UOMO: VITTIMA VIOLENZA DELLA DONNA

UOMO: VITTIMA VIOLENZA DELLA DONNA

 

Uomo: vittima violenza della donna

UOMO. Come il femminicidio esiste anche il maschicidio: un fenomeno orrendo su cui spesso si chiudono gli occhi. Per vergogna o per stereotipi.

 

Violenza di genere

Quando si parla di «violenza di genere» si pensa sempre a quella dell’uomo nei confronti della donna: un reato sicuramente ignobile, spesso coperto dal pregiudizio, dall’ignoranza e dalla discriminazione, che merita la giusta punizione. Senza nulla togliere alla gravità di tali comportamenti, troppo poco però si dice del fenomeno opposto, quello cioè della violenza delle donne nei confronti dell’uomo. Violenza che, stando agli atti giudiziari delle Procure e dei tribunali civili di mezza Italia, è tutt’altro che rara. Anzi, è subdola e lesiva, al pari di una violenza fisica. Tant’è che, in alcuni casi (circa 200 all’anno), porta al suicidio.

 

Insomma, come esiste il femminicidio, c’è anche il maschicidio

Eppure di questo non si parla quasi mai a causa della vergogna e degli stereotipi che attribuiscono all’uomo l’immagine della parte forte e aggressiva. Un uomo che subisce una violenza è un debole o ha commesso un grave torto. Così, per evitare etichettature, si preferisce subire in silenzio piuttosto che alzare la testa.

 

5000 uomini ogni anno subiscono violenze silenziosamente dalle donne

 

Stalking

In questo calderone di violenze ai danni del genere maschile rientrano le false accuse di stalking e di violenza sessuale, la pressione esercitata sui figli per allontanarli dal padre separato, la richiesta di mantenimento come arma di vendetta verso l’ex coniuge.

 

E poi una serie di minacce e reazioni fisiche come il lancio di oggetti, percosse con calci e pugni, morsi, graffi

Secondo una indagine del 2012 condotta dall’Università di Siena (citata da Il Giornale), sono circa 5milioni gli uomini che, ogni anno, subiscono violenze dalle donne: violenze sia psicologiche che fisiche. In queste situazioni l’uomo ha spesso paura di reagire perché sa che, se dovesse rispondere allo schiaffo di una donna, sarebbe condannato per violenze e nessun giudice crederebbe alla sua versione.

 

In Italia ogni anno 200 padri ci sono 200 padri che si suicidano perché le ex mogli non vogliono che vedano più i figli

 

Ex mogli

Non sono poche le ex mogli che, dopo il divorzio, usano i bambini come strumento della propria vendetta, iniziando su di loro un’opera di denigrazione della figura paterna.

 

Uomo padre

I minori arrivano così a negare di avere un padre e a non volerlo più vedere pur in assenza di alcuna colpa nei loro confronti. Si arriva così spesso al  «suicidio silenzioso dei papà» che non riescono più a vedere i propri amati figli.

 

Facciamo un esempio preso in prestito da alcuni (ricorrenti) casi giudiziari

Prendiamo una coppia con un figlio dove la moglie è disoccupata e il marito guadagna 1500 euro al mese. L’uomo è proprietario di una casa. Un giorno lei gli dice che non lo ama più e lo obbliga ad andare via di casa. Se i due andassero dal giudice, il tribunale non solo costringerà l’uomo a fare le valige, ma lo obbligherà a pagare circa 300 euro di mantenimento all’ex moglie e altri 300-400 euro per il figlio. A lui resteranno circa 800 euro con cui dovrà pagare anche l’affitto per una nuova casa.

 

Ma questo è il minimo

Non appena lui salterà un mese, lei lo denuncerà ai carabinieri; probabilmente dirà al figlio che il padre non vuole mantenerlo e ha piacere a vederlo morire di fame. Il figlio odierà il padre e non vorrà mai più avere contatti con lui.

 

Una situazione del genere porta, ogni anno, in tutta Europa, ben duemila papà a suicidarsi

 

Il 10% di loro sono italiani

La cosiddetta «alienazione parentale» – è così che è stato battezzato il fenomeno – è in forte crescita e sono numerose le sentenze che lo attestano. I più “fortunati” vengono portati sul lastrico da assegni di mantenimento che non consentono di sopravvivere; in alcuni casi, gli ex mariti sono costretti a vivere nelle auto o a chiedere l’elemosina ai centri di accoglienza.

 

Uomo giudice

Ad oggi l’unico modo per i giudici di tutelare i padri è quello di escludere la madre dall’affidamento del figlio, ma questo succede solo nei casi più gravi perché ancora esiste il pregiudizio secondo cui la donna è sempre migliore dell’uomo nella crescita del figlio. Eppure i giudici europei hanno più volte bacchettato l’Italia perché non garantisce il rispetto dei diritti di visita dei minori ai padri separati.

 

Il problema principale in Italia è la mancanza di norme che tutelino i diritti di visita, di educazione e di un normale rapporto dei genitori separati con i figli minori.

 

L’unico rimedio concreto è quello di una denuncia per inottemperanza di ordine del giudice, ma nella realtà queste denunce quasi mai portano ad una soluzione concreta.

 

Il presidente dell’associazione «Nessuno tocchi papà», l’avvocato Walter Buscema, da anni si batte per i diritti dei padri.

 

È sempre lui che così commenta il fenomeno:

«In Italia ci sono circa un milione di uomini che subiscono violenza psicologica da parte delle proprie ex-compagne o mogli ,le quali strumentalizzano i loro figli per motivi economici. Ci troviamo difronte ad una vera e propria emergenza sociale a cui la politica dovrà trovare presto una soluzione concreta. Nel nostro Paese la violenza ha un solo colore, il “rosa”. L’uomo che subisce violenza ha vergogna a denunciare e anche quando lo fa, rimane inascoltato. Anche i media purtroppo “preferiscono” raccontare dello stereotipo della “Vittima-Donna”. Auspico che il Governo e il Ministero delle Pari Opportunità dedichino la giusta attenzione anche agli uomini vittime di violenza di genere ricordando che la violenza non ha sesso».

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Natalia Agafonova

PHI Foundation

L’Associazione Blimunde e la Giornata sulla violenza contro le donne

Cernusco è donna, uno sportello per promuovere rispetto e parità

 L’Associazione Blimunde – Sguardi di donne su salute e medicina

L’associazione Blimunde è un’associazione socio-culturale senza scopo di lucro, costituitasi nel 2008, che fa riferimento all’esperienza maturata negli studi e nelle pratiche di genere, mirando alla decostruzione degli stereotipi, in particolare quelli di genere, per promuovere immagini di condivisione, rispetto e riconoscimento delle diverse identità.

Tra gli obiettivi dell’Associazione vi è anche quello di incrociare gli sguardi di genere nella prospettiva di costruire consapevolezze che promuovano immagini positive delle diverse identità.

L’associazione Blimunde fa parte del Municipio 3 di Milano e dal 2009 è iscritta all’Albo Regionale delle Associazioni e dei Movimenti per le Pari Opportunità.

Le principali attività dell’Associazione riguardano la ricerca socio-antropologica, la formazione (adulti e minori), le azioni di segretariato sociale (sportelli sul territorio) e realizzazione di seminari e convegni tematici (convegni, workshop, campagne, gestione di blog).

Blimunde e Cernusco è donna

L’impegno dell’associazione si svolge in particolare nel territorio di Cernusco sul Naviglio, di cui anima il blog Cernuscodonna.it e gestisce lo sportello donna comunale che, dal 2009, offre consulenza psicologica e legale gratuita a tutte le donne che lo richiedano.  Nel 2014 l’associazione ha costituito la Rete territoriale cittadina per il contrasto alla violenza contro le donne (Cernusco sul Naviglio).  Nel 2017 la rete si è allargata a territori più ampli e si è costituita come  “RETE TERRITORIALE INTERISTITUZIONALE ADDA MARTESANA PER LA PROMOZIONE DI STRATEGIE CONDIVISE A CONTRASTO DEL FENOMENO DELLA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE”.

Presentazione del progetto e dello Sportello Donna

Il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulla donna e Cernusco sul Naviglio non starà a guardare. Le celebrazioni si svolgeranno dalle 17 presso la Casa delle Arti di via De Gasperi 5.

Saranno presenti il sindaco Ermanno Zucchetti e l’assessore alle Pari opportunità Luciana Gomez, la dirigente ai Servizi sociali Giustina Raciti, Lorena Trabattoni (responsabile Piano di zona distretto di Melzo), oltre ai rappresentanti delle associazioni Blimunde e Padri Somaschi.

Durante la giornata verrà anche presentato lo Sportello Donna, un realtà che da anni assiste tutte le donne del territorio in difficoltà, e il blog “CernuscoDonna.it” e il Centro Antiviolenza. Ci sarà poi spazio per l’arte e la musica: Cinzia Spanò reciterà pezzi di Concita De Gregorio accompagnata dalla musica di Barbara Cavaleri interpretata da Anais Ginori.

Questa sarà la prima iniziativa del progetto “Libera tutt*” finanziato dal bando Progettare la parità in Lombardia 2018 di cui l’associazione Blimunde é capofila.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito web www.cernuscodonna.it o la pagina FB @Blimunde

 

Michela Carlevaro

PHI Foundation

VIOLENZA CONTRO LE DONNE: UNA PIAGA SOCIALE

IL FENOMENO DELLA VIOLENZA SULLE DONNE

Nella società attuale le forme di violenza contro le donne sono eccessive e troppe.

Nonostante le misure di prevenzione, di protezione e di diffusione mediatica a tutela dei diritti femminili gli episodi di violenza contro le donne sono ancora molti ed in continua crescita. Si parla di: violenza psicologica, fisica, sessuale, atti persecutori, matrimoni forzati, mutilazioni genitali, aborto e sterilizzazione forzati, infanticidio femminile, femminicidi, tutti reati penali.

Molte regioni italiane hanno realizzato campagne di comunicazione ed attività di sensibilizzazione rivolte ad un pubblico ampio, proprio per arginare questo fenomeno. E’ utile che i Ministeri delle Pari Opportunità e dell’Istruzione  avviino delle iniziative educative e formative  in ambito sociale e scolastico volte a responsabilizzare le persone contro la violenza contro le donne e di qualsiasi genere.

DUE ONLUS PER LA TUTELA DEI DIRITTI FEMMINILI

A tal proposito nasce nel 1988 Telefono Rosa per dare una consulenza legale e psicologica alle donne vittime di violenza, grazie ad un team di 92 volontarie tra avvocate e psicologhe.

Telefono Rosa offre: un numero di pubblica utilità 1522 attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno e offre la possibilità d’intraprendere un percorso psicologico con l’ obbiettivo di sostenere la propria genitorialità, un tutoraggio nella ricerca di corsi professionali gratuiti per un inserimento lavorativo, un percorso psicoterapeutico per chi ha subito traumi derivanti da esperienze di vita tragiche,  uno sportello antistalking ed un gruppo di auto-aiuto per riacquistare fiducia in sè stesse.

Chiunque volesse dare un aiuto alle donne ed ai loro bambini vittime di violenza può farlo collegandosi al sito internet www.telefonorosa.it/diventa-volontaria.

Invece esattamente dieci anni fa nel 2008, nasceva la prima associazione italiana di centri antiviolenza D.i.re Donne in rete contro la violenza” , con l’obiettivo di coordinare i centri antiviolenza gestiti da associazioni di donne unite dall’esigenza di combattere la violenza maschile sulle donne. L’associazione italiana direcontrolaviolenza ha 80 centri antiviolenza collocati in 18 regioni italiane (ad eccezione del Molise e della Valle d’ Aosta), che aiutano migliaia di donne a riconquistare la libertà, grazie a gruppi di auto-sostegno ed ad un processo di rafforzamento psicologico al fine di riguadagnare sicurezza e controllo sulla propria vita.

D.i.re organizza corsi di formazione per operatrici e volontarie, chiunque voglia offrire il proprio contributo e diventare volontaria può collegarsi al sito www.direcontrolaviolenza.it , per combattere tutte insieme la violenza contro le donne, perché l’unione fa la forza!!

 

Giuseppina Filippelli

PHI Foundation