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Italia Non Profit: il Google italiano del terzo settore

Il mondo del terzo settore è molto vasto e frammentato, per questa ragione nasce nel gennaio 2017 Italia Non Profit, il primo motore di ricerca italiano adatto a tutti coloro che sono in cerca di informazioni su associazioni non profit, fondazioni onlus, comitati, e vogliono trovarle in un unico posto senza ulteriori dispersioni.
Ogni visitatore, tramite Italia Non Profit, può, senza grandi difficoltà, ricercare gli enti occupati nella causa sociale alla quale è più sensibile, vederne le campagne, eventuali raccolte fondi e visionarne il bilancio al fine di avere un quadro completo decidendo così dove e se investire il proprio denaro, in modo nuovo e consapevole.
In Italia, dove non esiste un registro unico consultabile per confrontare e consultare gli enti no profit, è importante l’esistenza di piattaforme come Italia Non Profit.

Ispirato a modelli americani di successo

Italia Non Profit rappresenta una novità in Italia ma non all’estero, dove già nel 2001 nasceva l’americana Charity Navigator, piattaforma-guida per i donatori che ha censito ben 9040 enti e che ha raggiunto i 752000 utenti registrati.
Charity Navigator però non è l’unica realtà preesistente, basti pensare alla piattaforma americana GuideStar, che ha ispirato la creazione di Italia Non Profit.

Un valido aiuto per gli enti (e gratis)

Le associazioni, fondazioni e comitati dotati di codice fiscale, possono creare gratuitamente la loro Scheda Ente accedendo al link https://italianonprofit.it/iscriviti/.
L’ente può condividere più o meno materiale accedendo a diversi livelli di compilazione, tra cui: informazioni di base, informazioni obbligatorie, completo e storico.
Sin dalle informazioni di base, preliminari nella registrazione alla piattaforma di Italia Non Profit, è possibile inserire e condividere i dati principali, la descrizione dell’attività, le parole chiave, il bilancio, lo statuto e l’atto costitutivo.
E’ anche possibile condividere con il visitatore/donatore anche importanti dati economici degli ultimi 3 anni e lo storico delle attività svolte negli ultimi 3 anni, questo permetterà all’ente una maggiore visibilità, chiarezza e credibilità.

Una valida guida per più donatori consapevoli

Oltre le informazioni sugli enti, Italia Non Profit ha creato un’area dedicata al 5×1000 con 40073 enti confrontabili.
E’ possibile, infatti, ricercare gli enti presenti negli elenchi del 5×1000 dell’agenzia delle entrate, visionare le informazioni presenti e scegliere in modo consapevole a chi destinare la quota.
Oltre questo, Italia Non Profit offre al donatore la possibilità di fare acquisti solidali, di scoprire con quali enti poter fare CSR, viaggi solidali, volontariato, servizio civile e volontariato d’impresa.

Italia Non Profit ha tutte le carte in regola per essere un potente strumento capace di rafforzare un terzo settore crescente che secondo i dati Istat impiega 5 milioni 529 mila volontari e 788 mila dipendenti e che registra un incremento importante dell’11,6% in più nel 2015 rispetto al 2011.
Un settore che potrebbe crescere ancor di più e diventare ancora più affidabile di quanto lo è stato in passato grazie a donazioni più oculate e donatori più informati e quindi più consapevoli.

Dalila Iannitto
PHI Foundation

 

YouTube

Con YouTube maggiore visibilità, umanità e trasparenza al proprio brand No Profit

YouTube, secondo motore di ricerca dopo Google, è un social media dalle grandi potenzialità in quanto, oltre ad essere gratuito, consente di incorporare i contenuti sul sito e sui propri social senza sovraccaricare il server e la loro visualizzazione in HD.

Pertanto per le Associazioni non profit può essere un ottimo canale di raccolta fondi, per reclutare volontari e conferire maggiore visibilità e trasparenza al brand. Le no profit possono accedere all’utilizzo di funzioni speciali come il link diretto al proprio sito più un supporto tecnico dedicato e comunque, se non hanno molti followers del canale, possono sempre condividere i propri video sulla pagina Facebook oppure nella newsletter periodica che inviano alle proprie liste.

I contenuti su YouTube accrescono senza dubbio il tasso di engagement: basti pensare al maggior impatto che uno storytelling visivo può avere rispetto a un contenuto esclusivamente testuale. Lo spot di Unicef Un giorno qualcuno parlerà di te sui lasciti ne è un esempio così come quello, dal tono brillantemente ironico, del Cesvi La sua Africa – Il Terzo Segreto di Satira.

Infatti la metrica che permette di verificare l’efficacia di una campagna YouTube non è il numero di visualizzazioni bensì il grado di interazione che questa riesce a generare. Fra l’altro, un utente attivo che commenta, condivide o partecipa alle conversazioni tramite hashtag è sicuramente più arricchito dall’esperienza visiva e più facilmente potrà diventare attivista o donatore della nostra Associazione no profit.

Come per gli altri social media, anche per YouTube vale la regola di condividere e sottoscrivere canali di altre Onlus per poter a propria volta essere seguite e aumentare il traffico sulla propria pagina.

Più tecnicamente parlando, l’uso del canale Youtube è semplice, pure se non siamo videomaker professionisti. Per girare si può usare uno smartphone di buona qualità e un microfono. Ci sono vari siti creative commons, dove scaricare brani gratuitamente senza violare i diritti di autore, e software di movie maker low cost, come Kizoa, per il montaggio.

Per invitare gli utenti a interagire con l’Associazione si possono inserire nei video le annotazioni anche quelle con link ad altri propri video correlati e promuovere così i contenuti in maniera incrociata.  Tuttavia, per non interrompere la user experience, meglio ridurre al minimo il numero di inviti all’azione (iscriviti, aggiungi ai preferiti, ecc.) e aggiungerli verso la fine.

Anche se il pulsante di donazione all’interno del canale YouTube al momento è disponibile solo negli Stati Uniti e nel Regno Unito, è possibile compensare questa mancanza con l’inserimento, nella scheda “Informazioni”, di link ancorati ad una call to action efficace che indirizzino lo spettatore direttamente su una pagina di raccolta fondi. Il primo di questi link sarà sempre in evidenza sulla copertina del canale.

Per quanto riguarda la reportistica, tramite YouTube Analytics è possibile analizzare le caratteristiche degli utenti e le loro preferenze per meglio pianificare la content strategy. Altri metodi per studiare il nostro target e supportare la creazione di un valido piano editoriale sono Google Trends per YouTube, usato per analizzare i contenuti più ricercati, e lo strumento per le parole chiave di YouTube, usato per la keyword research.

In conclusione YouTube contribuirà sicuramente a dare un’immagine umana e trasparente della tua Associazione, mai dimenticare però che i contenuti video, per quanto realizzati con mezzi semplici e low cost, devono sempre essere creati con cura di scrittura, ripresa e editing per garantire una user experience di qualità.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

Raccolta fondi per il sociale attraverso i social network

Il mondo del sociale è un settore fondamentale per il nostro Paese, soprattutto considerando la crisi economica in cui versa negli ultimi anni. Fondamentale soprattutto per dare risposte ai problemi del tessuto sociale che non possono essere affrontati in maniera celere dagli Istituti preposti. Manca però, in tutto ciò, un piano strategico ed un protocollo di azioni combinate che possano dettare le linee guida della raccolta fondi. Tale attività ad oggi è disciplinata soltanto per gli aspetti fiscali; manca totalmente un’azione condivisa dalle molteplici associazioni non profit nel muoversi e gestire la raccolta fondi. Operazione fondamentale per una efficace attività di fundraising.

Fundraising attraverso i social network

Fundraising attraverso i social network

L’importanza delle ONP

Come anticipato, il settore del non profit riveste un ruolo fondamentale per la nostra realtà italiana; molto spesso è una delle attività produttive principali, come lo è ad esempio per le attività artistiche, sportive o di intrattenimento dove le realtà non profit superano le imprese tradizionali, impiegando un numero di circa quasi 700 mila lavoratori retribuiti. Questo aspetto dovrebbe suscitare in ognuno di noi delle domande in merito al nostro futuro, prendendo in considerazione la possibilità e la fattibilità di investire maggiormente in attività legate al non profit. Tale pensiero oggi sopraggiunge grazie anche alla considerazione della Responsabilità Sociale d’impresa; pensiero secondo il quale l’aspetto meramente economico di una attività imprenditoriale non deve tralasciare un aspetto più sociale, nell’interesse del benessere comune dei dipendenti dell’azienda, ma soprattutto della società intera. Come non portare il pensiero ad Adriano Olivetti, che fece del benessere dei propri dipendenti il motore produttivo della sua azienda. Da lui tutti noi dovremmo apprendere e riproporre in un’ottica di innovazione sociale le sue lungimiranti azioni.

Una rete per il sociale

Mancando un piano di azione condiviso, è opportuno fare in modo che il mondo del sociale possa aggregarsi, unirsi in una rete in  cui mezzi e strumenti siano condivisi per aiutare le diverse associazioni nella campagna di promozione online della loro attività. Il tutto con il fine ultimo di incentivare e agevolare la raccolta fondi. Penso soprattutto a quelle piccole ONP, costituite da personale per lo più volontario, molto spesso in pensione, che non sono in grado di gestire, in termini di risorse, azioni concentrate sulla raccolta fondi. Una rete di supporto, con strumenti dedicati e a basso costo o meglio ancora gratuiti, potrebbe colmare questa mancanza e sollevare le sorti di una piccola realtà che per la comunità di appartenenza risulta fondamentale.

Una rete per il sociale

Una rete per il sociale

I social network per il sociale

Laddove pecca il sociale, arriva il web con i suoi social network. L’uso delle piattaforme social e dei social network possono migliorare l’efficacia dell’operato del terzo settore nelle diverse loro attività, dal fundraising al dialogo con le istituzioni e la società civile. Il web offre alle ONP una vasta gamma di strumenti per promuovere la propria attività e per fare raccolta fondi in maniera immediata e soprattutto innovativa. Lo stesso Google ha realizzato una sezione dedicata al non profit, Google for non profits appunto, che offre vantaggi e strumenti precisi alle ONP beneficiarie. Si tenga presente che ben il 76% delle persone che intendono fare una donazione ad una associazione non profit, cerca online informazioni: sia tramite i motori di ricerca ma anche attraverso i social network, dove i video sono gli strumenti che maggiormente attirano l’attenzione dei potenziali donatori, stimolando l’engagement. Si stima che il 57% degli utenti, effettui una donazione dopo aver visto un video in cui si racconta l’ONP.

Anche Linkedin, così come Google, offre un servizio apposito per le Onlus:

  • accesso gratuito all’account “Talent Finder”, per un valore di circa mille dollari l’anno;
  • accesso al gruppo dedicato “Nonprofit Board Connect”;
  • accesso esclusivo alle guide tutorial di Linkedin.

Twitter offre una serie di informazioni e strumenti dedicati alle ONP per coadiuvarle nel diffondere il loro messaggio ottenendo al contempo il maggior numero di followers ed una maggiore interazione con il pubblico degli stakeholders. Lo stesso Facebook ha inserito il tasto “DONA ORA” per le associazioni non profit, per unire il fundraising alla comunicazione digitale nell’ottica di un social marketing innovativo.

Concludendo…

Il punto fondamentale da tenere presente in una campagna di raccolta fondi online è il target verso il quale ci si indirizza. È cosa nota, ormai, che tutti noi viviamo con lo smartphone sempre a portata di mano. Innovare in questo senso il fundraising è un passo necessario da compiere, anche per le piccole realtà locali che rispondono ai bisogni della comunità. Semplificare le modalità di donazione, rendendole fruibili in ogni modo e in ogni dove, è il primo passo verso un protocollo di azione condiviso tra le molteplici ONP. Dall’altra parte, offrire alle ONP un elenco costantemente aggiornato del panorama web e delle diverse possibilità offerte in merito al social marketing e al fundraising, potrebbe essere un ulteriore passo verso un’azione condivisa non solo dalle ONP, ma dagli stessi donors che decidono di sostenere le singole attività del mondo non profit.

 

Jenny Rizzo

PHI Foundation

Pet Therapy

La Pet Therapy nel terzo settore

La Pet Therapy è una forma di assistenza sanitaria che prevede un legame uomo-animale in campo medico, è denominata I.A.A. (Interventi Assistiti con gli Animali) e viene affiancata alla terapia tradizionale nei confronti di anziani e pazienti disabili ma può essere una forma di aiuto per molteplici categorie. Le attività che si svolgono con la Pet Therapy migliorano la vita dei pazienti sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista dei rapporti umani.

La Pet Therapy ha effetti positivi sui pazienti, creando un miglioramento della salute grazie a nuovi stimoli che gli animali riescono a trasmettere agli assistiti. Esistono studi sui bambini ricoverati in ospedale e sugli anziani ospitati nelle case di riposo dove la Pet Therapy ne migliora l’umore aiutando a tenere lontano quella forma di depressione causata dalla sofferenza della malattia e dalla solitudine per la lontananza dai famigliari, nonché dalla propria casa.

Dallo scorso anno, la terapia con animali (in questo caso una terapia con il cane) può essere prescritta dal medico, le Regioni sono tenute ad avere un registro delle strutture abilitate alla Pet Therapy, grazie all’accordo approvato tra Stato-Regione istituito dal Ministero della Salute.

Clicca per scaricare le linee guida IAA.

Attualmente le strutture sanitarie non sono in grado di operare con la Pet Therapy ma sono le organizzazioni del terzo settore ad occuparsene.

Le cooperative sociali, le associazioni no profit e le imprese sociali si sono formate ed organizzate per offrire attività terapeutiche in affiancamento alle cure mediche tradizionali: è possibile ottenere la qualifica “operatori di Pet Therapy” frequentando un corso di formazione, accreditato dalla Regione Piemonte, presso la scuola dell’Associazione Italiana Pet Therapy Cooperativa Sociale.

Il crescente interesse nel campo delle terapie assistite con animali ha prodotto una serie di campagne di raccolta fondi da parte del terzo settore attraverso le piattaforme esistenti di crowdfunding. Questo tipo di raccolta fondi piace al sostenitore riscuotendo sempre molti consensi.

Attualmente è in corso una campagna di crowdfunding sul portale Rete del Dono, da parte di un’associazione nata nel 2012, la quale si occupa di aiutare i bambini con malattie rare attraverso la Pet Therapy.

Pet Therapy

Altro esempio di crowdfunding che ha raggiunto l’obiettivo è il progetto “Pet therapy per i malati inguaribili”  sul portale BuonaCausa: attuato dall’associazione Una Mano Alla Vita Onlus in collaborazione con l’hospice dell’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (MI).

Non ha importanza il tipo di animale impiegato per l’attività assistita dagli animali , comunemente viene utilizzato il cane ma sono idonei anche i gatti, i conigli, i cavalli e gli asini, come nel “Rifugio degli asinelli ONLUS” a Sala Biellese (BI) dove l’attività assistita per gli utenti è gratuita, attraverso progetti a carico della Fondazione, inoltre, sono organizzati con strutture esterne in modo da raggiungere anche quelle persone che per motivi di salute non possono lasciare la casa di cura o l’abitazione.

Pet Therapy

Maggiori informazioni sul sito “Rifugio degli asinelli ONLUS”

Manuela Mussa

Phi Foundation

Challenge App

ChallengeStar: L’App che aiuta i donatori

ChallengeStar lancia l’innovativa mobile app che rivoluziona il social Fundraising. Attraverso l’app le persone potranno creare campagne e progetti che aiutino loro a raccogliere fondi e visibilità.

“La nostra mission è quella di rendere il mondo un posto più caritatevole” afferma ai microfoni di BusinessWire il CEO di ChallangeStar Jed Royer. “abbiamo – continua Royer – sviluppato una piattaforma che aiuti le persone a sostenere la causa che più hanno a cuore in modo semplice e veloce.

ChallengeStar app fa il suo debutto a Boston il 22 marzo davanti all’Association of Fundraising Professionals International Fundraising Conference. La conferenza nasce dall’esigenza d’inspirare innovazione e cambiamento all’interno delle comunità e delle organizzazioni non profit.

L’app è gratuita ed è già disponibile sull’app store e sul Google Play Store. Gli utenti registrati possono scegliere quale causa sostenere attraverso la “Charity Challange” oppure proporre un “sfida” per raccogliere fondi con lo strumento “Winner Takes all Challange”.

In entrambi i casi gli utenti possono partecipare a campagne di social Fundraising donando o ricevendo gli aiuti in modo sicuro e trasparente. L’innovazione della piattaforma consiste nell’interazione tra la mobile app e l’utilizzo dei social Network. Votare e sostenere una causa è semplicissimo. Scopri come nel video:

L’applicazione è aperta a tutti. Può essere utilizzata dalle organizzazioni non profit di qualsiasi dimensione. Diversamente da molte altre piattaforme di crowfunding o Fundraising.

“ChallengeStar  – afferma Royer – permette alle associazioni non profit di organizzare raccolte fondi online in totale sicurezza”.

Il mercato si sta orientando sempre più in questa direzione, semplicità, sicurezza ed efficienza.

Il Fundraising ormai è uno strumento fondamentale nello sviluppo di progetti a qualsiasi livello, il proliferare di strumenti, piattaforme e applicazioni che rendono questo servizio sempre più facile e veloce testimonia proprio questa tendenza.

 

Mario Rolla

Phi Foundation