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LUCCA: DONARSI PER RITROVARSI A LUCCA

LUCCA: DONARSI PER RITROVARSI

 

Lucca: Donarsi per ritrovarsi.

Giovani e studenti inaugurano la campagna DonoDay2018

 

È partito da Lucca, dal Festival Italiano del Volontariato, il 3° Giro dell’Italia che dona. L’Istituto Italiano della Donazione (IID) ha voluto aprire, 11 maggio, la piattaforma della campagna#DonoDay2018 con un incontro – dal titolo “Donarsi per ritrovarsi” – simbolico e pieno di valore: quello fra gli studenti di due classi del Polo Scientifico Tecnico Professionale Fermi di Lucca e Vincenzo e Marco, due giovani del Rione Sanità di Napoli, ragazzi cresciuti in un contesto difficile e inseriti grazie all’opera della Fondazione di Comunità San Gennaro e della Cooperativa La Paranza in progetti di inclusione sociale e lavorativa.

I giovani lucchesi e i loro coetanei napoletani, accompagnati dal presidente della Fondazione di Comunità San Gennaro di Napoli Pasquale Calemme, si sono confrontati a cuore aperto, raccontandosi le proprie storie: storie di impegno sul territorio, volontariato ricevuto e donato anche ai ragazzi più piccoli di loro, per aiutarli a superare le proprie difficoltà. Storie in cui donarsi agli altri ha significato anche crescere e mettersi al riparo da strade pericolose. Storie di impegno che permettono a questi giovani di guardare al futuro con meno scoraggiamento e più fiducia.

Al Festival Italiano del Volontariato di Lucca, l’incontro “Donarsi per ritrovarsi” ha lanciato quindi la nuova edizione della campagna organizzata dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) nell’ambito delle celebrazioni #DonoDay2018 del 4 ottobre.

Anche quest’anno il Giro è aperto alla partecipazione di tutti, come ha ricordato Sebastiano de Falco, Presidente della PHI Foundation. Comuni, organizzazioni non profit, imprese e privati cittadini possono organizzare una o più iniziative nelle “due settimane del dono”, dal 21 settembre al 7 ottobre prossimi, e iscriverle entro il 9 settembre ai contest #DonareMiDona sul sito giornodeldono.org. Il voto popolare decreterà gli eventi preferiti e i vincitori saranno premiati a Roma nel corso dell’evento nazionale del Giorno del Dono.

A fare da apripista al progetto è #DonareMiDona Scuole, il contest per gli istituti scolastici realizzato dall’IID insieme al MIUR e PHI Foundation. Attivo dall’inizio dell’anno, il concorso ha già visto l’adesione di oltre 60 scuole, i cui studenti racconteranno la propria idea di dono con un video – per le secondarie – o con un testo o lavoro artistico – per le primarie. In questo caso le iscrizioni proseguono fino al 10 giugno e la Giuria Popolare si esprimerà col voto on line durante l’estate.

Non si esauriscono qui le possibilità di prendere parte a #DonoDay2018: per tutte le categorie si può optare – con le rispettive scadenze temporali – per l’adesione morale, dichiarando così di sottoscrivere i valori del Giorno del Dono e divenendo testimonial dell’iniziativa. Tutte le modalità di partecipazione sono gratuite.

Anche quest’anno l’IID celebra il Giorno del Dono, riconosciuto dalla Legge 110/2015, valorizzando l’Italia del bene, capace di diffondere la cultura del dono” – commenta il presidente della PHI Foundation Sebastiano de Falco. “Scuole, Comuni, associazioni, imprese e cittadini coloreranno mappa dell’Italia che dona, restituendo il volto del Paese migliore, capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del dono“.

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Alessandro Roma

PHI Foundation

 

La prima Social Street in Italia

1 La prima  Social Street in Italia è nata a Bologna;

Cari lettori, il fenomeno mondiale delle «Social Street» è esploso anche in Italia, in ben 17 città. La prima Social Street in Italia è sorta a Bologna dove i residenti si sono ritrovati online e si sono riappropriati del proprio quartiere: «Insieme per aiutarsi a migliorare il luogo in cui viviamo»

In via Fondazza, a Bologna, alle differenze non si dà peso.

C’è una cassetta degli attrezzi, affissa ad un muro. Più avanti un’altra: chiunque può aprirla (la chiave non c’è) e tirarne fuori cacciaviti, cavi dell’auto, una pompa per bici, a disposizione dei passanti. Studiosi da tutto il mondo esaminano la via che si snoda tra i portici del capoluogo emiliano, per capire cosa è successo qui negli ultimi quattro anni.

Tutto è iniziato con una pagina Facebook. I “residenti di via Fondazza” (così si chiama ancora oggi) hanno cominciato a conoscersi online, poi di persona. Dal 2013 s’impegnano, giorno per giorno, per migliorare il luogo in cui vivono. È nata così la prima Social Street in Italia: altre 453 ne sono seguite negli anni, da Napoli a Trento fino alla Nuova Zelanda. Diffondendo pratiche di buon vicinato. Per capire la mission, c’è da porsi prima  quanto sia cambiata nel frattempo la Social Street nel centro di Bologna.

Palazzi storici, ben 1.800 residenti, botteghe e studenti: come nelle vie vicine. Il fruttivendolo e la libreria sono al loro posto. La novità è «qualcosa che ha a che fare con i rapporti tra le persone» spiega chi ci vive: non si vede a occhio nudo. «Quando sono arrivato qui la gente a malapena si salutava. Ora tutti si conoscono, dai manager ai senzatetto. E si aiutano a vicenda» racconta Luigi Nardacchione.

2 La nascita del progetto Social Street: le persone che si aiutano;

Il primo “gruppo” è nato così: «Piano piano ci siamo riappropriati della zona, con iniziative che hanno coinvolto sempre più residenti: dalle feste in strada al bike sharing, dalla portineria di quartiere alle pulizie della via» racconta Nardacchione. La voce si è sparsa. Dai social media a quelli tradizionali – fino al New York Times – la fama ha generato emulazioni (per fortuna) e non poche: 454 social street sono sorte in Italia ed all’estero tra il 2013 e il 2016. Ma nell’anno appena concluso il boom ha segnato una prima battuta d’arresto. A monitorare i numeri è un osservatorio ad hoc attivato (l’unico finora) dall’Università Cattolica di Milano: la sociologa Cristina Pasqualini e il suo team hanno analizzato centinaia di dati e realizzato decine d’interviste, ora convogliate in un e-book gratuito pubblicato da Fondazione Feltrinelli (“Vicini connessi”, disponibile su FondazioneFeltrinelli.it).

La novità sta nel fatto che le strade condivise sono “esseri viventi”, prima di tutto e in quanto tali non solo nascono, ma muoiono. Negli ultimi 12 mesi il numero complessivo è passato da 454 a 428, un calo «fisiologico» secondo Pasqualini, ma anche il segno di una svolta. «Dopo l’entusiasmo iniziale su Facebook molti gruppi si sono spenti da soli. Alcuni esistono ormai solo formalmente, e sono di fatto inattivi. Quelli che si costituiscono ora, però, lo fanno con una nuova consapevolezza» osserva la docente.

I picchi sono nelle città: Bologna e Milano in primis.

Certo, non è facile come un “clic” sulla tastiera; «Ci vuole impegno e tempo» conferma Nardacchione «ma alla fine i risultati rimangono». In via Fondazza hanno creato, così un aiuto importante come il comitato che pulisce regolarmente la prima  Social Street italiana.  Un altro, in cui si organizzano feste. E qualcuno ha installato cassette degli attrezzi ad uso pubblico lungo la prima  Social Street in Italia, e c’è persino chi si è inventato un bike sharing tra vicini. E funziona – incredibile – senza nemmeno una pagina Facebook per aiutare i residenti !

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

Nascita della Biblioteca a Scampia

1 Nasce la prima biblioteca a Scampia :

Cari lettori, vi sono duemila e cinquecento volontari, tra cui migranti e detenuti che sono al lavoro per rendere  dignità a un luogo importante come Scampia: un progetto nato con il contributo della Siae e Anart.

Si tratta di un ex istituto scolastico utilizzato per anni dalla camorra come deposito di armi e ricovero abusivo per tossicodipendenti torna a vivere e diventa una Biblioteca a Scampia.

Ci troviamo dunque a  Scampia, nel cuore di Napoli, presso il centro Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, un luogo completamente riqualificato grazie all’opera di duemila e cinquecento volontari che lo hanno trasformato in un punto d’incontro e un centro di promozione culturale del quartiere.

2 La nascita e lo sviluppo del  progetto:

Si tratta di un progetto collettivo a cui hanno partecipato diverse figure tra cui  insegnanti, famiglie, ragazzi, detenuti in affido all’associazione (R)esistenza  che l’hanno materialmente costruita insieme agli artigiani dei laboratori; giovani rifugiati ospiti della struttura e le volontarie che ogni giorno si occupano nel centro stesso di 45 bambini, residenti nei palazzi delle Vele e nel quartiere di Scampia per l’attività di doposcuola.

Vi è la nascita delle prime collezioni della biblioteca che è rivolta alla prima infanzia e ragazzi con libri consigliati da LiBeR, la biblioteca a difesa della legge sui temi particolari come ad esempio l’antimafia e dell’impegno civile  e alla cultura del Mezzogiorno. A questi si aggiungeranno anche i cento volumi donati dalla Siae: «Oltre al nostro contributo economico – spiega il presidente dell’ente, Filippo Sugar -siamo lieti di donare alcuni libri provenienti dalla preziosa Biblioteca Teatrale SIAE del Burcardo a Roma, con l’augurio che si festeggi anche l’avvio di un percorso virtuoso in tutte le sfere della creatività umana».

La nascita del progetto è stata ideata da Anart – Associazione Nazionale Autori Radiotelevisivi e finanziato da SIAESocietà Italiana degli Autori ed Editori, con il sostegno di AIBAssociazione Italiana Biblioteche, dell’Associazione Amici di Città della Scienza, di AIE – Associazione Italiana Editori e patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.

Infine per creare rete, sono stati acquistati molti libri presso la prima libreria di Scampia, “La Scugnizzeria” di Rosario Esposito La Rossa, inaugurata lo scorso settembre.

La nascita della biblioteca a Scampia verrà inserita nel circuito delle biblioteche pubbliche, con la speranza che sia la prima di una lunga serie di iniziative volte a riqualificare ambienti degradati e sottratti alle Mafie.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

Phi Foundation - Tour del Fundraising

Il Tour del Fundraising

Sabato 2 Aprile 2016 parte quello che può essere definito il “ Tour Del Fundraising”.

Una sorta di Tour de France ma dedicato interamente al nonprofit, e alla raccolta fondi.

L’obiettivo principale di questo progetto è quello di far conoscere a quanta più gente possibile l’esistenza di uno strumento, il fundraising che è fondamentale per le organizzazioni nonprofit, ma che bisogna anche saper realizzare e portare avanti nel modo corretto. Questo tour si rivolge agli operatori del terzo settore che sono il motore del nostro Pianeta.

Il nonprofit è forza, cambiamento, speranza.

E i fundraiser sono le gambe per raggiungere questi traguardi.

Gli incontri sono di carattere gratuito e durano circa 150 minuti ( 2 ore e mezza circa), durante i quali si affronteranno i temi legati alla raccolta fondi, a quali tecniche, idee e strumenti siano più idonei e corretti da utilizzare per raggiungere risultati a volte anche insperati.

Il Tour farà tappa in 5 città italiane, da Nord a Sud. Forlì 2 aprile / Napoli 4 aprile / Roma 5 aprile / Ancona 7 aprile / Milano 11 aprile.

Il consiglio per tutti quelli che lavorano nel settore o hanno degli interessi professionali e umanitari in questo campo è di partecipare ad una di queste tappe, magari coinvolgendo amici e collaboratori, perché più gente partecipa e più l’informazione cresce e con essa anche tutto il movimento Fundraising legato alle ONP.

Per qualsiasi ulteriore informazione si può contattare i seguenti riferimenti:

tel. 0543.374150 / email tour@fundraising.it

www.festivaldelfundraising.it/tour

Articolo suggerito da:Valerio Melandri, Associazione Festival del Fundraising
Francesco Fiore
Phi Foundation