Motore delle ONP italiane: Volontariato

Motore delle ONP italiane: Volontariato

Motore delle ONP italiane: Volontariato

Il volontariato in Italia: vero motore delle ONP

 

Motore delle ONP italiane: Volontariato. E’ quasi una ovvietà sostenere che il mondo del Non-Profit sia fondato sull’opera delle persone che si dedicano ad attività di volontariato; basti pensare che il numero complessivo dei volontari censiti in Italia supera quota 6.600.000 e che oltre 4.700.000 di essi operano all’interno di organizzazioni ONP.

I dati del 2013, successivi al censimento 2011 evidenziano che il tasso di volontariato è pari al 12,6 per cento della popolazione: un italiano su 8. Era il 6,9 per cento nel 1993, e il 10 per cento nel 2011 con un trend dunque in crescita costante.
Sezionando i dati per regione emergono dei gap piuttosto evidenti: si passa dal tasso del 21.8 del Trentino al 7.9 della Campania con la media della macro-area del Nord-est che si attesta sul 16% e le periferie delle aree metropolitane al 14%.

Per ciò che riguarda il numero di ore dedicate dagli italiani al volontariato fa impressione il numero di 126 Milioni di ore che corrisponde a quanto espresso in termini di ore lavorate da 787.000 persone a tempo pieno su una settimana da 40 ore lavorative. Mediamente, l’impegno mensile è 19 ore, con massimi al  25,6 e 24,9 in Friuli Venezia Giulia e Piemonte, fino alle 13,8 ore della Campania e 13,9 della Sicilia. Non ci sono differenze sostanziali tra uomini e donne, le ore di volontariato aumentano con l’età dei volontari. Riguardo l’età è significativo notare che  fascia di età col tasso più alto di volontariato totale è quella dai 55 ai 64 anni e copre il 15,9 per cento del totale.
Il valore scende progressivamente e proporzionalmente allo scendere dell’età, anche per del minor tempo libero disponibile: il valore scende al il 10 per cento nella fascia  14-24 anni; il valore minimo si trova al 5.9% tra le persone con più di 75 anni.

 

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Riviera del Brenta, raccolta fondi con il numero solidale 45500 

Beni culturali: fundraising binomio possibile?

Fundraising e beni culturali: un binomio possibile?

 

Beni culturali: fundraising binomio possibile?

Beni culturali: fundraising binomio possibile?. “La cultura si potrà finanziare anche con il fundraising…”: non è la constatazione che le politiche di conservazione del nostro patrimonio artistico e culturale abbiano raschiato il fondo del barile, ma la promessa contenuta nella Riforma Franceschini sui beni culturali italiani.

Da circa dieci anni la cultura e tutte le attività collegate alla valorizzazione e alla conservazione dei beni culturali sono in piena contrazione e (tanto per cambiare) in fondo alla classifica europea: nella cultura investiamo solo lo 0,13% del Prodotto Interno Lordo e i finanziamenti pubblici si sono ridotti del 27,4% in 10 anni, passando da 2.197 milioni di euro nel 2004 a 1.595 nel 2014.

La sostenibilità della cultura dipenderà quindi da strategie di raccolta fondi mirate e personalizzate.
Se fino a pochi anni fa il fundraising toccava solo in parte le organizzazioni operanti nell’ambito culturale, oggi la ritirata dello Stato mette al centro dell’attenzione la ricerca di fonti di sostenibilità alternative a quelli tradizionali.

In Italia ci sono 443.208 organizzazioni culturali, ovvero il 7,3% delle imprese nazionali: secondo gli organizzatori di “Cultura e Fundraising”, la loro esistenza può essere legata solo a nuove politiche di sostenibilità per ridurre la dipendenza dal finanziamento pubblico, come il crowdfunding.

E si tratta di una vera e propria ricerca di una nuova massa critica: a fronte del crollo delle ero­ga­zioni libe­rali (-19%) e degli interventi delle fondazioni bancarie (-12%), secondo il rapporto di Federculture, lo scenario della ricerca di fondi è completamente diverso rispetto al passato.

«La Riforma Franceschini, introduce ufficialmente nuove professionalità accanto ai Direttori dei Musei, che saranno affiancati da un responsabile dei rapporti con il pubblico che si occupa anche del reperimento dei fondi e del marketing», afferma la coordinatrice del corso Marianna Martinoni. «La vera sfida sarà ora inserire figure professionali che possano svolgere questo ruolo nelle tante realtà diffuse su tutto il territorio nazionale in modo strategico e continuativo nel tempo».

Il corso si rivolge a teatri, biblioteche, musei pubblici e privati, gallerie d’arte, associazioni che operano nel settore della cultura e delle arti con l’obiettivo di offrire un approccio professionale e operativo al fundraising in questo settore. Il programma e la scheda di iscrizione sono pubblicati sul sito.

 

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Nuovo progetto charity di Pandora

Nuovo progetto charity di Pandora

Nuovo progetto charity di Pandora

 

Nuovo progetto charity di Pandora

Nuovo progetto: Quando un brand di gioielli illumina le donne che fanno la differenza nel sociale

Nuovo: Il marchio danese Pandora ha promosso negli anni numerose iniziative a favore del mondo femminile con la finalità di mettere in luce, di far scoprire donne apparentemente comuni che nella loro quotidianità riescono a raggiungere grandi risultati di impatto sociale. In linea con la filosofia di Pandora e la gioia di aiutare, e’ partito il progetto “​Donne x il domani​“, varato da poco da​ Valentina Molinari, direttrice marketing di Pandora Italia​.
Il requisito fondamentale per la partecipazione e’ che ogni donna faccia parte di una Onlus, Fondazione, Organizzazione o Cooperativa attiva in campi quale salute e ambiente, impegno sociale, cura e tutela dell’infanzia.

Nuovo progetto charity di Pandora

Significativo appare il metodo di individuazione delle candidate: non auto candidature, bensì segnalazioni sul sul sito ​Pandora di donne ritenute esemplari per il loro contributo e impegno sociale all’interno di associazioni no profit. “L’idea di competizione viene così sostituita con l’invito a generare una solidarietà consapevole, un circolo virtuoso che si possa espandere”, ci spiega Valentina Molinari.
Anche la giuria sarà tutta al femminile e tra le 12 finaliste selezionate, il 22 ottobre verranno proclamate le 3 vincitrici, che riceveranno una ricompensa per il loro impegno quotidiano e 15 mila euro da destinare alla propria causa.

 

Nuovo progetto charity di Pandora

Le finaliste sono​: Antonella Carnelli (Missione Sogni), Fiorella Tosoni (Associazione Andrea Tudisco), Luisa Pavia (Associazione CAF), Stefania Fadda (Centro assistenza per bambini sordi e sordociechi), Patrizia Lomuscio (Centro Antiviolenza “RiscoprirSi…”), Donata Berger (Associazione LiberaMente), Giovanna Murgia (Soc.Coop sociale Approdi), Caterina Musella (Aima Napoli), Marzia Caccioppoli (Associazione Noi Genitori di Tutti), Alessandra Zucchi (Associazione Tam Tam), Isabella Baldan (Fata­Famiglie Temporanea Accoglienza), Maria Grazia Passeri ( Associazione Salvabebe’ Salvamamme).
Chi volesse votare le finaliste può farlo sul sito ​Pandora.

 

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Profili del volontariato in Italia

Profili del volontariato in Italia

Profili del volontariato in Italia: impegno a tutte le età

 

Profili del volontariato in Italia

Profili: L’identikit del volontario in Italia è stato tracciato di recente  da uno studio  condotto  dalla “Fondazione Volontariato e Partecipazione” in collaborazione con il Banco Popolare dal titolo:

“I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa”.

Profili: Lo studio fornisce una precisa e dettagliata descrizione del volontariato italiano, prelevando dati forniti da due fonti importanti: l’indagine sugli Aspetti della Vita Quotidiana degli italiani (Istat) e l’indagine campionaria sulle organizzazioni di volontariato in Italia.

Profili del volontariato in Italia

I consentono di misurare in modo attendibile il numero dei volontari che svolgono la loro attività dentro le Organizzazioni di Volontariato: nel complesso i volontari nelle organizzazioni sono 1,7 milioni sui 6,6 milioni circa che in Italia si dedicano al volontariato nelle sue diverse forme organizzate o informali ( 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni).

Il quadro che emerge dall’indagine è ricco di fattori positivi: chi contribuisce alle attività di volontariato è in media più istruito rispetto a chi non lo fa (il 21,2% è laureato rispetto all’11,2 di chi non si impegna). Ma è anche maggior fruitore di libri, più interessato ai problemi sociali  e politici, più soddisfatto della propria vita e più ottimista per il futuro.

Uno studio che fornisce una immagine positiva del volontariato -commenta il Presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca-. Sottolineo un aspetto: emerge chiaramente come l’integrazione sociale attraverso il lavoro incentivi la partecipazione al volontariato che a sua volta rafforza ulteriormente l’integrazione sociale di chi lo pratica, creando un circolo virtuoso. Ancora più evidente risulta fra i presidenti i quali provengono per la quasi totalità dal mondo del lavoro”.

“La probabilità di fare volontariato in un’organizzazione -aggiunge il presidente della Fondazione Volontariato e Partecipazione Alessandro Bianchini– è massima fra i laureati, 5,5%, e tra coloro che dispongono di elevate risorse economiche 5,3%. In definitiva è superiore alla media fra gli uomini, fra coloro che hanno un’età compresa fra i 45 e i 64 anni, i diplomati, gli occupati, gli studenti, i pensionati e fra coloro che hanno un reddito familiare  adeguato alle proprie esigenze”.

L’età media dei volontari delle Organizzazioni di Volontariato è in linea con quella della popolazione, 48,1 anni a fronte del 48,7 della popolazione nel suo complesso. Il ruolo ricoperto dentro le OdV è influenzato dall’età: i presidenti delle OdV hanno in media 58 anni, dieci in più rispetto ai volontari delle stesse organizzazioni, e arrivano a ricoprire quel ruolo dopo un periodo lungo di gavetta. I giovani adulti con meno di 35 anni sono un quasi quarto dei volontari (23,9%) e solo il 4,1% dei presidenti ha meno di 35 anni, il 10,3% è fra i 35 e i 44 anni. L’anzianità appare premiante perché rispecchia l’anzianita di attività di volontariato. L’analisi dei dati  ci consente di determinare che la maggiore probabilità di fare volontariato è dai 45 anni in poi, quando l’attività lavorativa si è consolidata e i figli sono mediamente più grandi.

 

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Miseria: Facciamo muro contro la povertà

Miseria: Facciamo muro contro la povertà

Miseria: Facciamo muro contro la povertà

 

Miseria: Facciamo muro contro la povertà

Miseria: Quando i valori e le regole del Volley diventano recupero.
Miseria: Presso il Grand Hotel Trento, il 16 ottobre c’è stato un incontro importante per il Trentino Volley, che da oltre quindici anni ha un ruolo primario nel mondo nazionale ed internazionale della pallavolo. Stavolta però per il Trentino Volley non si trattava di una partita ma di una collaborazione: il Club presieduto da Diego Mosna da questa stagione, infatti, scenderà in campo anche in Africa impegnandosi a realizzare un’importante iniziativa in partnership con l’Associazione Amref Health Africa, che da quasi 60 anni si dedica a progetti rivolti a questo continente e, in particolare dal 2000, ai giovani che popolano gli slum e le baraccopoli di Nairobi, in Kenya.

Dal 2000 infatti Amref promuove programmi di recupero dei ragazzi di strada di Dagoretti, un sobborgo di Nairobi. Poi nel 2012 Amref costruisce la struttura Children Village che coinvolge e aiuta innumerevoli persone. Si tratta di attività che vanno dall’assistenza medica e alimentare, all’istruzione di base; dallo sviluppo di piccoli progetti di microcredito, all’assistenza legale per molti di loro che hanno problemi con la polizia o che sono sprovvisti di documenti.
Il progetto di Amref prevede soprattutto la riabilitazione psicofisica e sociale, anche attraverso attività artistiche e di comunicazione, dal teatro al videomaking, realizzando videodocumentari e spettacoli, come il Pinocchio Nero, che sono stati divulgati con successo anche in Italia.

Ora, grazie alla partnership con Trentino Volley e al lancio del progetto umanitario “Facciamo muro contro la povertà”, il processo di riabilitazione dei ragazzi di Dagoretti potrà seguire anche una nuova, stimolante, traiettoria, quella contraddistinta dai valori e dalle regole della pallavolo. Le attività si arricchiscono dunque con il “volley di strada”, per creare nuove opportunità di recupero attraverso lo sport: Trentino Volley avverte la necessità di mettere le proprie conoscenze ed il proprio amore verso questo sport a disposizione dei popoli più svantaggiati, che affrontano quotidianamente ostacoli e difficoltà.

Trentino Volley invierà a Nairobi alcuni componenti del proprio staff tecnico, che avranno il compito di sovraintendere e guidare l’attività pallavolistica dei ragazzi di strada con l’obiettivo di trasmettere i valori di questo splendido sport. Una missione non semplice ma molto stimolante che rappresenta un obiettivo importante tanto quanto quello di ben figurare in campo.

 

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minori stranieri non accompagnati

Minori stranieri non accompagnati

Ci vorrebbe Popobawa per farci aprire gli occhi sulle vite invisibili dei minori stranieri non accompagnati

 

Minori stranieri non accompagnati

Il vero dramma dei minori stranieri non accompagnati è che sono completamente soli. Hanno affrontato da soli il lungo viaggio per scappare da povertà e guerre dei paesi di origine e rimangono soli anche ora che sono sbarcati in Europa. Senza alcun adulto che si occupi e preoccupi per loro. Le associazioni umanitarie come Unicef e UNHCR che soccorrono i profughi in Grecia e in Italia denunciano la presenza di migliaia di minori stranieri non accompagnati. Anche se entrati irregolarmente in Italia, i minori migranti sono titolari di tutti i diritti sanciti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata in Italia con legge n. 176/91. Il diritto alla protezione, alla salute, all’istruzione, all’unità familiare, alla tutela dallo sfruttamento, alla partecipazione.

 

Minori stranieri non accompagnati

Eppure tantissimi bambini e ragazzi marciano smarriti per cercare una terra che li accolga. Si ritrovano esposti al rischio di finire nella rete criminale che fa affari con la tratta di schiavi sessuali e di organi o nella rete dello spaccio di stupefacenti. L’Europol, l’Agenzia per la Sicurezza Europea, lo scorso anno denunciava più di 10 mila minori non accompagnati giunti in Europa e scomparsi nel nulla.

Per questo è necessario elaborare una strategia di lungo periodo che miri non solo a tutelare i diritti umani dei soggetti più vulnerabili ma anche ad aumentare le risorse per il capacity building nei paesi di origine dei migranti, costruendo infrastrutture e facilitando l’accesso di tali stati ai mercati finanziari. Questa potrebbe essere una strada da percorrere in cambio di un maggior controllo alle frontiere e di una più proficua cooperazione sui rimpatri.

 

Minori stranieri non accompagnati

La sorte incerta dei minori stranieri non accompagnati dovrebbe scuotere il senso di umanità della comunità internazionale. E invece nessuno si preoccupa del destino di queste vite invisibili. Al contrario, molti Stati Europei chiudono le frontiere e irrigidiscono le regole di entrata con la conseguenza che le politiche di cooperazione internazionale vengono utilizzate sempre più per fini di controllo dei flussi migratori piuttosto che per progetti di sviluppo.

Mi ha sempre impressionato la leggenda del demone nano Pocobawa. In Zanzibar, quando la situazione politica è conflittuale per le elezioni o per problemi economici, si fa vivo Popobawa. Ha un occhio solo, ali di pipistrello, orecchie a punta e coglie di sorpresa la notte violentando uomini e donne. La vera natura di Popobawa è legata all’inconscio collettivo e al passato culturale della gente di Zanzibar, caratterizzato da violenze e soprusi.

Mi piacerebbe un giorno svegliarmi e scoprire che è venuto Popobawa anche da noi, in Europa. Per far aprire gli occhi a tutti i governanti dei nostri paesi perbenisti sulle tante violazioni dei diritti umani che continuiamo a tollerare, soprattutto quelle nei confronti dei minori stranieri non accompagnati.

Popobawa non esiste, è solo una leggenda. Io però non voglio smettere di sognare una “Mamma Europa” che sappia ascoltare, accogliere e proteggere tutti i bambini invece che abbandonarli alla mercé di criminali e sfruttatori.

Perché un bambino è un bambino ovunque.

 

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Protezione Civile e Volontariato: binomio imprescindibile

Protezione Civile e Volontariato: binomio imprescindibile

Protezione Civile e Volontariato: binomio imprescindibile

 

Protezione Civile

Quando la terra trema, dispensando sentimenti di terrore per la sua imprevedibilità, la protezione civile è sempre pronta ad intervenire, per donare non solamente aiuti materiali, ma anche sostegni psicologici alle vittime, in preda alla paura, per ciò che è stato e per ciò che potrebbe essere.

A distanza di due mesi dall’evento di Amatrice, il terremoto colpisce ancora il Centro Italia, dilaniando la terra fra Marche, Umbria e Lazio, una terra che continua a tremare, raggiungendo l’apice alle 7:40 di domenica 30 ottobre, con una scossa di magnitudo 6.5, la più forte in Italia dal 1980. Indelebili e drammatiche conseguenze si sono abbattute sia sulla popolazione che conta oltre 40mila sfollati, sia sul patrimonio artistico e culturale italiano che vede il crollo della Cattedrale di Norcia, uno dei più importanti santuari della cristianità.

Fabrizio Curcio, il capo della Protezione civile nazionale, in un’intervista al Corriere della sera del 31 Ottobre 2016, ha affermato  che il binomio volontariato-protezione civile non si è mai fermato dal 24 agosto, dando vita ad un intenso legame solidale fra persone ed enti, uniti per il bene comune. Tale intervento di squadra, certamente lungo ed estenuante, ha permesso di evitare una strage come quella del 1980 con oltre 3mila vittime.

Stavolta il sistema di protezione civile era già attivo, perché stavamo gestendo il post sisma del 26 ottobre e prima ancora quello del 24 agosto. Gli interventi sul territorio sono stati immediati e così pure la risposta alle richieste di soccorso” cit.: Corriere della Sera 31/10/2016. A detta del capo della protezione civile, la prevenzione, la pianificazione e il dialogo sono i principi fondamentali per vincere la paura di un’imprevedibile Natura e gestire l’emergenza. 

Negli ultimi cinquant’anni, notevoli calamità naturali, quali l’alluvione di Firenze (1966), il terremoto del Friuli (1976) e il terremoto dell’Irpina (1980), hanno spinto volontari a collaborare con ogni tipo di aiuto e competenza, nonostante un mancato sistema pubblico in grado di organizzare ed ottimizzare il lavoro. Solo con la legge n.225 del 24 febbraio 1992, infatti, viene istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile che si struttura come un sistema di competenze, coordinato fra le differenti amministrazioni pubbliche statali, con l’integrazione delle associazioni private di volontariato.

Insieme alle forze armate, alle forze di polizia, alla Croce Rossa Italiana (CRI), al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ai gruppi di ricerca scientifica, al corpo forestale, ai servizi tecnici, al soccorso alpino e speleologico, il volontariato costituisce, dunque, una vera e propria risorsa operativa, non solo da un punto di vista interventistico a posteriori, ma soprattutto da un punto di vista preventivo a priori, in grado di mettere in comunicazione Istituzioni e popolazione. Diviso fra Segreteria amministrativa e Coordinamento del volontariato, la sua funzione risulta indispensabile durante lo stato di emergenza. Mentre la Segreteria si occupa dei mezzi, dei materiali, dell’arrivo e dello smistamento dei volontari nelle località richieste, il Coordinamento ha un compito prettamente esecutivo, rendendo possibile le esigenze della Sala Operativa ed interfacciandosi con enti ed Istituzioni locali e nazionali.

Tale decentramento induce un forte senso di solidarietà ed allo stesso tempo di sana competizione, stimolando le associazioni locali ad intervenire per il beneficio della comunità e ad integrarsi con il sistema nazionale della protezione civile

Non solo quando la terra trema, dunque, si evince la presenza di volontari e protezione civile, ma durante tutte le fasi di previsione-prevenzione-soccorso-ripristino: una presenza fondamentale alla gentilezza umana, giacché “la gentilezza è la catena d’oro con la quale la società viene tenuta insieme.” (J. W. Goethe)

 

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Rotholandus: la ricerca dell'impossibile

Rotholandus: la ricerca dell’impossibile

Rotholandus: la ricerca dell’impossibile

Rotholandus: Serata in favore di Alyn Hospital

Rotholandus: Al teatro Parenti: Rotholandus – la ricerca dell’impossibile – quarta edizione della serata in favore di Alyn Hospital

Lo scorso 14 Marzo, l’associazione Amici di Alyn di Milano ha organizzato la quarta edizione della serata a favore di “Alyn Hospital” di Gerusalemme, presso il Teatro Franco Parenti, portando in scena lo spettacolo “Rotholandus la ricerca dell’impossibile”.

Alyn Hospital ha una forte rilevanza mondiale per la ricerca medica all’avanguardia e per le specifiche terapie che vengono applicate. Ma è anche uno straordinario simbolo di pace in Medio Oriente di collaborazione tra popoli.

Il centro di Gerusalemme   opera in modo specifico nella riabilitazione di bambini affetti da gravi disabilità motorie, cognitive e comportamentali, di origine genetica e da traumi. Terapie personalizzate, ricerca scientifica all’avanguardia e operatori specializzati, che lavorano con amore e passione, fanno di Alyn Hospital un’eccellenza. Unico esempio in Medio Oriente di struttura riabilitativa per casi particolarmente gravi. Una realtà dove i miracoli si avverano.

Alyn hospital

La serata ha avuto inizio con un aperitivo nel foyer del teatro, durante il quale abbiamo assaggiato la Challah, pane del sabato simbolo di festa e di pace. Poi ha avuto inizio lo spettacolo affidato alla regia di Roberta Lena e che potremmo definire un percorso giocoso tra musica, prosa, danza sulle orme di Arioso per seguire un sogno utopico di pace e fratellanza.  Infatti Rotholandus, muovendo dai temi dell’Orlando Furioso, ci ha guidati verso ciò che appare impossibile. Un cast d’eccezione si è esibito a favore di Alyn Hospital: Roberto Zibetti e Gigio Alberti, accompagnati dalle musiche di Ivan Bert e dall’action painting di Cosimo Miorelli, ci ha fatto sognare, trasportandoci nel mondo irreale, fiabesco ma anche attuale dei versi di Ludovico Ariosto, intrecciati dalle sapide notazioni e dai commenti di Italo Calvino.

Tutti gli artisti si sono esibiti gratuitamente. Il ricavato della serata è stato interamente devoluto a favore di Alyn Hospital di Gerusalemme. Anche quest’anno era presente il Dr. Maurit Beeri, Director General di Alyn Hosp.

Sostieni Alyn Hospital di Gerusalemme, il centro di riabilitazione pediatrica e per adolescenti di tutte le origini, religioni ed etnie: http://www.sostienialyn.it/donazioni/

Lo spettacolo Rotholandus sarà in scena il 21 aprile 2016 presso l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi. Altre date sono in definizione.

 

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Lampedusa: l'isola che non c'è

Lampedusa: l’isola che non c’è

Lampedusa: l’isola che non c’è

 

Lampedusa: Per alcuni, come me e te, è uno dei luoghi più ameni d’Italia, ricco di vegetazione e immerso nel mare cristallino… per altri, invece, è “l’Isola che non c’è”, quella cioè che non si riesce a raggiungere perché si perde la vita in mare prima di potervi approdare. Infatti, secondo i dati dell’Unhcr, solo quest’anno, le vittime dei naufragi sono di oltre 2.500.

Lampedusa è tra le rotte migratorie scelte per raggiungere l’Europa da rifugiati e richiedenti asilo provenienti da vari paesi come Siria, Afghanistan e Africa Sub-sahariana. Sono persone disposte a mettere a rischio tutto, persino la propria vita, pur di fuggire dai conflitti armati, dai genocidi, dalle carestie o da altre calamità naturali che affliggono le proprie nazioni.

Mentre nel mondo i conflitti si moltiplicano, cosa fa l’Unione Europea di fronte a questa situazione?

Lampedusa: l’isola che non c’è

Da una parte c’è l’Italia, rimasta da sola a soccorrere i sopravvissuti nelle acque che circondano Lampedusa, dall’altra ci sono stati come Austria, Ungheria e Regno Unito che, ai propri confini, introducono barriere e controlli per frenare l’entrata dei profughi, lasciando che il mare sia l’unica soluzione per raggiungere il continente e chiedere protezione internazionale.

Menomale però che ci sono più di 200 studenti provenienti dalle scuole superiori di tutta Europa a ricordarci che i diritti umani sono da tutelare, sempre. Grazie al progetto “L’Europa inizia a Lampedusa” questi ragazzi si sono incontrati a Lampedusa, dal 30 settembre al 3 ottobre, per commemorare con workshop, seminari e laboratori i 368 migranti che il 3 ottobre 2013 morirono a largo dell’isola.

Hanno trascorso insieme quattro giornate di scambio interculturale sui temi dell’integrazione e della solidarietà, principi fondamentali e che, non a caso, hanno ispirato la nascita dell’Unione Europea.

Lampedusa: l’isola che non c’è

In seguito a questa iniziativa, il “Comitato 3 Ottobre”, Onlus nata per istituire il 3 ottobre proprio come data simbolica della “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione“, inaugurerà in accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, una “Sezione Giovani” all’interno del Museo della Fiducia e del Dialogo di Lampedusa. Tale spazio sarà dedicato alle opere più belle che i ragazzi realizzeranno durante l’anno scolastico venturo e che saranno scelte tra quelle che sapranno meglio esprimere i valori di dialogo, fiducia e integrazione.

L’incontro degli studenti europei è stata un’importante occasione di crescita per ricordare la strage di tante vite umane affogate tre anni fa nelle acque del Mediterraneo, ma soprattutto ha trasformato Lampedusa in un’ “isola che c’è” per tutti coloro che credono nella fratellanza e nella convivenza tra popoli.

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Imparare a vedere ad occhi chiusi

Imparare a vedere ad occhi chiusi

Imparare a vedere ad occhi chiusi

 

Imparare: “Non è necessario guardare per vedere lontano”

Imparare – Slogan – Il Dialogo nel Buio

Imparare a Vedere ad occhi chiusi è una cosa possibile? Se non sposiamo l’equazione esatta tra “vedere” e “percepire” sì.

 

Imparare a vedere ad occhi chiusi

Ce lo insegna “Dialogo nel Buio”, un vero e proprio percorso sensoriale allestito dal 2005 presso l’Istituto dei Ciechi di Milano, Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi – onlus, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle innumerevoli risorse dei non vedenti, promuovendone l’integrazione e un ruolo attivo all’interno della società.

Il percorso

In quest’ottica di integrazione, il progetto non solo offre un’opportunità di lavoro stimolante a più di 60 non vedenti; il cieco diventa in effetti egli stesso guida di un mondo conosciuto che si fa improvvisamente oscuro, istruendo e insegnando pazientemente al visitatore a vedere ad occhi chiusi.

La visita avviene, infatti, completamente al buio, ha una durata di un’ora e quindici minuti e si articola in diverse situazioni che simulano contesti di vita quotidiana in cui il visitatore è  costretto ad orientarsi affidandosi esclusivamente alla voce della guida, oltre che al senso del gusto e dell’olfatto.

Il modificare la modalità abituale di fruizione della realtà e la necessità di acuire gli altri sensi rispetto alla vista aprono nuovi modi di interpretazione della realtà, arricchendola grandemente in termini di profondità e intensità.

Imparare a vedere ad occhi chiusi

Il colore nascosto delle cose 

Proprio l’esperienza di Dialogo nel buio apre “Il Colore nascosto delle Cose” l’ultimo film di Silvio Soldini, che racconta l’incontro tra Emma (Valeria Golino), osteopata non vedente, capace di una grande forza nell’affrontare traumi e dolori nonostante la sua fragilità e Teo (Adriano Giannini), rampante e affascinante pubblicitario refrattario alla stabilità relazionale e con qualche conto ancora aperto con il passato.

L’incontro con Emma, che farà da guida al gruppo di Teo durante il viaggio del Dialogo nel buio, lo costringerà non solo ad imparare a vedere ad occhi chiusi, ma anche a confrontarsi con sé stesso, sfidandolo a cambiare il modo di affrontare legami e relazioni.

Interessante qui è il ribaltamento dei ruoli e, dunque, di stereotipi e pregiudizi: è il cieco, tradizionalmente associato alla figura bisognosa di aiuto, a guidare l’altro nell’indagare il proprio rapporto con l’esterno e, soprattutto, con sé stesso.

Imparare a vedere ad occhi chiusi

Il buio allena la resilienza

Lo stesso concetto permea il progetto di Dialogo nel Buio, declinato nella proposta di diverse serate a tema:

  • Aperitivo
  • Cafénoir
  • Cena al buio
  • Degustazioni
  • Eventi
  • Teatro al buio

In particolare, il workshop “Il buio allena la resilienza”, che si terrà il 12 maggio 2018 presso la sede dell’Istituto dei Ciechi di Milano, fa leva sulle risorse e l’esperienza di trainer non vedenti e ipovedenti perché i partecipanti migliorino la propria capacità di gestire lo stress e di raggiungere obiettivi difficili. 

Anche qui, lo schema viene ribaltato e lo stigma, come lo definirebbe il celebre sociologo canadese Erving Goffman, si fa risorsa, venendo in aiuto alla persona media da un lato e restituendo piena dignità e funzionalità al cieco o ipovendente dall’altro.

 

Vedere ad occhi chiusi non è solo possibile, dunque, ma apre un ampio e consistente ventaglio di nuove esperienze, visioni e prospettive tutte da condividere.

 

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Oceani: L'acqua è una componente fondamentale del Pianeta Terra.

OCEANI L’INQUINAMENTO AI NOSTRI GIORNI

OCEANI L’INQUINAMENTO AI NOSTRI GIORNI

 

LE ACQUE OCEANICHE: TRA  TONNELLATE DI SPAZZATURA E TEST NUCLEARI

Oceani: L’acqua è una componente fondamentale del Pianeta Terra, è presente nei ghiacciai, nei fiumi, nei laghi oltre che negli oceani e nei mari.

Gli oceani occupano il 70% della superficie terrestre ed i mari vengono considerati come delle insenature marginali degli oceani.

Dal secondo dopoguerra ad oggi l’oceano è diventato il luogo dove fare esperimenti nucleari da parte di alcuni stati come: la Russia, gli Stati Uniti, la Corea del nord, la Cina, la Gran Bretagna e la Francia tutte nazioni fortemente civilizzati ma senza un minimo riguardo per la natura.

Le conseguenze sono state disastrose per l’ambiente, la flora e la fauna con un enorme ed un incalcolabile danno paesaggistico.

Invece, più recentemente l’oceano viene visto da parte di molte persone come un «cassonetto dell’immondizia» dove gettare oggetti di ogni tipo: dai mozziconi di sigarette alle bottiglie e sacchetti di plastica, a bicchieri, tappi e lattine.

Succede che in alcune aree oceaniche, dove le correnti sono maggiori, si sono formate delle  vere e proprie isole di plastica, dove le micro e le macro plastiche vanno ad ammassarsi ed ad accumularsi non consentendo pertanto sia la navigazione, sia la notazione, sia la vita alle specie di animali e vegetali che popolano gli oceani.

Io confido sempre nel senso civico e civile di ogni essere umano, in quanto abitante rispettoso del pianeta Terra ed anche in una legislazione corretta che non permetta tutto questo.

In Europa, per evitare un inquinamento maggiore delle acque marine, è stata, recentemente, avanzata una proposta di legge che vieti l’uso di prodotti di plastica monouso a partire dal 2021 ed auspico che anche gli altri stati facciano altrettanto e che provvedano al risanamento della suddetta situazione.

OCEANI: L’ INTERVENTO DI DUE AZIENDE

Per fronteggiare il problema dei rifiuti plastici negli oceani, un’azienda olandese The ocean cleanup ha progettato la prima opera d’ingegneria navale al mondo per la pulizia degli oceani. Consiste nella costruzione di un tubo di gomma lungo 600 metri a cui è collegata una rete ed un galleggiante che immersi nelle acque oceaniche vanno a raccogliere ed a raggruppare tutti i residui plastici galleggianti, che vengono successivamente raccolti all’interno di sacchi e trasportati, con una nave che fa da supporto all’operazione, nelle apposite discariche per la plastica.

Dopo 5 anni di ricerca e di studio, è stato lanciato l’ 8 settembre 2018, il System 001 nella baia di San Francisco, un marchingegno che posizionato a 350 miglia nautiche dalla costa, va a raccogliere  le tonnellate di micro e macro plastiche presenti nelle acque oceaniche.

Chiunque voglia fare una donazione in favore della ricerca, salvando l’habitat marino, ed entrare a far parte della squadra aziendale può farlo qui adesso .

Anche un’importante casa d’abbigliamento americana, la North Sails, sostiene Ocean Family Foundation, un’ente di beneficenza registrato in Inghilterra e Galles con lo scopo di difendere gli oceani dall’inquinamento e dalle plastiche.

Inoltre la recente normativa europea prevede il divieto di usare prodotti di plastica monouso per non inquinare mari ed oceani ma oltre a ciò sarebbe anche molto utile dotare tutte le spiagge di apposite pattumiere, iniziando così a valorizzare il territorio, la natura, l’ecosistema marino ed educare i cittadini a rispettare l’ ambiente in cui vivono.

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SMS Solidale: Tu puoi ridargli la vista!

SMS Solidale: Tu puoi ridargli la vista!

SMS Solidale: Tu puoi ridargli la vista!

Tu puoi ridargli la vista! Dona con un SMS solidale

SMS Solidale: Nel mondo, ogni minuto un bambino diventa cieco.

SMS Solidale: Ad oggi, la cecità infantile è inarrestabile: ogni minuto un bambino diventa cieco e nel 60% dei casi muore entro 1 anno dal momento in cui ha perso la vista. Eppure secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 40% dei casi, la cecità potrebbe essere evitata con interventi mirati. Basterebbe infatti una diagnosi precoce o un intervento mirato per curare e fermare le principali cause.
L’OMS stima che ad oggi circa 600 milioni di persone sono ipovedenti a causa di difetti refrattivi, facilmente correggibili con un paio di occhiali.
I difetti agli occhi, più o meno gravi, da tempo possono essere corretti infatti con l’ausilio di lenti o operazioni mediche. Comprare un paio di occhiali o operare per correggere miopia, astigmatismo, ipermetropia sono azioni di routine nei Paesi sviluppati, ma può sembrare una rarità e un’operazione complessa, invece, in alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

In occasione della Giornata Mondiale della vista, CBM lancia “Apriamo gli occhi”, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi contro la cecità infantile.

“Apriamo gli occhi” vuole combattere la cecità evitabile, adottando semplici precauzioni, che a noi sembrano attività di routine, intervenendo in 15 Paesi tra Africa, America Latina e Asia attraverso ospedali e cliniche oculistiche mobili.

L’obiettivo è quello di raggiungere 13.000 persone attraverso:
• operazioni chirurgiche per ridare la vista a bambini e adulti
• 6.000 paia di occhiali da vista per correggere i difetti refrattivi.

I medici di CBM, con i fondi raccolti, potranno realizzare operazioni oculistiche per i bambini delle famiglie più povere, allestire cliniche oculistiche mobili e fare attività di screening per seguire i ragazzi che vivono lontano dagli ospedali.

Dona 2 euro con un SMS solidale o con una chiamata da rete fissa al numero 45594 e contribuisci a sostenere i progetti di lotta alla cecità!

Per maggiori informazioni visita il sito www.phifoundation.com

 

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Mafia: Raccontare il territorio per contrastare la subcultura della mafia

Mafia: Raccontare per contrastare la subcultura

Mafia: Raccontare il territorio per contrastare la subcultura

 

Mafia: Eroi italiani come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno sacrificato la propria vita per la lotta alla mafia e ci hanno insegnato che importante è non solo colpire i patrimoni dei mafiosi, come soldi, terreni, case, ma anche scalfire quell’atteggiamento di omertà di cui essi si nutrono.

Come? Con comunicazione, arte e cultura.

 

Mafia: Raccontare per contrastare la subcultura

La mostra “Cultura+Legalità=Libertà, l’arte contro le mafie”, allestita nel 2012 presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma su iniziativa dell’associazione Arte INdivisa in collaborazione con la Polizia di Stato, è stata una chiaro grido per dire no alla illegalità. Ha proposto un percorso alternativo per parlare della mafia e alla mafia seguendo l’insegnamento di Paolo Borsellino che diceva: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.

La mostra è stata ideata da Arte Indivisa, un’associazione nata dalla volontà di un gruppo di artisti appartenenti al Dipartimento della Pubblica Sicurezza con l’obiettivo di creare attraverso l’espressione artistica una mediazione tra impegno sociale e Istituzione Polizia di Stato.

Nel periodo di apertura dell’esposizione sono state ospitate studentesse e studenti romani che hanno ripercorso i vissuti dei protagonisti che hanno combattuto la mafia, in alcuni casi pagando questa scelta di libertà con la propria vita. Il progetto ha ottenuto il conferimento della medaglia “Premio di rappresentanza”, del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Gli scatti di Letizia Battaglia, una delle prime fotoreporter in Italia, che, con energia e coraggio, hanno ritratto luoghi e vittime degli omicidi di mafia a Palermo, rappresentano un altro tentativo di non normalizzare il male e la sua banalità ma di rappresentarne tutte le ombre e il dolore sommersi. Oltre 140 scatti della giornalista sono stati esposti nella primavera scorsa, tutti insieme per la prima volta, nello spazio ZAC dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

La mostra, intitolata “Anthologia”, è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo in collaborazione con la Fondazione Sambuca per celebrare gli ottant’anni della reporter, che ha fotografato l’anima nera della sua terra iniziando come cronista del quotidiano L’Ora fino a raggiungere fama internazionale.

La cultura dell’impegno e della consapevolezza possono contrastare l’atteggiamento di omertà che contribuisce allo sviluppo della vita malavitosa. Questo è il messaggio di “Io Resisto– Mostra della resistenza e dell’impegno civile”, inaugurata il 3 dicembre di quest’anno in un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe per raccontare il territorio e la resistenza in Campania.

La mostra, rappresentata da 250 lavori, è sostenuta dalla Fondazione Con il Sud in partnership con altre associazioni del territorio nell’ambito del programma “Identità in rete”, nato per promuovere le attività realizzate dalle organizzazioni del terzo settore e del volontariato nell’Italia Meridionale.

La mafia può dunque uccidere i corpi ma non i pensieri, può devastare i territori ma non l’arte di rappresentarli. Crede di controllare ogni cosa però non soffocherà mai e poi mai la libertà di dire NO all’illegalità e alla violenza.

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LA LEUCEMIA: UNA MALATTIA RARA

LA LEUCEMIA: UNA MALATTIA RARA

LA LEUCEMIA: UNA MALATTIA RARA

LEUCEMIA: LA PATOLOGIA

La leucemia è un tipo di tumore caratterizzato dalla proliferazione neoplastica delle cellule staminali ematopoietiche con il conseguente aumento anomalo dei globuli bianchi detti blasti patologici, che si accumulano nel midollo osseo compromettendo la differenziazione e proliferazione della normale filiera emopoietica (ossia i leucociti vanno a bloccare la crescita delle altre cellule della filiera).

Nel midollo osseo si trovano i blasti sani che danno origine a tre filiere ematopoietiche: i mieloblasti, i linfoblasti ed i megacarioblasti.

La leucemia è una neoplasia che colpisce il sangue, il  midollo osseo ed il sistema linfatico ed a seconda della linea cellulare verso cui evolve il clone leucemico si avrà una leucemia di tipo linfoblastica o mieloide distinte a loro volta tra una fase acuta ed una fase cronica in base alla velocità di progressione della malattia: nel primo caso il numero delle cellule tumorali aumenta velocemente mentre nel secondo caso proliferano più lentamente.

La diagnosi viene fatta tramite approfondite analisi del sangue o tramite un esame citologico del midollo osseo.

Questa malattia ha una maggior diffusione nei Paesi sviluppati, da un punto di vista eziologico si ipotizza che può essere causata da: una predisposizione familiare, dall’esposizione all’aria inquinata, dal fumo attivo e dal fumo passivo, dall’herpes virale.

Tuttavia ogni anno si registrano 265.000 decessi per leucemia.

La leucemia colpisce anche i bambini (leucemia pediatrica) con un incidenza del 30% nella popolazione italiana.

LEUCEMIA: IL SOSTEGNO E L’AIUTO DELL’AIL

L’AIL (Associazione Italiana contro le leucemie-linfoma e mieloma) è una ONP (Organizzazione no profit) costituita a Roma nel 1969 con lo scopo di assistere i pazienti leucemici, sostenere la ricerca scientifica, promuovere la formazione e l’aggiornamento di medici, biologi e tecnici di laboratori.

L’Ail è presente in ogni regione italiana col compito di: finanziare la ricerca contro la leucemia, organizzare seminari dedicati alle principali malattie ematologiche, offrire cure domiciliari, dare alloggi per i malati e per le loro famiglie.

L’Ail organizza giornate di raccolta fondi durante il periodo natalizio e pasquale destinati alla ricerca.

Si può sostenere questa associazione con una donazione, o attraverso il 5×1000, o con lasciti, diventando donatore di sangue e/o di cellule staminali.

Il sostegno da parte di tutti è molto importante nella cura di questa patologia, per ottenere la sopravvivenza e la guarigione del malato.

Grazie alle recenti cure mediche come i trapianti di midollo osseo, di cellule staminali ed alle trasfusioni circa il 20% dei pazienti malati è riuscito ad ottenere una guarigione definitiva.

Chiunque volesse sostenere l’Ail, offrendo il proprio aiuto e supporto verso chi soffre di leucemia, può diventare volontario consultando il sito web o la pagina Facebook.

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CARENZA IDRICA IN ALCUNE AREE DEL MONDO

CARENZA IDRICA IN ALCUNE AREE DEL MONDO

CARENZA IDRICA IN ALCUNE AREE DEL MONDO

INSUFFICIENZA E CARENZA IDRICA : ECCO DOVE…

Ancora oggi nel 2018 si registrano situazioni di carenza idrica in molte zone del nostro pianeta.

Come sappiamo l’acqua è un bene primario e necessario per la sopravvivenza e le attività umane, il cui utilizzo è importante in ambito domestico, nell’irrigazione dei terreni e nell’abbeveraggio degli animali.

Le zone del mondo più colpite sono: alcune isole dell’Oceania (Micronesia, Polinesia e Melanesia), l’Asia meridionale (Myanmar, Cambogia, Afghanistan, Tagikistan e Yemen) dove soltanto, rispettivamente il 21% ed il 23% della popolazione hanno l’acqua corrente nelle proprie abitazioni, mentre il restante 65% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile, e l’Africa, che in realtà, sotto questa terra secca e brulla, conserva moltissime riserve idriche presenti lungo i bacini sedimentari, ma che non vengono sfruttate.  Infatti il problema principale di questa carenza idrica è la mancanza d’investimenti nelle infrastrutture in grado di fornire alle popolazioni questo bene naturale e principale.

CARENZA IDRICA UNA SOLUZIONE È  POSSIBILE ?

Questo fenomeno influenza lo stile di vita delle popolazioni locali con moltissime conseguenze negative come: danni all’agricoltura, all’allevamento, è causa di scarsa igiene e di malattie mortali per l’uomo.

Nei decenni futuri la situazione sarà destinata a peggiorare per il crescente fabbisogno della popolazione e per la crescente siccità delle suddette aree. Gli Stati con un’economia forte, non riescono ad intervenire per arginare il problema, ne consegue pertanto sia uno scarso sviluppo economico delle aree colpite e sia un alto tasso di mortalità in età infantile ed adulta.

Qualsiasi intervento è destinato al fallimento in quanto non ci sono i mezzi idonei per la costruzione di pozzi, dighe, cisterne, acquedotti e bacini di raccolta delle acque piovane. Le popolazioni di quei luoghi convivono con questo problema, devono fronteggiare situazioni di grande difficoltà e sopperiscono a questa mancanza sfruttando le risorse idriche presenti nella natura geografica di quel territorio come i laghi, i mari, i fiumi e gli oceani.

CHI SI STA ADOPERANDO?

Due associazioni di volontariato si sono impegnate in campagne di fundraising per la costruzione di pozzi nelle aree del mondo colpite dalla carenza idrica: Actionaid, una Onlus che lavora in Italia dal 1989 con programmi di sostegno a distanza ed Amref, un’Ong (organizzazione non governativa) senza fini di lucro fondata nel 1957.

L’attività di queste due associazioni si concentra sulla fornitura di kit igienici per evitare la diffusione di malattie e di taniche per lo stoccaggio dell’acqua, sull’installazione di impianti di filtraggio di presenze nocive nelle acque all’interno di pozzi e cisterne, sull’uso di disinfettanti per la depurazione delle acque, sulla costruzione di nuovi acquedotti, e sulla distribuzione gratuita di pasti per contrastare la malnutrizione, purtroppo molto diffusa in questi paesi.       

Chiunque volesse offrire il proprio contributo, può farlo www.phifoundation.com

 

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GIOIELLI MORBIDI UN MODO PER SALVARE LE DONNE IN CAMBOGIA

GIOIELLI PER SALVARE DONNE IN CAMBOGIA

GIOIELLI MORBIDI UN MODO PER SALVARE LE DONNE IN CAMBOGIA

GIOIELLI MORBIDI

Qualche giorno fa sono stata contatta da Il Nodo Onlus perché la sua fondatrice Luciana e la volontaria Emanuela erano appena tornate dalla Cambogia e volevano darmi una bellissima notizia: dopo anni di studio e di intenti, sono riuscite ad aprire un nuovo corso nella loro scuola, la “Bottega dell’Arte” per le donne in Cambogia, in modo da allontanarle dalla strada e dalla povertà. In questo corso le ragazze impareranno non solo a cucire e ricamare ma verrà loro insegnato a creare una nuova linea di gioielli chiamata “Gioielli Morbidi”.

La scuola raccoglie ragazze anche piccole (15/16 anni) per “rubarle” all’indigenza e alla prostituzione.

Nascere donne in Cambogia è molto pericoloso, specie se sei bella e le cambogiane sono spesso bellissime.

Il Nodo ha la sua scuola di fronte al villaggio dei Trokun ed è da lì che provengono le ragazze che frequentano il corso. Il Governo sta promuovendo la registrazione delle nascite, ma un bambino su 4 sotto ai 5 anni ancora non ha il certificato di nascita. Negli strati più indigenti della popolazione quasi nessuna famiglia registra i propri figli all’anagrafe perché non è nella loro mentalità e perché ha un costo che molte famiglie non possono e non vogliono sostenere. Non registrare all’anagrafe i bambini che nascono significa non dare loro accesso ai più basilari diritti umani: identità, sanità, istruzione. Molti di questi bambini o meglio, per la maggior parte, le bambine, sono costrette a lavorare nei campi, a lavorare in città, presso karaoke, bar o centri massaggi per aiutare le loro famiglie non riuscendo così a frequentare una scuola. 

LA SITUAZIONE DELLE DONNE E DELLE BAMBINE IN CAMBOGIA

Ma parliamo un po’ di numeri relativamente a questa situazione.

Dopo la crisi globale del 2008 molti paesi in fase di sviluppo, come la Cambogia, hanno avuto gravi problemi economici, perdendo molti posti di lavoro. Le prime a finire per strada sono state le donne, molte delle quali per garantire cibo a sé e ai propri figli sono finite in bordelli, sala da karaoke bar o centri massaggi di dubbia reputazione. Sebbene sia difficile quantificare il fenomeno, si stima che nel sud-est asiatico ogni anno spariscano ben più di 2 milioni e mezzo di donne e bambini (manitese.it). 

LA BOTTEGA DELL’ARTE E’ UN AIUTO CONCRETO

L’associazione onlus “Il Nodo” ben conscia di ciò, insieme ai suoi volontari, si è messa all’opera. Designer, conosciute e affermate, hanno offerto il loro tempo al progetto La Bottega dell’Arte, creando una collezione di “Gioielli Morbidi”. L’associazione, grazie a delle donazioni, è riuscita ad acquistare macchine da cucire e strumenti per il lavoro. Paola Lenti ha generosamente donato il materiale, corde e tessuti dai colori smaglianti, riuscendo a formare una squadra tutta al femminile e dando vita al nuovo progetto “Designing Girls’ Future”.

Ora bisogna pensare al futuro di queste giovani donne in Cambogia, lavorare e produrre oggetti meravigliosi da vendere, per continuare una vita lontano dalla strada e dalla povertà.

La sede principale de Il Nodo Onlus è a Milano e necessità di molti volontari, qualcuno che aiuti a gestire i social, volontari che aiutino nella sistemazione del nuovo sito per permettere loro di crescere e vendere direttamente i prodotti creati in Cambogia, raccogliere donazioni e aiutare a dare dignità a queste giovani ragazze, sviluppando in loco una nuova economia.

Se potete donare un po’ del vostro tempo o del vostro sostegno scrivete a info@ilnodoonlus.it , sarete sicuramente ricontattati.

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Figli di Abramo: Amici per la Pace

Figli di Abramo: Amici per la Pace

Figli di Abramo: Amici per la Pace, una condivisione possibile

 

Mentre USA e Israele escono dall’UNESCO, i Figli di Abramo – Amici per la Pace proseguono la loro azione per una pace globale con un dialogo importante tra persone di ogni religione.

Figli di Abramo – Amici per la Pace nasce come associazione di promozione sociale nel 2010, ma già dal 2006, sotto forma di libera aggregazione di amici era una realtà attiva nello scambio di opinioni, esperienze e nel confronto tra persone di religioni diverse.

Negli anni, il nucleo iniziale composto da ebrei, cattolici e musulmani si è aperto ad un più ampio dialogo sui temi dello spirito e della pacifica convivenza, trasformandosi in un luogo di incontro in cui trovano spazio e voce le istanze di chi crede e di chi si interroga sulla fede.

Figli di Abramo – Amici per la Pace è oggi un’associazione multireligiosa e multiculturale fortemente orientata al valore della persona, alla comprensione delle sue aspirazioni e delle sue necessità. Promuove quindi iniziative che possano favorire la reciproca conoscenza, da cui scaturiscono rispetto e attenzione vicendevoli, considerando il valore dell’amicizia come possibile bene comune. Opera spesso in sinergia in una rete di associazioni con cui condivide obiettivi e metodologie.

Conferenze, seminari, visite guidate a luoghi di interesse specifico fanno parte, insieme a proiezioni di film, delle attività di formazione svolte annualmente, inoltre è costante il sostegno ad associazioni che lavorano in Italia e all’estero nel campo dei diritti umani, attraverso l’organizzazione di concerti ed eventi. Ormai da qualche anno Figli di Abramo – Amici per la Pace collabora con la rivista Confronti nella realizzazione dei progetti Fiori di Pace e Semi di Pace.

Un’opportunità di dialogo fra le persone che nella loro vita appartengono a religioni diverse spostando in questo modo un discorso prettamente religioso in un’occasione di amicizia. Partendo dal presupposto che l’esperienza spirituale, cioè il credere in Dio, è fondamentale, l’Associazione nasce, quando dopo l’11 settembre si cominciava a parlare di guerre di religione. “E questa ci è sembrata un’affermazione contraddittoria perché chi crede in Dio non può impostare i rapporti con gli altri se non nella ricerca della pace in quanto riconosce che tutti quanti proveniamo da Dio”, dice Laura Onesti.

Nell’Associazione si approfondiscono tematiche anche di carattere religioso, è vero, ma la direzione è sempre quella di riportare il rapporto di ognuno con Dio. I membri non sono teologi o studiosi ma persone comuni spinte dal desiderio della condivisione cercando di evitare il pericolo di estremismi ed intolleranze che, oggi, sono in gran parte determinate dall’ignoranza delle Sacre Scritture.

Negli anni si sono anche aperti al buddismo e nello statuto si legge di questa apertura a tutte le forme di religiosità. Il che non porta ad un sincretismo religioso ma sempre all’approfondimento della propria esperienza religiosa.

Così i Figli di Abramo – Amici per la Pace danno voce e fiducia ad un mondo possibile, globale, dove ognuno sia una ricchezza per l’altro.

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Instagram: potenziare brand organizzazione no profit

Instagram: potenziare brand organizzazione no profit

Instagram: potenziare brand organizzazione no profit

 

Instagram: potenziare brand organizzazione no profit

Instagram per la sua popolarità può essere un utile canale di social network per accrescere la portata sociale di una organizzazione non profit.

Il suo vantaggio è quello di catturare, con foto o video, momenti in tempo reale trasmettendo emozioni e sensazioni reali rispetto ad altri tipi di contenuti che rimarrebbero anonimi.

Quando si vuole promuovere una campagna no profit, è necessario sfruttare ogni strumento che Instagram mette a disposizione. Vediamone alcuni:

Copygram: permette di stampare le foto che vengono condivise per poter poi essere successivamente distribuite in formato cartaceo ad esempio in occasione di eventi della organizzazione non profit.

Programmi di editing: consentono di correggere eventuali imperfezioni e rendere le immagini più appealing. E’ importante che foto e video siano di ottima qualità e che vengano postate una o al massimo due volte al giorno, possibilmente nello stesso orario.

Regram: permette di condividere su Instagram i vari contenuti che vengono postati negli altri social network con il vantaggio di dare risalto ai contributi che hanno ottenuto più successo negli altri canali risparmiando tempo.

Se si vuole creare la propria cover di presentazione su Facebook con una delle foto scattate dal profilo Instagram, c’è Instacover che consente di collegare i due social networks in modo semplice e di creare velocemente l’immagine di presentazione.

Tramite InstaBG è possibile integrare Twitter ed Instagram in modo da avere come sfondo della propria pagina Twitter le varie immagini del profilo Instagram.

Poi c’è  Instalbums che permette di creare degli albums da Instagram utilizzando le ultime foto postate e poi creare dei links da poter condividere con i vari followers.

È vero che una foto vale più di mille parole, ma  utilizzare la didascalia, come fa Medici Senza Frontiere, permette di accrescere l’effetto dell’immagine raccontando una storia che un follower non avrebbe mai potuto apprendere guardando solo la foto.

Anche se non si possono inserire link attivi nella didascalia, ciò non significa che si debba rinunciare a chiedere alle persone di agire. Save the Children, Progetto Arca e tante altre organizzazioni no profit includono sempre nei loro post un richiamo alla call to action. 

Instagram Stories: questo strumento, ispirato a Snapchat, ha rappresentato un grande cambiamento.

Il meccanismo è semplice: è possibile rendere i video o le foto disponibili sui canali ufficiali per una durata di 24 ore. Poiché i post sono destinati a scomparire non sono commentabili dagli utenti ne soggetti a like.

Infine c’è la possibilità della Diretta Live, strumento che sicuramente può  accresce l’impatto sul proprio target.

Una volta Istagram era il social network delle immagini quadrate sul quale non si potevano pubblicare troppe foto né tantomeno tutte insieme. Tale limite comportava che quell’una o due immagini che si postavano al giorno, modificate con vari filtri dal tono retrò, esprimevano “il meglio” dell’Associazione.

La possibilità ora di inserire modifiche su una maggiore e variegata quantità di contenuti (dirette, video, messaggi) rappresenta da una parte una evoluzione, dall’altra però anche una perdita di quella essenza per cui Instagram era nato ossia quella di essere un social network focalizzato sul bello ed esclusivo.

Per questo raccomandiamo di non abbassare mai la qualità dei contenuti da postare certi che, con Instagram, non sbaglierai mai se mostrerai il lavoro che la tua organizzazione no profit compie ogni giorno per raggiungere lo scopo sociale per cui è nata.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

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FAI-Fondo Ambiente Italiano per salvare l’Italia

FAI-Fondo Ambiente Italiano per salvare l’Italia

FAI-Fondo Ambiente Italiano per salvare l’Italia

 

FAI-Fondo Ambiente Italiano

Probabilmente anche chi ha fondato il FAIFondo Ambiente Italiano, associazione senza scopo di lucro dal 1975, la pensava come Peter Parker: “Da un grande potere derivano grandi responsabilità” diceva il giovanotto per giustificare gloria e dannazione del suo destino da Spider-man.

Dico così perché decidere di impegnarsi CONCRETAMENTE per la tutela di un patrimonio paesaggistico-artistico come quello dell’Italia non è sicuramente un gioco da ragazzi.

Se il Belpaese infatti ci regala da millenni uno scenario impagabile e senza rivali in ogni scorcio, è pur vero che è proprio per la sua straordinarietà che l’impegno per mantenere tale bellezza deve essere all’altezza delle aspettative. E in qualche modo lo è se si contano tutti  i restauri voluti dal FAI- Fondo Ambiente Italiano e le aperture al pubblico di alcuni tra i più importanti luoghi della storia italiana che proprio il FAI ha permesso.

Ma facciamo un passo indietro e vediamo chi ha voluto che si creasse questa associazione non profit.

Innanzitutto il FAI-Fondo Ambiente Italiano nasce il 28 aprile 1975 per volere di Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto Croce, che sentiva dentro di sé il desiderio di creare in Italia qualcosa che ricordasse quello che Octavia Hill creò nel Regno Unito: il National Trust for Places of Historic Interest or Natural Beauty, ovvero una organizzazione non profit che già circa un secolo addietro aveva colto l’importanza per una nazione di promuovere e tutelare il proprio patrimonio in quanto esso stesso marchio dell’identità nazionale.

A dare forma a questa idea però ci pensarono Renato Bazzoni, che nel suo libro edito da Rizzoli “Tutta questa bellezza” racconta della sua attività da pioniere nel FAI-Fondo Ambiente Italiano, Alberto Predieri, Franco Russoli e Giulia Maria Mozzoni Crespi che si mobilitarono quanto prima per firmare l’atto costitutivo e lo statuto dell’associazione.

E così via a numerose iniziative, di fundraising e non solo, come I luoghi del cuore, progetto in collaborazione con Intesa San Paolo ormai giunto alla settima edizione che permette a tutti noi, ogni anno, di segnalare uno o più luoghi che vorremmo che il FAI preservasse dal tempo e dall’incuria.

E voi, che aspettate a confidare al FAI-Fondo Ambiente Italiano a quale luogo proprio non riuscireste a rinunciare?

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Payroll giving per Donare

Payroll giving per Donare

payroll giving per donare

 

Il payroll giving è uno strumento di raccolta fondi ancora poco utilizzato ma con grosse potenzialità. Si tratta della donazione tramite la busta paga: qualsiasi lavoratore dipendente, di aziende pubbliche o private, può scegliere di donare un’ora o più ad una organizzazione non profit.

Un metodo moderno, una forma di sostegno continuativo che assicura alle associazioni la possibilità di programmare il sostegno di progetti a lungo termine, mentre il donatore può beneficiare della detrazione fiscale sull’importo annuo oppure della deducibilità attraverso la dichiarazione dei redditi.

ActionAid, Enpa, Fondazione Mission Bambini,  sono alcune delle organizzazioni che hanno scelto di raccogliere fondi con il payroll giving  aderendo a “Unora onlus”(http://www.unora.org/), primo comitato in Italia ad occuparsi di questo sistema innovativo.

Vantaggi del payroll giving  per tutti: per il lavoratore che ha la possibilità di donare attraverso un sistema sicuro, di modesto importo ma detraibile ai fini fiscali; per le aziende che possono godere di un buon ritorno di immagine; per le onp, le quali hanno modo di incrementare i nominativi nel database di sostenitori e creare partnership con le aziende.

Sono previste varie modalità per la scelta di utilizzo della donazione: è possibile specificare uno o più progetti sociali a cui destinare l’ora (o più ore) donate, oppure, indicare che la quota venga distribuita in parti uguali tra le associazioni.

Al payroll giving vi ha aderito anche l’Agenzia delle Entrate: i dipendenti possono collegarsi direttamente dal sito dell’azienda, tuttavia, dai dati del 2015, risulta che le donazioni più consistenti provengono dalle piccole aziende.

Per completare lo strumento è possibile aggiungere un altro meccanismo attivabile su opzione dall’azienda interessata. Si chiama Match giving e prevede l’integrazione economica da parte della stessa per un importo pari a quello donato dai dipendenti.

Due metodi di raccolta fondi attraverso microdonazioni di cui si conosce pochissimo e di conseguenza se ne parla ancor meno. Potrebbe essere uno spunto per avviare una campagna di sensibilizzazione rivolta agli italiani e alle aziende, tenendo presente che il 60% delle persone che utilizzano questo metodo di sostegno sono donne.

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Redazione

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