni;
  •   2.300.000 pagine visitate;
  • 90 secondi media per visita;

 

  • 15.000.000 sessioni pagine social;
  •      350.000 utenti coinvolti;
  •        85.000 like nei post;

 

  • 60.000 condivisioni dal blog PHI Foundation;

 

  • 11.000 mail ricevute di manifestazione interesse;

 

I traguardi fin qui raggiunti danno forza e incoraggiano ancor di più la PHI Foundation nel perseguire con determinazione la propria mission, con costanza e dedizione nell’opera di sostegno delle organizzazioni non profit nel loro percorso di accrescimento di visibilità e raccolta fondi,  sforzandoci di dare il maggior supporto possibile nell’organizzazione e nello sviluppo dell’attività digitale delle ONP orientate verso la Social Innovation.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Colpire il tumore al seno partendo da una foto

La sfida per Onlus, Associazioni e Fondazioni che si occupano di tumore al seno è creare una campagna efficace di sensibilizzazione e di prevenzione. Da un lato, il seno è una parte del corpo femminile associata all’attrazione fisica e al sesso e ciò rende problematico mostrarlo, dall’altra, il tumore rappresenta un argomento difficile da trattare perché è inevitabilmente associato alla morte.

Come si manifesta il tumore al seno? Com’è un seno con un nodulo sottocutaneo? Come risulta al tatto? Muta colore? Consistenza? Quando in una campagna di sensibilizzazione dobbiamo “dire” al posto di “mostrare”, il messaggio “salva-vita” rischia di essere meno efficace ed impattante e tutte queste domande rischiano di rimanere insolute.

La Fondazione Umberto Veronesi ha creato la campagna Pink is Good per sconfiggere il tumore al seno delle donne. Sul relativo sito si possono trovare contenuti interessanti rivolti alle donne che vogliono avere più informazioni sulla prevenzione. Sono disponibili informazioni su come partecipare alle maratone in rosa organizzate dalla Fondazione a favore della ricerca. La campagna ha coinvolto molte sostenitrici e ha incentivato il passaparola tramite la possibilità di condividere banner sulle proprie pagine social nonché di acquistare gadget.

Però andando sul sito di Pink is Good della Fondazione Umberto Veronesi oppure Airc o di qualunque altra associazione impegnata nella ricerca contro il tumore al seno non c’è la prima cosa che cercherebbe una donna che ne vuole vedere i segni. Manca di fatto un’immagine o una foto di riferimento che mostri in modo semplice e immediato i sintomi della disfunzione. I classici cuoricini o fiocchi rosa per quanto ormai entrati nell’immaginario comune delle campagne di prevenzione del tumore al seno non danno veramente l’idea di come la malattia si possa manifestare.

Ecco che Erin Smith Chieze, sopravvissuta al tumore al seno, ha ideato una campagna per aiutare tutte le donne a identificare in maniera semplice segni sospettosi. Stufa dei soliti simboli quali fiocchi o cuori rosa, ha creato Knowyourlemons utilizzando 12 limoni come immagini metaforiche al posto dei seni e mostrando le varie manifestazioni dei segni del tumore.

Le donne in tal modo possono accedere nell’immediato a degli indicatori chiave che le aiuteranno a fare in autonomia una prima diagnosi, ma, come dice bene la campagna, senza farsi prendere dal panico perché alcuni cambiamenti che si possono notare sui seni sono normali e bisogna consultare il medico solo in caso persistano nel tempo.

La scelta della campagna Knowyourlemons di usare il giallo, il colore dei limoni, e non il classico rosa è davvero originale. Il giallo è il colore della luce solare ed evoca energia. Ed è proprio l’energia la carica umana che ci vuole per affrontare un tumore al seno, malattia che va a colpire una parte intima femminile così delicata.

La forza della campagna di Erin Smith Chieze è la sua validità ovunque perché può essere adatta per un Paese in particolare, come per tutto il mondo. Una strategia comunicativa di questo tipo in tema di tumore al seno non è mai stata creata prima. L’immagine dei “12 seni-limoni” sui social è stata condivisa oltre 25 mila volte.

Grazie Erin!

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

Green Economy non più solo “green”

Green Economy, energie rinnovabili, sicurezza alimentare, equità nella distribuzione dei redditi: saranno nel 2017 al centro delle politiche economiche e ambientali dei nostri Paesi?

Confidiamo proprio di sì. Ci sono imprese, b-corporation e associazioni che già vanno nella direzione di un impatto ambientale positivo e al contempo riescono a rispondere concretamente ai bisogni sociali della collettività.

Ad esempio, la BTS Biogas di Brunico è stata chiamata per realizzare nei prossimi anni due impianti a biogas in Giappone, uno dei quali a Rikuzentakata, una delle aree distrutte dallo tsunami del 2011.  Il Giappone sembra sempre più attratto dalle energie rinnovabili, come quella prodotta con il biogas, che si conferma spesso come la soluzione più efficiente da un punto di vista economico ed ambientale per rispondere ad esigenze energetiche, ecologiche e strutturali anche in aree colpite da disastri.

Pure il Terzo Settore è parte attiva in questo percorso che conduce alla Green Economy. La biologa Daniela De Donno ha vinto la prima edizione italiana del premio Terre de Femmes  istituito dalla Fondazione Yves Rocher e che da 15 anni sostiene in tutto il mondo donne che si impegnano per la tutela dell’ambiente aprendo nuove strade per una economia sostenibile. La vittoria del premio le ha assegnato 10.000€.

Il suo progetto “La casa dei bambini Sanganigwa si veste di verde” mira a potenziare un orfanatrofio in Tanzania come un villaggio ecosostenibile e autosufficiente dal punto di vista finanziario ed energetico.

Dall’8 al 24 marzo anche noi potremo votare sul sito della Fondazione Yves Rocher il progetto della biologa italiana per permettergli di concorrere al premio internazionale del pubblico e, in caso di aggiudicazione, vincere altri 5.000€.

In un mondo sempre più globalizzato, non solo positivo impatto ambientale, ma anche riduzione degli sprechi alimentari e equa distribuzione dei redditi costituiscono la sfida della Green Economy. La FAO stima che quasi un terzo del cibo prodotto globalmente per il consumo umano, circa 1, 3 miliardi di tonnellate all’anno, vada sprecato o perso.

Ecco allora la soluzione proposta dal progetto Ristorante Solidale, promosso da Just Eat, azienda leader nella consegna di cibo a domicilio, con la collaborazione di Caritas Ambrosiana. Per la prima volta, pietanze e non alimenti, verranno usate, e non buttate, per organizzare cene e pranzi in luoghi di accoglienza come il Refettorio Ambrosiano. L’iniziativa partirà a metà febbraio a Milano per poi estendersi ad altre città.

Poiché infine siamo stati noi italiani ad inventare l’umanesimo civile non possiamo rinunciare all’idea che le corporation debbano creare valore non solo per se ma soprattutto per la collettività. È dunque doveroso che abbiano a cuore anche il lavoro, considerandolo non alla stregua di mero fattore produttivo per conseguire profitti, ma come principale risorsa per creare benefici per la comunità tutta.

Ad esempio, EcorNaturaSì, primo distributore in Italia di prodotti biologici e biodinamici, occupa una quarantina di persone di cui metà con disagi. Suo obiettivo primario, oltre a trasformare tutte le stalle in eco-stalle come quella realizzata nel 2013 in collaborazione con l’Università di Torino, è dare lavoro a più persone che partono da una situazione svantaggiata.

La Green Economy non può dunque prescindere da un concetto di equità nella distribuzione dei redditi né rinunciare all’idea che cambiare qualcosa sia sempre possibile.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

UN SAN BIAGIO SOLIDALE

Anche oggi, come ogni 3 Febbraio, a Milano si mangia il panettone di San Biagio.

Una antica tradizione popolare lega infatti il consumo di questo dolce tipicamente natalizio alla festa di San Biagio ed i migliori pasticceri, milanesi e non, si sfidano per realizzare il miglior panettone fatto ad hoc per questa occasione.

Ma c’è anche chi, come l’azienda dolciaria Fiasconaro con il suo maestro pasticcere Nicola Fiasconaro, coglie questa occasione per compiere un prezioso gesto di solidarietà, mandando dalla Sicilia a Milano tanti buonissimi panettoni da distribuire direttamente nei centri d’accoglienza per i profughi e di assistenza per i più bisognosi, come Casa Jannacci.

Un gesto legato alla partnership instaurata tra l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano e l’azienda dolciaria Fiasconaro, che dona in modo gratuito  i propri panettoni per rallegrare gli ospiti dei centri di accoglienza e gli eventi organizzati per i cittadini milanesi in occasione di San Biagio.

Ma quando e come nasce questa consuetudine legata a San Biagio?

La tradizione popolare narra che Biagio nacque intorno al 300 D.C. in Armenia e  lavorò come medico fino a quando  i suoi concittadini non lo spinsero a  diventare vescovo.

Da vescovo curava le anime e da medico il corpo. Un giorno una madre si presentò da lui perché il figlio aveva una lisca di pesce conficcata in gola. L’istinto di medico gli fece usare della mollica di pane e la fede di vescovo la fece mangiare al bambino solo dopo averla benedetta. In questo modo salvò la vita del bambino. La notizia del “miracolo” divenne famosa e questa popolarità non fu gradita ad Agricola, prefetto di Diocleziano per l’Armenia che, sentendo crescere a dismisura la fama di Biagio, decise di convocare il vescovo; non appena se lo trovò davanti lo fece immediatamente uccidere, sperando di evitare la santificazione da parte del popolo, ma quel martirio ottenne l’effetto contrario e presto Biagio fu proclamato Santo.

E proprio per ricordare questo episodio del bambino e della mollica di San Biagio, il 3 Febbraio è consuetudine mangiare del panettone per proteggere la gola dei cittadini milanesi.

 

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Nicola Minerva

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A lezione dalla popstar Madonna per costruire un Brand memorabile

Una Organizzazione No Profit per attirare sostenitori e finanziamenti deve in qualche modo avere una posizione nella mente del pubblico di riferimento. Ciò non può prescindere dalla costruzione di un Brand che la renda distinguibile e faccia percepire la specifica proposta di valore.

In tema di costruzione di Brand, l’esempio di Madonna, icona della musica pop per almeno due interi decenni, vale più di tanti corsi di comunicazione che si possano trovare sul mercato.

Non bella ma sexy, intelligente, ambiziosa e piena di energia. Con l’uscita del suo primo album, nel 1983 Madonna conquista il top delle classifiche e primeggia sulle copertine di tutte le riviste. Da quel momento sarebbe stata lei a dettare legge nella musica e nel costume.

Ma qual è la chiave del suo successo? L’aver costruito un Brand su 4 fondamentali pilastri: Rilevanza, Cambiamento, Significatività e Cuore.

Per quanto riguarda la Rilevanza, un Brand vincente deve sempre dare la percezione di essere unico e offrire qualcosa di diverso rispetto alla concorrenza. Madonna è riuscita a creare un personaggio distintivo con uno stile originale: pizzi, merletti, crocifissi, calze strappate, rossetto acceso, capelli biondi con fiocchi di tulle, neo e sopracciglia scure. Tutti questi elementi hanno qualcosa di caratterizzante da raccontare perché un Brand vincente dipende anche da uno story telling di successo.

Per quanto riguarda il Cambiamento, un Brand forte sa sempre stare un passo avanti agli altri. Madonna ha dimostrato in più occasioni di adattarsi alle situazioni che cambiano. Un giorno, interrogata sul rischio che si era assunta facendo la regista, rispose: “Non voglio rimanere chiusa in gabbia né rimanere imbottigliata come acqua minerale. L’etichetta che mi avete affibbiato non corrisponde più al prodotto? Fatti vostri“.

I cambiamenti che apporti al Brand devono però essere legati alla storia personale della Organizzazione No Profit e coerenti con l’immagine costruita sino a quel momento. Madonna incarna perfettamente questo concetto: l’aspetto costante della sua immagine è proprio il cambiamento continuo! Per quanto riguarda la Significatività, il Brand, pur abbracciando il Cambiamento, deve rimanere fedele alla promessa che ha fatto ai suoi stakeholders, ossia raggiungere lo scopo sociale per cui è nato. Ancora una volta Madonna, nonostante i mutevoli travestimenti nelle varie fasi della vita, sembra trasmettere con coerenza lo stesso valore: quello di essere una power-woman sempre pronta a rinascere.

Infine un Brand di successo non può che parlare alla psicologia del Cuore. Ancora una volta Madonna non si smentisce. A noi ragazze ci faceva sognare perché ispirava un modello di libertà e fuori dalle convenzioni proprio in quegli anni ottanta in cui il movimento femminista aveva subito un arresto rispetto al fermento del decennio precedente. Quella Madonna è la stessa che pochi giorni fa si è esibita nella manifestazione di protesta a Washington in cui si sono radunate fino a mezzo milione di persone contro l’atteggiamento misogino e razzista del Neo Presidente Trump.

Un Brand forte è dunque in grado di rispondere a bisogni emotivi nonché a “risuonare” a livello personale, facendo leva sulle emozioni recondite, quelle cioè che nella vita ti danno slancio e ti ricordano perché esisti.

Oggi la nostra “Material Girl” ha quasi 60 anni. Forse è stata solo un fenomeno di costume che ha influenzato la moda e lo stile, ma noi la ricorderemo per sempre come una tra le cantanti più famose al mondo.

Madonna nel nostro immaginario continuerà a brillare di luce propria e non sarà mai il riflesso di qualcuno o di qualcos’altro. E questo perché è stata in grado di costruire un Brand rilevante, significativo, in grado di evolversi, ma soprattutto di parlare ai nostri cuori.

 

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

HIHERE APP, QUANDO L’APP E’ SOCIALE

L’uso di app negli ultimi anni ha decisamente rivoluzionato la nostra vita ed il nostro modo di approcciarci alla vita quotidiana: giochi, lettura quotidiani, navigatori, musica, comunicazione, acquisti online e anche nel settore sociale. Un esempio per quanto riguarda quest’ultimo aspetto ci viene da HiHERE app disponibile da pochi giorni e che si propone di abbattere le barriere e costruire legami sociali tra i migranti e le comunità di accoglienza. Un’app che quindi vuole affrontare in modo moderno ed innovativo uno dei temi sicuramente più attuali degli ultimi mesi. Ma di cosa si occupa quest’app e perché è così innovativa?

L’obiettivo dell’app come è stato detto è quello di favorire l’integrazione, questo viene fatto permettendo ai richiedenti asilo di registrarsi, inserire i propri dati e una mappa del percorso fatto, riconnettersi con familiari, amici e connazionali; da parte loro le associazioni e i centri d’accoglienza possono inserire a loro volta eventi ed iniziative, in questo modo le persone possono eludere l’isolamento ricostruendo i legami sociali. Potenzialmente ognuno di noi potrebbe scaricare l’app ed avere un profilo, mettendosi a disposizione per aiutare queste persone, ognuno secondo le sue possibilità.

L’app è nata dal basso, in risposta ad esigenze e bisogni concreti espresse dagli stessi migranti ed emersi nel corso della ricerca che ha poi portato allo sviluppo della stessa.

HIHERE app è gestita da Lapis, un’associazione di promozione sociale nata nel 2016 con l’obiettivo di supportare persone e popolazioni in condizioni di disagio e precarietà abitativa a causa di migrazioni, catastrofi naturali o situazioni informali. Le attività dell’associazione vogliono aiutare queste persone a ricostruire legami sociali favorendo l’integrazione sul territorio, inteso non solo come spazio fisico.

Per garantire l’accesso gratuito all’app Lapis sta portando avanti alcune campagne di raccolta fondi, è da poco terminata la campagna natalizia ed ora l’associazione è alla ricerca di runner che corrano la maratona di Roma del 2 aprile in favore di Lapis e a sostegno dell’app.

Con HIHERE app la tecnologia e innovazione possono quindi non solo coniugarsi con il sociale ma esserne al servizio, aiutando le associazioni nel raggiungimento dei loro obiettivi ed essere un vero strumento di cambiamento a disposizione di tutti.

 

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Sara Quaglia

PHI Foundation