I COLORI DI UNA VERITA’ A NUDO

Amici miei,

 

Intenzionalmente è stata scelta un’immagine non usuale per l’argomento, proponendo in ogni caso una rappresentazione notevole non a colori di alto livello artistico.

 

Tutto questo al fine di distrarre per un attimo la vostra attenzione da tutte le provocazioni suggerite nei social network indirizzando il vostro sguardo alla laboriosa PHI Foundation www.phifoundation.com

 

Un immenso desiderio è portare alla vostra attenzione le attività svolte da PHI Foundation insieme al suo working team http://phifoundation.com/phi/chi-siamo/, operosità orientata a sostenere tutte le organizzazioni non profit nel loro digital development,  aumento visibilità, incremento raccolta fondi,  http://phifoundation.com/onp-ong/

 

Offrendo a tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo del terzo settore e il bene comune, l’opportunità di partecipazione attiva come Ambassador http://phifoundation.com/phi-ambassador/, diventare Member http://phifoundation.com/member/, divenire Partner http://phifoundation.com/phi-strategic-partners/,

 

Invitiamo tutti voi a gratificare questo meraviglioso team che presta opera con tutta l’anima donando il meglio di se stessi, decretando il successo di quest’ardua impresa, perciò facciamo un piccolo grande gesto mettendo “MI PIACE” alla pagina o diventando un follower:

 

Potrebbe scaturire interesse e coinvolgimento visitando questa sezione del sito web di PHI Foundation http://phifoundation.com/campaigns/phi-foundation/

 

Mentre, per chi volesse partecipare più attivamente, può entrare nel gruppo di PHI Foundation:

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Migranti e Arte Migrante: quando umanità e arte si incontrano non si lasciano più

Nazionalismo, patriottismo, rifiuto del diverso, fobia verso i migranti: questo è il comune sentire della retorica populista che sta caratterizzando il nostro continente così come quello americano.

Il bando del neo-presidente eletto Donald Trump ai rifugiati e agli immigrati musulmani ha fatto molto discutere e ha causato la protesta non solo dal basso, da parte della popolazione, ma anche dal mondo delle imprese dal marchio prestigioso come Coca Cola ad Airbnb.

Chi sono questi migranti o stranieri o immigrati o profughi o clandestini?

Innanzitutto, prima di qualunque definizione, questi migranti sono persone. Persone che lasciano la propria terra non perché non la amino più ma perché costretti a scappare da guerre, disastri naturali o persecuzioni politiche.

Queste persone, che sbarcano su terra europea dopo aver affrontato un rischiosissimo viaggio tra il deserto e il mare, non sono in maggioranza musulmani che vengono per sconfiggere la civiltà cristiana. Per oltre il 60% sono cristiani provenienti dall’Africa centrale e sub-sahariana, colo­nizzate per secoli da noi europei.

Quando i migranti arrivano, invece di ricevere supporto e protezione internazionale, finiscono a lavorare come schiavi nelle piantagioni di pomodori dell’Italia del Sud o come prostitute in tutta Europa o, peggio ancora, come carne da macello a cui vengono espiantati gli organi. Quindi, più che di terroristi conquistatori dovremmo parlare di nuovi schiavi. Coloro che gestiscono questo traffico invece sono criminali provenienti da organizzazioni  di stampo mafioso.

Per fortuna c’è chi invece decide di fare qualcosa di piu utile e costruttivo per questa gente. A San Salvario, quartiere multietnico di Torino, il progetto Arte Migrante, nato per contrastare il razzismo e abbattere le frontiere che sempre più alziamo intorno alle nostre vite, ha promosso intercultura e inclusione sociale realizzando una movida che coinvolge due venerdì al mese  circa 150 persone.

Studenti, lavoratori, persone senza fissa dimora e migranti da diverse parti del mondo si incontrano e condividono liberamente performance culturali, artistiche, musicali e fotografiche.

Il progetto, nato a Latina su iniziativa di Tommaso Carturan, giovane studente di antropologia, è arrivato a Torino nel 2014, veicolato dall’associazione Livia. Ha coinvolto anche il presidio Caritas di Saluzzo, cittadina a 50 Km da Torino, dove ogni primavera-estate centinaia di migranti africani arrivano per la raccolta stagionale della frutta.

Arte Migrante è senz’altro una iniziativa di successo da replicare in altre comunità territoriali. Ha dimostrato che se l’accoglienza si fonda sul dialogo può divenire preziosa ricchezza non solo per chi è accolto ma anche per chi accoglie. E soprattutto che non c’è più solitudine né paura laddove c’è spazio per tutti.

 

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

STAR E BENEFICENZA: LO STRANO CONNUBIO TRA DUE MONDI PARALLELI

La felicità è reale solo se viene condivisa”. La citazione tratta dal film Into the Wild rappresenta al meglio lo strano binomio che da sempre unisce due mondi così lontani tra loro: star e beneficenza.

Le star di Hoollywood

Sono tantissime le star che fanno beneficenza. La più famosa, e forse anche la più amata è Madonna che ha fondato Raising Malawi, sensibilizzata dal fatto che oltre un milione di bambini fosse rimasto orfano a causa dell’Aids. Come riportato da Radio 105 il legame tra la star di Hollywood e il Malawi è testimoniato anche dalla scelta della cantante di adottare due bambini.

Sandra Bullock

Da sempre in prima linea per il suo impegno nel sociale è l’attrice Sandra Bullock. Le suo opere di beneficenza e volontariato, come riferito da Donna Moderna, le sono valse nel 2013 un riconoscimento mai assegnato prima di allora: il Favorite Humanitarian Award.

Calcio e beneficenza

Sarà anche il più pagato al mondo, con 77 milioni di Euro incassati solo nel 2016 (vedi Sky Sport), ma Cristiano Ronaldo non si fa certo guardare in tasca in fatto di beneficenza.

Oltre ai quattro palloni d’oro conseguiti come calciatore, Ronaldo ne merita indubbiamente un quinto virtuale per il suo impegno nel sociale. Come riferito da Panorama, infatti, CR7 ha versato, solo per fare un esempio, quasi 7 milioni di Euro alle popolazioni colpite dal sisma dopo il terremoto che ha colpito il Nepal.

Totti

Il CR7 italiano è senz’altro il numero 10 della AS Roma Francesco Totti. Unico Ambasciatore Unicef del nostro campionato, Totti non ama che si parli del suo aiuto per il sociale. Qualcosa negli anni è però trapelato. Come la devoluzione di 240.000 Euro (derivanti dai diritti di trasmissione della ripresa video del suo matrimonio con Ilary Blasi) al canile di Porta Portese. E ancora, come riportato da Il Giornale, il capitano giallorosso ha deciso di dare in beneficenza l’intera somma percepita (circa 50.000 Euro) per la recente ospitata all’interno della casa de Il Grande Fratello Vip.

La beneficenza che non ti aspetti

Anche i 7 milioni di Cristiano Ronaldo però, impallidiscono, di fronte al gesto di beneficenza che ha fatto commuovere il mondo intero.

Una volta appresa la notizia del terremoto che ha sconvolto il centro Italia, un sacerdote congolese Don Ghislain, ha deciso di avviare una raccolta fondi per dare un aiuto concreto alle vittime di Amatrice, Accumuli e degli altri centri colpiti dal sisma. E così, come riferito da La Stampa, i bambini di Kingoué, piccolo centro della Repubblica del Congo, dove non c’è né luce né acqua corrente, sono riusciti nell’impossibile, raccogliendo una somma complessiva di 238,43 Euro. Bonifico puntualmente arrivato a metà dicembre 2016, tra l’incredulità di tanti. Forse di tutti.

Ora anche loro, i bimbi del Congo, possono essere annoverati nella categoria delle piccole grandi star.

 

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Matteo Raimondi

PHI Foundation

IL SOFTAIR PER AIUTARE I TERREMOTATI

Il softair (termine inglese per definire il tiro tattico sportivo) è una attività ludico- sportiva basata su tecniche, tattiche e usi militari : un vero e proprio sport di simulazione nato in Giappone e sempre più diffuso anche in Italia.

In seguito al terremoto che ha colpito il Centro Italia diverse sono state le  associazioni sportive dilettantistiche di softair che, sin da subito, si sono impegnate  sia nelle operazioni di soccorso dei terremotati sia in iniziative di raccolta fondi, indumenti e cibo in loro favore.

Tra queste associazioni no profit prezioso è l’impegno di ASD Pathfinders di Santa Cristina e Bissone, in provincia di Pavia, che Domenica 19 Febbraio organizzerà, con il patrocinio del proprio Comune, il 6° meeting di tiro dinamico softair, il cui ricavato sarà interamente devoluto ai terremotati.

ASD Pathfinders è affiliata alla FISA, la Federazione Italiana Softair, il cui segretario nazionale, Sergio Bigoni, è anche responsabile nazionale AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) Softair.

Il meeting prevede un percorso di 6 stage e l’utilizzo di asg/replica a gas o con CO2 senza vincolo di caricatori, di una pistola con potenza nei limiti di legge (inferiore a 1 Joule), di scarpe da ginnastica e di occhiali protettivi.

Saranno premiati con una targa i primi tre classificati sia della prima sessione di tiro mattutina, che si terrà dalle 9 alle 12, che i primi tre della seconda sessione pomeridiana, che si svolgerà dalle 14 alle 17.

Contribuisci anche tu a questa raccolta fondi a favore dei terremotati veicolata dal softair: per ricevere più informazioni puoi contattare l’associazione all’indirizzo e-mail:

pathfinders.proterremoto@gmail.com

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

PICCOLO GESTO UN GRANDE PROGETTO

Un’ iniziativa di grande valore sociale il Centro Socio educativo PANDUJI offre l’occasione ai minori diversamente abili di avere un luogo di riferimento.

Questo è il racconto del noto comico di Zelig Antonio Cornacchione che è stato invitato ed essere testimonial della campagna di Fundraising per sostenere il Progetto:

”qualcosa di concreto possiamo farlo per i nostri amici del PANDUJI; anche un piccolo gesto, un contributo può servire e soprattutto … non è difficile”

 

Il centro Educativo PANDUJI è il primo e unico Servizio Diurno socio-assistenziale che può ospitare anche i minori con disabilità dei 9 Comuni del Rhodense. Attivato nel 2014 da Cura e Riabilitazione ONLUS il Centro oggi accoglie 13 bambini tra i 4 e i 15 anni e 6 adulti.

Equipe formata da educatori, psicologi, psicomotricisti, arte terapisti e neuropsichiatri garantisce ai ragazzi numerose attività per migliorare le autonomie, la socializzazione e il livello culturale.

 

La frequenza è sempre personalizzata in base ai bisogni, per permettere soprattutto ai minori di mantenere la scuola e gli appuntamenti riabilitativi. Ma le richieste di inserimento sono in continuo aumento e i posti limitati.

Per questo Cura e Riabilitazione si è impegnata nel progetto di ampliamento del CSE PANDUJI, ristrutturando uno spazio adiacente di 100mq, così da poter inserire altri 9 ragazzi. Nella nuova ala è previsto anche l’allestimento di una palestra specifica per la psicomotricità.

 

Il CSE PANDUJI prende il nome da un bambino abbandonato della Tanzania affetto da linfoma, che nel 2013 fu accolto per il periodo di terapie da una famiglia italiana. Di fronte alle grandi problematiche relazionali del ragazzo la famiglia chiese a Cura e Riabilitazione di essere sostenuta, giungendo gradualmente all’inserimento in una comunità della Cooperativa.

 

Durante la sua permanenza con la sua vivacità ha saputo entrare nei cuori di tutti, oltre a mettere a soqquadro la casa un giorno sì e l’altro pure. Indimenticabile il giorno in cui chiese di poter ricevere il Battesimo.

Una volta guarito venne dimesso per permettergli di tornare nella sua Africa, dove è morto prematuramente in un incidente nell’ottobre 2014

Donare, anche un piccolo contributo, fa bene all’anima e ci rende più felici.

 

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Francesco Dal Pino

PHI Foundation

UN BELLISSIMO FILM AL CINEMA

Mercoledì scorso, ho voluto anch’io beneficiare della grande opportunità offerta in questo periodo, e cioè, andare al cinema a vedere un ottimo film al costo di soli due euro.

Tutto ben organizzato, cena romantica con la mia incantevole dolce metà in ristorantino tipico, dopodiché ci siamo avviati al cinema, dove alla cassa abbiamo ritirato i biglietti prenotati con posti in ottima posizione, tutto procedeva come pianificato.

Il desiderio di trascorrere una tranquilla serata, ambita da molto tempo, sembrava esaudirsi, tutto era andato perfettamente come aspiravamo, se non fosse stato per quel piccolo inconveniente e cioè: una volta entrati nella sala cinematografica e seduti ai posti assegnati abbiamo costatato che nella fila di poltrone antecedente alla nostra sedevano tre giovani ragazzi di circa dieci anni non accompagnati, i quali infastidivano la platea circostante con schiamazzi abbastanza fastidiosi e impropri.

I ragazzi sono stati più volti gentilmente invitati ad evitare atteggiamenti inopportuni ma essi continuavano liberamente con i loro chiassi ignorando qualsiasi rispetto verso gli altri e niente è valso informare la direzione del cinema di quanto stava accadendo, e alla richiesta di silenzio con un tono di voce più alto, i giovani ragazzi hanno infierito dicendo: altrimenti cosa fate?

Nel guardare i volti turbati (forse disperati) delle persone intorno, in quel preciso momento, mi è apparso in mente l’ottavo libro de “La Repubblica” di Platone, e desidero farvi partecipi trascrivendo questi brevi versi poiché vi trovo molte analogie con i tempi che stiamo vivendo e più che un testo di 2.500 anni fa sembra scritto ieri.

 

Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistano alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni.

E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo;

che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.

In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo e rispetto per nessuno.

IN MEZZO A TANTA LICENZA NASCE E SI SVILUPPA UNA MALA PIANTA:

LA TIRANNIA.

 

Forse è arrivato il tempo di cessare di perseverare una strada che conduce solo, esclusivamente, a ripetere i medesimi errori di sempre cercando l’evoluzione orientata alla Social Innovation, un cambiamento reale in un mondo migliore più solidale, più equo, più sostenibile, volgendosi verso il rispetto delle persone e la tutela del bene comune.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

#DonoDay2017: gli studenti italiani danno lezione di dono

#DonoDay2017. Riparte il video contest #DonareMiDona in collaborazione con il MIUR 

#DonoDay2017 – Lugano, 04 febbraio 2017 – A scuola di dono i docenti sono gli studenti: i ragazzi di tutte le scuole medie italiane di primo e secondo grado sono chiamati a partecipare al video contest “#DonareMiDona Scuole – racconta la tua idea di dono“. Anche quest’anno la PHI Foundation in collaborazione con l’Istituto Italiano della Donazione (IID) apre il programma culturale del Giorno del Dono partendo dai più giovani. Al fianco del programma c’è il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) che ha mandato una circolare a tutti gli istituti, invitandoli a partecipare alla 3^ edizione del Giorno del Dono.
La scelta del nuovo hashtag #DonareMiDona, che caratterizzerà le numerose attività e le novità che sveleremo durante l’anno  è dettata dal doppio significato in esso contenuto: da un lato donare significa ricevere e, dall’altro, donare arricchisce chi compie il gesto di donare, lo abbellisce, lo rende migliore. È nostro desiderio costruire una vera cultura del dono e, per farlo, non possiamo che partire dai ragazzi, parlando la loro lingua e, soprattutto, ascoltando la loro voce. Apriamo oggi il cantiere #DonoDay2017grazie alla rinnovata collaborazione con il MIUR“.

Anche quest’anno le scuole sono invitate a realizzare un video con cui raccontare la propria esperienza di dono, partecipando così alla 3^ edizione del video contest. I lavori devono essere inviati entro il 9 giugno 2017 e, con la chiusura dell’anno scolastico, tutti i video saranno visibili sulla piattaforma www.giornodeldono.org: chiunque lo desidera potrà far parte della giuria popolare votando il proprio video preferito. Parallelamente i video saranno valutati anche da un’apposita giuria tecnica composta da rappresentanti del MIUR e di Insolito Cinema, partner tecnico del Giorno del Dono. I vincitori riceveranno un riconoscimento e saranno premiati durante l’evento che si terrà il 4 ottobre 2017
Le scuole che non partecipano al video contest, ma che desiderano comunque essere testimonial #DonoDay2017, possono già comunicare la propria adesione morale. Per tutte le informazioni e per iscriversi:www.donoday.it/it/DonoDay2017

Nel 2016 sono state circa 50 le scuole che hanno partecipato, con 55 video in concorso e più di mille gli studenti coinvolti, dei quali oltre 200 presenti all’evento tenutosi il 4 ottobre scorso a Roma presso la Camera dei Deputati.
Il Giorno del Dono ha da sempre l’appoggio del compianto Presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, primo firmatario dell’omonima legge: “La legge istitutiva della Giornata Nazionale del Dono segna un passaggio significativo. È un traguardo che ne suggella felicemente i primi 10 anni di attività, coronamento dell’impegno, della tenacia, della passione con cui essa è stata svolta per l’affermazione e la diffusione dei valori costitutivi dell’Istituto: gratuità, solidarietà, condivisione“. Ha rinnovato l’appoggio al Giorno del Dono il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione del 4 ottobre dello scorso anno ha affermato “Donare non è privarsi ma arricchirsi in termini di qualità, coesione e sviluppo. Complimenti a chi verrà premiato oggi e a chi opera per il bene comune.”

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

#FESTIVAL DI SANREMO: 67° EDIZIONE

La Rai per il prossimo Festival di Sanremo pagherà per sole cinque serate al conduttore Carlo Conti ben 650.000 (seicentocinquantamila euro) oltre ad altri emolumenti per la conduzione di altri programmi sulla Rai.

Sempre per il Festival di Sanremo la Rai pagherà per soli 15 minuti di apparizione ben 50.000 (cinquantamila euro) per ciascuno dei signori Mika, Ricky Martin e Tiziano Ferro (per un totale di centocinquantamila euro), nello stesso tempo a Maurizio Crozza per le cinque serate ben 100.000 (centomila euro); e tutto questo a fronte di una perdita di 400 milioni (quattrocentomilioni euro) nel bilancio aziendale della Rai.

Inoltre c è di più, nelle cinque serate del Festival di Sanremo, Carlo Conti eseguirà la raccolta fondi e ci chiederà di donare 2 (due euro) via telefono fisso o cellulare a favore delle zone terremotate dell’Italia centrale.

Vi facciamo notare che risulterebbe, ben 26 milioni (ventiseimilioni euro) la somma che gli italiani hanno generosamente già donati con il telefono, ma i fondi sono ancora bloccati a Roma.

La richiesta per pulire la strada dell’hotel Rigopiano in Abruzzo come ben sapete era partita già dalle sette del mattino e (sembrerebbe) gli fu risposto che non potevano liberare la strada dalla neve poiché l’unica turbina disponibile in tutta la provincia di Pescara in pieno inverno, era rotta e la riparazione sarebbe costata 25.000 (venticinquemila euro).

La provincia di Pescara non disponeva dei 25.000 (venticinquemila euro) per riparare la turbina guasta a causa dei tagli dei fondi del governo.

Tutti conosciamo purtroppo l’esito catastrofico di Rigopiano e il dolore che difficilmente riusciremo a rasserenare e comunque lascerà dei segni indelebili.

Adesso carissime amiche ed amici dimostriamo con atti concreti il nostro sdegno spengiamo la televisione e Non Guardiamo il Festival di Sanremo per le cinque serate programmate, mostriamo fermamente la nostra irritazione davanti a tutto quello che accade quotidianamente intorno a noi, dimostriamo di esistere, andiamo alla finestra e urliamo a squarciagola “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”.

Diamo un segnale forte e concreto della nostra indignazione, boicottiamo il Festival di Sanremo. Facciamo crollare l’audience. Penso sia il minimo che si possa fare per solidarierà, anche per le vittime di Rigopiano.  Forse se ci fossero stati quei (ipotetici) 25.000 euro si sarebbero salvati tutti.

Solidarietà e nel rispetto di tutte le persone che sorreggono il paese Italia con lo stipendio di soli 1.200 euro al mese, per chi riceve pensioni da fame dopo una vita di lavoro, per i disoccupati, per le famiglie che non riescono ad andare avanti e dare una vita dignitosa con delle prospettive ai propri figli, non guardiamo il Festival di Sanremo bensì andiamo alla finestra e gridiamo “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più”.

AMO LA MUSICA E LE CANZONI, MA ANCOR DI PIU’ I MIEI FRATELLI DISAGIATI E TERREMOTATI.

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

UN SAN BIAGIO SOLIDALE

Anche oggi, come ogni 3 Febbraio, a Milano si mangia il panettone di San Biagio.

Una antica tradizione popolare lega infatti il consumo di questo dolce tipicamente natalizio alla festa di San Biagio ed i migliori pasticceri, milanesi e non, si sfidano per realizzare il miglior panettone fatto ad hoc per questa occasione.

Ma c’è anche chi, come l’azienda dolciaria Fiasconaro con il suo maestro pasticcere Nicola Fiasconaro, coglie questa occasione per compiere un prezioso gesto di solidarietà, mandando dalla Sicilia a Milano tanti buonissimi panettoni da distribuire direttamente nei centri d’accoglienza per i profughi e di assistenza per i più bisognosi, come Casa Jannacci.

Un gesto legato alla partnership instaurata tra l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano e l’azienda dolciaria Fiasconaro, che dona in modo gratuito  i propri panettoni per rallegrare gli ospiti dei centri di accoglienza e gli eventi organizzati per i cittadini milanesi in occasione di San Biagio.

Ma quando e come nasce questa consuetudine legata a San Biagio?

La tradizione popolare narra che Biagio nacque intorno al 300 D.C. in Armenia e  lavorò come medico fino a quando  i suoi concittadini non lo spinsero a  diventare vescovo.

Da vescovo curava le anime e da medico il corpo. Un giorno una madre si presentò da lui perché il figlio aveva una lisca di pesce conficcata in gola. L’istinto di medico gli fece usare della mollica di pane e la fede di vescovo la fece mangiare al bambino solo dopo averla benedetta. In questo modo salvò la vita del bambino. La notizia del “miracolo” divenne famosa e questa popolarità non fu gradita ad Agricola, prefetto di Diocleziano per l’Armenia che, sentendo crescere a dismisura la fama di Biagio, decise di convocare il vescovo; non appena se lo trovò davanti lo fece immediatamente uccidere, sperando di evitare la santificazione da parte del popolo, ma quel martirio ottenne l’effetto contrario e presto Biagio fu proclamato Santo.

E proprio per ricordare questo episodio del bambino e della mollica di San Biagio, il 3 Febbraio è consuetudine mangiare del panettone per proteggere la gola dei cittadini milanesi.

 

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Nicola Minerva

PHI Foundation

IL GIORNO DELLA MEMORIA E ANED

Si è appena svolto, come ogni 27 Gennaio, il Giorno della Memoria, una ricorrenza internazionale istituita per commemorare le vittime dell’Olocausto, perché proprio in quel giorno nel 1945 il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dalle truppe dell’Armata Rossa.

Sono migliaia le iniziative che vengono organizzate in tutta Italia per celebrare il Giorno della Memoria e, tra le associazioni no profit maggiormente attive nelle commemorazioni, notevole è l’impegno di ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti).

L’ANED è un’associazione, senza fini di lucro ed eretta Ente Morale dal 1968, a cui aderiscono  i sopravvissuti allo sterminio nazista, i familiari dei deportati e coloro che vogliono studiare e divulgare la storia delle deportazioni nei Lager nazisti con lo scopo di valorizzare il contributo dei deportati alla causa della resistenza e affermare gli ideali perenni di libertà, giustizia e pace, avviando a concreta realizzazione il testamento ideale dei caduti.

L’ANED ha sezioni in diverse città italiane e il suo costante impegno nella pubblicazione di studi e ricerche sulla deportazione ha permesso la nascita della Fondazione Memoria della Deportazione, in cui è affluita tutta la documentazione di oltre 50 anni di attività dell’associazione.

Molti gli eventi organizzati nel 2017 in occasione del Giorno della Memoria da ANED o a cui l’associazione ha collaborato o partecipato, da una conferenza sul tema “Lo sfruttamento del lavoro nei campi nazisti” ad Udine, alla Prima Corsa della Memoria voluta dall’Unione delle Comunità ebraiche italiane a Roma, a “Il treno di Teresio” a Vigevano, ad una serie di manifestazioni a Firenze e in tante altre città italiane.

Ma anche tu puoi sostenere l’associazione ed aiutarla nel suo obiettivo di far conoscere, soprattutto ai giovani, la storia della deportazione e del Giorno della Memoria attraverso un versamento alla segreteria nazionale dell’ANED:

Banca Prossima, piazza Paolo Ferrari 10 Milano
IBAN: IT53 S033 5901 6001 0000 0141934

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Nicola Minerva

PHI Foundation

#DONARE CON FIDUCIA E’ UN DIRITTO

Lugano, 28 gennaio 2017 – PHI Foundation – Il terremoto che ha colpito l’Italia centrale (aggravato dalle avversità climatiche), ha messo in ginocchio il cuore del Paese ma è stato anche occasione, ancora una volta, per rendere evidente la generosità di cui sono capaci gli italiani. Il mondo del volontariato in prima linea, le organizzazioni, i territori e i singoli cittadini in modo anche spontaneo, si sono attivati e continuano a farlo anche in queste ore in cui l’emergenza sembra essere un amaro pane quotidiano. Per questo tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo, anche se piccolo.

Amareggia molto quindi apprendere di quanto riescano ad essere virali notizie circa “problematiche” sui fondi raccolti tramite sms solidale. Informazioni come queste sono in grado di minare la fiducia, radice stessa del verbo donare, poiché creano un clima di disfattismo che non fa bene a chi lavora per il bene comune.

È, infatti, di pochi giorni fa la notizia, alimentata soprattutto dal dibattito via social, in merito alla destinazione dei fondi raccolti tramite sms solidale subito dopo il terremoto, informazioni che hanno richiesto l’intervento diretto del Dipartimento della Protezione Civile: i soldi non sono spariti, né sono stati sottratti da nessun altro soggetto, né tantomeno dalle compagnie telefoniche stesse, che hanno già versato alla Protezione Civile la maggior parte dei fondi raccolti.

Si specifica: “La cifra raccolta, che supera i 25 milioni di euro, è, infatti, destinata alla fase di ricostruzione post emergenza, quella sulla quale si spengono i riflettori, quella in cui non si fanno le maratone televisive o le dirette tv, quelle però più preziose per chi vive nei territori colpiti“. Al contrario, come riportato nella nota del Dipartimento, per la fase di gestione dell’emergenza sono destinate tutte le necessarie risorse attraverso i fondi pubblici.

PHI Foundation da sempre lavora su temi come fiducia e trasparenza, poiché donare con fiducia e in tutta sicurezza, è un diritto di ognuno di noi. Le sensibilità espressa tramite le donazioni devono essere gratificate e incoraggiate, al tempo stesso, al donatore, devono essere dati gli strumenti giusti per potersi orientare e proteggere, tanto dalle notizie fuorvianti quanto da appelli non veritieri.

Per questo la PHI Foundation ha ideato “Certified” al fine di mantenere il donatore costantemente informato sullo stato di sviluppo dei singoli progetti con l’opportunità di interagire e partecipare attivamente, farsi coinvolgere, nello spirito della Social Innovation Community.

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

 

#FUNDRAISING: ISOLA CHE C’E……SEMPRE

L’Isola che c’è, una realtà che quotidianamente svolge attività a sostenimento, un’Associazione di volontariato nata nel 2001, su iniziativa dei genitori di ragazzi disabili preoccupati nel procurare ai propri figli un percorso nella vita che non contemplasse soltanto l’istruzione e gli aspetti medico-riabilitativi.

La Mission è di “realizzare luoghi e progetti in cui l’Integrazione vuol dire inclusione ma non assimilazione, in cui si può far parte di una comunità dove essere tutti uguali e tutti diversi”.

 

Di seguito il link ad una breve intervista dal vivo:

 

https://www.facebook.com/RadioRadioByNightRoma/videos/1212095062178464/

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Ci vorrebbe Popobawa per farci aprire gli occhi sulle vite invisibili dei minori stranieri non accompagnati

Il vero dramma dei minori stranieri non accompagnati è che sono completamente soli. Hanno affrontato da soli il lungo viaggio per scappare da povertà e guerre dei paesi di origine e rimangono soli anche ora che sono sbarcati in Europa. Senza alcun adulto che si occupi e preoccupi per loro. Le associazioni umanitarie come Unicef e UNHCR che soccorrono i profughi in Grecia e in Italia denunciano la presenza di migliaia di minori stranieri non accompagnati. Anche se entrati irregolarmente in Italia, i minori migranti sono titolari di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata in Italia con legge n. 176/91. Il diritto alla protezione, alla salute, all’istruzione, all’unità familiare, alla tutela dallo sfruttamento, alla partecipazione.

Eppure tantissimi bambini e ragazzi marciano smarriti per cercare una terra che li accolga. Si ritrovano esposti al rischio di finire nella rete criminale che fa affari con la tratta di schiavi sessuali e di organi o nella rete dello spaccio di stupefacenti. L’Europol, l’Agenzia per la Sicurezza Europea, lo scorso anno denunciava più di 10 mila minori non accompagnati giunti in Europa e scomparsi nel nulla.

Per questo è necessario elaborare una strategia di lungo periodo che miri non solo a tutelare i diritti umani dei soggetti più vulnerabili ma anche ad aumentare le risorse per il capacity building nei paesi di origine dei migranti, costruendo infrastrutture e facilitando l’accesso di tali stati ai mercati finanziari. Questa potrebbe essere una strada da percorrere in cambio di un maggior controllo alle frontiere e di una più proficua cooperazione sui rimpatri.

La sorte incerta dei minori stranieri non accompagnati dovrebbe scuotere il senso di umanità della comunità internazionale. E invece nessuno si preoccupa del destino di queste vite invisibili. Al contrario, molti Stati Europei chiudono le frontiere e irrigidiscono le regole di entrata con la conseguenza che le politiche di cooperazione internazionale vengono utilizzate sempre più per fini di controllo dei flussi migratori piuttosto che per progetti di sviluppo.

Mi ha sempre impressionato la leggenda del demone nano Pocobawa. In Zanzibar, quando la situazione politica è conflittuale per le elezioni o per problemi economici, si fa vivo Popobawa. Ha un occhio solo, ali di pipistrello, orecchie a punta e coglie di sorpresa la notte violentando uomini e donne. La vera natura di Popobawa è legata all’inconscio collettivo e al passato culturale della gente di Zanzibar, caratterizzato da violenze e soprusi.

Mi piacerebbe un giorno svegliarmi e scoprire che è venuto Popobawa anche da noi, in Europa. Per far aprire gli occhi a tutti i governanti dei nostri paesi perbenisti sulle tante violazioni dei diritti umani che continuiamo a tollerare, soprattutto quelle nei confronti dei minori stranieri non accompagnati.

Popobawa non esiste, è solo una leggenda. Io però non voglio smettere di sognare una “Mamma Europa” che sappia ascoltare, accogliere e proteggere tutti i bambini invece che abbandonarli alla mercé di criminali e sfruttatori.

Perché un bambino è un bambino ovunque.

 

PHI Foundation è una Fondazione che si occupa di aiutare tutte le Associazioni operanti nel Terzo Settore, attraverso campagne di informazione e raccolta fondi.

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Vanessa Doddi

PHI Foundation

UNA CASA-ACCOGLIENZA PER BAMBINI IN UGANDA

L’ Uganda è un Paese dell’Africa Orientale, con circa 35 milioni di abitanti, la cui economia si basa prevalentemente sull’agricoltura e, in misura minore, sull’allevamento.

Uno Stato tendenzialmente povero in cui molti minori, tra i 4 e i 17 anni, vivono in totale stato di abbandono ed emarginazione sociale, costretti a vivere in strada o per fuggire dagli abusi domestici o perché orfani.

Per questo motivo l’associazione Il Caprifoglio Onlus AICO ha avviato, in collaborazione con la Missione Francescana di Rushooka  ed i missionari laici Giorgio Scarpioni e Marta Novati, il progetto Miriam, incentrato sulla costruzione di una casa-accoglienza dove ospitare ed accudire i bambini abbandonati di Kabale, una città dell’ Uganda.

AICO, fondata nel 2007, è un’ associazione indipendente e laica creata per aiutare minori, adolescenti e persone adulte che siano in condizioni di svantaggio.

Nel corso della sua attività ha già svolto con successo progetti di cooperazione, assistenza sanitaria e sostegno non solo in Italia, ma anche in diversi altri Stati, tra cui Camerun, Kenya e nella stessa Uganda.

Il progetto Miriam è stato avviato nel Giugno del 2016 e nello scorso Settembre i volontari di AICO hanno posato la prima pietra di quella struttura che presto potrebbe diventare una casa-accoglienza in grado di offrire non solo ospitalità, ma anche assistenza alimentare e sanitaria ai bambini abbandonati dell’ Uganda.

L’obiettivo di AICO , infatti, è quello di inaugurare il centro ed avviare l’accoglienza già nel primo semestre del 2017, ma il lavoro non è semplice.

Sostieni anche tu AICO ed il progetto Miriam con una donazione, riceverai costanti aggiornamenti sugli sviluppi della costruzione, l’apertura e la gestione della casa-accoglienza in Uganda e potrai salvare la vita di tanti bambini in difficoltà.

 

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Nicola Minerva

PHI Foundation

La bicicletta rossa

Cosa ci fa una bicicletta rossa appesa sull’ingresso di un edificio pubblico?

Qualcuno di voi forse l’avrà riconosciuta, per molti altri invece non significa granchè…

Un po’ di anni fa, in uno stato del sud degli Stati Uniti, un ragazzino di famiglia medio borghese, un bel giorno ricevette in regalo dal padre una bicicletta rossa fiammante, bellissima, nuovissima.

Il ragazzo non stava più nella pelle, quasi non riusciva a prendere sonno la notte, fantasticando sui viaggi e le corse che avrebbe fatto con la sua nuova bicicletta rossa. Non vedeva l’ora di mostrarla ai suoi amici e a tutti quelli che lo conoscevano.

E l’occasione si presentò pochi giorni dopo, quando si tenne l’annuale fiera nella sua città.

Il ragazzo, con tutti i suoi amici, si recò in bicicletta alla fiera e lasciò la sua bici, insieme a quelle dei compagni, posteggiate nelle apposite rastrelliere. Ma quando la fiera finì e i ragazzi tornarono alle loro bici, mancava proprio la bicicletta rossa !!!

Potete immaginare la reazione del ragazzo, era disperato, imprecava, piangeva, urlava e chiedeva a gran voce l’intervento della polizia: “datemi un poliziotto, datemi un poliziotto!!” gridava il ragazzo, che voleva sporgere denuncia. E infatti un agente arrivò sul posto, un agente sulla cinquantina, che guardando questo ragazzino disperato e chiedendo cose fosse successo, rimase colpito dalla veemenza e dalla furia del ragazzo: “Agente dovete trovare subito chi mi ha rubato la bici, è meglio per lui che lo trovate voi, perché se lo trovo io lo riempio di pugni, calci, gli spacco la testa…” imprecava come un forsennato il ragazzo. Al che l’agente, con un sorriso sulle labbra rispose: “ma tu ragazzino sai fare a pugni?”. “Certo”, rispose spavaldo il ragazzo. “Ma hai mai fatto a pugni per davvero?” domandò l’agente, “bè qualche volta con i miei amici, ma proprio pugni veri no…”. “Si ma quello non vuol dire saper fare a pugni” incalzò l’agente, “al massimo quello è fare una rissa, ma saper fare a pugni è un’altra cosa. Facciamo cosi, vienimi a trovare domani dopo la scuola nella mia palestra e vediamo che si può fare”.

Si perché l’agente, come hobby, aveva una palestra dove allenava ragazzi e adulti, insegnando loro l’antica arte del pugilato.

Fu cosi che il giorno dopo, il ragazzino si recò in palestra e cominciò ad imparare a usare i pugni non per combattere o per vincere, ma per creare della vera e propria arte. Si perché da quel giorno il ragazzo e la boxe diventeranno un tutt’uno. In quel pomeriggio americano nasceva una legenda, forse la più grande legenda sportiva dei nostri tempi.

Il ragazzo si chiamava Cassius Clay e quella bicicletta rossa è stata appesa proprio sulla palestra nella quale Clay cominciò ad imparare l’arte della boxe, quasi a ricordare come a volte nella vita, sono piccoli episodi a determinare grandi destini.

cassius clay

Col tempo il ragazzo cambierà nome in Mohamed Alì, ma la sua lotta contro le ingiustizie e i soprusi accompagneranno sempre la sua carriera da pugile prima e da uomo dopo, soprattutto quando appese i guantoni al chiodo.

Anzi proprio in quel momento forse, la sua forza e la sua sensibilità verso i problemi sociali ha raggiunto il suo apice.

A Mohamed Alì infatti, è toccato fare i conti con un avversario ben più temibile di quelli incontrati sul ring. Gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson. Una malattia neuro degenerativa, che lo ha condotto alla morte nel 2016.

Ma tutto il mondo lo ricorda durante l’inaugurazione dei giochi olimpici di Atlanta, quando tremante per via della malattia, teneva in mano la torcia che avrebbe acceso il braciere olimpico, con la stessa fierezza e spavalderia con la quale ha sfidato le leggi e le persone.

atlanta

Negli ultimi anni, Mohamed Alì è diventato il simbolo della lotta al Parkinson ed è diventato testimonial della campagna per la cura e la ricerca scientifica sulla malattia.

Insieme ad altri personaggi famosi, tra cui l’attore Michael  J. Fox, accomunati dallo stesso triste destino, ha dato vita a diverse campagne sociali e ha aiutato la fondazione Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Disease a trovare fondi per continuare la ricerca.

Oggi celebriamo quello che sarebbe stato il suo 75 esimo compleanno, ricordando un uomo che prima ancora di essere un grande atleta è stato un grandissimo uomo, probabilmente the greatest .

 

Story by: Federico Buffa – Sky Sport

 

Francesco Fiore

PHI Foundation

 

 

PHI CITY PROGRAM: INNOVAZIONE E TECNOLOGIA

Il PHI City Program è la realizzazione e sviluppo a livello locale della filosofia e del pensiero della Social Innovation, quel movimento che PHI Foundation intende sostenere e sviluppare.

Per PHI Social Innovation si intende un modo più pragmatico e concreto di realizzare i progetti sociali. Si può parlare di una tipologia di innovazione capace di creare nuovi saperi, tecnologie, strumenti e forme organizzative con finalità di natura Etica.

La PHI Social Innovation Community deve essere considerata una risorsa strategica per tutti quelli che vogliono pensare allo sviluppo della società in modo nuovo e concreto per rispondere alle difficoltà del momento e cercare di risolvere alcuni problemi della nostra società.

PHI Foundation Social Innovation Community è una comunità fondata sulla condivisione di valori etici con attitudine al cambiamento e alle innovazioni culturali, scientifiche e tecnologiche, al fine di soddisfare i bisogni sociali della collettività ed affrontare le nuove sfide per la crescita.

Social Innovation è creazione di nuove idee, prodotti, servizi che soddisfano bisogni sociali e simultaneamente creano nuove collaborazioni e relazioni. 

Il termine Social Innovation esprime, infatti, un doppio significato: innovazione intesa come utilizzo di tecnologie e innovazionone realizzata da una comunità e non da un unico individuo o un organismo; diventa così un risultato collettivo che richiede accordi, condivisione, co-adaptation e dialogo.

Si ha, infatti, innovazione sociale solo quando persone e organizzazioni svolgono un ruolo attivo e collaborativo nella realizzazione concreta dei processi innovativi, attraverso la creazione di reti sociali; soddisfare i bisogni della collettività ed affrontare le nuove sfide per lo sviluppo.

Le nuove comunità dovranno avere una grande capacità di vivere i cambiamenti derivanti: dall’evoluzione scientifica e tecnologica, dal confronto culturale, sociale ed economico con le altre comunità con cui bisogna cooperare e competere, dalle incertezze e dai rischi presenti nei piani per garantire un benessere minimo o una cittadinanza inclusiva.

Tutto questo può essere gestito al meglio solo attraverso la bussola della Social Innovation che implica una strategia per la formazione di smart-people, i quali devono vivere secondo i principi dello smart-living in delle smart-communities o smart-cities.

Quest’ultime da intendere come città dove gli investimenti nel capitale umano e sociale, nei processi di partecipazione, nell’istruzione, nella cultura, nelle infrastrutture per le nuove comunicazioni, alimentano uno sviluppo economico sostenibile, garantendo un’alta qualità di vita per tutti i cittadini e prevedendo una gestione responsabile delle risorse naturali e sociali, attraverso una governante partecipativa.

Tutto questo spinge a puntare prioritariamente sulla smart-education (sviluppo di piattaforme territoriali di e-learning, di public digital library, ecc.), cittadinanza attiva (strumenti di open-government, legalità, uso responsabile del territorio, ecc), capacità di vivere il cambiamento (strumenti e azioni che agevolino il cambiamento delle regole sociali e la capacità di realizzare e utilizzare le innovazioni).

In tutte queste azioni è certamente rilevante il ruolo dell’ingegneria e distintamente quella legata all’ICT (Information & Communication Technology).

PHI Foundation Social Innovation Community è tutto questo ed altro ancora…….

Per chiedere informazioni sul Social Innovation City Program.

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

SOLO I GENI ESAUDISCONO I DESIDERI?

Nella fiaba “Aladino e la lampada meravigliosa” l’unica creatura in grado di esaudire i desideri del protagonista è il genio della lampada, ma nella vita di tutti i giorni a chi ci rivolgiamo quando desideriamo qualcosa?

L’associazione Make-A-Wish International  si propone di esaudire i desideri dei bambini gravemente malati, per aiutarli a ritrovare la felicità e la forza necessaria ad affrontare la loro malattia.

La sua affiliata italiana, Make-A-Wish Italia Onlus, nasce  a Genova nel 2004 grazie all’impegno dei suoi fondatori, Fabio e Sune Frontani, teso ad onorare la memoria della loro figlia Carlotta, morta a soli 10 anni proprio a causa di una grave malattia.

Dal 2004 ad oggi, grazie all’aiuto di più di 280 volontari, sono più di 1500 i desideri realizzati ed i bambini a cui è stato donato qualche momento di gioia e speranza: da Samanta, di 5 anni, ammalata di anemia linfoblastica acuta, che sognava di essere una bella principessa, a Ludovica, di 7 anni, affetta da fibrosi cistica, che desiderava essere stilista per un giorno, ad Antonio, di 17 anni, colpito da carcinoma testicolare sinistro embrionale, che sognava di incontrare Adam Gontier.

 “Trasformiamo ogni desiderio in un bambino più forte” è il claim della nuova campagna lanciata dalla Onlus per sottolineare il valore ed il potere di un desiderio che si realizza, specialmente per i bambini sofferenti che possono trarre, da un desiderio esaudito, una quantità immensa di forza per lottare ed affrontare le terapie di cui hanno bisogno con uno spirito diverso.

E’ possibile contribuire alla missione di Make-A-Wish Italia Onlus  con una donazione, adottando interamente o parzialmente un desiderio di un bambino, o diventando volontari della Onlus per condividere la gioia di bambino malato quando un suo sogno si trasforma in realtà.

Si può anche segnalare alla Onlus un bambino che vorrebbe veder realizzare un suo desiderio (purchè di età compresa tra i 3 ed i 17 anni ed affetto da patologie che mettono a rischio la sua vita).

Per esaudire un desiderio non bisogna essere un genio della lampada, provaci anche tu!

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

OPERATION SMILE: HAI MAI REGALATO UN SORRISO ?

Il Natale è appena passato e ormai quasi tutti hanno scartato i propri regali, ma quanti hanno mai regalato un sorriso ?

Operation Smile propone la possibilità di regalare qualcosa di apparentemente semplice, come un sorriso,  a bambini nati con malformazioni al volto, aiutandoli con le operazioni chirurgiche e le cure mediche di cui hanno bisogno.

Operation Smile è un’organizzazione medica umanitaria, fondata nel 1982 dai coniugi Magee e composta oggi da migliaia di volontari di oltre 80 nazioni diverse, che opera per aiutare e curare i bambini di più di 60 Paesi del mondo. In Italia è rappresentata dalla Fondazione Operation Smile Italia Onlus, nata nel 2000 grazie ad oltre 100 volontari medici, operatori sanitari ed infermieri, impiegati nelle missioni mediche nel mondo ed in progetti di cura nazionali ed internazionali.

Ad oggi i volontari di Operation Smile hanno già realizzato più di 240 mila interventi chirurgici gratuiti a bambini e ragazzi nati con il labbro leporino ed altri tipi di malformazioni al volto, oltre a fornire l’autosufficienza medica a livello locale dei Paesi in cui operano, sia formando il personale medico locale sia donando varie attrezzature mediche.

Per sostenere l’attività di Operation Smile e regalare una nuova vita a bambini nati con malformazioni invalidanti al volto, si può scegliere uno dei regali del catalogo del sorriso, che comprende ad esempio interventi chirurgici per bambini in Honduras,  in India o nelle Filippine o kit con garze, bendaggi, antidolorifici e pomate o persino coperte per riscaldare i piccoli pazienti in attesa di intervento o anche biberon speciali, indispensabili per nutrire i bambini nati con malformazioni molto gravi ed invalidanti.

Tra i regali del catalogo del sorriso puoi trovare anche quelli corrispondenti al costo del biglietto aereo necessario per permettere ad un volontario medico di Operation Smile di prender parte ad una missione internazionale, nel luogo dove un piccolo paziente lo aspetta.

E tu cosa aspetti? Anche se Natale è già passato, sei ancora in tempo per regalare un sorriso donando la capacità di sorridere ad un bambino che non ha mai potuto farlo.

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

Ad Aleppo le donne preferiscono il suicidio al loro triste destino…

Aleppo: La decisione coraggiosa di almeno venti donne siriane che hanno scelto di suicidarsi pur di non finire nelle mani dei soldati e diventare oggetto di violenze e di abusi sessuali. O delle figlie che domandano ai propri padri di ottenere il permesso per essere uccise prima di essere catturate e stuprate dai miliziani. Questo è quanto riportava il New York Times qualche giorno fa.

Quando la morte diventa preferibile alla guerra vuol dire che è opportuno fermarsi almeno per un momento. Tutto il mondo, nessuno escluso, si deve fermare, anche per un solo momento  e pensare a come porre fine all’orrore che sta accadendo ad Aleppo. Una città, definita patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, ora devastata dal conflitto iniziato quattro anni fa e dalle gravi violazioni dei diritti umani che questo ha comportato per i civili e i ribelli catturati. Città dove è diventato impossibile far arrivare medicinali e convogli alimentari.

Gli ospedali, avverte l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, sono affollati all’inverosimile di persone con ferite gravissime. Nella zona ancora controllata dai ribelli anti-Assad, ospedali da campo e cliniche mobili non sono più operativi, messi fuori uso dai ripetuti bombardamenti governativi siriani sulla parte est della città. Lo annuncia sempre l’Oms.

Se oggi stai uscendo di casa per andare a comprare i regali natalizi, non uscire. Se stai ridendo non ridere. Se sei triste oggi almeno smetti di esserlo. Se stai piangendo smetti di piangere. Se odi smetti di odiare. Se ami smetti di amare… Perché questo è il momento di non fare niente se non di pensare che non si può stare più  fermi a guardare i crimini che si stanno commettendo in Siria.

20 donne si sono suicidate perché hanno preferito morire invece che essere rapite, torturate o stuprate. E tutto questo perché?  Per una insensata guerra che è mossa puramente da interessi economici e geografici.

La storia ci insegna che gli uomini si sono sempre uccisi unicamente e solo per il denaro infiocchettando questa vile realtà con orpelli di valore come la religione o l’unita di un popolo, di una etnia, ecc. Ma ora fermiamoci un attimo a pensare a un’altra verità e cioè che il denaro per cui si compiono gli orrori più grandi solo una cosa non può comprare: il tuo tempo. Ogni giorno abbiamo a disposizione 24 ore, 1.440 minuti e 86.400 secondi . E non possiamo fare in un giorno tutto ciò che vorremmo fare perché abbiamo solo 24 ore. Tutto il denaro del mondo non è sufficiente a comprarci un minuto di più. E una volta che un minuto è perduto, è perduto definitivamente. Per sempre.

Allora è importante chiedersi: stiamo utilizzando bene il limitato tempo che abbiamo a disposizione? Il mondo sta utilizzando bene il tempo che ha a disposizione? Me lo chiedo perché in Siria sono rimaste solo le Ong, come MSFOxfam, Croce Rossa Internazionale ad aiutare i civili, lasciate completamente sole dal resto della Comunità Internazionale, ONU compresa. Allora dobbiamo pensare di investire bene ogni minuto del nostro tempo.

Oggi voglio smettere di fare tutto ciò che sto facendo e pensare a come apportare cambiamenti positivi nella mia vita e in quella degli altri. Oggi fermiamoci tutti e chiediamoci  se ci stiamo focalizzando sulle cose importanti, quelle che contano veramente per la nostra vita e per quella degli altri.

Malala, premio Nobel per la Pace, in un appello lanciato su Facebook per porre fine alle disumanità che si stanno consumando in Aleppo dice “…. La storia non cade dal cielo, siamo noi che la facciamo” .

Perché la differenza è che io, tu, tutti noi, nelle 24 ore che abbiamo a disposizione ogni giorno, possiamo scegliere di fare la differenza nel mondo oppure no.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

REALIZZIAMO INSIEME LA FAVOLA DEL NATALE

Anche quest’anno è arrivato il Natale e come sempre diveniamo tutti più buoni, altruisti, solidari, e questa volta lo potremo dimostrare cercando di aiutare una famiglia sfortunata che tramite noi più volte si è appellata alla bontà e solidarietà della comunità esponendo il loro drammatico caso.

Un primo appello giunto alla nostra redazione e scritto direttamente da Giorgio D’ambrosio, pubblicato nel nostro blog e nei social media il 12 novembre 2016:

http://phifoundation.com/fundraising-solidale-novembre-2016/

Il secondo appello è stato pubblicato il 20 novembre 2016:

http://phifoundation.com/fundraising-solidale-novembre/

il terzo appello è stato pubblicato il 24 novembre 2016:

http://phifoundation.com/raccolta-fondi-famiglia-disabile/

Appelli che nonostante l’ampia partecipazione non hanno prodotto il sostegno concreto necessario alla famiglia D’Ambrosio e quindi anche per onorare le favole di Natale facciamo emergere il meglio di noi stessi e doniamo con il cuore permettendo alla famiglia D’Ambrosio di non sentirsi abbandonata e anche un po’ per noi stessi al fine di continuare a credere nel miracolo del Natale.

Eventuali donazioni potranno essere eseguite direttamente alla famiglia D’Ambrosio:

POSTEPAY EVOLUTION N.5333 1710  2126 3039 Intestato a Giorgio D’Ambrosio.

Contatto telefonico e WhatsApp +39-328-2174795 Giorgio D’Ambrosio.

Essere buoni fa star bene e sentire meglio dentro, aiutiamo la famiglia D’Ambrosio.

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation