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donare nel no profit

DONARE: LA MISSION DI PHI FOUNDATION

Cari amici,
probabilmente è giunto il momento di raccontarsi il perchè l’azione di donare all’interno dell’esperienza di volontariato, oggi, ci conduce in situazioni delicate, particolari, bellissime, drammatiche.
Esperienze di volontariato che fanno riflettere, suscitando speranze, generando emozioni e offrendo spunti per sogni e storie.

Phi Foundation, ha come missione la solidarietà e il sostegno verso il mondo del no profit, un’avventura dove l’aspetto più bello consiste nel vivere l’immensa generosità delle persone con cui è stato possibile costruire relazioni e collaborazioni importanti e dove donare rappresenta la quotidianità.

Siamo professionisti della Comunicazione e Fundraising (Raccolta Fondi orientate al no profit) con esperienze e provenienze diverse, ma uniti da un obiettivo unico: mettere a disposizione dei Volontari, “Formazione Gratuita” e strumenti innovativi che permettano di aumentare la Visibilità delle loro azioni e contemporaneamente, fornire a tutte le Organizzazioni no profit (ONP) una piattaforma facile e intuitiva per raccogliere Donazioni.

Siamo prima di tutto dei Volontari, perché è una cosa che sentiamo nel profondo dell’anima. Aiutare gli altri ci appaga e poi, in un mondo in cui nessuno da niente per niente, sapere che ci sono persone che si dedicano agli altri è davvero qualcosa di straordinario.

Aiutare ci fa sentire utili rendendoci felici, ma allo stesso tempo ci ha aiutato a sviluppare un senso di umiltà e di rispetto verso tutti, al di là di qualsiasi diversità.

Siamo cresciuti sviluppando questi valori, credendo negli stessi ideali senza ipocrisie o false verità.

Essere volontari “Phi Foundation” significa Donare senza ricevere; se non il sorriso delle tante persone che quotidianamente aiuti.

E poi poter condividere il progetto all’interno di una comunità, raggiungere gli obiettivi prefissati, migliorare le nostre azioni quotidianamente e innalzare costantemente l’asticella delle aspettative è una cosa che ci Gratifica.

Perché lo facciamo? “Per far crescere chi verrà dopo di noi con dei Valori”.

Vuoi raccontare la tua Storia? Sei un Volontario? Vuoi Cooperare? Sei una organizzazione no profit (ONP) e desideri supporto o vuoi avviare una campagna di Raccolta Fondi ? O semplicemente hai voglia di donare ?
Chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community).

 

PHI Foundation

 

Phi Foundation: La professione del Fundraiser e le attività di Fundraising

Secondo i più recenti approcci il fundraising più che essere legato semplicemente alla cultura della carità o a quella filantropica e del mecenatismo fonda il suo significato nel fenomeno della responsabilità sociale diffusa che spinge i soggetti sociali e collettivi ad effettuare investimenti di risorse per il raggiungimento di comuni benefici sociali.

Per fundraising quindi si può intendere l’insieme delle teorie e delle tecniche necessarie a garantire la sostenibilità di una causa sociale e dell’organizzazione che la persegue e di promuoverne lo sviluppo costante nel tempo verso una molteplicità di interlocutori.
Sono varie le modalità con cui è possibile raccogliere fondi e il fundraising, per sua natura, non si fonda solo sulle donazioni ma anche su un complesso di modalità di raccolta da utilizzare nei confronti di ogni possibile mercato (eventi, sponsorizzazioni, investimenti sociali, ecc.).

Il fundraising ha il senso di: far crescere, coltivare, sorgere, ossia di sviluppare i fondi necessari a sostenere un’azione senza finalità di lucro, “valore produttivo di utilità sociale“.

Il fundraising trova le sue origini nell’azione delle organizzazioni no profit, quelle organizzazioni che hanno l’obbligo di non destinare i propri utili ai soci, ma di reinvestirli per lo sviluppo delle proprie finalità sociali. Tuttavia attualmente la raccolta fondi viene praticata anche da enti e servizi pubblici e da aziende che promuovono iniziative a scopo sociale.
Le buone cause sono si condizione necessaria ma certamente non sufficiente, il fundraising è capacità di coinvolgere risorse su una causa e non l’atto di elemosinare soldi e il fundraiser è colui che sa sviluppare l’arte di saper chiedere; “tutti possono domandare ma non tutti sanno chiedere”.
Sei un’organizzazione no profit (ONP) e desideri supporto “Gratuito” o vuoi avviare una campagna di Raccolta Fondi?
Chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community).

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

 

La Social Innovation: un nuovo modo di concepire il Sociale

Si sente parlare sempre più spesso di Social Innovation, ma che cos’è? Oggi,  “l’innovazione sociale” è rappresentata da molteplici contenuti che possiamo sintetizzare in 3 principi base: interazione, innovazione e collaborazione.

Non esiste ancora un modello tangibile ed efficace delle vere e proprie linee guida”, la Social Innovation  ha bisogno di essere compresa non solo dagli operatori del settore ma anche dalle istituzioni e dalle imprese dato che si parla di modelli collaborativi.

La Regione Piemonte e Unioncamere Piemonte hanno coordinato la realizzazione di  un documento sul tema dell’innovazione sociale. Il primo vocabolario italiano della Social Innovation, pubblicato in rete da Mixura (www.mixura.com) , che ne spiega i concetti base.

L’innovazione sociale deve generare un cambiamento in grado di produrre un valore economico, e qui entra in campo la tecnologia quale efficace strumento per la Social Innovation che si sviluppa su varie piattaforme per le iniziative sociali: crowdfunding, sharing economy, shopping solidale. Nuovi modelli nati per facilitare la collaborazione sociale nel finanziare progetti o raccogliere fondi con l’aiuto della collettività.

Uno sguardo al futuro sull’innovazione sociale verso il cambiamento e la contaminazione con la collaborazione da parte delle aziende, per raggiungere risultati di natura sociale che nel soddisfare i bisogni genera il benessere della collettività.

L’innovazione sociale o Social Innovation, propone nuove modalità  di azione nel contesto sociale per il coinvolgimento della comunità attraverso modelli in continua evoluzione. Si aprono nuovi scenari offrendo la possibilità di collaborazioni tra soggetti appartenenti a mondi diversi (no profit, pubblico, privato, ecc..) che si uniscono per il raggiungimento di un interesse comune.

La creazione del valore sociale attraverso forme di collaborazione tra una rete di soggetti diversi con l’obiettivo di migliorare e soddisfare i bisogni sociali.

Per chi è interessato ad approfondire l’argomento può iscriversi gratuitamente all’evento che si terrà a Roma il 25 maggio Nonprofit Leadership Forum, organizzato dall’associazione europea di consulenti ad alto livello Eu Consult Italia.

Innovazione Sociale

Di seguito sono elencati i temi trattati nella terza edizione:

  • Scenari per l’innovazione sociale.
  • Inquadramento del settore: numeri e tipologie di attori coinvolti, la riforma del terzo settore
  • Gli attori del cambiamento, dal Nonprofit alle PA.
  • Le nuove modalità di collaborazione e partnership tra enti Profit e Nonprofit, Pubblica Amministrazione, istituti universitari (Service learning), investitori istituzionali, finanza a impatto sociale e sistema bancario
  • Esperienze di contaminazione.
  • La relazione con le imprese tradizionali e le possibili forme di collaborazione (il caso delle B­corp)
  • Uno sguardo al futuro.
  • Trend, andamento e prospettive future per il Terzo Settore

 

Ad oggi l’innovazione sociale nel mondo profit è solo marginale mentre sono le organizzazioni no profit ad esserne protagoniste; non per altro uno degli obiettivi dell’evento Nonprofit Leadership Forum è quello di stimolare la crescita delle professionalità nel Terzo Settore e della Responsabilità Sociale d’impresa in Italia.

Per maggiori informazioni e iscrizioni http: www.nlfitalia.org, oppure attraverso la pagina di Facebook: Nonprofit Leadership Forum.

 

Manuela Mussa

PHI Foundation

YouTube

Con YouTube maggiore visibilità, umanità e trasparenza al proprio brand No Profit

YouTube, secondo motore di ricerca dopo Google, è un social media dalle grandi potenzialità in quanto, oltre ad essere gratuito, consente di incorporare i contenuti sul sito e sui propri social senza sovraccaricare il server e la loro visualizzazione in HD.

Pertanto per le Associazioni non profit può essere un ottimo canale di raccolta fondi, per reclutare volontari e conferire maggiore visibilità e trasparenza al brand. Le no profit possono accedere all’utilizzo di funzioni speciali come il link diretto al proprio sito più un supporto tecnico dedicato e comunque, se non hanno molti followers del canale, possono sempre condividere i propri video sulla pagina Facebook oppure nella newsletter periodica che inviano alle proprie liste.

I contenuti su YouTube accrescono senza dubbio il tasso di engagement: basti pensare al maggior impatto che uno storytelling visivo può avere rispetto a un contenuto esclusivamente testuale. Lo spot di Unicef Un giorno qualcuno parlerà di te sui lasciti ne è un esempio così come quello, dal tono brillantemente ironico, del Cesvi La sua Africa – Il Terzo Segreto di Satira.

Infatti la metrica che permette di verificare l’efficacia di una campagna YouTube non è il numero di visualizzazioni bensì il grado di interazione che questa riesce a generare. Fra l’altro, un utente attivo che commenta, condivide o partecipa alle conversazioni tramite hashtag è sicuramente più arricchito dall’esperienza visiva e più facilmente potrà diventare attivista o donatore della nostra Associazione no profit.

Come per gli altri social media, anche per YouTube vale la regola di condividere e sottoscrivere canali di altre Onlus per poter a propria volta essere seguite e aumentare il traffico sulla propria pagina.

Più tecnicamente parlando, l’uso del canale Youtube è semplice, pure se non siamo videomaker professionisti. Per girare si può usare uno smartphone di buona qualità e un microfono. Ci sono vari siti creative commons, dove scaricare brani gratuitamente senza violare i diritti di autore, e software di movie maker low cost, come Kizoa, per il montaggio.

Per invitare gli utenti a interagire con l’Associazione si possono inserire nei video le annotazioni anche quelle con link ad altri propri video correlati e promuovere così i contenuti in maniera incrociata.  Tuttavia, per non interrompere la user experience, meglio ridurre al minimo il numero di inviti all’azione (iscriviti, aggiungi ai preferiti, ecc.) e aggiungerli verso la fine.

Anche se il pulsante di donazione all’interno del canale YouTube al momento è disponibile solo negli Stati Uniti e nel Regno Unito, è possibile compensare questa mancanza con l’inserimento, nella scheda “Informazioni”, di link ancorati ad una call to action efficace che indirizzino lo spettatore direttamente su una pagina di raccolta fondi. Il primo di questi link sarà sempre in evidenza sulla copertina del canale.

Per quanto riguarda la reportistica, tramite YouTube Analytics è possibile analizzare le caratteristiche degli utenti e le loro preferenze per meglio pianificare la content strategy. Altri metodi per studiare il nostro target e supportare la creazione di un valido piano editoriale sono Google Trends per YouTube, usato per analizzare i contenuti più ricercati, e lo strumento per le parole chiave di YouTube, usato per la keyword research.

In conclusione YouTube contribuirà sicuramente a dare un’immagine umana e trasparente della tua Associazione, mai dimenticare però che i contenuti video, per quanto realizzati con mezzi semplici e low cost, devono sempre essere creati con cura di scrittura, ripresa e editing per garantire una user experience di qualità.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

Come muoversi nella galassia del Crowdfunding??

Le idee non bastano. Servono i finanziamenti per trasformare un’idea in un impresa. Una delle nuove opportunità che si presenta sul mercato è la raccolta di fondi on line (crowdfunding). Ma come muoversi? Da dove cominciare? A quali affidarsi?

La sola idea non basta. Per trasformare una startup in vera e propria impresa servono finanziamenti. Uno degli strumenti più utilizzati dalle startup, ma non solo da loro, per recuperarli sul mercato è il crowdfunding, ovvero la raccolta di fondi on line.

Ma come muoversi ? dove andare? che cosa cercare in Rete quando si decide di intraprendere questa strada? Esistono infatti decine di piattaforme e di siti più o meno accreditati che offrono questo genere di servizio, ma di chi fidarsi? Quale scegliere?

Questa è la domanda che sempre più spesso ci si pone quando si è di fronte a questa scelta. Un indagine condotta dagli Osservatori del Politecnico di Milano, ha stilato la lista delle principali piattaforme di crowdfunding in Italia, cercando anche di indicare vantaggi e svantaggi della loro offerta.

Ecco un breve decalogo con consigli e informazioni per orientarsi in questa articolata e confusa galassia da sfruttare come una vera e propria “bussola”, in grado di indicare la rotta giusta.

La lista comprende 55 piattaforme ed è divisa in base alla diversa tipologia di finanziamento: reward based (raccolta fondi che, in cambio di donazioni in denaro, prevede una ricompensa, come il prodotto per il quale si sta effettuando il finanziamento, o un riconoscimento, come il ringraziamento pubblico sul sito della nuova impresa), donation based (modello utilizzato soprattutto dalle organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro), lending based (microprestiti a persone o imprese), equity based (modello regolamentato dalla Consob: in cambio del finanziamento versato è prevista la partecipazione del finanziatore al capitale sociale dell’impresa, diventandone così socio a tutti gli effetti), ibride (basate su più modalità di finanziamento).

REWARD-BASED (20 piattaforme)

Eppela. “Attraverso il crowdfunding a nessun creativo o aspirante startupper il futuro è precluso”: è questa la mission di Eppela. I progetti da finanziare abbracciano diversi campi: dall’arte al no profit, dal cinema all’innovazione sociale, dalla tecnologia alla musica e al fumetto. Be Crowdy Piattaforma di crowdfunding per progetti culturali e artistici. Permette ad artisti e promoter di proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community. Com-Unity portale di crowdfunding di proprietà della Banca Interprovinciale Spa, che ha l’obiettivo di dare un’opportunità a chi ha un’idea e intende realizzarla, utilizzando al meglio le possibilità offerte dalla rete e dal mondo dei social network. Kendoo piattaforma di crowdfunding dedicata soprattutto a progetti web, news, social media, mobile, ecommerce. Musicstarter piattaforma destinata esclusivamente ai progetti di musica: dalla raccolta fondi per concerti, ai festival, ai videoclip, alla nascita e promozione di dischi. BookaBook. Piattaforma dedicata esclusivamente ai libri, in cui lettori e scrittori possono realizzare e finanziare insieme libri inediti. For ITALY. Piattaforma dedicata alla raccolta fondi per progetti riguardanti la cultura italiana. Gigfarm. Piattaforma di crowdfunding dedicata ai concerti dal vivo. Il portale, infatti, permette ad artisti e promoter di entrare in contatto direttamente col proprio pubblico, pubblicando il progetto musicale e proponendolo al popolo della Rete che ne valuterà il valore decidendo se finanziarlo o meno. Giffoni Innovation Hub. Piattaforma dedicata alle startup culturali e alle opere artistico-culturali. WeRealize. Piattaforma riservata ai progetti di design. Permette a designers e makers di cercare fondi online per realizzare progetti innovativi e in serie limitata. Wowcracy. Piattaforma dedicata ai progetti di moda. Agis.co. Trasformare un’idea in realtà, tra ispirazione e strumenti pratici. Questo l’obiettivo di questa piattaforma di crowdfunding che offre anche servizi come scouting, tutoraggio, assistenza manageriale.

EQUITY BASED (14 piattaforme)

Starsup. È stato il primo portale di equity-crowdfunding autorizzato dalla Consob per la raccolta online di capitali di rischio da parte di startup innovative. Si propone di far incontrare idee interessanti e persone disposte a sostenerle finanziariamente. Siamosoci. Accorciare le distanze tra impresa, innovazione, ricerca e finanza agevolando l’apporto di risorse verso l’imprenditoria innovativa. Questo l’obiettivo di Siamosoci, piattaforma di social investing. Assiteca crowd. Portale di equity crowdfunding che si propone comeuna piattaforma innovativa rivolta ad investitori attenti alle nuove modalità di investimento proposte dai mercati”. Ecomill. Sostenibilità, innovazione e aggregazione sociale. Sono questi i valori da promuovere secondo Ecomill, piattaforma dedicata a progetti ad alto valore innovativo nel settore energetico e ambientale. Equinvest. “Il nuovo marketplace che collega startup innovative, che necessitano di raccogliere capitali di rischio, ed investitori, sia retail che professionali, potenzialmente interessati ad investire in società ad alto rendimento”: ecco la presentazione di questa piattaforma di venture capital online. Muum Lab. È il primo portale di equity crowdfunding del Sud, dedicato a progetti relativi a energia, agroindustria, Ict, real estate. Next Equity Crowdfunding Marche. Prima piattaforma di equity crowdfunding nelle Marche, nata grazie a un accordo con l’Università di Camerino per aiutare le idee innovative nate dentro e fuori l’ateneo. The Ing Project. La società The Ing Project Srl ha lanciato Tip Ventures, portale di raccolta fondi in capitale di rischio, che in realtà è double face: alla prima forma di raccolta reward-based (soldi in cambio di omaggi), si è unito il finanziamento dietro acquisto quote. We are starting. Piattaforma di equity crowdfunding che nasce con l’obiettivo di “dare visibilità a imprenditori con idee brillanti, consentendo alle loro startup di crescere e svilupparsi, grazie a piccoli investimenti alla portata di tutti”. Fundera. Piattaforma dedicata esclusivamente al settore cleantech, con l’obiettivo di aiutare a finanziare startup, progetti ed iniziative che promuovono tecnologie e servizi a basso impatto ambientale.
DONATION BASED (6 piattaforme)

Let’s donation. “Il Profit sostiene il No Profit”: è questo lo slogan di questo portale donation based nato per finanziare progetti sociali locali, nazionali ed internazionali. ShinyNote. “ShinyNote nasce con l’idea e il proposito di soddisfare il bisogno degli individui di trovare uno spazio condiviso di espressione affettiva ed emotiva”. Così si presenta questa piattaforma, dedicata soprattutto ai progetti di solidarietà. Retedeldono. Piattaforma di crowdfunding  per la raccolta di donazioni online a favore di progetti d’utilità sociale ideati e gestiti da organizzazioni non profit. Iodono. È il primo sito di personal fundraising in Italia. Ha l’obiettivo di permettere alle persone di donare online e di raccogliere fondi per le ONP e per le cause a loro più vicine. Leevia. Piattaforma di crowdfunding destinata a progetti di beneficenza promossi dalle organizzazioni non profit.

LENDING BASED (2 piattaforme)

Smartika. Inserita da Forbes tra le prime 10 piattaforme di social lending in Europa, Smartika permette agli utenti di prestarsi soldi online senza intermediari bancari e finanziari. Prestiamoci. È l’unica startup italiana autorizzata come finanziaria da Banca d’Italia per la gestione di una piattaforma di social lending (prestiti personali da privati a privati su Internet).

IBRIDE  (13 piattaforme)

Starteed. Piattaforma che  non solo lancia campagne di crowdfunding (reward e donation) per aiutare gli aspiranti imprenditori a realizzare i propri progetti ma offre anche la possibilità di vendere il prodotto sulla piattaforma stessa. Inoltre offre soluzioni tecnologiche per l’opzione ‘doityourself’ e per la creazione di piattaforme reward ed equity. Forward. L’arte dalla tua parte. Piattaforma di condivisione tra artisti e comunità web. Finanziamenti reward e lending Proposizione. La particolarità di questa piattaforma è la possibilità di utilizzare i social network per far incontrare ideatori dei progetti e finanziatori. Funditaly. Portale di crowdfunding cooperativo che aiuta chi ha un’idea a realizzarla, grazie al sostegno finanziario e sociale della comunità. Due le opzioni di finanziamento: attraverso il modello ‘reward based (chi ha sostenuto un progetto riceverà in cambio una ricompensa) e attraverso campagne ‘donation based’ (solo donazioni senza budget minimo). De Rev. “Un’azienda leader in Italia nel mercato del crowdfunding, della democrazia partecipativa e della comunicazione virale sui social media”. Così si definisce questa piattaforma di crowdfunding che ospita sia raccolta fondi (reward e donation) per startup innovative sia raccolta firme per progetti e iniziative vari. Produzioni dal Basso PdB. “La piattaforma di crowdfunding per finanziare qualsiasi forma di autoproduzione, senza filtri e senza nessuna intermediazione”: è quanto si legge sul sito di quella che è la prima piattaforma di crowdfunding in Italia, nata nel 2005. Finanziamenti: reward  e donation. BuonaCausa. È un network dallo spirito “ethic” dedicato, appunto, alle buone cause: aziende, associazioni, donatori possono finanziare (in forma reward e donation) progetti di valore sociale. CrowdfundingItalia. “Dona per sostenere un progetto o raccogli fondi per crearne uno tuo”: è questo l’invito di questa piattaforma di crowdfunding generalista (finanziamenti in forma reward e donation). DonordoneePortale di “community funding” che utilizza il “gioco del dono” per finanziare (in forma reward e donation) progetti non profit e per aiutare i propri membri, eleggendone 6 al giorno, a realizzare le proprie idee, sempre in ambito di utilità sociale. Ginger. Il nome di questa piattaforma è un acronimo di Gestione Idee Nuove e Geniali in Emilia Romagna. E il nome la dice lunga. Perché l’obiettivo è finanziare (in forma reward e donation) progetti innovativi a livello territoriale.

Tratto da un articolo su “Startup ecosystem” di Concetta Desando

 

PHI Foundation

Gli strumenti messi a disposizione da Google per creare keywords e annunci efficaci

Google offre la possibilità al settore No Profit di promuoversi sui motori di ricerca. Considerando la grande competizione tra le varie Onlus per risultare tra le prime posizioni nei motori di ricerca, diventa strategico saper impostare efficacemente keywords e annunci.

Supponiamo ad esempio che la nostra Onlus voglia promuovere i propri regali solidali costruendo una campagna in Google Ad Grants. Il primo passo da compiere per capire le difficoltà di posizionamento è analizzare la keyword difficulty, ossia quanto la parola chiave “regali solidali” sia già usata nella costruzione degli annunci dei competitors. A tale scopo risultano utili  3 strumenti:

  • allintitle: scrivendo questa parola prima di “regali solidali”, Google ci mostra il numero di pagine che hanno “regali solidali” nel titolo.
  • allintext: scrivendo questa parola prima di “regali solidali”, Google ci mostra il numero di pagine che hanno “regali solidali” nel testo.
  • allinurl: scrivendo questa parola prima di “regali solidali”, Google ci mostra il numero di pagine che hanno “regali solidali” nella url.

Dai risultati di queste 3 ricerche ci accorgeremmo dell’alto grado di competitività sulla campagna “regali solidali” e quindi della difficoltà di posizionarci tra i primi risultati di ricerca considerando anche che le Onlus più grandi utilizzano il programma Google Adwords a pagamento che garantisce un miglior posizionamento.

Dobbiamo allora individuare parole chiave che ci permettano di intercettare un pubblico profilato che possa essere interessato ai nostri regali solidali e non a quelli di altre Onlus. Potremmo allora ricorrere a una long tail keyword, composta da più parole, ad esempio “regali solidali natale collane”.

I risultati che Google ci restituirà saranno sicuramente inferiori a quelli ottenuti dalla query “regali solidali” avendo di solito le keyword a coda media e lunga una competitività più bassa, ma il vantaggio è quello di intercettare un target di nicchia e qualificato ossia maggiormente predisposto a scegliere il nostro tipo di regali.

Un altro utile strumento che Google mette a disposizione per la creazione di nuovi annunci è Keyword Planner, il quale fornisce un elenco di idee, parole chiave e gruppi di annunci sulla base di quelli che le persone più utilizzano nelle loro query di ricerca. Tali suggerimenti ci aiutano anche a individuare una serie di keywords che potremmo utilizzare per creare contenuti correlati a quelli dei regali solidali (ad esempio, bomboniere solidali o regali solidali aziendali). Questi suggerimenti sono infine preziosi indicatori per costruire i contenuti nella sezione delle FAQ.

Mai dimenticare che l’algoritmo di Google interpreta l’intento che sta dietro all’uso che l’utente fa della parola chiave quando la digita sulla sua barra di ricerca. Ciò significa che non basta impostare keywords che rispondano alle query degli utenti ma è necessario anche che i contenuti del sito soddisfino la user intent. Solo creando contenuti di valore che incontrano le intenzioni di ricerca delle persone è possibile scalare e posizionare i propri annunci tra i primi risultati di ricerca.

Dunque quando l’utente atterra sulla landing page in cui sono mostrati i nostri regali solidali, dovrà trovare su questa pagina contenuti che lo motivino all’azione finale ossia alla scelta di uno dei regali proposti. Quindi non potrà mancare la spiegazione su come verrà usato l’eventuale contributo e  l’impatto che avrà sul progetto sottostante.

In conclusione Google va considerato come un ponte tra la nostra Onlus e il mondo fuori costituito da utenti, donatori e prospect potenzialmente interessati alla nostra mission. Il ponte però è molto trafficato. Per questo dobbiamo mettere in atto strategie che permettano di creare corsie preferenziali al fine di intercettare il nostro pubblico di riferimento.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

Live-streaming: uno strumento che non può mancare nella social media strategy di una No Profit

Cos’è il live-streaming?

Per una No Profit la classica lettera di direct marketing non è sufficiente per mantenere l’engagement del target di riferimento e sempre più è divenuta fondamentale l’integrazione di strumenti di promozione sia offline che online. La multicanalità, di conseguenza, prevede la prassi di comunicare in modo diversificato a seconda del canale scelto allo scopo di catturare l’attenzione al momento giusto e con il messaggio giusto.

Ad esempio, uno degli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma Facebook per consentire un’interazione più coinvolgente, è il servizio Live-streaming. Questo può fare la differenza per trasformare la relazione con i propri utenti in una esperienza unica. Per varie ragioni:

1)      il Live-streaming ha un’immediatezza che i video registrati non hanno. Pensiamo alla potenza evocativa che potrebbe avere una ripresa live di un medico di Emergency mentre sta operando in sala o un video di Action Aid che riprende in diretta la somministrazione a un bimbo malnutrito di cibo altamente proteico, oppure alla capacità di coinvolgimento emotivo che susciterebbe una intervista live rilasciata ad Amnesty International da un condannato alla pena di morte;

2)      gli utenti possono interagire istantaneamente con la diretta e commentare quello che stanno vedendo. L’interazione live dà la possibilità alla tua campagna di sensibilizzazione o di raccolta fondi, di ricevere feedback immediati, capire quali sono le eventuali criticità e quindi le aree di miglioramento;

3)      il Live-streaming permette di aumentare la audience a ogni sessione. Attraverso l’email marketing puoi raggiungere gli utenti che sono già nella tua lista o, se anche acquisti “contatti freddi”, non è detto che questi siano veramente interessati alla tua attività. Mentre il Live-streaming può aprirti a segmenti nuovi e interessati, a cui prima non avevi pensato. Eventi, dibattiti o campagne: qualsiasi momento può essere trasformato dalla tua No Profit in un’occasione per intrattenere dal vivo più users.

4)       il Live-streaming trasforma il tuo content in “dialogante” e “vivente”. Immaginate una campagna per il 5×1000 come ne potrebbe essere avvantaggiata. L’utente sarà più favorevole a firmare nella dichiarazione dei redditi a favore della tua associazione No Profit dopo che lo hai fatto entrare nella “umanità” del brand avvicinandolo ai tuoi valori e alla tua missione con un linguaggio comune e accessibile a tutti.

Infine c’è una novità: Facebook ha annunciato l’aggiornamento dell’algoritmo che porterà alla riorganizzazione della classificazione dei video sulla bacheca degli utenti privilegiando quelli di maggiore durata, a differenza di quanto avveniva prima.

Allora che aspetti? Trasmettere in diretta da Facebook è molto semplice: basta un clic sull’icona Live.

Il tuo pubblico sarà più gratificato nel seguire in diretta le attività della tua No Profit perché gli starai dando un pezzettino di te, della tua vita di tutti i giorni.

La vita è possibilità, è valorizzare le esperienze di ciascuno e interrogarsi sugli eventi che accadono, il live-streaming può facilitare proprio questo percorso.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

 

LA RACCOLTA FONDI PASSA ATTRAVERSO GLI ACQUISTI ONLINE

Sappiamo che sempre più oggi la raccolta fondi delle associazioni no profit avviene online, inoltre se andiamo a guardare alle principali modalità con cui gli italiani effettuano donazioni possiamo notare come l’acquisto di beni risulti essere al terzo posto; mettiamo assieme questi due elementi ed il gioco è fatto: oggi è possibile fare acquisti online e contemporaneamente sostenere una no profit.

Sono numerose le piattaforme che si sono sviluppate recentemente e che offrono la possibilità di fare acquisti online e contemporaneamente sostenere una o più no profit tra quelle che hanno deciso di iscriversi ai portali. In questo caso non stiamo parlando di acquistare gadgets, prodotti di artigianato o fare donazioni online sul sito della nostra associazione, ma di veri e propri portali per lo shopping online che devolvono parte del ricavato della vendita. In poche parole dobbiamo comprare il regalo di Natale ai bambini ,o quello di compleanno ad un amico, oppure prenotare un weekend in montagna? Possiamo farlo senza costi aggiuntivi presso uno dei numerosi siti che offrono questa possibilità.

Come in altri casi anche questa è una tendenza che arriva dal mondo anglosassone, in particolare dagli Stati Uniti. La National Retail Federation ha stimato che durante le feste natalizie ogni famiglia americana avrebbe speso in media 935,58 dollari, questo si traduce in milioni di dollari che se spesi attraverso questi portali potrebbero andare ad incrementare le donazioni delle associazioni no profit.

Sono tantissime le associazioni e le iniziative che si possono sostenere: progetti di cooperazione allo sviluppo, parchi naturali, musei, programmi di istruzione, etc. Ad esempio sul sito del MoMa è possibile acquistare una grandissima varietà di prodotti e sostenere così il Museo d’arte moderna di New York, oppure attraverso il sito Make it better è possibile fare shopping e decidere a quale tra le associazioni iscritte è possibile devolvere il 10% del valore dei propri acquisti, ma i siti americani che permettono questo tipo di donazioni sono veramente moltissimi.

Anche in Italia è stato di recente aperto un portale che permette di fare shopping online e sostenere le attività di associazioni no profit. Si tratta di Helpfreely, un portale attraverso il quale è possibile fare acquisti di qualsiasi genere dal cinema, all’abbigliamento, alle camere d’albergo, praticamente qualsiasi cosa grazie alla possibilità di connettersi tramite un’apposita app ai maggiori siti di acquisti online (Amazon, Zalando o Booking per citare solo alcuni dei più famosi).

Considerato il trend crescente degli italiani a sostenere le no profit attraverso acquisti e all’incremento delle donazioni ma soprattutto degli acquisti online, questi portali rappresentano sicuramente una grandissima nuova opportunità per molte associazioni, che hanno così a disposizione un nuovo strumento, facile e decisamente economico, per fare raccolta fondi ed ottenere visibilità nel web.

 

Sara Quaglia

PHI Foundation

Il mito in America del Cowboy bianco vince sulla lotta per i diritti del mondo no profit

In un paese come l’ America, dove le donne hanno impiegato un secolo per conquistare quei privilegi e diritti di cui da sempre godevano i maschi bianchi, l’elezione di Donald J. Trump rappresenta davvero una sconfitta.

Il presidente neo-eletto degli Stati Uniti ha palesato in campagna elettorale una visione misogina del mondo. Per questo associazioni no profit che si battono per l’empowerment femminile come il Global Fund for Women esprimono il timore che il nuovo Presidente riporti indietro i progressi ottenuti nel campo della parità di genere.

Ma a venir minacciati non sono solo i diritti delle donne, anche quelli dei migranti, dei rifugiati e dei musulmani che vivono negli Stati Uniti.

Con l’elezione di Donald J. Trump le divisioni aumenterebbero, con gravi rischi per tutti.

Ma il pericolo più grande per l’ America è che frange estremiste legate ai movimenti di supremazia razziale possano sentirsi autorizzate a colpire le minoranze che vivono nel paese.

Linda Sarsour, attivista di origine palestinese ed Executive Director dell’Arab American Association esprime estrema preoccupazione per le politiche future nei confronti dei migranti musulmani e dei figli dei migranti. Il giorno dopo le elezioni i suoi figli non sono voluti andare a scuola per paura di possibili aggressioni.

Durante la corsa alla Casa Bianca, uno degli slogan di Donald J. Trump è stata la proposta di chiudere gli ingressi di musulmani negli Usa per ostacolare il rafforzamento dell’Isis. Ora le comunità arabe sono confuse e temono schedature di massa. La paura e la richiesta di sicurezza, saranno temi centrali nei dibattiti dei mesi a venire.

Preoccupate sono anche le Organizzazioni no profit che tutelano i diritti delle comunità messicane. Come Border Angels (Ángeles de la Frontera), che offre assistenza legale ai Messicani che attualmente vivono negli Stati Uniti e allestisce dei centri di soccorso lungo il confine tra California e Messico per ridurre la mortalità lungo le rotte migratorie tra i due paesi.

Una buona fetta del mondo americano del no profit teme di essere lasciato fuori dal programma politico del neo presidente e di dover dunque venire in soccorso da solo ai bisogni delle persone più svantaggiate nei campi dell’istruzione, della salute, della cultura e dei diritti. Si chiede altresì se dovrà fronteggiare una diminuzione della raccolta fondi di fine anno perché quando le persone si sentono insicure e sfiduciate nel futuro, sono meno disposte ad aiutare gli altri.

A questo punto non ci rimane che sperare che gli slogan politici di Donald J. Trump in fase pre-elettorale nei confronti delle donne e delle minoranze etniche non vengano portate negli uffici della Presidenza. E che la retorica venga messa da parte per lasciare il posto ad azioni concrete di promozione della dignità delle donne, delle minoranze etniche e degli obiettivi sociali perseguiti da tutte le associazioni no profit. Non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.

Una domanda però rimane aperta: l’ America tornerà ad essere grande come ha promesso Donald J. Trump? O, al contrario, rischia di diventare più piccola?

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

C’era una volta… chi amava il viaggio e il ciclismo: nasce il Touring Club Italiano

Giusto la settimana scorsa il Touring Club Italiano ha festeggiato il suo anniversario.

Era l’8 novembre 1894 quando un gruppo di giovani imprenditori milanesi con l’intento di diffondere i valori ideali e pratici del ciclismo e del viaggio fondano un’associazione non profit che segnerà profondamente il mondo del turismo, dell’ambiente e della cultura italiano.

Dalle prime piste ciclabili all’opposizione alla tassa sui velocipedi negli anni in cui la bicicletta era il mezzo più usato ma anche il più valido ai fini del turismo e dall’abbellimento delle stazioni ferroviarie all’impianto di cartelli stradali turistici, il Touring Club Italiano s’impegna da più di 120 anni nella promozione del turismo, nella salvaguardia ambientale e nella diffusione di una cultura consapevole e responsabile del viaggio.

Ma andiamo più a fondo e scopriamo meglio come lavoratori, volontari e donatori collaborano all’unisono da più di un secolo nel Touring Club Italiano per sviluppare un turismo consapevole incentrato sull’inestimabile patrimonio artistico-paesaggistico dell’Italia e in particolar modo sull’unicità dei luoghi meno noti e frequentati del Belpaese attraverso speciali iniziative volte alla promozione di queste piccole località.

Ad oggi sono 213 i borghi certificati dal Touring Club Italiano come Bandiera arancione e il progetto pilota del 1999 che vide la regione Liguria come prima regione certificata sembra solo un ricordo lontano.

Interessanti scoperte quindi ma anche grandi classici per gli assetati di cultura made in Italy grazie alla più recente ma anche più significativa iniziativa del Touring Club Italiano per via della sua articolata attività svolta da una fitta rete di volontari che operano localmente sul territorio italiano: Aperti per voi. Perché è proprio grazie a questi volontari che regalano la loro presenza che il Touring Club Italiano garantisce l’apertura di alcuni tra i più bei siti d’Italia (trovate qui l’elenco aggiornato) e, dove possibile, li “adotta” per realizzare al loro interno concerti, visite guidate, mostre e incontri.

E come non citare, a conclusione di questo intenso “viaggio” all’insegna dell’identità artistico-culturale italiana un’altra importante iniziativa rigorosamente no profit del Touring Club Italiano: La penisola del tesoro. Attiva da più di 15 anni, questa iniziativa che vanta il patrocinio del MIBACT-Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministro per gli Affari Regionali, del Turismo e dello Sport permette ai Soci del Touring Club Italiano attraverso eventi organizzati ad hoc in tutta Italia (qui l’elenco delle tappe) di conoscere musei e monumenti meno frequentati delle grandi città, centri storici di eccezionale valore e paesaggi meno noti ma ugualmente di straordinaria bellezza.

E chissà che questo “assaggio” di turismo vi abbia incuriosito un po’ e quindi, al primo momento libero, vi decidiate a dare anche voi il vostro sostegno al Touring Club Italiano, associazione senza scopo di lucro che finché vivrà -siamo certi- avrà in cura il cuore della penisola italiana.

 

Federica Pizzi

PHI Foundation

 

Sport e solidarietà, un’accoppiata vincente

Sempre più spesso nel mondo no profit si utilizza l’evento sportivo per realizzare momenti di raccolta fondi. Indipendentemente dal tipo di disciplina sportiva, l’accoppiata sport e solidarietà è quella che attira maggior interesse.

La più gettonata rimane comunque la corsa non competitiva che ha la forza di coinvolgere intere famiglie soprattutto se abbinata ad un tema e ad una ambientazione divertente.

Normalmente le piccole iniziative a livello territoriale vengono organizzate con lo scopo di raccogliere fondi per le associazioni locali mentre, a livello nazionale si realizzano perlopiù maratone solidali.

Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare tanto di eventi sportivi “colorati”.

La corsa colorata più famosa a livello nazionale è la The color run Italia; un evento ricco di intrattenimento, adatto ad ogni età, che fa tappa in una decina di città tra aprile e settembre. Per ogni luogo in cui si svolge la corsa vengono selezionate alcune charity locali, alle quali viene richiesta una presenza di volontari in supporto allo staff ed in cambio, offrono visibilità e sostegno alla raccolta fondi.

Altra corsa simile, altrettanto legata al sociale è la Color vibe. Le associazioni di volontariato locali possono candidarsi per ottenere una postazione di raccolta fondi.

immagine-sport

Per le organizzazioni no profit è  sicuramente una opportunità  non solo per promuovere l’attività di volontariato ma anche per un momento di visibilità, sfruttando questa occasione per trovare nuovi contatti ed ampliare il proprio database.

Se pensate che la vostra charity possa essere selezionata dagli organizzatori di questi eventi sportivi, che sostengono i progetti territoriali anche con donazioni, non perdete tempo e proponetevi! Sono aperte le candidature per il 2017.

Altro aspetto dell’accoppiata vincente sport e solidarietà è sicuramente l’impegno da parte di organizzazioni no profit a contrastare le forme di discriminazione ed intolleranza favorendo l’integrazione sociale della popolazione straniera attraverso lo sport.

Il Coni in partenariato con il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2016 ha aperto un bando per le associazioni sportive e per le Onlus, regolarmente iscritti all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate, dando la possibilità di presentare un progetto finalizzato a favorire l’inclusione e l’integrazione sociale attraverso lo sport, per giovani provenienti da contesti migratori.

Qui trovate una guida per la realizzazione di un evento sportivo.

Buon lavoro!

 

Manuela Mussa

PHI Foundation

Gli strumenti base di comunicazione online per una Organizzazione No Profit

Il primo strumento di comunicazione online di cui una No Profit non può fare a meno è un sito web, descrittivo dei progetti dell’organizzazione, della sua vision e degli obiettivi che si propone di raggiungere.

Il sito deve essere possibilmente responsive ossia si deve adattare automaticamente al dispositivo che lo visualizza (desktop, mobile, tablet) rimanendo sempre facile da navigare.

Il sito inoltre deve contenere file audio e video oltre che testuali. Se infatti la comunicazione è circolare, ovvero arriva all’utente in forma sia scritta sia visiva che auditiva, può colpire tutti i suoi sensi e rimanere memorabile.

Il secondo strumento di comunicazione online che non può mancare a una No Profit è una pagina Facebook, corredata di logo e di una foto quadrata 160×160 pixel rappresentativa della mission dell’Organizzazione. Il social network è un ottimo strumento per coinvolgere nuovi fan e utenti in attività, eventi, campagne di sensibilizzazione e di raccolta fondi.

Attraverso lo stanziamento di un piccolo budget, Facebook permette pure di promuovere la propria ONP aumentando le visite o le conversioni sul sito web, incrementando la partecipazione ad un’iniziativa, ottimizzando il tasso di engagement con la pagina e altro ancora. Basta andare sulla sezione advertising della fan page e scegliere tra le opzioni proposte.

Terzo strumento della comunicazione online che non può mancare è Twitter, mezzo veloce, giovane, fresco e in grado di raggiungere il target real time. Ha il vantaggio di coinvolgere gli utenti nel quotidiano con brevi messaggi (massimo 140 caratteri) e anche più di una volta al giorno.

È altresì importante essere presenti con una pagina su Google+ al fine di risultare visibili a chi usa questo strumento per reperire informazioni su persone, aziende e argomenti vari.

Come strumento di comunicazione online non può infine mancare YouTube dove è possibile inserire tutti i video e filmati che colgono momenti salienti della vita di un’Organizzazione No Profit e delle persone in essa coinvolte (sostenitori, volontari, soci).

Una volta implementati gli strumenti base, per ottimizzare la comunicazione online bisogna:

  • Far interagire tra di loro i diversi mezzi (sito web, pagina Facebook, Twitter, Google+,YouTube) per farci percepire dai nostri utenti non come mondi diversi ma come organizzazione “una”. Ciò non significa che dobbiamo comunicare allo stesso modo, anzi è opportuno diversificare la modalità di comunicazione a seconda del mezzo utilizzato (il modo con cui comunichiamo attraverso Facebook non può essere lo stesso di come comunichiamo sul nostro sito).
  • Monitorare la concorrenza attraverso Google Alert o Yahoo! Alerts . Si tratta di due servizi di alerts che, sulla base delle keywords che inseriamo, ci permettono di essere informati su cosa fa o dice la concorrenza.

Poiché “comunicare” significa “mettere qualche cosa in comune”, per avere successo nella comunicazione online e accompagnare gli utenti verso un obiettivo sociale condiviso, è focale diffondere storie veritiere e ad alto impatto narrativo. L’uso delle testimonianze dei beneficiari dei nostri progetti può essere considerato un valido strumento di Storytelling per coinvolgere sempre più persone in quello che facciamo.

Sulla piattaforma di PHI Foundation è possibile sfruttare tutti questi elementi per aumentare la visibilità e la copertura del proprio target, attraverso i canali social che PHI Foundation utilizza, la comunicazione che viene pubblicata attraverso le pagine e le sezioni del sito e tutti gli strumenti che PHI Foundation mette a disposizione dei suoi partner e dei suoi associati, per riuscire a migliorarne visibilità e perseguimento dei loro obiettivi.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

BookCity Milano: Chi ama i libri non va mai a letto da solo

Tra pochi giorni ci sarà la sesta edizione della BookCity Milano.

Con l’arrivo di novembre il countdown per il Natale appare inevitabile ma oggi ci si ferma un po’ prima sulla linea del tempo, precisamente al giorno 17, data in cui ha inizio un evento, rigorosamente no profit, che dal 2012 per quattro giorni, raccoglie attorno a sé numerosi appassionati di libri coinvolgendoli in un’offerta culturale a 360 gradi: BookCity Milano. A volere intensamente questo progetto il Comune di Milano che, grazie alla preziosa collaborazione con librai, biblioteche e grandi nomi dell’editoria italiana quali Fondazione Corriere della Sera, Giangiacomo Feltrinelli, Arnoldo e Alberto Mondadori e Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri ogni anno lavora con l’obbiettivo di donare a Milano una nuova identità dove libri e lettori sono motore e protagonisti del tessuto urbano.

Milano come Torino quindi? Per Filippo del Corno, assessore della cultura milanese, il paragone è inconcepibile: “Mettere in relazione la nuova fiera di Milano con quella di Torino -precisa l’assessore secondo Repubblica.it– è un errore strategico e di valutazione” sfatando così qualsiasi diceria che vedeva BookCity Milano e lo storico Salone del libro torinese contendersi malamente nomi e date dei maggiori esponenti dell’editoria italiana.

Nessun malumore quindi per iniziati alla lettura o veri e propri #bookaddicted (a questi ultimi ricordiamo l’hashtag dedicato #BCM16!) anche quest’anno tra la nebbia milanese di novembre e la primavera torinese ad accompagnare le vostre notti ci saranno montagne di nuovi libri e chissà che le partite di calcetto del vostro fidanzato non siano più un così grande problema…

Federica Pizzi

PHI Foundation

Quali sono i fattori di successo per la riuscita di una campagna di crowdfunding?

Negli ultimi anni la comunicazione sociale per la realizzazione di una campagna di crowdfunding è cambiata, ma le piccole/medie organizzazioni fanno fatica ad adeguarsi. Non cambia la presenza sui media locali attraverso l’ufficio stampa ma non si adeguano ai nuovi strumenti.

Il problema di queste realtà è legato più che altro alla carenza di fondi così  utilizzano le poche risorse per azioni più concrete anziché investire in una figura professionale che pianifichi le giuste strategie.

La presenza sui canali social è fondamentale! Anche le piccole no profit devono entrare in una logica di visibilità quotidiana per sviluppare le proprie campagne di raccolta fondi.

L’assenza di strategia e l’assenza di un piano editoriale mettono a rischio la riuscita di qualsiasi campagna di sensibilizzazione o raccolta fondi.

Il piano editoriale

Un piano editoriale deve essere curato nel dettaglio ponendo attenzione ai contenuti della comunicazione sociale: devono coinvolgere ed emozionare!

Quindi, raccontiamo storie, non le fasi del progetto!

Evitiamo di usare parole come: obiettivi, finalità, attività, risultati attesi. Le utilizzeremo poi per la stesura del bilancio sociale alla fine dell’anno.

Dobbiamo scegliere i canali promozionali e i partner che ci possono aiutare in fase di lancio offrendo visibilità alla nostra campagna di crowdfunding.

Durante la campagna è necessario continuare a promuovere l’iniziativa, restando in contatto con i sostenitori ed incoraggiandoli a fare il passaparola.

Vi ricordate le famose secchiate di acqua gelata nell’estate 2014, Ice bucket challeng?

Questa campagna di beneficienza a favore della ricerca sulla Sla era nata da un video su Youtube e poi divenuta virale tanto da raggiungere 2,4 milioni di condivisioni e 28 milioni di persone.

Quali sono stati i fattori di successo di questa campagna di crowdfunding?

Sicuramente una storia forte, legata al dolore di una malattia,  accompagnata da una nobile causa.

Un video divertente abbinato ad una comunicazione strategica, quella della nomination con condivisione sui canali social che ha portato anche tante critiche. Frulliamo gli ingredienti, aggiungiamo un pizzico di narcisismo ed il piatto è pronto!

Vogliamo parlare invece di una pessima comunicazione sociale? Il flop della campagna Fertily Day.

Quella del Fertily Day (http://www.fertilityday2016.it/) è stata una campagna di sensibilizzazione che ha trattato un argomento “privato” e molto personale, il cui approccio così diretto ha generato polemiche perché dietro ad una coppia senza figli molto probabilmente ci sono emotività profonde da gestire: magari un figlio lo vorrebbero anche, ma non possono permetterselo!

Mantenere e provvedere alla crescita di un figlio va oltre il concepirlo e metterlo al mondo. 

I punti che hanno portato al flop:

  • campagna di sensibilizzazione: obiettivo sbagliato, il problema è un altro.
  • storia e nobile causa: problema troppo delicato e personale.
  • immagini: gli opuscoli divulgati a favore della campagna mostrano una totale mancanza di delicatezza.

In conclusione

L’attività di sensibilizzazione attraverso una campagna di crowdfunding deve dimostrare attenzione ai temi sociali e ai valori anche in un’ottica di ritorno di immagine positivo,  ma non solo. La stesura di un adeguato piano editoriale gioca un ruolo strategico: tutte le classi sociali si informano e partecipano alle discussioni sui social, ormai è il mezzo di comunicazione più diffuso e utilizzato.

E voi, cosa ne pensate?

 

Manuela Mussa

PHI Foundation

Realtà virtuale e no profit

Realtà virtuale: una possibilità in più per il settore no profit 

Quante volte ci siamo detti guardando alcune immagini al cinema o in televisione:

“Chissà cosa ha provato…” oppure “Chissà cosa avrei fatto se fossi stato al posto suo…” 

Oggi, tramite la realtà virtuale, tutte queste domande possono trovare finalmente una risposta.

Attraverso l’uso di appositi visori, venduti a prezzi sempre più competitivi, sarà presto possibile per tutti immergersi totalmente in questa nuova realtà parallela permettendoci così di esplorare nuovi mondi e vivere avventure virtuali come se fossero reali non muovendosi o quasi dal divano di casa.

La realtà virtuale da tempo impiegata con ottimi risultati in molti settori della conoscenza umana quali la medicina, le costruzioni e i videogiochi sta prendendo sempre più piede anche nel mondo del no profit.

Un ruolo importante di questa nuova e avveniristica tendenza sarà rivestito dal cosiddetto neuromarketing.

Questa disciplina è già ampiamente utilizzata nel mondo profit per individuare, mediante l’utilizzo di metodologie legate alle scoperte delle neuroscienze, i canali di comunicazione più diretti atti a stimolare i processi decisionali di acquisto del consumatore.

Con l’avvento anche nel terzo settore della realtà virtuale diventerà sempre più una consuetudine far riferimento al neuromarketing e all’utilizzo di queste tecniche di “persuasione” per favorire campagne di raccolta fondi a scopi filantropici.

A tal proposito segnalo il libro dal titolo Emotionraising, edito da Maggioli Editore, scritto nel 2013 da Francesco Ambrogetti dove l’autore descrive con esempi pratici e dovizia di particolari le ultime novità in fatto di neuroscienze applicate alla raccolta fondi.

Realtà virtuale e terzo settore

Alcuni esempi di successo dell’utilizzo della realtà virtuale nel terzo settore ci arrivano da due organizzazioni no profit quali Medici Senza Frontiere e Animal Equality:

#Milionidipassi 

Questa campagna di Medici Senza Frontiere, nota organizzazione non governativa, permette al già sostenitore o al futuro donatore di rivivere a 360 gradi le drammatiche esperienze vissute dalle migliaia di migranti negli estenuanti, interminabili e pericolosi viaggi via terra o via mare nel tentativo, purtroppo spesso vano, di crearsi un futuro migliore per sé e le loro famiglie.

#iAnimal 

Questo progetto di Animal Equality, conosciuta realtà no profit animalista, sfrutta la realtà virtuale nella modalità “immersiva” per trasportare lo spettatore all’interno di un allevamento intensivo  mostrandogli con estrema crudezza (con immagini la cui visione è consigliata solo a un pubblico adulto e comunque non particolarmente sensibile) quale sia la vita di questi poveri animali, considerati alla stregua di oggetti e non di esseri senzienti, dalla nascita fino alla loro morte cruenta.

Questa nuova modalità di approccio basata sulla realtà virtuale consente quindi di:

    • far comprendere più facilmente la mission dell’organizzazione no profit;
    • stimolare i sentimenti più intimi (stupore, empatia, rabbia, disgusto, ecc…) dello spettatore rendendolo immediatamente partecipe;
    • motivare la conseguente call to action o donazione;
  • incoraggiare attività di sensibilizzazione e di advocacy riguardo le tematiche mostrate.

Realtà aumentata e terzo settore

La realtà aumentata, favorita dalla diffusione ormai capillare degli smartphone e dei tablet, è invece un sottoinsieme, pur molto diverso, della realtà virtuale essendo priva infatti della modalità totalmente immersiva che caratterizza quest’ultima.

Con la realtà aumentata oggi è infatti possibile trovare indicazioni rispetto al luogo in cui ci si trova, avere maggiori informazioni su un determinato prodotto prima dell’acquisto, giocare a catturare oggetti o personaggi animati usando la propria abitazione oppure una reale e intera città come campo di gioco, ecc…

Nel terzo settore la realtà aumentata è usata soprattutto per scopi educativi e culturali.

Quando usiamo i nostri dispositivi mobili per visualizzare un edificio in un sito archeologico oppure un’opera d’arte conservata in un museo, le informazioni sull’artista e/o il contesto storico vengono immediatamente contestualizzate e rese fruibili.

Il primo video mostra l’utilizzo della realtà aumentata in ambito turistico culturale tramite la app PugliaReality+ offerta gratuitamente e in diverse lingue ai turisti della regione Puglia.

Infine il secondo video, tratto anche esso da YouTube ma ideato e realizzato dalla facoltà di Disegno Industriale dell’Università degli Studi di Palermo, presenta invece un caso futuribile ma concreto di realtà aumentata per scopi culturali relativo al Chiostro del Duomo di Monreale.

Terzo settore: il futuro è già presente.

 

PHI Foundation

Alberto Lanzi

Banca del Tempo

Un’importante risorsa: la Banca del Tempo

Lo sai che esiste una banca dove si scambiano favori al posto del denaro?

Si chiama Banca del Tempo ed è un luogo in cui le persone si scambiano delle piccole attività o servizi per aiutarsi reciprocamente. E’ impostata come i normali istituti di credito: aprendo un conto corrente viene consegnato al nuovo correntista un libretto assegni per effettuare i propri “movimenti bancari”. La differenza sostanziale consiste nell’assenza delle transazioni economiche in quanto esiste solo la forma di scambio per le attività richieste, dove l’unità di misura utilizzata è il tempo orario impiegato.

L’operatore della Banca del Tempo ha il compito di gestire la transazione dell’attività, si può dedicare un’ora di ripetizione ad una studentessa ed in cambio si può chiedere alla Banca del Tempo una baby-setter per ugual periodo. Gli scambi avvengono attraverso il libretto degli assegni e le ore utilizzate, o accumulate, vengono registrate sul proprio conto corrente.

Cosa sono le Banche del Tempo?

 

Le Banche presenti sul territorio nazionale sono oltre 400, la cui partecipazione è prevalentemente femminile. Tutti possono aprire un conto corrente e impiegare qualche ora nelle attività scelte perché non servono particolari competenze o qualifiche.

La Banca del Tempo è nata nel 1992, diffondendosi nelle scuole medie e superiori negli anni successivi. Con la crisi degli ultimi tempi sono aumentate le iscrizioni per usufruire dello scambio di attività alla pari, soprattutto tra i pensionati, creando un sostegno al volontariato; ad oggi, con l’emergenza dei Richiedenti Asilo (programma di protezione internazionale), queste Banche potrebbero avere un elevato potenziale verso l’inclusione sociale. Valutare e analizzare le possibilità di costruire delle relazioni tra i diversi gruppi di appartenenze culturale, in una forma di collaborazione e sostegno reciproco.

Le organizzazioni non profit interessate ad aprire uno “sportello” sul proprio territorio possono contattare l’Associazione Nazionale Banche del Tempo , la quale metterà a disposizione un software per la gestione della domanda/offerta nonché una formazione adeguata per gli operatori volontari impegnati nelle attività di segreteria.

Per aderire semplicemente alle attività di scambio, occorre compilare la scheda di iscrizione e pagare una quota associativa annuale e la eventuale copertura assicurativa.

Statuto e regolamento della no profit sono consultabili sul sito

Manuela Mussa

Phi Foundation

Violenza sulle donne e femminicidio

Violenza sulle donne e femminicidio:
la prevenzione passa anche dalle Associazioni.

A pochi giorni dall’assassinio di Sara Di Pietrantonio a Roma, ci si interroga su come potenziare la legge anti-violenza sulle donne e su quale sia il valore aggiunto delle associazioni nella prevenzione.

Da qualche giorno un drappo rosso sventola dalla finestra dell’ufficio della presidente della Camera. Anche Laura Boldrini, infatti, ha aderito all’iniziativa spontanea, diffusa tramite il web e WhatsApp, per non dimenticare l’ennesimo efferato femminicidio commesso ai danni di Sara, 22 anni, brutalmente uccisa lo scorso 29 maggio per mano dell’ex fidanzato.

Sebbene i dati ci mostrino una lieve diminuzione dei casi dal tragico 2013, anno in cui sono stati registrati 179 episodi di femminicidio, la percezione comune è invece molto diversa. L’ultimo caso, quello di Sara, rileva quanto la violenza sulle donne non sia un fatto legato ai soli numeri.

Ogni donna uccisa per mano di un fidanzato, marito o ex che non si è rassegnato alla rottura, ci ricorda quanto questo sia ormai un problema che riguarda tutte e tutti.

Non solo perché Sara potrei essere io o mia figlia o la mia amica, ma soprattutto perché è sintomo di un disallineamento tra l’uguaglianza tra i sessi teorizzata dalla società e l’assoggettamento vissuto da molte donne nella propria sfera personale, che diventano oggetto di possesso dei loro uomini senza rendersene conto.

Sul tema ci si interroga da tempo. Ad oggi, le pene per reati legati alla fattispecie sono state inasprite ed è stato introdotto il reato di stalking. Ma molto c’è ancora da fare sul piano della parità tra i generi. Solo lo scorso 11 maggio la Presidenza del Consiglio ha affidato la delega per le Pari Opportunità alla Ministra Boschi. Il Ministero senza portafoglio, creato 20 anni fa, era rimasto vacante dal 2013.

È una buona notizia! Il Governo Italiano ha finalmente accolto le richieste di maggiore attenzione al tema della parità di genere, provenienti dalla società civile e dal mondo delle associazioni che operano a favore delle donne.

Zapatos Rojos: installazione di Elina Chauvet, esposta anche in Italia dal 2013 (Milano, Genova, Lecce e Torino), per dire basta alla violenza sulle donne.

Zapatos Rojos: installazione di Elina Chauvet, esposta anche in Italia dal 2013 (Milano, Genova, Lecce e Torino), per dire basta alla violenza sulle donne.

Come ribadito ad esempio da ActionAid, che in occasione della Festa delle Donne dello scorso 8 marzo, ha lanciato la campagna #DonneCheContano per ricordare all’esecutivo quanto sia necessario una figura istituzionale per promuovere le prevenzione a tutte le forme di discriminazione e per combattere la violenza di genere. La petizione continua fino al raggiungimento dell’obiettivo, vale a dire l’apertura di un Ministero delle Pari Opportunità e non solo l’affidamento della delega ad una Ministra già impegnata in altri settori.

Ma da dove partire per creare una cultura dell’uguaglianza tra i generi? Accanto alle attività di assistenza psicologica, legale e abitativa svolta dai Centri Anti-Violenza sparsi sul territorio nazionale (159 centri in tutta Italia, secondo i dati da La Casa delle donne di Bologna), è fondamentale investire risorse economiche nella prevenzione. Particolare attenzione deve essere riconosciuta alle scuole, luogo in cui si attua la socializzazione secondaria e in cui si impara a relazionarsi tra pari. Numerosi sono i progetti rivolti alle scuole per sensibilizzare studenti e docenti al rispetto tra i generi, proposti e realizzati da associazioni locali nelle varie regioni.

La legislazione scolastica (così come “La Buona Scuola”), prevede che le associazioni possano realizzare corsi di formazione al fine di promuovere la prevenzione a tutte le forme di discriminazione, riconoscendo di fatto alla scuola un ruolo di formazione delle coscienze degli studenti.

Resta ancora da capire come e in che modo queste attività verranno svolte. E se sarà ancora compito delle associazioni e, quindi del terzo settore, promuovere l’educazione alle diversità all’interno delle scuole.

L’auspicio è che non si creino disomogeneità nell’offerta formativa tra i centri urbani e le periferie, dove le associazioni no profit che si occupano di contrasto e prevenzione alla violenza di genere sono meno presenti.

Forse, sarebbe più lungimirante coinvolgere il terzo settore nell’elaborazione di un percorso formativo che educhi alla “uguaglianza delle differenze“, rendendolo obbligatorio in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Perché tutte e tutti possano avere l’occasione di crescere e diventare cittadini migliori!

D.S.

Phi Foundation

Stanziati 34 Milioni di Euro a fondo perduto per il No Profit in Puglia

La notizia è di qualche mese fa, ma in questi tempi è sempre meglio ricordarlo e rimarcarlo.

Sono stati stanziati 34 milioni di euro a fondo perduto per le organizzazioni del Terzo settore e altri soggetti privati no profit operanti in Puglia che intendano realizzare, ampliare o completare strutture socioassistenziali, socioeducative e sociosanitarie conformi agli standard strutturali e funzionali stabiliti nel Regolamento regionale n. 4/2007.

Si tratta di un provvedimento che rientra nel piano pluriennale della Regione Puglia volto a rafforzare il Servizio di Programmazione Sociale e di Integrazione Sociosanitaria per le aziende e le start-up di carattere no profit o comunque operanti nel terzo settore.

L’Avviso “Puglia Sociale” approvato con A.D. n°368 del 6/8/2015, concede contributi a fondo perduto che possono raggiungere l’80% del programma degli investimenti.

Possono essere agevolati programmi concernenti asili nido, centri diurni per minori, strutture socio-assistenziali per anziani, disabili, ecc.

Si comunica inoltre sul bando che i quesiti e le richieste di informazione saranno evasi esclusivamente in forma scritta a mezzo mail e tramite FAQ sul sito web, scelta esclusivamente dettata da principi di trasparenza e pari opportunità, oltre che di correttezza amministrativa a garanzia di tutti i soggetti interessati.
Per info il riferimento e-mail unico è il seguente: investimentiprivati.welfare@regione.puglia.it

 

Il testo del bando è reperibile al seguente link: https://pugliasociale.regione.puglia.it/web/guest/dettaglio/-/articolo/31309/avviso_per_la_

 

Francesco Fiore

Phi Foundation

 

Fare No profit conviene sempre più…

Da una ricerca risulta che il legame tra profit e no profit ci può essere e può essere conveniente per entrambe le parti.

Dall’indagine condotta da Right Hub e Isnet sul rapporto tra imprese profit e no profit è emerso che 9 aziende profit su 10 sono disponibili a valutare proposte di collaborazione con il terzo settore. “La ricerca ha offerto delle piste di lavoro molto concrete per aumentare le collaborazioni profit e non profit” spiega la presidente di Isnet, Laura Bongiovanni.

Negli ultimi cinque anni, la percentuale di cooperative sociali che hanno registrato un aumento delle relazioni con le imprese è aumentata costantemente: si è passati infatti dal 16% del 2010 al 27,2% del 2015. Luca Guzzabocca, fondatore e general manager di Right Hub dichiara che “emerge chiaramente che esiste un forte e concreto interesse delle imprese profit nel considerare la fornitura dalle imprese sociali non in modo casuale, ma strutturale e al pari di qualsiasi altro fornitore tradizionale”.

Quali sono i servizi che interessando di più alle aziende?

  • Servizi di pulizia (60,4%)
  • Grafica, editoria e stampa (58,3%)
  • Manutenzione immobili (58,3%)
  • Regalistica e oggetti promozionali (51%)
  • Catering e banqueting (41,7%).

Invece le aziende risultano meno interessate ai servizi di informatica e web (14,6%), abbigliamento (13,5%), servizi socio-sanitari per i dipendenti (10,4%).

Quali sono i principali criteri con cui le aziende valutano le imprese sociali come potenziali fornitori?

  • Prezzo competitivo (54,2%)
  • Rapidità di risposta (44,8%),
  • Presenza sul territorio in cui si richiede l’attività (43,8%)
  • Contenuto di sostenibilità sociale dei servizi offerti (40,6%).

Meno importanti risultano invece: l’innovazione (25%), l’esperienza pluriennale (24%) e le precedenti esperienze con aziende omologhe (12,5%).

Dunque il legame tra profit e no profit ci può essere e i dati dimostrano che sta risultando anche vantaggioso per entrambe le parti. “Uno scambio reciprocamente utile che piace alle aziende e che rafforza il ruolo di un’economia sociale in continuo sviluppo”. Così si fa rete e si fa sistema, scambiando esperienze, professionalità e servizi e contribuendo alla valorizzazione di nuove sinergie capaci di resistere alla crisi.

 

Source: : http://sociale.corriere.it/il-542-delle-aziende-sceglie-il-terzo-settore-perche-conviene-dati/

 

Paola Antifora

Phi Foundation

L’1 Marzo scadono i termini per iscriversi all’Aics per le ONG idonee.

Sono state rese note dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione (AICS) le modalità d’iscrizione all’elenco delle organizzazioni non profit della società civile riconosciute soggetti della cooperazione allo sviluppo.

Per tutte le organizzazioni che vogliono iscriversi all’elenco è necessario presentare una serie di documenti a supporto della richiesta che può essere effettuata in qualunque momento dell’anno. Diversa la procedura per le ONG già idonee alla data del 31 dicembre scorso che prevede la presentazione di una semplice domanda entro il prossimo 1 marzo. Vediamo nel dettaglio cosa è necessario fare per ottenere l’iscrizione all’elenco.

ONG già idonee al 31 dicembre 2015 (ex legge 49/87)

Le ONG devono presentare domanda d’iscrizione all’elenco entro 30 giorni dalla data della pubblicazione del decreto (2 Febbraio 2016), indicando nella domanda il numero del decreto di riconoscimento di idoneità ai sensi della 49/87 e, qualora siano intervenute variazioni di Statuto, Sede Sociale legale o operativa, rappresentante legale, organi statutari allegare alla domanda anche la relativa documentazione.

La domanda va inviata su carta intestata della Ong, alla AICS mezzo PEC: agenzia.cooperazione@cert.esteri.it

E’ preferibile utilizzare l’allegato al decreto, per comodità lo trovate sul link allegato. Domanda di iscrizione/permanenza completo delle due dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà che sono parte integrante della stessa domanda. Si tratta di 5 pagine.

Dove si inserisce nella domanda il numero del decreto di riconoscimento di idoneità ai sensi della 49/1987? Non ci sono indicazioni esplicite, ma potrebbe essere aggiunto un punto alle 11 dichiarazioni previste nella prima parte della domanda.

Attenzione!!! Ogni pagina deve essere timbrata e siglata dal legale rappresentante.

Inoltre gli atti di notorietà devono essere completati con copia di un documento del legale rappresentante, è sufficiente anche la fotocopia non autenticata, di un documento d’identità in corso di validità del Rappresentante Legale.

E’ necessario fare una lettera di accompagnamento? E’ consigliabile aggiungere una lettera di accompagnamento. In essa si potrà ripetere il proprio n° di decreto di idoneità e annunciare i documenti allegati relativi alle variazioni statutarie o di legale rappresentanza inseriti oltre la domanda stessa.

Dopo 30 giorni dall’invio della domanda vale il silenzio assenso.

Se una Ong non presenta la domanda entro il primo marzo potrà presentare domanda in qualsiasi momento come le altre organizzazioni, ma dovrà produrre anche tutti gli allegati richiesti nel capo IV comma I ISCRIZIONE, e l’Agenzia avrà 90 giorni di tempo per esaminare la richiesta e accettare l’iscrizione.

Per le altre organizzazioni:

La domanda d’iscrizione redatta in lingua italiana secondo l’Allegato I a firma del Legale Rappresentante dovrà essere inviata per PEC a agenzia.cooperazione@cert.esteri.it

Le richieste devono essere corredate dalla seguente documentazione in versione originale o copia autenticata:

  • atto costitutivo e statuto;
  • bilanci analitici relativi all’ultimo triennio;
  • relazione sullo stato di avanzamento delle attività in corso, predisposta secondo il modello in Allegato II.
  • L’Agenzia ha 90 giorni di tempo per esaminare la richiesta e comunicare al richiedente le proprie determinazioni in merito.

 

Linee guida

 

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