Festival italiano del Volontariato, a maggio a Lucca l’ottava edizione

Si svolgerà a Lucca, dall’11 al 13 maggio, il Festival italiano del Volontariato.

Giunto ormai all’ottava edizione, il Festival italiano del Volontariato, rappresenta uno degli eventi più importanti dedicati alla solidarietà e al vivere civile.

La storia del Centro Nazionale per il Volontariato

Fino a quarant’anni fa, il volontariato era un qualcosa di completamente sconosciuto dalla cultura, dalla politica e dalle istituzioni, non solo a Lucca, ma quasi in tutta Italia. Negli anni ’80, però, nella città toscana, ci furono i primi segnali di una svolta da parte di alcuni Centri culturali e sociali (Caritas, Fondazione Agnelli, Censis) e soprattutto ad opera dei Convegni biennali di Lucca.

È, invece, dal 1984 che Lucca viene definita la Città del Volontariato. Nel mese di novembre di quell’anno, infatti, dall’incontro di personalità come Maria Eletta Martini, Luciano Tavazza, Giuseppe Bicocchi, Giovanni Nervo e Achille Ardigò nacque il Centro Nazionale per il Volontariato. La finalità primaria del Centro era quella di promuovere una nuova cultura nei rapporti tra società e Stato, tra volontariato e pubbliche istituzioni, ma nonostante siano già passati più di trent’anni, gli ideali che hanno segnato la nascita del Centro Nazionale per il Volontariato, sono tutt’altro che superati.

Festival italiano del Volontariato 2018: Mettiamoci scomodi

Il titolo di questa edizione è Mettiamoci scomodi e vuole sottolineare quanto scomodo venga percepito il volontariato e il ruolo del volontario, che denuncia, ma non solo, agisce e crea situazioni migliori per la società. Ma Mettiamoci scomodi è soprattutto un invito alle istituzioni a lasciare da parte le loro comodità, a prendersi le proprie responsabilità e mettersi finalmente scomodi.

È infatti proprio per questo motivo che l’edizione di quest’anno si svolgerà quasi interamente in piazza, a contatto con la gente e le loro esigenze.

Sarà la piazza centrale di Lucca, Piazza Napoleone, ad essere totalmente invasa. Un’invasione positiva e che sicuramente non passerà inosservata, lasciando un segno indelebile in quanti parteciperanno.

Tra i temi che verranno affrontati al Festival del Volontariato c’è la cura dei giovani dimenticati. I migranti minorenni, le vittime di tratta, la povertà educativa, il degrado, storie di chi non si rassegna, di chi vuole venirne a capo, di chi va all’azione senza se e senza ma, perché il volontariato è proprio questo. 

Tre giorni di eventi all’insegna della solidarietà 

Ma non ci sarà solo denuncia, saranno tre giorni di eventi, di dialogo e confronti a cui è possibile partecipare seguendo gli hashtag social #scomodi e #fdv2018. Una buona iniziativa che consentirà a tutti di poter esprimere la propria opinione sul tema del civile, della solidarietà, dare dei suggerimenti, delle idee che sicuramente saranno di incoraggiamento e da sprone per fare sempre meglio e rendere il Festival italiano del Volontariato una realtà che può racchiudere e raccontare il mondo solidale italiano.

È proprio per questo che la presenza conta molto, negli scorsi anni sono state coinvolte più di 20 mila persone provenienti da tutta Italia; più di 300 volontari si sono impegnati con costanza e hanno reso possibile la realizzazione del Festival italiano del Volontariato e si spera che quest’anno tali presenze possano essere raddoppiate.

Mettiamoci scomodi e partecipiamo.

 

Per ulteriori informazioni: http://www.festivalvolontariato.it/

 

Daniela Leone

PHI Foundation

Famiglie a geometria variabile: le famiglie monogenitoriali

In Italia oltre quattro milioni di famiglie sono composte da uno o più figli che vivono prevalentemente con uno dei due genitori, sono famiglie monogenitoriali, una realtà complessa e sempre più diffusa che non può essere ignorata.

UN VALIDO AIUTO

Smallfamilies è un’associazione di promozione sociale, costituitasi il 14 febbraio 2014, che attraverso un portale di eventi, a campagne di sensibilizzazione e ad una collana editoriale, è in prima linea sul fronte dell’impegno politico e sociale a favore delle famiglie monogenitoriali più esposte a condizioni di fragilità economica e relazionale.

Le sue basi si fondano già nel 2012, quando a Gisella, architetto, ricercatrice e madre single, viene l’idea, condivisa con altri due genitori single, Michele ed Erika, di creare un punto di riferimento per le famiglie monoparentali o come loro preferiscono chiamarle “smallfamilies”, “famiglie a geometria variabile”.

Insieme ad altri volontari, i tre promotori si documentano, prendono spunto da siti internet di paesi esteri più avanzati su questi temi e iniziano creando un portale, un osservatorio sulle famiglie monogenitoriali in Italia e nello stesso tempo un sito di informazione e orientamento per genitori soli, alle prese con tutte le difficoltà pratiche ed emotive ma anche con le soddisfazioni e desideri che comporta questa condizione.

SERVIZI E ASSISTENZA

Uno dei primi servizi istituiti è la consulenza e l’assistenza legale, una “selezione” di professionisti specializzati in materia per aiutare a trovare una soluzione il più possibile pacifica. E poi incontri, consulenze e punti di ascolto per aiutare ad affrontare gli aspetti psicologici legati a una separazione.

Un’ampia parte del lavoro dei volontari di Smallfamilies è dedicato alla ricerca, alla promozione di sondaggi e alle azioni di sensibilizzazione delle Istituzioni. Da sempre l’associazione denuncia la carenza di attenzione e di welfare dedicato alle famiglie costituite da un unico genitore. Eppure è evidente che anche in Italia, nell’eterogenea composizione delle famiglie, tra coppie sposate e coppie di fatto, con o senza figli, una buona percentuale è composta da genitori single, separati o divorziati, genitori unici o vedovi con figli a carico.

DATI SOMMERSI

Da una ricerca effettuata per fotografare la situazione in Lombardia si è messo in evidenza che ben il 12,8% delle famiglie è costituita da famiglie monogenitoriali e che solo il 4% è composto da famiglie numerose. La richiesta che Smallfamilies continua a fare alle Istituzioni è di prendere atto di questa trasformazione demografica e sociale e di programmare un welfare adeguato alle esigenze di queste nuove realtà familiari.

Uno dei problemi più grossi che si devono affrontare dopo una separazione è quello della casa e serve aiuto da parte delle Istituzioni. Un aiuto che riconosca pari diritti a tutte le famiglie monogenitoriali. Oggi in Lombardia i contributi sono destinati solo a situazioni di fragilità economica derivanti dalla rottura di una coppia sposata.

Smallfamilies è alla ricerca, anche fuori dal territorio di Milano, di realtà simili alla sua, o che si occupano più in generale della “famiglia che cambia”, per far rete e promuovere insieme progetti e azioni che sviluppino queste tematiche e individuino soluzioni adeguate. Ampliare la rete è importante per ottenere risultati concreti.

Gisella e gli altri volontari cercano anche mani che abbiano voglia di scrivere articoli sul loro sito, raccontare le loro storie, anche anonime, condividere le loro esperienze; persone che abbiano voglia di condividere il loro tempo e di dare luce ai genitori single. Se avete bisogno di loro, se volete aiutarli e sostenerli andate sul sito www.smallfamilies.it/contatti/ , visitate la loro pagina Facebook oppure inviate un sms al numero 3806570588 e verrete ricontattati.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

I SENZATETTO DI PRO TETTO

Alla vigilia di Natale, durante una cena con amici mi è stata presentata un’associazione di volontariato che mi ha incuriosita ed emozionato nonostante si occupi di senzatetto.  Quello che mi ha colpito di questa associazione è la volontà di individuare quei senzatetto che sono cittadini italiani, che per una serie di vicissitudini come perdita del lavoro, separazioni famigliari, mancanza di sussidi da parte dello Stato nelle sue varie forme, si sono trovati in uno stato di precarietà assoluta.

Queste persone fino a qualche anno fa, costituivano la nostra bassa e media borghesia italiana che, dal 2008, è stata fortemente colpita dalla crisi economica mondiale. Persone rimaste senza un reddito che una casa loro forse ancora ce l’hanno ma non riescono a pagare le bollette e meno che meno permettersi un pasto decente.

Nasce così l’Associazione Pro Tetto, una squadra di pochi volontari che, una o due volte a settimana, si riuniscono e non prima di aver preparato più pasti caldi possibili, si mettono in marcia e girano per le vie del centro di Milano per distribuire quel cibo preparato personalmente da loro o con l’aiuto delle loro famiglie. Mettono a disposizione tempo e lavoro per donare a chi è meno fortunato di loro qualcosa di caldo e soprattutto una mano amica.

Una delle loro iniziative più belle si chiama “Un Boccone con il Cuore”, dove l’Associazione Pro Tetto ha chiesto ad alcuni ristoranti di Milano di offrire un pasto dignitoso a questi indigenti; un modo per ritemprare non solo il corpo ma anche l’anima. L’idea è stata quella di chiedere a ristoranti e trattorie di prendersi carico di un senzatetto, provvedendo a sfamarlo con un pasto completo. L’Associazione si preoccupa di “inviare” il senzatetto lavato, pulito e vestito dignitosamente e il ristorante provvede a dargli un posto ad un tavolo negli orari più comodi all’esercente, servendogli del cibo che magari è in più ma facendolo sentire una persona, con la propria dignità come se fosse un normale avventore.

Al momento sono attivi già un po’ di ristoranti ma la speranza è che molti ancora se ne possano attivare.

Pro Tetto sta combattendo contro la burocrazia italiana per aver una casa da mettere a disposizione di questi senzatetto. Gente a cui è stato tolto anche il diritto di lavarsi e di andare in bagno. Ridare questi “lussi” prima che perdano ogni speranza di una vita dignitosa, potrebbe dar loro la forza di rinascere.

Come è possibile cercare un nuovo lavoro, presentarsi ad un colloquio senza avere la possibilità di lavarsi o di lavare gli ultimi “vestiti” che sono rimasti?

Come si può pensare di recuperare queste persone se non le si mette in grado di ripartire? Possibile che ci siamo dimenticati dei nostri cittadini?

Ricordiamoci che la maggior parte della gente di cui scrivo sono persone che hanno tra i 45 e i 60 anni che hanno sempre lavorato –  almeno prima del 2008 –  e che hanno contribuito anche loro alla nostra società. Come possiamo girarci dall’altra parte senza intervenire?

Cosa aspettiamo, diamo una mano anche noi! Se volete aiutare l’Associazione Pro Tetto a distribuire dei pasti caldi, se siete un ristorante o un esercente nella ristorazione e volete partecipare al progetto “Un Boccone con il Cuore” potete scrivere a info@associazioneprotetto.it  che sarà felice di accogliere le vostre mani.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus, lasciando alle spalle l’assistenzialismo, ha optato per diffondere la cultura del lavoro con un progetto innovativo di auto sviluppo, una scuola che supporta le capacità artigianali della Cambogia, dove la manualità non è stata ancora soffocata dall’uso delle macchine.

Una nazione che vuole guardare al futuro deve prima di tutto pensare ai bambini e ai giovani, alla loro educazione e alla loro istruzione perché loro sono il bene primario della società, i cittadini del domani che dovranno poter lavorare, produrre e contribuire allo sviluppo del proprio paese.

Uno degli obiettivi del Nodo è quello di aiutare i giovani della Cambogia a superare ignoranza e povertà, trasferendo conoscenze e metodologie, dando valore all’individuo e stimolando le capacità di gestire attraverso il lavoro, il loro futuro e quello delle loro famiglie.

La Bottega dell’Arte di Phnom Penh è una scuola di design sociale dove 25 ragazzi e ragazze imparano a lavorare l’argento. La maggior parte di loro arriva da una zona poverissima della periferia della città, sono giovani con scarsa istruzione, con difficili situazioni familiari, alcuni sono orfani appena usciti dall’orfanotrofio o portatori di handicap. Per loro la Bottega non è solo un luogo dove imparare una professione ma anche una casa e una protezione.

Ogni anno un designer italiano trascorre un mese in Bottega per insegnare ai ragazzi a produrre oggetti innovativi. Nella scuola non si tengono solo corsi di disegno e lavorazione del metallo, ma anche corsi di contabilità e gestione d’impresa, nonché corsi di alfabetizzazione per gli studenti che non hanno potuto completare gli studi di base. Alla fine del percorso, i più bravi possono rimanere in Bottega ad insegnare, i più intraprendenti aprono una loro attività, sostenuti dal Nodo con un piccolo prestito, gli altri vengono aiutati a trovare un lavoro in imprese esistenti.

Un altro grosso problema che affligge la Cambogia e di cui Il Nodo ha voluto occuparsi è quello dell’acqua. L’acqua è causa di allagamenti e disastri naturali, ma qui è anche una delle maggiori cause di mortalità infantile. Per questo Il Nodo distribuisce filtri per la potabilizzazione dell’acqua, ma interviene anche organizzando corsi di igiene e manutenzione del filtro. In quattro anni sono stati distribuiti più di 600 filtri ed ha istruito i bambini e le loro famiglie per il loro uso e manutenzione.

Il Nodo collabora, inoltre, con alcuni orfanotrofi locali, fornendo ai bambini e ragazzi ospiti, tutto il necessario per nutrirsi adeguatamente, vestirsi e andare a scuola. Offre loro corsi complementari di inglese e computer utili a qualificarli per un futuro lavoro, corsi di musica e di danza per fornire interessi e stimoli che li aiutino a formarsi un’identità positiva e corsi di tessitura ed intreccio di ceste e stuoie per insegnare attività generatrici di reddito ai ragazzi prossimi all’uscita dall’Istituto.

Questi sono solo alcuni dei progetti che Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus ha in corso in Cambogia. Se volete conoscere meglio questa bellissima realtà, se volete aiutarli o entrare a far parte di questa associazione, potete scrivere a info@ilnodoonlus.org  o telefonare allo 02.66801806 e sarete sempre ben accolti.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Nascita della Biblioteca a Scampia

1 Nasce la prima biblioteca a Scampia :

Cari lettori, vi sono duemila e cinquecento volontari, tra cui migranti e detenuti che sono al lavoro per rendere  dignità a un luogo importante come Scampia: un progetto nato con il contributo della Siae e Anart.

Si tratta di un ex istituto scolastico utilizzato per anni dalla camorra come deposito di armi e ricovero abusivo per tossicodipendenti torna a vivere e diventa una Biblioteca a Scampia.

Ci troviamo dunque a  Scampia, nel cuore di Napoli, presso il centro Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, un luogo completamente riqualificato grazie all’opera di duemila e cinquecento volontari che lo hanno trasformato in un punto d’incontro e un centro di promozione culturale del quartiere.

2 La nascita e lo sviluppo del  progetto:

Si tratta di un progetto collettivo a cui hanno partecipato diverse figure tra cui  insegnanti, famiglie, ragazzi, detenuti in affido all’associazione (R)esistenza  che l’hanno materialmente costruita insieme agli artigiani dei laboratori; giovani rifugiati ospiti della struttura e le volontarie che ogni giorno si occupano nel centro stesso di 45 bambini, residenti nei palazzi delle Vele e nel quartiere di Scampia per l’attività di doposcuola.

Vi è la nascita delle prime collezioni della biblioteca che è rivolta alla prima infanzia e ragazzi con libri consigliati da LiBeR, la biblioteca a difesa della legge sui temi particolari come ad esempio l’antimafia e dell’impegno civile  e alla cultura del Mezzogiorno. A questi si aggiungeranno anche i cento volumi donati dalla Siae: «Oltre al nostro contributo economico – spiega il presidente dell’ente, Filippo Sugar -siamo lieti di donare alcuni libri provenienti dalla preziosa Biblioteca Teatrale SIAE del Burcardo a Roma, con l’augurio che si festeggi anche l’avvio di un percorso virtuoso in tutte le sfere della creatività umana».

La nascita del progetto è stata ideata da Anart – Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e finanziato da SIAESocietà Italiana degli Autori ed Editori, con il sostegno di AIBAssociazione Italiana Biblioteche, dell’Associazione Amici di Città della Scienza, di AIE – Associazione Italiana Editori e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.

Infine per creare rete, sono stati acquistati molti libri presso la prima libreria di Scampia, “La Scugnizzeria” di Rosario Esposito La Rossa, inaugurata lo scorso settembre.

La nascita della biblioteca a Scampia verrà inserita nel circuito delle biblioteche pubbliche, con la speranza che sia la prima di una lunga serie di iniziative volte a riqualificare ambienti degradati e sottratti alle Mafie.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

A Cagliari nasce una nuova comunità di recupero

1 La Locanda dei buoni e cattivi:

Cari lettori; oggi vi scrivo dell’esempio che arriva da Cagliari dove grazie a una cooperativa un gruppo di ragazzi «ai margini» ha conquistato l’indipendenza ottenendo dei finanziamenti dalla Fondazione Prosolidar attraverso un bando senza scadenza per progetti di sviluppo – Scopri gli altri finanziamenti .

Senza ripensamenti: l’hanno chiamata la «Locanda dei buoni e cattivi». Ci sono i ragazzi appena maggiorenni provenienti dalle comunità in cui erano stati inseriti a causa di situazioni familiari difficili. Ma ci sono anche le ragazze madri vittime di violenza con bambini piccoli, a loro volta uscite da comunità di cura. Ci sono quelli con qualche disabilità, volenterosi e molto impegnati. E ci sono altri ancora. Li accomuna l’aver deciso di tirarsi su, di non piangersi addosso per i problemi vissuti, di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Così è nata a Cagliari la Locanda dei buoni e dei cattivi.

2 La Fondazione Prosolidar:

La Locanda dei buoni e dei cattivi è gestita dalla cooperativa sociale omonima sorta nell’ambito di un percorso di sostegno ed incubazione della Fondazione Domus De Luna. Le giornate alla Locanda dei buoni e dei cattivi non hanno un attimo di pausa: si comincia la mattina preparando letti e colazione per gli ospiti delle 5 camere, poi subito in cucina, dove entra solo merce fresca e a km zero, quindi a poca distanza da Cagliari, spesso proveniente dalle terre confiscate alle mafie e l’olio della comunità in collina. Ogni giorno si impastano pane e pasta, anche per le persone con intolleranze o esigenze speciali.

Ecco alcune testimonianze: «Mettiamo gli stessi valori di solidarietà e rispetto in tutto quello che facciamo – dice Giuditta Cavallini, responsabile della Locanda dei buoni e dei cattivi– e cerchiamo fornitori e prodotti che si rispecchino in questi valori». Poi c’è il flusso di arrivi e partenze nei tre appartamenti indipendenti nel centro di Cagliari, c’è da gestire il noleggio bici e gli impegni aumenteranno certamente nei prossimi mesi visto che la locanda si allargherà con tre nuove camere aperte grazie al contributo della Fondazione Prosolidar, che l’ha finanziata con 80 mila euro a fondo perduto.

La Fondazione Prosolidar è una onlus nata dal Fondo Nazionale del settore del credito, vi sono rappresentate tutte le organizzazioni sindacali del settore del credito, l’Abi e le imprese aderenti. Prosolidar accantona ogni anno dalle proprie disponibilità un fondo da destinare a progetti di emergenza, in Italia e nel Mondo: è subito operativa quando c’è da allestire un asilo spazzato via dall’alluvione o costruire strutture di ritrovo scomparse con il terremoto. Con la parte rimanente sostiene progetti di sviluppo sociale in tutta Italia e anche all’estero.

Ai suoi fondi possono accedere grandi e piccoli soggetti del Terzo settore, perché realizza una strategia inclusiva di sostegno a progetti diversi con una quota di contributo proporzionata ai costi complessivi. Il bando non ha scadenza, ma di solito una prima tranche di valutazione dei progetti avviene nel mese di aprile. È dunque questo il momento giusto per riflettere sulla propria proposta, verificando i requisiti richiesti e la documentazione da presentare sul sito www.fondazioneprosolidar.org. Sono privilegiate attività che possano avviare processi di sviluppo economico, gli investimenti a carattere produttivo, che aiutino le comunità a raggiungere l’autosufficienza economica e la serenità alimentare.

Termini che ci riportano ancora alla Locanda dei Buoni e Cattivi, dove non si impara solo un mestiere ma anche la cura di sé stessi, con un impegno concreto ogni giorno. Da persone ai margini della società questi ragazzi sono diventati cittadini attivi, da ragazze in cerca di aiuto sono diventate imprenditrici che lavorano bene generando reddito e processi sociali positivi. Positivi nella gestione e nell’inclusione, ma anche nella qualità: sono stati premiati dal Gambero Rosso fra i migliori ristoranti d’Italia e hanno anche ricevuto la menzione di «Buona Cucina» del Touring Club Italiano.

Scadenza: bando Senza scadenza (valutazione progetti aprile e settembre);
Chi partecipa: Soggetti del Terzo settore;
Progetti: Iniziative di sviluppo economico, formazione professionale, investimenti per l’autosufficienza della comunità;
Contributo: Variabile, in base al progetto;

Luogo: Cagliari

Comunità: La Locanda dei buoni e cattivi

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

QUANDO C’È CUORE E DETERMINAZIONE IL VOLONTARIATO ESPLODE

Dopo lo spaventoso tsunami che nel 2004 devastò il sud est asiatico, il signor Antonio Santoro, neo pensionato e con il desiderio di fare del volontariato, decide di partire per andare ad aiutare quelle popolazioni.

L’intenzione era quella di raggiungere l’Isola di Sumatra ma l’accesso risulta impossibile e con altre persone conosciute in viaggio, rimane bloccato in India, nella regione del Tamil Nadu. Ma anche qui c’è molto da fare. La tempra di Antonio e la sua determinazione a fare del volontariato lo porta a radunare altri volontari e a raccogliere insieme a loro tutto il denaro possibile per acquistare beni alimentari.

Con l’aiuto delle autorità locali, noleggiano due camion, li riempiono di viveri e iniziano a percorrere la costa del Tamil Nadu, distribuendo cibo nei villaggi. Durante il loro viaggio comprendono la realtà e la cultura indiana e fanno amicizia con i responsabili e i volontari dell’associazione Indian Christian Mission.

Tornati in Italia, decidono di fondare “Progetto Familia Onlus”, con lo scopo di fare del volontariato in favore dei bambini dell’India che sono rimasti orfani. Si mettono in contatto con l’associazione Indian Christian Mission e iniziano a raccogliere i fondi per sostenere il loro operato in quel paese. Nasce così una splendida collaborazione, che attraverso il progetto delle adozioni a distanza, offre a molti bambini indiani la possibilità di nutrirsi, vestirsi e andare a scuola.

Dopo molti anni di attività, Progetto Familia viene a sapere che 2 orfanotrofi della regione del Tamil Nadu, si trovano in grosse difficoltà. I volontari di Progetto Familia non possono chiudere gli occhi e si dedicano anima e corpo per aiutarli a restare attivi.

I bambini, grazie ai volontari di Progetto Familia possono crescere e andare a scuola, ma non una scuola improvvisata all’interno degli istituti, NO! Niente collegio, ma la possibilità di frequentare una Scuola Statale.

Per mezza giornata questi bimbi possono uscire dall’orfanotrofio ed integrarsi con i bambini dei villaggi vicini. Un po’ di aria, un po’ di normalità e soprattutto un po’ di scolarizzazione che permetterà loro di essere indipendenti da grandi.

In quelle zone l’assistenza sanitaria è praticamente nulla, così Antonio e i suoi volontari si danno da fare per aprire un ambulatorio medico gratuito, aperto a tutti, che offra la presenza giornaliera di un medico, 2 infermiere e i medicinali necessari alle cure.

L’ambulatorio oggi è diventato un importante punto di riferimento per tutti i villaggi della zona. Tra gli utenti ci sono molte donne, che chiedono aiuto durante la gravidanza o il parto.

Progetto Familia si occupa anche della tragica condizione delle donne, considerate esseri inferiori, spesso vendute per pagare un debito o cedute come spose bambine a ricchi possidenti.

Per dare loro una dignità e aiutarle ad essere autonome, l’associazione ha creato un laboratorio di taglio e cucito, dove offre alle donne del posto una formazione professionale gratuita. L’obiettivo non è solo aiutarle a guadagnarsi da vivere ma anche ad avere rispetto di sé e pretenderlo dagli altri.

Sicuramente il Sig. Antonio, quando ha seguito il suo desiderio di fare del volontariato ed è partito per l’Asia, non avrebbe mai immaginato di riuscire a fare così tanto. Oggi Progetto Familia sostiene progetti in India, Etiopia e Uganda.

Se volete aiutare questa Associazione, sostenerla o saperne di più sulle sue attività di volontariato, potete scrivere a a.santoro@progettofamilia.org oppure telefonare al numero 02.40074976.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Una parrucca per le donne malate

1 Una parrucca per le donne malate che si curano con la chemioterapia:

Cari lettori, vorrei scrivere di un iniziativa intrapresa dall’Istituto Oncologico Romagnolo che ha lanciato una raccolta fondi per donare una parrucca  per le donne malate in chemioterapia.

Il peso che ci si porta dentro: ammalarsi, seguire le terapia e poi a causa della chemioterapia perdere i capelli. Avere cura dell’aspetto estetico è un fattore chiave per le donne malate, ma anche per i loro familiari e in particolare i bambini, spiega la psiconcologa Elisa Ruggeri, che collabora con l’Istituto Oncologico Romagnolo: «Per una madre, impegnata quotidianamente nella cura dei figli, la malattia oncologica e gli aspetti conseguenti tendono a intrappolare il suo ruolo familiare, fino a quel momento centrale per tutta la famiglia. In particolare i soggetti più esposti sono i bambini. I figli si mostrano spesso estremamente partecipi a ciò che sta accadendo e reagiscono in maniera molto diretta agli avvenimenti legati alla malattia del genitore. I bambini possono avere una serie di paure circa la malattia della madre: paura di ciò che non conoscono, percependo dolore e tristezza intorno a loro».

Quindi, qual è esattamente il consiglio per affrontare questo timore? «In generale, un approccio aperto e sincero può rappresentare la soluzione migliore. Aiutare il proprio figlio quando si vive la malattia oncologica significa anche informarlo in modo adeguato e delicato, ma anche “impegnarsi” in prima linea a un miglior adattamento alla malattia e alle conseguenze che porta con sé. Per la donna stessa favorire l’integrazione del corpo cambiato all’interno di un’immagine positiva di sé, assume un’importanza fondamentale durante il percorso di cura: migliorare il proprio aspetto, oltre a rappresentare un’attività piacevole, ha in sé una forte valenza terapeutica».

2 Una parrucca di qualità per le donne malate:

Il Progetto Margherita dello Iorche con la campagna «La mia mamma è bellissima» dona gratuitamente una parrucca di qualità alle donne malate, rappresenta un aiuto concreto e fondamentale.

E così  è possibile  ristabilizzare al meglio il proprio aspetto, favorendo sentimenti di accettazione che permettono di superare l’angoscia che il cambiamento radicale della propria immagine corporea produce; attraverso l’aiuto di esperti parrucchieri volontari, che sono stati formati specificamente per stare accanto a chi sta affrontando la malattia oncologica con la chemioterapia, mettendo in campo tutta la professionalità necessaria, aiutando moralmente e donando una parrucca per le donne malate.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

MITOCON: Una famiglia contro le malattie mitocondriali

A volte la vita ci pone davanti delle sfide, come quelle delle malattie mitocondriali, che ci sembrano insormontabili, poi succede qualcosa e capisci che non solo puoi farcela ma puoi aiutare anche altri a scalare la montagna.

È quello che è successo a Cristina, mamma di una splendida bambina, malata di una patologia incurabile, debilitante, quasi sconosciuta; anzi una malattia che è difficile da individuare, difficile da diagnosticare perché in realtà non è una sola malattia ma (sono) una famiglia di malattie.

Stiamo parlando delle malattie mitocondriali, un gruppo eterogeneo di patologie che possono insorgere sia in età pediatrica che in età adulta, con una notevole variabilità delle manifestazioni cliniche e del loro decorso.

Queste  sono delle malattie che si presentano con dei disturbi dovuti a disfunzioni della catena respiratoria e che possono colpire una molteplicità di organi e di tessuti dell’organismo in maniera imprevedibile e non quantificabile.

Una caratteristica comune in queste patologie è l’intolleranza agli sforzi, la facilità con cui l’individuo si affatica con poco e l’accumulo di acido lattico nei tessuti muscolari.

Ma si sa, l’unione fa la forza e dalle difficoltà di alcune famiglie di comprendere e aiutare i propri cari nasce, nel 2007, MITOCON, un’associazione di volontariato diventata punto di riferimento in Italia per le persone affette da malattie mitocondriali, per le loro famiglie e per l’intera comunità scientifica che si occupa di queste patologie.

Cristina ci parla della sua storia e della necessità di essere messa in contatto con altre famiglie che devono affrontare avversità simili alle sue. Scopre MITOCON e finalmente si sente in famiglia, capita e compresa.

Le avversità possono dividere, ma possono anche unire e in questo caso il collante è forte. Ogni anno l’associazione organizza un Convegno Nazionale e per loro è come se fosse “ Natale ”. Ci si rivede, ci si aiuta, ci si confronta su come superare determinate difficoltà. L’empatia e la forza che si respira in quei tre giorni sono il più grande dono che si riceve durante tutto l’anno.

MITOCON ha lo scopo di essere un punto di aggregazione, sostegno e informazione per i pazienti e le loro famiglie, di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica, di supportare la ricerca e raccogliere fondi per mantenersi attivi e dare supporto a tutti i malati che cercano aiuto.

Diagnosticare questa malattia non è per nulla semplice e se oggi, grazie ad una maggiore conoscenza di queste malattie, per i bambini risulta meno complicato identificarla (almeno a livello clinico), quando la malattia compare in età adulta è molto difficile ottenere delle risposte chiare ed esaustive in tempi brevi .

La difficile interpretazione dei sintomi che riconducono a queste patologie è dovuta non solo al fatto che non viene colpito sempre lo stesso gene, ma che se risulta malato il medesimo gene non è detto che i sintomi siano gli stessi da paziente a paziente.

MITOCON è la famiglia dei malati mitocondriali, aiuta, “protegge” e in questo caos, in questa moltitudine di sofferenze è presente per non fare mai sentire solo e abbandonato chi lotta.

Le famiglie si autoalimentano di coraggio, si comprendono e si sostengono a vicenda. Hanno creato una comunità meravigliosa che lavora anche attraverso i social network. Andate a visitare la loro pagina facebook, troverete informazioni utili e aggiornate su tutto ciò che riguarda le malattie mitocondriali e sulle opportunità offerte dall’associazione.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Il servizio civile a Milano

1 I ciechi in ritirata dal servizio civile a Milano: l’occasione mancata

Cari lettori, si dice che il meccanismo di reclutamento di volontari con cecità al servizio civile e  degli accompagnatori per la realtà di Milano non funziona e allontana i giovani. L’assegno mensile è ritenuto basso in relazione al costo della vita, invece per quanto riguarda i tempi di «ingaggio» risultano essere troppo lunghi.

Il punteggio attribuito ai progetti di servizio civile dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus, per Milano è quello massimo. Ma i risultati sono che l’aiuto concretamente arrivato a chi è in difficoltà per andare e tornare dal lavoro oppure per svolgere qualsiasi mansione quotidiana, non sono per niente proporzionali. Gli effetti dei progetti ritenuti validi dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, sono purtroppo minimi, o di sicuro insufficienti alle necessità. Ma qual è esattamente il motivo?

Arruolare i volontari risulta essere molto  difficile. Stà  di fatto  che  il meccanismo da parte del  servizio civile nel caso dei non vedenti bisognosi di accompagnamento a Milano non funziona: si tratta di  un’occasione mancata.

2 Cause dell’insuccesso: Lentezza, Allarme e Terzo Settore;

Le ragioni dell’insuccesso sono soprattutto due, cerchiamo quindi, di  fare  un po’ di chiarezza: il primo dato è la lentezza ossia quella dei tempi d’avvio dei singoli progetti: tra uno e l’altro si crea un «vuoto enorme » di servizio di 3-4 mesi (anche se dall’anno prossimo la situazione dovrebbe migliorare). Invece viene erogato dall’altro fronte, un assegno ai volontari poco appetibile soprattutto nella realtà di Milano: se 433 euro di contributo mensile in certi contesti geografici possono rappresentare una grande opportunità per i giovani, non si può dire lo stesso nel capoluogo lombardo dove il compenso è ritenuto basso in relazione al costo della vita e dove, di conseguenza, per questa cifra spesso si fanno avanti figure non troppo motivate. Ma c’è ben altro cari lettori: dall’avvio del bando  2017  e dalle relative selezioni, passano circa nove mesi di intralci burocratici prima che i volontari possano entrare effettivamente in servizio, cosi ad esempio per i colloqui svolti nel  luglio scorso, per i prescelti se ne parlerà a metà marzo del 2018. Un tempo troppo lungo per chi è giovane e in attesa di opportunità, con il risultato che molti ragazzi che oggi dicono sì, domani sono altrove e proiettati su altri progetti più convincenti.

La lentezza non sempre facilita le cose è necessario rendersene conto.

Un altro punto chiave è quello che ad aver lanciato il grido d’allarme, sia stato proprio il presidente dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus di Milano, Rodolfo Masto, che rivolge un appello generale affinché «si correggano le distorsioni dell’impianto del servizio civile», ma anche un appello particolare al sindaco di Milano, Beppe Sala, perché intervenga in tempo per risanare  la situazione. Voi tutti vi chiederete in che modo? Si tratta semplicemente di pattuire, come già è stato fatto a Roma, una convenzione con l’Unione per assicurare contributi vincolati agli accompagnamenti dei ciechi, da assegnare nei mesi di sospensione dei progetti e in aggiunta all’impegno dei volontari. «Ogni giorno – spiega Masto – a Milano ci sono 18 ciechi da portare al lavoro, tra le 7 e le 8 del mattino. Gli accompagnamenti necessari nell’arco della giornata sarebbero 130. L’attuale meccanismo del servizio civile è tale per cui dei 32 volontari assegnati ne sono rimasti appena dieci. Per il 2018, a fronte di 32 posti assegnati ne sono stati selezionati solo 16, che dovrebbero iniziare a metà marzo. Il reclutamento è sempre più difficile. Ma noi non possiamo interrompere questo servizio e del resto non riusciamo neanche, da soli, a far fronte a tutte le necessità del territorio. Con un piccolo contributo del Comune potremmo coinvolgere almeno una decina di ragazzi in più».

Con queste parole si spera che l’allarme dato venga accolto il prima possibile per dare a tutti un’opportunità per i ciechi bisognosi  di un’esperienza significativa nel servizio civile nazionale.

Infine vi è la Riforma del terzo settore in cui il presidente milanese dell’Unione italiana si augura che anche nell’ambito dei correttivi della riforma del Terzo settore «si possa trovare una soluzione per avvicinare la tempistica della legge ai bisogni». «Il servizio di accompagnamento per ciechi e ipovedenti è vitale – insiste Masto – anche perché la situazione di Milano è particolarmente complessa. Le condizioni del traffico rendono molto difficile l’uso dei cani guida. Per gli accompagnamenti la nostra sezione è costretta a integrare le prestazioni dei volontari civili con il lavoro di operatori retribuiti con risorse dell’Unione, a questi si affiancano tanti cittadini volontari cui devono però essere rimborsate le spese di viaggio. Ma i fondi non bastano più. Ecco perché proponiamo di aprire un tavolo con le istituzioni per cercare soluzioni insieme ».

Alla luce dei fatti si nota ancora una volta una forte incapacità di poter gestire al meglio la possibilità di  lavorare volontariamente nel servizio civile a Milano e dopo queste note non rimane altro che sperare che qualcosa cambi ed avvenga veramente una riforma nel terzo settore capace di togliere la lentezza burocratica e che infine l’allarme possa essere percepito come un inno per riportare organizzazione e praticità nelle burocrazie verso chi  intende partecipare al progetto del servizio civile in particolar modo a  Milano.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

 

OXFAM: Eliminare la povertà e le disparità sociali

Povertà , disuguaglianze, disparità sociale, condizioni di vita precarie al limite della sussistenza, queste sono le problematiche che portano alla nascita di OXFAM.

Partita nel lontano 1942 da alcuni studenti di Oxford, per portare cibo alle donne e ai bambini greci stremati dalla guerra, si è diffusa in breve tempo in tutto il mondo e oggi è una vera e propria confederazione internazionale di organizzazioni no profit che lavorano insieme in più di 90 paesi.

In particolare in Italia, OXFAM, nasce dall’esperienza Ucodep, organizzazione non governativa che per  oltre 30 anni si è occupata di migliorare le condizioni di vita delle persone povere, dando loro gli strumenti per costruirsi un futuro.

Questa associazione di volontariato si impegna nell’educazione interculturale, attivando Campagne di opinione e sensibilizzazione, promuove il commercio equo solidale e dall’inizio del 2000 collabora a livello globale nelle situazioni di emergenza.

Con i propri volontari, interviene nelle emergenze umanitarie causate da catastrofi naturali, come terremoti e tsunami, o dalle guerre senza senso dell’uomo, portando acqua, servizi igienico-sanitari e rifugi alle popolazioni, aiutando a ripristinare i servizi idrici e fognari e sostenendo la ricostruzione fino al ritorno alla normalità.

Un altro grosso obiettivo di OXFAM è quello favorire la diffusione dell’istruzione per tutti, soprattutto per le donne che subiscono condizioni di disparità in gran parte del globo e sono tra le principali vittime della violenza e della fame.

La missione di OXFAM è quella di combattere le disparità, aiutando le persone a riappropriarsi del proprio destino e offrendo  loro gli strumenti necessari per realizzare un futuro migliore.

In questo periodo in Italia, OXFAM sta organizzando il Progetto PACCHI DI NATALE, un’iniziativa atta a raccogliere fondi per l’emergenza acqua, malnutrizione e carestia nei Paesi del Centro e del Sud dell’Africa.

In vari centri commerciali e in alcuni negozi, in giro per tutto il Paese, a partire dall’8 dicembre potrete trovare dei banchetti che offrono il servizio di farvi un bel pacco regalo per tutti i doni da voi acquistati. Con un piccolo contributo, usufruendo di  questo simpatico e utile servizio, potrete anche voi aiutare a ridurre la disuguaglianza e le ingiustizie che dilagano nel mondo.

OXFAM ed i suoi volontari non si fermeranno mai fino a quando la povertà e le ingiustizie sociali non verranno eliminate, permettendo ad ogni individuo una vita degna di essere vissuta.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Volontariato toscano: il tormentone acchiappa giovani

Anche il mondo del volontariato toscano ha capito che niente rimane in testa più di un tormentone latino. L’estate scorsa era il “Despacito” di Luis Fonsi, quella precedente “Sofia” di Alvaro Soler, e via dicendo fino ai Rigueira di “Vamos a la playa”, canzoni dai temi leggeri che grazie alla formula testo spagnolo-musica coinvolgente-semplice coreografia scalano con facilità tutte le classifiche musicali e si impongono con disinvoltura alle orecchie impotenti degli ascoltatori.

Perché, allora, non sfruttare questa triade vincente per veicolare un importante messaggio ai giovani? Ad avere questa geniale intuizione è stato Cesvot, il centro servizi per il volontariato toscano, che lo scorso 11 settembre, nell’ambito del progetto Young Energy promosso insieme a Regione Toscana, GiovaniSì, Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, ha lanciato sui propri canali social Il Ballo del Volontario, un frizzante video musicale con protagonista il cantante e comico Lorenzo Baglioni.

Per convincere i giovani che “fare volontariato è una figata”, come lui stesso afferma nel video che su YouTube ha superato le 17mila visualizzazioni, l’eclettico trentenne grossetano noto al grande pubblico per le sue apparizioni a “Colorado” ha chiamato a raccolta ben 40 volontari dell’associazionismo toscano e messo in piedi un vero e proprio ballo di gruppo dal sapore latino dedicato al mondo del volontariato.

Parodiando i tanto amati (e odiati) tormentoni estivi attraverso l’uso dei loro termini più abusati e slittando con efficace disinvoltura dall’idioma italiano a quello spagnolo, Il Ballo del Volontario persegue il nobile intento di coinvolgere più persone possibili nell’impegno sociale del volontariato. Un impegno, sottolinea Baglioni, che non ripaga, ovviamente, in denaro (o in dinero, come recita il testo della canzone), ma in gioia, “perché a fare qualcosa per gli altri fai bene alla gente e stai bene anche tu”.

Che sia dunque presso un canile, una casa di riposo, o una qualsiasi delle oltre 3400 associazioni aderenti a Cesvot, l’importante è non restare in panchina e dedicare anche solo qualche ora settimanale del proprio tempo libero agli altri. Per aiutare i giovani a farlo, il Cesvot ha riservato una pagina del proprio sito web agli annunci delle tante associazioni toscane in cerca di volontari, così che chiunque possa trovare il modo per aiutare il prossimo.

 

Enza Chiappone

PHI Foundation

Daniele Rocca, un City Angels

Il volto che non tutti conoscono di Daniele Rocca.

Una decina di anni fa, Daniele Rocca venne invitato da una ragazza, sua amica, a partecipare come ospite alla serata inaugurale della sede di Torino dei City Angels.

I City Angels, con Mario Furlan presidente, sono degli operatori umanitari che aiutano principalmente i senza fissa dimora ed i senza tetto, portando loro ogni sera coperte, vestiti, sacchi a pelo e cibo, in molte città d’Italia.

Colpito dal fatto che la ragazza fosse diversamente abile e facesse la volontaria, Daniele Rocca decide di farne parte e inizia un’esperienza di volontariato presso i City Angels di Roma.

Nella mente c’era l’intenzione di fare qualcosa per le numerose persone che gli capitava di vedere durante i suoi viaggi di lavoro, alle stazioni e agli aeroporti, bisognose e spesso normali, senza per forza avere patologie psichiche o fisiche.

Osservandole, Daniele Rocca si rende conto che queste persone spesso si sono trovate all’improvviso senza niente o a seguito di un divorzio o perché hanno perso la famiglia.

Qualcuno ha scelto la vita di un senza fissa dimora liberamente ma sono in numero molto esiguo.

Il fatto di essere fortunato ha convinto Daniele Rocca a tornare a fare volontariato, come da giovanissimo aveva fatto guidando le ambulanze della Corce Rossa e Croce Verde.

E da una decina di anni è stato insignito del riconoscimento di socio onorario dei City Angels.

Come altri colleghi e colleghe del mondo dell’arte è contento di farlo. Purtroppo per il suo lavoro non può esser d’aiuto ogni giorno ma contribuisce a “fare rumore” e dare voce a queste persone.

Il più delle volte si tratta semplicemente, dice lui, di servire a tavola il giorno di Natale, in ristoranti che mettono a disposizione il loro locale.

L’episodio più emozionante che ricorda Daniele Rocca, vede come protagonisti due anziani signori, marito e moglie, e il loro sorriso. Lui portava un piatto a tavola e l’anziana signora non vedeva l’ora di potergli donare una caramella, unica cosa che avesse da regalargli… in realtà entrambi gli anziani, donarono a Daniele Rocca un sorriso ed un ringraziamento preziosi. Il sorriso può capitare tutti i giorni di riceverlo ma spesso è finto; quello della coppia di senza fissa dimora fu sincero!

Il sorriso, il regalo più bello in giornate difficile come può essere il Natale. Un momento in cui la solitudine si fa sentire graffiante e la malinconia arriva all’improvviso.

Le emozioni che negli anni di volontariato Daniele Rocca ha collezionato sono di gioia e soddisfazione, pienezza. Il fatto di fare poco e strappare tanto come un sorriso. Un grazie che vale molto di più di tanti altri.

Daniele Rocca, non crede di essere veramente d’aiuto; gli attori singolarmente danno una mano e fanno rumore, focalizzando l’attenzione generale su di loro, i più bisognosi.

I City Angels che realmente fanno qualcosa, sono coloro che si mettono in gioco tutti i giorni scendendo in mezzo alla strada, incontrando nelle vie i senza fissa dimora e diventando i loro Angeli.

 

Simona Serro

PHI Foundation

Suor Rosemary

  1. Introduzione della Storia di Suor Rosemary:  

Suor Rosemary, ha aperto una scuola in Uganda per le ragazze vittime di abusi e torture, cosicché possano diventare delle sarte.

Vorrei  scrivere, raccontando del  coraggio di Suor Rosemary che nonostante le numerose maschere oscure è riuscita comunque a dare serenità e calma nella vita di queste ragazze di Gulu in estrema difficoltà.

Suor Rosemary è stata inserita dal Time fra le centro donne più influenti.

E’ stata ospite del primo Festival della Missione che si è svolto recentemente a Brescia  lo scorso 15 ottobre. Ma cosa avrà mai fatto di così tanto particolare una piccola suora cattolica per finire nell’elenco stilato dal Time delle cento donne più influenti del mondo, dove abitualmente entrano personaggi come Angela Merkel Ivanka Trump?

La risposta può sembrare quasi dantesca ma è la pura verità: è scesa all’inferno e vincendo le sue paure, ha riportato alla luce quante più creature possibili, in gran parte giovani donne. Qualcuno l’ha ribattezzata anche come «la Madre Teresa di Gulu» una  divinità  proveniente dalla città del Nord dell’Uganda. Quando giungerete al termine  di questa  Storia, forse anche Voi, avrete un candidato nel Vostro cuore, al Nobel per la Pace: Suor Rosemary Nyirumbe.

2  La Guerra in Uganda e Le Ragazze di Gulu: 

Non tutti sanno che nel Nord dell’Uganda la terra solitamente è rossa, ma negli ultimi trent’anni quel colore è stato accentuato da un fiume di sangue. Ma cos’è accaduto veramente?  Un fanatico, dal nome Joseph Kony, si mise alla testa di un gruppo di ribelli e chiamò i suoi disperati Esercito di Resistenza del Signore (LRA), dichiarando di voler ripristinare i Dieci Comandamenti con un sadismo che si fatica anche solo a pensare. Suor Rosemary era cresciuta in una famiglia dove non le era mai mancato l’amore. Per questo decise  di diventare Suora, per restituire un po’ di quell’amore. Ha imparato a fare l’ostetrica, si è laureata e quando nel Nord dell’Uganda scoppiò l’ennesima guerra civile, le sue superiori la mandarono a dirigere la scuola di Santa Monica a Gulu.

E’ così che Suor Rosemary ebbe l’opportunità di insegnare  alle ragazze a confezionare degli abiti. Fu così, che in quel momento, scoprì il vero  inferno sceso in terra attraverso gli occhi di centinaia di ragazze.

Ormai, già da molto tempo si sapeva delle razzie di Kony, quello che si sapeva, racconta Suor Rosemary, è che entravano perfino nei villaggi, uccidevano, depredavano e rapivano i bambini per trasformarli in assassini che avrebbero dovuto “purificare” il mondo. Ma in realtà Lei non sapeva quello che sarebbe potuto succedere in seguito, nella foresta, e ciò che accadeva alle sopravvissute che riuscivano a tornare a casa. Alcune delle Sue allieve non alzavano mai neppure gli occhi nella scuola di sartoria . Poco dopo riuscì a riconquistare la loro fiducia e venne  inondata da storie che le tolsero il sonno.

Storie di bambine rapite di notte o mentre tornavano da scuola, stuprate davanti ai genitori che poi venivano uccisi, utilizzate come schiave del sesso per i soldati e obbligate a tornare nei villaggi a uccidere i loro parenti. Alla minima protesta venivano mutilate, seviziate, torturate. A volte anche solo per gioco, come in una tombola, a chi capitava si tagliava un orecchio, le labbra, un arto. A ogni assalto di villaggio venivano dati degli obiettivi: “devi ucciderne almeno cinque, altrimenti uccidiamo te”.

Ma per fortuna ci sono state ragazze che sono riuscite a salvarsi, ma una volta  tornate a casa erano considerate comunque immonde, scarti, loro e i loro figli, contaminate dalla malvagità dei banditi. E fu così che Suor Rosemary si decise a cogliere l’attimo per far si che quegli scarti se li potesse prendere anche Lei. Decise dunque che il passato non poteva  più esistere e che avrebbe potuto esserci solo un futuro migliore per le ragazze di Gulu. E così lanciò un messaggio via radio al Time, nella loro scuola di sartoria ed è così che le ragazze tornate dalla foresta con i loro bambini furono protette ed amate. Cominciarono a giungere a decine, centinaia.

Un’altra storia agghiacciante, narra di una ragazza rapita insieme alla sorellina: al primo fiume da guadare la costrinsero ad ucciderla con un coltellaccio perché rallentava la marcia.

Ma quando Suor Rosemary riuscì a convincerla che Dio l’avrebbe perdonata, è diventata la migliore sarta della scuola.

Queste ragazze sono state sfamate per anni nella scuola di sartoria che divenne simbolo di amore ed accoglienza,  venne costruita attraverso un metodo di organizzazione eccellente ed un servizio di catering incluso. Vi furono diversi  convegni, riunioni, matrimoni e tutto quel che capitava per racimolare denaro. Quando si riseppe di ciò che stava accadendo in questo sperduto posto Ugandese, a Gulu, cominciarono ad arrivare aiuti, soprattutto dall’America; si sono occupati del supporto alle ragazze di Gulu anche l’ex presidente Clinton e sua figlia Chelsea. Grazie a loro, sono riusciti a vendere negli Stati Uniti, come oggetti di lusso anche le borsette realizzate con le linguette delle lattine realizzate dalle ragazze.

Non vi sembra una “metafora”?

Gli scarti sono presto diventati pietre preziose, come le ragazze di Gulu, quasi tutte tornate a vivere una vita degna di essere vissuta.

Ma ciò che più ci incuriosisce è sapere quanta fede bisogna avere per vivere una vita come quella di Suor Rosemary, e come ha raccontato Lei: «La fede aiuta, certo. Ma io non sono brava a parlare di Dio, mi riesce meglio farle le cose, credere nell’impossibile. Così dovete fare Voi se volete aiutare l’Africa: insegnateci a lavorare e fate smettere le guerre; noi abbiamo bisogno di pace, giustizia e lavoro, non di carità».

Questa Storia ci insegna di come la volontà da parte di Suor Rosemary, possa aver cambiato completamente la vita di queste ragazze e potrebbe essere da esempio per qualsiasi individuo che ha le possibilità di fare del bene ma  spesso si oppone a quest’idea e solo attraverso l’intento positivo che si riscopre il gesto più solidale di poter finalmente aiutare concretamente le ragazze di Gulu, durante la guerra civile in Uganda, fa capire quanto sia importate inseguire  un cammino costruito sui passi della spiritualità e delle fondamenta che può lasciare un percorso di formazione scolastica, e poter essere in grado di acquistare maggior sicurezza e fiducia in se stessi, per non smettere mai di amare il prossimo e fare del bene come ha fatto Suor Rosemary per le ragazze di Gulu in Uganda durante la Guerra Civile.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

OSF: una nuova mensa per i poveri

L’Opera San Francesco (Osf) a Milano è un’istituzione, un punto di riferimento per tutte le persone bisognose e in difficoltà. Fondata nel 1959 dai Frati Cappuccini di Viale Piave, offre assistenza e accoglienza gratuita a chi necessita di vitto, vestiti, igiene personale e cure mediche.

Grazie alla generosità di molti benefattori e all’aiuto dei tanti volontari che mettono a disposizione il loro tempo, nella sua storica mensa per i poveri di Corso Concordia, l’ Osf  attualmente distribuisce più di 2500 pasti caldi al giorno.

In fila per un posto in mensa non solo gli immigrati ma anche molti italiani,  appartenenti a fasce sociali che fino a qualche tempo fa sembravano solide, persone cadute nella cosiddetta povertà assoluta determinata da crisi, disoccupazione e inoccupazione.

Per rispondere a questa crescente povertà, Opera San Francesco apre una seconda mensa in Piazzale Velasquez che verrà inaugurata mercoledì 11 ottobre alle ore 11:00, presso il Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum di via Pisanello 1, a Milano.

Si tratta di una Mensa per i poveri di piccole dimensioni che vuole essere vicino alle famiglie e alle fasce deboli della popolazione che abitano in zona. La Mensa sarà attiva e funzionante, dopo l’inaugurazione, dalla domenica al venerdì – dalle ore 11.30 alle ore 13 e potrà offrire almeno 250 pasti caldi al giorno, inizialmente solo a pranzo. La sua struttura, come quella di Corso Concordia, prevede un’area accoglienza, dove verranno rilasciate le tessere, e una sala mensa alla quale si accederà attraversando dei tornelli.

Il progetto di questa seconda mensa per i poveri dell’ Osf ha preso forma ed è diventato concreto grazie alle donazioni di privati e aziende che hanno capito il valore dell’operazione.

La mensa per i poveri dell’Opera San Francesco infatti non è soltanto un luogo di accoglienza dove soddisfare un bisogno primario ma anche un momento di socializzazione e di calore. Un incontro, una condivisione, un sorriso possono dare un po’ di sollievo allo spirito di chi vive tutto il giorno da povero ed emarginato.

Chi fosse interessato a dedicare un po’ del proprio tempo al prossimo, diventando volontario nell’ Osf , può recarsi presso la struttura e presentare la propria candidatura. Il volontario può essere di qualsiasi età, professione, ceto sociale e credo religioso.

Per ulteriori informazioni visitate il sito www.operasanfrancesco.it

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

GIORNO DEL DONO: AUMENTATE LE RACCOLTE FONDI DEL NON PROFIT

Giorno del Dono 2017:  aumentate  le raccolte fondi del non profit

I numeri della campagna per il Giorno del Dono: 
150 iniziative e 150.000 cittadini coinvolti

Mattarella: “Chi sperimenta la solidarietà contagia il mondo che lo circonda”

“Chi sperimenta l’azione concreta di solidarietà coltiva la speranza di un mondo migliore e contagia con questi suoi sentimenti il mondo che lo circonda. Dai tanti esempi che il nostro Paese ci offre possiamo trarre alimento e forza per una coscienza civica più forte. In questa prospettiva l’impegno del terzo settore, che tocca tutti gli ambiti in cui l’azione volontaria si esprime e acquista una valenza sociale, merita di essere incoraggiato e sostenuto”: con il messaggio augurale del Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella dedicato al Giorno del Dono 2017, fissato per legge il 4 ottobre, è iniziato l’appuntamento di ieri dedicato alla presentazione dei risultati di tre indagini che mettono al centro il non profit, con l’obiettivo di raccontare il terzo settore che era, che è e che sarà.

Sembra superata la crisi nelle raccolte fondi del non profit che aveva segnato gli ultimi anni. Il 2016 è stato il terzo anno consecutivo di aumento delle organizzazioni non profit che hanno migliorato le proprie entrate. Sono ancora le persone fisiche la fonte di raccolta fondi più generosa per il non profit e aumentano anche le forme di sostegno da parte delle imprese. È la sintesi dell’indagine sulle raccolte fondi del non profit presentata ieri a Roma.

Ieri in apertura della conferenza stampa sono stati sintetizzati i numeri della campagna “2° Giro dell’Italia che dona“. Più di 150 le iniziative che si sono svolte e si svolgeranno ancora fino all’8 ottobre in tutta Italia dedicate al Giorno del Dono, con circa 550 realtà aderenti, 10.000 gli studenti di 60 scuole che hanno partecipato al video contest#DonareMiDona – 100 di loro nella mattinata di lunedì 2 ottobre sono stati ricevuti da Papa Francesco in udienza privata – e 150.000 gli italiani che sono stati raggiunti dalla campagna grazie alle iniziative e ai mezzi di comunicazione coinvolti.

 

Numeri importanti  che parlano di una crescita costante del Giorno del Dono e della sua contaminazione grazie all’enorme lavoro svolto. Il Giorno del Dono è un baluardo di solidarietà nella società italiana e siamo sempre più convinti della necessità di lavorare per far crescere la cultura del dono. Lo dimostrano anche i dati che presentiamo: dati che raccontano di tanti italiani che vogliono continuare a donare nonostante la crisi, di imprese che hanno scoperto la loro responsabilità sociale, di organizzazioni capaci di crescere e di innovare la loro mission in maniera efficace e trasparente. Questo è il mondo che coltiviamo e fa crescere e che il Giorno del Dono rende più visibile“.

Buone notizie dalla raccolta fondi del non profit

I dati dell’indagine parlano di una ripresa delle raccolte fondi. Continua infatti il trend positivo: il 36% delle ONP ha aumentato le proprie entrate totali nel 2016, mentre il 42% non ha registrato nessun cambiamento sostanziale. Solo il 22% ha diminuito le proprie entrate: erano il 27% nel 2014. Le fonti di entrata da cui le ONP – il campione dell’indagine è composto da circa 130 organizzazioni di tutte le dimensioni – raccolgono di più sono i privati cittadini (58%), le aziende (13%), fondazioni e enti di erogazione (10%), il 5 per mille (8%), la pubblica amministrazione (5%), le fondazioni di origine bancaria (3%) e le fondazioni di impresa (3%),

Negli ultimi 3 anni la crescita delle entrate totali si è stabilizzata. Tuttavia il 2016 conferma il trend positivo: diminuiscono ancora, del 4%, le ONP che hanno entrate inferiori all’anno precedente e aumentano del 5% quelle che migliorano le proprie performance“. Caute, ma non negative, le stime per il 2017. “La maggior parte delle ONP stima di confermare i risultati dello scorso anno, un 26% ritiene anche di aver peggiorato le proprie performance. Il restante 17% stima di aver migliorato. Positiva anche la dinamica di diversificazione delle forme di entrata: per l’72% delle ONP il 5 per mille pesa per meno del 15% sul totale dei bilanci. “Segnale di buona salute e di indipendenza rispetto ad una unica fonte di sostegno“.


Gli strumenti tradizionali funzionano ancora

Circa un quarto delle ONP afferma che gli eventi pubblici e il direct mailing cartaceo sono gli strumenti più utilizzati, ma aumenta anche la raccolta fondi da imprese (le ONP che ne fanno uso maggioritario sono aumentate dal 5 al 13%). Crolla invece il face to face dal 13 al 3%. “La domanda che ci poniamo è se questo calo del face to face sia da attribuire soprattutto alla forte concorrenza e agli elevati costi. Per quanto riguarda le imprese, il dato è interessante: il 23% delle ONP raccoglie da loro più del 15% delle entrate complessive e cresce dal 54 al 59% rispetto al 2015 la fornitura gratuita o scontata di prodotti o servizi. Segno di un più forte senso di responsabilità sociale delle aziende italiane”. Aumentano anche le ONP che hanno ricevuto almeno un lascito testamentario nel 2016, passando al 23%, a conferma che quello dei lasciti rappresenta un ambito di notevole sviluppo per le raccolte fondi.


Il profilo delle migliori

Le ONP che raccolgono di più (il 15% del campione e tutte aderenti all’IID) hanno entrate sotto i 500 mila euro, sono collocate al Nord Ovest, sono nate dopo il 2000, si occupano di cooperazione internazionale o salute e ricerca scientifica e usano come strategie di raccolta fondi soprattutto direct mailing cartaceo ed elettronico e poco eventi e banchetti. Hanno registrato nel 2016 un aumento sia del numero di donatori sia della donazione media.

Le criticità della raccolta fondi del non profit

Dall’indagine emerge che per il 30% delle ONP la difficoltà maggiore è trovare nuovi donatori, seguita dal problema di attuare sempre strategie innovative (25%) che invoglino a donare e al contempo siano efficaci. La perdita di donatori fedeli rimane comunque un evento raro (6%). Criticità che sono confermate anche dall’indagine GFK Italia svolta su un campione di 12.000 italiani.

Diminuiscono gli italiani che donano, ma aumentano le donazioni medie

Secondo l’indagine di GFK Italia realizzata per il Giorno del Dono 2017 l’effetto della crisi sulle donazioni si è fatto sentire negli ultimi anni: il trend registrato dal centro di ricerca, e presentato in conferenza stampa dal vice presidente Paolo Anselmi, parla di una perdita di circa 6 milioni di donatori dal 2005: circa il 19% degli italiani con età superiore ai 14 anni negli ultimi 12 mesi ha fatto una donazione per una causa benefica, in valore assoluto si tratta di 9,75 milioni di persone. Le cause stesse a cui sono destinate le donazioni sono quasi tutte in flessione. Secondo le ricerca GFK Italia, aumentano del 3,4% le donazioni di piccolo importo (fino a 30 euro), calano quelle di importo da 31 a 100 euro (-6,1%), crescono quelle più alte (+ 1,1% fra i 101 e i 200 euro; + 1,6% sopra i 200 euro). Gli italiani scelgono sempre più una sola causa a cui destinare le proprie donazioni: sono in calo infatti i donatori multipli e in aumento quelli che si dedicano ad una sola realtà. Le modalità di donazione più usate sono quelle tradizionali: denaro contante, sms e bollettino su conto corrente postale.

I profili degli italiani che donano

L’indagine ha anche tracciato un profilo dei donatori italiani: si tratta principalmente di persone di età adulta o matura (dai 45 anni in su) con risorse culturali ed economiche elevate ed accentuata presenza femminile. Tra le professioni si evidenziano i dirigenti e gli impiegati di alto livello. Data l’età, si registrano pensionati, famiglie in un ciclo maturo (con figli grandi) e persone che vivono da sole. “I donatori italiani sono persone sicure di loro stesse e delle proprie capacità, che approcciano la vita con apertura, coinvolgimento ed interesse verso ciò che accade nel mondo. Sono soddisfatte della propria vita e dei traguardi che hanno raggiunto: di conseguenza investono tempo ed energie sia nella sfera privata (famiglia, amici, viaggi, attività fisica, cultura..), che in quella sociale. Sono spesso impegnate in attività di volontariato e mostrano una spiccata sensibilità verso le tematiche di natura etica ed ambientale. Il tempo libero viene trascorso in modo attivo fra molteplici interessi culturali, come la visita a musei, la lettura, gli spettacoli teatrali e passatempi attivi. Anche la loro esposizione ai mezzi di comunicazione è positiva: coerentemente con il profilo psicografico – curiosità, ricerca di informazioni e molteplici interessi culturali – si tratta di persone con una dieta mediatica eterogenea, caratterizzata dalla lettura sia della stampa quotidiana che di magazine“.

Boom di attenzione al dono nei tg italiani dopo il terremoto

I terremoti che hanno scosso il Centro Italia nel 2016 hanno fatto aumentare l’esposizione mediatica sui temi del dono. A misurare questa esposizione è la ricerca presentata durante la conferenza stampa da Giovanni Sarani dell’Osservatorio di Pavia e realizzata in collaborazione con l’IID. Da luglio 2016 a giugno 2017 le notizie dedicate dalle edizioni di prima serata dei telegiornali di Rai, Mediaset e La7 sul tema del dono sono state 611: rappresentano l’1,21% delle notizie totali (era lo 0,35% nei due semestri precedenti. Il boom è quindi da attribuire soprattutto alla grande mobilitazione collettiva a favore delle vittime del terremoto. “Si conferma – ha commentato Giovanni Sarani dell’Osservatorio di Pavia – la tendenza a rappresentare il dono soprattutto come reazione a criticità e situazioni di forte disagio sociale”. Ma non c’è solo la reazione “emotiva”. “Il dono rappresentato nei telegiornali – ha spiegato Sarani – non è solo il gesto di impulso nei momenti immediatamente susseguenti eventi drammatici, ma riguarda anche una serie di azioni più consolidate nel tempo, grazie all’apporto di diverse campagne televisive, che hanno permesso di mantenere costante nel tempo l’attenzione sui disagi nelle zone del sisma“. La reazione all’emergenza rimane comunque sempre il criterio prevalente di notiziabilità del dono (73% delle news) a fronte del 27% di quelle il cui criterio di notiziabilità è riconducibile a buone prassi e progresso.

 

 

Giorno del dono – www.giornodeldono.org

Giorno del Dono, un grazie speciale a:
Ente promotore: Istituto Italiano della Donazione
Enti patrocinanti: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Patronato di Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Anci, Responsabilità  Sociale Rai, ACRI, Assif, CNV Centro Nazionale per il Volontariato,  CSVnet, EUConsult Italia, Fondazione Sodalitas, Forum Terzo Settore, I Cantieri del bene comune.
Si ringrazia: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo. Partner: Banco BPM.
Partner tecnici: Insolito Cinema, NP Solutions, TNT Italy
Media Partner: AIESEC Italia, Altreconomia, Avvenire, Buone Notizie – L’impresa del bene, Felicità Pubblica, Il Giornale della Protezione Civile, OnlusOnAir, PHI Foundation, Redattore Sociale, Tg1-Fa la cosa giusta, Tv2000, Uidu, Vita, Volontariato Oggi.
Istituti di ricerca partner: Gfk, Osservatorio di Pavia. Artista: Monica Martini
Membri del Comitato d’Onore del Giorno del DonoValeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Leonardo Becchetti, Professore Ordinario di Economia Politica; Riccardo Bonacina, Direttore Vita Magazine; Don Virginio Colmegna, Presidente Casa della Carità; Giuseppe De Rita, Presidente Censis; Antonio Decaro, Presidente ANCI; Claudia Fiaschi, Portavoce Forum del Terzo Settore; Carlo Fratta Pasini, Presidente Banco BPM; Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo; Luca Mattiucci, Giornalista;Francesco Profumo, Presidente Compagnia di San Paolo; Giovanna Rossiello, Curatrice Tg1 Fa’ la cosa giusta; Elio Silva, Giornalista Il Sole 24 ORE; Adriana Spazzoli, Presidente Fondazione Sodalitas; Stefano Tabò, Presidente CSVnet;Marco Tarquinio, Direttore Avvenire; Stefano Zamagni, Presidente Fondazione Italia per il dono

 

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Sebastiano de Falco

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PAPA ABBRACCIA I RAGAZZI DEL DONO

Il Papa abbraccia i ragazzi del Dono:
“fate la stupenda esperienza del dono”

 

“Donare fa sentire più felici noi stessi e gli altri; donando si creano legami e relazioni che fortificano la speranza in un mondo migliore”.

 

Così Papa Francesco ha esortato i giovani studenti delle Scuole medie inferiori e superiori italiane in Udienza Privata, in rappresentanza dei 10 mila ragazzi coinvolti nel contest nazionale #DonareMiDona in occasione del Giorno del Dono fissato per legge il 4 ottobre. Sono loro gli autori dei cortometraggi che si sono aggiudicati i premi ed hanno potuto ascoltare dal vivo le parole di Papa Francesco.

“Il dono più grande che Dio ha fatto a ciascuno di noi -ha detto Papa Francesco aprendo il suo intervento- è la vita; e la vita fa parte di un altro dono divino originario che è il creato”.

“Il dono -ha poi aggiunto il Santo Padre– non è un concetto astratto, un generico richiamo al regalo – tanti regali possono essere interessati, non gratuiti –, ma un atteggiamento e un’azione che hanno le proprie radici nel messaggio del Vangelo”. “Tutti, specialmente i ragazzi e i giovani sono chiamati a fare la stupenda esperienza del dono”.

Il giorno del dono, per il Papa, “è un’opportunità stimolante prima di tutto per i giovani: perché possano scoprire che il dono è una parte di noi stessi che viene gratuitamente regalata all’altro, non per perderla, ma per aumentarne il valore”.

“I volti di questi ragazzi sono la testimonianza più viva del nostro impegno per la cultura del dono. Sono solo una rappresentanza di migliaia di studenti, amministratori locali, imprenditori, volontari e responsabili delle organizzazioni del terzo settore che ogni anno, dal 2015, si rimboccano le maniche e danno corpo e anima alla campagna per il Giorno del Dono”.

Nella sala Clementina del Palazzo Apostolico c’erano i ragazzi del Liceo Scientifico Paritario Enrico Fermi di Milano: nel video “Dono- Nodo” che ha vinto il premio della Giuria Tecnica, animano un flashmob itinerante che “lega” al senso del dono gli ignari e increduli passanti a Milano. Il premio IID è andato invece all’Istituto Comprensivo Sandro Pertini di  Martinsicuro (Teramo) che ha realizzato il video “A scuola di Volontariato”: nel corto il dono della loro giornata passata insieme ai ragazzi con disabilità di un centro diurno. La giuria popolare ha invece incoronato la Scuola di Primo Grado Vittorio Alfieri  + Conservatorio di Cagliari con quasi 5000 voti: il loro video, “Il dono è…” celebra il dono della vita e i ragazzi diventano ironicamente “pacchi regalo” che rotolano fra le stanze della scuola.

Ad incontrare Papa Francesco c’erano anche i rappresentanti del Comune, dell’azienda e della realtà non profit che si sono resi protagonisti del 2° Giro dell’Italia che Dona, vincendo il contest dedicato alle iniziative più interessanti: l’AMMP- Associazione Maria Madre Provvidenza Onlus di Torino, con l’iniziativa di raccolta di generi alimentati “I Cinque pani”; il Comune di Savignano sul Panaro con “Scusa ti va di donarmi i tuoi “scarti”? Grazie di cuore!” che ha visto la raccolta di materiale donato dai cittadini e imprese per finanziare progetti scolastici locali e l’associazione “Charly’s Taekwondo Foundation”; l’impresa L’Antina di Vigevano con l’iniziativa “Realizziamo una #copertacollettiva!”.

Martedì 3 ottobre ore 10.30 l’iniziativa romana del Giorno del Dono 2017 al Parlamentino del Cnel: l’evento “Donare fa Cultura” ha visto la partecipazione di una selezione, composta da più di 100 studenti, delle scuole che hanno partecipato al contest #DonareMiDona e la premiazione ufficiale dei vincitori. I ragazzi hanno ascoltato la testimonianza di alcuni volontari e le loro storie. Nel pomeriggio, sempre di martedì 3 ottobre, l’emittente televisiva TV2000 ha dedicato una parte del programma “Siamo noi” al Giorno del Dono 2017 e oggi mercoledì 4 ottobre alle 11.30 nella Sala Stampa della Camera dei Deputati la conferenza stampa finale con la presentazione di tre indagini dedicate al non profit.

 

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DONARE FA COMUNITÀ: GIORNO DEL DONO

Donare fa Comunità: il 25 settembre
la tappa milanese del Giorno del Dono

Focus sulle storie di welfare comunitario e sui dati della raccolta fondi nel non profit

E’ il dono che crea comunità: ne sono convinti PHI Foundation, Istituto Italiano della Donazione (IID) Fondazione Cariplo: perché donare significa tessere relazioni di valore, praticare scelte libere e consapevoli dettate da autentica passione civile e capaci di andare oltre la logica dello scambio, generando progetti innovativi.

Per questo nella tappa milanese del 25 settembre, il Giorno del Dono incontra il progetto Welfare di Comunità e Innovazione sociale che Fondazione Cariplo, in collaborazione con le Fondazioni di Comunità, ha lanciato per contribuire ad innovare gli attuali sistemi di welfare locali, portando avanti sperimentazioni di politiche sociali in grado di trasformare e rendere più efficaci e sostenibili le risposte ai problemi e ai cambiamenti del nostro tempo. Il progetto affronta temi come le nuove povertà, la cura degli anziani e dei minori, le politiche giovanili e la disabilità e propone nuove soluzioni basate sulla partecipazione delle comunità, in un’ottica di valorizzazione delle risorse e dei legami tra le persone.

Progetti che hanno in comune un’idea innovativa di welfare, capace di rafforzare la dimensione comunitaria: 27 progetti avviati e 30,4 milioni di euro di contributi deliberati a fronte di un valore pari a 67 milioni di euro. Dati ancora più importanti riguardano invece il coinvolgimento dei cittadini: 115 mila persone coinvolte, 1250 organizzazioni coinvolte nel progetto, 9 mila donatori attivati.

Le fondazioni comunitarie, nate proprio dalla volontà di catalizzare le risorse presenti nella comunità e di sostenere idee sul territorio, sono state protagoniste del Bando partecipando direttamente alle iniziative o costituendo con i partner fondi per garantire sostenibilità al progetto nel tempo. Un ruolo fondamentale che promuove la cultura del dono e una visione integrata delle attività di raccolta fondi nel territorio. Le fondazioni comunitarie sono state infatti garanti attraverso la propria credibilità e reputazione, della fiducia chiesta ai cittadini e sono state in grado di facilitare la costruzione di rapporti con imprese e soggetti del territorio.

Il racconto di questi progetti sarà al centro del convegno “Donare fa Comunità“, tappa milanese del 25 settembre del “2° Giro dell’Italia che Dona“, la campagna nazionale che raccoglie e unisce tutte le iniziative realizzate dal 23 settembre all’8 ottobre. Filo conduttore è il dono e l’occasione è il Giorno Nazionale del Dono, celebrato per legge il 4 ottobre. Durante l’evento verranno presentati i dati dello studio curato dall’Istituto italiano della Donazione “L’andamento delle raccolte fondi dati 2016 e previsioni 2017” giunto alla sua quindicesima edizione oltre al cartellone delle iniziative che da nord a sud disegnano la cartina del 2° Giro dell’Italia del Dono.

Il programma
L’appuntamento è per lunedì 25 settembre alle 9.30 alle Gallerie d’Italia in Piazza della Scala 6 a Milano. La mattinata sarà coordinata dal giornalista del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi e il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti e quello dell’IID Edoardo Patriarca apriranno i lavori parlando di dono e comunità. A seguire l’intervento “Dono nella riforma del terzo settore” del sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Bobba, subito dopo la responsabile comunicazione dell’IID Ornella Ponzoniracconterà la partenza e l’itinerario del “2° Giro dell’Italia che dona”. Durante l’evento si potrà scoprire se gli italiani donano di più o di meno al non profit grazie ai numeri dell’indagine sull’andamento della raccolta fondi che verranno forniti dal segretario generale dell’IID Cinzia Di Stasio. Nella seconda parte dell’evento focus sul dono nel Welfare di Comunità con Filippo Petrolati (Fondazione Cariplo), Marco Cremonte (Goodpoint) e Guya Raco(Fundraiser per Passione). In chiusura le storie narrate dei progetti delle Fondazioni di Comunità col presidente della Fondazione Comunitaria del Verbano Cusio Ossola Maurizio De Paoli (progetto La cura è di casa), il presidente della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona Cesare Macconi (progetto Fare legami) e il presidente della Fondazione Comunitaria Nord Milano Paola Pessina (progetto #Oltreiperimetri). Al termine dell’evento, per chi desidera, sarà possibile partecipare ad una visita guidata alle Gallerie d’Italia.

I progetti presentati
• Il progetto “La cura è di casa” si propone di sostenere gli anziani in situazioni di fragilità e le loro famiglie. Sviluppa a Verbania una rete di supporto e azioni di prevenzione e monitoraggio per costruire contesti comunitari volti a far restare gli anziani a casa propria con la cura di cui hanno bisogno.
• Investire in capitale umano attraverso la rigenerazione dei legami sociali per intervenire sulle situazioni di impoverimento e vulnerabilità: è questa la scommessa di #Oltreiperimetri, il progetto lanciato in nove comuni del rhodense e pensato per le famiglie e le persone che si trovano in un momento difficile in ragione di eventi naturali della vita: la nascita di un figlio, i carichi di cura dei genitori, le separazioni, la perdita del lavoro e l’indebitamento che ne è conseguenza diretta.
• Il progetto Fare Legami nella provincia di Cremona ha l’obiettivo di creare legami nella comunità e di intercettare i soggetti vulnerabili, per gestire i problemi in un’ottica partecipativa e preventiva attraverso l’attivazione delle risorse del territorio.

Clicca qui per informazioni e iscrizioni

 

Giorno del Dono 2017, un grazie a:
Ente promotore: Istituto Italiano della Donazione
Enti patrocinanti: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Anci, Responsabilità  Sociale Rai, ACRI, Assif, CNV Centro Nazionale per il Volontariato,  CSVnet, EUConsult Italia, Fondazione Sodalitas, Forum Terzo Settore, I Cantieri del bene comune.
Si ringrazia: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo. Partner: Banco BPM.
Partner tecnici: Insolito Cinema, NP Solutions.
Media Partner: AIESEC Italia, Altreconomia, Avvenire, Buone Notizie – L’impresa del bene, Felicità Pubblica, Il Giornale della Protezione Civile, OnlusOnAir, PHI Foundation, Redattore Sociale, Tg1-Fa la cosa giusta, Tv2000, Uidu, Vita, Volontariato Oggi.
Istituti di ricerca partner: Gfk, Osservatorio di Pavia. Artista: Monica Martini
Membri del Comitato d’Onore del Giorno del DonoValeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Leonardo Becchetti, Professore Ordinario di Economia Politica; Riccardo Bonacina, Direttore Vita Magazine; Don Virginio Colmegna, Presidente Casa della Carità; Giuseppe De Rita, Presidente Censis; Antonio Decaro, Presidente ANCI; Claudia Fiaschi, Portavoce Forum del Terzo Settore; Carlo Fratta Pasini, Presidente Banco BPM; Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo; Luca Mattiucci, Giornalista;Francesco Profumo, Presidente Compagnia di San Paolo; Giovanna Rossiello, Curatrice Tg1 Fa’ la cosa giusta; Elio Silva, Giornalista Il Sole 24 ORE; Adriana Spazzoli, Presidente Fondazione Sodalitas; Stefano Tabò, Presidente CSVnet;Marco Tarquinio, Direttore Avvenire; Stefano Zamagni, Presidente Fondazione Italia per il dono.

 

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New Generation Nosy Faly: un’isola che cresce

Nosy Faly, un’isola del Madagascar dove vivono circa quattromila persone, una natura incontaminata, un mare che si estende a perdita d’occhio e un cielo stellato, di quelli che si possono ammirare solo in navigazione in mare aperto. Un luogo periferico al mondo ma che diventa il cuore di un progetto grande: New Generation Nosy Faly, la Onlus fondata da Nicoletta Bruno e Danilo Farias nel 2013.

Abbiamo raggiunto Nicoletta, per ascoltare proprio da lei la storia di questo sogno, che è ormai una realtà  concreta e radicata sull’isola di Nosy Faly.

Cosa ti porta in Madagascar e, più precisamente, a Nosy Faly?

“Nel 2012 un mio collega dentista mi chiede di raggiungerlo in Madagascar per rendere operativo un dispensario. Accetto la sua proposta e decido di partire; Danilo si propone di venire insieme a me come volontario. L’arrivo a Nosy Faly avviene per pura casualità : alcune suore ci chiedono di accompagnare una sessantina di bambini presso una colonia estiva e noi accogliamo la richiesta. Eccoci arrivati su un’isola che da quel momento entrerà  nei nostri cuori”.

Cosa ricordi di quel primo incontro con l’isola?

“Dopo un viaggio di tre ore stipati su un pulmino sovraccarico di una sessantina di bambini, dai tre anni in su, arriviamo a Nosy Faly. Un’isola praticamente deserta, dove troviamo ad accoglierci solo una grande casa vuota. Ricordo che ciascun bambino ha steso ordinatamente la propria stuoia per dormire. Ognuno di loro aveva in dotazione una stuoia, un bicchiere di plastica e uno spazzolino, che gli avevamo regalato per insegnare loro a fare l’igiene orale.

All’ora del pasto i bambini si mettevano in fila per ricevere nel piatto del brodo, cucinato sul fuoco in grandi pentoloni. Poi ognuno ripuliva il piatto con la sabbia, lo sciacquava in mare e riponeva con cura quanto gli era stato dato.

Ecco, il mio primo ricordo sono loro, i bambini“.

Cosa hai provato in quei giorni sull’isola?

“Ero in un posto incredibile, che mi permetteva un immenso contatto con la natura ma dentro di me sentivo un profondo senso di vuoto, una grande desolazione.

Danilo, al contrario, vedevo che si riempiva dei colori, degli odori, dei suoni di quella terra, diceva che era il luogo in cui avrebbe desiderato trascorrere parte della sua vita per realizzare qualcosa di concreto.

Al rientro in Italia abbiamo subito provato a dare forma a ciò che avevamo sentito dentro, ai nostri pensieri: nasce così l’Associazione New Generation Nosy Faly Onlus, e si concretizza la scelta di Danilo di trasferirsi stabilmente sull’isola, interrompendo la sua carriera di ballerino e insegnante di danza qui in Italia“.

Che cosa è quindi New Generation Nosy Faly, e quali sono i suoi obiettivi?

“E’ la riposta che abbiamo pensato di dare ad una terra che ti si offre davanti con le sue bellezze ma che ti mostra con altrettanta schiettezza quali e quanti sono ancora i bisogni e le necessità  di una comunità che cerca di sopravvivere al meglio.

L’Associazione New Generation Nosy Faly nasce nel 2013 grazie al supporto di tanti sostenitori e volontari, con un duplice obiettivo: sanitario ed educativo”.

Ci puoi spiegare meglio cosa avete fatto e state continuando a fare in ambito sanitario?

“Innanzitutto abbiamo cercato di creare le condizioni per migliorare la qualità  di vita della popolazione. La situazione sanitaria a Nosy Faly è critica: le malattie veneree sono molto diffuse, e i bambini ne sono spesso i portatori; gli incesti tra consanguinei hanno portato ad una elevata incidenza di nascituri con problematiche fisiche e psichiche; prima del nostro intervento non vi era sul territorio possibilità  di accedere a cure mediche.

Abbiamo quindi agito immediatamente sul contesto ambientale: nel 2013 abbiamo portato la luce sull’isola, e abbiamo reso fruibile un pozzo per l’approvvigionamento di acqua potabile. E’ stato istituito un presidio medico, con un dispensario cui attualmente accedono mediamente quindici persone al giorno, con ogni tipo di bisogno. Nei periodi in cui sono stata presente io, giungevano quotidianamente da ogni parte dell’isola circa ottanta persone per ricevere cure dentarie.

Abbiamo anche coinvolto la popolazione cercando di agire sulla prevenzione in ambito sanitario, in particolare con le donne rispetto al tema della sessualità  e della contraccezione”.

 

Dal punto di vista educativo in quale direzione state agendo?

“Educazione, istruzione e formazione al lavoro sono le nostre parole chiave. Puntiamo sulle nuove generazioni perchè acquisiscano competenze e abilità  in ambito lavorativo per migliorare il loro futuro, quello della loro comunità , del loro territorio.

Prima se un bambino voleva andare a scuola doveva percorre più di otto chilometri per raggiungerla: l’istruzione scolastica era praticamente inaccessibile! Non vi era nessuna attenzione rispetto al fatto che i ragazzi studiassero e si formassero: per gli uomini il destino E’ diventare pescatori, per le donne diventare mamme a tredici/quattordici anni.

Per darti alcuni elementi concreti: nel 2014 è stata realizzata la scuola materna, che ad oggi ospita circa sessanta bambini. Nel 2016 è stata inaugurata la scuola elementare che, nelle cinque classi, accoglie circa trecento bambini.

E ci tengo ad aggiungere che abbiamo deciso di costruire una scuola laica, che vede la compresenza di bambini cristiani, musulmani e animisti. Non vogliamo che esistano discriminazioni, per noi è importante lo scambio, l’integrazione, nel rispetto degli equilibri di una comunità che da subito si è mostrata pronta ad accoglierci”.

E’ stata costruita anche una casa famiglia, so che ci tenete molto.

“Si, il desiderio di realizzarla è nato subito, appena Danilo ha deciso di stabilirsi a Nosy Faly. E’ stata completata nel 2015 ed ora accoglie sedici bambini“.

Tanti progetti realizzati…quale è stata, secondo te, la chiave che vi ha permesso di vedere accolte le vostre proposte dalla comunità  locale?

“Sicuramente l’essere partiti dal territorio, creando delle relazioni stabili e significative con figure autorevoli, che potessero fare da ponte tra noi e la popolazione, e coinvolgendoli nella realizzazione di ciascun progetto. La comunità  ci ha ben accolto perchè da subito ha compreso che apportavano beneficio alla loro società , senza volerla snaturare”.

Tanti obiettivi raggiunti ma ancora molto da fare, tante idee e il crescente bisogno di volontari, giusto Nicoletta?

“Giusto! Abbiamo appena concluso il “Progetto Sarti” grazie alla presenza di una volontaria giunta dal Portogallo. Abbiamo comprato venti macchine da cucire a manovella, per non usare l’elettricità , e abbiamo reso possibile a donne e uomini che lo desiderassero la frequenza di un corso della durata di tre settimane che permettesse loro di acquisire questa competenza.

Tempo fa alcuni volontari hanno fatto funzionare dei pannelli solari e si sono adoperati per insegnare ai ragazzi piccole riparazioni elettriche.

Stiamo lavorando affinchè, grazie anche all’aiuto di donazioni dall’Italia, prenda avvio in concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico, il “Progetto Academy” che darà  la possibilità a bambini e ragazzi di formarsi nelle arti, danza e musica. Un modo per formare, educare, diffondere la cultura.

Le competenze e le abilità  di ognuno sono ben accette, la ricerca di volontari che vogliano dedicare almeno due settimane del loro tempo a Nosy Faly è sempre attiva. Quindi vi aspettiamo, perchè, come dice Danilo: – Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo -” (Mahatma Gandhi).

 

Sara Petoletti

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40 anni di Volontariato: Campo Olimpia

Proprio come nella canzone di Gino Paoli… 4 amici al bar (Vando, Ugo, Sergio ed Emilio) si ritrovano e decidono di creare uno spazio pulito, sicuro, bello dove far crescere le nuove generazioni, ecco come nasce Campo Olimpia Associazione no profit di volontariato a Milano.

Una discarica esterna di materiale edilizio, vicino ad una scuola elementare e ad una scuola materna, viene spianata, ripulita ed attrezzata per essere fruibile a tutti, bambini, ragazzi, mamme, papà , nonni e nonne.

Ognuno contribuisce come può, chi mette a disposizione le proprie competenze professionali, chi recupera casette abbandonate, panchine del vecchio cortile del nonno, la pala del cognato, gli attrezzi del cugino. Chi sistema vecchie biciclette, chi progetta i campi da pallavolo, da basket, da calcio, il parco giochi per bambini, la cassetta della sabbia. Sono tutti volontari, tutti pronti a donare e condividere.

Certo, c’è sempre da discutere, la cassetta la mettiamo qua..no sta meglio là , le pareti devono essere blu, no gialle, ma alla fine tutti si danno da fare e l’accordo arriva sempre.

Il campo viene inaugurato con i Giochi di Maggio, più di 500 tra bambini e ragazzi partecipano con entusiasmo e viene invitato anche il sindaco Aldo Aniasi.

Un problema c’è però ed è il caso di esporlo al sindaco: il terreno è del comune e i 4 amici non hanno alcuna autorizzazione.

Aniasi si rende conto dell’ottimo lavoro fatto, terreno bonificato e spazio per la comunità  e consiglia ai soci di costituire un’Associazione dal Notaio, il Centro Sportivo Campo Olimpia, alla quale vengono date tutte le concessioni. Siamo nel lontano 1975.

Sono passati più di 40 anni e le cose non sono cambiate, anzi sono migliorate, tranne le discussioni per il colore della parete, per chi sta vincendo a briscola e sulle partite di calcio nazionali.

Tutto là è pro bambini, tutto si basa sul semplice e puro concetto del volontariato, del dare, del donare. Non si parla di religione, non si discute di politica, non è importante la razza, siamo tutti esseri umani.

Il campo è circondato da una scuola elementare, vicino c’è la scuola media, di fianco la scuola materna, di fronte la scuola ebraica e a pochi passi la scuola giapponese. Tutti sono i benvenuti.

I soci sono sempre pieni di iniziative, dei veri vulcani, il loro calendario è fittissimo.

La festa di Pompieropoli, di Ghisalandia, i Giochi di Maggio, i Giochi senza frontiere, la Castagnata, la Festa dello Sport, la giornata per saperne di più su Immunità  e Vaccini, quella su Come Evitare Truffe e Raggiri. La briscola, il burraco, la lettura delle Fiabe per i più piccoli, il gruppo “I Love Book” con il tè delle 5, tutti possono partecipare e senza pagare nulla.

Se volete respirare aria di solidarietà, la simpatia e la disponibilità  di questi simpatici signori vi consiglio di fare un salto a Campo Olimpia, è in via Soderini 41/2 Milano. Date da non perdere: il 17 settembre ci saranno i famosi Giochi senza frontiere e il 20 settembre alle h.18 si parlerà  di immunità  e vaccini con il Prof. Alberto Mantovani.

 

Per saperne di più su tutte le attività di Campo Olimpia potete scrivere ad assocampo.olimpia@libero.it o potete telefonare al presidente Emilio Marelli 392.0164108 o all’associazione al 344.1595392, di sicuro qualcuno di disponibile troverete sempre.

 

Laura Giacometti

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