L’INQUINAMENTO DEGLI OCEANI

LE ACQUE OCEANICHE: TRA  TONNELLATE DI SPAZZATURA E TEST NUCLEARI

L’acqua è una componente fondamentale del Pianeta Terra, è presente nei ghiacciai, nei fiumi, nei laghi oltre che negli oceani e nei mari.

Gli oceani occupano il 70% della superficie terrestre ed i mari vengono considerati come delle insenature marginali degli oceani.

Dal secondo dopoguerra ad oggi l’oceano è diventato il luogo dove fare esperimenti nucleari da parte di alcuni stati come: la Russia, gli Stati Uniti, la Corea del nord, la Cina, la Gran Bretagna e la Francia tutte nazioni fortemente civilizzati ma senza un minimo riguardo per la natura.

Le conseguenze sono state disastrose per l’ambiente, la flora e la fauna con un enorme ed un incalcolabile danno paesaggistico.

Invece, più recentemente l’oceano viene visto da parte di molte persone come un «cassonetto dell’immondizia» dove gettare oggetti di ogni tipo: dai mozziconi di sigarette alle bottiglie e sacchetti di plastica, a bicchieri, tappi e lattine.

Leggi anche:  TOSCANA: SCUOLA GRATUITA PER GLI ARTIGIANI

Succede che in alcune aree oceaniche, dove le correnti sono maggiori, si sono formate delle  vere e proprie isole di plastica, dove le micro e le macro plastiche vanno ad ammassarsi ed ad accumularsi non consentendo pertanto nè la navigazione, né la natazione, né la vita alle specie di animali e vegetali che popolano gli oceani.

Io confido sempre nel senso civico e civile di ogni essere umano, in quanto abitante rispettoso del pianeta Terra ed anche in una legislazione corretta che non permetta tutto questo.

In Europa, per evitare un inquinamento maggiore delle acque marine, è stata, recentemente, avanzata una proposta di legge che vieti l’uso di prodotti di plastica monouso a partire dal 2021 ed auspico che anche gli altri stati facciano altrettanto e che provvedano al risanamento della suddetta situazione.

Leggi anche:  Briganti Rugby: al via la raccolta fondi “I briganti si meritano un prato”

L’ INTERVENTO DI DUE AZIENDE

Per fronteggiare il problema dei rifiuti plastici negli oceani, un’azienda olandese The ocean cleanup ha progettato la prima opera d’ingegneria navale al mondo per la pulizia degli oceani. Consiste nella costruzione di un tubo di gomma lungo 600 metri a cui è collegata una rete ed un galleggiante che immersi nelle acque oceaniche vanno a raccogliere ed a raggruppare tutti i residui plastici galleggianti, che vengono successivamente raccolti all’interno di sacchi e trasportati, con una nave che fa da supporto all’operazione, nelle apposite discariche per la plastica.

Dopo 5 anni di ricerca e di studio, è stato lanciato l’ 8 settembre 2018, il System 001 nella baia di San Francisco, un marchingegno che posizionato a 350 miglia nautiche dalla costa, va a raccogliere  le tonnellate di micro e macro plastiche presenti nelle acque oceaniche.

Leggi anche:  Il mito in America del Cowboy bianco vince sulla lotta per i diritti del mondo no profit

Chiunque voglia fare una donazione in favore della ricerca, salvando l’habitat marino, ed entrare a far parte della squadra aziendale può farlo collegandosi al sito www.theoceancleanup.com.

Anche un’importante casa d’abbigliamento americana, la North Sails, sostiene Ocean Family Foundation, un’ente di beneficenza registrato in Inghilterra e Galles con lo scopo di difendere gli oceani dall’inquinamento e dalle plastiche (www.oceanfamilyfoundation.org).

Inoltre la recente normativa europea prevede il divieto di usare prodotti di plastica monouso per non inquinare mari ed oceani ma oltre a ciò sarebbe anche molto utile dotare tutte le spiagge di apposite pattumiere, iniziando così a valorizzare il territorio, la natura, l’ecosistema marino ed educare i cittadini a rispettare l’ ambiente in cui vivono.

 

Filippelli Giuseppina Giovanna

PHI Foundation

Vota l'articolo

12345
Loading...
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento