Articoli

UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus, lasciando alle spalle l’assistenzialismo, ha optato per diffondere la cultura del lavoro con un progetto innovativo di auto sviluppo, una scuola che supporta le capacità artigianali della Cambogia, dove la manualità non è stata ancora soffocata dall’uso delle macchine.

Una nazione che vuole guardare al futuro deve prima di tutto pensare ai bambini e ai giovani, alla loro educazione e alla loro istruzione perché loro sono il bene primario della società, i cittadini del domani che dovranno poter lavorare, produrre e contribuire allo sviluppo del proprio paese.

Uno degli obiettivi del Nodo è quello di aiutare i giovani della Cambogia a superare ignoranza e povertà, trasferendo conoscenze e metodologie, dando valore all’individuo e stimolando le capacità di gestire attraverso il lavoro, il loro futuro e quello delle loro famiglie.

La Bottega dell’Arte di Phnom Penh è una scuola di design sociale dove 25 ragazzi e ragazze imparano a lavorare l’argento. La maggior parte di loro arriva da una zona poverissima della periferia della città, sono giovani con scarsa istruzione, con difficili situazioni familiari, alcuni sono orfani appena usciti dall’orfanotrofio o portatori di handicap. Per loro la Bottega non è solo un luogo dove imparare una professione ma anche una casa e una protezione.

Ogni anno un designer italiano trascorre un mese in Bottega per insegnare ai ragazzi a produrre oggetti innovativi. Nella scuola non si tengono solo corsi di disegno e lavorazione del metallo, ma anche corsi di contabilità e gestione d’impresa, nonché corsi di alfabetizzazione per gli studenti che non hanno potuto completare gli studi di base. Alla fine del percorso, i più bravi possono rimanere in Bottega ad insegnare, i più intraprendenti aprono una loro attività, sostenuti dal Nodo con un piccolo prestito, gli altri vengono aiutati a trovare un lavoro in imprese esistenti.

Un altro grosso problema che affligge la Cambogia e di cui Il Nodo ha voluto occuparsi è quello dell’acqua. L’acqua è causa di allagamenti e disastri naturali, ma qui è anche una delle maggiori cause di mortalità infantile. Per questo Il Nodo distribuisce filtri per la potabilizzazione dell’acqua, ma interviene anche organizzando corsi di igiene e manutenzione del filtro. In quattro anni sono stati distribuiti più di 600 filtri ed ha istruito i bambini e le loro famiglie per il loro uso e manutenzione.

Il Nodo collabora, inoltre, con alcuni orfanotrofi locali, fornendo ai bambini e ragazzi ospiti, tutto il necessario per nutrirsi adeguatamente, vestirsi e andare a scuola. Offre loro corsi complementari di inglese e computer utili a qualificarli per un futuro lavoro, corsi di musica e di danza per fornire interessi e stimoli che li aiutino a formarsi un’identità positiva e corsi di tessitura ed intreccio di ceste e stuoie per insegnare attività generatrici di reddito ai ragazzi prossimi all’uscita dall’Istituto.

Questi sono solo alcuni dei progetti che Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus ha in corso in Cambogia. Se volete conoscere meglio questa bellissima realtà, se volete aiutarli o entrare a far parte di questa associazione, potete scrivere a info@ilnodoonlus.org  o telefonare allo 02.66801806 e sarete sempre ben accolti.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Anche le bambole pensano: un invito a crearle in modo diverso

Neha Chauhan Woodward, indiano-americana nata a New York, ama giocare con le bambole, però nessuna delle bambole con cui ha giocato da piccola assomigliava a una persona reale come poteva essere lei o una delle sue amiche.

Se anche io penso a Barbie, la bambola con cui ho trascorso la maggior parte della mia infanzia, non trovo nulla in lei che mi rappresenti. Aveva vestiti eleganti per tutte le occasioni, scarpe col tacco, orecchini brillanti, capelli biondi sempre in ordine, anche se avevo una spazzola per pettinarla. Ma soprattutto Barbie non aveva desideri, interessi, passioni, obiettivi da raggiungere. Mentre io ne avevo tanti. Barbie era troppo alta, troppo bella, troppo ideale per poter anche pensare, desiderare, conoscere.

Barbie era nata per apparire, non per essere. Era nata perfetta, come nessuna bambina, ragazza o donna è, nella vita vera. Barbie era come, fin da quando ero piccola, mi hanno detto di essere: bella, magra, educata, controllata, attraente per il futuro principe azzurro Big Jim. Forse è questo che ha pensato Neha Chauhan Woodward quando ha deciso di creare una bambola diversa dalle altre ma simile a tutte noi.

Così, con l’aiuto di una campagna Kickstarter, ha fondato Girls & Co, società di giocattoli che offre una collezione di sette bambole, ognuna rappresentativa di background culturali differenti. Nell’azienda lavora Mackenzie una afro-americana che spera un giorno di diventare president, Rory a cui piace la danza hip hop, Maya che si è trasferita con la sua famiglia dalla Colombia negli Stati Uniti e un giorno vuole essere uno scienziato. Poi ci sono Cara, di origine latina, e Anjali, indiano-americana, proprio come la fondatrice Neha Chauhan Woodward, che non aveva mai avuto una bambola indiana.

Grazie a Girls & Co molte bambine di provenienza diversa si sentiranno finalmente rappresentate. Non solo per origine etnica o geografica ma in quanto bambine, ragazze e future donne. Le bambole di Girls & Co rispecchiano personaggi reali: sono intelligenti, ambiziose, con interessi veri sia personali che professionali.

Le bambole di Girls & Co sono goal-oriented e sapranno ispirare le bambine affinché diventino future donne leaders. Per questo Neha Chauhan Woodward vuole destinare una percentuale del ricavato di vendita di ogni bambola a She’s the First, associazione no profit che realizza progetti di educazione per sostenere le bambine che vivono in condizioni svantaggiate in Africa, America Latina e Asia.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation