Sharing economy

Sharing economy : le linee guida dall’Unione europea

Il 2 giugno 2016 l’Unione Europea si è finalmente pronunciata in materia di Sharing economy. Esattamente due giorni dopo la chiusura della consultazione pubblica relativa alla proposta di legge depositata alla Camera, in Italia.

Da tempo si discute sull’evoluzione di tale fenomeno, sul suo peso economico e sociale e soprattutto sul fatto che necessiti di una regolamentazione. Gli Stati si sono spesso mossi in tal senso per limitare casi specifici, tra i quali spiccano i casi di Uber ed Airbnb. Ed è per questo che le linee guida appena indicate da Bruxelles diventano rilevanti.

Cos’è la Sharing economy?

Non esiste una definizione univoca di Sharing economy, o economia collaborativa.

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La Commissione ne indica i confini per quanto interessa la sua Comunicazione, affermando che tale fenomeno “si riferisce a modelli di business in cui le attività vengono facilitate da piattaforme collaborative che creano un marketplace per l’uso temporaneo di beni o servizi spesso forniti da privati”. Riguardo quest’ultimo punto è interessante sottolineare come la proposta di legge depositata al Parlamento italiano affermi che “i beni che generano valore per la piattaforma appartengono agli utenti”.

Gli attori di questo fenomeno sono gli utenti operatori che offrono un servizio, gli utenti fruitori del servizio e le piattaforme su cui si incontrano domanda e offerta.

I dati raccolti da uno studio di Collaboriamo.org e Università Cattolica di Milano contano 186 piattaforme collaborative in Italia nel 2015, riguardanti trasporti, servizi di scambio di beni di consumo e turismo. Le più numerose sono le piattaforme di crowdfunding.

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Le linee guida dell’UE in sintesi

La Commissione evidenzia cinque punti fondamentali su cui soffermare la riflessione: il mercato, la responsabilità, la protezione per i fruitori-consumatori, la definizione del rapporto di lavoro e le questioni fiscali.

Si legge chiaro tra le righe della Comunicazione che la Sharing economy crea opportunità, per consumatori, imprenditori e anche per un utilizzo delle risorse maggiormente sostenibile, potendo così anche contribuire a quel progetto di sviluppo della circular economy, caro alla Commissione europea.

Per questo la Comunicazione spinge verso la creazione di un ambiente favorevole per lo sviluppo di questi modelli economici collaborativi e di fiducia per gli attori che vi operano.

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Risalta la presa di posizione della Commissione sul fatto che divieti assoluti e restrizioni nell’accesso al mercato di nuovi soggetti devono rimanere l’ultima ratio.

Necessario assicurare protezione sociale e condizioni di lavoro eque, ma imprescindibile accogliere e supportare in maniera proattiva le opportunità dell’innovazione, anche tramite certezza e apertura normative e leggerezza procedurale.

Prospettive

L’Italia ha proposto la sua soluzione. Vedremo nei prossimi mesi se e come verrà implementata, anche alla luce delle linee guida dell’Unione Europea.

Poi saranno i dati a dimostrarci se l’equilibrio tra promozione e protezione sarà stato raggiunto.

Claudia Macciotta

Phi Foundation

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