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UNA DIGITAL STORY LUNGA UN CURRICULUM

Tutte le esperienze compongono il nostro curriculum che parla di noi con lo scopo di trasmettere la nostra formazione e professionalità facendo trapelare anche alcuni aspetti della nostra vita.  Chi siamo, a cosa aspiriamo, quali sono le nostre priorità, ciò che si legge nel curriculum coincide? Molti individui prestano la loro opera per “buone cause” per acquisire esperienza e fare pratica, specializzarsi, ma non solo, anche al fine di legittimare la loro professionalità tramite certificazioni o attestati di riconoscimento dell’opera “pro bono” compiuta.

A proposito di curriculum desideriamo mettere in evidenza due nostri nuovi “Volontari Digitali” nelle persone di Giorgio D’ambrosio https://www.facebook.com/dambrosio.giorgio.1?fref=ts  e sua moglie Sabina Santucci https://www.facebook.com/sabina.santucci.9?fref=ufi (la quale in questi giorno ha festeggiato il suo compleanno, anche in formula digitale, pubblicando su facebook tutte le foto del lieto evento).

Giorgio e Sabina due nuovi “PHI Digital Volunteers” che riscuotono molto successo espandendo anche la propria visibilità (online – offline) e ampliando la cerchia delle amicizie ma soprattutto sostenendo la causa della PHI Foundation nel divulgare il verbo della Social Innovation.

Cos’è la Social Innovation e cosa si intende con questa espressione?

La Social Innovation è un cambiamento nel modo di fare le cose, un elemento innovativo nel contesto della collettività. Un’interruzione rispetto alle soluzioni generalmente utilizzate e presenta una risposta costruttiva a problemi di ordine economico e sociale.

La Social Innovation contribuisce così al miglioramento degli individui e delle comunità.

Nel più lungo termine e qualora operata da movimenti sociali sufficientemente autorevoli, la Social Innovation può essere fonte di trasformazione sociale e motrice di cambiamento.

La Social Innovation deve essere considerata una risorsa strategica per tutti i Paesi che vogliono pensare allo sviluppo della società in modo nuovo.

Possiamo dire che orientarsi alla Social Innovation oggi è un modo concreto per rispondere alle difficoltà del momento e cercare di risolvere alcuni problemi della nostra società.

La Social Innovation è fatta di idee, creatività, metodologie innovative per trasformare principi teorici e ricerca nella prosperità della comunità sempre più attenta alla sostenibilità e allo sviluppo.

Possiamo dire che per Social Innovation si intende un modo più pragmatico e si può parlare di una tipologia di innovazione capace di creare nuovi saperi, tecnologie, strumenti e forme organizzative con finalità di natura Etica.

Social Innovation è creazione di nuove idee, prodotti, servizi che soddisfano bisogni sociali e nello stesso tempo creano nuove collaborazioni e relazioni.

Il termine Social Innovation esprime, infatti, un doppio significato: innovazione intesa come utilizzo di tecnologie e innovazione realizzata da una comunità e non da un unico individuo o un organismo. Diventa così un risultato collettivo che richiede accordi, condivisioni co-adaptation e dialogo. Si ha, infatti, innovazione sociale solo quando persone e organizzazioni svolgono un ruolo attivo e collaborativo nella realizzazione concreta dei processi innovativi, attraverso la creazione di reti sociali (soddisfare i bisogni della collettività e affrontare le nuove sfide per lo sviluppo). Le nuove comunità dovranno avere una grande capacità di vivere i cambiamenti derivanti: dall’evoluzione scientifica e tecnologica, dal confronto culturale sociale ed economico con le altre comunità con cui bisogna cooperare e competere, dalle incertezze e dai rischi presenti nei piani per garantire un benessere minimo o una cittadinanza inclusiva. Tutto questo può essere gestito al meglio solo attraverso la bussola della Social Innovation, che implica una strategia per la formazione di smart-people, i quali devono vivere secondo i principi dello smart-living in delle smart-communities o smart-cities. Queste ultime da intendere come città dove gli investimenti nel capitale umano e sociale, nei processi di partecipazione, nell’istruzione, nella cultura, nelle infrastrutture per le nuove comunicazioni, alimentano uno sviluppo economico sostenibile, garantendo un’alta qualità di vita per tutti i cittadini e prevedendo una gestione responsabile delle risorse naturali e sociali, attraverso una governance partecipata.

Tutto questo spinge a puntare prioritariamente sulla smart-education (sviluppo di piattaforme territoriali di e-learning, di public digital library, ecc.), cittadinanza attiva (strumenti di open-government, legalità, uso responsabile del territorio, ecc), capacità di vivere il cambiamento (strumenti e azioni che agevolino il cambiamento delle regole sociali e la capacità di realizzare e utilizzare le innovazioni). In tutte queste azioni è certamente rilevante il ruolo dell’ingegneria e in particolar modo di quella legata all’ICT (Information & Communication Technology).

Sabina e Giorgio insieme agli altri membri della comunità PHI Foundation sostengono il divulgarsi del pensiero della Social Innovation e con il loro supporto digitale contribuiscono allo sviluppo della nuova Entità Partecipativa e di condivisione, certificata con il prezioso Attestato redatto in carta pergamena “PHI Digital Volunteers” a riconoscimento della loro efficace opera.

L’innovazione sociale è caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali che la volontà delle persone sembra sempre più in grado di affrontare con la responsabilizzazione degli individui, e la volontà di cambiare le relazioni sociale.

PHI Foundation Social Innovation Community

È il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività

PARTECIPA ANCHE TU AL CAMBIAMENTO

ENTRA NELLA PRIMA SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Parte col botto il Meet the Media Guru 2016: Ospite Moses Znaimer

Apre il sipario Meet the Media Guru 2016 portando in scena Moses Znaimer con una nuova visione dell’età.

Il primo ospite di Meet the Media 2016 è Moses Znaimer, in scena lo scorso 18 febbraio, a Milano, presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

Comincia con “l’uomo della media innovation” la stagione degli eventi organizzati da Meet the Media Guru sui temi, appunto, dell’innovazione e della cultura digitale.

Nel 2016 Meet the Media Guru ha scelto di indagare l’impatto sociale della “digital culture” e le conseguenze che ha sul tessuto culturale in cui ci muoviamo. Trasformazioni a cui non sono immuni i cosiddetti media tradizionali, tv e radio in testa: in un processo di continua osmosi assistiamo alla nascita di nuovi linguaggi che sanno farsi ispiratori di forme produttive innovative (e viceversa).

Moses Znaimer, classe ‘47 ma spirito e aspetto da quarantenne, ha offerto alla sua platea un punto di vista tanto visionario quanto pragmatico sul futuro della tv. Già nel ‘72 aveva ideato Citytv, la prima urban tv del mondo, emittente televisiva di Toronto con l’ambizione di raccontare la città attraverso le voci dei suoi cittadini, a cui veniva offerta la possibilità di lanciare messaggi, denunce o appelli grazie a un palinsesto fluido, aperto e condiviso. Un modello editoriale che ha anticipato di oltre trent’anni l’avvento dei social media, prefigurando il tramonto del broadcasting a favore di una fruizione tribale, comunitaria e parcellizzata dei contenuti

“Moses Znaimer è un vero guru dei media» dice Maria Grazia Mattei, direttrice di Meet the Media Guru: «la sua ultima avventura, ZoomerMedia parla alle persone mature, ne racconta gli interessi, i bisogni, persino i sogni attraverso un universo multimediale completo.”

Infatti nel 2008 Znaimer ha fondato ZoomerMedia Limited, network di tv, radio, giornali e portali canadese specializzato nell’informare e intrattenere gli over 65, un segmento di popolazione tanto numeroso quanto dotato di risorse economiche da destinare al consumo culturale. L’obiettivo di Znaimer e della sua media company è dare a questo target di pubblico contenuti, prodotti e servizi informativi on e off line capaci di raccontare a New Vision of Aging, un modello di terza età dinamica culturalmente quanto fisicamente.

A ZoomerMedia Limited fa da sponda Carp, associazione no profit a difesa dei canadesi over 65 e conta 300mila iscritti. L’associazione si impegna a promuovere sicurezza economica, salute e superamento dell’age discrimination fra gli over 65 canadesi attraverso incontri, conferenze e servizi di sostegno e lobbying. In 7 anni, il successo del network è cresciuto, lasciando immaginare un modello di business redditizio e replicabile in decine di paesi del mondo, Italia in primis (basti pensare che nel nostro paese gli over 65 sono oltre 13 milioni, il 14% della popolazione totale).

L’associazione rappresenta uno dei più potenti gruppi di pressione in Canada, una fonte per i media ogni volta che vogliono un commento o reazione ad una politica di governo che ha a che fare con la salute , le pensioni o altri temi legati all’invecchiamento. Gli sforzi di CARP si concentrano su tre aree principali: salute, finanza e diritti. Per saperne di più sul programma di Advocacy di CARP clicca qui.

Znaimer si chiede se i contenuti culturali si adeguino all’invecchiamento delle nostre comunità: “Con che linguaggi i media raccontano un mondo dove si vive sempre di più? Cos’è la vecchiaia nella Digital Culture? E se invece dei nativi digitali, dovessimo guardare ai Digital Immigrants?” Si aprono così orizzonti affascinanti e tutti da scoprire. Stay tuned!

 

Paola Antifora

Phi Foundation