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Concorso di colpe – per approfondire l’argomento carcere

Concorso di colpe

“Paradossalmente è stato Dio a creare l’inferno come luogo dove tenere il male”   P. Zimbardo
Di Jenny Rizzo

Prefazione:
Nicola Boscoletto, Presidente Officina Giotto
Mauro Imperiale, Consulente e criminologo
Stefania Pastori, inviata delle donne maltrattate

Copertina:
Marco Marchesi

Photo Courtesy:
Sara Meggiolaro
Emil Khorsai
Bob Strides

non profit

Concorso di colpe, il mio secondo libro, nasce per dare al lettore la possibilità di approfondire l’argomento carcere, offrendo loro anche un altro aspetto, più marcatamente drastico e difficile rispetto al primo libro.

“Criminologa e volontaria. Un binomio non comune. Perché come potrete vedere, nella sua attività di volontaria presso una struttura che accoglie persone in misure alternative alla detenzione in carcere, l’autrice non mette da parte l’animus della ricercatrice, non smarrisce il filo dell’analisi. Parallelamente, nei suoi ragionamenti criminologici non perde mai di vista la persona… Per questo, in un momento storico in cui di carcere non si parla, o si parla solo con la demagogia del «cacciateli dentro e buttate via la chiave», le pagine di Jenny Rizzo sarebbero da raccomandare a tanti ”

Così mi descrive N. Boscoletto nella sua prefazione, che mi rende orgogliosa di quanto fino ad oggi fatto e realizzato. Concorso di colpe vuole si mostrare il carcere attraverso gli occhi di chi lo ha vissuto o lo vive tutt’ora, ma vuole altresì sottolineare aspetti difficili del mondo penitenziario che rende complesso rieducare seriamente i nostri detenuti, abbassando la recidiva. Nicola è uno che come me crede nella seconda possibilità da offrire a chi ha sbagliato, ma una seconda possibilità che sia concreta e reale, non solo sulla carta. Lui all’interno del carcere di Padova ha creato una vera e propria impresa, nella quale i suoi ragazzi lavorano duramente e imparano un mestiere che dia loro la dignità di uomo.

Ho conosciuto qualcuno di loro e ancora oggi porto il ricordo vivo di quella chiacchierata “grazie a questo lavoro posso far studiare mia figlia, anche se io dal carcere non uscirò”.

Lavoro è sinonimo di dignità, anche in carcere. Perché, come dice Nicola, i detenuti sono prima di tutto persone. E per questo vanno considerate.

Carcere


Le storie che ho raccolto in questo secondo libro sono un poco più difficili e meno commoventi, ma era doveroso da parte mia raccontare anche il lato “brutto” del carcere.
Detenuti che evadono perché non trovano pace.
Ragazzi che fuggono senza lasciare traccia, perché nessuno qui gli ha offerto aiuto una volta fuori dal carcere durante la misura alternativa.
Uomini che si sentono in dovere di mantenere i propri figli, anche illegalmente.
Ragazze che scontano pene detentive durissime per aver difeso la propria dignità di donna.

Dal mio primo saggio Oltre il pensiero delle sbarre all’uscita di questo secondo libro sono trascorsi due anni.
Due lunghi anni in cui normative in materia penitenziaria hanno cercato di porre rimedio al problema del sovraffollamento delle carceri e alle condizioni disumane in cui vivono molti detenuti italiani.

Molti istituti di pena, infatti, ora hanno un numero quasi regolamentare di persone detenute; ogni detenuto ha lo spazio necessario per poter trascorrere dignitosamente la propria vita in cella.

Ma è realmente stato fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità per alleggerire la recidiva e la criminalità?
Un poco di spazio in più in cella è davvero utile affinché un criminale non torni a delinquere?
Oppure possiamo fare molto di più.
Non per aiutare i criminali, quanto piuttosto per aiutare la nostra società ad avere meno delinquenti e criminali?

 

Nicola Boscoletto nella sua prefazione scrive “In più di una pagina ci accorgiamo che con il suo disincanto e i suoi modi spicci Jenny riesce in modo molto diretto a toccare, a sfondare il muro di autodifesa che persone troppo provate dalla vita creano intorno a sé. Un muro perforato magari solo per un momento, ma sono momenti che lasciano una traccia”.

Ecco, lasciamo una traccia noi tutti e prendiamo coscienza del fatto che il carcere esiste ed è parte della nostra comunità.

Il libro è in vendita su Amazon.it.
Se desiderate una copia autografata, contattatemi direttamente jenny.rizzo@alice.it

Jenny Rizzo

Phi Foundation

Oltre il pensiero delle sbarre

Oltre il pensiero delle sbarre

“Quando stai di fronte a un albero, se guardi una sola delle sue foglie rosse non vedrai tutte le altre…
Sarà come se le altre non esistessero”   Takuan Soho
Di Jenny Rizzo

Prefazione:
Massimiliano Frassi, presidente Associazione Prometeo lotta alla pedofilia, blogger e scrittore
Valeria Pozzoni, Psicodiagnosta e psicoterapeuta

Copertina:
Marco Marchesi

non profit

La raccolta di queste storie nasce dalla mia esperienza personale vissuta con i protagonisti, gli abitanti delle celle e del carcere, intesi come detenuti ma anche educatori, operatori penitenziari, volontari.

Scopo del libro vuole essere quello di sensibilizzare l’opinione comune nei confronti del delicatissimo tema “carcere” raccontando aspetti nascosti agli occhi della società; aspetti che solo vivendo in prima persona le storie dei protagonisti è possibile percepire.

Ho voluto raccontare il carcere oggettivamente, attraverso i numeri: sovraffollamento delle carceri; condizioni di vita all’interno di una cella; percentuale di recidiva rispetto alle misure alternative; lavoro in carcere; costo di ogni detenuto, con particolare attenzione allo scarso finanziamento di progetti innovativi e trattamentali all’interno degli istituti. Il tutto descritto e valutato secondo il mio personale punto di vista, nella speranza che le mie parole possano far riflettere ogni lettore.

Dall’oggettività mi sposto verso il pensiero soggettivo, mostrato attraverso ogni singola storia raccolta nel libro. Le storie di questo primo libro sono storie toccanti, che arrivano dritte al cuore delle persone; emozionano e coinvolgono il lettore. Storie di bambini chiusi in cella perché hanno il diritto di stare con la loro mamma, sempre e ovunque. Storie di giovani ragazzi che si lasciano trasportare dalle cattive compagnie, vittime della propria ignoranza e del proprio buonismo. Storie di donne forti, perseguitate dalla smania di successo e del possesso materiale dei beni.

In Oltre il pensiero delle sbarre ho scelto di parlare delle persone che restano nell’ombra, che nessuno conosce perché nessuno racconta di loro.

Sono i detenuti che non possono avere una seconda possibilità perché non hanno una famiglia ricca alle spalle; sono i giovani che si danno al guadagno facile, perché nessun padre ha insegnato loro cosa significa lavorare e guadagnare dignitosamente; sono i bambini violentati e picchiati, uomini che oggi stanno in una cella perché chi aveva il dovere di tutelare il loro sviluppo psicofisico ha abusato della loro infanzia, creando quei mostri che oggi conosciamo attraverso i media.

Tutti i nomi dei protagonisti delle storie sono stati sostituiti con nomi di fantasia, per proteggerne la privacy e tutelare il loro percorso di reinserimento sociale. Di tutti loro porto nel cuore il ricordo dei loro occhi pieni di vita. Di una di loro ho voluto riportare i pensieri, perché la sua voce possa aiutare a far riflettere.

Oltre il pensiero delle sbarre - Carcere

Il mio libro deve aiutare la società a riflettere su di un problema che è parte di noi: dobbiamo prendere coscienza del fatto che il carcere esiste e non può tenere chiusi in cella per sempre i detenuti. Prima o poi il nostro vicino di casa potrà essere uno dei protagonisti di queste storie.
Quindi perché non impegnarsi affinché il carcere possa essere davvero utile alla rieducazione? Investire in progetti che diano loro la possibilità di imparare a vivere nella legalità è doveroso per una società come la nostra.

Il mio libro vuole proprio mostrare l’altro lato del carcere, quello che solo chi lo vive può osservare. Così che tutti noi si possa riflettere seriamente sull’argomento.

Il libro è in vendita su Amazon.it.
Se desiderate una copia autografata, contattatemi direttamente jenny.rizzo@alice.it

Jenny Rizzo

Phi Foundation

Stupefatto, avevo 14 anni, ma la droga molti più di me

Stupefatto, spettacolo teatrale per la prevenzione

Rico e io siamo amici da tantissimi anni, ho letto il suo libro, ho portato i miei figli a vedere le sue prime conferenze perché non volevo che cadessero nella trappola della droga e per mia fortuna non è successo.

Da quei tempi Enrico ne ha fatta di strada tenendo conferenze frontali a migliaia e migliaia di ragazzi ai quali spiega cos’è davvero la droga.

 Spettacolo Stupefatto

Il suo libro, “Stupefatto, avevo 14 anni, ma la droga molti più di me”, viene portato in scena per tutta Italia da Fabrizio De Giovanni della Itineraria Compagnia Teatrale.

È stato visto da oltre 50.000 persone e nel 2013 è stato premiato dal Presidente della Repubblica.

Fare prevenzione è di vitale importanza per evitare che la piaga della droga si diffonda e rovini intere generazioni, come è successo per quella di Enrico degli anni Ottanta, gli anni anche di Christiana F.

 Spettacolo Stupefatto

Il libro racconta della sua esperienza, e anche lo spettacolo, sono quindi totalmente autobiografici. Entrambi stanno riscuotendo un enorme successo tanto che tra pochi mesi Enrico e Fabrizio andranno a ritirare un altro premio prestigioso.

Ma, aldilà del successo, libro e spettacolo stanno aiutando migliaia di giovani, ragazzini e adolescenti a capire meglio cosa sia la droga e quali conseguenze possa portare.

L’associazione di Enrico, si chiama Gli Amici della Vita da anni si prodiga per fare prevenzione andando nelle scuole, dove porta conferenze, spettacoli. Chiunque può mettersi in contatto e organizzare un incontro. I nostri adolescenti sono gli uomini e le donne di domani, il futuro dell’umanità dipende da loro.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito e leggere l’articolo

Marina Galatioto

Phi Foundation