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Raccolte Fondi Aumentano ma calano in Italia

Raccolte Fondi Aumentano ma calano in Italia

Le raccolte di fondi per il non profit aumentano nel mondo, ma calano in Italia

 

Raccolte Fondi Aumentano ma calano in Italia

Raccolte Fondi Aumentano ma calano in Italia: In tutto il mondo è il momento del crowdfunding e sono sempre di più le realtà non profit a beneficiarne: dappertutto, ma non proprio…

Secondo i dati riportati dall’Istituto Italiano della Donazione, il social fundraising per le nostre Onlus è in calo: nei primi sei mesi del 2015, la raccolta fondi è diminuita per il 33% delle organizzazioni non profit. Solo un piccola parte del campione (16%) invece vede rosa.

L’indagine semestrale sull’andamento delle raccolte fondi si basa su un campione di 200 organizzazioni non profit: un campione significativo, ma statisticamente quasi irrilevante (si calcola in fatti che le ONP italiane siano almeno più di 300.000).

Il dato è in controtendenza rispetto all’indagine dell’anno precedente che invece fotografava una realtà migliore: nel 2014 infatti il 35% delle ONP ha aumentato la propria raccolta fondi e migliorato il processo di fundraising.

Confrontando i dati di tre anni il dato che ne esce è ancora peggiore: dal 2012 al 2014 il 34% del campione ammette un calo nelle donazioni.

Ecco invece cosa succede nel mondo, dati alla mano, secondo queste infografiche:

Se dovessimo fermarci ai dati dell’IID, il futuro del social fundraising in Italia sembrerebbe molto incerto: ci sono un paio di domande, però che sarebbe il caso di farsi…

Quali e quante informazioni è possibile reperire on line per impostare una strategia di crowdfunding?
Quante ONP Italiane utilizzano piattaforme on line nelle loro raccolte di fondi?

Una cosa forse ci accomuna con il resto del mondo: la scarsa dimestichezza nell’uso delle tecnologie di rete tra le organizzazioni non-profit che vorrebbero investire in campagne di social fundraising.

 

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Redazione

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ISABELLE

ISABELLE: IL NOSTRO PIANETA IN UNA FOTO

ISABELLE: IL NOSTRO PIANETA IN UNA FOTO 

 

Isabelle, il nostro pianeta in una foto

Isabelle è una ragazza olandese che ha sempre avuto a cuore il nostro pianeta e lo raffigura grazie alla sua camera, con la speranza che le sue foto possano aiutare le persone a realizzare quanto la Terra sia un posto così prezioso.

 

 

COME HO INIZIATO A SCATTARE FOTO

Ho avuto la mia prima vera camera quasi dieci anni fa. Era soltanto qualcosa che volevo provare a fare, non avevo nessuna esperienza nella fotografia. E così ho cominciato. Nel nostro giardino, nella foresta vicino alla nostra casa e poi, quando sono cresciuta, nei miei viaggi. L’ho amato. Mi ha dato un nuovo modo per catturare quei momenti che non voglio dimenticare. E soprattutto per raffigurare il mondo come lo vedo.

 

 

 

NOI E I CAIMANI

È strano ma ho sempre avuto a cuore il nostro pianeta. Nessuno me lo ha mai detto, lo sapevo già. Per me non c’è nulla di meglio che trascorrere una giornata a contatto con la natura, stando in silenzio e assimilando la pace. Penso si possa imparare molto dagli animali selvatici! Qualche settimana fa ero in Mato Grosso, Brasile. Un posto ricco di natura. Ovunque guardi trovi vita. Ho visto centinaia di capybara, caimani e così via. Non dimenticherò mai quanto fosse pacifico. Sebbene i caimani mangino pesci non ne divorano mai di più di quelli di cui hanno effettivamente bisogno. Nella stagione secca ci sono soltanto pochi stagni in cui si trovano pesci. Ci potevano essere venti, trenta caimani, o forse più, che dovevano sopravvivere tutto l’inverno in uno di quei laghetti. E anche se i pesci avessero nuotato di fronte a loro pronti ad essere divorati i caimani non lo avrebbero fatto. Catturavano solo i pesci di cui avevano bisogno e lasciavano andare gli altri. Erano consapevoli che se avessero mangiato più di quanto fosse stato necessario non avrebbero avuto cibo sufficiente per sopravvivere fino al ritorno delle piogge. Come sarebbe se vivessimo anche noi in questo modo? In fondo sappiamo tutti che c’è qualcosa che non va sulla Terra. Quasi otto miliardi di abitanti sono troppi per continuare a vivere come stiamo facendo ora. Come sarebbe se usassimo soltanto quello che ci serve? Qualche maglietta e qualche pantalone invece di un armadio pieno di vestiti che difficilmente indosseremo tutti? Una classica mela invece di una pretagliata in una confezione di plastica? Un maglione in più invece di accendere il riscaldamento? Come sarebbe se ci rendessimo davvero conto di cosa stiamo facendo al nostro pianeta? Avremmo ancora bisogno di tutti quei vestiti? O della confezione di plastica, che non semplifica così tanto le nostre vite? Abbiamo così tanto bisogno di lasciare la spazzatura nel bosco invece di portarla a casa e gettarla nel cestino? Non penso sia così.

 

 

IL MESSAGGIO DELLE MIE FOTO

Come possiamo ritenerci più intelligenti dei caimani se non sappiamo nemmeno se potremo ancora vivere sulla Terra tra qualche secolo? Spero che quando le persone vedano le mie foto realizzino quanto il mondo sia splendido. Anche non potendo viaggiare. Mi auguro che possano comprendere che dobbiamo prenderci cura di questo pianeta, perché non possiamo vivere senza di lui.

 

 

ARTICOLO ORIGINARIAMENTE POSTATO IN INGLESE SU COWBOYS FROM SPACE

Cowboys from space è un blog in inglese creato da Matt Supertramp in cui si invitano persone da tutto il mondo a scrivere storie riguardanti arte, musica e viaggi. Lo scopo del sito è quello di raccontare ciò che ci circonda e come lo percepiamo grazie alle parole, alle immagini e ai suoni. A volte in modo poetico, a volte irriverente. Ma cercando sempre di essere spontanei.

 

Tutte le foto presenti nell’articolo sono scattate da Isabelle.

Potete trovare altre sue immagini sul suo profilo Instagram: @isa_on_earth.

 

 

SI RINGRAZIA PHI FOUNDATION PER AVER PUBBLICATO LA VERSIONE ITALIANA DI QUESTO POST.

 

 

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Isabelle van Mierlo

PHI Foundation

SOGNANDO UN MONDO MIGLIORE

12 ottobre 2016 – Sebastiano De Falco, pensando al PHI City Program e sviluppo della Social Innovation Community.

 

L’appiattimento delle ideologie, delle visioni critiche sul mondo, ma ancor più profondamente della centralità dell’uomo nell’interpretare o modificare la realtà, ossia si potrebbe proprio dire della mancanza di un umanesimo, invece che portare idee più libere, pacificanti, oggettive, in seno all’occidente contemporaneo, ha voluto dire, per una serie di ragioni storico-filosofiche, alcuni direbbero paradossalmente “ideologiche”, appiattimento e livellamento anche delle idee, sfiducia relativistica nel confronto che queste produce e articola, ma non nel relativismo che queste atomizza e allontana, non meno cristallizzazione in anacronistiche visioni, non più supportabili da una concreta prassi nel contesto attuale anche politico, oppure nuove forme di barbarie senza ideologie né idee, e di conseguenza, per reazione, sfiducia in ciò che è umano, opinabile, dialettico, storico alla fin fine, e fiducia, alcuni direbbero quasi “feticistica” o addirittura “teologica”, in ciò che è unificante, ossia tecnico, numerico, economico, burocratico.

Questa fiducia, privata dell’ampio respiro ideale della critica filosofica, della prospettiva relativizzante della storia e dell’esperienza artistica nella sua connotazione inattuale, ossia dell’umanità intesa come fulcro creativo, però non è esente dal creare contraddizioni reali, etiche, storiche e politiche, ossia da vivere anch’essa in un rimosso inconfessabile, in un terrore silente ma onnipresente, ossia che questa forma contemporanea di razionalismo sia produttrice suo malgrado di irrazionalismo, che l’efficienza si dimostri infine inefficiente, il progressismo regresso, lo sviluppo involuzione, l’ordine caos, l’unione disunione, tutte contraddizioni taciute, inaccettabili, sempre inattese, a volte insanabili, che minano questa stessa fede razionale nel mondo contemporaneo e nei suoi valori.

Inoltre se anche la razionalità tecnica o burocratica, caricata di quella fervida fiducia che si ripone in un culto infallibile, dimostrasse la sua fallibilità, il suo essere temporanea e così i suoi valori, considerati come universali, finali, “escatologici” per certi versi, invece si dimostrassero storici e positivi, connaturati all’umanità e alle sue intrinseche contraddizioni, allora vorrebbe dire che tutto è fede, e quindi tutto ermeneutica, interpretazione, aperta alle derive di ciò che storicamente diviene e proprio per questo creativa, non unitaria o unificabile, se non per astrazione o formalismo, bensì in realtà molteplice, imprevedibile effetto di una volontà umana troppo umana, quindi inconscia, talvolta anche violenta o incontrollabile, ossia l’opposto di ciò che si presume essere la fede contemporanea in ciò che è tecnico, razionale, automatico, burocratico.

Anche il migliore dei mondi possibili custodisce in sé un lato oscuro rimosso e non potrebbe essere altrimenti. Più si ricerca l’unità ideale e più cresce la frammentazione reale. Inoltre paradossalmente è proprio la presenza silente di questo rimosso violento e terrificante, che amplifica la fede nella stabilità dell’ordine visibile, nell’avvenire progressivo e totalizzante che questo solo sembra garantire, supponendo così che tra la manifestazione del mondo ordinato e la rimossa violenza, o il remoto terrore, non ci sia nessuna connessione diretta o indiretta, come se fossero in realtà due universi distinti e non comunicanti, che procedono paralleli sfiorandosi di tanto in tanto, sempre violentemente data l’opposta natura che li caratterizza, ma senza compenetrarsi né generarsi in qualche modo a vicenda, come se scegliendo l’uno si allontanasse di conseguenza l’altro.

Si può dire che l’appiattimento delle visioni critiche sul mondo contemporaneo e l’assenza indotta di umanesimo spirituale sia quindi congeniale ad un mondo unificante, materialistico, tecnico e anti-dialettico, che riesce a tollerare compiutamente solo se stesso, di conseguenza nessuna opposizione effettiva, o perfino nessuna dialettica radicale interna a sé, né quindi libera espressione dell’umanità in definitiva, che possa essere considerata razionale, legittima, affidabile, generatrice di senso, costruttrice di mondo. In questo senso ciò che si oppone o differisce deve avere sempre e comunque la maschera del caos, della violenza, dell’assurdità, della follia, della morte, ossia i volti nascosti e rimossi di questo stesso mondo contemporaneo.

 

Sebastiano De Falco

PHI Foundation