#PHI Volunteers

Partecipa alla mobilitazione sociale a sostegno e costruzione della Social Innovation Community

network di operatori competenti nell’area non profit, contribuisci allo sviluppo del “Social Impact” nel tuo territorio, collabora al rafforzamento istituzionale della “Capacity Building” delle organizzazioni che operano nel terzo settore.

Entra nella PHI Foundation, incontrerai tanti nuovi amici, Volontari che come te condividono idee e principi, desiderosi di aiutare il prossimo e costruire le basi per un futuro migliore e solidale, beneficerai di una ampia visibilità e, avrai la possibilità di accedere ad una serie di vantaggi e di opportunità per realizzare i tuoi sogni e progetti.

L’obiettivo del programma è quello di sviluppare la capacità di gestione delle risorse locali e, insieme costruiremo una Social Innovation Community dove Volontari, ONP e Donatori possono collaborare e contribuire a migliorare l’ecosistema sociale.

Sei un Volontario o rappresenti una Organizzazione Non Profit, registrati sulla piattaforma web PHI Foundation e crea il tuo profilo, diventerai un PHI Angel e potrai condividere la tua esperienza con i tuoi amici e gli altri PHI Angels, aspirare a divenire un coordinatore territoriale un PHI Archangel e, mirare più alto diventare un PHI Ambassador.

Entra anche tu a far parte della PHI Foundation Social Innovation Community (Clicca qui).

Sebastiano De Falco

Phi Foundation

Convivio 2016 torna a Milano: ecco tutte le novità

L’8 giugno torna a Milano Convivio 2016, Mostra Mercato benefica promossa dal mondo della moda a sostegno dell’associazione non profit ANLAIDS (Associazione Nazionale per la lotta contro l’AIDS). 5 giorni di shopping solidale con lo scopo di raccogliere fondi affrontando in maniera positiva un tema delicato come quello dell’AIDS.

Tante le novità per questa tredicesima edizione di Convivio 2016 Milano che, come ogni due anni, riceve l’appoggio delle griffe più prestigiose. Le maison di moda donano i pezzi più speciali delle proprie collezioni che vengono poi rivenduti al pubblico a metà prezzo. Rinnovata la struttura, saranno presenti più sezioni: vintage, kids e arte e per la prima volta un spazio interamente dedicato all’arredo e al design.

La campagna verrà lanciata con una charity dinner la sera del 7 giugno, che riunirà vip, celebrities e imprenditori (e che avrà quest’anno un allestimento tematico dedicato alla musica).

Oltre al charity dinner, quest’anno Convivio 2016 esce dagli schemi e organizza un after party benefico in un locale di Milano, durante la notte del 7 giugno: il ricavato della vendita dei biglietti sarà totalmente devoluto ad Anlaids.

Molto più di un semplice evento di beneficenza, Convivio nasce nel 1992 da un’idea di Gianni Versace: oltre 60.000 i visitatori che arrivano da ogni parte d’Italia per dedicarsi ad acquisti eccellenti a prezzi dimezzati e allo stesso tempo dare il proprio sostegno dell’AIDS, malattia di cui si sente parlare sempre meno, ma che continua a essere preoccupante.

Come racconta Paola Manfrin ai microfoni di Wired Italia – ideatrice della campagna con l’agenzia EGO of White, Red & Green: “Le campagne sociali hanno il ruolo di esprimersi anche provocatoriamente coinvolgendo un pubblico trasversale e questo avviene solo con comunicazioni capaci di lasciare il segno, costringendo chi legge al ragionamento e alla riflessione, pur subendone la provocazione. Ottenuto l’effetto provocatorio, abbiamo deciso di aggiungere un punto di domanda al claim nella seconda fase della campagna: “L’Aids è di moda?”, proprio per coinvolgere il pubblico e obbligarlo a darsi una risposta. Da qui la scelta di usare un testimonial d’eccellenza della moda come Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, che da sempre ha lavorato su Convivio e meglio di chiunque altro ne rappresenta l’anima e la sua storia”.

Facebook: Convivio Milano
Instagram: conviviomilano
Twitter: Convivio Milano
Hashtag ufficiali #iLoveConvivio #Conviviomilano
www.conviviomilano.it


PHI Foundation
Mario Rolla

Bambini della Good Samaritan Mission

Cos’è la Good Samaritan Mission di Vikhroli

La Good Samaritan Mission nasce nel 1994 grazie a Peter Paul Raj, un paramedico indiano seguace di madre Teresa di Calcutta.

Munito di forbici per capelli e pochi medicinali, Peter Paul ha cominciato a prestare soccorso ai senza tetto accampati presso la stazione di Dadar, uno snodo situato nel cuore della metropoli di Mumbai. Tra i binari o sulle banchine di attesa il missionario ha cominciato ad avvicinare donne e bambini, tagliando loro i capelli e prestando cure mediche quando necessario. Le continue violenze nei confronti dei bambini hanno convinto Paul della necessità di avere una struttura di accoglienza in grado di provvedere ai bisogni primari, ma anche all’istruzione dei ragazzi di strada.

A Vikhroli, quartiere baraccopoli di Mumbai, il missionario riceve in dono il primo locale dove ospitare temporaneamente i più disperati. In seguito, con l’aiuto di altri volontari che hanno creduto nel progetto, ha fondato la Good Samaritan Mission.

Attualmente la Good Samaritan Mission ospita circa 80 bambini e adolescenti divisi in tre piccoli edifici a Vikhroli, a cui si aggiunge una quarta casa a Kalambooly (New Mumbai). Sono sempre più numerose le donne che dalle stazioni segnalano il disagio di bambini rimasti senza genitori o con parenti afflitti da gravi malattie o costretti all’umiliazione della prostituzione per sopravvivere.

I primi ospiti della Good Samaritan Mission sono oggi splendidi adolescenti che frequentano con profitto le scuole superiori e che non fanno mancare a Paul l’aiuto nella gestione dei più piccoli. Altri hanno preferito lavorare una volta terminata la scuola professionale; altre ragazze si sono sposate e sono uscite dalla casa, ritornandovi costantemente proprio come si fa visita ad un genitore dopo avere raggiunto l’autonomia.

La  Good Samaritan Mission (GSM) è al momento supportata dalla Frame Project Onlus, fondazione scambio proficuo tra culture diverse, rendendo protagonisti principalmente i giovani.

Phi Foundation
Mario Rolla

 

Apurimac

Con Apurimac Onlus a 4000 metri per la salute!

Sono passati alcuni mesi dal suo ritorno in Italia dalla regione dell’Apurimac, eppure per E. giovane medico volontario sulle Ande peruviane, non c’è stato giorno in cui non abbia raccontato almeno ad una persona la sua esperienza.

A Cusco, in Perù, ha trovato un’atmosfera amichevole e assieme agli altri volontari arrivati dall’Italia e a quelli che già si trovavano lì, si è integrata con i ritmi della “Casa del volontario” struttura di appoggio che Apurimac Onlus fornisce ai propri volontari. Qui proprio i volontari organizzano la campagna sanitaria itinerante, che porterà personale medico e paramedico, diagnosi e medicine a più di 4000 metri di altitudine, dove i diritti umani primari come salute, igiene e istruzione non sono facilmente fruibili.

Tra quella natura incontaminata, nei pressi del meraviglioso sito archeologico del Machu Picchu, migliaia di esseri umani vivono in povere (se non misere) abitazioni, coltivando i campi ed allevando qualche animale. Qui, chi ha una qualche malattia non ha modo di curarla, perché, oltre alla lontananza dell’ospedale, non si hanno possibilità economiche per pagare il medico e medicine.   Per questi motivi si vive, o si sopravvive, finché la patologia non avrà la meglio sull’organismo. Questo “ospedale con le ruote” è la salvezza per queste persone, e il suo arrivo è una festa per il villaggio andino visitato.

Torniamo a Cusco: il giorno della partenza è arrivato! I volontari, generici e specialisti, dopo aver organizzato e preparato l’unità mobile, (che toccherà diversi villaggi sperduti nella cordigliera sudamericana), sono partiti verso la regione dell’Apurimac in un viaggio molto lungo e disagevole.

Giunti alla prima destinazione, è iniziata l’avventura dell’allestimento del campo medico. Poi è arrivato il momento del primo incontro con gli abitanti del posto, che nei pressi dello stabile dove erano allestiti gli ambulatori formavano delle code lunghissime.

L’attività clinica per tutta la durata della missione ci ha assorbito moltissimo. È stato buffo anche vedersi arrivare qualche frutto tropicale in cambio di una consulenza, come qui in Italia, specialmente in passato, si usava regalare ortaggi o uova fresche.

Tra tutti i volontari c’era sempre una bella coordinazione, in modo che tutte le attività di aiuto fluivano in modo ordinato e semplice ai numerosi pazienti. Non sono mancati momenti di stanchezza, sia per il susseguirsi dei giorni con ritmi serratissimi tra allestimenti e ambulatorio, sia per la mancanza di una vera doccia calda. I pasti sono sempre stati un momento piacevole di conoscenza e condivisione.

È stata un’esperienza forte, complessa, ricca di tanti aspetti che quasi travolgono chi la vive. La diversità della realtà che si incontra è notevole.

 

APURIMAC ONLUS (www.apurimac.it) è una Associazione nata nel 1992, riconosciuta Onlus nel 1998 e ONG (Organizzazione non Governativa) nel 2003. L’Associazione è nata con lo scopo di affiancare i missionari agostiniani italiani che, dal 1968, operano nella regione andina del Perù da cui ha preso il nome, l’Apurimac. Il suo lavoro è iniziato sulle Ande, a 4.000 metri di altezza, estendendosi poi alle città di Cusco e Lima. La regione dell’Apurimac è ancora oggi caratterizzata da un estremo isolamento geografico ed economico. La popolazione locale vive solo grazie ad un’economia di sussistenza, Tali disagi, insieme ad un alto tasso di analfabetismo e a precarie condizioni igienico-sanitarie, sono le principali piaghe che si è impegnata a “curare”. Dal 2003, con il riconoscimento di ONG da parte del Ministero degli Affari Esteri, è giunta fino in Africa. Dalla sua nascita realizza progetti di cooperazione, iniziative di tutela dei diritti umani, percorsi di educazione alla pace e promozione del volontariato.

DOVE OPERIAMO Oggi, Apurimac Onlus, è attiva in 3 paesi principali. Italia: sensibilizza, forma volontari e opera in contesti di emergenza sociale; Perù: realizza progetti di sviluppo nei settori salute, formazione e identità; Nigeria: sostiene programmi di emergenza e di costruzione della pace. In Algeria e Kenya promuove lo sviluppo sociale e professionale della donna e dei giovani.

 
Luca Rubin
Phi Foundation

 

Phi Foundation - Tour del Fundraising

Il Tour del Fundraising

Sabato 2 Aprile 2016 parte quello che può essere definito il “ Tour Del Fundraising”.

Una sorta di Tour de France ma dedicato interamente al nonprofit, e alla raccolta fondi.

L’obiettivo principale di questo progetto è quello di far conoscere a quanta più gente possibile l’esistenza di uno strumento, il fundraising che è fondamentale per le organizzazioni nonprofit, ma che bisogna anche saper realizzare e portare avanti nel modo corretto. Questo tour si rivolge agli operatori del terzo settore che sono il motore del nostro Pianeta.

Il nonprofit è forza, cambiamento, speranza.

E i fundraiser sono le gambe per raggiungere questi traguardi.

Gli incontri sono di carattere gratuito e durano circa 150 minuti ( 2 ore e mezza circa), durante i quali si affronteranno i temi legati alla raccolta fondi, a quali tecniche, idee e strumenti siano più idonei e corretti da utilizzare per raggiungere risultati a volte anche insperati.

Il Tour farà tappa in 5 città italiane, da Nord a Sud. Forlì 2 aprile / Napoli 4 aprile / Roma 5 aprile / Ancona 7 aprile / Milano 11 aprile.

Il consiglio per tutti quelli che lavorano nel settore o hanno degli interessi professionali e umanitari in questo campo è di partecipare ad una di queste tappe, magari coinvolgendo amici e collaboratori, perché più gente partecipa e più l’informazione cresce e con essa anche tutto il movimento Fundraising legato alle ONP.

Per qualsiasi ulteriore informazione si può contattare i seguenti riferimenti:

tel. 0543.374150 / email tour@fundraising.it

www.festivaldelfundraising.it/tour

Articolo suggerito da:Valerio Melandri, Associazione Festival del Fundraising
Francesco Fiore
Phi Foundation

Costruiamo il Futuro

Costruiamo il Futuro: Bando di concorso sociale e sportivo

E’ partito lo scorso 15 marzo il bando della XIV edizione del Premio Costruiamo il Futuro, iniziativa rivolta a tutte le associazioni no profit di volontariato sociale e sportivo operanti in provincia di Lecco e nel comune di Erba.

Il Premio Costruiamo il Futuro ha come obiettivo quello di aiutare, in maniera concreta il terzo settore, ed è rivolto a tutte quelle realtà, troppo piccole per partecipare a bandi provinciali o regionali, che però realizzano iniziative di fondamentale importanza per la comunità nella quale operano e per le persone di cui si occupano.

Per partecipare è necessario compilare in ogni sua parte il modulo d’iscrizione pubblicato sul sito http://www.costruiamoilfuturo.it/ e inviarlo alla Fondazione. A quel punto, una volta che la segnalazione è arrivata alla segreteria, si provvederà a fissare un incontro per conoscere le iniziative e i programmi delle associazioni candidate.

“Si tratta di un progetto nato per aiutare e valorizzare le svariate organizzazioni no profit del territorio, da quelle che si occupano di assistenza agli anziani, tempo libero di giovani e ragazzi, a quelle che offrono sostegno alle famiglie con minori in cura presso gli ospedali e molti altri ambiti, come quello sportivo – ha spiegato Giuseppe Procopio, segretario generale della Fondazione Costruiamo il Futuro – Lo scorso anno, ad esempio, con il contributo ricevuto dal nostro Premio, la Caritas di Oggiono ha aperto un piccolo emporio per la distribuzione del cibo donato, l’oratorio di Monticello ha permesso ai bambini che non potevano pagare la quota di partecipazione di frequentare le attività estive, la Scuola di Italiano per stranieri di Desio ha avuto la possibilità di acquistare libri e materiale didattico per le 300 donne che frequentano i corsi gratuiti. Questi sono solo alcuni esempi dei piccoli ma significativi interventi realizzati grazie al Premio Costruiamo il Futuro che in 13 anni ha sostenuto 230 associazioni, donando 539.000 euro”.

L’iscrizione al bando è aperta fino al 30 aprile 2016, e vanno inviate alla “Fondazione Costruiamo il Futuro” via Garibaldi, 50 – 23891 Barzanò (LC) oppure via e-mail all’indirizzo mailto: premio@costruiamoilfuturo.it

Un’ottima opportunità per fare del bene, partendo dalle necessità e dai bisogni della comunità alla quale si appartiene.

 

Francesco Fiore

Phi Foundation

Volontario

Diventare volontario socio-sanitario: A Fermo riparte il corso dell’Avulss

Il prossimo sabato 12 marzo, alle ore 16,30 presso la sala riunioni dell’Ospedale Geriatrico Inrca di Fermo, comincia il XXVI Corso base per volontario socio-sanitario, organizzato dall’Avulss (Associazione per il volontariato nelle unità locali dei sevizi socio-sanitari), dall’Oari (associazione per una pastorale di comunione e speranza dell’uomo che soffre) e dalla Caritas Diocesana di Fermo.

L’obiettivo del corso è di offrire una preparazione di base per l’esercizio del volontariato organizzato in campo sociale e sanitario. Per info: www.avulssfermo.it – 331.8210781 – 0734.227287.

La modalità dello svolgimento del corso prevede che ogni sabato dalla ore 16,30 alle 18,30 e ogni mercoledì dalle ore 21 alle 23 (eccetto le due giornate residenziali del 12 marzo e 21 maggio, in cui le lezioni si terranno dalle ore 16 alle 20) si terranno le lezioni e gli incontri secondo il seguente calendario tematico:

La mappa dei bisogni del territorio, elementi di primo soccorso, la terapia del sorriso, l’emarginazione, l’Aids, l’Alzheimer, la sofferenza alla luce della fede cristiana, con un’attenzione particolare alla psicologia e ai diritti del malato, al ruolo del volontario a contatto con i pazienti, con i familiari e gli operatori sanitari.

Al termine del corso sarà rilasciato un attestato di frequenza, ma solo per coloro che avranno frequentato almeno tre quarti delle lezioni, inoltre a chi dimostrerà sufficienti attitudini al servizio di volontariato, verrà consegnato un attestato di Idoneità.

Il corso è tenuto da validi professionisti quali psicologi, medici, sacerdoti e volontari: Rosalba Chessa, presidente dell’associazione, Marina Verdecchia, vicepresidente, Andrea Vesprini, responsabile culturale, consigliere nazionale e delegato di zona, Don Pompeo Santese, responsabile spirituale e direttore della Pastorale della salute, Vittorio Capriccioni, responsabile Oari.

“Un percorso formativo aperto a tutti coloro che vivono una situazione di disagio accanto a persone anziane, malate e disabili e intendono trovare aiuto e conforto attraverso uno scambio di esperienze, e a tutti coloro che desiderano semplicemente arricchire la propria cultura nel campo della solidarietà”

Per tutti coloro che fossero interessati possono consultare il sito www.avulssfermo.it dove sono indicate in maniera completa ed esaustiva tutte le procedure per l’iscrizione e il programma completo del corso.

 

Francesco Fiore

Phi Foundation

 

Articolo tratto da: www.informazione.tv

Volontario Anch'Io

Volontario anch’io: L’evento che avvicina i cittadini al mondo del volontariato

E’ sempre più crescente la necessità di reclutare nuove risorse umane sul territorio, soprattutto nell’ ambito del volontariato.

La Pat, “Pubblica Assistenza Trinese”, associata Anpas, organizza per sabato 12 marzo 2016 al Teatro Civico di Trino, a partire dalle ore 17.00, l’iniziativa “Volontario anch’io” per ricercare nuovi volontari e avvicinare i cittadini al mondo del volontariato socio sanitario e di protezione civile.

La giornata sarà organizzata in maniera tale che si potrà coniugare da un lato l’aspetto informativo e professionale, relativo all’attività dell’associazione, verranno infatti proiettati filmati e reportage fotografici, inerenti le esperienze di soccorso e protezione civile. Inoltre saranno presentati i nuovi corsi per i futuri volontari che potranno acquisire così l’abilitazione all’utilizzo di strumenti quali il defibrillatore. Dall’altro lato però non si trascurerà l’aspetto ludico e aggregante della manifestazione con divertimento e musica a cura del DJ Ciuffo.

“Volontario anch’io – spiega il presidente della Pubblica Assistenza Trinese, Mauro Bagna – non è solo uno slogan, ma un invito, un augurio, la speranza che alla grande famiglia dei nostri volontari, siano essi impegnati nel soccorso sanitario 118 che nel Nucleo Protezione Civile, si aggiungano nuove forze per garantire che questa bella avventura chiamata Pat – Pubblica Assistenza Trinese, iniziata più di 50 anni fa, possa continuare a garantire solidarietà e aiuto a chi si trova in difficoltà”.

Il programma della serata sarà cosi articolato:

Alle ore 17.00 è previsto l’intervento delle autorità e a seguire la distribuzione del materiale divulgativo e le dimostrazioni pratiche di soccorso sanitario.

Alle ore 19.00 verranno illustrate le attività della Pat sul territorio di Trino e comuni limitrofi e saranno presentati gli istruttori dei corsi.

Alle ore 19.30 si terrà l’aperitivo offerto dalla Pat in collaborazione con il Presidio Soci Coop di Trino.

Infine, a partire dalle ore 21.00 la serata musicale con Dj Ciuffo.

Sono oltre 200 i volontari che ogni anno collaborano con la Pubblica Assistenza Trinese svolgendo circa duemila servizi con una percorrenza di oltre centomila chilometri.

L’Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze) Comitato Regionale Piemonte rappresenta oggi 81 associazioni di volontariato con 11 sezioni distaccate, 9.327 militi (di cui 3.227 donne) e 359 dipendenti che, con 389 autoambulanze, 138 automezzi per il trasporto disabili, 231 automezzi per il trasporto persone e di protezione civile, 4 imbarcazioni e 26 unità cinofile svolgono annualmente 406.084 servizi con una percorrenza complessiva di 13,5 milioni di chilometri.

Fare volontariato è sempre più una esigenza personale più che un dovere sociale. Contribuire direttamente e in prima persona al miglioramento delle condizioni ambientali e sociali, aiuta a crescere con un maggiore senso di rispetto civico verso il prossimo e verso l’ambiente che ci ospita.

 

Francesco Fiore

Phi Foundation

Articolo tratto da: insalute news dell’8 Marzo 2016

La mediazione carceraria: Un progetto italiano affidato al crowdfunding

Sai di cosa si occupa Sesta Opera? Hai mai sentito parlare di “mediazione carceraria tra pari”? Il primo progetto europeo di “mediazione tra pari” è italiano e si finanzia in rete!

Sesta Opera San Fedele (Associazione di Volontariato Penitenziario O.N.L.U.S.) nasce a Milano nel 1923 ed è una delle più antiche associazioni di assistenza carceraria operanti in Italia. Oggi può contare sul sostegno di circa 200 volontari che prestano il loro servizio a Milano e dintorni. Nel 2015 il supporto complessivo dato dai volontari è stato di circa 30.000 ore. Gli ambiti in cui Sesta Opera agisce sono:

    • Assistenza Intramuraria (Casa Circondariale San Vittore, Casa di Reclusione di Opera, Casa di Reclusione di Bollate, Reparto detentivo presso l’Ospedale San Paolo e Centro di Prima Accoglienza)
    • Assistenza extramuraria (Centro di Ascolto, Sportello Informativo e Gestione strutture di accoglienza)
    • Detenzione Domiciliare e Misure Alternative
    • Formazione (Corsi di Formazione e Partecipazione a manifestazioni e convegni)

Il carcere è troppo spesso un luogo di gravi conflitti fra i detenuti, pertanto, non tutti sanno che è un ambiente socialmente invivibile: un luogo di educazione alla violenza. Eppure secondo la Costituzione le pene dovrebbero tendere alla rieducazione e al reinserimento sociale. Per questo motivo Sesta Opera, Associazione italiana di volontariato carcerario, da sempre impegnata su queste tematiche, sta operando concretamente per realizzare il primo progetto di “mediazione carceraria tra pari” in Italia. Il programma trae ispirazione dai risultati ottenuti nel carcere messicano di Hermosillo dove questo metodo è stato introdotto nel 2005. Guarda il video!

Ora è più chiaro cos’è la “mediazione carceraria tra pari”?

La mediazione carceraria tra pari è una pratica innovativa nata in America Latina circa dieci anni fa. Prevede di scegliere e formare, all’interno della popolazione carceraria, persone che siano in grado di gestire e risolvere pacificamente i confitti che insorgono fra i loro compagni detenuti e fra i detenuti e le loro famiglie. Anche in un ambiente difficile come il Messico, l’esperienza di mediazione carceraria nel carcere di Hermosillo ha dato risultati importanti: nel 2005 i conflitti fra carcerati provocavano un suicidio la settimana e un ferito grave ogni tre giorni. Dopo due anni di mediazione in carcere non si verificavano più morti a causa di liti. Ma non è solo questo: il carcere era diventato un ambiente migliore. L’istituzione si è impegnata a migliorare le condizioni di vita dei detenuti. Enti e imprese hanno sviluppato nel carcere attività di formazione e lavoro e molti mediatori, una volta usciti, hanno deciso di continuare la loro attività di mediazione fuori dal carcere, nella società.

Il progetto pilota europeo di “Mediazione tra pari” è italiano e Sesta Opera ha scelto di partire dal Reparto Femminile della casa di reclusione di Bollate, a Milano, prevedendo un corso di formazione alla mediazione dei conflitti a un gruppo di detenuti selezionati con l’aiuto di volontari, educatori e agenti. Al termine del percorso di formazione inizieranno le prime attività di mediazione tra pari.

In particolare il progetto è articolato in quattro fasi:

  1. Nella prima fase si precisano le risorse disponibili e necessarie per dare avvio alla sperimentazione e se ne verifica la reale fattibilità nella struttura individuata.
  2. Nella seconda fase il gruppo di lavoro definisce un programma dettagliato di formazione e vengono individuati tra i carcerati coloro che esprimono le caratteristiche più adatte per diventare “mediatori”.
  3. Nella terza fase si terrà il corso vero e proprio.
  4. Nella quarta fase si inizierà a mettere in pratica quanto appreso. Parallelamente si verificheranno i primi risultati ottenuti L’obiettivo della mediazione è quello di lavorare “nella comunità” e “con la comunità” per ristabilire la comunicazione dove questa è tesa o interrotta. Il progetto è avviato sperimentalmente nel carcere di Bollate, reparto femminile e coinvolge, oltre le detenute, la direzione, gli educatori, la Polizia Penitenziaria e gli agenti di custodia.“Ci aspettiamo di ottenere una considerevole riduzione dei contrasti interni alle strutture carcerarie italiane”, commenta Guido Chiaretti, Presidente di Sesta Opera San Fedele. “Infatti, i risultati ottenuti in Messico ci autorizzano a essere fiduciosi: grazie alla presenza di un mediatore ogni 25 detenuti, a Hermosillo non ci sono stati più casi di suicidio a tre anni dall’inizio della pratica della Mediazione tra Pari e gli atti di autolesionismo sono sensibilmente diminuiti”.L’analisi degli esiti della sperimentazione nella casa di reclusione di Bollate sarà alla base della definizione dei criteri di declinazione di nuovi progetti da replicare in altre istituzioni carcerarie italiane ed europee.

Per fare tutto questo, c’è bisogno del supporto di molte persone, anche del tuo. Sesta Opera riesce a finanziare parte del costo totale del progetto, ma mancano ancora € 12.000 per arrivare a coprire tutte le spese previste. Aiuta Sesta Opera a raggiungere il primo traguardo di € 5.000. Dal 30 gennaio 2016 è infatti accessibile su www.retedeldono.it l’iniziativa promossa da Sesta Opera.

Cerca il progetto “mediazione carceraria” e fai la tua donazione

Si può sostenere questa iniziativa per il desiderio di migliorare la vita delle persone detenute e delle loro famiglie ma anche per migliorare la società. Sono tutte motivazioni più che valide.

Sostieni il progetto!

Un carcere più sicuro garantisce una società più sicura: la soluzione pacifica dei conflitti educa alla non violenza.

 

Paola Antifora

Phi Foundation

 

Il presidente di Sesta Opera, Guido Chiaretti, è stato intervistato dal Corriere della Sera (cronaca di Milano di domenica 6 marzo, articolo di Giampiero Rossi) e  spiega perché crede così tanto nel progetto “mediazione carceraria tra pari”. Leggi qui: http://bit.ly/sestaoprera_corrieredellasera

Orto dei Sogni

L’Orto dei Sogni Progetto di Missione Sogni Onlus

L’idea di creare il primo orto in ospedale prende spunto dal tema di Expo 2015.

“Nutrire il pianeta, Energia per la vita” e dall’analisi di esperienze analoghe fatte soprattutto in paesi anglosassoni,

dove l’utilizzo di spazi esterni organizzati per il recupero psico-fisico dei malati è stato oggetto di studio e sperimentazioni (Garden Therapy, Horticulturaltherapy) da parte della comunità scientifica.

Anche in Italia questa esigenza è molto sentita all’interno delle strutture sanitarie tanto da rientrare nel Piano Generale di Sviluppo 2011-2016 e nel Programma Verde e Arredo Pubblico in cui si fa esplicito riferimento alla terra e al verde come “spazi di vita e socializzazione”.

Nel 2011 Missione Sogni Onlus inaugura il suo primo Orto dei Sogni all’ospedale L. Sacco di Milano in collaborazione con il Comune di Milano.

Orto dei Sogni

Si tratta di un orto dedicato ai giovani degenti del reparto di Pediatria che possono dedicarsi alla cura di piante, fiori e ortaggi con il fine di migliorare la loro qualità della vita.

L’esperienza ha avuto talmente tanto successo che nel corso di questi anni è stata estesa in altre strutture a Milano:

  • Ospedale Luigi Sacco
  • Clinica Pediatrica De Marchi
  • Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori
  • Spazio Vita – Ospedale Niguarda

Gli orti messi a disposizione da Missione Sogni Onlus vedono il coinvolgimento di più di 300 piccoli pazienti che, con grande dedizione ed entusiasmo, impegnano parte della giornata a curare frutta e ortaggi destinati, una volta maturi, a finire sulle loro tavole. Tutto questo è reso possibile grazie al sostegno di esperti educatori dell’Associazione e di orticoltori volontari, che permettono ai bambini di non pensare per un po’ alla loro malattia, di stare all’aperto in compagnia di altri bambini e di prendersi cura di qualcosa che, alla fine darà dei “buoni” frutti.

Orto dei Sogni

Per una persona ospedalizzata poter frequentare un contesto diverso dal proprio ambiente di cura, anche a livello tattile e olfattivo, diventa uno stimolo alla guarigione. Inoltre, prendersi cura del verde sia da soli che insieme ad altri valorizza le capacità di ciascuno, ed induce un miglioramento psicofisico.

Per maggiori informazioni Clicca qui.

Una colletta per salvare l’isola di Budelli!

L’articolo di oggi parla di un grande progetto, una grande colletta su internet per acquistare l’isola di Budelli, nell’arcipelago della Maddalena, in Sardegna e far sì che questo paradiso rimanga italiano e incontaminato.
L’idea è venuta alla II B della scuola media di Mosso,nel Biellese.

“Vorremmo che fosse l’isola di tutti gli studenti d’Italia.
Abbiamo calcolato che se ogni studente delle scuole italiane mettesse 50cent, avremmo subito i fondi necessari. Naturalmente accettiamo contributi anche da chi non è studente!”
– scrivono nella pagina Facebook nata per promuovere la raccolta fondi.

Budelli

La campagna “Non si sbudelli l’Italia” è già scattata sui social network e molti hanno iniziato a mettere 50 centesimi a testa.

Un’iniziativa di crowfunding che potrebbe regale l’isola ai cittadini, come è accaduto in Nuova Zelanda, dove un gruppo di persone è riuscita ad acquistare la spiaggia paradisiaca di Abel Tasman raccogliendo circa 1,2 milioni di euro.

L’isola stava per passare di mano ad un magnate neozelandese, Michael Harte, che nei giorni scorsi si è però tirato indietro.

Voleva trasformare l’isola in un museo a cielo aperto – spiega Giuseppe Bonanno, presidente dell’ente Parco della Maddalena, a margine di un convegno a Firenze. Ora Siamo di fronte all’eventualità che il tribunale bandisca una nuova asta, oppure che si trovi un concordato con i creditori che vantano il debito che poi ha determinato il fallimento della società che ha portato al fallimento e quindi all’asta. L’isola era di proprietà di una società immobiliare. Si parla di poco meno di tre milioni di euro, la metà del valore è dovuto all’immobile che c’è sull’isola“.

Budelli

Una volta indetta l’asta, aggiunge Bonanno, “ci sono due mesi per la presentazione dell’offerta, poi il parco ha tre mesi di tempo, per legge, per esercitare il diritto di prelazione a favore dell’ente”.

Intanto dopo quasi trent’anni un piccolo pezzo di Budelli torna nell’isola di La Maddalena. Negli uffici dell’Ente Parco è stato recapitato un pacco con all’interno una lettera e un sacchetto contenente della sabbia proveniente dalla celebre spiaggia rosa. Una ragazza che si è firmata Antonella ha restituito al mittente, dopo 29 anni, quanto aveva prelevato durante un suo viaggio a Budelli. Nella lettera di accompagnamento, si spiegano le ragioni della restituzione: il senso di colpa per quel furto che una giovane ragazza in visita nell’Arcipelago nel 1987 commise “un pò per ingenuità, un pò per incoscienza”.

“Ringraziamo Antonella per la sua scelta” commenta Bonanno. “Non è mai troppo tardi per capire l’importanza dei propri gesti per il mantenimento degli equilibri naturali di un territorio. Ringraziamo anche i bambini di Mosso, perché con la loro mobilitazione hanno sensibilizzato anche i più grandi alla cura di un bene naturale come l’isola di Budelli”.

Intanto, per Bonanno, l’idea migliore è quella degli studenti di Biella.
La piattaforma per la raccolta fondi non è ancora attiva ma gli studenti di Mosso rispondono:

“Appena attivata la piattaforma lo comunicheremo. Iniziate pure comunque la raccolta di fondi. grazie!”.

Ora, per realizzare tutto questo, abbiamo bisogno di quanti più aiuti possibili!

Per maggiori informazioni clicca qui.

Portobello: il primo Social-Market italiano

Da Londra a Modena con amore, questa è una bella storia di solidarietà da raccontare.

I tre anni di Portobello, il market anti-crisi di Modena: non si paga in euro ma in ore di volontariato.

Tutti associamo Portobello al suggestivo mercato londinese, invece questa volta Portobello è una realtà tutta “made in Italy” che nasce a Modena nel 2013. Si tratta del primo emporio sociale cui possono accedere le famiglie in difficoltà economica che fanno richiesta al Comune e al Centro Servizi per il Volontariato in cui non si paga in euro, ma in ore di volontariato

La filosofia di Portobello è semplice, ambiziosa e completamente incentrata sulla solidarietà. Ripercorriamo la sua storia, merita di essere raccontata.

Il progetto nasce e si concretizza nel 2013 grazie a diverse associazioni del terzo settore, riunite sotto l’egida del centro Servizi per il Volontariato, che riescono ad ottenere la collaborazione del Comune, di alcuni soggetti privati e ovviamente della Fondazione. Il Comune di Modena decide di concedere i locali di via Divisione Acqui 81, nel comparto ex Amiu. Sono invece alcuni privati (tra cui Nordiconad, Coop Estense, Ccm) a donare arredi, macchinari e ovviamente beni di consumo per i clienti. Prende così vita il mini-market, completamente allestito da volontari, in particolar modo della Protezione Civile.

Ma Portobello, come anticipato, non è un supermercato come gli altri. L’acquisto dei prodotti è riservato infatti alle famiglie in difficoltà economica. “Ci sono infatti specifici requisiti che i Servizi Sociali del Comune devono verificare per poter indirizzare le famiglie richiedenti verso l’acquisto. L’idea è quella di evitare forme assistenzialistiche fine a sé stesse, quanto piuttosto di integrare un servizio di contrasto alla povertà con percorsi di consulenza e reinserimento.“

Come si fa la spesa e come si paga da Portobello?

Sugli scaffali ci sono tutti i prodotti, dalla pasta ai condimenti, dai biscotti, al pane al companatico, dai prodotti per la casa a quelli per la cura della persona, ma non compaiono i prezzi, bensì dei punteggi. In pratica ai compratori viene richiesto un impegno nel volontariato, con una delle associazioni che fanno parte della rete o addirittura nella gestione del mini-market stesso

Portobello ha iniziato nel 2013 con 30 famiglie già riconosciute nel percorso, oggi, a tre anni dalla sua apertura, sono 1.170 le famiglie raggiunte.

La sostenibilità del progetto, che dipende in larga parte dai fornitori e dalle donazioni è la vera sfida che attende i volontari ed i Servizi Sociali, ma le premesse dei primi tre anni sono assolutamente positive.

Per tutte le informazioni è possibile visitare il sito di Portobello. (http://www.portobellomodena.it/)

 

Paola Antifora

Phi Foundation

La Stanza dei Compiti!

Progetto Arca partecipa alla competizione online lanciata da Aviva Community Fund con un progetto dedicato ai suoi piccoli ospiti e alla loro educazione. Si chiama “La Stanza dei Compiti” e potremo votarlo dal 18 febbraio all’8 marzo.
I progetti vincitori saranno co-finanziati con donazioni fino a 10.000 euro.

“La Stanza dei Compiti” vuole essere uno spazio in cui sviluppare un programma educativo e di sostegno allo studio per i bambini del Centro di Accoglienza milanese per Famiglie in Emergenza di Progetto Arca.

Il Centro è provvisto di stanze con bagni e di zone pranzo comuni, ma non dispone ancora di un luogo adatto ad accogliere bambini, che provengono da condizioni di emarginazione e di povertà grave, e che hanno vissuto il trauma di aver perso la propria casa, perciò bisognosi di un’attenzione speciale.
“La Stanza dei Compiti” nasce per colmare questa necessità, e offrire ai nostri giovani ospiti un ambiente sereno e stimolante dove concentrarsi nello studio, seguire corsi di recupero e preparare le lezioni del giorno dopo. Un posto in cui possano studiare e scoprire il piacere dello studio, seguiti da educatori che lavorino anche con le famiglie, spesso non scolarizzate e poco consapevoli del valore della scuola per il futuro dei propri figli.

La Stanza dei Compiti

Il contributo di Aviva Community Fund è importante perché ci permetterà di acquistare tutta una serie di materiali utili per allestire una vera stanza dei compiti con lavagna interattiva, arredi a misura di bambino e cancelleria per la scuola. Grazie al finanziamento, potremo anche organizzare un anno di laboratorio di Arte Terapia.

Ora, per realizzare tutto questo, abbiamo bisogno di quanti più voti possibili!
Registrati sul sito Aviva Community Fund e vota subito la “Stanza dei Compiti”.

Per maggiori informazioni clicca qui.

L’1 Marzo scadono i termini per iscriversi all’Aics per le ONG idonee.

Sono state rese note dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione (AICS) le modalità d’iscrizione all’elenco delle organizzazioni non profit della società civile riconosciute soggetti della cooperazione allo sviluppo.

Per tutte le organizzazioni che vogliono iscriversi all’elenco è necessario presentare una serie di documenti a supporto della richiesta che può essere effettuata in qualunque momento dell’anno. Diversa la procedura per le ONG già idonee alla data del 31 dicembre scorso che prevede la presentazione di una semplice domanda entro il prossimo 1 marzo. Vediamo nel dettaglio cosa è necessario fare per ottenere l’iscrizione all’elenco.

ONG già idonee al 31 dicembre 2015 (ex legge 49/87)

Le ONG devono presentare domanda d’iscrizione all’elenco entro 30 giorni dalla data della pubblicazione del decreto (2 Febbraio 2016), indicando nella domanda il numero del decreto di riconoscimento di idoneità ai sensi della 49/87 e, qualora siano intervenute variazioni di Statuto, Sede Sociale legale o operativa, rappresentante legale, organi statutari allegare alla domanda anche la relativa documentazione.

La domanda va inviata su carta intestata della Ong, alla AICS mezzo PEC: agenzia.cooperazione@cert.esteri.it

E’ preferibile utilizzare l’allegato al decreto, per comodità lo trovate sul link allegato. Domanda di iscrizione/permanenza completo delle due dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà che sono parte integrante della stessa domanda. Si tratta di 5 pagine.

Dove si inserisce nella domanda il numero del decreto di riconoscimento di idoneità ai sensi della 49/1987? Non ci sono indicazioni esplicite, ma potrebbe essere aggiunto un punto alle 11 dichiarazioni previste nella prima parte della domanda.

Attenzione!!! Ogni pagina deve essere timbrata e siglata dal legale rappresentante.

Inoltre gli atti di notorietà devono essere completati con copia di un documento del legale rappresentante, è sufficiente anche la fotocopia non autenticata, di un documento d’identità in corso di validità del Rappresentante Legale.

E’ necessario fare una lettera di accompagnamento? E’ consigliabile aggiungere una lettera di accompagnamento. In essa si potrà ripetere il proprio n° di decreto di idoneità e annunciare i documenti allegati relativi alle variazioni statutarie o di legale rappresentanza inseriti oltre la domanda stessa.

Dopo 30 giorni dall’invio della domanda vale il silenzio assenso.

Se una Ong non presenta la domanda entro il primo marzo potrà presentare domanda in qualsiasi momento come le altre organizzazioni, ma dovrà produrre anche tutti gli allegati richiesti nel capo IV comma I ISCRIZIONE, e l’Agenzia avrà 90 giorni di tempo per esaminare la richiesta e accettare l’iscrizione.

Per le altre organizzazioni:

La domanda d’iscrizione redatta in lingua italiana secondo l’Allegato I a firma del Legale Rappresentante dovrà essere inviata per PEC a agenzia.cooperazione@cert.esteri.it

Le richieste devono essere corredate dalla seguente documentazione in versione originale o copia autenticata:

  • atto costitutivo e statuto;
  • bilanci analitici relativi all’ultimo triennio;
  • relazione sullo stato di avanzamento delle attività in corso, predisposta secondo il modello in Allegato II.
  • L’Agenzia ha 90 giorni di tempo per esaminare la richiesta e comunicare al richiedente le proprie determinazioni in merito.

 

Linee guida

 

Phi Foundation

 

 

Giornata di Raccolta del Farmaco

Sabato 13 febbraio: Giornata di raccolta del Farmaco

Come ogni anno la Fondazione Banco Farmaceutico, organizza in oltre 3600 farmacie in tutta Italia, la GFR – Giornata di Raccolta del Farmaco.

Cresce sempre più in Italia la richiesta di medicinali per i più poveri: nel 2015 infatti, secondo l’Osservatorio sulla Donazione dei Farmaci del Banco Farmaceutico Onlus, si è passati dalle 818 mila confezioni di medicinali del 2014 alle 870 del 2015, con un aumento del 6,4%.

Per rispondere a questa crescente necessità di medicinali, nelle farmacie che esporranno la locandina della Giornata di Raccolta del Farmaco sabato 13 febbraio, più di 14.000 volontari accoglieranno i cittadini che vorranno coinvolgersi in questa importante azione di solidarietà.

A beneficiarne saranno 400.000 persone fra anziani e famiglie in difficoltà economica che quotidianamente sono assistite da enti caritativi che collaborano con la Fondazione Banco Farmaceutico Onlus.

Durante tutta la giornata, presso le farmacie che aderiscono all’iniziativa, sarà possibile acquistare farmaci da automedicazione, che saranno donati alle persone prive di risorse e in stato di povertà che, su tutto il territorio nazionale, non possono permettersi l’acquisto di medicinali.

Giornata di Raccolta del Farmaco

“I dati – dichiara Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico – dimostrano come la crisi, soprattutto per le categorie sociali più deboli, non sia alle spalle. C’è bisogno dell’aiuto di tutti per dare una mano a chi non riesce a curarsi e sono sicuro che gli italiani sapranno rispondere, come ogni anno, con grande generosità”.

Per maggiori informazioni clicca qui.

Cena di Galà a sostegno di MediCinema

Umberto Veronesi celebra il Cinema e il mondo del Cinema ricambia, rendendogli omaggio con una Cena di Galà a sostegno di MediCinema Italia Onlus!

A volte, travolti dagli impegni della vita, ci dimentichiamo di quanto sia importante un momento di distrazione dal quotidiano, un momento in cui evadere e dedicare del tempo alle cose che ci piacciono e che ci fanno stare bene. Tra queste troneggia da sempre il Cinema: un mondo che ci proietta in altri mondi, che ci fa vivere, ci fa sognare, ci fa per un attimo dimenticare i nostri problemi. E se questo vale per la gente che sta bene, immaginiamo l’immenso valore che potrebbe avere per le persone meno fortunate che passano giorni o mesi interi ricoverati negli ospedali.

MediCinema Italia è un’associazione nata nel 2013 seguendo le orme di MediCinema UK (organizzazione no profit attiva in Gran Bretagna dal 1996) e propone di utilizzare il cinema e la cultura cinematografica a scopo terapeutico in strutture ospedaliere presenti su tutto il territorio nazionale.
Con l’obiettivo di creare momenti di intrattenimento continuativi si cerca di alleviare la sofferenza della malattia e la difficoltà della degenza nei pazienti ospedalieri.

Con questo sostegno MediCinema si affianca alla tradizionale terapia medica mettendo a disposizione uno strumento efficace per il sollievo della malattia e del dolore. Studi scientifici in ambito psicologico e neurologico hanno dimostrato che la visione di film sviluppa nei pazienti un processo di benessere e normalizzazione della propria condizione di disagio o malattia, non solo migliorando la qualità della vita dei malati ma stimolandoli a una condizione di benessere.

MediCinema porta all’interno delle strutture di degenza i film in prima visione ed organizza eventi speciali collegati, con la partecipazione di artisti internazionali e italiani che appartengono al mondo cinematografico e al mondo della cultura nel senso più ampio.

 

La Cena di Gala, un omaggio a Umberto Veronesi

Il 12 febbraio 2016 infatti, nella suggestiva atmosfera di Villa Aurelia a Roma, concessa in esclusiva dall’Accademia Americana, si terrà l’evento di presentazione del libro di Umberto Veronesi: “Tre sere alla settimana”: le recensioni di 300 film, 12 anni di passione cinematrografica.

Durante la serata verranno raccolti i preziosi contributi per realizzare un sogno importante: con i proventi, infatti, MediCinema Italia Onlus potrà completare la costruzione della prima sala cinematografica integrata in una struttura ospedaliera pubblica, una spazio destinato alla “cinematerapia” e alla terapia del sollievo per i degenti del Policlinico Gemelli e i loro familiari.
Alla serata parteciperanno attori e registri, grandi nome del Cinema italiano che hanno preso parte alla realizzazione di alcune delle pellicole recensite dal professore. Ogni tavolo porterà il nome di uno dei film italiani, prevedendo la presenza del regista o di uno degli attori che lo hanno interpretato.

La partecipazione alla serata richiede una donazione minima di 150 euro (riservata agli individui) e di 3.500 euro per tavoli aziendali da 10 posti.

Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione alla serata charity contattare la segreteria organizzativa al numero 0287286581 o inviando una e-mail.

 
 

Medici senza frontiere: 4 minuti

Fonte articoli: Medici senza Frontiere

 
Videocamera collegata al gommone dei soccorritori MSF che recuperano i superstiti dal Mediterraneo dopo che la loro barca si è capovolta ed è affondata.
 

 

Le nostre operazioni nel Mediterraneo

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A partire dallo scorso maggio, abbiamo avviato per la prima volta attività di ricerca e soccorso in mare a bordo di tre navi la MY Phoenix (in collaborazione con il MOAS), la Bourbon Argos e la Dignity 1. Non possiamo porre fine alle guerre e alla miseria che costringono le persone a lasciare i loro paesi d’origine, ma possiamo fornire assistenza e ridurre il numero di morti. Le nostre équipe nel Mediterraneo stanno lavorando per salvare vite, finché la situazione non sarà adeguatamente e umanamente affrontata dall’Unione Europea.
 

La campagna: #milionidipassi

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Alle persone in fuga Medici Senza Frontiere (MSF) ha dedicato la campagna #Milionidipassi, con un appello all’opinione pubblica e ai governi perché sia ridata umanità al tema delle migrazioni forzate e venga garantito il diritto di tutti ad avere salva la vita.
All’Europa e al governo italiano chiediamo:

  • vie legali e sicure perché le persone in cerca di protezione possano raggiungere il continente
  • il ripristino di attività di ricerca e soccorso in mare
  • piani d’emergenza per garantire sempre adeguate condizioni di accoglienza

Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle indicibili sofferenze di sfollati e rifugiati e alle ragioni della loro fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo. Fai un passo anche tu in questa direzione!
 

Aderisci alla campagna #MILIONIDIPASSI.

 
 

Viva la Vita per affrontare la SLA

L’articolo odierno è dedicato ad una malattia degenerativa a tutt’oggi inguaribile e tremenda perché pian piano imprigiona la mente in un corpo incapace di muoversi: la sclerosi laterale miotrofica, ovvero la SLA.

La SLA presenta una caratteristica che la rende drammatica: pur bloccando progressivamente tutti i muscoli, non toglie la capacità di pensare e la volontà di rapportarsi agli altri. La mente resta vigile ma prigioniera in un corpo che diventa via via immobile.

È sì una malattia inguaribile ma allo stesso tempo curabile nei sintomi ed è qui che cerca di fare la differenza l’Asdociazione Viva la Vita onlus si occupa di sclerosi laterale amiotrofica, la SLA appunto, ed altre malattie rare ad alto impatto sociale (malattie cioè che pongono in una condizione di invalidità permanente e che richiedono assistenza continuativa).

L’obiettivo primario dell’Associazione è quello di migliorare le condizioni di vita dei malati e delle loro famiglie.
Viva la Vita onlus è un’associazione laica che riunisce malati e familiari colpiti da questa terribile malattia ed è costituito da un gruppo di lavoro impegnato ed attivo nel miglioramento dell’assistenza domiciliare, nelle attività di formazione e informazione sulla SLA.

Lo sforzo dell’Associazione è quello di garantire alle persone malate la possibilità di vivere la propria vita senza l’ossessione della malattia, senza l’incubo continuo e assillante della morte che incombe, senza i sensi di colpa nei confronti dei familiari, con la possibilità di continuare a “pensare ad altro”, guardando al mondo intorno a se come tutti gli altri esseri umani.

L’assistenza domiciliare organizzata all’interno di un percorso coordinato che offra alla persona affetta da SLA interventi ospedalieri dedicati e professionalmente validi, costituisce la base su cui costruire la possibilità di restituire dignità al malato e di offrirgli una qualità della vita adeguata alle proprie aspettative.

L’obiettivo da raggiungere resta quello della presa in carico globale da parte del sistema socio-sanitario.
Il difficile cammino che la SLA impone chiede alla persona e alla sua famiglia scelte difficili e obbligate che devono essere operate sempre nella consapevolezza e nella piena libertà dell’individuo. La libertà di scelta, a patto che essa sia pienamente informata e consapevole, è sacrosanta e deve sempre essere garantita a chi è colpito da questa terribile malattia.

Testimonial d’eccezione nonché preziosissimo membro di Viva la Vita è Erminia Ferrari, moglie del grande attore Nino Manfredi che, dalla scomparsa del marito, è impegnata attivamente nella lotta alla sclerosi laterale amiotrofica. Viva la Vita le ha assegnato la carica di Presidente onorario.

Potete avere maggiori informazioni maggiori consultando il sito wlavita.org.

 
 

Essere buoni, paga (almeno nel curriculum)?

Pubblichiamo di seguito, un articolo molto interessante in versione integrale, con l’autorizzazione e il benestare dell’autore Osvaldo Danzi.

Il manuale del bravo Responsabile del Personale, al capitolo 3 narrava che se un candidato inseriva nel curriculum alla voce “hobbies” la pallavolo, era evidente che quel candidato avesse evidenti attitudini al lavoro in gruppo e spirito di squadra. Inserire “leggere” o “viaggiare” era fra quelle caratteristiche che denotavano nel candidato una profondità intellettuale sui generis e una mentalità molto aperta. Poco importava alla fine se il viaggio più lungo che avesse fatto fosse stato ai Prati di Tivo con i Boy-Scout e quel “leggere” era circoscritto alla Gazzetta dello Sport o alle istruzioni del cellulare.

Tuttavia, una volta sdoganato anche il golf come sport atto alle dinamiche di team building (terminati i ponti tibetani, l’orienteering, le passeggiate sui fuochi ardenti, la vela, il rugby e lo shanghai), sono caduti anche gli ultimi preconcetti, probabilmente dopo aver sorpreso a rubare in magazzino quei candidati cui il test di calligrafia aveva restituito un “affidabili, coscienziosi, focalizzati sul risultato” (questa è una storia vera. Insieme a quella dello psico – consulente che faceva il pendolo ai curriculum che tuttavia merita un articolo a parte).

Sebbene anche Linkedin adesso preveda la possibilità di inserire sul proprio profilo alcune voci legate al volontariato, alla cause civili e alla donazione di sangue, viene da chiedersi se al di qua della Manica queste attitudini vengano prese in considerazione seriamente da chi seleziona il personale e vengano ritenute strategiche ai fini dell’inserimento di un nuovo candidato in azienda. In questo stesso numero, in maniera sorprendentemente trasparente Simone Sgueo direttore del personale di Save the Children ed una provenienza da Philip Morris ha dato la sua risposta.

Sorprendente, per l’appunto. Andatela a leggere.

La mia esperienza personale (di donatore seriale di sangue con specializzazione in volontariato estremo) mi spinge a dire che una regola di fatto non c’è, ma dipende molto dal reclutatore. Di certo l’organizzazione umanitaria soffre del pregiudizio di non essere considerata “azienda a tutti gli effetti” e quindi vista più come un’entità più o meno auto organizzata che non soffre (e non gode) delle dinamiche tipicamente aziendali.

Dunque, il recruiter potrebbe considerare favorevolmente un candidato proveniente da questo settore se volesse valutarne principalmente le soft – skills legate al carattere e alla sensibilità nei confronti di temi e modalità sociali. Si presume che un candidato di questo genere sia Persona accomodante, che evita i conflitti, disponibile alla mediazione, orientato al lavoro di gruppo, capace di grande empatia, favorevole alla condivisione e creatore di climi favorevoli.

( Fra le altre cose, proprio stamattina ho assistito ad una conversazione telefonica di un Responsabile del Personale che affermava che i gay cucinano bene e i neri hanno un senso innato della musica).

Molto più frequentemente potrebbe incontrare il recruiter di un’azienda molto orientata al business, agli obbiettivi, al focus economico al punto da considerare questo candidato non idoneo ad abitare situazioni complesse, rivelando così un giudizio sfavorevole. Eppure chi conosce approfonditamente il Terzo Settore e il volontariato in generale sa quanto sia importante trovare soluzioni in tempo reale a problemi al cui confronto il ritardo di una fornitura è una bazzeccola. Chi ha lavorato nel volontariato ha dovuto gestire una complessità di modi di vivere e di pensare, microcosmi complessi che in confronto l’atavica diatriba fra commerciali e amministrativi viene derubricata a una lite fra comari.

Allora, come affrontare un colloquio di selezione per un’azienda strutturata se il vostro recruiter di riferimento vi lancia uno sguardo a metà strada fra l’ammirazione e la patetica certezza che uno come voi, vestito ai saldi di AltroMercato, insaziabile fan della farina di avena e dei fiocchi di tapioca, agguerrito nemico dell’olio di palma e dunque di tutte le creme al cioccolato in vasetti di vetro che qui non nomineremo nel rispetto totale della Liturgia No Logo, mai e poi mai potrebbe capire le dinamiche complesse e spesso border line dal punto di vista etico di una grande multinazionale come la nostra?

Certo, anche quella specie di manichino tutto griffato, con un master alla Bocconi in internazionalizzazione d’impresa e teoria e tecnica del parcheggio in seconda fila tanto paga papino, costantemente in vacanza alle isole Lampados, sicuro di sé e del suo Business English, non è poi così rassicurante.

E allora, quello è il momento in cui dovrete fare leva su tutto il coraggio che avete accumulato in 114 sedute di autostima e Yoga Intensivo e ricordarvi degli odori e i dolori che vi ha lasciato la strada, delle corse e le emergenze nel cuore della notte, del senso di pace e di gratitudine nel condividere un pasto alla mensa degli ultimi, della rabbia con cui avete raccolto i resti di un maltrattamento, pacata la paura di un ringhio e disarmata la lama di un coltello, tradotto le parole alcoliche o semplicemente straniere a questa terra, rimboccato le coperte di chi non abita il vostro stesso tetto e provare a chiedere come, quando e dove possano esserci obbiettivi che non possiate essere in grado di raggiungere, una volta vissuto tutto questo.

E provarlo a tradurre sul curriculum.

Articolo pubblicato da Osvaldo Danzi sul blog “Senzafiltro

 

Phi Foundation

Festeggia le tue feste con i panettoni di Amnesty International!

Acquistare un prodotto solidale significa fare un gesto importante e concreto in favore dei diritti umani.

È un’occasione per diffondere e sostenere i tanti progetti di Amnesty International che ogni giorno permettono di salvare vite, ricercare, e informare sulle troppe violazioni dei diritti umani che si verificano in ogni parte del mondo.

Non solo semplici oggetti, sono una testimonianza del tuo impegno.

Difendi i diritti umani ogni giorno insieme a noi, scegli ora il tuo prodotto solidale!

 

Ordina ora i panettoni di Amnesty International!