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Gli strumenti messi a disposizione da Instagram per potenziare il brand della tua organizzazione no profit

Instagram per la sua popolarità può essere un utile canale di social network per accrescere la portata sociale di una organizzazione non profit.

Il suo vantaggio è quello di catturare, con foto o video, momenti in tempo reale trasmettendo emozioni e sensazioni reali rispetto ad altri tipi di contenuti che rimarrebbero anonimi.

Quando si vuole promuovere una campagna no profit, è necessario sfruttare ogni strumento che Instagram mette a disposizione. Vediamone alcuni:

Copygram: permette di stampare le foto che vengono condivise per poter poi essere successivamente distribuite in formato cartaceo ad esempio in occasione di eventi della organizzazione non profit.

Programmi di editing: consentono di correggere eventuali imperfezioni e rendere le immagini più appealing. E’ importante che foto e video siano di ottima qualità e che vengano postate una o al massimo due volte al giorno, possibilmente nello stesso orario.

Regram: permette di condividere su Instagram i vari contenuti che vengono postati negli altri social network con il vantaggio di dare risalto ai contributi che hanno ottenuto più successo negli altri canali risparmiando tempo.

Se si vuole creare la propria cover di presentazione su Facebook con una delle foto scattate dal profilo Instagram, c’è Instacover che consente di collegare i due social networks in modo semplice e di creare velocemente l’immagine di presentazione.

Tramite InstaBG è possibile integrare Twitter ed Instagram in modo da avere come sfondo della propria pagina Twitter le varie immagini del profilo Instagram.

Poi c’è  Instalbums che permette di creare degli albums da Instagram utilizzando le ultime foto postate e poi creare dei links da poter condividere con i vari followers.

È vero che una foto vale più di mille parole, ma  utilizzare la didascalia, come fa Medici Senza Frontiere, permette di accrescere l’effetto dell’immagine raccontando una storia che un follower non avrebbe mai potuto apprendere guardando solo la foto.

Anche se non si possono inserire link attivi nella didascalia, ciò non significa che si debba rinunciare a chiedere alle persone di agire. Save the Children, Progetto Arca e tante altre organizzazioni no profit includono sempre nei loro post un richiamo alla call to action. 

Instagram Stories: questo strumento, ispirato a Snapchat, ha rappresentato un grande cambiamento.

Il meccanismo è semplice: è possibile rendere i video o le foto disponibili sui canali ufficiali per una durata di 24 ore. Poiché i post sono destinati a scomparire non sono commentabili dagli utenti ne soggetti a like.

Infine c’è la possibilità della Diretta Live, strumento che sicuramente può  accresce l’impatto sul proprio target.

Una volta Istagram era il social network delle immagini quadrate sul quale non si potevano pubblicare troppe foto né tantomeno tutte insieme. Tale limite comportava che quell’una o due immagini che si postavano al giorno, modificate con vari filtri dal tono retrò, esprimevano “il meglio” dell’Associazione.

La possibilità ora di inserire modifiche su una maggiore e variegata quantità di contenuti (dirette, video, messaggi) rappresenta da una parte una evoluzione, dall’altra però anche una perdita di quella essenza per cui Instagram era nato ossia quella di essere un social network focalizzato sul bello ed esclusivo.

Per questo raccomandiamo di non abbassare mai la qualità dei contenuti da postare certi che, con Instagram, non sbaglierai mai se mostrerai il lavoro che la tua organizzazione no profit compie ogni giorno per raggiungere lo scopo sociale per cui è nata.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

Vanessa Doddi

PHI Foundation

Realtà virtuale e no profit

Realtà virtuale: una possibilità in più per il settore no profit 

Quante volte ci siamo detti guardando alcune immagini al cinema o in televisione:

“Chissà cosa ha provato…” oppure “Chissà cosa avrei fatto se fossi stato al posto suo…” 

Oggi, tramite la realtà virtuale, tutte queste domande possono trovare finalmente una risposta.

Attraverso l’uso di appositi visori, venduti a prezzi sempre più competitivi, sarà presto possibile per tutti immergersi totalmente in questa nuova realtà parallela permettendoci così di esplorare nuovi mondi e vivere avventure virtuali come se fossero reali non muovendosi o quasi dal divano di casa.

La realtà virtuale da tempo impiegata con ottimi risultati in molti settori della conoscenza umana quali la medicina, le costruzioni e i videogiochi sta prendendo sempre più piede anche nel mondo del no profit.

Un ruolo importante di questa nuova e avveniristica tendenza sarà rivestito dal cosiddetto neuromarketing.

Questa disciplina è già ampiamente utilizzata nel mondo profit per individuare, mediante l’utilizzo di metodologie legate alle scoperte delle neuroscienze, i canali di comunicazione più diretti atti a stimolare i processi decisionali di acquisto del consumatore.

Con l’avvento anche nel terzo settore della realtà virtuale diventerà sempre più una consuetudine far riferimento al neuromarketing e all’utilizzo di queste tecniche di “persuasione” per favorire campagne di raccolta fondi a scopi filantropici.

A tal proposito segnalo il libro dal titolo Emotionraising, edito da Maggioli Editore, scritto nel 2013 da Francesco Ambrogetti dove l’autore descrive con esempi pratici e dovizia di particolari le ultime novità in fatto di neuroscienze applicate alla raccolta fondi.

Realtà virtuale e terzo settore

Alcuni esempi di successo dell’utilizzo della realtà virtuale nel terzo settore ci arrivano da due organizzazioni no profit quali Medici Senza Frontiere e Animal Equality:

#Milionidipassi 

Questa campagna di Medici Senza Frontiere, nota organizzazione non governativa, permette al già sostenitore o al futuro donatore di rivivere a 360 gradi le drammatiche esperienze vissute dalle migliaia di migranti negli estenuanti, interminabili e pericolosi viaggi via terra o via mare nel tentativo, purtroppo spesso vano, di crearsi un futuro migliore per sé e le loro famiglie.

#iAnimal 

Questo progetto di Animal Equality, conosciuta realtà no profit animalista, sfrutta la realtà virtuale nella modalità “immersiva” per trasportare lo spettatore all’interno di un allevamento intensivo  mostrandogli con estrema crudezza (con immagini la cui visione è consigliata solo a un pubblico adulto e comunque non particolarmente sensibile) quale sia la vita di questi poveri animali, considerati alla stregua di oggetti e non di esseri senzienti, dalla nascita fino alla loro morte cruenta.

Questa nuova modalità di approccio basata sulla realtà virtuale consente quindi di:

    • far comprendere più facilmente la mission dell’organizzazione no profit;
    • stimolare i sentimenti più intimi (stupore, empatia, rabbia, disgusto, ecc…) dello spettatore rendendolo immediatamente partecipe;
    • motivare la conseguente call to action o donazione;
  • incoraggiare attività di sensibilizzazione e di advocacy riguardo le tematiche mostrate.

Realtà aumentata e terzo settore

La realtà aumentata, favorita dalla diffusione ormai capillare degli smartphone e dei tablet, è invece un sottoinsieme, pur molto diverso, della realtà virtuale essendo priva infatti della modalità totalmente immersiva che caratterizza quest’ultima.

Con la realtà aumentata oggi è infatti possibile trovare indicazioni rispetto al luogo in cui ci si trova, avere maggiori informazioni su un determinato prodotto prima dell’acquisto, giocare a catturare oggetti o personaggi animati usando la propria abitazione oppure una reale e intera città come campo di gioco, ecc…

Nel terzo settore la realtà aumentata è usata soprattutto per scopi educativi e culturali.

Quando usiamo i nostri dispositivi mobili per visualizzare un edificio in un sito archeologico oppure un’opera d’arte conservata in un museo, le informazioni sull’artista e/o il contesto storico vengono immediatamente contestualizzate e rese fruibili.

Il primo video mostra l’utilizzo della realtà aumentata in ambito turistico culturale tramite la app PugliaReality+ offerta gratuitamente e in diverse lingue ai turisti della regione Puglia.

Infine il secondo video, tratto anche esso da YouTube ma ideato e realizzato dalla facoltà di Disegno Industriale dell’Università degli Studi di Palermo, presenta invece un caso futuribile ma concreto di realtà aumentata per scopi culturali relativo al Chiostro del Duomo di Monreale.

Terzo settore: il futuro è già presente.

 

PHI Foundation

Alberto Lanzi