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BILE DELL'ORSO

BILE DELL’ORSO: ORSI DELLA LUNA

BILE DELL’ORSO: ORSI DELLA LUNA

 

Bile dell’orso: orso della luna

PHI Foundation insieme animals asia foundation

chi siamo

perché siamo

 

Cina, Vietnam, Corea

Si calcola che tra Cina, Vietnam, Corea ad altre nazioni in Asia circa 20.000 orsi neri asiatici, meglio conosciuti come orsi della luna, siano allevati e torturati per soddisfare la richiesta di bile del mercato asiatico.

 

Dripping

Rinchiusi in gabbie grandi quanto il loro corpo, gli animali vengono munti giornalmente con l’ausilio di un rudimentale catetere di metallo conficcato nella cistifellea o mediante il cosiddetto metodo free dripping, che prevede l’apertura di profonde ferite nell’addome dalle quali il prezioso liquido defluisce lentamente.

 

Medico Veterinario

Tutte le operazioni avvengono in totale assenza di requisiti igienici, senza il supporto di alcun medico veterinario o l’uso di farmaci anestetici. Normalmente, ogni due impianti riusciti si contano due decessi per complicazioni di vario genere.

 

Jill Robinson

Fondata dall’inglese Jill Robinson, nel 1998, Animals Asia è l’unica organizzazione internazionale non governativa che si batte per mettere fine alle fattorie della bile nel sudest asiatico, riscattando gli orsi e ospitandoli nei suoi santuari in Cina e in Vietnam.

 

Aniamals Asia

Animals Asia lavora con lo scopo di promuovere il cambiamento e lo sviluppo attraverso l’educazione e l’informazione, ricercando in collaborazione con i governi nazionali, le autorità locali e le comunità, soluzioni sostenibili a lungo termine.

 

La bile di orso

La bile di orso è un ingrediente molto apprezzato dalla Medicina Tradizionale Cinese e viene impiegato come antinfiammatorio nelle sue preparazioni da più di 3000 anni, nonostante siano disponibili numerosi rimedi erboristici e di sintesi.

 

Alternative

Entrambe le alternative sono economiche, facilmente reperibili e soprattutto più sicure per la salute pubblica. La bile, infatti, viene estratta da animali affetti da gravi patologie ed è contaminata da pus, sangue, urina, feci e altro materiale biologico.

 

La bile estratta, inoltre, non subisce alcun processo di raffinazione.

 

Ursodesossicolico

Il suo principio attivo, l’acido ursodesossicolico (UDCA), venne sintetizzato per la prima volta in un laboratorio giapponese nel 1954. La sua efficacia è scientificamente dimostrata nel trattamento delle malattie del fegato.

 

UDCA

L’UDCA sintetico è sicuro per la salute umana, non ha effetti collaterali, non contiene derivati animali e ha costi di produzione ridotti. L’UDCA è usato in tutto il mondo per curare cirrosi primarie, calcoli alla cistifellea, epatiti autoimmunitarie e tumori al colon. Ironicamente, in Asia si consuma più UDCA sintetico che bile di orso.

 

Giappone, Cina e Corea consumano complessivamente 100 tonnellate di bile sintetica all’anno. Il consumo mondiale totale è di circa il doppio.

 

Veerboristiche

Secondo l’Associazione Cinese di Medicina, Filosofia e Ambiente esistono almeno 54 alternati veerboristiche alla bile di orso tra cui l’edera, il tarassaco, il crisantemo, la salvia ed il rabarbaro.

 

Bevande energetiche

Oggi la richiesta locale di bile di orso è di circa 4 tonnellate, mentre la produzione di estratto secco si aggira intorno alle 7 tonnellate, quasi il doppio rispetto alla domanda, incentivando così i produttori a impiegare la bile nella preparazione di beni di largo consumo come lozioni, shampoo, vino, tè, bevande energetiche e unguenti di varia natura.

 

Questi prodotti vengono esportati illegalmente in tutto il mondo, Europa compresa.

 

Orso nero

L’orso nero asiatico, Ursus Thibetanus, è una specie tutelata dalla CITES, la convenzione internazionale sul commercio delle specie animali e vegetali in via di estinzione, che ne vieta e regola l’esportazione e l’importazione non autorizzate.

 

China Wildlife

Nel giugno del 2000 Animals Asia, con il sostegno della China Wildlife Conservation Association(CWCA), conclude il primo storico accordo firmato tra una organizzazione internazionale non governativa e il Governo Cinese nell’ambito dell’animal welfare.

 

Il trattato prevede la liberazione dei primi 500 esemplari detenuti e impegna le autorità locali a ritirare progressivamente le licenze.

 

Governo Cinese

Oggi Animals Asia è il solo interlocutore del Governo Cinese in materia di bear farming e l’unico al quale è consentito operare all’interno dei confini nazionali, mentre oltre il 70% del territorio cinese è farm-free.

 

Vietnam

In Vietnam, diversamente dalla Cina, l’allevamento degli orsi è illegale dal 2002, ma si stima che oltre 1.200 esemplari siano ancora detenuti e sfruttati nelle fattorie della bile a causa delle normative farraginose e delle difficoltà nell’attivazione dei controlli.

 

2006

Nel 2006 Animals Asia sottoscrive con le autorità vietnamite uno accordo quadro che decide la liberazione di 200 orsi e formalizza la volontà del governo a contrastare concretamente questa industria.

 

2007

A luglio del 2017 Animals Asia ha firmato il Memorandum of Understanding con il governo Vietnamita, nel quale si dichiara la liberazione di tutti gli orsi dalle fattorie della bile entro un arco di tempo di cinque anni.

 

Sichuan

Animals Asia ha costruito e gestisce due santuari nella provincia del Sichuan, in Cina, e nel parco Nazionale di Tam Dao vicino a Hanoi, in Vietnam, entrambi premiati quale modello internazionale di eccellenza.

 

300 operatori

Animals Asia impiega oltre 300 operatori qualificati in tutto il mondo e rappresenta un indotto economico di straordinaria portata per le comunità in cui opera nel continente asiatico.

 

Hong Kong

Animals Asia ha sede a Hong Kong. Il nostro obiettivo è quello di informare l’opinione pubblica e promuovere la diffusione di una coscienza etica e consapevole rispetto al tema della sofferenza animale e la tutela dell’ambiente. In Italia Animals Asia è una ONLUS registrata. www.animalsasia.org

 

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

 

PHI Foundation

Daniela Bellon

QUANDO C’È CUORE E DETERMINAZIONE IL VOLONTARIATO ESPLODE

Dopo lo spaventoso tsunami che nel 2004 devastò il sud est asiatico, il signor Antonio Santoro, neo pensionato e con il desiderio di fare del volontariato, decide di partire per andare ad aiutare quelle popolazioni.

L’intenzione era quella di raggiungere l’Isola di Sumatra ma l’accesso risulta impossibile e con altre persone conosciute in viaggio, rimane bloccato in India, nella regione del Tamil Nadu. Ma anche qui c’è molto da fare. La tempra di Antonio e la sua determinazione a fare del volontariato lo porta a radunare altri volontari e a raccogliere insieme a loro tutto il denaro possibile per acquistare beni alimentari.

Con l’aiuto delle autorità locali, noleggiano due camion, li riempiono di viveri e iniziano a percorrere la costa del Tamil Nadu, distribuendo cibo nei villaggi. Durante il loro viaggio comprendono la realtà e la cultura indiana e fanno amicizia con i responsabili e i volontari dell’associazione Indian Christian Mission.

Tornati in Italia, decidono di fondare “Progetto Familia Onlus”, con lo scopo di fare del volontariato in favore dei bambini dell’India che sono rimasti orfani. Si mettono in contatto con l’associazione Indian Christian Mission e iniziano a raccogliere i fondi per sostenere il loro operato in quel paese. Nasce così una splendida collaborazione, che attraverso il progetto delle adozioni a distanza, offre a molti bambini indiani la possibilità di nutrirsi, vestirsi e andare a scuola.

Dopo molti anni di attività, Progetto Familia viene a sapere che 2 orfanotrofi della regione del Tamil Nadu, si trovano in grosse difficoltà. I volontari di Progetto Familia non possono chiudere gli occhi e si dedicano anima e corpo per aiutarli a restare attivi.

I bambini, grazie ai volontari di Progetto Familia possono crescere e andare a scuola, ma non una scuola improvvisata all’interno degli istituti, NO! Niente collegio, ma la possibilità di frequentare una Scuola Statale.

Per mezza giornata questi bimbi possono uscire dall’orfanotrofio ed integrarsi con i bambini dei villaggi vicini. Un po’ di aria, un po’ di normalità e soprattutto un po’ di scolarizzazione che permetterà loro di essere indipendenti da grandi.

In quelle zone l’assistenza sanitaria è praticamente nulla, così Antonio e i suoi volontari si danno da fare per aprire un ambulatorio medico gratuito, aperto a tutti, che offra la presenza giornaliera di un medico, 2 infermiere e i medicinali necessari alle cure.

L’ambulatorio oggi è diventato un importante punto di riferimento per tutti i villaggi della zona. Tra gli utenti ci sono molte donne, che chiedono aiuto durante la gravidanza o il parto.

Progetto Familia si occupa anche della tragica condizione delle donne, considerate esseri inferiori, spesso vendute per pagare un debito o cedute come spose bambine a ricchi possidenti.

Per dare loro una dignità e aiutarle ad essere autonome, l’associazione ha creato un laboratorio di taglio e cucito, dove offre alle donne del posto una formazione professionale gratuita. L’obiettivo non è solo aiutarle a guadagnarsi da vivere ma anche ad avere rispetto di sé e pretenderlo dagli altri.

Sicuramente il Sig. Antonio, quando ha seguito il suo desiderio di fare del volontariato ed è partito per l’Asia, non avrebbe mai immaginato di riuscire a fare così tanto. Oggi Progetto Familia sostiene progetti in India, Etiopia e Uganda.

Se volete aiutare questa Associazione, sostenerla o saperne di più sulle sue attività di volontariato, potete scrivere a a.santoro@progettofamilia.org oppure telefonare al numero 02.40074976.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Anche le bambole pensano: un invito a crearle in modo diverso

Neha Chauhan Woodward, indiano-americana nata a New York, ama giocare con le bambole, però nessuna delle bambole con cui ha giocato da piccola assomigliava a una persona reale come poteva essere lei o una delle sue amiche.

Se anche io penso a Barbie, la bambola con cui ho trascorso la maggior parte della mia infanzia, non trovo nulla in lei che mi rappresenti. Aveva vestiti eleganti per tutte le occasioni, scarpe col tacco, orecchini brillanti, capelli biondi sempre in ordine, anche se avevo una spazzola per pettinarla. Ma soprattutto Barbie non aveva desideri, interessi, passioni, obiettivi da raggiungere. Mentre io ne avevo tanti. Barbie era troppo alta, troppo bella, troppo ideale per poter anche pensare, desiderare, conoscere.

Barbie era nata per apparire, non per essere. Era nata perfetta, come nessuna bambina, ragazza o donna è, nella vita vera. Barbie era come, fin da quando ero piccola, mi hanno detto di essere: bella, magra, educata, controllata, attraente per il futuro principe azzurro Big Jim. Forse è questo che ha pensato Neha Chauhan Woodward quando ha deciso di creare una bambola diversa dalle altre ma simile a tutte noi.

Così, con l’aiuto di una campagna Kickstarter, ha fondato Girls & Co, società di giocattoli che offre una collezione di sette bambole, ognuna rappresentativa di background culturali differenti. Nell’azienda lavora Mackenzie una afro-americana che spera un giorno di diventare president, Rory a cui piace la danza hip hop, Maya che si è trasferita con la sua famiglia dalla Colombia negli Stati Uniti e un giorno vuole essere uno scienziato. Poi ci sono Cara, di origine latina, e Anjali, indiano-americana, proprio come la fondatrice Neha Chauhan Woodward, che non aveva mai avuto una bambola indiana.

Grazie a Girls & Co molte bambine di provenienza diversa si sentiranno finalmente rappresentate. Non solo per origine etnica o geografica ma in quanto bambine, ragazze e future donne. Le bambole di Girls & Co rispecchiano personaggi reali: sono intelligenti, ambiziose, con interessi veri sia personali che professionali.

Le bambole di Girls & Co sono goal-oriented e sapranno ispirare le bambine affinché diventino future donne leaders. Per questo Neha Chauhan Woodward vuole destinare una percentuale del ricavato di vendita di ogni bambola a She’s the First, associazione no profit che realizza progetti di educazione per sostenere le bambine che vivono in condizioni svantaggiate in Africa, America Latina e Asia.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

Un giorno, per caso – Un jour, par hasard

Vi capitano mai quei pomeriggi lavorativi in cui c’è troppo da fare per giustificare un’assenza, ma tropo poco per dare effettivamente un senso al tempo passato in ufficio? A me è capitato di recente, un paio di settimane fa, nel mio ufficio di Losanna. Penso addirittura che piovesse, giusto per aggiungere un velo di noia circostante. E mentre ero impegnata ad annoiarmi, sul social professionale Linkedin per l’esattezza, un articolo in particolare mi ha riportata al qui ed ora. Non ricordo di cosa parlasse, non è importante. Ricordo però che, grazie a quel primo articolo, ne ho scoperti tanti altri, tutti diversi, e tutti simili. Tutti impegnati a dar voce a eventi, organismi o persone che effettivamente stavano e stanno a cuore degli autori.

A quel punto mi sono definitivamente svegliata, mi interessava solo saperne di più su questa comunità in grado di attribuire una tale importanza alla passione per l’umanità. Così ho scoperto PHI Foundation. E siccome, in modo contorto, credo che alcune casualità siano predestinate, ho mandato un curriculum vitae. Penso addirittura di averlo mandato per sbaglio in francese (come ho già detto, vivo a Losanna).

Ad ogni modo, il curriculum è arrivato a destinazione, e la curiosità deve essere stato reciproca, perché di lì a poco sono stata contattata da Sebastiano De Falco, membro di PHI Foundation. Una chiacchierata, un incontro, e il mio interesse per la fondazione e per ciò che avrei potuto svolgere grazie ad essa si è consolidato. Così adesso mi trovo qui, sempre a Losanna, a raccontare di come un giorno, per caso, mi è stata data la possibilità di scrivere per raccontare quel po’ di bene che viene fatto al mondo.

Mi chiamo Asia, ho 22 anni, vivo in Svizzera francese, e da questo momento scriverò articoli bilingui (italiano e francese) su qualsiasi cosa riesca a risvegliare la mia attenzione come quel primo articolo.

 

TRADUZIONE IN FRANCESE / TRADUCTION FRANCAISE

 

Un jour, par hasard

 

Ça vous arrive jamais de vous retrouver au boulot, alors qu’il y a trop de travail pour justifier une absence, mais en même temps trop peu pour attribuer du sens au temps passé au bureau ?  Ça m’est arrivé récemment, il y a quelques semaines, dans mon bureau de Lausanne. Je pense même qu’il pleuvait, ce qui rajoutait une couche d’ennui générale. Et pendant que j’étais occupée à m’ennuyer, sur le réseau professionnel Linkedin plus précisément, un article m’a ramenée au ici et maintenant. Je ne me rappelle pas de quoi il parlait, ce n’est pas important. Mais par contre, je me rappelle que, grâce à ce premier article, j’en ai découverts d’autres, tous différents, et tous similaires. Tous engagés pour donner une voix à des événements, des organismes, ou à des personnes dont les auteurs se souciaient et se soucient vraiment.

A cet instant-là, je me suis définitivement réveillée, mon seul intérêt étant celui d’en savoir plus à propos de cette communauté en mesure d’attribuer une telle importance à la passion pour l’humanité. Et c’est comme ça que j’ai découvert PHI Foundation. Et, étant donné que, d’une façon un peu tordue, je crois que parmi toutes les casualités, il y en a certaines qui sont prédestinées, j’ai envoyé un curriculum vitae.

Bref, mon curriculum a été bien reçu, et la curiosité doit avoir été réciproque, car pas longtemps après, j’ai été contactée par Sebastiano De Falco, membre de PHI Foundation. Une discussion, une rencontre, et mon intérêt envers la fondation et ce que j’aurai pu mettre à l’œuvre grâce à elle a été confirmé. Et donc maintenant je me retrouve là, pour raconter comment un jour, par hasard, on m’a offert la possibilité d’écrire pour raconter le bien qu’on fait au monde.

Je m’appelle Asia, j’ai 22 ans, j’habite en Suisse Romande, et à partir de ce moment je vais écrire des articles bilingues (en italien et en français) à propos de chaque chose capable de réveiller mon attention comme ce premier article.

 

PHI Foundation

Asia Fioravera