ARTICOLI DELLA SETTIMANA 25 GIUGNO

IL DILEMMA: POPULISMO O NON POPULISMO

Prima di parlare di Populismo, desidereremo ringraziare tutti coloro che ci seguano amici e non, informandoli che l’articolo del giorno 20 giugno 2017 http://phifoundation.com/nostra-italia-uno-strano-paese/ ha ottenuto un ottimo audience con una performance altissima sia nei social sia nelle visite dirette alla pagina web di riferimento.

 

L’audience è stato superiore all’articolo di riflessione pubblicato alcuni giorni prima  http://phifoundation.com/pensar-male-si-peccato/ forse per un impostazione grafica errata meno coinvolgente o per il titolo, ma comunque realistico.

 

Torniamo al punto principale dell’argomento di cui desidereremo parlare oggi e cioè: Il Populismo! Il famigerato Populismo, di cui tutti si fanno scudo (dialetticamente tutti si riempiono la bocca), ci domandiamo, ma costoro con il dito indice puntato tendenzialmente a colpevolizzare e utilizzando il termine come se fosse il diavolo, conoscono il significato?

 

Il termine “Populista” nasce dalla traduzione della lingua russa di (народничество narodničestvo) “Il Movimento Populista”, è stato infatti, un movimento politico e intellettuale  sviluppatosi in Russia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine. In una società di massa esso mette in discussione il ruolo della classe dirigente, esaltando il popolo, in conformità a principi e programmi.

 

Per chi interessato a documentarsi meglio il link Wikipedia https://it.wikipedia.org e link enciclopedia Treccani http://www.treccani.it/vocabolario

 

Si potrebbe definire il “Populismo” coinvolgimento delle masse che convergano verso l’evoluzione della comunità partendo dal basso, un mutamento orientato all’Innovazione Sociale, dove il terzo è indispensabile il non profit particolarmente.

 

PHI Foundation Social Innovation Community

È il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività

 

La Social Innovation (Innovazione Sociale) è caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali della comunità mediante la responsabilizzazione degli individui e la volontà di cambiare le relazioni sociali.

 

PARTECIPA ANCHE TU AL CAMBIAMENTO

ENTRA NELLA PRIMA SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

 

Alessandro Roma

PHI Foundation

STOP ALLE INTOLLERANZE ALIMENTARI

Le intolleranze alimentari sono in forte crescita e sempre più persone si domandano se ne soffrono, come diagnosticarle, come conviverci. Tiziana Colombo, alias Nonna Paperina ci combatte da tutta una vita, per questo ha fondato Il Mondo delle Intolleranze, ha scritto libri, tiene un blog e ha fatto costruire una App. “CoreLifeStyleIntololeranze” dove si possono trovare informazioni sulle intolleranze, le allergie, sugli alimenti, gli esami e i test diagnostici e delle ricette per i vari tipi di intolleranza.

Negli ultimi anni si assiste ad un aumento vertiginoso delle intolleranze alimentari, cioè ad una sempre più diffusa sensibilità verso diversi componenti dei cibi più comuni.

Quando un alimento non è più tollerato, l’organismo sviluppa una reazione anomala perché non riesce a digerirlo. A differenza dell’allergia, che scatena una risposta immunitaria rapida ed eccessiva, la reazione innescata da una intolleranza si manifesta con tempi più lenti e provoca disturbi ricorrenti e persistenti, difficile da diagnosticare.

Si pensa che le intolleranze siano in forte espansione a causa dello sviluppo nella filiera agroalimentare, che con nuovi processi di raffinazione degli alimenti e con l’aumento dell’aggiunta di additivi e conservanti nei prodotti alimentari, hanno portato ad un aumento del numero di individui che mal tollerano cibi che prima non causavano (o si pensava non causassero) particolari patologie.

Fino a qualche anno fa c’erano pochi esperti di medicina (parliamo in modo particolare dell’Italia) che si occupavano del fenomeno delle intolleranze, lasciando in balia di sé stessi i soggetti che ne soffrivano. Pure l’industria farmaceutica ha sempre “snobbato” l’argomento, lasciando gli “sfortunati intolleranti” alla mercé di loro stessi, con ben pochi punti di riferimento per gestire la loro condizione.

Questa situazione l’ha vissuta sulla pelle anche Tiziana Colombo, donna straordinaria, che fin da giovane ha dovuto combattere con questi problemi, trovando incomprensioni, muri ma anche persone meravigliose che l’hanno portata a dedicare animo e corpo al progetto sulle intolleranze alimentari. Nel 2012 ha fondato Il Mondo delle Intolleranze, un’associazione no profit che ha lo scopo di rispondere in modo concreto alle domande e ai dubbi di chi soffre di questa patologia o a chi crede di soffrirne.

L’associazione si occupa di sostenere ed aiutare le persone con intolleranze alimentari sia a livello fisico che psicologico. Si tiene in contatto con vari professionisti, medici e nutrizionisti, per informare su nuove scoperte e nuove attività utili a far vivere appieno e nel miglior modo possibile queste persone. Attraverso l’associazione vengono organizzati eventi, cene, incontri tra amici per discutere e confrontarsi, ma soprattutto per diffondere conoscenza.

Nonna Paperina, alias Tiziana Colombo, si occupa di divulgare ricette adatte alle varie intolleranze, in particolare quelle relative al glutine, al lattosio e al nichel.

Donna vulcanica e solare, ha iniziato a scrivere un blog per istruire le persone su questo “fenomeno”, che con molta fatica e lentezza prende spazio nell’ambito della medicina ufficiale. Del resto non esistono medicine specifiche che curano queste patologie, ma ciò che serve è una corretta alimentazione e la conoscenza dei cibi. Si può convivere e vivere con le intolleranze e per questo Tiziana Colombo ha scritto anche diversi libri sull’argomento dove, coinvolgendo specialisti, medici, università e cuochi, propone ricette e dà consigli preziosi.

Un altro importante contributo in questo ambito, è la realizzazione della “sua” App,  CoreLifeStyleIntolleranze.  In questa App gratuita, e facilmente scaricabile sul proprio smartphone, si possono trovare informazioni molto interessanti su un vastissimo numero di alimenti, da cosa sono composti, che principi attivi hanno, a quali tipi di allergie possono essere associati e per quali ricette possono essere utilizzati. E naturalmente contiene tutte le indicazioni sui sintomi che possono dar adito ad avere una intolleranza, le procedure e i test ad oggi disponibili per diagnosticarla.

Insomma per chi pensa di essere un intollerante, per chi già lo è … per chi è solo curioso o vuole capire meglio questo mondo, cercate “Nonna Paperina” sul web, scaricatevi la App CoreLifeStyleIntolleranze, contattate l’associazione Il Mondo delle Intolleranze e buon’avventura.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

NOSTRA ITALIA: UNO STRANO PAESE

La settimana scorsa è stato pubblicato un mio articolo  http://phifoundation.com/pensar-male-si-peccato/ dove riflettevo a voce alta ponendo delle domande all’Italia e tutti voi italiani (depredati giornalmente dei vostri diritti).

 

La nostra amata Italia è davvero uno strano Paese: ogni anno favorisce l’emigrazione all’estero di molte migliaia di giovani Italiani laureati indotti ad eseguire lavori umili (come i lavapiatti), ma mantiene i clandestini a vivere in albergo.

 

L’Italia è un Paese che lascia i propri concittadini colpiti dalla tragedia del terremoto a dormire nei container, ma ospita i profughi in centri di accoglienza come quello di Villa Camerata, una villa rinascimentale immersa nel verde a due passi dal centro storico di Firenze.

 

A Rapallo i migranti dimorano presso l’Istituto delle Orsoline http://www.orsolinerapallo.it/, una struttura residenziale di lusso, avendo a disposizione inoltre: spiaggia privata, campetto da calcio, palestra, wi-fi e pocket money con lo scopo di affrontare le spese di tutti i giorni.

 

Poi il Governo non trova i soldi per sistemare gli esodati, lasciati senza lavoro e senza pensione.
L’accoglienza dei clandestini costa alla collettività italiana più di 4 miliardi di euro l’anno, ma queste sono solo le cifre ufficiali, mentre quelle reali non sono date conoscerle, ma si presume che siano molto più alte di quanto si pensi.

 

Il Governo provvede alle spese della Marina Militare e della Guardia di Finanza per le operazioni in mare, di cui non è dato conoscere il costo. Sappiamo però che questo stesso governo non trova le risorse per pagare la manutenzione e la benzina per le auto delle forze dell’ordine.

 

Si distaccano migliaia di poliziotti per le operazioni d’identificazione, con costi certamente non irrisori, mentre le Mafie spadroneggiano in tutto il territorio italiano.

 

Non si conoscono nemmeno i costi aggiuntivi affrontati dal sistema sanitario nazionale per la gestione delle emergenze migranti: in compenso i pronto soccorso degli ospedali sono al collasso come il resto di tutte le infrastrutture italiane.
Non c’è più da meravigliarsi di nulla in un Paese dove i cittadini (sudditi) sono tenuti a raccogliere gli escrementi dei loro cani, mentre gli stranieri ospiti possono fare i loro bisogni sui marciapiedi e in qualsiasi altro luogo gli aggrada.

 

Tutto questo accade per il famigerato denaro e affinché pseudo non profit, ONG, Coop, possano avvantaggiarsi in un business che fa arricchire più della droga! Questo dicevano i trafficanti Carminati e Buzzi!

 

Forse il mondo di mezzo esiste veramente e concludo con un post pubblicato l’atra settimana, quando un’immagine dice più di cento parole.

 

Alessandro Roma
PHI Foundation

I Giovani in Afghanistan

In Afghanistan, viene praticata un attività di pedofilia,  istituzionalizzata in tutta la regione, denominata Bacha Bazi.

I Bacha Bazi letteralmente significa: giocare, stare assieme, avere interesse, oppure giovani danzanti, intrattenitori.

I giovani adolescenti in Afghanistan e quelli in età prepuberale, vengono venduti a uomini ricchi, sono costretti ad indossare abiti femminili, a ballare e cantare nelle feste per intrattenerli.

Vengono rapiti, trovati per strada, negli orfanotrofi o venduti dalle loro stesse famiglie che vivono in uno stato di indigenza estrema, e sono impossibilitati a poter dare il meglio ai loro figli, accettando soluzioni estreme come trattare i figli come merce, consegnandoli ai loro “padroni” che spesso finiscono per abusare di loro sessualmente.

I Giovani in Afghanistan,  diventano così  un vero e proprio business, alcuni dei giovani di sesso maschile testimoniano d’esser stati costretti ad aver continuativi e frequenti rapporti sessuali con i loro padroni e, nel caso  si rifiutavano, venivano violentati con la forza.

Tutt’oggi le autorità governative stanno tentando di impartire un tentativo di repressione della pratica, ma rimangono ancora molte incertezze che vi sia un rimedio,  in quanto, una buona parte degli uomini coinvolti, sono potenti ex-comandanti militari.

Secondo Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef in Italia, nel 2015 scriveva: “I ‘proprietari’, chiamiamoli così, dei Bacha Bazi approfittano della condizione di povertà in cui vivono questi bambini e le loro famiglie, sapendo che i genitori non posso rifiutarsi o denunciarli, perché sono troppo potenti e influenti e nessuno avrebbe il coraggio di opporsi”.

2 Tra culture sbagliate  e storia:

I “Bacha Bazi” , oggi, si sono diffusi nelle zone più settentrionali dell’Afghanistan, mentre nelle grandi città si è divulgata già a partire dalla fine della prima guerra mondiale.

Lo storico della danza, Anthony Shay descrive la pratica come “severamente disapprovata dalle potenze coloniali, prima inglesi e francesi e poi russe, e da quelle èlite che avevano assorbito i valori occidentali“.

I rapporti con effeminati, emerge nella  storia tra i governanti e i poeti del medioevo arabo.

L’Impero ottomano  fino al XIX secolo aveva i Köçek, ragazzi vestiti da donna che intrattenevano gli uomini con danze e canti d’amore  accompagnati dal suono di cembali e tamburi.

La cultura in Afghanistan è basata sull’idea che entrare  in contatto con le donne può risultare impuro, invece  l’amore verso i ragazzi  è considerato puro e non come una violazione della Sharia: “l’amore per i ragazzi è presente in fonti giuridiche vincolanti, quindi senza alcuna possibilità d’incorrere in una qualche punizione”.

Questi Giovani Afgani sono un istituto riconosciuto in tutto il territorio dell’Asia Centrale, mentre nel Khanato di Kokand , per fortuna  questi balli pubblici, già da alcuni anni, sono stati proibiti.

Uno studio del 2011 si è svolto in Pakistan  ed ha coinvolto quattro ragazzi, e sono emerse somiglianze e differenze  tra l’attuale pratica pakistana e quella rivisitata in Uzbekistan nel 1970 da Ingeborg Baldauf.

Attualmente i Giovani in Afghanistan hanno un’età che va dagli 8 ai 14 anni; dunque siamo di fronte a reati come: la pederastia e la pedofilia, che bisognerebbe punire, in quanto istituzione sbagliata.

Prevalentemente le canzoni trattano di un amore non corrisposto oppure  avventure erotiche e vi possono anche essere delle gare di canto e ballo tra i Batchis.

Le donne sono considerate esclusivamente come mogli e madri, mentre i Giovani in Afghanistan, purtroppo, sono  usati solo per il piacere: dopo l’adolescenza, questi, molto spesso si sposano con una donna più grande di loro.

Ciò appena decritto, vuole essere  un invito a riflettere su come, alcune culture sbagliate, presenti in altri paesi differenti dal nostro, siano completamente lontane dal nostro “modus vivendi” e a mio parere, si dovrebbe fare molto di più per evitare che i Giovani in Afghanistan, non perdano la dignità  e che ritrovino i veri valori attraverso  lo studio ed altri progetti umanitari, in grado di fornire un supporto socio-economico e formare i giovani  permettendo loro una grande riscossa contro questa cultura che va avanti nella storia e non  rispecchia  la miglior vita dei Giovani in Afghanistan.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 18 GIUGNO

Non sei idoneo ad essere mio figlio

Quella che oggi pubblichiamo è una storia molto toccante e cruda tratta dalla testimonianza di un nostro lettore.

Speriamo possa essere utile a scuotere qualche animo sensibilizzandolo su problemi legati all’accettazione familiare dei disabili.

“La storia che voglio raccontarvi oggi, parla di un figlio la cui vera identità non verrà resa pubblica e il cui nome, se citato, sarà di pura invenzione.

Il tutto ha inizio qualche decennio addietro quando i genitori, sperando in un futuro migliore, decidono di trasferirsi in Australia, dopo la nascita del figlio tanto atteso.

In un freddo giorno d’inverno viene alla luce questo piccolo pargoletto, che dopo 3 ore dalla nascita, viene colpito dal virus della polio, facendo così svanire i sogni di un trasferimento in Australia.

Sin dai primi anni di vita, il bambino ha affrontato varie operazioni al fine di migliorare o ridurre il suo handicap ed in parte riuscendovi, ma senza sapere che la barriera più grande da affrontare era all’interno del suo nucleo familiare.

All’inizio degli anni settanta il bambino viene condotto in un istituto in Umbria, dove vi rimane per un decennio e dove fa amicizia con altri ragazzi poliomielitici più o meno gravi di lui tornando in famiglia solo 2 volte l’anno.

Nel 1980 con la chiusura definitiva dell’istituto il bambino ormai cresciuto viene posto davanti ad una scelta, tornare in famiglia o essere inserito in una comunità, scelse di tornare in famiglia.

Il bambino che ormai è diventato un giovane adolescente, si accorse ben presto di essere escluso dal resto del nucleo familiare, di essere isolato da quelle persone che dovrebbe essere il suo punto di riferimento, di essere allontanato, “ripudiato” per colpa del suo handicap,  rifiutato dal proprio padre.

Con il passare dei giorni, mesi ed anni, il ragazzo si rendeva sempre più conto del disprezzo o dell’odio che il padre nutriva nei suoi confronti, al punto da costringerlo ad andare a dormire e mangiare in una stanza adibita a magazzino con annessa una stalla per il ricovero degli animali.

Le uniche parole che il giovane ragazzo sentiva uscire dalla bocca del padre erano solo parole di disprezzo nei suoi confronti, “chi non è buono per se stesso non è buono neanche per la regina“, “prendi la fune ed impiccati”, “ti disconosco come figlio“, “non ti voglio più vedere, vai via di casa” ed altre frasi simili.

Il ragazzo, oggi un uomo, da qualche anno ha messo su famiglia, ancora non viene accettato dal padre e spesso è ancora maltrattato, anche in presenza di altre persone benchè abbia raggiunto una certa età e maturità.

Con questo articolo voglio far conoscere il disaggio di un figlio che ha qualche problema fisico o psichico col quale deve fare i conti giornalmente.

Nonostante siamo nel 3° millennio, purtroppo, di storie come questa ve ne sono in abbondanza.

Per fortuna esistono strutture come www.postpolio.it e www.disabili.com in grado di prendersi cura e di aiutare chi è affetto da queste gravi menomazioni.”

 

D’Ambrosio Giorgio

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 11 GIUGNO

BLUE WHALE – Il fenomeno sociale del momento

Il fenomeno sociale di questi giorni è il Blue Whale, un gioco macabro che coinvolge ragazzini indifesi e che culmina col suicidio degli stessi.

Se ne è parlato recentemente in tv e molti siti web di informazione hanno dato risalto a questo fenomeno, ma cerchiamo di capirlo meglio:

1 Cos’è la Blue Whale ?

Blue Whale è un termine  inglese che in italiano significa ‘’balenottera blu’’ o “balena blu”.

Questo gioco è  nato in Russia, successivamente diffuso in America Latina e poi in Europa.

Il gioco  nasce a maggio del 2016.

Nel sito web russo,  Novaya Gazeta, d’informazione   indipendente,  è stato pubblicato un articolo dal  titolo macrabo “i gruppi della morte” .

Sito con molti fan soprattutto adolescenti, che ha suscitato fin da subito un interesse particolare, specialmente da parte di chi è particolarmente fragile e mostra una  forte insicurezza ed incapacità di amare la vita.

Ci sono state varie testimonianze di  madri che hanno perso i loro figli, sostenendo di essere state per molto tempo, all’oscuro di ciò che stava accadendo ai propri figli.

In particolare è stata raccolta la testimonianza della madre Irina a seguito della morte della figlia  Eli .

La donna ha visto alcuni disegni realizzati dalla figlia di farfalle e balene, apprezzandone il notevole talento confermando la tesi che ella durante la realizzazione, godeva di ottima salute.

Alla morte della figlia, la donna crede che l’atto del suicidio  sia scaturito da motivi adolescenziali, ossia delusioni  d’amore o altri problemi di varia natura.

Ma tutto ciò alla donna, non torna, dunque decide di indagare da sola.

Approfondisce l’argomento indagando sui gruppi del gioco sui social frequentati dalla figlia, in seguito crea un profilo fake per capire meglio quali siano le  tematiche all’interno del gruppo.

Scopre che erano in circolazione molte immagini con la rappresentazione  di mani tagliate e con sopra disegnate delle balene.

La donna ha pensato fossero immagini prese da altri siti web  e  social , invece  si è  trattato  di un vero e proprio gioco  che ha portato alla  morte della figlia .

Da questa ricerca, è scattato subito l’allarme che presto è circolato  su tutti i media, giornali, tv, radio,  sono state fatte numerose campagne  d’informazione  contro questo  gioco mortale e molti video challenge da vari  utenti  sui canali youtube.

2 Quali sono le  regole  e lo scopo del gioco?

In questo gioco le regole sono 50  che portano alla morte, rovinando la psiche del ragazzo portandolo alla pazzia.

Ecco elencate  alcune delle  regole :

 

1 Incidersi sulla mano,  con il rasoio, ‘’f57’’ e inviare la foto al curatore,

2 Alzarsi  alle 4:20 del mattino e guardare video psichedelici e dell’orrore che il curatore invierà,

3 Tagliarsi il braccio con un rasoio lungo le vene. Dopo tre tagli, inviare la foto.

4 Disegnare una balena su un pezzo di carta e inviarla al curatore.

5 Se si è pronti a diventare una balena, incidersi yes su una gamba.

Se, invece è al contrario tagliarsi più volte. Quest’ultima è considerata come un’ azione punitiva.

Cosi avanti fino all’ultima “regola”, ovvero buttarsi da un edificio molto alto.

Molti adolescenti con poca autostima, senza punti di riferimento, si lasciano manipolare da questi serial killer sui gruppi social e sono i primi  a cadere in questa trappola della morte.

Si crea una dipendenza dal gioco,  in cui non è facile nè gestire, nè cambiare idea, per capire che ciò in cui si stà andando incontro è la morte .

Lo scopo della Blue Whale è quello di fare leva sulla vulnerabilità dell’individuo.

Monitorando il più possibile la sua psicologia in modo da annientare  la persona.

3 Come possiamo aiutare i nostri figli?

E’ importante mantenere vivo il dialogo con il proprio figlio sul fenomeno della Blue Whale .

Fare attenzione agli sbalzi d’umore,  alla condotta della vita scolastica, vita sociale e soprattutto  saper controllare  se  le ore di  sonno  sono efficaci o se portano riscontri negativi ad esempio: malessere, stanchezza fisica, inappetenza  oppure isolamento.

Come citato nelle regole della Blue Whale, ci si alza alle 4:20 del mattino per vedere film horror, ascoltare musica che danneggia la psiche.

Guardare sempre se il figlio riporta lesioni sul corpo e al minimo sospetto è bene segnalare subito  l’accaduto alla polizia postale  e alle autorità competenti.

Inoltre, la cosa più importante, è quella di insegnare sempre il valore della vita, cercare di invitare il proprio figlio a svolgere più attività ricreative o di sport collettivo.

Spiegare come navigare sui social e sui vari siti web in generale con  maggior sicurezza .

E’ utile cercare di capire l’opinione del ragazzo.

Aggiungo, che di questi tempi,  l’ideale sarebbe che un ragazzo, non fosse in possesso di oggetti tecnologici e che almeno  gli venga insegnata più consapevolezza nell’uso di questi  dispositivi.

Bisogna assicurarsi  che vi siano più controlli da parte dei genitori in modo tale da ridurre il rischio  di trovarsi  in  situazioni scomode.

Con la consapevolezza che giochi mortali come la Blue Whale non dovrebbero esistere per nessun motivo al mondo è bene sapere che purtroppo questi fenomeni esistono ma si possono affrontare e evitare che i nostri figli caschino in queste ragnatele dell’orrore.

 

Riporto il link di una  video challenge  di

 Gianmarco  Zagato per capire meglio di cosa si tratta:

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

 

UNA FAMIGLIA SPECIALE

Oggi vi voglio parlare di Amlib .

Questa comunità mi ha colpito in modo particolare per il suo impegno nell’ accogliere bambini in difficoltà, che non hanno più nessuno e hanno bisogno di una famiglia.

La cosa che mi ha stupito di più, però è stata che l’accoglienza non si è limitata solo ai bambini, ma ha coinvolto anche genitori allo sbando, in cerca di un riscatto e di una famiglia, adolescenti soli e ragazzi emigrati senza più nessuno, che all’interno della comunità trovano un punto di riferimento.  Adulti, persone che hanno voglia di occuparsi di loro, che hanno il desiderio di ascoltarli, di abbracciarli, di accudirli.

Questi valori sono trasmessi con l’esempio.

L’adulto insegna e impara così come il bambino. Gli adolescenti accudiscono i più piccoli, ma hanno sempre il supporto dell’adulto.

Sono accolte anche intere famiglie che si trovano in gravi difficoltà socio-economiche ed è bellissimo vedere come tutti si aiutano, partecipano alla vita degli altri sostenendoli e incoraggiandoli ad aprirsi al futuro.

La comunità è nata a Firenze da Don Matteo Galloni, suo fondatore e da Francesca Termanini che fin dal 1988 hanno provveduto a colmare la solitudine dei piccoli ma anche dei grandi, accogliendoli in una meravigliosa famiglia.

La Comunità, in Italia, ha una proprietà vicino a Firenze, in cui si trovano una Casa Madre e delle casette per l’accoglienza. Ogni bambino ospitato ha una cameretta che condivide con un altro e che insieme personalizzano secondo il loro gusto. Molto diverso e distinto dal classico orfanotrofio. Ognuno può esprimere la propria identità e personalità, viene accettato e supportato. I bambini non aspettano di essere adottati, vivono già in famiglia, con persone sulle quali possono contare e fare affidamento per costruire il loro futuro.

Oltre che in Italia la Comunità opera in Africa, in Congo, dove accoglie i bambini rimasti senza famiglia, gli ex-bambini soldato con case famiglie e progetti educativi per portarli non solo fino alla maggiore età, ma fino all’autonomia, fino a quando non si formano una propria famiglia, rimanendo loro sempre quella di “origine”, un punto di riferimento e di valori.

La solidarietà, l’aiuto reciproco, l’occuparsi gli uni degli altri sono valori che nella nostra società vanno sempre più affievolendosi.

Vedere, percepire il potere dell’accoglienza emanare da questa comunità è qualcosa che colpisce, che ti fa pensare.

L’individualismo, l’apparire, il primeggiare perdono di significato davanti all’amore e alla libertà che ti da una famiglia, qualsiasi essa sia.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Alice: Quando il musical si fa beneficenza

“Meraviglioso” è questo il giudizio espresso dai tanti spettatori che hanno assistito entusiasti a Foggia al nuovo musical dell’aps Sacro Cuore andato in scena, lunedì 29 maggio al teatro Umberto Giordano.

Uno spettacolo nato per festeggiare i primi 10 anni di attività dell’ associazione “Sacro Cuore” realizzato con il patrocinio del Comune di Foggia ed il contributo dell’assessorato alla Cultura.

Un sogno che si è realizzato  per i ragazzi del “Sacro Cuore” che per la prima volta hanno debuttato nel più importante teatro foggiano dedicato al maestro Umberto Giordano, di cui quest’anno ricorre il 150° anniversario dalla sua nascita.

Un grande spettacolo, che ha richiesto mesi di intenso lavoro, un felice debutto, coinvolgente ed emozionante, che ha reso tutti in platea parte di un’avventura divertente e indimenticabile.

Alice il musical delle meraviglie” è un progetto nato e dedicato, alla spensieratezza, alla creatività e alla poesia del mondo infantile, alla tutela e salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Un vero e proprio  family show, che ha  riunito oltre 50 giovani dell’oratorio non professionisti, di diversa formazione e provenienza, uniti dalla passione per la recitazione, la musica, il ballo e dal desiderio di costruire assieme a tutta la comunità del Sacro Cuore un autentico progetto collettivo, nato per il piacere di stare insieme nello stile di don Bosco e di mettersi in gioco con energia, gioia ed entusiasmo.

Anche quest’anno, come tradizione, l’intero ricavato del musical è stato destinato all’oratorio “Sacro Cuore”. Una nuova iniziativa nata per continuare a investire su un luogo aggregativo ed educativo l’oratorio del Sacro Cuore a Foggia.

Liberamente ispirato ad una famosa fiaba questo nuovo musical ha accompagnato lo spettatore in affascinanti atmosfere: con suggestioni di luci e colori, scenografie incantevoli, costumi spettacolari ed effetti visivi di grande impatto, atmosfere che è possibile rivivere visitando il canale youtube dell’ associazione “Sacro Cuore”. Tanti gli stravaganti personaggi,  alcuni un po’ matti, alcuni divertenti e simpatici, altri misteriosi e particolari: il Cappellaio Matto, il Brucaliffo, lo Stregatto, PincoPanco e PancoPinco, che hanno accompagnato Alice e gli spettatori in un viaggio di ricerca interiore, invitando tutti non solo a nuovi stili di ballo, ma a riscoprire valori, come l’amicizia, la libertà e l’amore; portando i presenti ad ampliare i propri orizzonti e a riscoprire se stessi.

Tutti i personaggi del musical, ma soprattutto Alice, ci insegnano che è bello poter restare bambini e riuscire a guardare il mondo e tutte le sue follie con ironia e semplicità.

Una storia di fantasia ma un con un messaggio reale, tipico degli ambienti salesiani, un messaggio d’amore di incoraggiamento verso tutti i ragazzi soprattutto gli ultimi, un invito a sperare e a impegnarsi per cambiare in positivo il domani, a credere nei sogni, come esperienze di prefigurazione di un futuro migliore; Una missione che ha visto don Bosco spendersi e donarsi fino ai suoi ultimi giorni, animato da un incrollabile fede, e che continua ieri come oggi attraverso i religiosi e laici della congregazione da lui fondata: i salesiani.

Lo spettacolo è stato per tutti una grande festa e l’opportunità per gli organizzatori come ogni anno di promuovere la campagna in favore del 5×1000 alla federazione SCS/CNOS – salesiani per il sociale di far conoscere  il nuovo progetto ideato dalla federazione  “sostegno in vicinanza”.

 

Massimo Marino

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 4 GIUGNO

PERUGIA: CENTRO SOCIO RIABILATIVO ED EDUCATIVO IL PAVONE

Il Centro Residenziale e Diurno Il Pavone è una realtà territoriale, e non solo, che accoglie persone con difficoltà fisiche e/o psichiche, persone che spesso vivono anche l’emarginazione.  

Il centro anche se è una struttura convenzionata e accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale, non è da considerarsi come un istituto od altre strutture simili, bensì come un centro rieducativo mirato al recupero della persona e non solo della patologia 

La residenza “Il Pavone” è parte integrante della Comunità di Capodarco dell’Umbria, comunità esistente ormai da qualche decennio, mettendosi sempre a disposizione degli emarginati e delle persone che non possono difendersi.

Chi scrive questo articolo è una persona che viene fuori da una situazione sociale di emarginazione e che oggi è ospite con sua moglie presso la suddetta struttura constatandone i benefici che essa può erogare.

Benefici che spesso la medesima coppia non riesce a percepire subito, ma che vengono percepiti dalle persone che li circondano amorevolmente creando intorno a loro un clima più che familiare, un clima che la famiglia di origine spesso non riesce a dare o non vuole dare dal momento che sei nato con una malformazione o altro.

Questa realtà di Perugia è suddivisa in 2 realtà, il diurno ed il Residenziale. Il diurno offre servizi Riabilitativi ed educativi dal lunedì al venerdì con laboratori che variano giornalmente, senza essere ripetitivi, laboratori in cui si svolgono varie attività, dalla pittura al ricamo, dall’andare a fare una passeggiata al percorso verde, all’ippoterapia, dalle riunioni di gruppo sulle emozioni al vedersi un film insieme, lettura di un libro a voce alta, informatica ecc.

Il residenziale che ospita venti persone non è altro che una porzione dello stesso stabile, molto confortevole, dove si svolge la vita comune al di fuori del centro diurno, porzione dello stabile adibito ad alloggi, con camere con bagno, sale ricreative dove ci si incontra per discutere di qualsiasi cosa o solo per guardare la tv. Da notare che tra le due realtà non vi è distinzione dal momento che gli stessi utenti ad eccezione di qualcuno, usufruiscono sia dell’una che dell’altra realtà.

Vivendo in prima persona in questa realtà, dopo un trimestre, non ne posso che dedurre che realtà simili a questa di Perugia ne dovrebbero esistere molte di più, in quanto ho potuto osservare la gentilezza e la professionalità sia degli educatori che degli operatori sanitari, che mettono al primo posto il fabbisogno del soggetto che chiede ospitalità a prescindere dal suo handicap, sia esso fisico, psichico o altro.

In conclusione vorrei dire che lo spirito con cui è nata la Comunità di Capodarco, è ancora vivo dal punto di vista dell’accoglienza, dell’attenzione alla persona, del prendersi cura delle persone con difficoltà. Mi auguro di poter continuare a condividere questa esperienza.

 

D’Ambrosio Giorgio

PHI Foundations

SMARTPHONE: PRINCIPALE ELEMENTO DI DISTRAZIONE ALLA GUIDA

1 Guida distratta: Quanto incide lo smartphone ?

Condurre una  guida distratta comporta molti rischi e pericoli per se stessi e per gli altri.

Essere distratti significa non porre attenzione sulle cose che svolgiamo al momento .

Acquisire informazioni per  prevenire rischi durante la guida  è fondamentale al giorno d’oggi.

Anche l’ONU ha ritenuto necessario dichiarare  gli anni dal 2011 al 2020 come il decennio del rischio di guida distratta consigliando di acquisire maggior  sicurezza stradale.

Su questo tipo di problema,  sono stati sviluppati diversi elementi  di  ricerca,  effettuata da Ipsos in collaborazione con la Fondazione Ania, per la Sicurezza Stradale, secondo la quale il 51% degli intervistati ammette di aver avuto un incidente a causa della propria distrazione.

E l’uso dello smartphone è tra  le prime cause in classifica.

Bisognerebbe avere più concentrazione ed evitare di farsi distrarre dallo smartphone, per avere una maggior sicurezza stradale.

Altre azioni sbagliate, che possono far distrarre  il guidatore sono: la raccolta di oggetti caduti per terra nell’abitacolo, mangiare o bere durante la guida, fumare.

Elemento ancora più rischioso è quello di fare i selfie durante la guida.

Prima dello smartphone una delle distrazioni più conosciute è stata l’autoradio e poi il cellulare.

Ormai più della metà della popolazione attuale ha  uno Smartphone e sono numerosi i soggetti che dipendono da esso.

Quando qualcuno usa  lo smartphone durante la guida in prossimità di un attraversamento pedonale, sottrae tempo alla visuale della strada rendendosi pericoloso, perché se nel momento in cui stà attraversando un pedone, la visuale viene ridotta a seguito della distrazione provocata dal dispositivo smartphone , si mette a rischio la sicurezza stradale degli altri prima ancora che di se stessi.

Per il codice della sicurezza della strada art. 173

‘’è consentito l’uso di apparecchi  a viva voce o dotati di auricolari purché il conducente, abbia adeguate capacità uditive a entrambe le orecchie ( che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani ). ’’

2 “Guida&Basta”:  guida con maggior sicurezza stradale:

Le nuove tecnologie studiate per una guida più sicura offrono diverse opportunità.

Una di queste è  il bluetooth che dà la possibilità di tenere le mani sul volante, ma per quanto riguarda le chiamate telefoniche questo tipo di tecnologia è considerata ancora insicura.

Oltre alla tecnologia bluetooth, è possibile trovare  diversi tipi di sensori automatici uno di questi e tra i più efficaci è il rilevatore di stanchezza.

Ma quanto influisce sulla guida l’utilizzo dello smartphone?

Secondo diversi studi parecchio.

Per  questo motivo, Anas e Polizia di Stato hanno realizzato una applicazione per smartphone che ha come obiettivo quello di  agevolare le persone durante la guida con maggiore consapevolezza, evitando  una guida distratta.

E’ stata stanziata anche una campagna,  basata su questo aspetto in cui  è presente la testimonial, conduttrice di Radio Deejay ,  La Pina che riassume  il discorso  sulla guida distratta dettato da  uno slogan “Quando guidi, #guidaebasta”.

Il  concetto di questa campagna non è quello di mettere in cattiva luce le nuove tecnologie, bensì quello di imparare a farne  buon uso,   con una maggior sicurezza stradale, evitando una guida distratta, senza mettere in pericolo se stessi e gli  altri.

L’Applicazione “GUIDAeBASTA” è  disponibile per Android e iPhone, una volta  effettuato il download  sullo smartphone, e dà la possibilità, di  mettere in modalità “Do Not Disturb” lo smartphone , quando si è alla guida.

Le notifiche delle chiamate e dei messaggi vengono silenziate,  dando la possibilità a chi è alla guida di non distrarsi fino all’arrivo  del proprio percorso stradale.

Un’altra opzione disponibile al momento solo per Android,  è quella di  far avviare in automatico l’applicazione nel momento in cui lo smartphone rileva una velocità superiore ai 10 km/h.

Così il dispositivo smartphone si silenzia ogni volta che si inizia  a guidare.

Invece, per le persone che vogliono essere sempre reperibili, Anas e Polizia di Stato hanno inserito un ulteriore opzione nell’applicazione.

Con  l’applicazione  “Guidaebasta” è  possibile  creare  una lista di contatti preferiti da avvertire nel momento in cui ci si mette alla guida, ai quali lo smartphone invierà un messaggio comunicando quante ore si starà alla guida. Durante il percorso, quando si effettua una sosta, c’è la possibilità di inviare un link con  la posizione esatta ai familiari.

Dopo aver raggiunto il luogo, l’opzione che attiva la modalità “Do Not Disturb” è immediata.

In seguito è possibile ripristinare le impostazione sullo smartphone  tornando nuovamente raggiungibili.

Con la consapevolezza del fatto che è meglio far aspettare i nostri cari mezz’ora, piuttosto che rischiare di farli aspettare per tutta  la vita .

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

DONODAY2017, SCUOLE E PAPA FRANCESCO

Le scuole #DonoDay2017 incontrano Papa Francesco

 

Le scuole che vinceranno il video contest “#DonareMiDona Scuole – Racconta la tua idea di dono”, organizzato dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), saranno invitate a partecipare all’incontro con il Santo Padre che si terrà lunedì 2 ottobre 2017 alle ore 12.00, in occasione delle celebrazioni del Giorno del Dono 2017.

 

“Sono profondamente commosso che il Santo Padre abbia accettato di dare udienza privata insieme ai tanti insegnanti e studenti delle scuole che in questa terza edizione di #DonoDay2017 ci sostengono nel grande progetto di diffusione della cultura del dono che è il Giorno del Dono. – ha dichiarato il Presidente di PHI Foundfation Sebastiano de Falco – Nel rendere omaggio al Santo Padre è con orgoglio che ricorderemo tutti i nomi delle scuole aderenti al Giorno del Dono 2017 ed anche di tutti i Comuni, le Imprese e le associazioni che si iscriveranno sulla piattaforma www.giornodeldono.org

 

Al fine di affermare la bellezza del dono, in tutte le sue forme, desideriamo sottolineare, anche di fronte al Santo Padre, l’importanza di lavorare partendo proprio dalle giovani generazioni.

 

Per chi non lo avesse già fatto, è ancora possibile far aderire la propria scuola entro il 9 giugno 2017 cliccando qui

 

Per tutte le informazioni sul progetto #DonoDay2017 Scuole clicca qui.

 

PHI Foundation Social Innovation Community

È il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività

 

La Social Innovation (Innovazione Sociale) è caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali della comunità mediante la responsabilizzazione degli individui e la volontà di cambiare le relazioni sociali.

 

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Alessandro Roma

PHI Foundation

ARTICOLI DELLA SETTIMANA 28 MAGGIO

DISABILE, DIGITAL VOLUNTEER, PROMOTORE ASSOCIATIVO

Storia di un disabile che presta opera di volontariato tecnologico professando il “Digital Volunteer”, supporta lo sviluppo del non profit come “Promotore Associativo”, determinato a specializzarsi nel sostegno dei più bisognosi.

 

Salve a tutti, mi chiamo Giorgio D’Ambrosio e sono sposato con Sabina Santucci da 18 anni, siamo due invalidi civili con patologie diverse, io per poliomielite (virus della polio) e mia moglie sofferente di psicosi schizofrenica acuta, entrambi invalidi al 100% con lei che percepisce anche l’assegno di accompagno ed ha bisogno di assistenza continua.

 

Sto scrivendo queste due righe al fine di rendere pubblica la nostra storia.

 

In questi 18 anni di matrimonio siamo vissuti in una casetta asismica costruita dopo il terremoto del 13/01/1913 Avezzano in provincia di Aquila.

 

In questi ultimi anni, io e mia moglie ci siamo più volte appellati con chi di dovere per avere un’abitazione al quanto decente poiché la casetta asismica dava segni di cedimento ed era piena di ratti, appelli non solo nostri ma anche dell’asl (ufficiale sanitario ed altro), tutto documentabile presso il C.S.M. di Avezzano.

 

Nel mese di gennaio 2017, nel primo pomeriggio cede una porzione di soffitto ed io non sapendo cosa fare e chi chiamare mi rivolgo ai vigili del fuoco che intervengono tempestivamente e i quali a loro volta costatano la pericolosità del soffitto mettendo tutto a verbale e chiamando chi di dovere.

 

Nella medesima sera (dell’accaduto) con mia moglie siamo stati trasferiti in una struttura a Canistro (AQ) dove vi rimaniamo per due giorni e dopo siamo stati trasferiti in un’altra struttura vicina Avezzano.

 

Il primo marzo 2017 siamo trasferiti a Perugia presso un centro riabilitativo di cui costatiamo l’efficacia benevola sia su me sia su mia moglie.

 

Vi comunichiamo queste vicende poiché negli ultimi anni ci siamo trascurati molto sia fisicamente sia psicologicamente giacché non siamo mai stati seguiti da chi di dovere (servizi sociali o altro).

 

Mi rendo conto che abbiamo bisogno di tempo e sostegno per recuperare la fiducia in noi stessi, ma bisognerebbe fare un progetto se non a lungo termine, a medio – lungo termine, sempre se fattibile?

 

Nella struttura in cui viviamo, è pagata una retta in compartecipazione ASL – Comune, sino al mese di giugno 2017 e per dopo vi è molta incertezza.

 

Noi non stiamo domandando nulla che non sia fattibile, non stiamo chiedendo case, palazzi o altro, imploriamo solo di essere in grado di condurre un’esistenza decorosa, poter pensare ad un futuro, vivere serenamente.

 

Nel mio piccolo ho sempre cercato di rendermi utile e fare volontariato sia da solo sia con varie organizzazioni (misericordia, polisportiva polizia Perugia, vigili del fuoco in congedo, ecc……), in questo periodo sostengo anche la PHI Foundation prestando opera di “digital volunteer” nell’intento di aiutare a divulgazione in rete informazioni di interesse collettivo.

 

FACCIAMO UN APPELLO A TUTTI GLI ORGANI COMPETENTI AFFINCHE POSSONO GARANTIRCI UNA VITA DIGNITOSA ED ESSERE SOSTENUTI IN QUESTO PERCORSO DI RECUPERO CHE ABBIAMO INTRAPPRESO SENZA ESSERE ABBANDONATI A NOI STESSI.

 

PHI Foundation Social Innovation Community

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation 

Alcolisti In Comunità

1 Conflitti e Cause

Uno dei tanti problemi gravi in questa comunità, è quello  dell’alcol.

Diventa difficile per gli alcolisti  l’approccio in  comunità perché emergono forti disagi  a rapportarsi con  i propri cari e  con il resto delle persone.

Non è facile scegliere il giusto comportamento da mantenere, fattori come l’ansia e l’insicurezza da parte dei famigliari possono causare  conflitti, influenzando le condizioni di vita della persona in difficoltà.

Troppo spesso,  aiutare  la  persona coinvolta credendo di fare del bene, si rivela un ulteriore danno e diventa necessario rivolgersi ad una comunità di recupero per alcolisti .

Ma non sempre l’idea di andare in comunità è accettata di buon grado.

Sono  tante le cause che portano in crisi il soggetto.

La scelta di entrare in comunità spesso non è presa in considerazione  perché viene interpretata come una forma di debolezza.

Si può essere condizionati dalla paura  di cambiare il proprio stile di vita, perché una volta entrati in comunità si perdono le abitudini sbagliate e si viene di rieducati sotto ogni aspetto.

Attività come ad esempio programmare una giornata, condividere la propria storia  con il gruppo d’ascolto e il motivo che li ha portati ad affrontare la vita con l’ uso di  alcolici non sempre risulta di facile scelta per l’individuo.

La personalità è sempre soggetta  a sbalzi d’umore, sensi di vuoto, paure costanti,  insicurezza e  il loro adattamento all’ambiente esterno non  è sempre   flessibile.

Durante il periodo di astinenza, può essere complicato per chi assiste, perché  si possono manifestare atti di aggressività e vulnerabilità.

La dipendenza  porta ad emarginare  queste persone  dalla società e diventa difficile ogni tipo  di confronto e spesso  la scelta di vita  diventa conflittuale e sedentaria.

Per questo devono essere aiutati, non aggrediti, ma seguiti  e soprattutto ascoltati  senza provocare ulteriore danno.

 

2 Scelta della Comunità

Una delle comunità per alcolisti  che si potrebbe scegliere è  San Patrignano .

Il programma di recupero prevede diversi aspetti di sostegno.

Il percorso terapeutico è  molto importante nella prima fase, perché serve anche a rieducare la persona.

Nei confronti della persona, si tende a  non riconoscere la dipendenza come una malattia  e per tanto non  è prevista una cura farmacologica.

Invece per le persone  con problematiche più gravi, diventa necessaria la cura farmacologica .

Durante il percorso di recupero  si viene seguiti da un tutor e si vive insieme ad altre persone, svolgendo varie attività,  quelle dedicate alla formazione e alla vita sociale, in cui viene insegnata  una professione oppure è possibile partecipare a progetti  in  comunità  dove ci si pone come obiettivo principale  lo sviluppo  di  una maggiore autostima e consapevolezza nel consolidare i rapporti interpersonali .

Inoltre il programma è personalizzato in base alle  esigenze e caratteristiche dell’ individuo .

Altri centri di comunità sono: Alcolismo.com

In alternativa ai centri di comunità  è possibile rivolgersi ai centri d’ascolto.

 

3 Attualità

Si può essere dipendenti da tante  cose ma questa è una delle dipendenze che non lascia  pace e per questo la  comunità non deve essere vista come un conflitto ma come un aiuto concreto .

Perciò i nuclei famigliari e tutte  le altre persone più vicine che si trovano  ad affrontare queste situazioni, non devono avere paura e devono sapere in che modo poter aiutare  gli alcolisti scegliendo quest’opportunità in comunità, per evitare di sfociare in ulteriori conflitti.

 

Il 19 maggio  è uscito il  singolo  ‘’ I’ m an alcoholic ’’ di L’Aura,  cantante italiana.

In cui è citato anche un elemento chiave:  l’alcol che è una delle dipendenze più rischiose in questa comunità .

Lo stesso brano  è la voce di una donna che crede di saper controllare la propria dipendenza invece  è  la dipendenza dall’alcol  che controlla Lei.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

#PHI: RICOSTRUZIONE POST TERREMOTO

A 5 mesi dalla proclamazione dei risultati del bando “Giorno del Dono 2016”

ecco lo stato dell’arte dei tre progetti vincitori

 

In seguito alle scosse di terremoto che hanno sconvolto il centro Italia nell’anno 2016, Banco BPM e l’Istituto Italiano della Donazione (IID) hanno lanciato la campagna di raccolta fondi “Giorno del Dono 2016” dedicata alla ricostruzione sociale post terremoto, coinvolgendo tutte le filiali del Banco BPM stesso.

 

Nel 30 novembre 2016 il ricavato, che ammontava a 33 mila euro, è stato interamente destinato a tre progetti selezionati, tramite apposito bando, a favore delle popolazioni e dei territori toccati dal terremoto.

 

“Dopo un’attenta valutazione di tutti i progetti pervenuti – sottolinea Sebastiano de Falco Presidente di PHI Foundation – il comitato di valutazione riunitosi a fine 2016 ha ritenuto i progetti presentati da Associazione Maria Madre della Provvidenza (AMMP) Giorgio Valsania Onlus, Ai.Bi. Amici dei Bambini e Cesvi Onlus come i più meritevoli di ricevere la sovvenzione di 11 mila Euro ciascuno.

 

Si tratta di tre progetti molto diversi tra loro ma accomunati da un elevato grado di concretezza e dalla capacità di rispondere in tempi brevi alle necessità reali dei territori più colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016.

 

I progetti vincitori da un lato danno attenzione ai più fragili attraverso un’analisi accurata dei loro bisogni e, dall’altro, favoriscono la cooperazione e la coesione sociale delle persone e degli enti colpiti, senza trascurare la capacità di azione coordinata e di rete di più realtà operative”.

 

“Si tratta di un impegno preciso e concreto da parte della nostra banca, che intende affiancare l’Istituto Italiano Donazione con un impegno a tutto tondo – spiega Francesco Minotti, Responsabile Istituzionali Enti e Terzo Settore di Banco BPM – Siamo sempre stati vicini a questo tipo di tematiche e affianchiamo anche con altre importanti iniziative le popolazioni colpite dal sisma. Il progetto di IID è apparso fin da subito meritevole del nostro sostegno e intendiamo supportarlo con tutti i mezzi a nostra disposizione”.

 

A cinque mesi di distanza è stato chiesto alle tre non profit premiate di raccontarci cosa hanno realizzato.

 

AMMP Giorgio Valsania Onlus ha portato a conclusione il progetto “Missione Centro Italia 2016” che aveva l’obiettivo di rispondere all’emergenza abitativa venutasi a creare nei Comuni più colpiti. Da subito l’associazione si è fatta carico di fornire aiuti di prima necessità come vestiario, coperte e alimenti. In un secondo momento, a distanza di qualche settimana, è iniziato l’arrivo delle prime strutture da adibire ad abitazione. Il Comune di Norcia (PG) ha così ricevuto due roulotte e tre container abitativi dotati di riscaldamento e bagno; Cittareale (RI) è stata dotata di un prefabbricato di 200 metri che, dopo l’inaugurazione dello scorso 21 aprile, è oggi la sede del nuovo municipio; il Comune di Preci (PG) ha ricevuto 8 prefabbricati composti da 12 camere e 6 bagni, tutti dotati di pompa di calore; è inoltre in arrivo una struttura di 130 metri quadrati che sarà la nuova scuola.

 

“Un Paese ci vuole” (citazione di Cesare Pavese) è il progetto presentato da Ai.Bi. Amici dei Bambini che punta a contribuire alla ricostruzione del tessuto sociale dei territori colpiti attraverso un’attività di sostegno psicologico e laboratoriale rivolto ai più giovani e alle famiglie. Cuore del progetto è la città di Amatrice (RI) dove però attualmente risiedono pochissime persone:  delle 2300 originarie oltre 800 sono sparse nei territori circostanti in situazioni precarie, perché gli alloggi promessi non sono ancora arrivati. Ogni azione di aggregazione è molto difficile. Si ipotizza, quindi, di iniziare le attività in estate grazie all’arrivo delle casette e alla riapertura di un’area food e di esercizi commerciali nei mesi di maggio e giugno.

 

Cesvi Onlus è stata premiata per il progetto “Terremoto in Centro ItaliaSupporto urgente agli allevatori delle aree colpite”. L’intervento di Cesvi, in collaborazione con Coldiretti, a sostegno degli allevatori di Amatrice, ha lo scopo di supportare il ripristino delle attività di produzione e vendita diretta, al fine di evitare l’abbandono delle campagne e favorire la ripresa economica nelle aree colpite dal sisma. Nel suo complesso hanno beneficiato 12 aziende che hanno ricevuto attrezzature per il riavvio della produzione e conservazione di latte vaccino, consegnate lo scorso gennaio. Gli allevatori hanno sottolineato l’importanza della tempestività nella consegna dei macchinari, senza i quali non sarebbero stati in grado di riprendere la produzione. Inoltre, considerando le difficoltà economiche che si sono trovati ad affrontare a seguito del sisma, la donazione è stata per loro un aiuto fondamentale.

Scarica la foto del Nuovo Municipio di Cittareale

 

PHI Foundation Social Innovation Community

È il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività

 

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Alessandro Roma

PHI Foundation

Nasce il primo corso di promotore associativo

Hai mai pensato che fare il promotore associativo potesse essere una professione? E che addirittura esistesse un corso che ti insegna a farlo?

Il mondo dell’associazionismo e del terzo settore è da sempre, per l’Italia e per tante nazioni, una miniera di idee, di servizi e di opportunità; un mondo in continua evoluzione quello del volontariato, affascinante e complesso, che sempre più necessita di figure qualificate in grado di conoscere le norme e le opportunità per operare con successo nel settore del no profit.

Sono queste le riflessioni che hanno portato il centro studi autorizzato DICHE di Foggia insieme all’ AICS Associazione Italiana Cultura e Sport – Associazione nazionale riconosciuta dal Ministero degli Interni ed al Coni ad ideare il primo corso in Italia dedicato ad una nuova figura nel panorama nazionale del volontariato il promotore associativo, colmando di fatto il bisogno da parte di molti volontari, gruppi e realtà di avere un interlocutore competente capace di guidare, di indirizzare, di offrire una consulenza specifica per chi desidera creare un’associazione o necessita di consigli per gestirla al meglio.

Una figura pensata per sostenere l’operato delle piccole e grandi associazioni no profit che in tutto il Bel Paese, svolgono un ruolo insostituibile e fondamentale per la società, a volte non pienamente riconosciuto e valorizzato.

Oggi più che mai le associazioni in Italia e nel mondo forniscono un concreto apporto, una risposta efficace ai bisogni e ai sogni della gente, attraverso la ricerca e l’impegno costante nel tentativo di fare rete con le agenzie educative presenti sul territorio, offrendo servizi alla persona e molteplici attività e progetti per il bene comune, il più delle volte dedicati alla fasce più deboli della società, agli ultimi, ai più bisognosi.

Il corso di promotore associativo, unico nel suo genere, alla sua prima edizione ha già riscosso un grande successo, come testimonia il  sold out delle iscrizioni e le numerose richieste di nuovi corsi.

Il corso che inizierà venerdì 19 maggio 2017 avrà una durata complessiva di 20 ore e permetterà ai partecipanti di:

Acquisire conoscenze nell’ ambito di associazioni sportive, di promozione sociale, volontariato e onlus;  Scoprire come ottenere finanziamenti;  Conoscere e interpretare gli aspetti fiscali e amministrativi degli enti no profit;  Conoscere la legge n. 106/2016 e la relativa riforma dell’impresa sociale (Decreto Bobba)  Apprendere tutte le tecniche del Fundraising e del Crowdfunding.

(*Al termine verrà rilasciato un attestato di partecipazione dell’ AICS) Sede del corso: Centro studi autorizzato DICHE – Foggia.

Per maggiori informazioni sul corso di promotore associativo: 📧 formaicsfg@gmail.com ☎️ 327 9948054 – 333 2076680

 

Massimo Marino

PHI Foundation