La bicicletta rossa

Cosa ci fa una bicicletta rossa appesa sull’ingresso di un edificio pubblico?

Qualcuno di voi forse l’avrà riconosciuta, per molti altri invece non significa granchè…

Un po’ di anni fa, in uno stato del sud degli Stati Uniti, un ragazzino di famiglia medio borghese, un bel giorno ricevette in regalo dal padre una bicicletta rossa fiammante, bellissima, nuovissima.

Il ragazzo non stava più nella pelle, quasi non riusciva a prendere sonno la notte, fantasticando sui viaggi e le corse che avrebbe fatto con la sua nuova bicicletta rossa. Non vedeva l’ora di mostrarla ai suoi amici e a tutti quelli che lo conoscevano.

E l’occasione si presentò pochi giorni dopo, quando si tenne l’annuale fiera nella sua città.

Il ragazzo, con tutti i suoi amici, si recò in bicicletta alla fiera e lasciò la sua bici, insieme a quelle dei compagni, posteggiate nelle apposite rastrelliere. Ma quando la fiera finì e i ragazzi tornarono alle loro bici, mancava proprio la bicicletta rossa !!!

Potete immaginare la reazione del ragazzo, era disperato, imprecava, piangeva, urlava e chiedeva a gran voce l’intervento della polizia: “datemi un poliziotto, datemi un poliziotto!!” gridava il ragazzo, che voleva sporgere denuncia. E infatti un agente arrivò sul posto, un agente sulla cinquantina, che guardando questo ragazzino disperato e chiedendo cose fosse successo, rimase colpito dalla veemenza e dalla furia del ragazzo: “Agente dovete trovare subito chi mi ha rubato la bici, è meglio per lui che lo trovate voi, perché se lo trovo io lo riempio di pugni, calci, gli spacco la testa…” imprecava come un forsennato il ragazzo. Al che l’agente, con un sorriso sulle labbra rispose: “ma tu ragazzino sai fare a pugni?”. “Certo”, rispose spavaldo il ragazzo. “Ma hai mai fatto a pugni per davvero?” domandò l’agente, “bè qualche volta con i miei amici, ma proprio pugni veri no…”. “Si ma quello non vuol dire saper fare a pugni” incalzò l’agente, “al massimo quello è fare una rissa, ma saper fare a pugni è un’altra cosa. Facciamo cosi, vienimi a trovare domani dopo la scuola nella mia palestra e vediamo che si può fare”.

Si perché l’agente, come hobby, aveva una palestra dove allenava ragazzi e adulti, insegnando loro l’antica arte del pugilato.

Fu cosi che il giorno dopo, il ragazzino si recò in palestra e cominciò ad imparare a usare i pugni non per combattere o per vincere, ma per creare della vera e propria arte. Si perché da quel giorno il ragazzo e la boxe diventeranno un tutt’uno. In quel pomeriggio americano nasceva una legenda, forse la più grande legenda sportiva dei nostri tempi.

Il ragazzo si chiamava Cassius Clay e quella bicicletta rossa è stata appesa proprio sulla palestra nella quale Clay cominciò ad imparare l’arte della boxe, quasi a ricordare come a volte nella vita, sono piccoli episodi a determinare grandi destini.

cassius clay

Col tempo il ragazzo cambierà nome in Mohamed Alì, ma la sua lotta contro le ingiustizie e i soprusi accompagneranno sempre la sua carriera da pugile prima e da uomo dopo, soprattutto quando appese i guantoni al chiodo.

Anzi proprio in quel momento forse, la sua forza e la sua sensibilità verso i problemi sociali ha raggiunto il suo apice.

A Mohamed Alì infatti, è toccato fare i conti con un avversario ben più temibile di quelli incontrati sul ring. Gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson. Una malattia neuro degenerativa, che lo ha condotto alla morte nel 2016.

Ma tutto il mondo lo ricorda durante l’inaugurazione dei giochi olimpici di Atlanta, quando tremante per via della malattia, teneva in mano la torcia che avrebbe acceso il braciere olimpico, con la stessa fierezza e spavalderia con la quale ha sfidato le leggi e le persone.

atlanta

Negli ultimi anni, Mohamed Alì è diventato il simbolo della lotta al Parkinson ed è diventato testimonial della campagna per la cura e la ricerca scientifica sulla malattia.

Insieme ad altri personaggi famosi, tra cui l’attore Michael  J. Fox, accomunati dallo stesso triste destino, ha dato vita a diverse campagne sociali e ha aiutato la fondazione Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Disease a trovare fondi per continuare la ricerca.

Oggi celebriamo quello che sarebbe stato il suo 75 esimo compleanno, ricordando un uomo che prima ancora di essere un grande atleta è stato un grandissimo uomo, probabilmente the greatest .

 

Story by: Federico Buffa – Sky Sport

 

Francesco Fiore

PHI Foundation

 

 

MI ALLATTI TU? IL PROGETTO DI ALEIMAR

Mi  allatti tu? ” è il nome di uno dei  progetti promossi dall’organizzazione di volontariato  Aleimar  per fornire latte in polvere ai neonati rimasti orfani in due regioni a rischio del Benin, lo Zou e l’Atacora;

in queste due aree  la situazione sanitaria è allarmante, a causa di un tasso di mortalità per parto elevatissimo e di un gran numero di neonati sottopeso.

L’associazione Aleimar , da oltre 30 anni, si occupa di minori in stato di abbandono o emarginazione (orfani o bambini di strada) con l’obiettivo di ricostruire loro un ambiente familiare dove possano ritrovare un contesto adatto alla loro crescita.

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Il nome Aleimar è stato scelto in ricordo di uno dei primi bambini aiutati dall’associazione in Brasile , ma in seguito ucciso dalla polizia locale.

Aleimar opera in Africa (dal Benin al Congo), Asia (India, Palestina e Libano) , Sud America (Brasile e Colombia) ed in Italia con ben 410 collaboratori e durante la sua lunga attività ha già aiutato più di 38 mila  bambini in difficoltà ed ha  realizzato oltre 300 progetti a favore della promozione delle loro comunità locali di appartenenza.

Il progetto “ Mi allatti tu? ” nasce dall’esigenza di aiutare i 130 neonati ospiti di 3 centri di accoglienza di Aleimar situati in Benin,  attraverso l’acquisto di latte in polvere con l’obiettivo di prevenire la loro morte prematura causata dall’impossibilità di essere allattati al seno.

Ogni neonato ha bisogno di circa 3 chilogrammi di latte in polvere al mese per sopravvivere e, ad  oggi, sono già state  raccolte donazioni sufficienti per nutrire  poco più della metà dei 130 bambini destinatari del progetto.

Basta un piccolo gesto per salvare questi neonati, promuovi  il loro diritto alla vita e alla salute sostenendo Aleimar ed il suo progetto!

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

COMBATTI LA CECITA’ CON MILIONI DI MIRACOLI

A volte i miracoli accadono davvero!

Donare la vista a chi è affetto da cecità o ipovisione, può sembrare una sorta di miracolo,  perché  può far tornare a splendere  la luce della speranza nella vita di chi lo riceve.

Milioni di miracoli è il nome della campagna promossa da Sightsavers per raccogliere i fondi necessari per finanziare un milione di operazioni per ridonare, salvare o salvaguardare la vista degli abitanti di Paesi poveri.

Sightsavers è un’organizzazione internazionale che opera, da più di 60 anni, in oltre 30 Paesi tra i più poveri del mondo con una serie di obiettivi, incentrati sulla lotta alla cecità evitabile e sul miglioramento delle condizioni e della qualità di vita delle persone irreversibilmente cieche o ipovedenti. In Italia è rappresentata da Sightsavers Italia Onlus, con sede a Milano.

miracoli

Durante la sua lunga attività Sightsavers ha già curato più di 43 milioni di persone con antibiotici contro il tracoma (infezione batterica della congiuntiva e della cornea, che può causare cecità) ed ha già operato più di 6 milioni di persone affette da cataratta.

Ma nel mondo ci sono circa 38 milioni di persone non vedenti: il dato più incredibile è che ben l’80% di loro potrebbero non esserlo,  poiché affetti da una cecità curabile (spesso dovuta a fattori correlati allo stato di povertà in cui vivono), ed è questo uno dei  motivi che ha spinto Sightsavers ad avviare la campagna milioni di miracoli.

Ad oggi sono già circa 650 mila le operazioni già assicurate, grazie alle donazioni pervenute per questa campagna, ed il traguardo di un milione di operazioni per restituire la vista ad altrettante persone non è lontano.

I costi delle operazioni sono molto contenuti rispetto ai miracolosi benefici di cui godrà chi ne usufruirà: con 55 euro si può infatti operare di cataratta un bambino, mentre con 30 la sua mamma o il suo papà.

Rendi possibile il miracolo della vista, sostieni anche tu Sightsavers!

https://www.youtube.com/watch?v=kws4Uszl6dw

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

Gli Amici del Monumentale e la loro dedizione per le persone insostituibili

Chi segue i miei articoli sul Blog avrà capito che amo Milano ma degli Amici del Monumentale non vi ho ancora parlato? Conobbi Carla de Bernardi lo scorso maggio in occasione di una visita guidata al Cimitero Monumentale di Milano. Fotografa, scrittrice, instancabile camminatrice (qui trovate un contributo video in cui racconta del suo cammino di Santiago) ma soprattutto appassionata del più importante museo a cielo aperto di Milano.

Prima di accompagnarci lungo questo infinito percorso all’insegna della fede, della storia e dell’arte però vuole raccontarci di un progetto che le sta molto a cuore e per il quale si impegna quotidianamente con attenzione e entusiasmo. Da diversi anni infatti ricopre la figura di Presidente e Responsabile Comunicazione dell’associazione senza scopo di lucro: Amici del Monumentale.

Eh sì…perché in fondo un po’ perché come molti dicono: “con la cultura non si mangia!”, un po’ perché l’Italia possiede una grande fetta del patrimonio culturale mondiale e quindi vige il pensiero de: “non si può certo aiutare tutti quelli che hanno bisogno -con la crisi poi!” -, i soldi riservati alla valorizzazione e la tutela delle ricchezze artistiche e culturali d’Italia non sono mai sufficienti e bisogna correre ai ripari come si può.

Ed è quello che avranno pensato i dodici Soci Fondatori degli Amici del Monumentale, tra cui Lalla Fumagalli, vicepresidente dell’associazione, Laura Monastier, protagonista di #BCM16 con la sua passeggiata tra le tombe di editori, fumettisti e scrittori o Emma Treves, quando il 27 marzo del 2013 danno vita a un’organizzazione non profit con l’obbiettivo di promuovere e valorizzare l’edificio architettato da Carlo Maciachini.

Noto a milanesi e turisti, è da sempre incompreso nonostante sia possessore, più di altri luoghi meneghini, di una magia senza tempo che Carla (de Bernardi n.d.r.) racconta nella guida “Non ti scordar di me” edita da Mursia con queste parole: “una straordinaria e silenziosa città dei morti” che comunica con “ […] la frenesia della città dei vivi […] attraverso una cancellata volutamente esile che permette ai due mondi di restare sempre in contatto”.

Torniamo ora però a quel tour tanto atteso dove conobbi Carla e la sua associazione e allo stupore del pubblico che, come me, si aggirava curioso tra le tombe discrete dei personaggi della storia e alcune tombe fastose di uomini sconosciuti percorrendo ogni metro dal Famedio con il pantheon degli uomini illustri, al cimitero acattolico, dall’Ossario fino al Tempio crematorio senza mai fermarsi.

Per non parlare delle opere scultoree, il più in bronzo, su cui la nostra guida si soffermava meticolosamente, la maggiorparte provenienti dalla Fonderia Artistica Battaglia, luogo affascinante dove ancora si fonde il bronzo con la tecnica della fusione a cela persa e dove le due “attempate ma giovanili ragazze” (citate qui in questi termini) degli Amici del Monumentale passarono giornate intere per studiare origine e peculiarità delle opere dei grandi maestri del 1900 come Adolfo Wildt, Arturo Martini, Lucio Fontana solo per citarne alcuni e per le quali da tre anni gli Amici del Monumentale combattono insieme ai suoi volontari per garantirgli restauri e manutenzione adeguati non solo in rispetto di coloro che riposano in questo luogo ed per i quali è quindi un dovere per l’associazione assicurarsi che lo facciamo in un luogo sicuro (ricorrenti i furti che hanno colpito il cimitero; dell’ultimo, risalente a marzo, se ne parla qui) ma anche per quelle sculture così care agli Amici del Monumentale che una volta conosciute, vi assicuro, non si dimenticano più.

 

Federica Pizzi

PHI Foundation

Anche Differenza Donna ONG sul portale ilMioDono

UniCredit ha dedicato al Non Profit italiano ilMioDono, una piattaforma online dove varie Onlus presentano i propri progetti e le persone interessate possono votarle scegliendo tra le iniziative preferite.

Oltre al voto, è anche possibile fare una donazione quadruplicando il valore della propria scelta che, in questo caso, invece di uno equiparerebbe a 4 voti.

La campagna è partita il primo dicembre e si concluderà il 16 gennaio. Dopo questa data l’istituto bancario donerà 200.000€ da distribuire tra le Organizzazioni Non Profit più votate.

Anche l’associazione per cui lavoro, Differenza Donna Ong, è presente su ilMioDono con due progetti: “Emergenza Codice Rosa” e “Linea d’ombra: dalla violenza alla disabilità”.

Il progetto Emergenza Codice Rosa accoglie le donne, con i loro figli, che si rivolgono al Pronto Soccorso in seguito a una violenza subita. Prevede uno spazio qualificato dove le operatrici di Differenza Donna Ong lavorano in coordinamento con il personale sanitario e accompagnano la donna in un vero e proprio percorso di uscita dalla violenza assicurando il necessario sostegno psicologico e legale.

Linea d’ombra si occupa di donne con disabilità che hanno subito violenza, ma anche di donne che sono diventate disabili a causa della violenza.

Confidiamo di ricevere più voti possibili per poter partecipare all’assegnazione dei fondi messi a disposizione da Unicredit. Come fundraiser mi chiedo se il pubblico di riferimento sia quello giusto. Il “target online” è un target giovane, estraneo alla cultura del dono, abituato a fruire velocemente, gratis e ogni giorno di tanti e svariati contenuti digitali. Insomma, non proprio il pubblico ideale.

Basta pensare alla campagna dell’associazione Famiglie Sma che ha puntato sul video girato con l’ausilio di un testimonial d’eccellenza: Checco Zalone. Il video, promosso sui social, ha conseguito più di 4 milioni di visualizzazioni, eppure ha portato ad una raccolta fondi da parte solo del 3% degli spettatori (250.000€). Questo probabilmente perché il mezzo di promozione scelto, Youtube, non ha colpito il target giusto, ossia i giovani, poco propensi a donare con l’sms.

Un testimonial forte contribuisce sicuramente ad un ottimo avvio della campagna ma, se l’obiettivo è quello della raccolta fondi e non della sensibilizzazione, ciò che conta è la forza del messaggio e la capacità di creare un legame autentico tra il potenziale donatore e la causa portata avanti dall’associazione.

Rimango fiduciosa che Differenza Donna Ong consegua i voti necessari per poter accedere all’assegnazione dei fondi. Perché in Italia una donna su 3 subisce una qualche forma di violenza, fisica, psicologica o economica. Perché i progetti della Onlus sono innovativi, efficaci ma soprattutto risolutivi, in grado di restituire veramente a migliaia di donne, bambine e bambini una vita dignitosa e libera dalla violenza.

Le donne accolte dai centri che gestiamo entrano sfiduciate in se stesse ed escono con un rinnovato coraggio di guardare al futuro.

Vota anche tu per la Dignità e il Coraggio.

Vota Differenza Donna Ong su ilMioDono.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

OPERATION SMILE: HAI MAI REGALATO UN SORRISO ?

Il Natale è appena passato e ormai quasi tutti hanno scartato i propri regali, ma quanti hanno mai regalato un sorriso ?

Operation Smile propone la possibilità di regalare qualcosa di apparentemente semplice, come un sorriso,  a bambini nati con malformazioni al volto, aiutandoli con le operazioni chirurgiche e le cure mediche di cui hanno bisogno.

Operation Smile è un’organizzazione medica umanitaria, fondata nel 1982 dai coniugi Magee e composta oggi da migliaia di volontari di oltre 80 nazioni diverse, che opera per aiutare e curare i bambini di più di 60 Paesi del mondo. In Italia è rappresentata dalla Fondazione Operation Smile Italia Onlus, nata nel 2000 grazie ad oltre 100 volontari medici, operatori sanitari ed infermieri, impiegati nelle missioni mediche nel mondo ed in progetti di cura nazionali ed internazionali.

Ad oggi i volontari di Operation Smile hanno già realizzato più di 240 mila interventi chirurgici gratuiti a bambini e ragazzi nati con il labbro leporino ed altri tipi di malformazioni al volto, oltre a fornire l’autosufficienza medica a livello locale dei Paesi in cui operano, sia formando il personale medico locale sia donando varie attrezzature mediche.

Per sostenere l’attività di Operation Smile e regalare una nuova vita a bambini nati con malformazioni invalidanti al volto, si può scegliere uno dei regali del catalogo del sorriso, che comprende ad esempio interventi chirurgici per bambini in Honduras,  in India o nelle Filippine o kit con garze, bendaggi, antidolorifici e pomate o persino coperte per riscaldare i piccoli pazienti in attesa di intervento o anche biberon speciali, indispensabili per nutrire i bambini nati con malformazioni molto gravi ed invalidanti.

Tra i regali del catalogo del sorriso puoi trovare anche quelli corrispondenti al costo del biglietto aereo necessario per permettere ad un volontario medico di Operation Smile di prender parte ad una missione internazionale, nel luogo dove un piccolo paziente lo aspetta.

E tu cosa aspetti? Anche se Natale è già passato, sei ancora in tempo per regalare un sorriso donando la capacità di sorridere ad un bambino che non ha mai potuto farlo.

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

DAL VOLONTARIATO NELLE PIAZZE AL VOLONTARIATO DIGITALE: SCOPRI IL NATALE DELLA ANT

La ANT, nata nel 1978 come Associazione Nazionale Tumori , grazie al suo incessante impegno nell’assistenza domiciliare oncologica è stata riconosciuta, a partire dal 2002, come  Fondazione ANT Italia Onlus.

L’attività dell’associazione, infatti, consiste nell’ offrire, ogni anno ed in modo gratuito, a 10 mila malati di tumore l’assistenza specialistica domiciliare, ma anche nel promuovere la prevenzione oncologica, con una serie di progetti incentrati su diagnosi precoce del melanoma e delle neoplasie  tiroidee, ginecologiche e mammarie.

Questo grazie al lavoro di ben 433 professionisti (medici, nutrizionisti, psicologi, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, operatori socio-sanitari e funzionari)  e all’impegno di oltre 2 mila volontari nella raccolta fondi necessari a sostenere economicamente i progetti della ANT, nell’organizzazione di eventi e nell’esperienza a diretto contatto con le famiglie degli assistiti.

Per sostenere l’attività della fondazione è possibile, in occasione delle imminenti festività, scegliere una delle proposte di Natale della ANT o cimentarsi nel ruolo di volontari, donando il proprio tempo nelle piazze italiane o  di “ volontari digitali ”, promuovendo la ANT e le sue iniziative attraverso i canali social.

Queste proposte di Natale della ANT sono molteplici e variano dai tradizionali dolci natalizi, come panettoni e pandori, alle ceste gastronomiche, alle tipiche stelle di Natale che saranno offerte proprio dai volontari nelle piazze italiane, ai classici biglietti di auguri natalizi fino alle carte da lettere con decorazioni natalizie in formato A4.

Diventa anche tu volontario della ANT o scegli una delle sue proposte di Natale per augurare buone feste ai tuoi cari e, allo stesso tempo, assistere concretamente  tanti malati oncologici, perché “Un tumore cambia la vita, non il suo valore”.

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

Che c’entra l’olio di argan con l’autonomia delle donne?

Colore paglierino e gusto simile a una nocciolina, l’olio di argan è da secoli un ingrediente fondamentale della cucina marocchina. Però, poiché vanta anche proprietà emollienti e idratanti, è divenuto famoso come “oro del Marocco ”. Negli ultimi 15 anni ha conquistato il mercato cosmetico occidentale, tanto da essere utilizzato nei rituali di bellezza delle donne di tutto il mondo, arrivando a costare anche più di 150€ al kilo.

Le piante di argan crescono solo in Marocco. Sono le donne a raccoglierle e a trasformarne le noci in olio attraverso un lunghissimo procedimento che apprendono fin da bambine e che si tramanda di generazione in generazione. Si sono organizzate in cooperative, dove hanno scoperto quanto è importante essere autonome e indipendenti dai propri mariti.

Nella cooperativa Ajddigue, le donne, sedute su semplici stuoie, spaccano pazientemente mucchi di piccole noci e, intanto, parlano insieme, ridono insieme e pensano insieme. Ajddigue non è solo un luogo di produzione dove i gherigli vengono trasformati nel prezioso oro liquido, ma soprattutto uno spazio di autonomia e condivisione per tutte loro e tutto per loro.

La cooperativa, nata nel 1993, oggi conta 60 lavoratrici ed esporta i suoi prodotti a base di olio di argan nel resto del mondo riuscendo a guadagnare di più di quanto otterrebbe vendendo solo sul mercato interno. Le operaie percepiscono un reddito adeguato per mantenere i loro figli e per permettersi agi come acqua corrente e luce elettrica.

Grazie all’acquisto di macchine estrattrici, incentivato da un programma statale, Ajddigue ha potuto incrementare la sua produzione e, allo stesso tempo, lasciare alle donne che vi lavorano più tempo libero da dedicare alle proprie famiglie. Organizza pure corsi di alfabetizzazione contribuendo alla loro emancipazione da una società antica e patriarcale.

Le conquiste economiche raggiunte da Ajddigue a un certo punto sono state minacciate da compagnie locali che si sono spacciate per cooperative femminili al fine di ottenere le sovvenzioni statali. A queste si sono aggiunti i contraffattori, che hanno cercato di vendere l’olio di argan a prezzi più bassi mischiandolo a quello di girasole. La forza delle lavoratrici non è venuta meno di fronte alla concorrenza sleale. Ajddigue ha reagito facendo certificare i propri prodotti da Fair Trade, da Ecocert e dal marchio europeo IGP (Indicazione Geografica Protetta). A dimostrazione del fatto che le società cambiano positivamente quando si creano opportunità di sviluppo per le donne.

Questo esempio di rivoluzione culturale non riguarda solo la cooperativa Ajddigue: negli ultimi quindici anni l’esportazione dell’olio di argan è andata di pari passo con la crescita sociale delle donne che lo estraggono. Le 150 cooperative nate in Marocco per la produzione dell’olio di argan hanno risollevato dalla povertà e dalla disoccupazione le aree più emarginate del paese fornendo una valida alternativa rispetto alla pastorizia o all’emigrazione nelle grandi città.

In questo caso, un prodotto naturale come l’olio di argan, si è trasformato in una alternativa non solo economica ma anche di affermazione delle donne come protagoniste della società e promotrici di cambiamenti positivi.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

La maratona televisiva di Telethon e la sua storia

Si è appena conclusa l’annuale maratona televisiva organizzata da Telethon e trasmessa dalle reti RAI per sostenere la raccolta fondi per la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare.

Ma lo sapevate che il nome “ Telethon ” deriva dall’unione di due parole inglesi: “Television” e “Marathon”?

Ebbene sì e ve lo rivelo con molta gioia dal momento che è ormai consuetudine abbinare il termine “ televisione ” a momenti di svago tendenzialmente poco educativi e assolutamente disinteressati a soffermarsi sulle good news. Ma dove sono -direte voi- le belle notizie se ogni giorno da domenica 11 a domenica 18 dicembre sui canali RAI arrivano alle nostre orecchie le ormai sempre più numerose storie di persone affette da malattie genetiche rare?

Beh, ad esempio nel fatto stesso che arrivano!

Mi spiego meglio, non è bello sapere che qualcuna delle nostre emittenti televisive da più di vent’anni condivida con il proprio pubblico racconti di vita vera, non sempre fortunata, alle prese con sfide importanti che necessitano d’amore e soprattutto di continue ricerche scientifiche?

E non è soprattutto bello che a smuovere la sensibilità degli spettatori siano proprio coloro che ogni giorno si trovano costretti a convivere con il dolore di una vita segnata da una malattia ignota e lo fanno con il sorriso e la speranza di chi crede che manchi ancora qualcosa e non si arrende?

Ecco, dal 1990 Telethon lavora proprio per loro, coinvolgendoli nella ricerca scientifica di cui queste malattie genetiche rare necessitano quotidianamente e ” #presente ” è la parola chiave scelta quest’anno perché pensandoci bene, è il termine che meglio si adatta alle storie di Federica, Michele, Nina solo per fare alcuni nomi, che vogliono poter decidere fin da OGGI di credere in un futuro senza malattia e lo fanno raccontando le loro paure con la speranza che queste storie possano essere lo stimolo più diretto per sensibilizzare tutti noi su questo mondo ignoto.

Il primo a proporre un’attività di fundraising che, attraverso una non stop televisiva, arrivasse alle orecchie del pubblico e smuovesse in loro il desiderio di donare, fu un americano ma non uno qualsiasi: Jerry Lewis -come dimenticare il celebre sketch della macchina da scrivere!- comico indiscusso degli anni ’60 e la sua idea si rivelò fin da subito di enorme successo.

Nell’arco di vent’anni la maratona televisiva giunge in Europa con l’AFMAssociazione francese contro le Miopatie ma anche in Italia grazie a Susanna Agnelli e all’ Uildm-Unione italiana lotta alla distrofia muscolare che l’aveva contattata per proporle la poltrona da presidentessa.

Scrittrice, politico ma soprattutto donna con un’innata voglia di aiutare gli altri perché -come lei stessa afferma in un video che potete guardare qui: “pensare solo a sé stessi è una forma di vita molto noiosa”- rispose che avrebbe accettato a condizione di poter far diventare quella piccola associazione qualcosa di grande.

Telethon nasce così quindi, nel 1990 quando Susanna Agnelli decide che era arrivato il momento di far conoscere agli italiani le malattie genetiche rare e di chiedere loro un aiuto.

Ad oggi presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, la fondazione Telethon, supera i suoi vent’anni di operato grazie alla risposta positiva che ogni anno il suo pubblico gli riserva continuando nel suo cammino infinito volto a garantire una speranza a tutti coloro che vivono nella malattia e nel terrore che questa non possa essere debellata perché come disse la sua fondatrice Susanna Agnelli: “Telethon continuerà ad esistere fino a quando non si scriverà la parola ‘cura’ accanto al nome di ogni malattia genetica”.

 

Federica Pizzi

PHI Foundation

LE LENTICCHIE DELLA SPERANZA PER AIUTARE I TERREMOTATI

Lenticchie della speranza è il nome di un progetto promosso da CVM- Comunità Volontari per il Mondo , un’Organizzazione Non Governativa che dal 1978 lotta contro la povertà e le ingiustizie sociali, promuovendo progetti di autosviluppo nel Sud del Mondo accompagnati da campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica svolte in Italia.

Lenticchie della speranza” ha l’obiettivo, in occasione del Natale, di raccogliere fondi da destinare alle vittime del recente terremoto che ha colpito le provincie di Ascoli, Fermo e Macerata, per aiutarle con percorsi finalizzati alla resilienza (la capacità di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, come un terremoto).

Questi corsi saranno destinati a genitori, insegnanti, parroci, operatori socio- assistenziali (OSA) , addetti all’emergenza  ed a tutto il  personale a stretto contatto con bambini ed anziani nelle zone colpite dal terremoto e saranno tenuti dai docenti dell’Unità di ricerca sulla Resilienza dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Fornire agli adulti di riferimento strumenti concreti per sviluppare la resilienza è fondamentale, non solo per aiutarli a restituire il sorriso ai bambini di quelle zone, ma anche per evitare che questi bambini, nel corso del loro percorso di crescita, vadano incontro a fenomeni di insicurezza e vulnerabilità psico-fisica, che potrebbero insorgere a causa del grave trauma subito.

Le lenticchie della speranza saranno disponibili, insieme ad una serie di prodotti tipici delle zone terremotate come vini, formaggi, funghi, miele e confetture marchigiane, in numerose piazze delle Marche e delle zone limitrofe, presso i  banchetti dei doni solidali del Natale CVM.

E’ possibile partecipare al progetto lenticchie della speranza anche con una semplice donazione diretta, un piccolo ma concreto gesto per consentire alle famiglie colpite dal terremoto di guardare con più serenità al proprio futuro.

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

Diamo un volto a chi spesso voltiamo le spalle: Associazione Progetto ARCA

Tra le associazioni che ogni giorno, per strada, ci chiedono un aiuto c’è sicuramente anche ARCA, associazione riconosciuta come ONLUS nel 1998 che da più di 20 anni si occupa di aiutare uomini e donne in stato di indigenza o persone spesso affette da problemi di dipendenza di vario genere. Sicuramente, anche ad ARCA, non avremo dato ascolto nonostante il loro invito a fermarci mentre camminavamo verso casa, troppo presi dalla nostra routine quotidiana.

Così, approfittando di questi giorni di festa, mi sono imposta di conoscere meglio questa associazione senza scopo di lucro che mostra dietro al bancone con l’omino azzurro, uomini e donne dallo sguardo sereno che passano il più della giornata a sentirsi dire, spesso pure con voce scocciata, forse la frase più retorica del mondo: “Scusami, sono di fretta!”.

L’Associazione Progetto ARCA nasce nel 1994 grazie al desiderio di un gruppo di amici di aiutare concretamente le persone in stato di indigenza.

Un centro di accoglienza è il primo passo importante per donare a chi vive in balia della propria dipendenza una via di fuga e una possibilità di riscatto così, nel 1994, viene creato il primo Centro di Accoglienza Residenziale. A distanza di neanche 10 anni arriva il secondo Centro di Accoglienza Residenziale questa volta dedicato a uomini e donne tossicodipendenti che per anni hanno legato la loro identità a terribili sostanze stupefacenti.

Con l’arrivo del nuovo millennio il continuo aumentare del flusso migratorio in Italia spinge l’Associazione Progetto ARCA ad intervenire a sostegno dei rifugiati politici con progetti concreti di Prima Accoglienza. Questo è un passo fondamentale che permette agli 84.500 uomini, donne e bambini (questi ultimi 16.700 in soli due anni come riportato qui) che fuggono da paesi in guerra o in piena carestia, di ricevere un primo soccorso medico e un pasto caldo prima del trasferimento allo SPRAR o sistema di protezione per rifugiati politici richiedenti asilo, o di essere indirizzati nel modo più sicuro verso la nuova tappa prevista dal migrante diretto nel Nord Europa.

Un aiuto per i tossicodipendenti e un primo soccorso per i rifugiati politici quindi ma non solo, l’Associazione Progetto ARCA, divenuta nel 2008 una vera e propria fondazione, continua da più di vent’anni il suo cammino verso i più deboli, proponendo soluzioni concrete per altri ambiti dolenti come il sostegno alimentare per le famiglie con minori in gravi condizioni economiche, che prevede pacchi viveri e un centro cottura in giro per il Belpaese (qui la mappa con le città d’Italia coinvolte nel progetto) o il servizio ideato per gli ex pazienti ospedalieri, ricoverati in ospedale in seguito a patologie respiratorie, infezioni della pelle o malattie croniche che si trovano senza una casa, in attesa di essere trasferiti in una struttura sanitaria gratuita che possa continuare a somministrargli le cure indispensabili a una totale guarigione senza ricadute: il Post-Acute.

Last but not the least, come dicono gli inglesi, voglio raccontarvi di quello che, per quanto mi riguarda, è il progetto più innovativo e generoso che questa organizzazione non profit propone da qualche tempo ai senza tetto: l’Housing first. Giunto in Italia grazie alla PSD-Federazione Italiana Organismi Persone Senza Dimora ma di origine statunitense, nasce da un’idea di Sam Tsemberis (qui la sua biografia) che vede in questo modello una risposta allo stato di #homelessness a New York, problema molto sentito negli anni ’90.

Il “Pathways to Housing”, questo il nome originale dato dal suo founder nel 1992, proponeva una serie di appartamenti indipendenti per le persone senza dimora croniche con problemi di salute mentale o di disagio sociale evitandogli così il solito e lungo iter fatto di vita da strada, dormitori e centri di accoglienza.

In fase di sperimentazione da poco tempo, ma con ottimi risultati, ancora una volta questa ONLUS non perde un’occasione per donare ai senza tetto una casa che li invogli a ricostruire la loro vita, perché, come si può leggere in una delle pagine del sito Web dell’Associazione Progetto ARCA in merito al progetto Housing First: “L’abitare da subito in una casa, intesa come bene e diritto primario, rappresenta di per sé la condizione migliore perché una persona fragile possa ricominciare a prendersi cura di se stessa”.

 

Federica Pizzi

PHI Foundation

IL CALENDARIO 2017 DELLA FONDAZIONE CORTI PER SOSTENERE IL LACOR HOSPITAL

Il Lacor Hospital è un ospedale situato nel Nord dell’Uganda che ogni anno riesce a curare più di 250.000 pazienti ed è la più grande struttura ospedaliera, non a scopo di lucro, dell’Africa equatoriale.

Rappresenta l’unica speranza di salvezza per milioni di abitanti del Nord Uganda perché offre assistenza e cure mediche anche a chi non può permettersi di pagarle, in modo completamente gratuito e senza alcun tipo di discriminazione di razza, religione, stato sociale o sesso.

Questo nobile gesto, una vera e propria missione, può essere realizzato giorno dopo giorno grazie all’aiuto della Fondazione Corti che nasce a Milano nel 1993 proprio con il compito statutario di assicurare sostegno economico ed assistenza tecnico-logistica al St. Mary’s Hospital Lacor.

La Fondazione Corti, creata dai coniugi Piero Corti e Lucille Teasdale, rispettivamente pediatra e chirurgo, è infatti il principale sostenitore del Lacor Hospital e anche dopo la morte dei 2 medici fondatori, persegue l’ obiettivo originale grazie all’impegno della loro figlia Dominique.

E’ possibile sostenere il Lacor Hospital acquistando il calendario 2017 della Fondazione Corti, calendario giunto ormai alla sua dodicesima edizione, che rappresenta un piccolo ma significativo gesto per aiutare uomini, donne e bambini ugandesi malati ma, al tempo stesso, è un modo per conoscere più dettagliatamente la storia di questa preziosa struttura ospedaliera, o farla conoscere ad amici e parenti.

E’ anche possibile aderire alla campagna calendari della fondazione in qualità di volontari, distribuendoli nelle proprie Parrocchie.

Aiuta anche tu il Lacor Hospital: non solo un indispensabile ospedale ma, in un contesto socio-economico difficile come quello dell’Uganda, anche un piccolo centro di sviluppo sociale  per i bambini ugandesi e  le loro povere famiglie.

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

Raccontare il territorio per contrastare la subcultura della mafia

Eroi italiani come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno sacrificato la propria vita per la lotta alla mafia e ci hanno insegnato che importante è non solo colpire i patrimoni dei mafiosi, come soldi, terreni, case, ma anche scalfire quell’atteggiamento di omertà di cui essi si nutrono.

Come? Con comunicazione, arte e cultura.

La mostra “Cultura+Legalità=Libertà, l’arte contro le mafie”, allestita nel 2012 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma su iniziativa dell’associazione Arte INdivisa in collaborazione con la Polizia di Stato, è stata una chiaro grido per dire no alla illegalità. Ha proposto un percorso alternativo per parlare della mafia e alla mafia seguendo l’insegnamento di Paolo Borsellino che diceva: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.

La mostra è stata ideata da Arte Indivisa, un’associazione nata dalla volontà di un gruppo di artisti appartenenti al Dipartimento della Pubblica Sicurezza con l’obiettivo di creare attraverso l’espressione artistica una mediazione tra impegno sociale e Istituzione Polizia di Stato.

Nel periodo di apertura dell’esposizione sono state ospitate studentesse e studenti romani che hanno ripercorso i vissuti dei protagonisti che hanno combattuto la mafia, in alcuni casi pagando questa scelta di libertà con la propria vita. Il progetto ha ottenuto il conferimento della medaglia “Premio di rappresentanza”, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Gli scatti di Letizia Battaglia, una delle prime fotoreporter in Italia, che, con energia e coraggio, hanno ritratto luoghi e vittime degli omicidi di mafia a Palermo, rappresentano un altro tentativo di non normalizzare il male e la sua banalità ma di rappresentarne tutte le ombre e il dolore sommersi. Oltre 140 scatti della giornalista sono stati esposti nella primavera scorsa, tutti insieme per la prima volta, nello spazio ZAC dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

La mostra, intitolata Anthologia, è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo in collaborazione con la Fondazione Sambuca per celebrare gli ottant’anni della reporter, che ha fotografato l’anima nera della sua terra iniziando come cronista del quotidiano L’Ora fino a raggiungere fama internazionale.

La cultura dell’impegno e della consapevolezza possono contrastare l’atteggiamento di omertà che contribuisce allo sviluppo della vita malavitosa. Questo è il messaggio di “Io Resisto– Mostra della resistenza e dell’impegno civile”, inaugurata il 3 dicembre di quest’anno in un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe per raccontare il territorio e la resistenza in Campania.

La mostra, rappresentata da 250 lavori, è sostenuta dalla Fondazione Con il Sud in partnership con altre associazioni del territorio nell’ambito del programma “Identità in rete”, nato per promuovere le attività realizzate dalle organizzazioni del terzo settore e del volontariato nell’Italia Meridionale.

La mafia può dunque uccidere i corpi ma non i pensieri, può devastare i territori ma non l’arte di rappresentarli. Crede di controllare ogni cosa però non soffocherà mai e poi mai la libertà di dire NO all’illegalità e alla violenza.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

La cultura del dono premiata

AMMP Giorgio Valsania, Ai.Bi. e Cesvi vincono il bando “Giorno del Dono 2016”
per la ricostruzione sociale post terremoto

 

Lugano, 7 dicembre 2016PHI FoundationSebastiano de Falco – Si è tenuto il 30 novembre 2016, nella prestigiosa cornice della sede di rappresentanza del Banco Popolare in Roma, l’evento organizzato da Istituto Italiano della Donazione e Banco Popolare per fornire una fotografia dello stato di salute del non profit italiano e comunicare i vincitori del bando “Giorno del Dono 2016” per la ricostruzione post terremoto.

“Sono felice di poter annunciare – sottolinea Edoardo Patriarca, Presidente IID – che il comitato di valutazione ha ritenuto i progetti presentati da Associazione Maria Madre della Provvidenza (AMMP) Giorgio Valsania Onlus, Ai.Bi. Amici dei Bambini e Cesvi Onlus come i più meritevoli di ricevere la sovvenzione di 11.000 Euro ciascuno. Si tratta di tre progetti molto diversi tra loro ma accomunati da un elevato grado di concretezza e dalla capacità di rispondere in tempi brevi alle necessità reali dei territori più colpiti dal terremoto del 24 agosto scorso. I progetti vincitori infatti da un lato danno grande attenzione ai più fragili attraverso un’analisi accurata dei loro bisogni e, dall’altro, favoriscono la cooperazione e la coesione sociale delle persone e degli enti colpiti, senza trascurare la capacità di azione coordinata e di rete di più realtà operative”.

 AMMP Giorgio Valsania con il progetto “Missione Centro Italia 2016” vuole portare sollievo ai cittadini di Cittareale (AQ), di Norcia (PG) e di Posta (RI) che si sono visti togliere tutto dal recente terremoto. Da subito l’associazione ha ritenuto necessario fare qualcosa di concreto per risolvere nell’immeditato l’Posta che ha colpito le popolazioni terremotate, pertanto ha realizzato insieme alla Croce Giallo Azzurra di Torino, l’Associazione l’Accoglienza e la Protezione Civile di Caselle T.se la “Missione Centro Italia 2016”, che è suddivisa in tre step operativi: dotare Cittareale e Norcia di 4 roulotte, fornire Posta di una nuova sede dei Vigili del Fuoco e consegnare alla città di Norcia 60 moduli abitativi destinati alle famiglie sfollate del territorio.

“Un Paese ci vuole” (citazione di Cesare Pavese) è il progetto presentato da Ai.Bi. Amici dei Bambini che punta a contribuire alla ricostruzione del tessuto sociale dei territori colpiti attraverso un’attività di sostegno psicologico e laboratoriale rivolto ai più giovani con il coinvolgimento di tutte le generazioni. Tre gli aspetti su cui puntare: un laboratorio dedicato agli adolescenti e famiglie del territorio di Amatrice (RI) e frazioni, che saranno coinvolti in una riflessione attiva sulla proprie radici, sul proprio presente e sulla visione del futuro; uno sportello psicologico itinerante ad opera di psicoterapeuti con maturata esperienza nel campo della prevenzione e della cura degli effetti psicologici del trauma ed, in fase conclusiva, un’azione mirata alla sensibilizzazione della cittadinanza e delle istituzioni che prevede anche la realizzazione di un corto dedicato.

Cesvi è stata premiata per il progetto “Terremoto in Centro Italia – Supporto urgente agli allevatori delle aree colpite”. L’intervento di Cesvi a sostegno dei produttori agricoli terrà conto della lettura dei bisogni svolta da Coldiretti Rieti a partire dalla zona di Amatrice e si propone di supportare il ripristino delle attività di produzione e vendita diretta, con lo scopo di evitare l’abbandono delle campagne e favorire la ripresa economica nelle aree colpite dal sisma. Ciò sarà possibile attraverso la fornitura di attrezzature che possano permette il ripristino della produzione, come carrelli per la mungitura, impianti di raschiatura, refrigeratori, serbatoi per la lavorazione del latte. Sulla base della lista di necessità fornita da Coldiretti, si darà in una prima fase di intervento la priorità alle aziende che si dedicano alla produzione del latte vaccino e che stanno riscontrando difficoltà nel ripartire.

Per scaricare le schede dei progetti vincitori clicca qui

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

A NATALE DIVENTA PIU’ ROSA: SOSTIENI LA CAMPAGNA “ MORE THAN PINK ”

More than pink ” è il nome della campagna promossa dalla Susan G. Komen for the Cure, organizzazione internazionale senza scopo di lucro impegnata dal 1982 nella lotta ai tumori del seno, le neoplasie maligne più frequenti fra le donne di tutte le età.

Affiliata alla Susan G. Komen for the Cure ed operante sul territorio nazionale italiano  troviamo la Susan G. Komen Italia, che nasce nel 2000 e si basa sul volontariato.

Gli obiettivi della  Susan G. Komen non si limitano alla promozione della prevenzione e della diagnosi precoce di questa diffusa forma di tumore, ma vertono anche sul sostegno alle donne che sviluppano  questa grave patologia. Un sostegno indirizzato all’aumento delle loro possibilità di guarigione e al miglioramento di qualità di vita e cure, tramite la generazione di risorse economiche per  realizzare progetti mirati.

Il nome della campagna “ More than pink ” non è casuale. Pink è infatti il colore del caratteristico  nastro rosa, da decenni simbolo della prevenzione del tumore del seno.

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Diventare  “ More than pink ” , significa sostenere attivamente la Susan G. Komen con piccoli o grandi gesti, basati su azioni, donazioni e partecipazione.

E quale migliore occasione del Natale per impegnarsi in prima persona come volontari dell’organizzazione o per eseguire donazioni,  disporre un lascito, devolvere il 5×1000, iscriversi alla Race for the Cure o magari organizzare eventi per la Susan G.Komen ?

E’ anche possibile, proprio in vista dell’imminente Natale, scegliere di omaggiare i propri parenti ed amici con uno dei regali solidali proposti dalla Susan G. Komen . Un concreto gesto di solidarietà ma allo stesso tempo un utile strumento per sensibilizzare anche il destinatario del regalo e chi  lo circonda.

E’ infatti fondamentale  imparare a conoscere questa neoplasia maligna che, nonostante i progressi raggiunti negli ultimi anni, rappresenta ancora la principale causa di morte nelle donne sopra i 35 anni e, seppur con frequenza nettamente inferiore, può colpire anche gli uomini.

In molti casi basterebbe svolgere una corretta prevenzione (accurata, costante e incentrata su uno stile di vita sano) per scongiurare l’insorgenza di questa patologia.

La prevenzione può  salvarti la vita, diventa “ More than pink ”.

 

 

Nicola Minerva

PHI Foundation

C’era una volta… chi amava il viaggio e il ciclismo: nasce il Touring Club Italiano

Giusto la settimana scorsa il Touring Club Italiano ha festeggiato il suo anniversario.

Era l’8 novembre 1894 quando un gruppo di giovani imprenditori milanesi con l’intento di diffondere i valori ideali e pratici del ciclismo e del viaggio fondano un’associazione non profit che segnerà profondamente il mondo del turismo, dell’ambiente e della cultura italiano.

Dalle prime piste ciclabili all’opposizione alla tassa sui velocipedi negli anni in cui la bicicletta era il mezzo più usato ma anche il più valido ai fini del turismo e dall’abbellimento delle stazioni ferroviarie all’impianto di cartelli stradali turistici, il Touring Club Italiano s’impegna da più di 120 anni nella promozione del turismo, nella salvaguardia ambientale e nella diffusione di una cultura consapevole e responsabile del viaggio.

Ma andiamo più a fondo e scopriamo meglio come lavoratori, volontari e donatori collaborano all’unisono da più di un secolo nel Touring Club Italiano per sviluppare un turismo consapevole incentrato sull’inestimabile patrimonio artistico-paesaggistico dell’Italia e in particolar modo sull’unicità dei luoghi meno noti e frequentati del Belpaese attraverso speciali iniziative volte alla promozione di queste piccole località.

Ad oggi sono 213 i borghi certificati dal Touring Club Italiano come Bandiera arancione e il progetto pilota del 1999 che vide la regione Liguria come prima regione certificata sembra solo un ricordo lontano.

Interessanti scoperte quindi ma anche grandi classici per gli assetati di cultura made in Italy grazie alla più recente ma anche più significativa iniziativa del Touring Club Italiano per via della sua articolata attività svolta da una fitta rete di volontari che operano localmente sul territorio italiano: Aperti per voi. Perché è proprio grazie a questi volontari che regalano la loro presenza che il Touring Club Italiano garantisce l’apertura di alcuni tra i più bei siti d’Italia (trovate qui l’elenco aggiornato) e, dove possibile, li “adotta” per realizzare al loro interno concerti, visite guidate, mostre e incontri.

E come non citare, a conclusione di questo intenso “viaggio” all’insegna dell’identità artistico-culturale italiana un’altra importante iniziativa rigorosamente no profit del Touring Club Italiano: La penisola del tesoro. Attiva da più di 15 anni, questa iniziativa che vanta il patrocinio del MIBACT-Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministro per gli Affari Regionali, del Turismo e dello Sport permette ai Soci del Touring Club Italiano attraverso eventi organizzati ad hoc in tutta Italia (qui l’elenco delle tappe) di conoscere musei e monumenti meno frequentati delle grandi città, centri storici di eccezionale valore e paesaggi meno noti ma ugualmente di straordinaria bellezza.

E chissà che questo “assaggio” di turismo vi abbia incuriosito un po’ e quindi, al primo momento libero, vi decidiate a dare anche voi il vostro sostegno al Touring Club Italiano, associazione senza scopo di lucro che finché vivrà -siamo certi- avrà in cura il cuore della penisola italiana.

 

Federica Pizzi

PHI Foundation

 

La Colletta Alimentare per i poveri: un appuntamento solidale che dura da 20 anni

Lo sapevi che la Colletta Alimentare promossa dalla Fondazione Banco Alimentare ONLUS è l’evento di solidarietà più partecipato in Italia? Ebbene sì e nel 2016, precisamente oggi 26 novembre, spegne le candeline per i suoi 20 anni di promozione del recupero delle eccedenze alimentari e la sua redistribuzione alle strutture caritative.

Ma andiamo per ordine e facciamo un salto all’indietro, più precisamente al 30 marzo 1989 quando la ONLUS che ogni anno si adopera per organizzare in ogni regione d’Italia la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare viene a nascere.

A volerla intensamente il Cavalier Danilo Fossati, presidente della famosa azienda Star e Monsignor Luigi Giussani, fondatore del movimento religioso di Comunione e Liberazione, spinti dal desiderio di creare un qualcosa che si avvicinasse il più possibile alla Fundaciò Banc dels Aliments di Barcellona. Le idee su come sviluppare questo importante progetto volto alla riduzione dello spreco alimentare e alla protezione della popolazione povera erano tante ma in loro soccorso venne fin da subito una fitta rete di uomini e donne generose e di talento che, come volontari o dipendenti, permisero alla Fondazione Banco Alimentare ONLUS di crescere portando “a casa” risultati magnifici in soli 20 anni. Vediamoli insieme: 8.990 tonnellate di cibo recuperate presso i 12.000 punti vendita aderenti all’iniziativa Colletta Alimentare; 5.500.000 gli italiani che hanno donato cibo ai più poveri in questi anni di cui 135.000 volontari che oltre a fare questa donazione hanno partecipato attivamente alla Colletta Alimentare dalla nascita di questa ONLUS.

Giornata Nazionale della Colletta Alimentare a novembre dunque ma non solo perché la Fondazione Banco Alimentare ONLUS lavora tutto l’anno attraverso attività di fundraising o collette regionali seguite dalle organizzazioni locali della fondazione per mantenere alta la sensibilità verso lo spreco alimentare e verso la giusta redistribuzione del cibo a favore dei poveri.

Doppio obbiettivo, doppia vittoria quindi: e tu ci vai alla Colletta Alimentare di oggi per donare un po’ di cibo e di tempo per chi è più sfortunato di te?

 

Federica Pizzi

PHI Foundation

Bambini di strada: piccoli abitanti delle strade di Delhi

A settembre del 2013, quando lavoravo per Save the Children, ebbi l’opportunità di visitare uno dei progetti che l’Organizzazione porta avanti a Delhi, in India: “ Bambini di strada ”. Questo progetto supporta i bambini costretti, per povertà o emarginazione, a vivere e a lavorare per strada.

Ricordo ogni momento, come fosse ieri. Dall’albergo un pullman ci porta a New Sanjay Camp, uno degli slum di Delhi. Qui la strada non è asfaltata e le case sono vere e proprie baracche. Uomini e animali vivono insieme, un cane fa compagnia ad una famiglia che dorme sul marciapiede. Due maialini luridi sguazzano in una enorme pozzanghera.

Il pullman apre le porte, scendiamo e, a poca distanza, scorgiamo un furgone giallo: è il “Mobile Learning Center” di Save the Children! Attraverso questa unità mobile Save the Children cerca di sottrarre i minori a una vita di strada per indirizzarli verso una scolarizzazione altrimenti impossibile.

Fuori dal furgone decine di bambini in fila ci accolgono consegnandoci un disegno e porgendoci le loro piccole mani. E’ un momento incredibile. Un brivido mi corre lungo la schiena quando mi accorgo che molti di loro non hanno più di 3 o 4 anni. Per una occidentale come me, cresciuta in Italia, è difficile concepire come questi piccoli possano sopravvivere per strada.

I bambini di strada sono bambini che hanno avuto un’infanzia durissima, abbandonati da tutti. Come sono finiti a vivere per strada? Il collega indiano ci spiega che molti di loro sono spinti dalle famiglie a chiedere soldi, altri invece sono scappati dalle loro famiglie per sfuggire a violenze e maltrattamenti, altri ancora sono stati rapiti o sono rimasti orfani a causa di sommosse o calamità naturali.

Questi piccoli lavorano come schiavi per mediatori o imprese manifatturiere che sfruttano le loro dita piccole e agili. Oppure vivono costretti a mendicare tra la gente o tra le macchine ferme al semaforo.

Entriamo nella unità mobile dove ci sono altri bambini che fanno cerchio intorno a noi e ci guardano con curiosità. Mi guardo intorno: il furgone è fornito di libri per l’infanzia, giochi e anche di una tv per vedere i cartoni animati. Qui i bambini possono utilizzare materiali didattici, imparano l’hindi, l’inglese, ma soprattutto cominciano a imparare quali sono i loro diritti. Grazie a Save the Children, molti piccoli possono tornare a scuola, se erano stati costretti ad abbandonarla, o possono entrarci per la prima volta, se non ci avevano mai messo piede.

Usciamo dal furgone giallo, salutiamo i bambini di strada e gli insegnanti del “Mobile Learning Center” e ci dirigiamo verso il nostro pullman. Non è facile tornare a bordo. Mi volto per guardarli un’ultima volta, sono lì, sorridenti, fanno con le mani il segno di “vittoria” e sono bellissimi in mezzo a tutta la povertà di quel mondo.

Arriva il giorno del rientro in Europa, a Roma, nel mondo occidentale. Il volo dura molte ore, e sono ore piene di pensieri, di immagini, di cose che non voglio dimenticare. Oltre le nuvole, a diecimila metri di altezza, ogni cosa diventa più chiara. Nella mia mente aleggia la magia di un bambino che sorride anche se è costretto a vivere nella totale vulnerabilità. Ancora più forte sento che un bambino è un bambino ovunque ed è dovere di tutti proteggere la sua infanzia.

Le feste natalizie si avvicinano. Mi piace pensare che la slitta di Babbo Natale si fermerà anche a Delhi, a New Sanjay Camp, portando tanti doni ai piccoli dello slum. Mi piace pensare che quel giorno non saranno più “ bambini di strada ” ma soltanto bambini.

Vanessa Doddi

PHI Foundation

26 novembre: “Non una di meno” in piazza per dire basta alla violenza sulle donne

È attesa a Roma una grande manifestazione per il 26 novembre dietro lo slogan comune “Non una di meno!” per condannare la violenza sulle donne e affermare tutti insieme i diritti e l’autodeterminazione delle donne. Il corteo partirà da Piazza della Repubblica alle 14,00, attraverserà le vie del centro della capitale, toccando alcuni luoghi simbolici, e terminerà in Piazza San Giovanni.

L’iniziativa è organizzata da Io Decido, da UDI – Unione Donne Italiane e da D.i.Re  – Donne In Rete contro la violenza in occasione della “Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne” ed è aperta a tutti coloro che riconoscono nella fine della violenza una priorità nel processo di trasformazione della società.

Parteciperà alla manifestazione anche Differenza Donna, associazione che ha gestito i primi Centri Antiviolenza nati a Roma e che dal 1989 lavora per far valere i diritti delle donne, qualunque sia la loro cultura, religione o paese d’origine.

La violenza sulle donne è ancora oggi un problema sociale di proporzioni mondiali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica la violenza nei confronti delle donne come la prima causa di morte tra i 15 e i 44 anni: una donna su tre al mondo subisce vessazioni, soprusi, mutilazioni, stupri. Solo in Italia ogni anno viene uccisa una donna ogni due giorni e un terzo delle donne italiane, straniere e migranti, subisce violenza fisica, psicologica, sessuale, spesso fra le mura domestiche e davanti ai propri figli.

La violenza sulle donne non è un problema di mura domestiche né una emergenza da gestire saltuariamente ma è un fenomeno strutturale delle società che affonda le sue radici nella disparità di potere fra i sessi.

Violenza sulle donne non è solo un pugno, uno schiaffo, un insulto verbale, un femminicidio. Violenza sulle donne è anche il divario di salario dei lavoratori rispetto a quello delle lavoratrici, più alto per i primi a parità di condizioni. Violenza sono pure le dimissioni in bianco, la scarsa rappresentatività femminile nei luoghi decisionali,  il tasso di disoccupazione più elevato per le donne che per gli uomini, soprattutto in presenza di figli. Non ultimo, violenza è anche il fatto che in molte aree del mondo donne e bambine sono private della possibilità di ricevere un’istruzione, di accedere ad acqua potabile o a servizi igienico-sanitari adeguati.

La violenza sulle donne attraversa dunque ogni aspetto dell’esistenza: questo è il messaggio importante che hanno inviato a tutto il mondo le tantissime donne scese in piazza in Messico e in Argentina per protestare contro la morte di Lucìa Pérez, una ragazza di sedici anni violentata, torturata e uccisa il mese scorso a Mar de Plata, in Argentina. Questo grido d’oltre oceano che parte da lontano continuerà il 26 novembre tra le strade di Roma per dire basta alle discriminazioni sociali, culturali e sessuali in famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nell’università, negli ospedali, per strada, di notte, di giorno, sui media, sul web. In Italia e nel mondo.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

L’ Email Marketing per il no profit, è uno strumento utile?

L’ Email marketing è lo strumento di comunicazione più efficace che una Onlus possa utilizzare per sollecitare il destinatario a compiere un’azione immediata come ad esempio fare una donazione o iscriversi alla newsletter oppure firmare una petizione.

Prima di creare una campagna di Email Marketing è importante stabilire l’obiettivo che si vuole raggiungere, possibilmente misurabile: aumentare del 10% le donazioni oppure incrementare del 20% il numero degli scritti alla newsletter. 

Il secondo passo è suddividere i target per categoria, così diventa più semplice andare poi a sollecitare un segmento specifico di iscritti o di donatori e ottenere risultati di qualità.

È importante anche stabilire la frequenza della campagna di Email Marketing. Sempre al fine di non stressare la propria donor base, è buona regola intervallare la comunicazione di almeno 2 settimane.

Gli elementi che compongono un template di Email Marketing sono: logo dell’associazione, titolo, messaggio breve e chiaro, immagine suggestiva, “Call to action”, footer contenente la legge sulla privacy e oggetto. 

L’oggetto è uno degli elementi fondamentali perché influisce sul tasso di apertura (Open Rate) della email. Consigliamo di non superare i 50 caratteri affinché il suo contenuto possa essere letto per intero.

Per i “donatori dormienti”, quelli cioè che da tempo non rispondono più ai solleciti, suggeriamo di testare email più personalizzate. Uno dei maggiori vantaggi di una campagna di Email Marketing è infatti la possibilità di personalizzare la comunicazione con il nome del singolo utente e questo rende il messaggio maggiormente persuasivo.

Considerato che la maggior parte della gente visualizza le Email dal proprio cellulare più che dal PC di casa o di lavoro, è opportuno che l’html sia responsive e comunque meglio non usare un’immagine come sfondo. In caso si può inserire un testo alternativo che spieghi il contenuto dell’immagine per chi non riesce a visualizzarla.

Un altro vantaggio dello strumento di Email Marketing è la misurabilità del risultato che consente di ottimizzare e controllare il budget in maniera più efficace. Se la Onlus monitora il proprio sito attraverso Google Analytics è anche possibile visualizzare nel dettaglio tutti i dati di conversione.

Ci sono diversi servizi che danno la possibilità di inviare campagne di Email marketing gratuitamente o a costi bassissimi. Di seguito ne segnaliamo alcuni:

  • Mailchimp: offre la possibilità di inviare in un mese a costo zero fino a 5.000 email;
  • Rapidmail: offre la possibilità di inviare fino a 10 email a costo zero, dopodiché richiede un costo di 0,5 cents per ogni indirizzo;
  • Icontact: ad un costo variabile tra i 14$ e i 47$ offre la possibilità di tracciare le campagne di invio che si fanno di volta in volta con a disposizione uno strumento antispam;
  • Getresponse: fornisce il servizio gratuito per 30 giorni di creazione di layout di newsletter e di landingpage. Finito il periodo di prova il costo del servizio è di 14€ al mese per 1.000 indirizzi. Alle Organizzazioni senza scopo di lucro però si applica uno sconto del 50%.

Per aumentare la visibilità e la diffusione della campagna di Email Marketing, suggeriamo infine di inserire le icone social per renderne possibile ai destinatari la condivisione.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation