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VIVA GLI ANZIANI: UN’ORA DI VOLONTARIATO PUÒ CAMBIARE DELLE VITE

Due bellissime lettere, due richieste di aiuto che non sono passate inosservate, che fanno riflettere e fanno capire. Queste sono le parole raccolte dalla Comunità di Sant’Egidio, che nel 2004 a Roma hanno fatto nascere il programma “Viva gli Anziani ”, realizzato grazie al volontariato di molte persone.

Sono le parole di Anna, che non vuole più vivere da sola ed entra in un istituto, ma si sente un numero senza identità e ha paura di dimenticarsi anche il proprio nome. Anna ha ancora molto da dare, può essere una buona ascoltatrice, può dare buoni consigli, può essere un’amica a cui regalare un’ora del proprio tempo e in cambio ricevere un affetto e un amore sincero.

Maria invece sa che non potrà continuare a farcela da sola, uscire a fare la spesa a volte è difficoltoso, le incombenze di casa sono ormai troppo pesanti e l’aiuto di una colf non se lo può permettere.  Ma l’istituto proprio no. Le sue foto, i suoi mobili… poter mangiare quando vuole e quello che vuole, poter vedere la tv anche di notte, quando soffre di insonnia. Vorrebbe mantenere la propria libertà ma così non può che attendere l’aiuto di qualcuno che si ricordi di lei. Queste ed altre accorate testimonianze hanno portato la Comunità di Sant’Egidio a far decollare il progetto di solidarietà per gli anziani.

Sulla scia dell’esperienza di Roma, Riccardo Mauri della Comunità di Sant’Egidio a Milano, insieme ad altri volontari, decidono di creare anche a Milano un modello di struttura d’accoglienza alternativo alla casa di riposo. Per realizzare il progetto, iniziano a cercare una casa dove degli anziani possano convivere e condividere la spesa di badanti e colf.

Partecipano così ad un bando del comune di Milano e con tanto impegno e volontà si aggiudicano una bellissima casa, in zona Lambrate, confiscata alla mafia. Che grande soddisfazione!

I lavori hanno inizio, l’obiettivo è creare una vera e propria abitazione con cucina, soggiorno, tre camere da letto e tre bagni, adatti alle esigenze e alla mobilità di un anziano. Per fortuna i volontari sono tanti e così grazie a donazioni, Onlus e Volontariato si portano a termine i lavori e la ricerca degli anziani disponibili a fare questa esperienza.

La prima è Luigia, una signora forte e dinamica, ultra ottantenne che accetta la sfida e per prima entra a far parte del team. Racconta le sue iniziali titubanze nel dover condividere una casa con delle persone estranee, ciascuna con le proprie abitudini, ma ben presto si ricrede. La famiglia si allarga, a volte ci si dà un po’ fastidio, è vero, ma è bello condividere, partecipare e donare il proprio tempo agli altri. Due badanti seguono quotidianamente gli anziani dandosi il turno, passano familiari e amici e soprattutto i volontari, persone speciali che offrono il loro tempo e la loro amicizia.

Se anche voi volete donare un po’ del vostro tempo a questi anziani e trascorrere un’ora della vostra giornata con loro, sono sicura che ne rimarrete affascinati. Per informazioni potete contattare Riccardo Mauri al 3398382974.

E ora non mi resta che aggiungere Viva gli Anziani, Viva il volontariato.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Non sei idoneo ad essere mio figlio

Quella che oggi pubblichiamo è una storia molto toccante e cruda tratta dalla testimonianza di un nostro lettore.

Speriamo possa essere utile a scuotere qualche animo sensibilizzandolo su problemi legati all’accettazione familiare dei disabili.

“La storia che voglio raccontarvi oggi, parla di un figlio la cui vera identità non verrà resa pubblica e il cui nome, se citato, sarà di pura invenzione.

Il tutto ha inizio qualche decennio addietro quando i genitori, sperando in un futuro migliore, decidono di trasferirsi in Australia, dopo la nascita del figlio tanto atteso.

In un freddo giorno d’inverno viene alla luce questo piccolo pargoletto, che dopo 3 ore dalla nascita, viene colpito dal virus della polio, facendo così svanire i sogni di un trasferimento in Australia.

Sin dai primi anni di vita, il bambino ha affrontato varie operazioni al fine di migliorare o ridurre il suo handicap ed in parte riuscendovi, ma senza sapere che la barriera più grande da affrontare era all’interno del suo nucleo familiare.

All’inizio degli anni settanta il bambino viene condotto in un istituto in Umbria, dove vi rimane per un decennio e dove fa amicizia con altri ragazzi poliomielitici più o meno gravi di lui tornando in famiglia solo 2 volte l’anno.

Nel 1980 con la chiusura definitiva dell’istituto il bambino ormai cresciuto viene posto davanti ad una scelta, tornare in famiglia o essere inserito in una comunità, scelse di tornare in famiglia.

Il bambino che ormai è diventato un giovane adolescente, si accorse ben presto di essere escluso dal resto del nucleo familiare, di essere isolato da quelle persone che dovrebbe essere il suo punto di riferimento, di essere allontanato, “ripudiato” per colpa del suo handicap,  rifiutato dal proprio padre.

Con il passare dei giorni, mesi ed anni, il ragazzo si rendeva sempre più conto del disprezzo o dell’odio che il padre nutriva nei suoi confronti, al punto da costringerlo ad andare a dormire e mangiare in una stanza adibita a magazzino con annessa una stalla per il ricovero degli animali.

Le uniche parole che il giovane ragazzo sentiva uscire dalla bocca del padre erano solo parole di disprezzo nei suoi confronti, “chi non è buono per se stesso non è buono neanche per la regina“, “prendi la fune ed impiccati”, “ti disconosco come figlio“, “non ti voglio più vedere, vai via di casa” ed altre frasi simili.

Il ragazzo, oggi un uomo, da qualche anno ha messo su famiglia, ancora non viene accettato dal padre e spesso è ancora maltrattato, anche in presenza di altre persone benchè abbia raggiunto una certa età e maturità.

Con questo articolo voglio far conoscere il disaggio di un figlio che ha qualche problema fisico o psichico col quale deve fare i conti giornalmente.

Nonostante siamo nel 3° millennio, purtroppo, di storie come questa ve ne sono in abbondanza.

Per fortuna esistono strutture come www.postpolio.it e www.disabili.com in grado di prendersi cura e di aiutare chi è affetto da queste gravi menomazioni.”

 

D’Ambrosio Giorgio

PHI Foundation

NOI BAMBINI DI IERI COME ABBIAMO FATTO A SOPRAVVIVERE?

Come abbiamo fatto a sopravvivere noi bambini degli anni 50 – 60 – 70 – 80

 

1.- Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag.

2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale….

3.- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo.

4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte, alle prese.

5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.

6.- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla bottiglia dell’acqua minerale….

7.- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari …. cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile.

8.- La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (Si, anche con il Papà).

9.- Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno se non di noi stessi.

10.- Mangiavamo biscotti, pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso, senza palestra, ma sempre in giro a giocare ….

11.- Condividevamo una bibita in quattro …. Bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo.

12.- Non avevamo playstation, videogiochi, televisione via cavo con miriadi di canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari, computer, internet, chatroom …… Avevamo solo tanti AMICI reali.

13.- Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell’amico, suonavamo il campanello semplicemente per vedere se lui era lì e poteva uscire.

14.- Si! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati dopo non subivano un trauma.

15.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né d’iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno scolastico, perché gli insegnanti avevano ragione.

16.- Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità … e imparavamo a gestirli.

La grande domanda allora è questa:

Come abbiamo fatto a sopravvivere? A crescere e diventare adulti?

Oggi è il giorno delle persone più belle che esistano, e tu sei una di loro. Siamo connessi o no, condividiamo augurando

BUONA VITA A TUTTI.

 

PHI Foundation Social Innovation Community

È il nuovo modo di concepire l’engagement sociale al servizio della collettività

 

La Social Innovation (Innovazione Sociale) è caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali della comunità mediante la responsabilizzazione degli individui e la volontà di cambiare le relazioni sociali.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation 

FLAVIO BRIATORE – ELISABETTA GREGORACI: CRISI DI PASQUA?

 

A differenza delle favole le storie vere hanno altri seguiti giacché Elisabetta Gregoraci e Flavio Briatore sono entrati in crisi, forse, anche, a causa della Social Innovation. Ogni relazione ha i suoi momenti di alti e bassi ma in casa Briatore la Social Innovation ha portato venti di crisi, palesemente visibile, per l’assenza di foto di coppia sul profilo Instagram della showgirl calabrese.

L’ultima foto social assieme risale a luglio 2015, quando già si mormorava a un diverbio tra Gregoraci e Briatore sulla corrente di pensiero della Social Innovation, ma una recente vacanza con il figlio aveva fatto rientrare il gossip, che però torna a sobillare in questi giorni, dopo mesi di assenza di foto social della coppia. Considerando che entrambi i coniugi (grandi fautori dell’innovazione sociale) sono molto attivi sui rispettivi profili social e l’assenza delle foto di coppia fa presumere alla crisi. Elisabetta attenta a pubblicare foto dei suoi outfit nei camerini di “Made in Sud” e tenere foto con suo figlio Nathan Falco, ma non vi sono tracce del marito.

 

A far insospettire ancor di più i fan ci ha pensato la stessa Gregoraci condividendo sui social una frase al quanto sibillina: “Tutto lì, nel cuore. I ricordi, quelli che non vanno persi. I pensieri, quelli che pochi o nessuno ha mai sentito. Tutto ciò che non sono più riuscita a stringere tra le mani, perché ho perso, perché non c’è più. Tutto lì, nel cuore”. Chissà se la perdita cui si riferisce la Gregoracci sia l’amore tra lei e Briatore, e nell’attesa della grande rivelazione non possiamo far altro che augurare alla famiglia Briatore, ai loro fan, ai nostri follower e a tutti i popoli, Una Felice Pasqua di Pace e Serenità.

 

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Sebastiano de Falco

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#SVIZZERA: SUICIDO ASSISTITO PER UN ALTRO ITALIANO

Le ultime ore di Dj Fabo: “Via da quest’inferno

Fabo prima di perdere conoscenza ha scherzato con gli amici: “Mettete sempre le cinture

Fabo Per attivare l’immissione del farmaco ha dovuto mordere un pulsante

Il post della fidanzata Valeria dalla Svizzera: “Vorrei che questa notte non finisse mai

Il corpo sarà cremato, le ceneri potrebbero essere portate nella sua amata India

 

“Ognuno di noi riceve la vita, non se la da e questo è evidente e pertanto ne siamo dei servitori, dei ministri. Responsabili, intelligenti, ma senza potere mai dominare la vita nostra e tanto più degli altri”.

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“Insieme siamo in grado di nutrire il seme di altruismo che è insito in ognuno di noi”

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

UN CASO EDITORIALE E I SUOI NUMERI

Oggi, non puoi più dire:

“Apro una salumeria”.

Ti danno retta solo se dici:

“Voglio avviare una

Startup innovativa

per il selling on domand

di insaccati sliced”

Pertanto anche noi di PHI Foundation ci adeguiamo al nuovo linguaggio e come si dice in gergo moderno, qui di seguito troverete i dati emersi dall’analisi di marketing eseguita sulle startup non profit oriented.

Tutte le info sono state rilevate, confrontate ed incrociate con i dati emersi dai vari sistemi analitici degli strumenti digitali utilizzati per la divulgazione e il consolidamento del business model durante le attività di penetrazione del mercato e di brand awareness della PHI Foundation.

Gli istrumenti di analytics esaminati e comparati sono stati quelli resi disponibili da Cpanel, WordPress, Google, Facebook, Linkedin, Twitter e al fine di agevolare una più fluida e migliore lettura dei dati da parte degli utenti i risultati sono presentati in modo semplificato.

 

Analisi ultimi dodici mesi

 

  • 10.000.000 impressions motore di ricerca;
  •   1.200.000 sessioni;
  •   2.300.000 pagine visitate;
  • 90 secondi media per visita;

 

  • 15.000.000 sessioni pagine social;
  •      350.000 utenti coinvolti;
  •        85.000 like nei post;

 

  • 60.000 condivisioni dal blog PHI Foundation;

 

  • 11.000 mail ricevute di manifestazione interesse;

 

I traguardi fin qui raggiunti danno forza e incoraggiano ancor di più la PHI Foundation nel perseguire con determinazione la propria mission, con costanza e dedizione nell’opera di sostegno delle organizzazioni non profit nel loro percorso di accrescimento di visibilità e raccolta fondi,  sforzandoci di dare il maggior supporto possibile nell’organizzazione e nello sviluppo dell’attività digitale delle ONP orientate verso la Social Innovation.

 

ENTRA ANCHE TU NELLA GRANDE FAMIGLIA PHI

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

REALIZZIAMO INSIEME LA FAVOLA DEL NATALE

Anche quest’anno è arrivato il Natale e come sempre diveniamo tutti più buoni, altruisti, solidari, e questa volta lo potremo dimostrare cercando di aiutare una famiglia sfortunata che tramite noi più volte si è appellata alla bontà e solidarietà della comunità esponendo il loro drammatico caso.

Un primo appello giunto alla nostra redazione e scritto direttamente da Giorgio D’ambrosio, pubblicato nel nostro blog e nei social media il 12 novembre 2016:

http://phifoundation.com/fundraising-solidale-novembre-2016/

Il secondo appello è stato pubblicato il 20 novembre 2016:

http://phifoundation.com/fundraising-solidale-novembre/

il terzo appello è stato pubblicato il 24 novembre 2016:

http://phifoundation.com/raccolta-fondi-famiglia-disabile/

Appelli che nonostante l’ampia partecipazione non hanno prodotto il sostegno concreto necessario alla famiglia D’Ambrosio e quindi anche per onorare le favole di Natale facciamo emergere il meglio di noi stessi e doniamo con il cuore permettendo alla famiglia D’Ambrosio di non sentirsi abbandonata e anche un po’ per noi stessi al fine di continuare a credere nel miracolo del Natale.

Eventuali donazioni potranno essere eseguite direttamente alla famiglia D’Ambrosio:

POSTEPAY EVOLUTION N.5333 1710  2126 3039 Intestato a Giorgio D’Ambrosio.

Contatto telefonico e WhatsApp +39-328-2174795 Giorgio D’Ambrosio.

Essere buoni fa star bene e sentire meglio dentro, aiutiamo la famiglia D’Ambrosio.

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

RACCOLTA FONDI FAMIGLIA DISABILE

 

Gentilissimi PHI Fondation e signor Sebastiano de Falco buon giorno, come anticipato telefonicamente vi chiediamo di pubblicare questo nostro disperato appello al fine di riuscire a salvare la nostra famiglia.

Sia io che mia moglie ci rivolgiamo a voi per un aiuto nel poter aprire una campagna raccolta fondi che ci aiuti a migliorare la nostra esistenza, come detto in precedenza siamo due invalidi civili con invalidità al 100% con pensione minima di neanche 300 euro a testa mensili.

Il nostro handicap è dovuto da parte mia dal virus della polio, mentre mia moglie soffre di psico schizofrenia acuta.

A voi vi abbiamo ampiamente illustrato della nostra situazione abitativa, cioè che abitiamo in una casetta asismica costruita dopo il terremoto del 1913 di Avezzano, casetta o baracca come si voglia chiamare.

La mia invalidità è dovuta a paralisi infantile procuratami dal virus della polio dopo tre ore dalla nascita.

All’età di sei anni sono condotto in collegio a Perugia, dove rimango sino alla chiusura dello stesso nell’80 per un totale di dieci anni.

Tornato a casa, sono rinchiuso in una camera adiacente alla stalla, dove ero costretto anche a mangiare per ordine di mio padre che mi aveva escluso del tutto dal nucleo familiare per colpa del mio handicap.

Questa vita da recluso l’ho portata avanti sino al dicembre del 1992 dopo di che torno a Perugia in una comunità, dove rimango per cinque anni, sono stato costretto a tornare a Perugia per evitare il peggio poiché una persona del nucleo familiare mi stava istigando al suicidio.

Di tutto quello che scrivo ne, potete chiedere informazione presso la locale stazione de carabinieri che sono gli unici ad avermi aiutato.

Nel novembre del 97 ritorno in “famiglia” ma dopo due giorni che sono tornato una persona del nucleo familiare mi minaccia di far staccare energia elettrica e m’invita ad andare via da casa e a non tornare più.

Su di me avrei da dire ma sono tutte cose negative e di quello che uno può pensare, è ancora peggio.

Anche mia moglie ha avuto un’infanzia non tanto buona data la sua malattia (psicosi schizofrenica acuta), malattia di cui la famiglia ha sempre negato l’esistenza, ha subito abusi di ogni genere senza poter far nulla per potersi difendere.

Più di una volta i sanitari si sono recati presso la sua abitazione per poterla aiutare ma erano cacciati di casa in modo brusco.

Vi posso ben dichiarare che benché mia moglie soffra di psicosi schizofrenica acuta, la sua famiglia ancora non si rende conto del suo malanno.

Aveva una sorella che io non ho conosciuto cui lei era molto legata che si è tolta la vita buttandosi in un laghetto artificiale dell’ENEL vicino la loro abitazione.

Ho conosciuto mia moglie nel 98 e nel maggio del 99 ci siamo sposati.

Il giorno delle nozze posso dire che benché io abbia un fratello e tre sorelle non ho visto nessuno di loro al mio matrimonio.

Una volta sposati, una delle mie sorelle inizia a sparlare di me con mia moglie dicendole che essendo stato a Perugia, avevo parecchie malattie, Sifilide, herpes ecc. invitandola a lasciarmi.

Mia moglie ha resistito sino a novembre del 99 dopo di che ha cominciato con le crisi dovendo ricorrere più di qualche volta alle cure ospedaliere con il T:S:O e da quel momento non è stata più bene.

Poiché non stavamo bene presso la casa materna per colpa dei “miei” che ci volevano cacciare a tutti i costi, nel 2001 il comune ci ha dato ospitalità presso una casetta asismica (baracca) costruita dopo il terremoto nella Marsica del 1913 sotto richiesta del C.S.M. di Avezzano.

Sono ormai parecchi anni che questa casetta sta cadendo a pezzi, dopo varie richieste sia verbali sia per iscritto che vanno avanti da più di 3-4 anni, dopo che l’ufficiale sanitario ha dichiarato inagibile e pericolante questa baracca, il sindaco o chi per lui fingono di non sapere e di non vedere lo stato attuale in cui io vivo.

E’ ben chiaro che chi legge quest’articolo ne può detrarre che io voglia essere un accattone, uno che mira a sensibilizzare i cuori, ma non è così.

HO REALMENTE BISOGNO DI AIUTO, VIVIAMO IN UNA SITUAZIONE AL DISOTTO DELLA SOPRAVIVENZA

QUESTA CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI CHE VOGLIO APRIRE MI SERVE PER TROVARE UN ALLOGGIO AL QUANTO IDONEO PER UNA CIVILE CONVIVENZA IN QUANTO HO MIA MOGLIE CHE HA PROBLEMI SERI E CON CUI COMBATTO TUTTI I GIORNI

Gentilissimi PHI Foundation e signor Sebastiano de Falco, mi appello a voi affinché questo messaggio arrivi ai cuori delle persone.

Eventuali donazioni possono essere effettuate su:

POSTEPAY EVOLUTION N. 5333 1710 2126 3039 intestato a D’Ambrosio Giorgio

o sul conto corrente postale n. IBAN.IT20D0760105138250603650606 intestato a D’Ambrosio Giorgio

Aiutatemi ad aiutarmi o meglio aiutatemi ad aiutare mia moglie.

ABBIAMO REALMENTE BISOGNO DI AIUTO

Contatto telefonico +39-328-2174795 Giorgio D’ambrosio

 

Giorgio D’Ambrosio

PHI Foundation

FUNDRAISING SOLIDALE NOVEMBRE

In questi giorni abbiamo ricevuto un appello di richiesta aiuto che pubblichiamo integralmente così come ci è pervenuta.

 

Come detto in precedenza siamo due invalidi civili con invalidità al 100% con pensione minima di neanche 300 euro a testa mensili.

La mia invalidità è dovuta a paralisi infantile procuratami dal virus della polio dopo 3 ore dalla nascita.

All’età di 6 anni sono condotto in collegio a Perugia, dove rimango sino alla chiusura dello stesso negli anni 80 per un totale di 10 anni.

Tornato a casa vengo rinchiuso in una camera adiacente la stalla dove ero costretto anche a mangiare per ordine di mio padre che mi aveva escluso del tutto dal nucleo familiare per colpa del mio handicap.

Questa vita da recluso l’ho portata avanti sino al dicembre del 1992 dopo di che torno a Perugia in una comunità dove rimango per 5 anni, sono stato costretto a tornare a Perugia onde evitare il peggio dal momento che una persona del nucleo familiare mi stava istigando al suicidio.

di tutto quello che scrivo ne potete chiedere informazione presso la locale stazione de carabinieri che sono gli unici ad avermi aiutato.

Nel novembre del 97 ritorno in “famiglia” ma dopo due giorni che sono tornato una persona del nucleo familiare mi minaccia di far staccare energia elettrica e mi invita ad andare via da casa e a non tornare più.

Su di me ne avrei da dire ma sono tutte cose negative e di quello che uno può pensare è ancora peggio.

Anche mia moglie ha avuto un infanzia non tanto buona dato la sua malattia (psicosi schizofrenica acuta), malattia di cui la famiglia ha sempre negato l’esistenza, ha subito abusi di ogni genere senza poter far nulla per potersi difendere.

Più di una volta i sanitari si sono recati presso la sua abitazione per poterla aiutare ma venivano cacciati di casa in modo brusco.

Aveva una sorella che io non ho conosciuto a cui lei era molto legata che si è tolta la vita buttandosi in un laghetto artificiale del’enel vicino la loro abitazione.

Ho conosciuto mia moglie nel 98 e nel maggio del 99 ci siamo sposati.

Il giorno delle nozze posso dire che benché io abbia 1 fratello e 3 sorelle non ho visto nessuno di loro al mio matrimonio.

Una volta sposati, una delle mie sorelle inizia a sparlare di me con mia moglie dicendole che essendo stato a Perugia, avevo parecchie malattie, Sifilide, herpes ecc. invitandola a lasciarmi.

Mia moglie ha resistito sino a novembre del 99 dopo di che ha cominciato con le crisi dovendo ricorrere più di qualche volta alle cure ospedaliere con il T:S:O e da quel momento non è stata più bene.

Dal momento che non stavamo bene presso la casa materna per colpa dei “miei” che ci volevano cacciare a tutti i costi, nel 2001 il comune ci ha dato ospitalità presso una casetta asismica (baracca) costruita dopo il terremoto nella Marsica del 1913 sotto richiesta del C.S.M. di Avezzano.

Sono ormai parecchi anni che questa casetta sta cadendo a pezzi, dopo varie richieste sia verbali che per iscritto che vanno avanti da più di 3-4 anni, dopo che l’ufficiale sanitario ha dichiarato inagibile e pericolante questa baracca, il sindaco o chi per lui fingono di non sapere e di non vedere lo stato attuale in cui io vivo.

Mi rivolgo a lei Sebastiano de Falco affinché mi aiuti ad aprire una campagna raccolta fondi onde poter trovare una casetta anche in affitto per poter vivere un po’ degnamente avendo anche mia mogie che purtroppo per colpa della sua malattia ha capacità motorie al quanto e vistosamente ridotte.

Questa baracca dove vivo è piena di umidità, il soffitto sta crollando e rischiamo anche di rimanere travolti dai calcinacci, le mattonelle cadono per la troppa umidità.

Questo è da parte mia una richiesta di aiuto, mi rivolgo a Sebastiano de Falco della PHI Foundation ma anche a tutte le persone affinché questo mio grido di richiesta di aiuto arrivi ai cuori delle persone e non ci lascino soli.

Aiutatemi ad aiutarmi o meglio aiutatemi ad aiutare mia moglie.

Contatto whatsapp +39-328 -2174795 Giorgio D’ambrosio.

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Contatto whatsapp +39-328 -2174795 Giorgio D’ambrosio.

 

Giorgio D’ambrosio

PHI Foundation

FUNDRAISING SOLIDALE NOVEMBRE 2016

In questi giorni abbiamo ricevuto un appello di richiesta aiuto che pubblichiamo integralmente così come ci è pervenuta.

 

Come detto in precedenza siamo due invalidi civili con invalidità al 100% con pensione minima di neanche 300 euro a testa mensili.

La mia invalidità è dovuta a paralisi infantile procuratami dal virus della polio dopo 3 ore dalla nascita.

All’età di 6 anni sono condotto in collegio a Perugia, dove rimango sino alla chiusura dello stesso negli anni 80 per un totale di 10 anni.

Tornato a casa vengo rinchiuso in una camera adiacente la stalla dove ero costretto anche a mangiare per ordine di mio padre che mi aveva escluso del tutto dal nucleo familiare per colpa del mio handicap.

Questa vita da recluso l’ho portata avanti sino al dicembre del 1992 dopo di che torno a Perugia in una comunità dove rimango per 5 anni, sono stato costretto a tornare a Perugia onde evitare il peggio dal momento che una persona del nucleo familiare mi stava istigando al suicidio.

di tutto quello che scrivo ne potete chiedere informazione presso la locale stazione de carabinieri che sono gli unici ad avermi aiutato.

Nel novembre del 97 ritorno in “famiglia” ma dopo due giorni che sono tornato una persona del nucleo familiare mi minaccia di far staccare energia elettrica e mi invita ad andare via da casa e a non tornare più.

Su di me ne avrei da dire ma sono tutte cose negative e di quello che uno può pensare è ancora peggio.

Anche mia moglie ha avuto un infanzia non tanto buona dato la sua malattia (psicosi schizofrenica acuta), malattia di cui la famiglia ha sempre negato l’esistenza, ha subito abusi di ogni genere senza poter far nulla per potersi difendere.

Più di una volta i sanitari si sono recati presso la sua abitazione per poterla aiutare ma venivano cacciati di casa in modo brusco.

Aveva una sorella che io non ho conosciuto a cui lei era molto legata che si è tolta la vita buttandosi in un laghetto artificiale del’enel vicino la loro abitazione.

Ho conosciuto mia moglie nel 98 e nel maggio del 99 ci siamo sposati.

Il giorno delle nozze posso dire che benché io abbia 1 fratello e 3 sorelle non ho visto nessuno di loro al mio matrimonio.

Una volta sposati, una delle mie sorelle inizia a sparlare di me con mia moglie dicendole che essendo stato a Perugia, avevo parecchie malattie, Sifilide, herpes ecc. invitandola a lasciarmi.

Mia moglie ha resistito sino a novembre del 99 dopo di che ha cominciato con le crisi dovendo ricorrere più di qualche volta alle cure ospedaliere con il T:S:O e da quel momento non è stata più bene.

Dal momento che non stavamo bene presso la casa materna per colpa dei “miei” che ci volevano cacciare a tutti i costi, nel 2001 il comune ci ha dato ospitalità presso una casetta asismica (baracca) costruita dopo il terremoto nella Marsica del 1913 sotto richiesta del C.S.M. di Avezzano.

Sono ormai parecchi anni che questa casetta sta cadendo a pezzi, dopo varie richieste sia verbali che per iscritto che vanno avanti da più di 3-4 anni, dopo che l’ufficiale sanitario ha dichiarato inagibile e pericolante questa baracca, il sindaco o chi per lui fingono di non sapere e di non vedere lo stato attuale in cui io vivo.

Mi rivolgo a lei Sebastiano de Falco affinché mi aiuti ad aprire una campagna raccolta fondi onde poter trovare una casetta anche in affitto per poter vivere un po’ degnamente avendo anche mia mogie che purtroppo per colpa della sua malattia ha capacità motorie al quanto e vistosamente ridotte.

Questa baracca dove vivo è piena di umidità, il soffitto sta crollando e rischiamo anche di rimanere travolti dai calcinacci, le mattonelle cadono per la troppa umidità.

Questo è da parte mia una richiesta di aiuto, mi rivolgo a Sebastiano de Falco della PHI Foundation ma anche a tutte le persone affinché questo mio grido di richiesta di aiuto arrivi ai cuori delle persone e non ci lascino soli.

Aiutatemi ad aiutarmi o meglio aiutatemi ad aiutare mia moglie.

Contatto whatsapp +39-328 -2174795 Giorgio D’ambrosio.

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