FIA, Insieme contro l’indifferenza

C’è una Onlus il cui motto insegna:

“Collaborare con le popolazioni povere e bisognose per favorire il loro progresso sociale e culturale così da poter un giorno lasciare operare in autonomia e piena dignità coloro che hanno beneficiato del nostro sostegno”.
Stiamo parlando della FIA, Farmacisti in aiuto.

Tutto ha avuto inizio nel 2002, con l’avvento dell’euro, nelle Farmacie Comunali di Fiumicino (Roma) e all’impulso iniziale dettato da un gruppo di amici tra cui il dott. Marco Tortorici promotore, divulgatore e principale ideatore dell’iniziativa.
L’idea primaria era quella di aiutare una missione dei Padri Stimmatini di Verona, a realizzare una piccola farmacia in Tanzania. Posizionando circa 100 salvadanai in diverse attività commerciali del nostro territorio si volevano raccogliere le lire rimanenti in circolazione. Ma passati cento giorni, con grande sorpresa, videro che le donazioni in euro erano di molto superiore alle lire.

La gente aveva condiviso con fiducia il loro progetto!

Così nel 2003 decisero che l’impegno, dimostrato in quell’occasione, potesse trasformarsi da occasionale in uno stile di vita professionale, che caratterizzasse la loro attività quotidiana.

Nel 2003 e nel 2004, in meno di due anni, la FIA è riuscita a far sostenere a distanza ben 100 bambini africani, ai quali se ne sono aggiunti altri 30 indiani, adottati nel Kerala, dove nel frattempo era stato aperto un secondo fronte di aiuti, grazie all’Associazione Namastè.

Nel 2005 poi l’ASSOFARM, la Federazione delle Farmacie Comunali Italiane, ha proposto quest’iniziativa a tutte le altre farmacie comunali italiane. Molte sono state le farmacie che hanno aderito, grazie all’impegno dei farmacisti che hanno voluto condividere quest’esperienza.

Alla fine del 2006 i Farmacisti in aiuto riescono a sostenere quasi trecento bambini con l’aiuto dei Padri Stimmatini in Tanzania e Namastè in India. E grazie agli operatori sul campo indiano di quest’ultima e al sostegno indispensabile della Loacker Remedia di Prato Isarco (BZ), si inizia la costruzione di un villaggio fatto di mattoni a Kattuvila, nell’India del Sud. Ad Agosto 2006 vengono consegnate le prime 10 case. Le altre 18, che saranno costruite nel 2007 e nel 2008, offriranno a decine di persone, che vivono in capanne fatte unicamente da foglie di palma intrecciate, un tetto sicuro ed una vivibilità prima inimmaginabile.

La FIA si è poi ulteriormente attivata per la costituzione di un Banco, cioè di un fondo, realizzato tramite il posizionamento del maggior numero possibile di salvadanai in farmacia, per garantire le necessarie coperture ai molti progetti di intervento che crescevano.

I Farmacisti in aiuto attualmente contano più di 100 adesioni alla causa dell’associazione, tra i professionisti del settore farmaceutico e delle farmacie del territorio italiano.

Sono persone animate da un desiderio comune di solidarietà che hanno fatto propri i principi, la missione e il codice etico di questa straordinaria Onlus.

Grazie al Banco dei farmacisti in aiuto, nel 2006 è stata realizzata la costruzione di un villaggio, composto da 25 abitazioni in muratura, nel Tamil Nadu, in India. A decine di persone, vittime dello Tsunami del 2004, è stato donato un tetto sicuro garantendo una qualità di vita prima inimmaginabile.
Dal 2006 in poi i fondi sono serviti a sostenere a distanza quasi 300 bambini,
garantire l’approvvigionamento alimentare ad un lebbrosario, sponsorizzare l’apertura di due dispensari farmaceutici in India con un bacino di utenza di circa 70.000 persone che riescono a fornire assistenza medica e farmaceutica gratuita, sostenere le spese di gestione annuali per uno dei due dispensari farmaceutici In India, aiutare un ospedale in Tanzania che fornisce assistenza medico-farmaceutica a circa 160.000 persone, costruire pozzi per l’approvvigionamento idrico in zone disagiate, finanziare interventi d’urgenza a pazienti in gravi condizioni di vita che non sarebbero altrimenti riusciti a pagare le spese chirurgiche, finanziare idee di impresa al fine di creare piccoli circuiti di microcredito.

Chi volesse avere maggiori informazioni e donare il proprio contributo in termini di tempo o denaro a questa meravigliosa associazione, può visitare il sito.

 
 

Equoevento: solidarietà e azioni concrete

Articolo scritto da: Francesco Catapano e da tratto da: Equoevento.
 
Sembrava ieri quando seduti su un tappeto con tante speranze e domande prendevamo la decisione di far nascere Equoevento cercando di capire ed immaginare come dar forma ad un sogno. Nemmeno nelle più rosee aspettative avremmo mai potuto prevedere che in così pochi mesi tanti splendidi traguardi sarebbero stati raggiunti.
Per chi non lo sapesse Equoevento nasce il 27 gennaio del 2014. Il tempo necessario a diventare operativi, adempiere a tutte le lungaggini burocratiche e normative, che subito siamo riusciti a trovare il primo vero evento dove mettere in pratica tutto ciò che avevamo immaginato. La data fatidica è il 5 aprile, l’occasione è il congresso di Federnotai presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria, alla presenza di ben 400 illustri invitati. Il risultato è stato un susseguirsi di conferme: il cibo eccedente era molto, la logistica semplice, ed i benefici enormi ed immediati: in quell’ occasione siamo riusciti a recuperare oltre 400 ottimi pasti cucinati da chef di fama internazionale.
Da quel primo giorno solo 8 mesi sono passati, e siamo intervenuti in oltre 90 eventi, nei quali abbiamo recuperato, sottraendoli alla logica dello spreco, oltre 30.000 eccellenti pasti, destinandoli ad oltre 20 strutture caritatevoli, tra case famiglia, mense per poveri, centri per rifugiati, e angeli che successivamente li portavano ai senzatetto sparsi per Roma.

Siamo riusciti a recuperare cibo dagli eventi più disparati: dalla Convention Cinque Stelle del Circo Massimo dove sono avanzate oltre 2000 pizzette farcite, alle prelibatezze dei banchetti dei matrimoni; dal convegno aziendale, alla cena di natale della AS Roma, o di Bulgari. In otto mesi abbiamo recuperato e portato sulle mense dei poveri le prelibatezze più ricercate, dal carpaccio di polipo alla pasta al tartufo, passando per 100 porzioni di spigola al forno, 20 chili di filetti in salsa di funghi, ma anche melanzane alla parmigiana, olive ascolane e molte altre vere chicche culinarie, che per un giorno hanno fatto la felicità dei meno fortunati.

 

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Questa esperienza ci ha donato innumerevoli momenti di grande umanità. Tra i più belli vogliamo ricordare sicuramente quando gli chef stellati dell’Hilton hanno fatto riaprire le vaschette piene di rigatoni alla amatriciana destinate ai poveri perché mancava la spolverata finale di pecorino, oppure quando Silvia e Mauro, sapendo che le eccedenze del loro matrimonio erano destinate ai bisognosi, hanno fatto preparare una seconda torta nuziale, per essere sicuri che si sarebbe festeggiato anche alla mensa.

Non possiamo sicuramente prenderci tutto il merito dei meravigliosi obiettivi raggiunti in questo primo anno, e sicuramente l’attenzione che ci hanno rivolto telegiornali nazionali come il TG1, il TG5, il TG2, Skytg24, e trasmissioni televisive come Striscia la Notizia, oltre che delle maggiori testate giornalistiche nazionali, ci ha permesso di far conoscere la nostra iniziativa e dimostrare a tutti che il recupero delle eccedenze era possibile e doveroso, specialmente da parte degli addetti ai lavori del settore della ristorazione e dei grandi eventi.

Un felice paradosso che racconta il nostro operato, è rappresentato dal fatto che inizialmente eravamo noi a chiedere ai catering se volessero donarci il cibo eccedente, ricevendo a volte un rifiuto per mancanza di cultura sull’argomento della gestione delle eccedenze, mentre possiamo felicemente notare che ad oggi sono gli stesso catering ed alberghi a contattarci chiedendoci di venire a recuperare presso le loro strutture il cibo in eccesso.

Questo è sicuramente il traguardo più grande che siamo riusciti ad ottenere: “cambiare il modo di pensare!”.

In ultimo, ma non per importanza, tutto quello che abbiamo fatto non sarebbe mai stato possibile senza l’aiuto degli operatori che da molti anni lavorano nel settore dell’assistenza sociale, a partire dagli amici del Banco alimentare, che ci hanno sostenuto sin dal primo momento, ma anche grazie all’operato di tutte le mense della Caritas e della comunità di Sant’Egidio, che hanno distribuito ai poveri il cibo che abbiamo raccolto.
Tutto questo ci entusiasma e ci motiva enormemente a proseguire verso questo cammino ed espandere la nostra attività in più aree possibili del territorio nazionale.

Con orgoglio possiamo infatti comunicarvi che dal prossimo anno con un nuovo fantastico gruppo di ragazzi saremo pronti ed operativi a Milano e in Lombardia, in modo da rendere ogni evento un Equoevento, ed aggiungere sempre più pasti a tavola.

 
Per maggiori informazioni: Equoevento.
 
 

Preposizioni semplici per un volontariato di successo in una ONP

Cosa c’entra la grammatica col volontariato?

La preposizione (dal latino “praeponere” = porre davanti) crea legame tra parole e frasi, dando un senso compiuto al discorso. In generale le preposizioni semplici chiariscono la meta di un’azione, il senso di un progetto, l’identità. Applicando tutto questo al mondo no profit, è ben chiaro che esse sono di vitale importanza per un volontariato di successo, per una ONP che sappia chi è e cosa fa. Poniamole davanti ad ogni nostra scelta personale e di gruppo: saranno il motore propulsore del nostro essere per gli altri!

  1. DI. Questa preposizione contiene tutte le tue qualità, i pregi, i difetti, i punti di forza e di debolezza. Più conoscerai te stesso e migliore sarà il mix che farai con tutti questi ingredienti. Sarà quello che offrirai alla ONP e a chi riceverà il tuo aiuto. 
  2. A. chi ti rivolgi? A chi presti aiuto? Questa preposizione è come il navigatore di ogni tua scelta, è il test che ti dice se il tuo progetto sta in piedi o meno. Sì perché se crei un piano di fundraising senza pensare chi sono i beneficiari, è come se vendi ghiaccioli agli eschimesi: faresti solo ridere, e neanche tanto.
  3. DA. Ricordati che qualsiasi azione ha una sua radice in una ONP che si è prefissata una vision (il perché) e una mission (il come). La fedeltà a questi due elementi stabilisce il suo successo. Ecco perché è importante che le fondamenta della onp siano solide e indistruttibili. Tu la sposeresti una persona che non si ricorda come si chiama? Ma la onp non è sufficiente: io non ho mai visto una onp soffiarsi il naso o imprecare per il ritardo di un treno… La onp è fatta di persone, che ci credono, che donano tutte le loro energie fisiche e psichiche. Persone che aiutano altre persone.
  4. CON. È il cuore di tutto: tu con la ONP, tu con i volontari, tu con la gente che aiuti.         Il volontariato è fatto da collaborazioni e integrazioni, a vari livelli. Tu collabori con la ONP, fornendo tempo, energie, competenze, responsabilità. La ONP collabora con te, fornendoti esperienza, campi d’azione, tempi e modalità. La gente che beneficia del tuo aiuto collabora con te, dandoti la possibilità di crescere.
  5. SU. Senza entrare in una dimensione di fede (assolutamente personale e intima), questa preposizione semplice indica che ogni azione di volontariato porta un beneficio verso l’alto, una crescita positiva, non solo in chi aiuti e assisti, ma in te stesso e nella ONP attraverso cui agisci.
  6. PER. Simile alla A, ma con una sfumatura diversa: in questo caso si gioca in perdita, senza guardare a un risultato, senza attendersi un grazie, anzi, magari ricevendo un insulto. Essere per l’altro, favorirlo in tutto senza aspettarsi niente.
  7. TRA. Deriva da intra: dentro, insieme. Non sei solo, mai. E neanche le ONP sono sole: ce ne sono altre millemila che intervengono nei più svariati ambiti sociali educativi, sanitari, culturali, ecc. Questa preposizione invita ad essere capaci di collaborazione e integrazione, certi che come disse John Donne “nessun uomo è un’isola.
  8. FRA. Deriva da infra, sotto, in basso. Sei capace di metterti in secondo piano? Riesci a sacrificare una giornata in cui potevi stare stravaccato sul divano o dedicarti al tuo hobby per un ideale più alto, per dare consolazione a chi sta soffrendo? È la sfida che ti chiede il volontariato: accettala!

Luca Rubin

Se vuoi collaborare con Phi Fondation in qualità di content editor contattaci, saremo felici di prenderti a bordo…

QUANDO IL NO PROFIT FA PAURA

Ti faccio un regalo e tu ricambi con un altro regalo, collaboro con la tua azienda e tu finanzi un mio progetto, mi dai un passaggio e io ti offro un caffè: questo è l’andazzo generale, trattare qualsiasi scambio come un’azienda: do ut des, non siamo capaci di ricevere gratuitamente, di ricambiare con un grazie o un sorriso, tendiamo a mercificare tutto, anche l’amore, anche l’amicizia.

Il giornalista Fabrizio Rondolino che dice :

“Emergency è un’organizzazione politica antioccidentale mascherata da ospedale ambulante. Va isolata e boicottata.”

Questa affermazione va letta proprio nell’ottica di un pensiero univoco ed egoista che mercifica tutto e inibisce la capacità di vivere il clima meraviglioso e pulito del dono.

Il no profit ha tra i suoi valori fondamentali quello di essere presenza positiva di bene e di donazione, ovunque ci sia fame, miseria, povertà, malattia, guerra, in una parola: ovunque l’essere umano soffre. Desidera portare conforto, salute, istruzione, desidera che i diritti umani siano possibili per ogni persona, e non solo per alcuni.

Nel momento in cui una qualsiasi onp (grande o piccola che sia), interviene in una situazione di urgenza, scattano o possono scattare i pregiudizi: lo fa per soldi, chissà che intrighi ci sono, sono dei venduti al potere, ecc… Non si riesce a concepire che una persona o un ente realizzi qualcosa di bello e di buono in modo spontaneo e gratuito.

Nei casi più gravi, come nell’affermazione di cui sopra, si giunge a intralciare l’intervento di aiuto, screditando e boicottando. Questa è la morte del no profit, è la morte del bene.

In ogni caso riteniamo che sia quantomeno doveroso considerare tutto il bene fatto da Emergency e da tutte (ma proprio tutte) le altre onp del mondo, in modo sereno, con sacrificio e senza clamore. Bisognerebbe andare oltre i piccoli schemi mentali e aprirsi ad un respiro mondiale, che non ha mai ucciso nessuno, anzi, dà a tutti la possibilità di una vita migliore.

Infine un consiglio che rivolgiamo a tutti: provate anche voi a diventare volontari, magari proprio di Emergency, provate a mettervi in gioco e a provare un’esperienza unica ed esaltante. E’ il modo migliore per poter giudicare e valutare l’operato delle ONP e di chi, quotidianamente si sacrifica per il bene altrui.

 

Luca Rubin

Charity: water

L’articolo di oggi lo voglio dedicare a qualcosa di essenziale alla vita, qualcosa che spesso e volentieri viene data per scontata e persino sprecata. Qualcosa di cui capiamo l’enorme valore solo quando ci viene a mancare, anche solo per poche ore. E pensare che ci sono Paesi che non l’hanno mai avuta disponibile!
Sto parlando dell’acqua.

Oggi, nel pianeta, 1,1 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, mentre per 2,6 miliardi di persone mancano i servizi sanitari di base. Otto milioni di persone l’anno muoiono a causa della mancanza d’acqua e delle malattie legate alla mancanza di servizi igienico-sanitari (3.900 bambini al giorno) e secondo le stime dell’Onu nel 2030 fino a tre miliardi di persone potrebbero rimanere senz’acqua.
Queste cifre, che è bene ricordare nella Giornata mondiale dell’acqua che dal 1992 si celebra ogni 22 marzo, non sono il frutto di una mancanza della risorsa. Il totale dell’acqua dolce disponibile per gli ecosistemi e per gli uomini è di 200.000 km3 d’acqua, che corrisponde all’1% di tutte le risorse d’acqua dolce e solo lo 0,01 di tutta l’acqua della terra. Ma questo 0,01 % sarebbe sufficiente per le esigenze di tutte le popolazioni. Il problema con cui ci confrontiamo è soprattutto un problema di governabilità: come condividere l’acqua in modo equo assicurando la sostenibilità degli ecosistemi.

Le malattie da acqua non potabile e la mancanza di servizi igienici di base uccidono più persone ogni anno di ogni forma di violenza, compresa la guerra.
Il 90% dei 30.000 morti che si verificano ogni settimana a causa dell’acqua non potabile e le condizioni di vita non igieniche sono bambini sotto i cinque anni. L’OMS riporta che oltre il 3,6% del peso globale delle malattie può essere prevenuta semplicemente migliorando l’approvvigionamento idrico, servizi igienico-sanitari e igiene.

In Africa solo, le persone trascorrono 40 miliardi di ore ogni anno a camminare per prendere l’acqua. Donne e bambini portano di solito il peso della raccolta facendo a piedi lungi tragitti per arrivare alla fonte più vicina, che non è protetta e probabilmente pure contaminata.
Il tempo trascorso a piedi e le malattie derivanti costringono i bambini a saltare la scuola, e gli adulti a stare a casa e prendersi cura delle loro famiglie, non lavorando. I lunghi tragitti poi sono occasione di molestie e violenza sessuale. Con l’acqua potabile nelle vicinanze, le donne sarebbero libere di perseguire nuove opportunità e migliorare la loro vita e quella delle loro famiglie.

Ancora una volta abbiamo l’opportunità di fare la differenza e organizzazioni come Charity: water vanno prese come esempio per l’incredibile impegno che svolgono.

 

Chatity: water è un’organizzazione non-profit americana, il cui obiettivo è portare acqua pulita e potabile a persone in nazioni in via di sviluppo.

Investono il denaro raccolto per costruire progetti idrici di proprietà della comunità di tutto il mondo. Un team che lavora a stretto contatto per garantire che ogni dollaro raccolto sia investito al meglio, adottando le soluzioni che garantiscono la continuità della fornitura dell’acqua.

Si avvalgono di partner selezionani per scegliere le posizioni dei punti d’acqua in base alla geografia e alle valutazioni dei bisogni . Essi considerano anche la possibilità di costruire forti relazioni con gli stakeholder locali, il rischio di sovrapposizione con il lavoro di altre organizzazioni e la disponibilità di parti di ricambio e servizi di riparazione.
Charity:water dal 2006 può vantare i seguenti progressi:

  • 17,370 progetti d’acqua
  • 5.500.000 sono le persone che hanno avuto accesso all’acqua pulita
  • 25 i partner locali.

Finanziamento dei progetti di acqua in 24 paesi in tutto il mondo – in Africa, Asia, America centrale e meridionale.
Purtroppo nel mondo gli “affari” intorno all’acqua rappresentano un giro economico grande, molto grande. Ma non è la questione del business quella che dovrebbe spingere le azioni umane, sopratutto in questo caso vitale.
Nella Caritas in Veritate, Benedetto XVI scrive:

“Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”.

Per garantire quest’obiettivo, occorre che ai Paesi poveri siano trasferite le tecnologie e le risorse economiche perché – attraverso gli investimenti necessari – si dotino delle infrastrutture indispensabili per accedere alla risorsa acqua.
Solo così, si potrà considerare il bene acqua equivalente ad un diritto fondamentale.

 

La Mappa del Volontariato in Italia

Come abbiamo già visto in questo articolo i dati sulla diffusione del volontariato in Italia mostrano un trend in crescita costante ( + 43,5%  dal 2001 al 2011); tuttavia la diffusione dell’attività di volontariato sul territorio è piuttosto variegata, come evidenziato anche dalle differenze del trend di crescita. Ad esempio nel Lazio e nel Trentino Alto Adige il numero dei volontari è più che raddoppiato, con una crescita rispettivamente del 137% e del 125,1%. La crescita risulta invece modestissima in Campania, +2,4%, in Sardegna, + 3,9% e in Puglia, +4,2%.

Numero di volontari su base regionale

[Fonte dati ISTAT: http://dati-censimentoindustriaeservizi.istat.it/Index.aspx]


Le aree geografiche del nostro paese che presentano una maggiore diffusione di istituzioni non profit registrano anche un bacino più ampio di risorse umane impiegate.
Il Nord-est e il Nord-ovest registrano, infatti, il rapporto più elevato di volontari (pari rispettivamente a 1.146 e 892 per 10mila abitanti) e di dipendenti (141 e 156 per 10mila abitanti) rispetto alla popolazione residente. Scendendo più in profondità emerge che la presenza più significativa di dipendenti rispetto alla popolazione residente si rileva nella Provincia autonoma di Trento (con 193 addetti per 10mila abitanti), in Lombardia (171), Valle d’Aosta (167), Lazio (150) ed Emilia Romagna (148).

Quasi la metà dei dipendenti impiegati nelle istituzioni non profit italiane (45,9 per cento) è concentrata in tre regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.

Mappa interattiva dei volontari in Italia provincia per provincia

Mappa pubblicata su: http://school.dataninja.it/crescita-volontariato-in-italia-mappa-diffusione/


Andrea Somovigo
Phi Foundation

SE IL TUO EVENTO NO PROFIT E’ UN FLOP…

Hai organizzato un evento no profit (una cena solidale, un banchetto, un qualsiasi evento di raccolta fondi), ed è andata male. Scarsa partecipazione, poco rendimento, morale a terra. Eppure eri così entusiasta! Hai condiviso sui social network, hai creato l’evento, forse avevi stampato inviti e locandine, avevi cercato di coinvolgere parenti e amici, ma niente, non è andata.

 

Cosa fare davanti a un fallimento? Essenzialmente tre cose: cogliere il lato positivo, annotare le magagne e ripartire!

 

Il positivo c’è sempre!

1) Non sei più quello di prima: l’organizzazione di questo evento ti ha formato, ti ha messo sul campo, hai capito “praticamente” come funzionano alcune cose, (per esempio come “funziona” un comunicato stampa”, ti sembra niente?). Il prossimo evento no profit ti troverà più pronto, puoi scommetterci!

 

2) Sai nuotare? Se in questa occasione hai improvvisato, hai detto “ma sì, poi vediamo”, hai delegato a chissà chi, chissà che cosa, bene, ora sai che questo atteggiamento è deleterio, perché se è vero che ci sono sempre gli imprevisti, non puoi fondare un evento su un mare di imprevisti: affondi subito!

 

3) Creare rete. E’ vero, hai ricevuto poche risposte, ma hai contattato molte persone, creato nuove relazioni di amicizia, potenziali collaborazioni: la prossima volta sai già da dove ripartire, chi contattare, con chi collaborare: niente è perduto!

 

 

Qualche rattoppo…

Dopo esserti un pò rincuorato e colto tutto il positivo, passa a vedere i punti deboli del tuo evento, gli ambiti che non hai curato, che hai lasciato al caso, o che hai gestito male.

 

Non c’è solo Facebook. Crei l’evento su Facebook, inviti i tuoi millemila contatti, anche quelli a 2000 km, dopodiché ti fermi a vedere se qualcuno “abbocca”. No, non funziona così. O non solo così. Esistono altri social network, esiste il giornale, la radio, la tv, una locandina… Esiste una stretta di mano e un sorriso, una pacca sulla spalla, un invito personale, senza pixel in mezzo: hai provato?

 

In quanti eravate? È vero che si possono raggiungere buoni risultati anche in solitaria, ma ti esponi a più rischi: tu sei uno e là fuori centomila, la tua energia non è infinita. Abbiamo sempre bisogno di confrontarci, di dire: “che ne pensi tu?” magari anche di scontrarci, per poi trovare una quadra. Lo stesso fallimento è vissuto in modo diverso se lo condividi con altri.

 

Con quale impegno? Penso che ormai tu lo abbia capito: le cose non si fanno da sole. Allora chiediti quanto ci hai creduto, quante energie hai investito, quanto tempo hai riservato (c’è stata almeno una notte insonne?) Operare nel no profit è come innamorarsi: se non senti le farfalle nello stomaco, stai coltivando un’amicizia tiepida, non un amore passionale!

 

 

È ora di rifare lo zaino e ripartire!

Abbiamo colto il positivo, abbiamo annotato le magagne. Ora ti do un consiglio spassionato: se ti fermi dopo un flop, confermi e timbri a fuoco che sei un buono a nulla, ma sai bene che non è per niente così! Riparti subito, rimettiti in gioco, centra un obiettivo e vai. Non da solo, ma vai. Come ti dicevo all’inizio, non sei più la stessa persona, il tuo zaino è più gonfio, di esperienze, di relazioni e competenze: riprendi la strada e vai: farai nuove esperienze, nuovi incontri e questa volta andrà sicuramente meglio. Buon viaggio!

 

PS: Se ritieni che manchi qualcosa, non avere timore, integra quanto ho scritto!

Phi Foundation

Quando un affascinante viaggio escursionistico supporta le persone colpite dal Cancro

 

Cambodia Hiking Challenge 2015

Sono partiti sabato 7 novembre e per 10 giorni , guidati dal Team Macmillian, attraverseranno la vecchia Indocina per iniziare un’escursione al maestoso Angkor Wat. Un’esperienza culturale unica con un trekking attraverso i villaggi della Cambogia, tra giungle e risaie, tra rovine e antichi templi dove paesaggi mozzafiato rimarranno nel cuore dei partecipanti di questo evento unico.

Si tratta di un’esperienza che capita una volta nella vita per scoprire la ricca storia della Cambogia e la sua cultura affascinante – contribuendo a cambiare la vita di persone affette da cancro. Infatti questo evento raccoglie i fondi per il Macmillan Cancer Support, in quanto la quota di iscrizione di £ 450 e la quota minima di sponsorizzazione di £ 3800 vanno a favore dei malati oncologici.

 

Visita il sito cambodiahikingchallenge e scoprirai come il Macmillan Cancer Support agisce,

partendo dal principio che una diagnosi di cancro colpisce tutto il mondo di una persona.
Si ha bisogno di sostegno per riprendere le redini della propria esistenza e il sostegno fornito dal team di Macmillian spazia dall’aiuto economico, al supporto psicologico, ai consigli sul lavoro al vero e proprio sostegno informativo in merito alla malattia e il modo in cui affrontarla.

Nessuno deve affrontare da solo e tutti hanno il diritto di poter parlare con qualcuno che li ascolti.

Si svolgono ogni anno nel mondo decine di Hiking Challenge e lo scorso marzo ad esempio la stessa Macmillian ha promosso anche la Nepal Hiking Challenge 2015 sempre a favore dei malati di cancro. Il successo di queste iniziative testimonia la volontà di essere uniti, in un team appunto, che esplora ogni via e mezzo possibile per superare ogni ostacolo, nella vita così come nella malattia, perché crede nell’ottimistica visione

non ci sono limiti ma solo possibilità“.

 
 

Dare speranza al futuro: il popolo del clima si mobilita

Dopo le tre giornate di mobilitazione che hanno visto a fine ottobre le piazze italiane animarsi con migliaia di volontari impegnati in flash mob, performance e eventi speciali, la Coalizione Clima si prepara alla Marcia per il clima del 29 novembre con altri appuntamenti di coinvolgimento. L’obiettivo è quello di far crescere sempre di più il ‘popolo del clima’ per dare un segnale di forte partecipazione e lanciare un appello ai Governi alla vigilia del Summit di Parigi – COP21 (30 novembre all’11 dicembre). I volontari delle oltre 130 organizzazioni nazionali e locali che aderiscono alla Coalizione si riuniranno a Roma il prossimo 6 novembre in un’Assemblea pubblica presso la sala Arci nazionale (Via Monti di Pietralata, 16 – dalle ore 14.30) per un confronto tra le centinaia di attivisti, comitati territoriali e associazioni. Tutti i weekend di novembre saranno comunque dedicati alla mobilitazione sul territorio per far crescere ulteriormente il numero di adesioni.

Le attività della Coalizione culmineranno domenica 29 novembre con una grande marcia che si svolgerà a Roma in contemporanea con altri eventi della Global Climate March previsti in centinaia di città del mondo tra cui Parigi, sede del Summit, Londra, Berlino, Madrid, Amsterdam, Barcellona, San Paolo, Johannesburg, Sydney, Canberra, Kampala, Tokyo, Dhaka, Bogotà.

 

In quella giornata la voce di migliaia di cittadini del pianeta che hanno il “coscienza per il clima”,

 
come recita lo slogan della Coalizione, saranno uniti in una grande mobilitazione globale per far sentire la propria voce contro gli effetti dei cambiamenti climatici e per un radicale cambiamento del modello economico, energetico e di sviluppo.
A Roma la Marcia partirà alle 14.00 da Piazza Farnese per raggiungere i Fori Imperiali dove si terrà il Concerto per il clima, previsto dalle 17 alle 21.00 e che vedrà salire sul palco i vari artisti che stanno aderendo alla mobilitazione. La Coalizione Clima unisce realtà e soggetti sociali che hanno risposto all’appello della Global Climate March organizzata per la vigilia della Cop21.

Per la coalizione “La conferenza di Parigi” pone al centro l’esigenza di un’agenda politica comune fondata sulle parole d’ordine che uniscono la mappa puntiforme costituita dalle lotte ambientali. Il protagonismo di sindacati, movimenti, comitati, associazioni e realtà sociali denuncia quotidianamente gli effetti dell’attuale modello economico sui territori e oppone ad esso la necessità di rifondare il sistema produttivo sulla giustizia ambientale e sociale, scardinando i meccanismi di sfruttamento e depauperamento dell’ambiente degli animali e delle risorse comuni”.

Nel manifesto prodotto dalla Coalizione Clima sono contenuti i principi che legano le centinaia di associazioni aderenti. Cambiare il sistema energetico accelerando la transizione in corso, superando grandi e inquinanti centrali a combustibili fossili per realizzare la transizione verso un modello di produzione diffusa e fondato sulla democrazia energetica, sull’educazione ambientale e sulle risorse rinnovabili locali; rivoluzionare il sistema dei trasporti per una mobilità nuova e sostenibile; valorizzare le buone pratiche agricole; creare nuovi posti di lavoro stabili e sostenibili; ripensare il ciclo vitale delle merci e promuovere buone pratiche di gestione e riutilizzo dei rifiuti urbani e soprattutto industriali: sono le sfide e gli slogan che vogliamo portare in piazza in Italia e nel mondo. Importante ci sembra, in questo momento, il legame tra questi temi e le migrazioni. Non si possono creare barriere per arrestare i flussi migratori, ignorando la connessione tra l’attuale modello produttivo, i cambiamenti climatici e le migrazioni ad essi dovute, sia attraverso le guerre ingenerate dalla corsa all’accaparramento delle risorse che a causa di contaminazioni e opere impattanti sulle risorse ambientali da cui dipendono intere comunità. Ad affermarlo è la stessa comunità internazionale in vari rapporti, a partire dall’ultimo report IPCC. Profughi ambientali, cambiamenti climatici e migrazioni forzate ci parlano di ambiente ma al tempo stesso di tutela dei diritti umani.

 

Apprezziamo i tuoi commenti in merito e la diffusione di questo articolo su questa problematica che richiede urgente attenzione da cittadini e governi di tutto il mondo!

 
Articolo tratto da Fondazione WWF

 
 

12 consigli per vecchi e nuovi volontari

Il volontario ha radicato dentro di sé il desiderio inestinguibile di essere una presenza positiva in un determinato ambito. Spesso però ci si dimentica o si ignora qualche passaggio importante. Cosa c’è di meglio che un appunto veloce magari su un coloratissimo post it?

 

1) Non sei infallibile. Apprezzo il tuo entusiasmo, la tua voglia di fare, sei travolgente, e porti nuove energie… ma non sei onnipotente, quindi sei passibile di errori e incongruenze. In più: se tu hai l’entusiasmo, la onp presso cui doni il tuo tempo ha l’esperienza e la competenza. Confrontati sempre!

 

2) Sii umile. Se ti dicono che non si fa così, avranno i loro buoni motivi. Accogli il consiglio, il suggerimento o l’ammonizione: ne avrai beneficio tu e il tuo lavoro, perché non si finisce mai di imparare.

 

3) Devi vincere l’Oscar della responsabilità. Non sei volontario per noia, o perché non hai di meglio da fare. Ricordati che ogni tuo intervento ha sempre delle conseguenze sulle persone e sulla onp, dipende da te se sono conseguenze positive o negative.

 

4) Sii costante. Il tira e molla non è producente. Ok, ti piace sentirti utile e partecipare, benissimo: stabilisci con i responsabili i tempi del tuo impegno, e sii fedele ad essi, costi quel che costi.

 

5) Mission possibile. Ricordati che la onp con cui collabori non lo fa per passatempo, ma risponde a esigenze primarie di popoli e persone: sentiti parte essenziale della sua mission!

 

6) Documentati. Scava tra le memorie della tua onp, chiedi ai “grandi” la storia e la genesi di quell’istituzione: perché sarà la tua storia e da quei contenuti ne trarrai formazione e saprai essere all’altezza in ogni situazione che incontrerai.

 

7) Formati. Poiché abbiamo stabilito che non sei infallibile, almeno per il momento, è necessaria una formazione, che ti renda pronto, competente e responsabile. Non esitare a richiederla se davvero vuoi metterti a servizio!

 

8) Comunica. Se hai in mente qualcosa di bello da realizzare, dillo ai responsabili, parlane con loro, magari davanti a un caffè. Ricordati che i risultati più belli si realizzano attraverso la condivisione di idee e progetti.

 

9) Mai solo. Qualsiasi cosa tu faccia, non sei mai solo: hai alle spalle gli anni di esperienza della onp di cui fai parte, i progetti studiati e realizzati, i giorni e le notti di lavoro, le sconfitte e i successi. Diventane beneficiario e custode.

 

10) Volontario pro domo tua. Quando dopo una giornata di evento rincasi con tanta stanchezza, pensa che il tuo impegno ha fatto del bene, prima di tutto a te stesso, poi agli altri. E non fermarti al solo ambito economico: c’è di più, molto di più.

 

11) Porta tutto a casa. Tutto ciò che hai vissuto come volontario è un bagaglio prezioso, anche le cose storte, anche i fallimenti. Nessuno è nato “imparato”. Tutti (o meglio, chi lo ha davvero voluto) hanno dovuto imparare. Anche tu, sei migliorabile!

 

12) Misurati la febbre. Sei un volontario felice? La risposta te la dà il numero di amici coinvolti. Uno è già un buon risultato!

 

Come sai, i post it non bastano mai, spesso si accumulano sulle nostre scrivanie. A te il compito di crearne altri che ti supportino nella tua attività di volontariato. Se ne scrivi altri me li regali? Grazie!

Sleep Out. Quando dormire sotto le stelle aiuta i desideri dei senza tetto in UK.

Potresti affrontare il freddo di una notte di novembre con nient’altro che un sacco a pelo e un materasso di cartone?

Questa è la sfida per aiutare a raccogliere fondi a favore dei senzatetto durante l’evento Sleep Out che si terrà a Eden, in Cornovaglia, Giovedì 19 Novembre, 2015.
Per il secondo anno consecutivo, l’Eden sarà una di una serie di locations per l’evento Sleep Out che si svolge in UK, con l’obiettivo di raccogliere più di £ 500.000 a favore di alcune migliaia di persone senzatetto del Regno Unito.
Sleep Out è un evento a livello nazionale organizzato dalla campagna End Youth Homelessness, un’associazione nazionale di enti di beneficenza che fornisce il supporto vitale per giovani senzatetto in tutto il Regno Unito.

La Cornovaglia ha uno dei più alti tassi di persone senza fissa dimora nel Regno Unito. La maggior parte di loro sono della Cornovaglia o hanno vissuto e lavorato nella contea per un tempo significativo. Altri viaggiano nella contea in fuga o in cerca di occupazione e di un nuovo inizio.
L’intrattenimento serale Durante la notte ci sarà musica dal vivo della band locale Clay e laboratori alimentari locali con Tony Trenerry, chef a Eden, e Sanjay Kumar, capo chef del Headland Hotel, Newquay e fondatore della Scuola di Cornish Sardines.
Ci saranno anche i racconti intorno ai falò, cibo, bevande calde ad offerta prima che i partecipanti si preparino per la notte nei loro sacchi a pelo.
La quota minima di partecipazione non rimborsabile è di 10 £.
Per registrarsi accedere al sito.
Al momento della registrazione, viene data la possibilità di scegliere una delle due associazioni di beneficenza di raccolta fondi: St Petroc o Ambra Foundation. Una volta completata la registrazione, verrà inviata un’email di conferma della registrazione.

Eden è collegato localmente a St Petroc e con il partner regionale End Youth Homelessness regional partner di Amber Foundation.

St Petroc esiste per fornire una vasta gamma di servizi al singolo senzatetto, che, il più delle volte, non rientrano nella responsabilità delle autorità regolamentari. La società fornisce servizi di vitto, assistenza, consulenza, formazione e reinsediamento delle singole persone senza tetto in Cornovaglia. Nell’ambito delle risorse disponibili, si sforzano di fornire la migliore qualità di servizio possibile. Il loro scopo primario è quello di fornire questi servizi a persone in età 1665 anni e per i quali non è prevista altra assistenza all’interno della comunità, sia per legge o in altro modo.
Per maggiori informazioni visita il sito.

Amber Foundation offre un ambiente favorevole e provvede a fornire cibo ai giovani, le cui vite hanno preso una brutta piega. Qui possono recuperare la loro autostima e imparare il rispetto per gli altri, così come altre importanti competenze di vita. Ambra aiuta loro residenti a riflettere su ciò che vogliono raggiungere, e fornisce aiuto pratico e consigli su come raggiungere questi obiettivi. Amber Foundation fornisce assistenza 24 ore al giorno e ogni giorno dell’anno.
Per maggiori informazioni visita il sito.

 

Juan Carr: l’uomo che vuole cambiare il mondo

La seguente storia, ha come protagonista un uomo che si è proposto cambiare il mondo. Tale ambizioso obiettivo, molto probabilmente per qualcuno può essere interpretato come un traguardo che merita rispetto ma di impossibile realizzazione, oppure per altri, un desiderio idealista di un ingenuo sognatore… Ma addentrandoci solo un po’ nella sua storia, i fatti da lui compiuti, possono risultare uno stimolo determinante per cambiare il nostro punto di vista sul valore dell’azione.

Juan Carr è un medico veterinario nato a Buenos Aires, Argentina, il 28 novembre di 1961. È un attivista sociale creatore nel 1995 della RED SOLIDARIA, una ONG. È stato proposto per diverse volte per essere nominato al Premio Nobel per la Pace (alcuni dicono 4, altri 5 volte) però non sono state approvate. Nel 2012 ha finalmente ottenuto l’approvazione della sua nomina al Premio Nobel proposta dall’Unesco Argentina. Ha anche prestato servizio come professore di biologia nel corso dell’ultimo anno di liceo “Scuola Los Molinos”, nella quale esercita la sua vocazione a capacità per la docenza.

È stato eletto come la persona numero 6 nel programma documentario “26 persone per salvare il mondo” in onda nella rete televisiva “Infinito”, sotto il nome di “La rete”. Nel 2011 è stato eletto come il “più affidabile Social Entrepreneur” votato dai lettori della rivista “Reader Digest” Argentina. Più recentemente, nel 2014, è stato premiato dalla Camera dei Deputati dell’Argentina per la sua carriera e per il suo merito.

 

La sua storia:

Figlio unico, a sua madre piacevano le lingue e suo padre era un avvocato. Quando loro si sono separati, lui è rimasto a vivere con la madre, la zia e la nonna. Dai 5 ai 9 anni di età è stato Scout, esperienza che l’ha segnato e i suoi genitori hanno fatto che conoscessi le popolazioni indigene, i settori sociali più trascurati e un leprosario.
La prima cosa che fece a 18 anni è stato donare il sangue, due mesi dopo è andato in missione dagli indiani wichis e pilagás della provincia di Formosa, al nord dell’Argentina. Ha lavorato come idraulico ed è stato professore di biologia e chimica.

Nel 1980 si iscrisse alla facoltà di veterinaria e alcuni anni dopo, divenne un veterinario. Nel 1983 Juan era da un anno fidanzato con la sua attuale moglie, Maria, quando le fu diagnosticato un cancro che indicava che le rimanessero tre mesi di vita. Fino al 1988 ha combattuto il cancro con controlli regolari e con la chemioterapia, nel settembre dello stesso anno i controlli indicavano che non sarebbe morto e così, decise di sposare Maria. I medici le dissero che non poteva avere figli, ma alla fine ha avuto cinque bambini.
Solo nel 1995 ha creato la Rete di Solidarietà con 5 amici. La convinzione, positività ed entusiasmo che Juan Carr trasmette in ogni momento, si possono comprendere attraverso questa sua frase:

C’è un concetto molto difficile da trasmettere per me. Quando dico che voglio cambiare il mondo, non è che solo lo dico… È che voglio cambiare il mondo veramente! E non è solo che voglio farlo, ma anche che so che è possibile!

Creata nel 1995, la Rete di RED SOLIDARIA ha partecipato a innumerevoli campagne, emergenze e movimenti sociali. La RED SOLIDARIA ha attualmente 38 reti nell’interno di Argentina e 800 volontari. L’organizzazione riceve una media di 100 chiamate al giorno che sono triplicati in caso di emergenza.

Non è un’associazione o un’organizzazione. Non ha documenti o forma giuridica.

RED SOLIDARIA ha voluto né più né meno, che creare una cultura di accompagnare persone in difficoltà e ha funzionato.

La RED SOLIDARIA dall’inizio ha collegato a persone con un poco di tempo a disposizione con un’altra persona che avesse bisogno d’aiuto. Attraverso un programma radiofonico hanno trovato il modo per aiutare che tanto avevano cercato: ogni volta che un integrante della RED SOLIDARIA è apparso in qualche modo, il telefono non smetteva di squillare.

Nel 2008 Juan Carr lascia l’incarico di direttore di RED SOLIDARIA a Manuel Lozano e si impegna nel progetto di replicare la RED SOLIDARIA nel mondo: stanno cominciando Monterrey, Vietnam, Barcellona, ​​Boston, Asunción del Paraguay, Santiago del Cile, alcune città in Uruguay e Brasile. Nel 2009 insieme ad altri, fondò il primo Centro Universitario di lotta contro la fame presso la Facoltà di Medicina Veterinaria presso l’Università di Buenos Aires e, nel 2011, insieme ad altri 3 amici fonda l’agenzia di comunicazione “Mondo Invisible“.

C’è effettivamente una o molte realtà che spesso ignoriamo oppure, che addirittura non vogliamo neanche guardare. Il profondo dolore altrui, ci ricorda la nostra propria fragilità. Ma fortunatamente, ci sono persone con anime piene di luce come Juan Carr, che attraverso la loro instancabile azione quotidiana illuminano non solo la vita dei più bisognosi, ma anche guidano il nostro stesso percorso di vita. Se a volte ci manca il coraggio di guardare i gravi problemi sociali, prestiamoci attenzione all’attività di coloro che lavorano umilmente per portare grandi soluzioni affrontando ogni giorno la più ambiziosa delle sfide: cambiare il mondo.

 
Come definiresti ora Juan Carr? Raccontaci la tua opinione!

 
 

Disegno di legge delega per la Riforma del Terzo Settore e il contributo di Phi Foundation

Noi della “Phi Foundation” siamo soddisfatti che l’Italia nel 2015 abbia approvato il Ddl delega sul Terzo Settore. A meno di un anno dal suo annuncio, ci viene restituito, per questa prima parte dell’iter parlamentare, un buon testo, a riprova che la Commissione e l’Aula alla Camera Italiana hanno lavorato con grande attenzione per la Riforma e riorganizzazione di un mondo vastissimo, che in Italia interessa oltre 300mila organizzazioni, quasi un milione di lavoratori totali e oltre 5 milioni di volontari, rappresentando 8 punti del PIL italiano.
Si tratta di un passaggio epocale che coinvolge l’intero Paese Italia e non solo il mondo delle organizzazioni non profit (ONP).

Auspichiamo che il successivo esame del testo al Senato italiano possa apportare alcune migliorie legate ad alcuni aspetti gestionali ed organizzativi, anche di natura civilistica e fiscale, delle realtà di terzo settore e delle imprese sociali, ma anche a questioni relative al servizio civile, così come ad una maggiore attenzione al volontariato organizzato e alle forme più spontanee di volontariato e partecipazione dei cittadini, e infine ad una più chiara individuazione del ruolo e funzione dei Centri di servizio per il volontariato.
Aspettiamo di poter chiarire i dubbi e dare risposte alle domande su un punto nodale che è quello delle risorse disponibili. Questione che una Riforma di questa portata non può certo ignorare.

Su questo e tutti gli altri aspetti “Phi Foundation” continuerà a fare la sua parte e dare il suo contributo aiutando le ONP a realizzare un sito web “Gratuitamente” con lo scopo di ampliare la loro visibilità e fargli ricevere donazioni tramite il tasto “Dona” . Ulteriore supporto viene dato tramite il sito web della “Phi Foundation” dove le ONP potranno avvalersi del “People Raising”, cioè, fare ricerca di Volontari e contattarli per le disponibilità; inoltre la “Phi Foundation” mette a disposizione delle ONP l’attività di raccolta fondi tramite azioni di “Fundraising” online e offline anche mediante manifestazioni finalizzate e “Corporate Fundraising”.

Se sei una organizzazione non profit e desideri supporto o vuoi avviare una campagna di raccolta fondi, chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community).

 

“Facciamo muro contro la povertà”

Quando i valori e le regole del Volley diventano recupero.
Presso il Grand Hotel Trento, il 16 ottobre c’è stato un incontro importante per il Trentino Volley, che da oltre quindici anni ha un ruolo primario nel mondo nazionale ed internazionale della pallavolo. Stavolta però per il Trentino Volley non si trattava di una partita ma di una collaborazione: il Club presieduto da Diego Mosna da questa stagione, infatti, scenderà in campo anche in Africa impegnandosi a realizzare un’importante iniziativa in partnership con l’Associazione Amref Health Africa, che da quasi 60 anni si dedica a progetti rivolti a questo continente e, in particolare dal 2000, ai giovani che popolano gli slum e le baraccopoli di Nairobi, in Kenya.

Dal 2000 infatti Amref promuove programmi di recupero dei ragazzi di strada di Dagoretti, un sobborgo di Nairobi. Poi nel 2012 Amref costruisce la struttura Children Village che coinvolge e aiuta innumerevoli persone. Si tratta di attività che vanno dall’assistenza medica e alimentare, all’istruzione di base; dallo sviluppo di piccoli progetti di microcredito, all’assistenza legale per molti di loro che hanno problemi con la polizia o che sono sprovvisti di documenti.
Il progetto di Amref prevede soprattutto la riabilitazione psicofisica e sociale, anche attraverso attività artistiche e di comunicazione, dal teatro al videomaking, realizzando videodocumentari e spettacoli, come il Pinocchio Nero, che sono stati divulgati con successo anche in Italia.

Ora, grazie alla partnership con Trentino Volley e al lancio del progetto umanitario “Facciamo muro contro la povertà”, il processo di riabilitazione dei ragazzi di Dagoretti potrà seguire anche una nuova, stimolante, traiettoria, quella contraddistinta dai valori e dalle regole della pallavolo. Le attività si arricchiscono dunque con il “volley di strada”, per creare nuove opportunità di recupero attraverso lo sport: Trentino Volley avverte la necessità di mettere le proprie conoscenze ed il proprio amore verso questo sport a disposizione dei popoli più svantaggiati, che affrontano quotidianamente ostacoli e difficoltà.

Trentino Volley invierà a Nairobi alcuni componenti del proprio staff tecnico, che avranno il compito di sovraintendere e guidare l’attività pallavolistica dei ragazzi di strada con l’obiettivo di trasmettere i valori di questo splendido sport. Una missione non semplice ma molto stimolante che rappresenta un obiettivo importante tanto quanto quello di ben figurare in campo.

 
 

Il Volontariato come risposta alla crisi economica

Ecco come il sindaco di una cittadina piemontese, Tigliole, ha pensato di far fronte all’emergenza economica della sua amministrazione e alla sempre maggiore necessità di dover soddisfare i bisogni e le necessità della sua comunità. “Le difficoltà economiche hanno come unica soluzione il volontariato, che in Italia è fortunatamente una risorsa che ogni giorno si mostra capace di supplire alle carenze del pubblico servizio.” Il sindaco Massimo Strocco Merlone ha aggiunto: “Un problema quasi irrisolvibile del Comune è la mancanza del personale necessario a prestare tutti i servizi sinora assicurati alla cittadinanza: inoltre, le incombenze aumentano sempre più, ma non possiamo assumere personale”.

E cosi, è stato rivolto un invito ai cittadini di Tignole: “Ricerchiamo cittadini attivi che vogliano rivestire un ruolo attivo nel proprio paese”.

“In una situazione di crisi come questa, l’unica risorsa possibile è quella di sperare nelle persone di buona volontà, che già sono molte, ma non bastano, per cui abbiamo pensato di rivolgere un invito alla popolazione; ci sono molte persone disponibili, che hanno del tempo a disposizione e magari non sanno delle necessità del Comune. Informandole ci auguriamo che arrivino altri volontari a darci una mano: inoltre, più si è, più il tempo da mettere a disposizione si riduce ed è quindi facile trovarlo”.

Questa dunque la ricetta del primo cittadino Tigliolese per affrontare in modo dignitoso e sociale la crisi economica in cui versa la sua amministrazione.

“I volontari potrebbero essere utilizzati in diverse mansioni, rispondenti a diversi progetti di “cittadinanza attiva”: ad esempio, nel progetto di educazione ambientale i volontari potranno occuparsi della gestione dell’eco-sportello presso la sede municipale, fornendo informazioni nel settore della raccolta e differenziazione dei rifiuti. Si potrà essere utili anche nella vigilanza presso la scuola primaria, assistendo all’entrata ed all’uscita dei bambini che frequentano la scuola di Pratomorone, rivestendo la figura del “nonno civico”; ci si potrà dedicare alla valorizzazione del patrimonio storico ed artistico locale in occasione di aperture straordinarie delle strutture più significative poste sul territorio (es. Chiesa romanica di San Lorenzo), ovvero durante mostre ed avvenimenti di particolare rilievo. Particolare importanza rivestono la cura e custodia degli spazi pubblici, che si potranno ottenere con la manutenzione ordinaria, anche con interventi di pulizia e piccola manutenzione di parchi e giardini pubblici, da effettuarsi in gruppi coordinati ed organizzati; infine, ci si potrà dedicare alla vigilanza ed al monitoraggio del territorio, un’attività di prevenzione che potrà essere realizzata anche con l’utilizzo dei mezzi di proprietà comunale”.

Dunque le idee e le proposte non mancano, e sicuramente altre ancora ne verranno col tempo, se il progetto dovesse cominciare a fornire i primi risultati. “L’impegno richiesto ai volontari potrà essere anche di poche ore mensili, non ci saranno vincoli di alcun genere ed ogni attività sarà organizzata tenendo conto delle esigenze di ognuno. Ai volontari sarà fornito tutto il necessario per la loro maggiore visibilità e saranno tutelati da un’assicurazione contro ogni possibile rischio derivante dalle attività svolte. La domanda di partecipazione a queste attività di volontariato potrà essere presentata al Comune di Tigliole, mentre altre informazioni potranno essere richiese all’Ufficio Tecnico comunale”.

Alle volte le soluzioni più semplici ai problemi più complessi sono a portata di mano, ma spesso manca la volontà per risolverli. Coinvolgere i cittadini direttamente in azioni tese al miglioramento della condizione collettiva, potrebbe diventare un esempio da seguire anche in paesi e città di dimensioni maggiori e potrebbe essere anche un modo per sensibilizzare la comunità verso problemi che riguardano un pò tutti, rendendo i cittadini partecipi, complici e responsabili della prosperità o del degrado del proprio comune.

Notizia tratta da: “La Nuova Provincia – Asti” di Renato Romagnoli

Il volontariato in Italia: impegno a tutte le età

L’identikit del volontario in Italia è stato tracciato di recente  da uno studio  condotto  dalla “Fondazione Volontariato e Partecipazione” in collaborazione con il Banco Popolare dal titolo:

“I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa”.

Lo studio fornisce una precisa e dettagliata descrizione del volontariato italiano, prelevando dati forniti da due fonti importanti: l’indagine sugli Aspetti della Vita Quotidiana degli italiani (Istat) e l’indagine campionaria sulle organizzazioni di volontariato in Italia.

I consentono di misurare in modo attendibile il numero dei volontari che svolgono la loro attività dentro le Organizzazioni di Volontariato: nel complesso i volontari nelle organizzazioni sono 1,7 milioni sui 6,6 milioni circa che in Italia si dedicano al volontariato nelle sue diverse forme organizzate o informali ( 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni).

Il quadro che emerge dall’indagine è ricco di fattori positivi: chi contribuisce alle attività di volontariato è in media più istruito rispetto a chi non lo fa (il 21,2% è laureato rispetto all’11,2 di chi non si impegna). Ma è anche maggior fruitore di libri, più interessato ai problemi sociali  e politici, più soddisfatto della propria vita e più ottimista per il futuro.

Uno studio che fornisce una immagine positiva del volontariato -commenta il Presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca-. Sottolineo un aspetto: emerge chiaramente come l’integrazione sociale attraverso il lavoro incentivi la partecipazione al volontariato che a sua volta rafforza ulteriormente l’integrazione sociale di chi lo pratica, creando un circolo virtuoso. Ancora più evidente risulta fra i presidenti i quali provengono per la quasi totalità dal mondo del lavoro”.

“La probabilità di fare volontariato in un’organizzazione -aggiunge il presidente della Fondazione Volontariato e Partecipazione Alessandro Bianchini– è massima fra i laureati, 5,5%, e tra coloro che dispongono di elevate risorse economiche 5,3%. In definitiva è superiore alla media fra gli uomini, fra coloro che hanno un’età compresa fra i 45 e i 64 anni, i diplomati, gli occupati, gli studenti, i pensionati e fra coloro che hanno un reddito familiare  adeguato alle proprie esigenze”.

L’età media dei volontari delle Organizzazioni di Volontariato è in linea con quella della popolazione, 48,1 anni a fronte del 48,7 della popolazione nel suo complesso. Il ruolo ricoperto dentro le OdV è influenzato dall’età: i presidenti delle OdV hanno in media 58 anni, dieci in più rispetto ai volontari delle stesse organizzazioni, e arrivano a ricoprire quel ruolo dopo un periodo lungo di gavetta. I giovani adulti con meno di 35 anni sono un quasi quarto dei volontari (23,9%) e solo il 4,1% dei presidenti ha meno di 35 anni, il 10,3% è fra i 35 e i 44 anni. L’anzianità appare premiante perché rispecchia l’anzianita di attività di volontariato. L’analisi dei dati  ci consente di determinare che la maggiore probabilità di fare volontariato è dai 45 anni in poi, quando l’attività lavorativa si è consolidata e i figli sono mediamente più grandi.

INFOGRAFICHE


[Fonte dati ISTAT: http://dati-censimentoindustriaeservizi.istat.it/Index.aspx]


Andrea Somovigo
Phi Foundation

Successo di Orticolario con ABIO Como

Riportiamo con grande piacere una comunicazione ricevuta da ABIO Como relativa alla loro partecipazione a Orticolario, la manifestazione florovivaistica che si è svolta a Villa Erba, a Cernobbio sul lago di Como.

Orticolario è nato 7 anni fa quando un gruppo di amici comaschi, appassionati di giardinaggio, con l’aiuto e il supporto della storica società ortoflorica comasca, decisero di promuovere l’iniziativa di questa manifestazione per offrire al visitatore lo spettacolo del mondo florovivaistico nel parco in riva al lago e all’interno del particolare centro espositivo.

Orticolario ha nelle sua finalità anche devolvere i proventi netti derivanti dalla manifestazione ad associazioni operanti sul territorio lariano.

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Ed ecco che ABIO Como ha deciso di offrire la sua collaborazione ad Orticolario, convinti che fosse un’ottima possibilità di far conoscere ulteriormente l’associazione sul territorio.

A differenza delle altre sette associazioni che hanno “prestato” i loro volontari per compiti diversi, dal supporto alle visite guidate, alla accoglienza degli ospiti, alla organizzazione del torneo di burraco, i volontari ABIO Como si sono occupati della spazio biblioteca “fiori da leggere” che è stato ideato dalla biblioteca di Brunate e creato per intrattenere i piccoli ospiti in attesa di partecipare ai laboratori che, come gli altri anni, hanno coinvolto centinaia di bambini in esperienze, giochi e avventure legate al mondo della natura.

I volontari ABIO Como per una volta hanno avuto a che fare non con piccoli pazienti, ma con bambini dai tre ai 12 anni, che sono riusciti ad intrattenere e a far divertire con pazienza, fantasia e amore.

C’era uno spazio per il materiale illustrativo e così decine di genitori hanno ricevuto informazioni sull’attività di ABIO e sulla nostra presenza in tutti gli ospedali della città.

La collaborazione è stata molto apprezzata dalla organizzazione di Orticolario, ma soprattutto da genitori e bambini e ci auguriamo che l’esperienza si possa ripetere l’anno prossimo.

Per maggiori informazioni e fonte clicca qui.

 

Il volontariato in Italia: vero motore delle ONP

E’ quasi una ovvietà sostenere che il mondo del Non-Profit sia fondato sull’opera delle persone che si dedicano ad attività di volontariato; basti pensare che il numero complessivo dei volontari censiti in Italia supera quota 6.600.000 e che oltre 4.700.000 di essi operano all’interno di organizzazioni ONP.

I dati del 2013, successivi al censimento 2011 evidenziano che il tasso di volontariato è pari al 12,6 per cento della popolazione: un italiano su 8. Era il 6,9 per cento nel 1993, e il 10 per cento nel 2011 con un trend dunque in crescita costante.
Sezionando i dati per regione emergono dei gap piuttosto evidenti: si passa dal tasso del 21.8 del Trentino al 7.9 della Campania con la media della macro-area del Nord-est che si attesta sul 16% e le periferie delle aree metropolitane al 14%.

Per ciò che riguarda il numero di ore dedicate dagli italiani al volontariato fa impressione il numero di 126 Milioni di ore che corrisponde a quanto espresso in termini di ore lavorate da 787.000 persone a tempo pieno su una settimana da 40 ore lavorative. Mediamente, l’impegno mensile è 19 ore, con massimi al  25,6 e 24,9 in Friuli Venezia Giulia e Piemonte, fino alle 13,8 ore della Campania e 13,9 della Sicilia. Non ci sono differenze sostanziali tra uomini e donne, le ore di volontariato aumentano con l’età dei volontari. Riguardo l’età è significativo notare che  fascia di età col tasso più alto di volontariato totale è quella dai 55 ai 64 anni e copre il 15,9 per cento del totale.
Il valore scende progressivamente e proporzionalmente allo scendere dell’età, anche per del minor tempo libero disponibile: il valore scende al il 10 per cento nella fascia  14-24 anni; il valore minimo si trova al 5.9% tra le persone con più di 75 anni.

INFOGRAFICHE

Il grafico 1 mostra le ripartizioni percentuali dei 4.758.622 volontari censiti e operanti all’interno di associazioni ONP raggrupando le organizzazioni per numero di volontari.


Il grafico 2 mostra, raggruppato, il numero di volontari impegnati nelle 243.482 associazioni attive con volontari censiti


[Fonte dati ISTAT: http://dati-censimentoindustriaeservizi.istat.it/Index.aspx]


Andrea Somovigo
Phi Foundation