LA LEUCEMIA: UNA MALATTIA RARA

LA PATOLOGIA

La leucemia è un tipo di tumore caratterizzato dalla proliferazione neoplastica delle cellule staminali ematopoietiche con il conseguente aumento anomalo dei globuli bianchi detti blasti patologici, che si accumulano nel midollo osseo compromettendo la differenziazione e proliferazione della normale filiera emopoietica (ossia i leucociti vanno a bloccare la crescita delle altre cellule della filiera).

Nel midollo osseo si trovano i blasti sani che danno origine a tre filiere ematopoietiche: i mieloblasti, i linfoblasti ed i megacarioblasti.

La leucemia è una neoplasia che colpisce il sangue, il  midollo osseo ed il sistema linfatico ed a seconda della linea cellulare verso cui evolve il clone leucemico si avrà una leucemia di tipo linfoblastica o mieloide distinte a loro volta tra una fase acuta ed una fase cronica in base alla velocità di progressione della malattia: nel primo caso il numero delle cellule tumorali aumenta velocemente mentre nel secondo caso proliferano più lentamente.

La diagnosi viene fatta tramite approfondite analisi del sangue o tramite un esame citologico del midollo osseo.

Questa malattia ha una maggior diffusione nei Paesi sviluppati, da un punto di vista eziologico si ipotizza che può essere causata da: una predisposizione familiare, dall’esposizione all’aria inquinata, dal fumo attivo e dal fumo passivo, dall’herpes virale.

Tuttavia ogni anno si registrano 265.000 decessi per leucemia.

La leucemia colpisce anche i bambini (leucemia pediatrica) con un incidenza del 30% nella popolazione italiana.

IL SOSTEGNO E L’AIUTO DELL’AIL

L’AIL (Associazione Italiana contro le leucemie-linfoma e mieloma) è una ONP (Organizzazione no profit) costituita a Roma nel 1969 con lo scopo di assistere i pazienti leucemici, sostenere la ricerca scientifica, promuovere la formazione e l’aggiornamento di medici, biologi e tecnici di laboratori.

L’Ail è presente in ogni regione italiana col compito di: finanziare la ricerca contro la leucemia, organizzare seminari dedicati alle principali malattie ematologiche, offrire cure domiciliari, dare alloggi per i malati e per le loro famiglie.

L’Ail organizza giornate di raccolta fondi durante il periodo natalizio e pasquale destinati alla ricerca.

Si può sostenere questa associazione con una donazione, o attraverso il 5×1000, o con lasciti, diventando donatore di sangue e/o di cellule staminali.

Il sostegno da parte di tutti è molto importante nella cura di questa patologia, per ottenere la sopravvivenza e la guarigione del malato.

Grazie alle recenti cure mediche come i trapianti di midollo osseo, di cellule staminali ed alle trasfusioni circa il 20% dei pazienti malati è riuscito ad ottenere una guarigione definitiva.

Chiunque volesse sostenere l’Ail, offrendo il proprio aiuto e supporto verso chi soffre di leucemia, può diventare volontario consultando il sito web o la pagina Facebook.

 

Filippelli Giuseppina Giovanna

PHI Foundation

UOMO: VITTIMA VIOLENZA DELLA DONNA

UOMO: VITTIMA VIOLENZA DELLA DONNA

 

Uomo: vittima violenza della donna

UOMO. Come il femminicidio esiste anche il maschicidio: un fenomeno orrendo su cui spesso si chiudono gli occhi. Per vergogna o per stereotipi.

 

Violenza di genere

Quando si parla di «violenza di genere» si pensa sempre a quella dell’uomo nei confronti della donna: un reato sicuramente ignobile, spesso coperto dal pregiudizio, dall’ignoranza e dalla discriminazione, che merita la giusta punizione. Senza nulla togliere alla gravità di tali comportamenti, troppo poco però si dice del fenomeno opposto, quello cioè della violenza delle donne nei confronti dell’uomo. Violenza che, stando agli atti giudiziari delle Procure e dei tribunali civili di mezza Italia, è tutt’altro che rara. Anzi, è subdola e lesiva, al pari di una violenza fisica. Tant’è che, in alcuni casi (circa 200 all’anno), porta al suicidio.

 

Insomma, come esiste il femminicidio, c’è anche il maschicidio

Eppure di questo non si parla quasi mai a causa della vergogna e degli stereotipi che attribuiscono all’uomo l’immagine della parte forte e aggressiva. Un uomo che subisce una violenza è un debole o ha commesso un grave torto. Così, per evitare etichettature, si preferisce subire in silenzio piuttosto che alzare la testa.

 

5000 uomini ogni anno subiscono violenze silenziosamente dalle donne

 

Stalking

In questo calderone di violenze ai danni del genere maschile rientrano le false accuse di stalking e di violenza sessuale, la pressione esercitata sui figli per allontanarli dal padre separato, la richiesta di mantenimento come arma di vendetta verso l’ex coniuge.

 

E poi una serie di minacce e reazioni fisiche come il lancio di oggetti, percosse con calci e pugni, morsi, graffi

Secondo una indagine del 2012 condotta dall’Università di Siena (citata da Il Giornale), sono circa 5milioni gli uomini che, ogni anno, subiscono violenze dalle donne: violenze sia psicologiche che fisiche. In queste situazioni l’uomo ha spesso paura di reagire perché sa che, se dovesse rispondere allo schiaffo di una donna, sarebbe condannato per violenze e nessun giudice crederebbe alla sua versione.

 

In Italia ogni anno 200 padri ci sono 200 padri che si suicidano perché le ex mogli non vogliono che vedano più i figli

 

Ex mogli

Non sono poche le ex mogli che, dopo il divorzio, usano i bambini come strumento della propria vendetta, iniziando su di loro un’opera di denigrazione della figura paterna.

 

Uomo padre

I minori arrivano così a negare di avere un padre e a non volerlo più vedere pur in assenza di alcuna colpa nei loro confronti. Si arriva così spesso al  «suicidio silenzioso dei papà» che non riescono più a vedere i propri amati figli.

 

Facciamo un esempio preso in prestito da alcuni (ricorrenti) casi giudiziari

Prendiamo una coppia con un figlio dove la moglie è disoccupata e il marito guadagna 1500 euro al mese. L’uomo è proprietario di una casa. Un giorno lei gli dice che non lo ama più e lo obbliga ad andare via di casa. Se i due andassero dal giudice, il tribunale non solo costringerà l’uomo a fare le valige, ma lo obbligherà a pagare circa 300 euro di mantenimento all’ex moglie e altri 300-400 euro per il figlio. A lui resteranno circa 800 euro con cui dovrà pagare anche l’affitto per una nuova casa.

 

Ma questo è il minimo

Non appena lui salterà un mese, lei lo denuncerà ai carabinieri; probabilmente dirà al figlio che il padre non vuole mantenerlo e ha piacere a vederlo morire di fame. Il figlio odierà il padre e non vorrà mai più avere contatti con lui.

 

Una situazione del genere porta, ogni anno, in tutta Europa, ben duemila papà a suicidarsi

 

Il 10% di loro sono italiani

La cosiddetta «alienazione parentale» – è così che è stato battezzato il fenomeno – è in forte crescita e sono numerose le sentenze che lo attestano. I più “fortunati” vengono portati sul lastrico da assegni di mantenimento che non consentono di sopravvivere; in alcuni casi, gli ex mariti sono costretti a vivere nelle auto o a chiedere l’elemosina ai centri di accoglienza.

 

Uomo giudice

Ad oggi l’unico modo per i giudici di tutelare i padri è quello di escludere la madre dall’affidamento del figlio, ma questo succede solo nei casi più gravi perché ancora esiste il pregiudizio secondo cui la donna è sempre migliore dell’uomo nella crescita del figlio. Eppure i giudici europei hanno più volte bacchettato l’Italia perché non garantisce il rispetto dei diritti di visita dei minori ai padri separati.

 

Il problema principale in Italia è la mancanza di norme che tutelino i diritti di visita, di educazione e di un normale rapporto dei genitori separati con i figli minori.

 

L’unico rimedio concreto è quello di una denuncia per inottemperanza di ordine del giudice, ma nella realtà queste denunce quasi mai portano ad una soluzione concreta.

 

Il presidente dell’associazione «Nessuno tocchi papà», l’avvocato Walter Buscema, da anni si batte per i diritti dei padri.

 

È sempre lui che così commenta il fenomeno:

«In Italia ci sono circa un milione di uomini che subiscono violenza psicologica da parte delle proprie ex-compagne o mogli ,le quali strumentalizzano i loro figli per motivi economici. Ci troviamo difronte ad una vera e propria emergenza sociale a cui la politica dovrà trovare presto una soluzione concreta. Nel nostro Paese la violenza ha un solo colore, il “rosa”. L’uomo che subisce violenza ha vergogna a denunciare e anche quando lo fa, rimane inascoltato. Anche i media purtroppo “preferiscono” raccontare dello stereotipo della “Vittima-Donna”. Auspico che il Governo e il Ministero delle Pari Opportunità dedichino la giusta attenzione anche agli uomini vittime di violenza di genere ricordando che la violenza non ha sesso».

 

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Natalia Agafonova

PHI Foundation