TERZO SETTORE: IL GRANDE CAMBIAMENTO

TERZO SETTORE: IL GRANDE CAMBIAMENTO

 

Terzo settore: il grande cambiamento in corso.

 

Il terzo settore sta cambiando, ecco come affrontare le sfide con gli incontri informativi IID

 

Dalla raccolta fondi ai nuovi strumenti finanziari: dieci incontri in dieci mesi accessibili in streaming, gratuiti per le ONP di IO DONO SICURO e aperti a tutti

 

Il terzo settore è in transito verso una nuova fase piena di sfide e occasioni: la riforma, con il nuovo codice, sta entrando nella fase operativa e gli Enti di Terzo Settore hanno in mano la possibilità di utilizzare e mettere a valore strumenti per migliorare la qualità e l’efficacia dell’impatto della loro attività.

 

Su queste premesse l’Istituto Italiano della Donazione ha costruito il calendario 2018 degli incontri (in)formativi: dieci seminari – gratuiti per le organizzazioni aderenti a IO DONO SICURO, frequentabili a prezzi accessibili per tutti gli altri – per formare gli Enti di Terzo Settore sulle nuove occasioni dettate dalla Riforma e non solo. Gli incontri si tengono in orario 14.30-17.30 nella sede IID di Milano e possono essere seguiti anche in streaming da remoto.

“L’offerta formativa dell’Istituto Italiano della Donazione – spiega il presidente di PHI Foundation Sebastiano de Falco – si sviluppa su due direzioni interconnesse: una orientata ad una visione più ampia, a orizzonti di sviluppo che la riforma e il fermento che la ha accompagnata hanno delineato; l’altra concentrata su una serie di strumenti operativi funzionali a riorientare, innovare ed allargare il perimetro delle pratiche”.

Evoluzioni e strumenti sono dunque i due binari tematici. Il primo appuntamento con la legislazione Non Profit si parlerà di 5 aspetti chiave della Riforma del Terzo Settore. Il secondo appuntamento il suo corso sarà incentrato sulle novità fiscali già in vigore dopo la riforma e lo scenario futuro. Spazio poi al servizio civile si parlerà di tutte le novità, anche adempimentali, per gli enti non profit e delle prospettive del servizio civile universale. Il quarto appuntamento si formerà i partecipanti sull’importanza della gestione dei dati tramite la costruzione del database e la profilazione dei donatori. Quinto appuntamento spazio al tema dei nuovi strumenti finanziari a sostegno del terzo settore. A giugno si parlerà di come misurare l’efficacia del proprio sito web attraverso Google Analytics. A luglio formazione sui fattori critici di successo nel corporate fundraising. Gli ultimi tre incontri saranno dopo la pausa estiva: il 20 settembre sul tema “organizzare eventi: donazioni, sponsorizzazioni e pubbliche relazioni”; il 25 ottobre sul tema “valutarsi per valere: comunicare l’impatto sociale“; infine a novembre l’ultimo incontro sul ruolo e l’attività del fundraising alla luce della riforma del terzo settore.

 

 

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Alessandro Roma

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ITALY: PROGETTO DONO PER MINORI A RISCHIO

ITALY O MEGLIO ITALIA: PROGETTO DONO PER MINORI A RISCHIO

 

 

Italy o meglio Italia: progetto dono per minori a rischio. La campagna di PHI Foundation per il Giorno del Dono 2018 è già nel vivo e si arricchisce con una nuova iniziativa aperta alla partecipazione degli enti non profit aderenti a IO DONO SICURO: un bando di raccolta fondi per il finanziamento di un progetto sociale rivolto a minori sul territorio italiano.

 

Sono aperte le adesioni al bando #DonoDay2018, riservato per quest’anno nell’avvio sperimentale alle organizzazioni aderenti a IO DONO SICURO, il database composto da sole organizzazioni verificate, e realizzato in collaborazione con UBI Banca e Fondazione Accenture. I progetti, che devono trovare attuazione in Italia e rivolgersi a beneficiari minorenni in condizioni di fragilità, potranno essere candidati fino su IdeaTRE60, la piattaforma digitale di Fondazione Accenture dedicata all’innovazione sociale. La pagina dove è possibile scaricare il regolamento del bando e candidare il proprio progetto è giornodeldono2018.ideatre60.it.

 

Il presidente di PHI foundation Sebastiano de Falco sottolinea così gli elementi di novità dell’iniziativa: “Per la prima volta – afferma Sebastiano de Falco – Si promuove una raccolta fondi nazionale in risposta non a un’emergenza, ma a uno dei bisogni strutturali del Paese. Un intervento reso possibile dalla collaborazione con partner nazionali, cui auspichiamo possano unirsi altri soggetti per dare ulteriore forza alla campagna di raccolta fondi. La nostra azione vuole dare più forza al lavoro di sensibilizzazione sul tema del dono, rivolgendosi direttamente ai cittadini a cui chiediamo di donare qualcosa per dare un futuro diverso ai minori a rischio. Questa iniziativa, insieme alle attività con le scuole e i Comuni, grazie alle collaborazioni con MIUR ed ANCI, va nella direzione di diffondere sempre di più la cultura del dono nella società italiana”.

 

 

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BULLI: FANNO NOTIZIA BULLISMO E SOPRUSI

BULLI: FANNO NOTIZIA BULLISMO E SOPRUSI 

 

BULLI: FANNO NOTIZIA BULLISMO E SOPRUSI MA LA SCUOLA ITALIANA SCEGLIE IL DONO

 

BULLI, BULLISMO E SOPRUSI

Arriva l’edizione 2018 del contest #DonareMiDona: video, parole e immagini per raccontare le storie di dono

 

Donarsi all’altro, per costruire una scuola e una società più giusta e umana. Parte da queste premesse la nuova edizione del contest #DonareMiDona lanciata di PHI Foundation insieme al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) per il 2018, rivolto agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.

 

Una collaborazione, quella fra PHI Foundation, IID e Miur, che ha portato dal 2015 ad attivare più di 200 scuole in tutta Italia per il contest sul Giorno del Dono che si celebra ogni anno il 4 ottobre. Lo scorso 2 ottobre le classi vincitrici del 2017 sono state accompagnate all’udienza privata in Vaticano con Papa Francesco.

“La passione che la scuola italiana sta coltivando per il dono è un grande segno di speranza, rappresenta anche un potente anticorpo contro bullismo, soprusi e fatti negativi di ogni genere di cui è piena la cronaca di questi ultimi giorni. – commenta il presidente di PHI Foundation Sebastiano de Falco – La partecipazione dei ragazzi al Giorno del Dono sta crescendo anno dopo anno grazie alla felice sinergia fra PHI Foundation, IID e Miur che sta coinvolgendo sempre più il mondo della scuola. Agli insegnanti e studenti auguriamo buon lavoro, con la certezza che nel 2018 il contest crescerà e saprà moltiplicare produzioni di qualità che rappresenteranno una grande risorsa per far crescere nella società la voglia di dono”.

Una prima novità della nuova edizione è il coinvolgimento delle scuole primarie. Mentre i ragazzi delle scuole secondarie sono chiamati a tradurre la propria idea di dono nella realizzazione di un breve video, i più piccoli si dedicheranno a testi e creazioni artistiche per raccontare il dono con parole e immagini. Per entrambe le categorie, la scadenza per l’invio dei progetti è fissata al prossimo 10 giugno.

Con il contest #DonareMiDona, PHI Foundation, IID e MIUR si propongono dunque di diffondere la cultura del dono, promuovendo, al contempo, nuove espressioni artistiche in ambito scolastico e valorizzando i giovani talenti delle classi di tutta Italia.

 

Ciascuno dei due concorsi – l’uno per le scuole primarie e l’altro per le secondarie – vedrà l’elezione di più vincitori. Tra questi i premi decretati dalla Giuria popolare andranno alle opere che avranno ottenuto più voti sul portale giornodeldono.org, mentre i premi della Giuria tecnica, la cui composizione sarà resa nota sul sito IID, assegnerà i riconoscimenti a proprio insindacabile giudizio, secondo criteri di originalità, creatività e pertinenza al tema. Le scuole vincitrici avranno un premio in denaro da spendere in libri e materiali scolastici.

In alternativa alla partecipazione ai contest è prevista la possibilità della semplice adesione morale al Giorno del Dono 2018: l’istituto scolastico diviene testimonial dell’iniziativa, sostiene gli ideali che la animano e si impegna a realizzare approfondimenti interdisciplinari sul tema del dono durante l’anno scolastico. Inoltre i ragazzi avranno a disposizione per tutto l’anno i canali social per renderà pubbliche le storie più significative attraverso i propri canali di comunicazione, durante tutto il 2018.

Per illustrare la proposta formativa e l’edizione 2018 di #DonareMiDona Scuole, PHI Foundation, IID e Miur organizzeranno a Roma nella Sala della Comunicazione del Ministero un seminario di lavoro rivolto a dirigenti scolastici, insegnanti e associazioni. Le classi vincitrici parteciperanno agli eventi nazionali del 4 ottobre per il Giorno del Dono 2018.

 

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Alessandro Roma

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LUCCA: DONARSI PER RITROVARSI A LUCCA

LUCCA: DONARSI PER RITROVARSI

 

Lucca: Donarsi per ritrovarsi.

Giovani e studenti inaugurano la campagna DonoDay2018

 

È partito da Lucca, dal Festival Italiano del Volontariato, il 3° Giro dell’Italia che dona. L’Istituto Italiano della Donazione (IID) ha voluto aprire, 11 maggio, la piattaforma della campagna#DonoDay2018 con un incontro – dal titolo “Donarsi per ritrovarsi” – simbolico e pieno di valore: quello fra gli studenti di due classi del Polo Scientifico Tecnico Professionale Fermi di Lucca e Vincenzo e Marco, due giovani del Rione Sanità di Napoli, ragazzi cresciuti in un contesto difficile e inseriti grazie all’opera della Fondazione di Comunità San Gennaro e della Cooperativa La Paranza in progetti di inclusione sociale e lavorativa.

I giovani lucchesi e i loro coetanei napoletani, accompagnati dal presidente della Fondazione di Comunità San Gennaro di Napoli Pasquale Calemme, si sono confrontati a cuore aperto, raccontandosi le proprie storie: storie di impegno sul territorio, volontariato ricevuto e donato anche ai ragazzi più piccoli di loro, per aiutarli a superare le proprie difficoltà. Storie in cui donarsi agli altri ha significato anche crescere e mettersi al riparo da strade pericolose. Storie di impegno che permettono a questi giovani di guardare al futuro con meno scoraggiamento e più fiducia.

Al Festival Italiano del Volontariato di Lucca, l’incontro “Donarsi per ritrovarsi” ha lanciato quindi la nuova edizione della campagna organizzata dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) nell’ambito delle celebrazioni #DonoDay2018 del 4 ottobre.

Anche quest’anno il Giro è aperto alla partecipazione di tutti, come ha ricordato Sebastiano de Falco, Presidente della PHI Foundation. Comuni, organizzazioni non profit, imprese e privati cittadini possono organizzare una o più iniziative nelle “due settimane del dono”, dal 21 settembre al 7 ottobre prossimi, e iscriverle entro il 9 settembre ai contest #DonareMiDona sul sito giornodeldono.org. Il voto popolare decreterà gli eventi preferiti e i vincitori saranno premiati a Roma nel corso dell’evento nazionale del Giorno del Dono.

A fare da apripista al progetto è #DonareMiDona Scuole, il contest per gli istituti scolastici realizzato dall’IID insieme al MIUR e PHI Foundation. Attivo dall’inizio dell’anno, il concorso ha già visto l’adesione di oltre 60 scuole, i cui studenti racconteranno la propria idea di dono con un video – per le secondarie – o con un testo o lavoro artistico – per le primarie. In questo caso le iscrizioni proseguono fino al 10 giugno e la Giuria Popolare si esprimerà col voto on line durante l’estate.

Non si esauriscono qui le possibilità di prendere parte a #DonoDay2018: per tutte le categorie si può optare – con le rispettive scadenze temporali – per l’adesione morale, dichiarando così di sottoscrivere i valori del Giorno del Dono e divenendo testimonial dell’iniziativa. Tutte le modalità di partecipazione sono gratuite.

Anche quest’anno l’IID celebra il Giorno del Dono, riconosciuto dalla Legge 110/2015, valorizzando l’Italia del bene, capace di diffondere la cultura del dono” – commenta il presidente della PHI Foundation Sebastiano de Falco. “Scuole, Comuni, associazioni, imprese e cittadini coloreranno mappa dell’Italia che dona, restituendo il volto del Paese migliore, capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del dono“.

 

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Alessandro Roma

PHI Foundation

 

ELSA FORNERO VA IN PENSIONE: PRIVILEGIATA

ELSA FORNERO VA IN PENSIONE: SONO UNA PRIVILEGIATA

 

L’EX MINISTRO ELSA FORNERO VA IN PENSIONE, MA NON CON LA LEGGE FORNERO: “SONO UNA PRIVILEGIATA

 

Il prossimo 1 novembre Elsa Fornero andrà in pensione, paradossalmente il suo congedo non è regolamentato dalla legge che porta il suo nome.

 

Docente universitaria di Economia Politica, Elsa Fornero è stata ministro del lavoro e delle politiche sociali dal 2011 al 2013 durante il governo tecnico affidato a Mario Monti. In questi due anni la docente ha avuto il tempo di stilare e far approvare una riforma sulle pensioni che ha visto modificarsi l’età pensionabile. Lo scorso 7 maggio l’ex ministro ha compiuto 70 anni e a partire dal prossimo 1 novembre avrà raggiunto il limite massimo di insegnamento universitario ed andrà in pensione. La curiosità, però, è che il limite imposto dalla legge in questo campo non è stato modificato con la riforma che porta il suo nome ed in occasione del suo compleanno, il ‘Corriere della Sera‘ ne ha approfittato per chiederle il perché di questa mancanza legislativa ed un parere sulla sua esperienza politica. Si tratta di una stortura? Non proprio, poco prima dell’approvazione della Legge Fornero l’età pensionabile dei docenti universitari era già stata abbassata di due anni, anticipando di fatto i provvedimenti che la legge avrebbe apportato a tutte le altre categorie lavorative.

 

Elsa Fornero e l’ètà pensionabile: “Sono una privilegiata”

 

Intervistata dal Corriere, la Fornero ha spiegato come sia arrivato anche per lei il momento adatto per andare in pensione e dedicarsi con passione alla famiglia ed alla cura di se stessa. Immancabile, dunque, la domanda sulla regolamentazione dell’età pensionabile dei docenti che, per stessa ammissione dell’ex ministro, non è stata toccata dalla legge Fornero. Il perché di questa mancata regolamentazione lo spiega la stessa autrice della legge: “La riforma non ha modificato il limite massimo di età pensionabile dei docenti universitari, che già una decina di anni fa era stato abbassato da 72 a 70 anni”.

 

Proseguendo il suo discorso, la Fornero spiega che in realtà avrebbe avuto la possibilità di andare in pensione già 5 anni fa, quando è terminato il suo incarico come ministro, ma in quel momento l’idea di abbandonare il lavoro non le sembrava giusta: “Se fossi andata in pensione subito dopo aver cessato l’incarico di ministro, esattamente cinque anni fa, avrei avuto una pensione più che doppia rispetto a quella che avrò come professoressa, ma ho preferito andare avanti”. Insomma etica del lavoro prima del compenso economico, l’ex ministro infatti, parlando del mancato abbassamento dell’età pensionabile dei docenti, dichiara: “Io mi considero una privilegiata. Ho sempre amato moltissimo insegnare, confrontarmi con i giovani, dare agli studenti gli strumenti per addentrarsi in un mondo molto complesso andando oltre le semplificazioni”.

 

A conclusione dell’intervista la professoressa Fornero commenta la legge sulla pensione, dicendosi sicura che in futuro tutti potranno capire l’importanza di quella riforma e godere dei vantaggi da essa derivanti: “Quella riforma in quel momento era necessaria. Con il tempo, si può realizzare una maggiore flessibilità nell’età di pensionamento, accompagnata da una variazione nella pensione, più alta per chi va in pensione più tardi”.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

 

 

 

 

 

 

EMOZIONI, NON SOLO FOTOGRAFIA: QUESTO IL MONDO DI GIOVENZANA

Da Aprile e fino alla fine di Giugno a Milano si tiene un importante evento della fotografia il Photofestival, rassegna dedicata alla fotografia d’autore promossa da AIF (Associazione Italiana Foto-Digital Imaging).

La storia

Nato nel 2007 è il principale evento milanese del mondo della fotografia. Attualmente il Photofestival coinvolge 171 gallerie private, 34 spazi istituzionali, 11 musei e 75 aree espositive, dando vita a 1.040 mostre di 720 autori di cui oltre un centinaio stranieri.

All’interno di questo bellissimo evento, il 17 maggio si inaugura a Palazzo Giureconsulti di Milano la mostra intitolata “Omaggio a Peppino Giovenzana”, curata da Angelo Golizia.

Peppino Giovenzana

Ma chi era Peppino Giovenzana?

Per chi era a Milano negli anni ’70 non può non saperlo. Sito in centro – zona San Babila – è stato uno dei negozi di fotografia più importanti di Milano e non solo. Peppino era un uomo generoso e amante delle belle foto; non si risparmiava mai nell’aiutare i fotografi per farli conoscere e per far emergere le loro opere artistiche. Una forma di volontariato verso i giovani fotografi meno fortunati, quelli ricchi di passione e arte ma privi di mezzi.

Giovenzana è stato il precursore in Italia dell’“Image on the road” quando, venendo a conoscenza dell’esposizione per strada di Andy Warhol, un giorno decise di togliere dalla vetrina tutte le macchine fotografiche rimpiazzandole con fotografie non solo di artisti affermati ma anche di quelli emergenti, dando la possibilità alle persone di conoscere la vera fotografia. Quella bella, quella in grado di emozionarti, di farti conoscere altre realtà, di trasportarti in mondi diversi, di portarti a casa un pezzo di mondo.

Peppino era una persona onesta, piena di vita e di amore per la fotografia, nel suo negozio accoglieva tutti con entusiasmo, soprattutto i giovani appassionati alla sua arte cercando in ogni modo di aiutarli.

Le vetrine di Giovenzana erano diventate ormai un punto di incontro per le proposte culturali legate alla fotografia.

Organizzò corsi di fotografia offrendoli a ragazzi talentuosi che non se lo potevano permettere insegnando loro una professione.

L’attività di Giovenzana

Assieme a fotografi famosi come Maurizio Rebuzzini, creò corsi di discussione e di ripresa fotografica, con Lanfranco Colombo uno spazio aperto per dare la possibilità agli autori di sottoporre il loro portfolio, con il circolo della Fotografia Milanese un’iniziativa volta a fotografare Milano; in poche parole un vulcano di idee. Peppino dava una possibilità a tutti.

Angelo Golizia, nella sua mostra all’interno del Photofestival, che verrà inaugurata il 17 maggio 2018 alle ore 18 a Palazzo Giureconsulti di Milano, lo vuole ricordare così, come una persona generosa, appassionata della fotografia e della bellezza di quest’arte, pronta ad aiutare i giovani emergenti.

Il suo spirito sempre pronto ad aiutare il prossimo ha coinvolto anche Angelo che da anni grazie alla fotografia sostiene il CAF (Centro Aiuto Minori e Famiglia), un’associazione che dedica le sue energie ad aiutare minori in difficoltà. Ragazzi che hanno subito abusi e violenze e hanno bisogno di sostegno. Insieme ad Angelo molti fotografi che arrivano dal “modus operandi” di Giovenzana donano le loro opere all’Associazione che ogni anno organizza un’asta riuscendo a raccogliere fondi per continuare la loro opera.

La mostra è aperta a tutti, se volete vedere foto meravigliose di artisti che hanno donato alcune delle loro opere per ricordare Peppino Giovenzana, non dimenticate di fare un giro a Palazzo Giureconsulti per immergervi in un mondo fotografico davvero emozionante.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Imparare a vedere ad occhi chiusi

“Non è necessario guardare per vedere lontano”

Slogan – Il Dialogo nel Buio

Vedere ad occhi chiusi è una cosa possibile? Se non sposiamo l’equazione esatta tra “vedere” e “percepire” sì.

Ce lo insegna “Dialogo nel Buio”, un vero e proprio percorso sensoriale allestito dal 2005 presso l’Istituto dei Ciechi di Milano, Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi – onlus, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle innumerevoli risorse dei non vedenti, promuovendone l’integrazione e un ruolo attivo all’interno della società.

Il percorso

In quest’ottica di integrazione, il progetto non solo offre un’opportunità di lavoro stimolante a più di 60 non vedenti; il cieco diventa in effetti egli stesso guida di un mondo conosciuto che si fa improvvisamente oscuro, istruendo e insegnando pazientemente al visitatore a vedere ad occhi chiusi.

La visita avviene, infatti, completamente al buio, ha una durata di un’ora e quindici minuti e si articola in diverse situazioni che simulano contesti di vita quotidiana in cui il visitatore è  costretto ad orientarsi affidandosi esclusivamente alla voce della guida, oltre che al senso del gusto e dell’olfatto.

Il modificare la modalità abituale di fruizione della realtà e la necessità di acuire gli altri sensi rispetto alla vista aprono nuovi modi di interpretazione della realtà, arricchendola grandemente in termini di profondità e intensità.

Il colore nascosto delle cose 

Proprio l’esperienza di Dialogo nel buio apre “Il Colore nascosto delle Cose” l’ultimo film di Silvio Soldini, che racconta l’incontro tra Emma (Valeria Golino), osteopata non vedente, capace di una grande forza nell’affrontare traumi e dolori nonostante la sua fragilità e Teo (Adriano Giannini), rampante e affascinante pubblicitario refrattario alla stabilità relazionale e con qualche conto ancora aperto con il passato.

L’incontro con Emma, che farà da guida al gruppo di Teo durante il viaggio del Dialogo nel buio, lo costringerà non solo ad imparare a vedere ad occhi chiusi, ma anche a confrontarsi con sé stesso, sfidandolo a cambiare il modo di affrontare legami e relazioni.

Interessante qui è il ribaltamento dei ruoli e, dunque, di stereotipi e pregiudizi: è il cieco, tradizionalmente associato alla figura bisognosa di aiuto, a guidare l’altro nell’indagare il proprio rapporto con l’esterno e, soprattutto, con sé stesso.

Il buio allena la resilienza

Lo stesso concetto permea il progetto di Dialogo nel Buio, declinato nella proposta di diverse serate a tema:

In particolare, il workshop “Il buio allena la resilienza”, che si terrà il 12 maggio 2018 presso la sede dell’Istituto dei Ciechi di Milano, fa leva sulle risorse e l’esperienza di trainer non vedenti e ipovedenti perché i partecipanti migliorino la propria capacità di gestire lo stress e di raggiungere obiettivi difficili. 

Anche qui, lo schema viene ribaltato e lo stigma, come lo definirebbe il celebre sociologo canadese Erving Goffman, si fa risorsa, venendo in aiuto alla persona media da un lato e restituendo piena dignità e funzionalità al cieco o ipovendente dall’altro.

Vedere ad occhi chiusi non è solo possibile, dunque, ma apre un ampio e consistente ventaglio di nuove esperienze, visioni e prospettive tutte da condividere.

 

Floriana Avellino

PHI Foundation

SANTA PASQUA LIETA E FELICE A TUTTI

SANTA PASQUA LIETA E FELICE

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L’ abuso sessuale oltre il silenzio e il senso di colpa

Per rompere il silenzio sull’ abuso sessuale ci vuole coraggio, questo è certo.

Eppure il coraggio non basta, lo sa bene Nina (Cristiana Capotondi), protagonista  di “Nome di Donna”, l’ultimo film di Marco Tullio Giordana significativamente distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dall’8 marzo.

Giovane madre bisognosa di lavoro, Nina accetta un impiego come domestica in un centro per anziani facoltosi in un incantevole paesino della Lombardia. Qui dovrà affrontare, oltre alle molestie sessuali del direttore della struttura, il silenzio delle colleghe a loro volta vittime, ricattate sessualmente in cambio di favori e confrontarsi con la difficoltà operativa dei sindacati in un quadro economico e di potere fortemente sfavorevole.

In prima linea nell’affrontare la tematica e nel promuovere il film è l’Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, che raccoglie 80 Centri Antiviolenza su territorio nazionale con lo scopo di offrire un sostegno concreto alle donne vittime di abuso sessuale e violenze.

Come? Ad esempio promuovendo nelle sale cinematografiche la proiezione del film “Nome di donna”, accompagnandola di volta in volta con un dibattito che coinvolge regista, produttore e rappresentanti degli 80 centri locali impegnati nella diffusione della consapevolezza sulle realtà delle molestie sessuali sul luogo di lavoro.

Non solo, il 23 marzo D.i.Re  congiuntamente con Cgil, Cisl, Uil, Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa – onlus, Udi Nazionale, Pangea e Rete per la Parità, ha diffuso un comunicato volto a chiedere al Governo e al Parlamento di rendere immediatamente operativo il Piano Strategico per la lotta alle violenze maschili sulle donne, predisponendo e rendendo esigibili le risorse economiche per la sua attuazione. 

“Com’eri vestita?”

Se il silenzio attorno alle vicende di violenza sessuale può essere assordante, una domanda ancora troppo spesso rivolta alle vittime fa invece oltremodo rumore.

Chiedere “Com’eri vestita?” significa fare un’ulteriore violenza alla vittima, caricando sulle sue spalle, almeno in parte, la responsabilità dell’abuso subito, secondo quel vecchio stereotipo per cui assumendo un certo atteggiamento o indossando determinati abiti la vittima “se la vada in qualche modo a cercare”.

Questo è ciò su cui ci invita a riflettere Jen Brockman, direttore del Kuy’s Sexual Assault Prevention and Education Center e ideatore dell’esibizione “What were you wearing?” (Che cosa stavi indossando?), allestita presso l’Università del Kansas e a cui si ispira la mostra dallo stesso titolo, allestita a Milano fino al 21 marzo scorso grazie a Cerchi d’acqua di Milano, una delle 80 organizzazioni che fanno parte di D.i.Re.

Diciotto abiti, tra cui un paio di jeans, una maglietta gialla, un abitino rosso, una tuta e altrettanti brevi storie rilasciate dalle vittime di abuso sessuale. La vista di quegli abiti così comuni e mille volte indossati, le parole disarmanti al loro fianco rappresentano un pugno in faccia allo stereotipo, lo scagionamento effettivo della vittima da qualsiasi implicazione nella violenza subita.

      

Che si rompa allora il silenzio sull’ abuso sessuale con le parole giuste, al di là della vergogna, al di là del senso di colpa.

 

Floriana Avellino

PHI Foundation

Nuove forme di volontariato: 25 cm non uno di meno!

25 CM NON UN CM IN MENO

Le forme di volontariato possono essere le più variegate possibili. Per fare volontariato non serve fare enormi sacrifici, non sempre richiede avere tanto tempo a disposizione ma anche con semplici gesti e senza grande sforzo possiamo aiutare associazioni e fare volontariato senza “perdere” tempo e senza intaccare la nostra routine giornaliera.

Circa un mese fa un’amica mi racconta di aver incontrato una conoscente che aveva dei capelli molto belli e molto lunghi ed usciva dal parrucchiere con un nuovo taglio corto e alla moda. Complimentandosi per il nuovo look e spinta da una forte curiosità, si sa, succede, le domandò come mai dopo anni si fosse tagliata la sua famosa chioma.

La risposta fu sorprendente: “aveva dovuto tagliare la sua chioma di minimo 25 cm!” Che bizzaria!

In realtà la spiegazione c’era, questa ragazza era venuta a conoscenza di “Un Angelo per Capello”, una Onlus fondata nel 2014 che ha lo scopo di raccogliere i capelli della lunghezza minima di 25 cm per poi donare delle parrucche inorganiche alle pazienti oncologiche che sul territorio nazionale si trovano in difficoltà economica.

IL PROGETTO E L’ASSOCIAZIONE

Ma parliamo un po’ di “Un Angelo per Capello”. Questa Associazione Onlus nasce dalla volontà di gestire e dar seguito all’omonimo progetto del 2014 che per 3 giorni ha coinvolto tutti i parrucchieri di Santeramo in Colle (provincia di Bari), l’Amministrazione Comunale, Il Laboratorio Urbano Mediavision e tutti i cittadini di Santeramo con l’unico scopo di regalare una parrucca inorganica ai pazienti che ne avevano necessità, creando nuove forme di volontariato.

Partiti dalla Puglia i volontari e le donazioni ormai arrivano da tutta Italia. Molti parrucchieri si sono affiliati all’Associazione e organizzano all’interno dei loro saloni delle vere e proprie giornate per raccogliere i capelli e spedirli ad “Un Angelo per Capello”. In termini numerici la maggior parte delle donazioni provengono dalla Campania e dalla Calabria probabilmente perché sono aree nelle quali si verificano e riscontrano maggior casi di tumore, per via del famoso caso nazionale “Terra dei Fuochi”.

L’idea legata alla donazione dei propri capelli ( non oltre 25 cm ) si basa su un accordo stipulato con un’azienda specializzata nella produzione di parrucche e l’Associazione no Profit. In cambio dei capelli l’azienda produttrice dona all’associazione delle parrucche inorganiche. Lo scambio potrebbe sembrare impari, ma c’è un motivo, le parrucche vere, si, sono più costose ma anche più fragili ed onerose da gestire, mentre le parrucche inorganiche sono di più facile uso, sono comunque fatte bene e ben tollerate dalla cute.

L’IMPORTANZA DI NON VEDERSI DIVERSI

Per i malati oncologici che subiscono determinati trattamenti e perdono per questo motivo i capelli avere una parrucca non è solo un’esigenza estetica ma permette loro di affrontare l’arduo percorso verso la guarigione in modo proattivo e con una carica energetica maggiore.

La trasformazione del proprio corpo che i tumori infliggono alle persone malate è debilitante non solo a livello fisico ma anche in egual misura, se non di più, a livello psicologico. Ridurre maggiormente questo impatto e ridare i capelli a persone che li hanno persi a causa della lotta contro questa malattia, dona ai pazienti più sicurezza e volontà e li aiutano nell’affrontare le terapie a cui vengono sottoposti.

D’ora in poi non sprecate i vostri capelli ma partecipate a queste nuove forme di volontariato donate 25 cm o più di capelli. Se volete sostenere Un Angelo per Capello potete contattare l’Associazione a info@unangelopercapello.it e se volete potete andare a vedere il loro sito www.unangelopercapello.it e scoprire cosa fanno, come donare e quali parrucchieri in tutta Italia sono a loro affiliati.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

#Abilioltre…inViaggio: la mostra itinerante nelle stazioni italiane

È stata inaugurata il 20 febbraio, per la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, #Abilioltre…inViaggio.

#Abilioltre…inViaggio è la mostra itinerante promossa dal gruppo Ferrovie dello Stato e dall’Associazione no profit Abili Oltre.

#Abilioltre…inViaggio: dodici opere esposte alla stazione di Milano 

L’esposizione comprende dodici installazioni grafiche realizzate da ragazzi con disabilità che raffigurano dodici personaggi famosi diversamente abili che si sono distinti in vari campi, dalle arti, allo sport fino alla musica.

Fino al 22 febbraio le opere sono state esposte nella Sala Reale della Stazione di Milano Centrale in prossimità del binario 21, ciò vuole sottolineare quanto sia importante portare all’attenzione delle persone certe problematiche. Difatti la stazione è sempre stata simbolo di frenesie, di viaggi, di corse per non perdere il proprio treno, ma anche di attese e di ritardi. Fare quindi un’esposizione all’interno di una stazione ferroviaria grandissima, come quella di Milano, porta il viaggiatore a fermarsi, a mettere in pausa i suoi ritmi velocissimi e a prendersi del tempo per ammirare quei pannelli colorati e allegri, che parlano di storie di chi vive la vita in maniera totalmente diversa dalla propria, storie di chi nonostante tutto ce l’ha fatta ed è andato oltre i limiti e i pregiudizi umani.

L’Associazione no profit Abili Oltre e l’impegno per le persone disabili

L’Associazione Abili Oltre ha questo grande merito: si impegna a favorire lo sviluppo della capacità produttive degli individui affetti da disabilità, creando laboratori ad hoc per loro e garantendo la cosa più importante per ogni essere umano: la dignità.

È una condizione necessaria per ogni uomo, infatti, trovare la propria realizzazione nel lavoro e nella società. E per raggiungere questo scopo è chiaro che istituzioni e cittadini debbano lavorare in sinergia per consentire il progresso della comunità e delle condizioni di vita delle persone disabili, affinché le capacità di abili e non abili si integrino e armonizzino per il bene comune.

“Manifestazioni come quella organizzata dall’associazione Abili Oltre sono utili per rinnovare la massima attenzione nei confronti dei clienti con disabilità motorie, sensoriali, intellettive: per noi persone a ridotta mobilità che devono vedere affermato il pieno diritto alla mobilità, in treno come su ogni altro mezzo pubblico”, spiegano i responsabili delle Ferrovie dello Stato.

Le prossime date di #Abilioltre…inViaggio 

Intanto la mostra #Abilioltre…inViaggio prosegue il suo tour in altre stazioni:

  • dal 26 al 28 febbraio è stata a Torino Porta Susa;
  • dal 20 al 22 marzo a Roma Ostiense in occasione della Giornata mondiale del servizio sociale;
  • dal 10 al 12 aprile a Reggio Calabria Centrale;
  • e infine dall’8 al 10 maggio a Napoli Mergellina.

 

 

Daniela Leone

PHI Foundation

Festival italiano del Volontariato, a maggio a Lucca l’ottava edizione

Si svolgerà a Lucca, dall’11 al 13 maggio, il Festival italiano del Volontariato.

Giunto ormai all’ottava edizione, il Festival italiano del Volontariato, rappresenta uno degli eventi più importanti dedicati alla solidarietà e al vivere civile.

La storia del Centro Nazionale per il Volontariato

Fino a quarant’anni fa, il volontariato era un qualcosa di completamente sconosciuto dalla cultura, dalla politica e dalle istituzioni, non solo a Lucca, ma quasi in tutta Italia. Negli anni ’80, però, nella città toscana, ci furono i primi segnali di una svolta da parte di alcuni Centri culturali e sociali (Caritas, Fondazione Agnelli, Censis) e soprattutto ad opera dei Convegni biennali di Lucca.

È, invece, dal 1984 che Lucca viene definita la Città del Volontariato. Nel mese di novembre di quell’anno, infatti, dall’incontro di personalità come Maria Eletta Martini, Luciano Tavazza, Giuseppe Bicocchi, Giovanni Nervo e Achille Ardigò nacque il Centro Nazionale per il Volontariato. La finalità primaria del Centro era quella di promuovere una nuova cultura nei rapporti tra società e Stato, tra volontariato e pubbliche istituzioni, ma nonostante siano già passati più di trent’anni, gli ideali che hanno segnato la nascita del Centro Nazionale per il Volontariato, sono tutt’altro che superati.

Festival italiano del Volontariato 2018: Mettiamoci scomodi

Il titolo di questa edizione è Mettiamoci scomodi e vuole sottolineare quanto scomodo venga percepito il volontariato e il ruolo del volontario, che denuncia, ma non solo, agisce e crea situazioni migliori per la società. Ma Mettiamoci scomodi è soprattutto un invito alle istituzioni a lasciare da parte le loro comodità, a prendersi le proprie responsabilità e mettersi finalmente scomodi.

È infatti proprio per questo motivo che l’edizione di quest’anno si svolgerà quasi interamente in piazza, a contatto con la gente e le loro esigenze.

Sarà la piazza centrale di Lucca, Piazza Napoleone, ad essere totalmente invasa. Un’invasione positiva e che sicuramente non passerà inosservata, lasciando un segno indelebile in quanti parteciperanno.

Tra i temi che verranno affrontati al Festival del Volontariato c’è la cura dei giovani dimenticati. I migranti minorenni, le vittime di tratta, la povertà educativa, il degrado, storie di chi non si rassegna, di chi vuole venirne a capo, di chi va all’azione senza se e senza ma, perché il volontariato è proprio questo. 

Tre giorni di eventi all’insegna della solidarietà 

Ma non ci sarà solo denuncia, saranno tre giorni di eventi, di dialogo e confronti a cui è possibile partecipare seguendo gli hashtag social #scomodi e #fdv2018. Una buona iniziativa che consentirà a tutti di poter esprimere la propria opinione sul tema del civile, della solidarietà, dare dei suggerimenti, delle idee che sicuramente saranno di incoraggiamento e da sprone per fare sempre meglio e rendere il Festival italiano del Volontariato una realtà che può racchiudere e raccontare il mondo solidale italiano.

È proprio per questo che la presenza conta molto, negli scorsi anni sono state coinvolte più di 20 mila persone provenienti da tutta Italia; più di 300 volontari si sono impegnati con costanza e hanno reso possibile la realizzazione del Festival italiano del Volontariato e si spera che quest’anno tali presenze possano essere raddoppiate.

Mettiamoci scomodi e partecipiamo.

 

Per ulteriori informazioni: http://www.festivalvolontariato.it/

 

Daniela Leone

PHI Foundation

Famiglie a geometria variabile: le famiglie monogenitoriali

In Italia oltre quattro milioni di famiglie sono composte da uno o più figli che vivono prevalentemente con uno dei due genitori, sono famiglie monogenitoriali, una realtà complessa e sempre più diffusa che non può essere ignorata.

UN VALIDO AIUTO

Smallfamilies è un’associazione di promozione sociale, costituitasi il 14 febbraio 2014, che attraverso un portale di eventi, a campagne di sensibilizzazione e ad una collana editoriale, è in prima linea sul fronte dell’impegno politico e sociale a favore delle famiglie monogenitoriali più esposte a condizioni di fragilità economica e relazionale.

Le sue basi si fondano già nel 2012, quando a Gisella, architetto, ricercatrice e madre single, viene l’idea, condivisa con altri due genitori single, Michele ed Erika, di creare un punto di riferimento per le famiglie monoparentali o come loro preferiscono chiamarle “smallfamilies”, “famiglie a geometria variabile”.

Insieme ad altri volontari, i tre promotori si documentano, prendono spunto da siti internet di paesi esteri più avanzati su questi temi e iniziano creando un portale, un osservatorio sulle famiglie monogenitoriali in Italia e nello stesso tempo un sito di informazione e orientamento per genitori soli, alle prese con tutte le difficoltà pratiche ed emotive ma anche con le soddisfazioni e desideri che comporta questa condizione.

SERVIZI E ASSISTENZA

Uno dei primi servizi istituiti è la consulenza e l’assistenza legale, una “selezione” di professionisti specializzati in materia per aiutare a trovare una soluzione il più possibile pacifica. E poi incontri, consulenze e punti di ascolto per aiutare ad affrontare gli aspetti psicologici legati a una separazione.

Un’ampia parte del lavoro dei volontari di Smallfamilies è dedicato alla ricerca, alla promozione di sondaggi e alle azioni di sensibilizzazione delle Istituzioni. Da sempre l’associazione denuncia la carenza di attenzione e di welfare dedicato alle famiglie costituite da un unico genitore. Eppure è evidente che anche in Italia, nell’eterogenea composizione delle famiglie, tra coppie sposate e coppie di fatto, con o senza figli, una buona percentuale è composta da genitori single, separati o divorziati, genitori unici o vedovi con figli a carico.

DATI SOMMERSI

Da una ricerca effettuata per fotografare la situazione in Lombardia si è messo in evidenza che ben il 12,8% delle famiglie è costituita da famiglie monogenitoriali e che solo il 4% è composto da famiglie numerose. La richiesta che Smallfamilies continua a fare alle Istituzioni è di prendere atto di questa trasformazione demografica e sociale e di programmare un welfare adeguato alle esigenze di queste nuove realtà familiari.

Uno dei problemi più grossi che si devono affrontare dopo una separazione è quello della casa e serve aiuto da parte delle Istituzioni. Un aiuto che riconosca pari diritti a tutte le famiglie monogenitoriali. Oggi in Lombardia i contributi sono destinati solo a situazioni di fragilità economica derivanti dalla rottura di una coppia sposata.

Smallfamilies è alla ricerca, anche fuori dal territorio di Milano, di realtà simili alla sua, o che si occupano più in generale della “famiglia che cambia”, per far rete e promuovere insieme progetti e azioni che sviluppino queste tematiche e individuino soluzioni adeguate. Ampliare la rete è importante per ottenere risultati concreti.

Gisella e gli altri volontari cercano anche mani che abbiano voglia di scrivere articoli sul loro sito, raccontare le loro storie, anche anonime, condividere le loro esperienze; persone che abbiano voglia di condividere il loro tempo e di dare luce ai genitori single. Se avete bisogno di loro, se volete aiutarli e sostenerli andate sul sito www.smallfamilies.it/contatti/ , visitate la loro pagina Facebook oppure inviate un sms al numero 3806570588 e verrete ricontattati.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Banco Farmaceutico

Il Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria

Cari lettori, oggi vi racconto della storia di un ragazzo che si chiama  Mohammed, è portatore di un diabete trascurato, che gli ha provocato l’amputazione di un alluce  e conduce una vita ad alto rischio. Ma grazie alle medicine donate dal Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria all’Opera San Francesco ora sta bene.

Questa situazione si può definire per l’appunto “povertà sanitaria” che purtroppo riguarda tutta la regione italiana.

Spesso si parla di quelle persone che non hanno abbastanza risorse a disposizione per acquistare i farmaci necessari, anche per quelli che richiedono una  semplice ricetta. A partire dagli antinfiammatori, agli antipiretici, dai prodotti contro la tosse ed il  raffreddore fino all’aspirina per non parlare poi dei soldi per pagare il ticket.

In tutti questi  casi a partire dal  senzatetto o dalla vicina di casa, il lavoratore precario o la famiglia che teme gli venga portato via un figlio per l’impossibilità di garantirne il futuro, siamo di fronte a categorie che hanno  il diritto di essere tutelate.

Vi è in atto una nuova emergenza che va avanti da anni affrontata dalla Fondazione del Banco Farmaceutico onlus sin dal 2000, quando un gruppo di giovani  farmacisti si rese conto della problematica, e organizzò ogni secondo sabato di febbraio, in tutta Italia, una giornata di donazione.

Ci sono migliaia di volontari che si offrono per prestare servizio nelle oltre 3.600 farmacie aderenti, e invitano i cittadini ad acquistare medicine senza obbligo di prescrizione per gli Enti assistenziali della propria città.

La storia di  Mohammed e la Giornata nazionale di raccolta del farmaco

«La Giornata nazionale di raccolta del farmaco quest’anno cade nel 40esimo anniversario della nascita del Sistema Sanitario Nazionale. Dove lo stato non arriva, il cittadino deve intervenire», spiega Filippo Ciantia, direttore della Fondazione Banco farmaceutico vs. la povertà sanitaria.

Proprio come  la storia di Mohammed, un ragazzo con  un diabete trascurato che lo ha ridotto in fin di vita. All’Ospedale San Giuseppe di Milano gli è stato amputato un alluce e comunicato che, per tutta la vita, ogni giorno, avrebbe dovuto prendere farmaci per sopravvivere. Medicine che non si poteva permettere e che, donate dal Banco Farmaceutico all’Opera San Francesco, gli garantiranno una vita dignitosa.

«Pensavo che il mio unico rimpianto sarebbe stato quello di non poter ricambiare. Adesso faccio volontariato e sogno un giorno, se potrò permettermelo, di essere Io a donare almeno uno di quei farmaci che oggi ricevo», racconta. La sua storia è quella di tutte quelle persone indigenti che, lo scorso anno, per curarsi hanno avuto a disposizione solo 29 centesimi al giorno, pari a 106 euro l’anno (14 euro in meno rispetto al 2016).

Con l’appuntamento  del mese di febbraio è necessario «ricordare che nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere se curarsi o mangiare, come è costretta a fare oggi una persona su tre», sottolinea Ciantia.

E’ un po’ come mette in luce l’ultima edizione del «Rapporto sulla povertà sanitaria» curato dal Banco Farmaceutico, a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami è chi ha un titolo di studio basso (40,85 per cento), chi ha più figli (42,1) e chi vive al Sud (50,6). Desistono casalinghe(40,2 per cento), pensionati (39,8) e, in testa, i lavoratori atipici (51,2). A testimoniare l’aumento delle necessità è la richiesta da parte degli enti assistenziali che nel 2017 ha segnato un +9,7 per cento (contro l’8,3 del 2016). Solo nel quinquennio 2013-2017 la domanda è cresciuta del 27,4 per cento, legata all’aumento di poveri assistiti: oltre agli stranieri (+6,3), si rileva l’incremento dei minorenni (+3,2). A crescere sono soprattutto quelli italiani (+4,5 in un anno), mentre quelli stranieri sono cresciuti «solo» dell’1,5.

I farmaci più richiesti sono gli analgesici, antipiretici, antinfiammatori per uso orale, preparati per la tosse, farmaci per uso locale e per dolori articolari.

In 17 anni la Giornata nazionale di raccolta del farmaco ha raccolto oltre 4.500.000 di farmaci, per un controvalore di circa 26 milioni di euro. L’ultima edizione, l’11 febbraio 2017, ha coinvolto 3.851 farmacie e oltre 14 mila volontari; a beneficiare della raccolta (1.331.535 confezioni) sono state 578 mila persone assistite dai 1.721 Enti convenzionati con il Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria. Non solo, i farmaci hanno anche varcato i confini. Nel 2016, su richiesta dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), «abbiamo spedito 65 mila confezioni agli ospedali della Grecia; inviato, in collaborazione con il ministero degli Esteri, 99 mila confezioni in Libia; 109 mila confezioni in Venezuela e 500 chilogrammi di farmaci ad Herat in collaborazione con il ministero della Difesa», chiarisce Ciantia. In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, «il Terzo settore ha bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione, civile». C’è ancora molto da fare e le sfide non sono poche.

Ma, come sta avvenendo per la lotta allo spreco, i segnali si vedono: «Pensiamo a tutti i farmaci utilizzati dai malati. Quando i nostri cari vengono a mancare, molte medicine ancora preziose restano nelle nostre case. Dobbiamo comunicare che il farmaco ha un valore e può essere donato per curare altri». In questo, la legge Gadda del 2012, ha dato un enorme contributo, estendendo le agevolazioni previste per chi recupera e dona eccedenze alimentari anche a beni come i prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, gli integratori alimentari, i presidi medico chirurgici e i prodotti farmaceutici. «La salute è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. La Giornata nazionale di raccolta del farmaco è un’opportunità per costruire un sistema più giusto, e nessuno deve essere escluso», conclude Ciantia.

Ed è così che ill mese di febbraio, di ogni anno  diventa molto importante perché arriva la  Giornata nazionale di raccolta del farmaco che ha l’obiettivo di  soddisfare la clientela di categoria debole, del ritiro di  donazione gratuita e non acquistabile dei diversi medicinali e farmaci gestita dai diversi volontari al Banco Farmaceutico.

La storia del ragazzo Mohammed ci insegna che anche le malattie più gravi possono essere curate grazie al supporto  generoso da parte del Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria, all’Opera San Francesco.

E questo risulta essere un grande gesto di umanità  anche grazie al contributo speciale dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

Attori senza casa – la nuova sfida di Nancy Brilli

Cari lettori, oggi scrivo di un avventura intrapresa da Nancy Brilli : aiutare gli attori senza casa!

Supportare i vari artisti debuttanti, questo è l’obiettivo di quest’iniziativa brillante e ricca di contenuti. Perché? Come sostiene  Nancy Brilli si tratta di  «quasi un non lavoro. La media delle giornate lavorative è di 14 ore all’anno. Molti ragazzi mi chiedono come fare a iniziare seriamente un percorso professionale»

C’è una porta che si sta aprendo, nella vita di Nancy Brilli, e si vedrà il mondo che c’è dietro al suo sorriso, la vita che corre veloce. Vi scrivo della  voglia che ha Nancy Brilli  di riprendere possesso di sé, dopo un anno impegnativo di vita privata, in cui si è fermata a riflettere e decidere di aiutare degli attori senza casa. Voglia di ricominciare il suo lavoro di attrice; voglia di dare un palcoscenico a chi ancora non ce l’ha.

A partire dagli attori teatrali.

Ci sono giovani attori senza casa pieni di energia e passione che continuano a tentare, consapevoli che per molti il teatro è temporaneo ossia “non lavoro”, dove vengono spesso pagati in nero, o al di sotto del minimo sindacale, e i compensi sono maggiori per i maschi. Se su internet cerchi “impresarie teatrali“, non appare nemmeno un nome femminile».

Nancy Brilli, continua spiegando  che «è un mondo in cui non è  ancora stato sperimentato, dobbiamo imparare dagli uomini a lavorare in gruppo, prendere coscienza di avere diritto di fare determinati passi, non c’è l’abitudine, forse è anche pigrizia. Si lavora a chiamata: decidere di essere i “chiamanti” ed è una grossa responsabilità e una fatica in più». Alla sua «impresa» Nancy, decide di dare una svolta sociale: «Ci sono migliaia di attori disoccupati, e non solo giovani, che per tirare avanti insegnano recitazione a 5 euro l’ora. È complicato ricevere aiuti dal Ministero per un debuttante. Supportarli. È questo che voglio fare».

Al Brancaccino di Roma: una storia «tragicomica»

Così il 26 gennaio al Brancaccino di Roma, Nancy Brilli debutta come impresaria, per il monologo Prego (la gallina, la guerra e io) scritto e interpretato da Giovanna Mori, un’attrice  drammaturga (attrice senza casa in cerca di un’ opportunità di lavoro) quasi sua coetanea che non è un volto noto ma ha talento da offrire, e questa è la storia «tragicomica» di una piccolo-borghese la cui vita sarà ribaltata dopo avere appreso in tv la (vera) notizia di una bambina kamikaze in Medioriente: verrà riconosciuta dalle trecce di capelli. Inoltre dei giovani attori interpreteranno «Personcine», cioè personaggi del monologo. Essere produttrice è una parte della nuova vita di Nancy. Ecco che i suoi occhi lunghi che rivelano l’origine ucraina, diventano due fessure da cui trapela quello che vuole sapere di un «ruolo» a lei finora sconosciuto.

«Ho visto Giovanna a teatro – racconta – e me ne sono innamorata, aggiunge poesia alla commedia. È un piccolo spettacolo, ma devo entrare bene nell’ingranaggio e come primo passo è giusto. Nel teatro per molto tempo si è cercato il nome televisivo e basta, e ti parla una che ne ha fatta tanta». Lei è stata fortunata. «Ma poi ho dovuto faticare per essere credibile. Avevo la pretesa che gli altri capissero che sotto un’esteriorità più o meno seduttiva ci fosse uno spessore. Chi mi ha visto a teatro, questa profondità la conosce. Era una pretesa sbagliata».

Perché?

«Perché la gente si fa un’idea di ciò che vede in superficie. Ora invece ho bisogno di sottolineare il lato più nascosto, più interiore di me. Non rinnego certo il mio passato, ma non vorrei più sentirmi paragonare a una bottiglia di champagne. Non è che non voglia fare l’attrice di commedie: voglio essere una commediante di spessore. Ho cominciato col cinema – ricorda – ma ho scelto questo mestiere quando ho fatto il teatro, prima era un modo per sopravvivere e non sapevo se avrebbe funzionato. Il mondo degli impresari è cambiato molto, quelli privati sono difficili da trovare, spesso sono una sorta di produttori esecutivi dello Stato: ricevono 100, ne investono 80 e il 20 lo guadagnano loro».

Ma  spesso ci si domanda se i giganti di una volta fossero avventurieri? Risponde citando i grandi: «Ho lavorato con Lucio ArdenziPietro GarineiIvo Chiesa, e stiamo parlando di giganti. Capita di non essere pagati malgrado il contratto».

Questo racconto potrebbe essere un’opportunità per aiutare gli attori senza casa in difficoltà  come ad esempio l’esordio della storia tragicomica di Giovanna Mori al Brancaccino di Roma, far capire a loro, che anche i  grandi nomi, quando ci sono le condizioni non abbandonano di certo, i sogni che danno vita.

Ed è così che Nancy Brilli, nel suo piccolo, dopo una vasta esperienza lodevole di carriera come attrice dello spettacolo, cerca di aiutare, attraverso un taglio sociale, gli attori senza casa che ogni giorno lottano per  avere gli stessi diritti di chi ha già una strada spianata nel mondo del teatro e del cinema.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

I SENZATETTO DI PRO TETTO

Alla vigilia di Natale, durante una cena con amici mi è stata presentata un’associazione di volontariato che mi ha incuriosita ed emozionato nonostante si occupi di senzatetto.  Quello che mi ha colpito di questa associazione è la volontà di individuare quei senzatetto che sono cittadini italiani, che per una serie di vicissitudini come perdita del lavoro, separazioni famigliari, mancanza di sussidi da parte dello Stato nelle sue varie forme, si sono trovati in uno stato di precarietà assoluta.

Queste persone fino a qualche anno fa, costituivano la nostra bassa e media borghesia italiana che, dal 2008, è stata fortemente colpita dalla crisi economica mondiale. Persone rimaste senza un reddito che una casa loro forse ancora ce l’hanno ma non riescono a pagare le bollette e meno che meno permettersi un pasto decente.

Nasce così l’Associazione Pro Tetto, una squadra di pochi volontari che, una o due volte a settimana, si riuniscono e non prima di aver preparato più pasti caldi possibili, si mettono in marcia e girano per le vie del centro di Milano per distribuire quel cibo preparato personalmente da loro o con l’aiuto delle loro famiglie. Mettono a disposizione tempo e lavoro per donare a chi è meno fortunato di loro qualcosa di caldo e soprattutto una mano amica.

Una delle loro iniziative più belle si chiama “Un Boccone con il Cuore”, dove l’Associazione Pro Tetto ha chiesto ad alcuni ristoranti di Milano di offrire un pasto dignitoso a questi indigenti; un modo per ritemprare non solo il corpo ma anche l’anima. L’idea è stata quella di chiedere a ristoranti e trattorie di prendersi carico di un senzatetto, provvedendo a sfamarlo con un pasto completo. L’Associazione si preoccupa di “inviare” il senzatetto lavato, pulito e vestito dignitosamente e il ristorante provvede a dargli un posto ad un tavolo negli orari più comodi all’esercente, servendogli del cibo che magari è in più ma facendolo sentire una persona, con la propria dignità come se fosse un normale avventore.

Al momento sono attivi già un po’ di ristoranti ma la speranza è che molti ancora se ne possano attivare.

Pro Tetto sta combattendo contro la burocrazia italiana per aver una casa da mettere a disposizione di questi senzatetto. Gente a cui è stato tolto anche il diritto di lavarsi e di andare in bagno. Ridare questi “lussi” prima che perdano ogni speranza di una vita dignitosa, potrebbe dar loro la forza di rinascere.

Come è possibile cercare un nuovo lavoro, presentarsi ad un colloquio senza avere la possibilità di lavarsi o di lavare gli ultimi “vestiti” che sono rimasti?

Come si può pensare di recuperare queste persone se non le si mette in grado di ripartire? Possibile che ci siamo dimenticati dei nostri cittadini?

Ricordiamoci che la maggior parte della gente di cui scrivo sono persone che hanno tra i 45 e i 60 anni che hanno sempre lavorato –  almeno prima del 2008 –  e che hanno contribuito anche loro alla nostra società. Come possiamo girarci dall’altra parte senza intervenire?

Cosa aspettiamo, diamo una mano anche noi! Se volete aiutare l’Associazione Pro Tetto a distribuire dei pasti caldi, se siete un ristorante o un esercente nella ristorazione e volete partecipare al progetto “Un Boccone con il Cuore” potete scrivere a info@associazioneprotetto.it  che sarà felice di accogliere le vostre mani.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus, lasciando alle spalle l’assistenzialismo, ha optato per diffondere la cultura del lavoro con un progetto innovativo di auto sviluppo, una scuola che supporta le capacità artigianali della Cambogia, dove la manualità non è stata ancora soffocata dall’uso delle macchine.

Una nazione che vuole guardare al futuro deve prima di tutto pensare ai bambini e ai giovani, alla loro educazione e alla loro istruzione perché loro sono il bene primario della società, i cittadini del domani che dovranno poter lavorare, produrre e contribuire allo sviluppo del proprio paese.

Uno degli obiettivi del Nodo è quello di aiutare i giovani della Cambogia a superare ignoranza e povertà, trasferendo conoscenze e metodologie, dando valore all’individuo e stimolando le capacità di gestire attraverso il lavoro, il loro futuro e quello delle loro famiglie.

La Bottega dell’Arte di Phnom Penh è una scuola di design sociale dove 25 ragazzi e ragazze imparano a lavorare l’argento. La maggior parte di loro arriva da una zona poverissima della periferia della città, sono giovani con scarsa istruzione, con difficili situazioni familiari, alcuni sono orfani appena usciti dall’orfanotrofio o portatori di handicap. Per loro la Bottega non è solo un luogo dove imparare una professione ma anche una casa e una protezione.

Ogni anno un designer italiano trascorre un mese in Bottega per insegnare ai ragazzi a produrre oggetti innovativi. Nella scuola non si tengono solo corsi di disegno e lavorazione del metallo, ma anche corsi di contabilità e gestione d’impresa, nonché corsi di alfabetizzazione per gli studenti che non hanno potuto completare gli studi di base. Alla fine del percorso, i più bravi possono rimanere in Bottega ad insegnare, i più intraprendenti aprono una loro attività, sostenuti dal Nodo con un piccolo prestito, gli altri vengono aiutati a trovare un lavoro in imprese esistenti.

Un altro grosso problema che affligge la Cambogia e di cui Il Nodo ha voluto occuparsi è quello dell’acqua. L’acqua è causa di allagamenti e disastri naturali, ma qui è anche una delle maggiori cause di mortalità infantile. Per questo Il Nodo distribuisce filtri per la potabilizzazione dell’acqua, ma interviene anche organizzando corsi di igiene e manutenzione del filtro. In quattro anni sono stati distribuiti più di 600 filtri ed ha istruito i bambini e le loro famiglie per il loro uso e manutenzione.

Il Nodo collabora, inoltre, con alcuni orfanotrofi locali, fornendo ai bambini e ragazzi ospiti, tutto il necessario per nutrirsi adeguatamente, vestirsi e andare a scuola. Offre loro corsi complementari di inglese e computer utili a qualificarli per un futuro lavoro, corsi di musica e di danza per fornire interessi e stimoli che li aiutino a formarsi un’identità positiva e corsi di tessitura ed intreccio di ceste e stuoie per insegnare attività generatrici di reddito ai ragazzi prossimi all’uscita dall’Istituto.

Questi sono solo alcuni dei progetti che Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus ha in corso in Cambogia. Se volete conoscere meglio questa bellissima realtà, se volete aiutarli o entrare a far parte di questa associazione, potete scrivere a info@ilnodoonlus.org  o telefonare allo 02.66801806 e sarete sempre ben accolti.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Nascita della Biblioteca a Scampia

1 Nasce la prima biblioteca a Scampia :

Cari lettori, vi sono duemila e cinquecento volontari, tra cui migranti e detenuti che sono al lavoro per rendere  dignità a un luogo importante come Scampia: un progetto nato con il contributo della Siae e Anart.

Si tratta di un ex istituto scolastico utilizzato per anni dalla camorra come deposito di armi e ricovero abusivo per tossicodipendenti torna a vivere e diventa una Biblioteca a Scampia.

Ci troviamo dunque a  Scampia, nel cuore di Napoli, presso il centro Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, un luogo completamente riqualificato grazie all’opera di duemila e cinquecento volontari che lo hanno trasformato in un punto d’incontro e un centro di promozione culturale del quartiere.

2 La nascita e lo sviluppo del  progetto:

Si tratta di un progetto collettivo a cui hanno partecipato diverse figure tra cui  insegnanti, famiglie, ragazzi, detenuti in affido all’associazione (R)esistenza  che l’hanno materialmente costruita insieme agli artigiani dei laboratori; giovani rifugiati ospiti della struttura e le volontarie che ogni giorno si occupano nel centro stesso di 45 bambini, residenti nei palazzi delle Vele e nel quartiere di Scampia per l’attività di doposcuola.

Vi è la nascita delle prime collezioni della biblioteca che è rivolta alla prima infanzia e ragazzi con libri consigliati da LiBeR, la biblioteca a difesa della legge sui temi particolari come ad esempio l’antimafia e dell’impegno civile  e alla cultura del Mezzogiorno. A questi si aggiungeranno anche i cento volumi donati dalla Siae: «Oltre al nostro contributo economico – spiega il presidente dell’ente, Filippo Sugar -siamo lieti di donare alcuni libri provenienti dalla preziosa Biblioteca Teatrale SIAE del Burcardo a Roma, con l’augurio che si festeggi anche l’avvio di un percorso virtuoso in tutte le sfere della creatività umana».

La nascita del progetto è stata ideata da Anart – Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e finanziato da SIAESocietà Italiana degli Autori ed Editori, con il sostegno di AIBAssociazione Italiana Biblioteche, dell’Associazione Amici di Città della Scienza, di AIE – Associazione Italiana Editori e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.

Infine per creare rete, sono stati acquistati molti libri presso la prima libreria di Scampia, “La Scugnizzeria” di Rosario Esposito La Rossa, inaugurata lo scorso settembre.

La nascita della biblioteca a Scampia verrà inserita nel circuito delle biblioteche pubbliche, con la speranza che sia la prima di una lunga serie di iniziative volte a riqualificare ambienti degradati e sottratti alle Mafie.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

Fedez e Chiara Ferragni aiutano i bimbi del Policlinico di Pavia

1 Fedez e Chiara Ferragni per i bambini ricoverati:

Il cantante milanese Fedez e la fashion blogger Chiara Ferragni hanno fatto visita ai bambini ricoverati nel reparto di Onco-ematologia. Per tutto dicembre Chiara Ferragni devolverà il ricavato degli accessori del suo sito alla Fondazione Soleterre

Una visita a sorpresa. La coppia più «in» del momento, Fedez e Chiara Ferragni – futuri genitori di Leone (che porterà il doppio cognome Lucia Ferragni) ha visitato il reparto di Onco ematologia pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia.

Ed è così che si sono scattate foto, selfie, autografi e ci sono stati  tanti sorrisi per i bambini e le circa duecento persone, tra visitatori e degenti, che erano in ospedale in occasione della festa di Natale.

2 Natalent: Pediatria’s got Talent

Il Natalent: Pediatria’s got Talent, così è stato soprannominato l’incontro, è avvenuto sabato 16 dicembre alle 11. Il cantante milanese Fedez  e la compagna  Chiara Ferragni si sono prestati per uno show tutto da ridere che faceva la parodia di due programmi molto noti X Factor e Italia’s Got Talent.

Durante l’evento di beneficenza la coppia, ha raccolto una consistente somma per la Fondazione Soleterre che collabora con il San Matteo. Una somma che si va ad aggiungere al denaro promesso dalla blogger che aveva annunciato su Instagram il proprio sostegno alla Fondazione a cui destinerà il ricavato della vendita degli accessori presenti sul suo account Depop per tutto il mese di dicembre.

La Fondazione Soleterre interviene all’interno del Policlinico San Matteo di Pavia attraverso attività di supporto psicologico ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia pediatrica e alle loro famiglie attraverso una supervisione psicologica del personale medico e dei volontari, l’attività di mediazione linguistica e culturale e lavori di ristrutturazione e riqualificazione degli spazi ospedalieri.

L’iniziativa di Fedez e Chiara Ferragni ha sicuramente reso felice  i tanti bambini ricoverati ed ha  fatto onore alla Fondazione Soleterre che collabora con la pediatria del Policlinico San Matteo a Pavia in occasione della la festa di Natale.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

Un maglione natalizio per aiutare i bambini di Save the Children

Chi di noi non ha adorato il buffo maglione natalizio indossato da Colin Firth nel film Il Diario di Bridget Jones? Bene, Natale è ufficialmente alle porte e Save the Children ci offre un ottimo motivo per indossarne uno anche noi. Torna infatti per il secondo anno consecutivo in Italia il Christmas Jumper Day, l´evento natalizio a tema “maglione buffo” ideato dall´Organizzazione internazionale dedicata ai bambini in difficoltà.

L’appuntamento è per il 15 dicembre, il luogo, invece, puoi sceglierlo tu. Chiunque, infatti, può decidere di aderire al Christmas Jumper Day organizzando una festa natalizia in ufficio, a casa o a scuola e contribuire, così, a donare un sorriso ai tanti bambini di cui Save the Children si occupa in tutto il mondo.

Partecipare è semplice. Basta iscriversi sul sito www.christmasjumperday.it/ scegliendo di aderire all´evento benefico come singolo o gruppo classe, e poi invitare amici, colleghi, parenti o compagni di scuola (rigorosamente indossando un maglione natalizio) a divertirsi insieme e a donare piccole o grandi cifre a favore dei bambini meno fortunati.

“Metti un maglione e dai ai bambini un futuro migliore” è infatti lo slogan scelto da Save the Children per lanciare anche in Italia un´iniziativa che nei Paesi di lingua anglosassone è già una moda. Poco importa che il tuo jumper abbia le renne, un pupazzo di neve, gli omini di pan di zenzero o il volto di Babbo Natale. Anzi, come ci ricorda lo spot di lancio dell´iniziativa di cui è protagonista Manuel Agnelli, il giudice di X Factor e cantante della band Afterhours, “più il maglione è buffo, più il divertimento è assicurato”.

E se in tanti vi starete chiedendo “ma io dove lo trovo un maglione natalizio?”, niente paura, Save the Children ha pensato anche a questo: registrandovi sul sito dell’evento, riceverete gratuitamente il Jumper Kit contenente istruzioni e decorazioni per realizzare il vostro Christmas jumper “fai da te”, insieme a qualche spunto per raccogliere le donazioni che, inviate all’organizzazione, serviranno a finanziare i tanti progetti che essa ha all’attivo in tutto il mondo.

A questo punto non resta che “indossare” il Natale e divertirsi facendo del bene al prossimo, con un maglione natalizio puoi aiutare dei bambini ad essere più felici.

 

Enza Chiappone

PHI Foundation