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Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il 26 novembre scorso Differenza Donna, l’associazione di cui faccio parte, ha partecipato alla manifestazione indetta in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne,  che ha visto più di 200.000 donne provenienti da tutta Italia raccogliersi nella capitale.

Un corteo gioioso e colorato, animato da tamburi, canzoni e artisti di strada. Tanti vissuti, uno accanto all’altro, però con un’unica voce perché una sola era la richiesta: più dignità per tutte.  A dimostrazione del fatto che il coraggio delle donne non si ferma dinnanzi a nessun tipo di abuso, maltrattamento o violenza.

Quel giorno Roma non era più Roma. La città eterna, che leggendariamente nacque da uno stupro di gruppo, il ratto delle Sabine, il 26 novembre è diventata la piazza di tutte le donne, che hanno trasformano la violenza delle origini della fondazione in un grido di forza contro la società sessista di ieri e di oggi.

Era il marzo del 1976 quando oltre 2.000 donne appartenenti a 40 paesi diversi diedero vita al Tribunale Internazionale sui crimini contro le donne presso il Palazzo dei Congressi a Bruxelles. E tra i crimini veniva per la prima volta istituito quello del “ femminicidio ” ad indicare l’uccisione della donna in quanto donna, cioè a causa del suo genere.

Sotto questo termine non rientra solo quel terribile centinaio di donne ammazzate, ma anche tutte quelle negazioni di dignità rivolte nella nostra società alle donne in quanto tali. Femminicidio è anche la morte professionale delle donne inflitta attraverso la negazione della parità di salario e di prospettive di crescita. Così come lo è l’assenza di welfare soprattutto in presenza di gravidanze e figli. Non ultimo è femminicidio pure il giudizio estetico sui corpi delle donne usati come oggetti mercificati negli spot pubblicitari per vendere di più.

Differenza Donna nasce nel 1989 per liberare le donne, le loro bambine e bambini dalla discriminazione di genere facendone valere i diritti, qualunque sia la loro cultura, religione o paese d’origine. In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ha lanciato la campagna “ Io non faccio eccezione ” per denunciare il fenomeno della violenza di genere così ampiamente diffuso quanto largamente sommerso.

Io non faccio eccezione ” perché ogni donna sperimenta nel quotidiano una negazione di opportunità, ma “ Io non faccio eccezione ” soprattutto perché ogni donna trova in se anche la forza di dire basta.

Come dimostrano le migliaia di donne che hanno sfilato in corteo nelle strade di Roma con striscioni e cartelli in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: Il nostro desiderio di essere libere può cambiare il mondo.

 

Vanessa Doddi

PHI Foundation

Se “ La Grande Bellezza ” di Milano ancora ti è nascosta…

Quando durante la notte degli Oscar 2014 la giuria nomina “ La Grande Bellezza ” miglior film straniero tutti gli italiani, anche solo per un momento, si sono sentiti fieri di quel patrimonio artistico senza tempo di cui Roma è, senza alcun dubbio, il miglior panorama del Belpaese.

Ma se scopriste che anche Milano non è da meno e nasconde scorci memorabili?

Avete mai provato a percorrere il Naviglio Grande all’alba o a sbirciare, tra i palazzi opulenti, magnifici cortili dietro portoni apparentemente anonimi?

Infatti, se “fredda”, “caotica” o “dispersiva” sono gli aggettivi meno crudeli che l’italiano medio utilizza quando parla della città di Milano e pochi la raccontano con appagamento o affettuosità, si può certamente dire che quasi nessuno si sofferma sulla sua bellezza nascosta. O quasi.

Se vi dicessi infatti che esiste una storica dell’arte “irriverente e non allineata”, come lei stessa si definisce qui, nativa belga e con un’importante carriera lavorativa nella città capitolina che un giorno decide di partire per Milano e, dopo un giro attento in sella alla sua bicicletta, capisce di non voler ripartire più e anzi decide di dedicarsi alla valorizzazione e divulgazione dei patrimonio artistico del capoluogo lombardo fondando un’associazione no profit, iniziereste a cambiare idea e comincereste a percepire Milano come una città d’arte esattamente come la sua cara sorella romana?

Ma andiamo per ordine: nel 2010 nasce Città nascosta Milano che si prefigge l’obbiettivo di “trasformare i cittadini da consumatori distratti in attori consapevoli della loro città” come dice qui la sua fondatrice Manuela Alessandra Filippi.

Negli anni il programma di quest’associazione culturale si arricchisce sempre più, numerose le iniziative per coinvolgere il pubblico alla scoperta de “La Grande Bellezza” milanese come ad esempio il progetto “La cultura si mangia! Un panino con…®” (dove il panino te lo danno davvero e non è solo un modo di dire!) grazie al quale anche durante la pausa pranzo si può ricavare un momento per dedicarsi alla cultura. Un vero salto nella storia della città meneghina quindi che spazia dai cortili più antichi ai nuovi grattacieli e che passa anche per il Palazzo della zecca, uno dei palazzi più interessanti delle 5 Vie, e che, dal 2014, è divenuta sede di Città nascosta Milano e nel 2015 ha aperto per la prima volta le sue porte in occasione delle Giornate di Primavera del FAI– Fondo Ambiente Italiano.

E chissà che un giorno, spinti dal desiderio di cercare vecchie monete tra gli angoli della Casa dello Zecchiere, anche voi riusciate a conoscere quest’associazione senza scopo di lucro che da sei anni dona ai più curiosi le chiavi per aprire i luoghi segreti di Milano e allora sì – sono certa- anche i più scettici riusciranno a vedere in Milano “ La Grande Bellezza ” che tanto ha illuminato Roma dopo il film di Sorrentino.

Federica Pizzi

PHI Foundation

A.A.A.: CERCASI Personal Shopper per senzatetto in tempo di crisi

“Pantaloni, ho un disperato bisogno di pantaloni”. Queste le parole che mi hanno accolto quando ho varcato la soglia di una stanza piena di vestiti finemente piegati e di donne con un gran sorriso e una giubba rossa. Aiutano i senzatetto a trovare da vestire in vista dell’inverno, ormai quasi imminente, ma anche della primavera, dell’estate e dell’autunno che verranno.

Nessuna vetrina d’effetto né alcuna commessa sottopagata con tailleur quindi ma solo volontari che hanno deciso di impegnare il proprio tempo libero nel terzo settore e tanti uomini in fila, non turisti a caccia di sconti irrinunciabili ma italiani disperati, desiderosi di trovare in quel guardaroba di pochi capi quello più adatto non tanto all’occasione quanto il più idoneo a fargli riacquistare quell’autostima che la perdita del lavoro ogni giorno gli nega.

Sono 2.263 i senzatetto presenti a Milano nel 2015 secondo Quotidiano.net, 2.359 per lo stesso anno i senzatetto in coda per i dormitori a Torino stando a quanto riportato da La Stampa e 2.700, secondo il Giornale.it, le richieste di aiuto che sono arrivate a Roma con un aumento pari a 650 di italiani rispetto al 2014.

Sempre più sguardi disperati adornano i marciapiedi delle vie più lussuose delle nostre città o gli ingressi delle stazioni ferroviarie eppure sono ancora tanti coloro ai quali le condizioni dei senzatetto passano inosservate. Ma non a Piera e a Marinella, non a Lilly e a Gabriella e neanche a Carlo e a Tina che insieme alle suore francescane Missionarie di Maria qualche ora dopo l’alba varcano il cancello di un antico convento di Città Studi a Milano per donare coperte, biancheria, giacche, pantaloni, scarpe agli “invisibili”, come li definiscono i City Angels..

Attente servitrici del terzo settore da oltre 50 anni, queste suore insieme alla più grande risorsa che un’organizzazione no profit possa avere, ossia volontari e benefattori arricchiscono Milano con un’associazione ONLUS che è divenuta in breve tempo un punto di riferimento per il Municipio 3 della città meneghina e arricchendosi sempre più di nuovi servizi utili in vista della progressiva crescita della povertà in Italia e nel mondo.

La mensa, le docce, il guardaroba ma anche la scuola di italiano e il centro d’ascolto sono tutti servizi che vengono donati da Suor Carmela e Suor Silvana per completare quel servizio sociale che la fondatrice beata suor Maria della Passione fin dal lontano XIX secolo creò per tutelare i più deboli, persone che magari non hanno niente ma che, inspiegabilmente, ogni volta che li incontri, ti fanno andare via pieno di regali.

 

Federica Pizzi

PHI Foundation
Rifugiati

“Refugees Welcome Italia”: un nuovo modo di accogliere i rifugiati vecchio come il mondo

L’associazione “Refugees Welcome Italia”, nata a dicembre 2015, è parte di un network internazionale che promuove la diffusione dell’accoglienza domestica di rifugiati e richiedenti asilo.

La chiamano emergenza migranti e nell’immaginario collettivo è rappresentata da flussi incessanti di rifugiati disperati, in fuga da guerre e fame, che sbarcano nel nostro paese in cerca di un posto sicuro.

La cronaca quotidiana non ci racconta che, una volta terminato il percorso che dalla richiesta di asilo termina nel riconoscimento dello status di rifugiato, coloro che sono stati ritenuti idonei si trovano in una condizione di vulnerabilità dovuta all’uscita degli stessi dai sistemi di protezione offerti dal nostro sistema di accoglienza.

Dal momento in cui si ottengono i documenti decorrono più o meno 6 mesi, durante i quali il rifugiato deve trovarsi una fonte di reddito e terminare i corsi di lingua e l’eventuale tirocinio formativo, offerti dalle associazioni che lo hanno avuto in carico.

In questa fase, la cosiddetta terza accoglienza, spesso i rifugiati non hanno un alloggio sicuro né un lavoro, se non in nero. Ecco perché è necessario evitare che queste persone finiscano nel baratro della vita di strada, con i documenti in regola ma senza prospettive future.

Rifugiati

L’associazione Refugees Welcome Italia, nata a dicembre del 2015, si occupa principalmente di loro. Parte di un network internazionale di 11 organizzazioni gemelle, si sta affermando anche nel nostro paese con l’obiettivo di diffondere una cultura dell’accoglienza domestica, ritagliata sulle esigenze dei singoli protagonisti.

Come funziona?

Mettiamo che io abbia una camera in più: posso iscrivermi al sito web, rispondere a qualche breve domanda e lasciare una mail di contatto. Nel più breve tempo possibile, sarò ricontattata dallo staff di Refugees Welcome, che valuterà se le mie esigenze incontrano quelle dei rifugiati iscritti alla stessa piattaforma.

In sostanza, l’associazione si occupa del matching tra ospite e ospitante, garantendo ad entrambi l’assistenza necessaria in tutte le fasi che dal primo incontro terminano nella convivenza. É previsto un periodo minimo di 3 mesi, per favorire l’avvio di un processo di conoscenza reciproca, solleva il rifugiato dalle incombenze quotidiane e permette di concentrarsi sulla ricerca di un lavoro e un alloggio da cui ripartire. Qualora gli ospitanti lo ritenessero necessario, Refugees Welcome li assiste nella messa online di micro-campagne di crowdfunding, supportandoli nel raggiungimento degli obiettivi di raccolta prefissati.

In generale, c’è un aspetto che più degli altri mi ha stupito nell’approccio di Refugees Welcome e che ho subito apprezzato: non contano tanto i numeri, quanto piuttosto la qualità degli abbinamenti! Dal primo contatto alla convivenza può passare anche più di un mese. Oltre alle necessità pratiche, occorre valutare bene il background personale e le motivazioni di entrambi i soggetti.

Refugees Welcome Italia ha avviato una campagna di comunicazione che permette di far conoscere questo tipo di ospitalità al grande pubblico. Grande risonanza in termini di nuovi iscritti è stata registrata in seguito al servizio de Le Iene andato in onda su Italia 1, a metà aprile scorso.

I rifugiati, invece, vengono raggiunti con modalità diverse. Si tende infatti a lavorare in stretta collaborazione con gli assistenti sociali delle associazioni che si occupano di prima e seconda accoglienza (come l’accoglienza integrata SPRAR). In tal modo, gli abbinamenti vengono triangolati tra aspiranti ospiti, ospitanti e associazioni avendo cura di perseguire il benessere di tutti gli attori in gioco.

A livello territoriale l’associazione è strutturata in gruppi locali, a Milano, Roma, Torino, Bologna. I volontari interessati a costituire gruppi locali in altre città sono in continua crescita.

Eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi vengono spesso organizzati al fine di diffondere una cultura dell’accoglienza più partecipativa e diretta.

Una bella occasione per aiutare chi si trova in difficoltà, aprendo semplicemente la porta di casa. In fondo, nulla di nuovo rispetto a quanto fatto dai nostri nonni durante gli anni cupi della guerra!

D.S.

Phi Foundation

Phi Foundation - Tour del Fundraising

Il Tour del Fundraising

Sabato 2 Aprile 2016 parte quello che può essere definito il “ Tour Del Fundraising”.

Una sorta di Tour de France ma dedicato interamente al nonprofit, e alla raccolta fondi.

L’obiettivo principale di questo progetto è quello di far conoscere a quanta più gente possibile l’esistenza di uno strumento, il fundraising che è fondamentale per le organizzazioni nonprofit, ma che bisogna anche saper realizzare e portare avanti nel modo corretto. Questo tour si rivolge agli operatori del terzo settore che sono il motore del nostro Pianeta.

Il nonprofit è forza, cambiamento, speranza.

E i fundraiser sono le gambe per raggiungere questi traguardi.

Gli incontri sono di carattere gratuito e durano circa 150 minuti ( 2 ore e mezza circa), durante i quali si affronteranno i temi legati alla raccolta fondi, a quali tecniche, idee e strumenti siano più idonei e corretti da utilizzare per raggiungere risultati a volte anche insperati.

Il Tour farà tappa in 5 città italiane, da Nord a Sud. Forlì 2 aprile / Napoli 4 aprile / Roma 5 aprile / Ancona 7 aprile / Milano 11 aprile.

Il consiglio per tutti quelli che lavorano nel settore o hanno degli interessi professionali e umanitari in questo campo è di partecipare ad una di queste tappe, magari coinvolgendo amici e collaboratori, perché più gente partecipa e più l’informazione cresce e con essa anche tutto il movimento Fundraising legato alle ONP.

Per qualsiasi ulteriore informazione si può contattare i seguenti riferimenti:

tel. 0543.374150 / email tour@fundraising.it

www.festivaldelfundraising.it/tour

Articolo suggerito da:Valerio Melandri, Associazione Festival del Fundraising
Francesco Fiore
Phi Foundation