Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

 

Cascina Triulza dopo Expo 2015, torna ad ospitare eventi: Presso la Cascina Triulza, all’interno dell’area Expo 2015, il prossimo 9 maggio si terrà una giornata di iniziative sul rapporto tra enti di Ricerca e organizzazioni della Società Civile.

 

Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

Fondazione Triulza organizza il primo evento dedicato al rapporto tra ricerca scientifica e tecnologica e società civile. Un’intera giornata di iniziative, progettate con il coinvolgimento di università, centri di ricerca, realtà del terzo settore, per stimolare collaborazioni e progettualità future. E per dar vita a “Human Factory”: un ambiente di lavoro e di confronto in grado di “facilitare” il rapporto tra ricerca scientifico/tecnologica e organizzazioni della società civile. L’ingresso alla Cascina Triulza sarà libero, ma per motivi organizzativi si consiglia l’iscrizione.

Il programma della giornata prevede:

Ore 9.30-13.00 CONVEGNO “Ricerca e Società Civile insieme per rispondere ai bisogni sociali. Sfide e opportunità per innovare”.
Saranno presenti alcuni dei principali rappresentanti istituzionali del mondo delle Università e della Ricerca (Università degli Studi di Milano – Bicocca, Università degli Studi di Milano, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Politecnico di Milano, Università Carlo Cattaneo di Castellanza – LIUC); della Società Civile e del mondo delle Imprese (Fondazione Triulza, Confcooperative Lombardia, Assolombarda, Forum Nazionale del Terzo Settore, Fondazione Cariplo); delle Istituzioni Pubbliche (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Regione Lombardia, Comune di Milano, Arexpo).
Programma completo: clicca qui

Dalle ore ore 14.00 – 17.30 WORKSHOP TEMATICI su Agroalimentare, Ambienti di Vita, Cooperazione allo Sviluppo, Sostenibilità, Scienze della Vita, Inclusione Sociale, Smart Communities
Sette workshop tematici con l’approfondimento di case study e progetti promossi da realtà della società civile e realizzati in collaborazione con enti di ricerca che possono servire da stimolo ad altri soggetti attivi nel sociale e nella ricerca scientifica e tecnologica.
Programma completo: clicca qui

Ore 10.00 – 19.00 PROGETTI IN MOSTRA nell’area espositiva
Mostra di 25 progetti, dal mondo delle Università e della Ricerca, per migliorare o implementare le attività delle organizzazioni della società civile.
Elenco dei progetti e degli enti coinvolti: clicca qui

Ore 17.30 – 19.00 APERITIVO SCIENTIFICO ANIMATO
Un momento informale di incontro per stimolare la conoscenza, il dialogo e lo scambio tra operatori del sociale, dell’economia civile, ricercatori di tutte le discipline. Con la restituzione dei video performativi realizzati durante la giornata e animazione.

COME PARTECIPARE
Per motivi logistici è necessario comunicare via mail (segreteria@fondazionetriulza.org), entro il 5 maggio, l’adesione all’iniziativa o iniziative a cui si vuole partecipare.

COME RAGGIUNGERE CASCINA TRIULZA
Durante tutta la giornata del 9 MAGGIO, Fondazione Triulza metterà a disposizione dei partecipanti che arriveranno con i mezzi pubblici alla fermata Rho Fiera Milano della metropolitana (MM1) e delle Ferrovie /Passante ferroviario un SERVIZIO DI NAVETTA che partirà dal parcheggio in superficie della stazione (guardare la mappa qui)

 

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Biodistretto Valdera dalla Toscana all’Onu Il boom del Biodistretto Valdera Olio, frutta, vino: ecco come funziona “E ora una cittadella con market e laboratori”

Biodistretto Valdera: Ecco come funziona

Biodistretto Valdera dalla Toscana all’Onu

Il boom del Biodistretto Valdera

Olio, frutta, vino: ecco come funziona

“E ora una cittadella con market e laboratori”

 

Biodistretto Valdera: L’esempio virtuoso di un’iniziativa nata poco prima dello scoppio della pandemia finisce al Food Summit in corso a New York. Tutto nasce dall’alleanza tra associazioni, 10 Comuni e due università. Da qui è nato un meccanismo che permette ai consumatori di risparmiare e ai produttori di guadagnare. “L’obiettivo? Essere autosufficienti su tutti i servizi essenziali”. E per il futuro ecco un centro di eccellenza con supermercato bio, centro conferenze, locali per trasformare le proteine vegetali.

Sarà il Biodistretto Valdera a partecipare al food summit 2021 delle Nazioni Unite che si terrà a New York fino al 24 settembre. Selezionato tra oltre 500 progetti arrivati da ogni continente, il biodistretto si è contraddistinto per la promozione di un principio fondamentale: “Il cibo non deve più essere sfruttamento di risorseumane e ambientali, bensì nutrimento, natura, lavoro, visione di comunità, mercati intelligenti. Per sottolineare e rendere concreta questa istanza, serve una nuova idea di filiera agroalimentare, basata sullo sviluppo di reti locali e di comunità resilienti”. Resilienza e senso di comunità sono alla base dell’idea, sviluppata in collaborazione con l’Università di Pisa e di Torino, che ha portato il biodistretto toscano all’attenzione delle Nazioni Unite.

Biodistretto Valdera

Nato all’inizio del 2020, il progetto è cresciuto con numerose iniziative di autofinanziamento, oltre all’apporto delle associazioni e delle amministrazioni locali. “Il Biodistretto Valdera ha disegnato una Rete di Biodistretti capaci di produrre e scambiare esperienze, conoscenze e, soprattutto, mettere a disposizione alimenti capaci di dare conto del loro contenuto nutritivo, sociale e ambientale perché capaci di narrare, misurare e tracciare con specifici indicatori, la produzione di gas serra, il consumo di acqua ed energia, la produzione di rifiuti inquinanti, il contenuto sociale, il contributo al paesaggio, alla biodiversità e alla rigenerazione del suolo” si legge in una nota. E’ proprio questa capacità di fare rete che lo ha reso un modello su scala internazionale, con sessanta soci e il patrocinio di dieci Comuni: Volterra, Lajatico, Peccioli, Terricciola, Chianni, Casciana Terme-Lari, Capannoli, Palaia, Crespina-Lorenzana, Ponsacco, Pontedera.

Il primo biodistretto italiano risale a circa 20 anni fa, nel parco del Cilento, adesso patrimonio Unesco con 400 aziende, mentre all’estero sono Francia e Austria che hanno maggiormente dato vita a esperienze simili. Oggi, quest’ultima racchiude più di venti biodistretti, promuovendo un esempio di sostenibilità e inclusione sociale. “Il biodistretto Valdera, come ogni altro biodistretto, è organizzato secondo i principi di un’associazione che raggruppa numerose aziende della filiera agroalimentare del territorio insieme a organizzazioni no-profit con la collaborazione delle amministrazioni locali”

L’obiettivo è riuscire a raggiungere l’autosufficienza su tutti i servizi essenziali alla vita. La spinta è data dalla voglia di creare comunità mettendo in rete tutti i biodistretti italiani: un baratto di esperienze, conoscenze e prodotti. Nessun alimento deve essere sprecato: è possibile, infatti, scambiare il surplus tra i distretti ognuno dei quali ha una propria produzione ma anche un’esigenza di acquisto.

All’interno del biodistretto toscano 25 operatori biologici riescono a produrre molte tipologie di alimenti: dall’olio ai formaggigrani antichisalumifruttaverduracastagne fino al vino e alla birra. La vendita avviene sia grazie alle piattaforme online, sia localmente, riuscendo a saltare alcuni passaggi della catena di distribuzione e quindi consentendo margini più alti per i produttori e prezzi più accessibili per i consumatori. Il progetto presentato al summit implica un ulteriore sviluppo del processo di distribuzione: “La vendita in loco dei prodotti avverrà in un centro di eccellenza del biodistretto che al suo interno ospiterà: un supermercato bio, un laboratorio di trasformazione delle proteine vegetali, una gastronomia per la preparazioni di questi prodotti e la vendita a filiera corta, un centro conferenze che ospiterà anche un laboratorio permanente di sostenibilità, curato in collaborazione tra le aziende del biodistretto e gli atenei limitrofi di Pisa e Firenze”.

Biodistretto Valdera

La partecipazione al Summit Food è stata resa possibile anche grazie al supporto dell’università di Pisa che, con il dipartimento di scienze economiche rurali, si è interessata al modello-Valdera, insieme al dipartimento di informatica dell’università di Torino. Il lavoro dei biodistretti, dunque, contribuirà a migliorare anche la dieta mediterranea, oltre ai canoni di produzione e all’attenzione per ogni aspetto: dalla gestione delle consegne alla riduzione di sprechi e spostamenti. “I biodistretti hanno dimostrato di essere luoghi che sanno aggregare le forze migliori del territorio, dal basso, con la consapevolezza che solo attraverso il progressivo miglioramento delle pratiche agricole, le economie circolari locali, l’integrità, la trasparenza e applicando tenacemente una collaborazione inclusiva è possibile contemporaneamente alimentarsi correttamente, creare comunità locali fiorenti e salvare il pianeta”. Inoltre, dopo il summit di settembre, un ulteriore evento sancirà nuovamente l’importanza del biodistretto Valdera a livello internazionale: il 30 ottobre si terrà una conferenza sul concetto di resilienza a cui parteciperanno accademici locali e internazionali, tra cui Molly Scott Cato europarlamentare inglese dei Verdi e docente di Green Economies alla Roehempton University di Londra.

 

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Protezione Civile e Volontariato: binomio imprescindibile

Protezione Civile e Volontariato: binomio imprescindibile

Protezione Civile e Volontariato: binomio imprescindibile

 

Protezione Civile

Quando la terra trema, dispensando sentimenti di terrore per la sua imprevedibilità, la protezione civile è sempre pronta ad intervenire, per donare non solamente aiuti materiali, ma anche sostegni psicologici alle vittime, in preda alla paura, per ciò che è stato e per ciò che potrebbe essere.

A distanza di due mesi dall’evento di Amatrice, il terremoto colpisce ancora il Centro Italia, dilaniando la terra fra Marche, Umbria e Lazio, una terra che continua a tremare, raggiungendo l’apice alle 7:40 di domenica 30 ottobre, con una scossa di magnitudo 6.5, la più forte in Italia dal 1980. Indelebili e drammatiche conseguenze si sono abbattute sia sulla popolazione che conta oltre 40mila sfollati, sia sul patrimonio artistico e culturale italiano che vede il crollo della Cattedrale di Norcia, uno dei più importanti santuari della cristianità.

Fabrizio Curcio, il capo della Protezione civile nazionale, in un’intervista al Corriere della sera del 31 Ottobre 2016, ha affermato  che il binomio volontariato-protezione civile non si è mai fermato dal 24 agosto, dando vita ad un intenso legame solidale fra persone ed enti, uniti per il bene comune. Tale intervento di squadra, certamente lungo ed estenuante, ha permesso di evitare una strage come quella del 1980 con oltre 3mila vittime.

Stavolta il sistema di protezione civile era già attivo, perché stavamo gestendo il post sisma del 26 ottobre e prima ancora quello del 24 agosto. Gli interventi sul territorio sono stati immediati e così pure la risposta alle richieste di soccorso” cit.: Corriere della Sera 31/10/2016. A detta del capo della protezione civile, la prevenzione, la pianificazione e il dialogo sono i principi fondamentali per vincere la paura di un’imprevedibile Natura e gestire l’emergenza. 

Negli ultimi cinquant’anni, notevoli calamità naturali, quali l’alluvione di Firenze (1966), il terremoto del Friuli (1976) e il terremoto dell’Irpina (1980), hanno spinto volontari a collaborare con ogni tipo di aiuto e competenza, nonostante un mancato sistema pubblico in grado di organizzare ed ottimizzare il lavoro. Solo con la legge n.225 del 24 febbraio 1992, infatti, viene istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile che si struttura come un sistema di competenze, coordinato fra le differenti amministrazioni pubbliche statali, con l’integrazione delle associazioni private di volontariato.

Insieme alle forze armate, alle forze di polizia, alla Croce Rossa Italiana (CRI), al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ai gruppi di ricerca scientifica, al corpo forestale, ai servizi tecnici, al soccorso alpino e speleologico, il volontariato costituisce, dunque, una vera e propria risorsa operativa, non solo da un punto di vista interventistico a posteriori, ma soprattutto da un punto di vista preventivo a priori, in grado di mettere in comunicazione Istituzioni e popolazione. Diviso fra Segreteria amministrativa e Coordinamento del volontariato, la sua funzione risulta indispensabile durante lo stato di emergenza. Mentre la Segreteria si occupa dei mezzi, dei materiali, dell’arrivo e dello smistamento dei volontari nelle località richieste, il Coordinamento ha un compito prettamente esecutivo, rendendo possibile le esigenze della Sala Operativa ed interfacciandosi con enti ed Istituzioni locali e nazionali.

Tale decentramento induce un forte senso di solidarietà ed allo stesso tempo di sana competizione, stimolando le associazioni locali ad intervenire per il beneficio della comunità e ad integrarsi con il sistema nazionale della protezione civile

Non solo quando la terra trema, dunque, si evince la presenza di volontari e protezione civile, ma durante tutte le fasi di previsione-prevenzione-soccorso-ripristino: una presenza fondamentale alla gentilezza umana, giacché “la gentilezza è la catena d’oro con la quale la società viene tenuta insieme.” (J. W. Goethe)

 

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PHI Foundation

startup-e-il-capitale-umano-imprenditori-si-nasce-o-si-diventa

StartUp e Capitale Umano

StartUp e Capitale Umano: imprenditori si nasce o si diventa?

Nessuno sa rispondere con certezza, eppure sarà capitato a tutti di poter mettere la mano sul fuoco sulla futura carriera imprenditoriale di un amico e sulla probabilità di vederlo presto diventare CEO di una Startup

StartUp

Ma cosa ci spinge a tali considerazioni? E soprattutto come capire se si hanno le carte in regola da giocare per fondare una startup, laddove siano già chiari idea, prodotto e modello di business?

Negli ultimi anni sempre di più si sente parlare di sviluppo dell’imprenditorialità: la questione è al centro delle politiche europee e nazionali, per favorire la crescita economica e l’occupazione. Tra le altre misure basti pensare al COSME, il programma europeo 2014-2020 per la competitività delle piccole e medie imprese e agli interventi del Ministero dello Sviluppo Economico in favore delle startup e delle PMI innovative. In ragione di ciò sono sempre più numerose le singole iniziative per far emergere lo spirito imprenditoriale già a partire dai banchi di scuola.

Iniziative, sensibilizzazione, opportunità unite a prospettive di lavoro poco certe hanno comportato una crescita della propensione dei giovani a provare a fare impresa.

La Fondazione Human +

La Fondazione Human+ è una realtà non profit che pone al centro di ogni sua attività la valorizzazione del capitale umano. Essa collabora con enti, istituzioni, università e associazioni e promuove l’innovazione nei contesti di lavoro più vari con diverse iniziative.

Tra queste spicca un progetto di ricerca realizzato per supportare la nascita e la crescita di startup e che ha portato allo sviluppo di ST.E.P.S.

Cos’è ST.E.P.S.?

Dietro l’acronimo si cela prima di tutto un questionario, lo startuppers and Entrepreneurs Potential Survey, oltre che una metodologia e una piattaforma.

Frutto di una ricerca durata due anni in collaborazione con il Politecnico di Torino e il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, ST.E.P.S. permette di analizzare il potenziale imprenditoriale di un individuo in base a fattori personali e sociali, raggruppabili in quattro dimensioni:

  • Caratteristiche di personalità
  • Motivazioni
  • Competenze

Startup - ST.E.P.S.

Workshop sulle competenze trasversali

Ormai più di 3000 persone hanno compilato il questionario, tra i quali 247 startupper o aspiranti tali. Bastano 30 minuti per completarlo e si ottiene in cambio un report individuale.

Imprenditori si nasce o si diventa?

Fondazione Human+ comunica con ogni sua attività le enormi potenzialità di una valorizzazione del capitale umano e tramite ST.E.P.S ricorda che la maggior parte dei fattori determinanti può essere migliorata tramite consapevolezza, volontà ed esercizio.

Per approfondimenti si consiglia la consultazione dell’intervista ad Alessandro Mercuri, di Fondazione Human+, effettuata da Valentina Ferrero e pubblicata da DiariodelWeb.

 

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Annie Leibovitz: Solo l’arte ci può salvare

Annie Leibovitz: Solo l’arte ci può salvare

Annie Leibovitz: Solo l’arte e Annie Leibovitz ci possono salvare

 

 

Annie Leibovitz

Solo l’arte è in grado di creare unione tra culture e non divisione, dialogo e non chiusura, ponti e non muri, Annie Leibovitz ce lo insegna.

Infatti mentre, da una parte, temiamo l’arrivo dei migranti permettendo che perdano la vita in mare, dall’altra, persone di origine multietnica diventano preziose guide del nostro patrimonio storico-artistico.

È quello che è accaduto dal 15 al 29 settembre nella sede dell’ex Fabbrica Orobia di Milano in occasione della mostra Women: New Portraits di Annie Leibovitz. Otto donne, Geanina, Lilly, Miriam, Sara, Bahija, Adjia, Esmeralda, Nadia, provenienti da differenti esperienze di migrazione, hanno rivestito il ruolo di vere e proprie mediatrici culturali e hanno illustrato l’intera collezione raccontando al pubblico narrazioni del loro vissuto.

 

Annie Leibovitz

L’arte in questo modo è divenuta storytelling creativo creando connessione sociale tra persone e culture differenti. L’iniziativa è stata realizzata dall’Connecting Cultures con la collaborazione di Comunità Nuova Onlus per far conoscere gratuitamente al pubblico, tramite il racconto di speciali guide, una selezione delle nuove fotografie di Annie Leibovitz che ritraggono artiste, musiciste, amministratrici delegate, scrittrici e filantrope che hanno conseguito nella loro vita risultati eccezionali.

Riscoprire l’arte italiana con gli occhi e la sensibilità di giovani di altre culture ha offerto una nuova chiave di lettura al confronto con il diverso creando una magica empatia con un universo di riferimento “altro”. 

Comunità Nuova Onlus ha già sperimentato questa originale modalità di fruizione dell’arte lo scorso anno con la collaborazione della UBS Art Collection, che si avvale della partnership con enti e istituzioni per realizzare progetti concreti ad alta finalità di inclusione sociale. Uno di questi è stata la mostra Don’t Shoot the Painter esposta nelle splendide sale della GAM di Milano. 

Anche in questa occasione, come per la mostra Annie Leibovitz, voci di giovani di diversa provenienza hanno descritto i capolavori della UBS Art Collection facendo conoscere per la prima volta al pubblico italiano 91 artisti internazionali. Carmen, Daniela, Darius, Elvis, Fatima, Geanina, Lilly, Miriam, Sara, Zhaid hanno raccontato attraverso le proprie culture un inedito viaggio nell’arte contemporanea, dagli anni Sessanta ad oggi, collegandolo ai propri ricordi e alle proprie esperienze di vita.

Quando il racconto non è più quello della mostra e dei suoi quadri, ma diventa la storia, i ricordi e le emozioni di una pluralità di linguaggi, non c’è più nero e bianco, ricco e povero, sud e nord, ma solo coinvolgimento emotivo. 

D’altra parte l’arte nei secoli ha sempre dimostrato di essere comunicazione attiva in grado di arrivare laddove la politica non arriva perché parla ai cuori e non alle menti. E quando popoli diversi si parlano attraverso le proprie storie ed emozioni, allora non c’è più “contaminazione” ma vera integrazione.

Abbiamo vinto tutti.

 

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Popoli Indigeni Impegno Claudio Santamaria

Popoli Indigeni Impegno Claudio Santamaria

Popoli Indigeni Impegno Claudio Santamaria

Claudio Santamaria e il suo impegno umanitario

a difesa dei popoli indigeni

Popoli Indigeni

È ormai cosa nota che dietro gli occhioni blu e la barbetta incolta dell’attore Claudio Santamaria, si celi un uomo tutt’altro che superficiale e, anzi, dedito ad un certo impegno umanitario. Forse però pochi sanno che Santamaria ha un debole per una categoria sociale, se così possiamo definirla, piuttosto insolita. Si tratta dei cosiddetti popoli indigeni, resistenti nuclei umani a testimonianza di una realtà che, a primo impatto, sa di arcaico, superato, selvaggio.

Ad un secondo sguardo, però, l’esistenza di questi popoli testimonia piuttosto che la diversità umana è ancora oggi, a dispetto dell’era della globalizzazione in cui viviamo, piuttosto ricca.

Con indigeni si vuole indicare gli abitanti nativi di un determinato luogo, ovvero i diretti discendenti dei popoli ancestrali che lo hanno popolato in passato: gruppi umani tratteggiati spesso da elementi culturali caratterizzanti circa lo stile di vita, la ritualità, la lingua madre.

I diritti dei popoli indigeni:

Esistono infatti popoli, uomini, che, vicino o lontani da una minacciosa estinzione, contrassegnano le proprie vite dedicandosi a sistemi economici primitivi, alla devozione a divinità poligamiche sconosciute ai più e al confezionamento artigianale di abiti e oggetti tradizionali. Spesso vivono in dimore rudimentali e non sentono l’impellente esigenza di riempire di tecnologia le loro esistenze. In altri casi, invece, vengono rigettati via dalla corrente progressista del loro paese, lasciati ai margini, sul ciglio della strada dello sviluppo.

In ogni caso si tratta di popoli spesso perseguitati e indifesi, che con i pochi mezzi di cui dispongono lottano per preservare la loro terra dalle ingordigie delle multinazionali, delle compagnie minerarie e dai mercati. Lottano, in poche parole, per il diritto alla salvaguardia del proprio piccolo angolo di mondo. Spesso questo angolo di mondo altro non è che un pezzo di foresta ed è, in fondo, interesse di tutti gli essere umani del pianeta proteggerla da ulteriori deforestazioni e condotte inquinanti.

Survival International:

Chi si dedica alla difesa di questi popoli e delle loro cause è, dal 1969, Survival International, l’unica organizzazione ad occuparsi dei diritti dei popoli indigeni in tutto il mondo, senza scopo di lucro e senza godere di entrate (tantomeno di finanziamenti statali), se non quelle liberamente pervenute grazie alle donazioni dei volontari.

Fra gli ambasciatori di Survival International c’è proprio l’italianissimo Claudio Santamaria, che nel 2009 ha prestato la sua voce al film-documentario “Mine: Storia di una montagna sacra”, che ha vinto il premio per il “miglior corto” nella categoria Diritti Umani dell’Artivist Film Festival di Hollywood.

La storia che viene raccontata è la battaglia dei Dongria Kondh, popolo indigeno dell’India che lotta per impedire alla compagnia Vedanta l’estrazione di risorse minerarie dalla montagna Niyamgiri, a loro molto cara poiché considerata sacra e venerata come una divinità.

ANTEPRIMA DEL VIDEO: https://www.survival.it/film/mine%20

L’attore ha inoltre collaborato a diverse iniziative per la sensibilizzazione e/o la raccolta di fondi da destinare alle campagne promosse da Survival International. Il 2 marzo 2010 ha messo in scena al teatro piccolo Eliseo di Roma lo spettacolo “La notte poco prima della foresta”, un monologo senza respiro che parla della difficile condizione dell’essere straniero. Nella piece il protagonista arriva a desiderare di scappare dalla periferia urbana in cui si sente ingabbiato e rifugiarsi nella foresta, lontano da ingiustizie, guerre e stress. In quell’occasione Santamaria, in qualità di testimonial, ha portato a conoscenza del suo pubblico le attività promosse da Survival International.

La campagna per i popoli incontattati:

Fedele con il suo impegno, a febbraio del 2018, Santamaria ha lanciato insieme ad altri attori dal calibro di Gillian Anderson e Wagner Moura (attore protagonista della serie “Narcos”), una campagna mondiale con un toccante video-appello a difesa dei popoli incontattati. Si tratta di manciate di uomini, donne, bambini, distribuiti per il pianeta, dall’Amazzonia alla Papua Occidentale, il quale stile di vita ricorda quello dei nostri preistorici antenati. La storia di questi curiosi popoli millenari si è susseguita nei secoli in maniera del tutto indipendente da quella del resto dell’umanità e la loro memoria sopravvive solo grazie ai racconti dei pochi superstiti. Essi non hanno rapporti con le civiltà dominanti dei confini politici a cui appartengono le loro terre. Sono del tutto estranei ai flussi globalizzanti, sia quelli mediatici che quelli culturali e, per questa ragione, si tratta di popoli vulnerabili e del tutto impreparati agli strumenti del progresso dell’Occidente.

Popoli indigeni che potrebbero soccombere di fronte alla speculazione edilizia, all’espansionismo di altri gruppi umani o al solo incontro fisico (per via della mancanza di difese immunitarie adeguate) con essi.

ANTEPRIMA DEL VIDEO: https://www.survival.it/notizie/11927

L’impegno umanitario di Santamaria ci ricorda che molte grandi battaglie per i diritti umani si combattono grazie alla conoscenza e a mobilitazioni globali. La diversità umana è sotto minaccia ma abbiamo la possibilità di apportare un aiuto concreto, come sempre nel nostro piccolo, informandoci, facendo donazioni, condividendo e firmando gli appelli umanitari.

 

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Mobilità Sostenibile: Provincia Bergamasca

Mobilità Sostenibile: Provincia Bergamasca

Mobilità Sostenibile: Provincia Bergamasca Intraprende la Strada

 

Sono sei i Comuni della Provincia Bergamasca che hanno aderito all’iniziativa di sensibilizzazione promossa (Associazione di 20 Comuni, impegnata in molte attività tra le quali la Mobilità Sostenibile per il bene ambientale) rivolta alle persone per promuovere l’utilizzo della bicicletta elettrica come mezzo di trasporto e di svago.

Iniziativa avente come obbiettivo l’aumento di persone che utilizzino la bicicletta non solo per svago o per turismo, ma anche come alternativa all’automobile, per andare a far la spesa, per andare al lavoro o per andare in palestra. Un esempio, a questo proposito, potrebbero essere quelle persone che prendono l’automobile per andare in palestra per poi mettersi su una cyclette e fare riscaldamento, potrebbero arrivare in palestra già riscaldati andandoci in bicicletta. 

I Comuni aderenti sono: 

  • Il Comune di Osio Sopra;
  • Il Comune di Dalmine;
  • Il Comune di Stezzano;
  • Il Comune di Sotto il Monte;
  • Il Comune di Verdellino;
  • Il Comune di Boltiere;

Oltre agli Enti Comunali, collaborano alla mobilità sostenibile anche associazioni e attività commerciali garantendo il servizio di noleggio e di riparazione delle biciclette.

Chi saranno i gestori dei punti noleggio e dove si troveranno?

  • H24 Cooperativa Sociale di Sotto il Monte presso la “Casa del Pellegrino”. Cooperativa Sociale impegnata in molteplici attività, come aiutare le persone svantaggiate oppure allestire biciclette con un sistema innovativo di pedalata assistita. Probabilmente, prendendo accordi, potremmo portare da loro la nostra city bike o mountain bike a pedalata “faticosa” e riportarla a casa con una comodissima pedalata assistita;
  • Associazione Ecologica Culturale Ri-Cyclo di Osio Sopra presso gli impianti sportivi comunali. Associazione appena emergente che, con la convenzione del Comune di Osio Sopra, mette a disposizione un’officina, con ciclisti volontari, per le riparazioni delle biciclette. Ri-Cyclo, oltre che a progetti di vita e mobilità sostenibile, ha  in programma un percorso formativo per chi volesse imparare ad aggiustare la propria bicicletta;
  • Associazione Volontari Diamo una Mano di Dalmine presso la Biblioteca, che oltre al noleggio delle biciclette elettriche offre un comodo servizio di ciclista a domicilio;
  • Presso l’Edicola Etica di Boltiere, proprio nel centro del paese;
  • Presso il centro storico di Stezzano;
  • Nel centro storico di Verdellino presso il Municipio, che momentaneamente gestisce direttamente l’attività di noleggio.

Le tariffe di noleggio e di riparazione si potranno trovare, insieme a tutte le istruzioni, applicate presso i punti noleggio, oppure, per qualsiasi altra richiesta, si potrà contattare il gestore referente della propria zona.

I ricavati saranno usati per le manutenzioni garantendo sempre agli utenti un parco biciclette sicuro ed efficiente, oltre che per altre attività sociali che riguardino sempre la mobilità sostenibile e il bene ambientale. 

Speriamo sia solo l’inizio di uno stile di vita più sano e questo sarà possibile anche grazie ad una mobilità sostenibile destinata ad un continuo aumento, per il bene nostro, dei nostri figli e del pianeta in cui viviamo…

“Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.” (Andy Warhol)

 

PHI Foundation si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link

 

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Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

 

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia, uno degli eventi digitali più importanti del panorama italiano.

D: Ciao intanto grazie per averci concesso quest’intervista, partirei subito dal Mashable.

Eventi Digitali: Tu hai portato in Italia un evento digitale presente già in altre nazioni, ma lo hai reso l’appuntamento digital più importante e interessante del panorama italiano, ci vuoi raccontare come hai cominciato e da dove è partita l’idea?

E: “L’incontro tra Mashable, terzo blog più popolare al mondo con sede negli Stati Uniti,  e avviene quando il loro team mi intercetta on line per chiedermi se volevo organizzare la versione milanese di questa manifestazione che ha come obiettivo quello di celebrare e diffondere la cultura digitale in tutto il mondo.

Io, che vivevo già a Londra stavo quasi per dire di no.. poi però mi sono detta.. come dicono qui a Londra, why not?  I contatti li ho, le idee pure, la community che mi segue anche, quindi.. proviamoci.. e così inizia questa avventura: un evento gratuito di 150 persone nel 2014, divenuto a pagamento nel 2016, che raggiunge 1.170 partecipanti nel 2017, che triplica il fatturato anno su anno.. che oggi conta un gruppo di lavoro che si costituisce di oltre 15 persone su 5 città e due paesi diversi… ecco, mai avrei potuto immaginare che sarebbe successo questo.

Nasce quindi per caso, nel lontano 2014, ho seguito il mio istinto, ci ho messo il cuore, le idee.. ho disegnato questo progetto dall’inizio alla fine.. ma mai avrei potuto pensare che quel pezzo di carta sarebbe diventato una community di oltre 20.000 contatti, in grado di coinvolgere persone da tutta Italia e tanti sponsor e partner importanti.”

D: Per l’edizione del 2021, si terrà virtualmente? vuoi anticiparci qualche novità o qualche curiosità?

E: “Certamente. Ci saranno interviste sul palco, workshop tematici, panel su temi caldi come l’influencer marketing e la blockchain, ma soprattutto tutto rigorosamente online in contemporanea di speech davvero interessanti presentati da professionisti di altissimo livello.

Eventi Digitali: La manifestazione  avrà ancora una volta un sapore internazionale con la presenza di relatori provenienti anche da oltre oceano, come nel caso di Chimeren Peerbhai, Global Digital Product Manager della celebre casa farmaceutica GlaxosmithKline, la quale spiegherà come utilizzare nuove tecnologie come augmented reality e virtual reality utili per testare, convalidare e modellare l’offerta di prodotti di consumo garantendo risultati di maggiore impatto.

Non saranno da meno gli altri speaker d’eccezione protagonisti pronti a condividere col pubblico di SMDAYIT + DIDAYS la loro visione del futuro e le strategie da applicare per avere successo.  Ad aprire la prima giornata dell’evento sarà Isabella Lazzini, Marketing e Retail Director di Huawei, Tecnologia e design 3.0 per un nuovo consumer journey; Flavia Baccaro e Federica Cambiago di Deutsche Bank analizzeranno invece il chatbot come nuovo strumento di customer relationship management e di lead nurturing; mentre Antonio Gatti, Digital Transformation Advisor di Microsoft, spiegherà come, grazie alle logiche delle digital platform, un’azienda possa innovare la propria offerta sul mercato partendo dall’ottimizzazione dei processi produttivi per arrivare all’introduzione di un nuovo modello di business.

Questi e molti altri importanti relatori, ci terranno compagnia per una 3 giorni che si preannuncia scoppiettante e interessantissima.”

D: Per chi non lo sapesse, PHI Foundation anche quest’anno è media partner del Mashable Italia e di questo ringraziamo Eleonora Rocca per averci concesso nuovamente questo privilegio.

PHI Foundation da anni si occupa di educare e informare il pubblico su tutto quello che riguarda il terzo settore e il mondo no profit. La partnership con Mashable rientra proprio in questa visione strategica secondo la quale il web, e il mondo digitale in generale, possano fornire ottimi strumenti per aiutare e promuovere iniziative sociali.

Vuoi dirci in che maniera il Mashable e il terzo settore potrebbero trovare un punto d’incontro secondo te?

E: “A mio avviso la conoscenza e l’utilizzo degli strumenti di marketing digitale diventa ancora più fondamentale nel settore non profit  in quanto  permettono di ottenere ottimi risultati di vendita pur avendo budget più limitati rispetto alle grandi aziende private. Inoltre questo mondo ha aperto la strada a molti strumenti di raccolta di consensi o di fondi stessi, come anche di creazione di community di settore molto forti, pur senza doversi incontrare necessariamente di persona; un altro vantaggio molto grande a mio avviso per il terzo settore e il non profit: le distanze si accorciano così come la velocità delle comunicazioni.” 

D: Più in generale, che tipo di convergenza intravedi tra il mondo digitale e il non profit? E soprattutto, data la tua grande competenza e conoscenza del mondo digitale, esistono delle piattaforme, degli strumenti o delle start up che tu puoi suggerire in questo ambito ai nostri lettori?

E: “Mi vengono in mente: https://italianonprofit.it/ ; La piattaforma gratuita per tutti gli enti non profit dove tutte le organizzazioni sono messe in condizione di raccontare le loro storie e i loro dati.

Oppure https://www.techsoup.it/, la piattaforma dedicata alla digitalizzazione delle non profit.

Oppure ancora: http://www.tripmetoo.it/, che ha come obiettivo quello di aiutare viaggiatori e operatori del settore a vivere un turismo basato sulla diversità, l’inclusione sociale e l’uguaglianza; di conseguenza anche chi ha esigenze speciali, può costruire grazie a questa piattaforma  esperienze di viaggio ad-hoc totalmente customizzabili.

D: Un’ ultima domanda prima di chiudere: che futuro prevedi per il web e il social in generale e cosa pensi che ci riserverà il futuro digitale tra i prossimi 5-10 anni?

E: “Penso che l’interesse per una comunicazione in formato video e i mezzi di comunicazione immediati e molto “visivi” come Instagram continuerà. Credo che ci sarà sempre più attenzione ai contenuti di valore, che sappiano dare dei contenuti di livello e sempre più unici, in quanto gli utenti sono ormai bombardati dalle informazioni e sarà sempre più difficile riuscire a “stand out from the crowd” come si dice qui a Londra 😊”.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato, ci vedremo senz’altro durante il Mashable Italia e siamo sicuri che anche quest’anno sarà un appuntamento indimenticabile.

 

 

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PHI Foundation

START-UP SOCIALE GO! Grazie a PHI Foundation

Start Up Sociale Go Grazie a PHI Foundation

START UP SOCIALE GO! Grazie a PHI Foundation

 

Start Up Sociale Go: PHI Foundation si pone a sostegno delle organizzazioni non profit che hanno in mente un’idea imprenditoriale ma fino ad oggi non sono riuscite a trovare il modo di realizzarla, bloccati da una insufficiente esperienza imprenditoriale, dovuta probabilmente ad un sistema di operare troppo legato all’ “agire” piuttosto che preventivare una sostenibilità economica.

La candidatura a FOUNDAMENTA #2 si chiude il 7 agosto.
Le start-up sociale ad impatto sociale dovranno presentarsi per uno dei seguenti ambiti:

  • Salute e benessere
  • Innovazione didattico/formativa
  • Welfare
  • Cultura
  • Agricoltura e cibo

Si tratta di un percorso intenso della durata di 4 mesi, completamente gratuito, offerto da

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per accompagnare e accelerare nuove start-up sociali, nuove idee imprenditoriali che possano avere conseguenze positive per la società.

 

Come fare?

È possibile scaricare il bando cliccando sul link https://socialfare.org/call/FOUNDAMENTA%232_BANDO.pdf

Il percorso di accelerazione delle start-up che verranno scelte partirà il 3 ottobre 2016.

Si tratta di una grande possibilità per trasformare idee innovative e creare valore sul territorio.

Rinascimenti Sociali e Social Fare Centro per l’Innovazione Sociale promotori del progetto sono sostenuti dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.

Parlando sempre di start-up innovative, è possibile creare una start-up gratis, senza notaio, attraverso una procedura online sulla nuova piattaforma del Registro imprese cliccando sulla voce “Crea la tua startup” https://startupitalia.eu/61061-20160720-startup-gratis-senza-notaio-spiegazione

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Potete trovare la giuda dettagliata con assistenza gratuita fino al 30 settembre 2016 https://startup.registroimprese.it/atst/help/Guida_Costituzione_Startup_ModelloTipizzato.pdf

Vivere informati fa molto bene.

 

Start Up Sociale Go: PHI Foundation si pone a sostegno delle organizzazioni non profit che hanno in mente un’idea imprenditoriale ma fino ad oggi non sono riuscite a trovare il modo di realizzarla, bloccati da una insufficiente esperienza imprenditoriale, dovuta probabilmente ad un sistema di operare troppo legato all’ “agire” piuttosto che preventivare una sostenibilità economica.

 

Puoi sempre contattare PHI Foundation info@phifoundation.com

 

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Redazione 

Phi Foundation

PHI DONATION DAY: Per la Ricostruzione Sociale

PHI DONATION DAY: Per la Ricostruzione Sociale

PHI DONATION DAY

#PHIDONATIONDAY2021

PHI DONATION DAY: l’Italia del Dono

PHI Donation Day: Per la ricostruzione sociale, sviluppare e rivalorizzare i territori dei Comuni a rischio spopolamento.

Conto alla rovescia per il #PHIDONATIONDAY2021.

Parte una raccolta fondi trasparente per la “ricostruzione sociale” dei territori a rischio spopolamento con la creazione di comitati promotori locali.

 

Comuni, imprese, associazioni, comitati, singole persone: non si ferma la maratona di partecipazione dell’Italia al PHI DONATION DAY “Il Giorno del Dono PHI” per la ricostruzione sociale nel sviluppare e rivalorizzare i territori dei Comuni a rischio spopolamento.

Proprio mentre l’Italia prosegue nella sua gara di solidarietà per le vittime del Covid19 che ha devastato l’intero mondo incluso la nostra amata Italia –  la PHI Foundation lancerà per l’anno 2021 una raccolta fondi speciale insieme alla costituente OVER Foundation (di cui è sostenitrice), proporrà la prima raccolta fondi per la rivalorizzazione dei Comuni a rischio spopolamento.

Ai sottoscrittori di una donazione oltre alla garanzia del suo buon utilizzo, sarà data l’opportunità di divenire soci fondatori della OVER Foundation.

L’importo raccolto sarà destinato a progetti di Comuni a rischio spopolamento selezionati secondo chiare regole di  trasparenza e correttezza, contenute nella “Carta della Donazione”: il codice etico utilizzato da PHI Foundation, che garantisce il donatore sul buon uso delle risorse raccolte. I progetti selezionati saranno di Comuni impegnati nei lavori di ricostruzione “sociale” e rivalorizzazione territoriale dei paesi colpiti dallo spopolamento.

“Abbiamo raccolto più di 100 iniziative tra comuni, associazioni e imprese che nelle settimane prossime racconteranno un’Italia inedita capace di grandi slanci di generosità, siamo orgogliosi di poter raccontare un Paese diverso che sempre più spesso viene trascurato dai grandi mezzi di comunicazione. L’evento sarà infatti l’occasione per presentare a tutti il cartellone delle iniziative del 1°Giro dell’Italia che dona ai Comuni a rischio spopolamento. 

 

 

 

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Redazione

PHI Foundation

 

I progetti di Crowdfunding possono fallire

Progetti Crowdfunding: possono fallire?

I progetti di Crowdfunding possono fallire

Nonostante vi sia una quota di successo, capita spesso che un progetto di crowdfunding fallisca.

Ciò dipende da numerose cause specifiche, ma esistono anche dei motivi generali.

Vi spieghiamo quali sono i sette errori principali e come evitarli.

 

1. Progetti Crowdfunding Pianificazione inadeguata

Progetti Crowdfunding: Succede in continuazione che i promotori di progetti sottovalutino il lavoro necessario per pianificare un operazione di crowdfunding e si ritrovino poi in difficoltà. Nel peggiore dei casi possono anche perdere delle donazioni. Questo si può evitare con una pianificazione accurata.

► Chi si prende all’inizio il tempo per una pianificazione scrupolosa, ha in seguito meno problemi. “Grazie” (omaggi), comunicazione, passaggio di fase e video del progetto devono essere programmati col massimo anticipo possibile. A tale scopo si può usare una tabella Excel e inserire tutti gli elementi in una sequenza temporale.

 

2. Progetti Crowdfunding Mancanza di spunti per il progetto

Un progetto che non entusiasma le masse ha poche possibilità di successo. Le campagne di crowdfunding si basano (quasi) sempre su un progetto. È dunque importante trovare uno spunto per un progetto. Lo conferma anche Natalia, promotrice del progetto di PHI Foundation «Forte MED», che ha riscosso un enorme successo: «Volevamo già da tempo lanciare un progetto di crowdfunding, ma ci mancava lo spunto giusto. Il raggiungimento dei playoff ci ha consentito di motivare le persone a effettuare donazioni.» In questo modo i sostenitori sanno come vengono impiegati i soldi e questo rappresenta un grosso vantaggio anche per la comunicazione.

► Senza uno spunto può essere difficile motivare le persone a fare donazioni. Lanciate quindi il vostro crowdfunding con uno spunto motivante ed emotivo che faccia breccia sul vostro gruppo target.

 

3. Progetti Crowdfunding Video del progetto inadeguato

Non per niente è obbligatorio pubblicare un video del progetto: è infatti importantissimo per avere successo. Con un video ben fatto potete presentare il vostro progetto e voi stessi molto meglio che con un semplice testo. Non è utile solo per farsi conoscere dagli altri, ma anche a livello interno per creare motivazione e portare a buon fine il progetto.

► Prendetevi il tempo necessario per realizzare il video del progetto: dal copione, alle riprese fino alla post-produzione. In questo modo create una base solida per il successo del progetto.

 

4. Mancanza di comunicazione

Una comunicazione e promozione unilaterale, non pianificata o insufficiente rappresenta un errore fatale quando si tratta di raccogliere fondi.

► Pubblicizzate al meglio il vostro progetto, sia a livello analogico sia digitale. Non potete mai comunicare abbastanza. Potete utilizzare tutti i canali a vostra disposizione, come social network, blog del progetto, volantini, passaparola.

 

5. Scarso impegno da parte del promotore del progetto

Un progetto di crowdfunding richiede un notevole impegno da parte del promotore del progetto in ogni fase. Come promotori del progetto dovete essere i principali sostenitori della causa e coloro che la promuovono di più. L’acquisizione di fan, la comunicazione, l’organizzazione dei “Grazie” (omaggi), il controllo delle donazioni ricevute… tutto ciò richiede tempo che dovete assolutamente prendervi.

► Fate in modo da dedicare almeno un appuntamento settimanale al progetto di crowdfunding e confrontatevi regolarmente con il team.

 

6. Aspettative sbagliate nei confronti della «crowd»

L’Italia è un paese in cui si dona molto, ma nessuno fa una donazione per un progetto che non gli sta a cuore. «Non ci si può aspettare che un progetto di crowdfunding funzioni da solo, tanto meno nella fase iniziale», questa l’esperienza di Natalia, promotrice del progetto «Forte MED».

► Chi abbandona il progetto di crowdfunding a se stesso non avrà mai successo. Soprattutto nella fase iniziale, è fondamentale pubblicizzarlo bene.

 

7. Tempistica sbagliata

Un elemento da non sottovalutare: se lanciate il progetto al momento sbagliato, potete davvero rovinare l’inizio della campagna. Avviare bene la fase di finanziamento è uno dei fattori più importanti per il successo.

► Concordate il progetto di crowdfunding con il vostro team. Possibilmente non dovrebbero essere in corso altre attività importanti nella vostra associazione o area. Tenete anche conto della disponibilità del vostro gruppo target: ad esempio non è consigliabile lanciare il progetto prima delle vacanze estive.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

Lavoro del futuro: come stanno cambiando le aziende con la pandemia

Lavoro del futuro: come cambiano le aziende

Lavoro del futuro: come stanno cambiando le aziende con la pandemia

 

Lavoro: Il processo di cambiamento che stiamo vivendo è stato accelerato dalla pandemia mondiale e molte aziende si sono trovate ad affrontare delle difficoltà logistiche che, probabilmente, avrebbero voluto rimandare nei prossimi anni.

Sono migliaia le aziende che hanno iniziato a cambiare atteggiamento di fronte al nuovo tipo di lavoro che viene richiesto oggi.

Fino ad ora le aziende in crescita hanno investito in uffici in giro per il mondo per sopperire alle richieste dei clienti, in questo momento di pandemia però sono state obbligate a cambiare approccio.

Non è più sufficiente un luogo di lavoro fisico ma è diventato indispensabile uno sviluppo di lavoro in modalità diffusa e soprattutto un lavoro in modalità remota.

Questo cambiamento è avvenuto in un periodo di tempo ridottissimo ed ha spiazzato anche  le grandi aziende. Alcune però hanno sfruttato questo momento per cambiare rotta e dirigersi verso il futuro.

Sull’onda di aziende come Facebook, Twitter o Shopify, anche altre realtà hanno iniziato a “concedere” ai propri dipendenti la possibilità di lavorare da qualsiasi luogo, non solo da casa, promuovendo la flessibilità in termini di orario e il lavoro da remoto.

 

Perché le aziende attivano lo smart working

Le aziende che stanno scegliendo questa strada avranno comunque dei ritorni economici già nel breve periodo perché ridurranno il budget dedicato alle locazioni e alle spese ad esse collegate ma anche alle eventuali spese per alloggi e trasferte per i dipendenti fuori sede.

Per ora è impensabile che le grandi aziende possano scegliere di non avere degli uffici fisici, ma sicuramente li ridurranno e li renderanno fruibili in modo differente per venire incontro alle nuove esigenze lavorative e improntati sempre più verso la sicurezza e il benessere dei dipendenti.

Dare la possibilità di lavorare in smart working consentirà di non licenziare parte della propria forza lavoro e di permettere al maggior numero di persone di lavorare ed avere una retribuzione adeguata.

 

Come viene visto il lavoro da casa dai dipendenti?

I dipendenti, abituati ad andare sul luogo di lavoro ogni giorno e ad avere una relazione diretta con i colleghi, non hanno vissuto sempre bene l’opportunità di lavorare a casa. Sebbene ci siano numerosi vantaggi nello smart working, come la possibilità di vivere di più la famiglia, viene meno l’aspetto delle relazioni sociali in ambito lavorativo.

Per molte persone lavorare da casa è facilmente accettabile per un periodo limitato di tempo, ma sono parecchi i dipendenti che ancora preferiscono suddivisione tra la realtà domestica e quella lavorativa.

 

Le nuove tecnologie da sviluppare per lo smart working

Durante questi primi mesi di pandemia, uno dei maggiori problemi per le aziende è stato quello legato alla sicurezza degli accessi alle proprie risorse. Alcune, per esempio, hanno implementato dei sistemi di protezione al proprio ambiente “cloud”, luoghi virtuali dove lavoratori e aziende condividono i documenti.

Lavorando online, i dipendenti accedono ai dati aziendali con una user ed una password; questo sistema sta diventando obsoleto e facilmente hackerabile soprattutto se gli accessi avvengono tramite smartphone. Le aziende dovranno studiare delle soluzioni che stiano al passo con i tempi e che quindi prendano in considerazione l’uso di strumenti tecnologici, come gli smartphone, che i propri dipendenti hanno a disposizione. Sono quindi preferibili strumenti di lavoro che diano una maggiore sicurezza di accesso tramite impronte digitali oppure tramite rilevatori del volto.

Le aziende dovranno investire in sistemi più avanzati di assistenza da remoto, ma anche nuovi sistemi e occasioni che favoriscano il confronto e lo scambio di idee e soluzioni tra i propri dipendenti e l’azienda.

 

Il cambiamento è ora

In pochissimi mesi abbiamo visto dei cambiamenti enormi in termini di lavoro e nel prossimo futuro è impensabile immaginare il lavoro come lo abbiamo vissuto fino ad ora.

Le aziende dovranno approntare delle modifiche per poter affrontare le nuove esigenze e i loro dipendenti dovranno accettare il cambiamento ed adeguarsi al nuovo mondo lavorativo.

 

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Federico Olivo

PHI Foundation 

Equity Crowdfunding: mese di fermento in Italia

Equity Crowdfunding: mese di fermento in Italia

Equity Crowdfunding: mese di fermento in Italia

Anche questi ultimi giorni di giugno richiamano l’attenzione verso il fenomeno dell’equity crowdfunding in Italia.

Equity Crowdfunding

Durante quest’ultimo mese si è percepito fermento attorno a tale strumento.

Già qualche settimana fa circolavano con entusiasmo le notizie riguardanti la campagna di equity crowdfunding di Synbiotec lanciata su NextEquity che aveva raggiunto l’obiettivo di 1 milione di euro, battendo così il record per l’ammontare della raccolta. Gli entusiasmi erano anche giustificati dal fatto che Synbiotec è stata la prima ed unica PMI innovativa ad aver finora intrapreso la strada della raccolta di capitale di rischio tramite portali online.

Soprattutto, grazie a questo risultato, l’Italia ha visto raddoppiare negli ultimi sei mesi il totale raccolto tramite equity crowdfunding e quasi duplicato anche il numero totale di campagne concluse con successo, come ci mostrano i dati raccolti dall’Osservatorio sul Crowd-investing del Politecnico di Milano.

I numeri restano ancora esigui rispetto ai nostri vicini, ma dalla giusta prospettiva si può notare nuovo movimento, dopo che la normativa, prima che venisse modificata, aveva frustrato le migliori intenzioni e aspettative.

Le novità

Negli ultimi dieci giorni cinque nuove campagne sono state lanciate su tre portali diversi.

Gli attori sono Primary System Research S.p.A. che ha scelto il portale WeAreStarting, NexApp che ha promosso il suo motore di ricerca su Opstart e le tre startup (Trapezita, Indigènio e Forever Bambù) accolte da EquityStartup.

Quest’ultimo porta con sé novità dirompenti, oltre il lancio di tre campagne in contemporanea. Non soltanto è il primo portale lanciato da un’associazione di categoria, AscomFidi Nord-Ovest, ma nasce con una partnership con Intermonte SIM S.p.A., che si offre come intermediario cui intestare fiduciariamente le quote di startup o PMI innovative acquistate sul portale di equity crowdfunding.

L’obiettivo è la creazione di un mercato secondario in cui poter scambiare le stesse.

Il fermento continua

Anche quest’ultima settimana del mese richiama l’attenzione sul fenomeno dell’equity crowdfunding.

Un evento inedito infatti è stato organizzato al Politecnico di Milano , e vedrà la presentazione del primo report sul crowdinvesting in Italia; in programma anche una tavola rotonda sulle prospettive per l’Italia riguardo al fundraising nell’era digitale.

 

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Redazione

Phi Foundation

Immunitas Protezione e negazione della vita

Immunitas: Protezione e Negazione della Vita

Immunitas

Protezione e negazione della vita

Immunitas:

Dopo la tanto decantata Communitas analizziamo quei processi di immunizzazione che portano al distanziamento sociale diventato il perno attorno a cui si svolge l’intera odierna realtà. Allo stesso tempo si cercherà di rispondere ad alcune questioni che attraversano il dibattito filosofico e politico contemporaneo.

Immunitas:

Dove si nasconde la dialettica tra comunità e immunizzazione? Perché l’esigenza di immunità viene avvertita in negativo nel campo sociale, mentre in campo medico-biologico è positiva?

Scopo è anche indagare il rapporto tra protezione e negazione della vita, che combatte ciò che la nega secondo una strategia che è di aggiramento e non di contrapposizione.

Immunitas:

L’immunizzazione diventa non soltanto lo strumento, ma la forma stessa della civilizzazione occidentale. Più ancora di quella antica, la società moderna è il prodotto della violenza e del meccanismo immunitario che esso richiede come sua limitazione potenziata.

A volgere in negativo l’immunizzazione è l’eccesso, perché quando la protezione si estende in modo generalizzato essa diventa pericolosa e viene avvertita come tale dalla società.

Quando la vita sociale e comunitaria diventa autoreferenziale, quando non viene permesso il dialogo, la comunicazione e la società sono votate alla morte.

Centrale, nell’analisi del termine immunitas, è la questione del corpo, su cui si sperimenta la relazione tra politica e vita (la biopolitica) che spiega, la centralità assunta, a partire dal XVIII secolo, dal sapere medico: si assiste a un processo di medicalizzazione illimitato che si spinge ben oltre il campo sanitario e realizza un’osmosi tra la biologia, il diritto e la politica, come si può notare nell’attuale legiferazione in materia di vita e di morte – fecondazione artificiale, eugenetica, eutanasia, l’epidemia odierna sars-covid2.

La binarietà costitutiva di vita e morte, accrescimento e deperimento, rende il corpo la zona liminare entro la quale si esercita l’intenzione immunitaria della politica.

Per essere tale il corpo deve conservarsi in vita: è per questo che la metafora più influente con cui la politica ha rappresentato la vita della società è stata appunto quella del corpo con il distanziamento sociale.

Concludiamo parlando della gravidanza come esempio di una dinamica immunitaria che permette confronto e competizione.

Un confronto che si svolge all’interno di un corpo che si apre all’altro e in questo modo si immunizza da un eccesso di immunizzazione: in quel corpo si “combatte a vita”, l’interno si incrocia con l’esterno, il proprio con l’estraneo, l’immune con il comune.

PHI Foundation Comunità Innovazione Sociale

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

BURUNDIAMO: Progetto Bambini Burundi

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

L’associazione Burundiamo Onlus in partenariato con alcune associazioni burundesi, e con il supporto della Diocesi di Bururi

 

BURUNDIAMO ONLUS

con grande gioia vi annuncio che oggi parte ufficialmente la Campagna di Raccolta Fondi per l’Associazione Burundiamo Onlus che, in partenariato con alcune associazioni burundesi, e con il supporto della Diocesi di Bururi , intende realizzare nella Repubblica del Burundi , situata nel continente Africano (centro Africa), un intervento finalizzato a ridurre la fame e le carestie che colpiscono i bambini e le loro mamme, fornendo ad esse la formazione agricola per lo sviluppo dell’agricoltura, la creazione di una filiera agricola, mediante la diffusione tra le famiglie associate di best practices idonee a dotare di strumenti conoscitivi e operativi insegnando il lavoro dei campi alle vedove burundesi per sfamare i propri bambini, di cui molti sono orfani di guerra che, a causa della fame molti non superano i cinque anni di età.

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

L’associazione BurundiAmo Onlus, promotrice della raccolta fondi costituisce un ponte tra il Burundi e l’Italia, ove ha una sede operativa ed è in costante contatto con i membri della associazioni locali burundesi. Il progetto risponde ad istanze non più procrastinabili finalizzate alla modernizzazione dell’attività agricola ed all’incremento dell’attività di allevamento di bestiame, di suini, di galline ovaiole e di api migliorando l’efficienza dei terreni locali, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità. La modernizzazione delle attività renderà più proficua e redditizia oltre che più incentivante l’attività dei coltivatori, finalizzata principalmente al soddisfacimento delle esigenze alimentari delle proprie famiglie. Le associazioni, attraverso le famiglie associate, hanno ottenuto dal Governo la disponibilità di diversi ettari di terreno, compresi quelli residuali, da dedicare alla coltivazione e all’allevamento. Cliccando sul link è possibile accedere alla descrizione in dettaglio del progetto ai suoi motivi ispiratori ed al budget necessario per la realizzazione anche parziale o in più tranches.

 

BURUNDIAMO PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

Progetto per donare un futuro ai bambini del Burundi e contenere l’altissima percentuale di mortalità infantile

(Associazione Burundiamo Onlus)

 

 

BURUNDIAMO Introduzione

Il progetto di sviluppo agricolo e rurale ha l’obiettivo di fornire l’autosufficienza e un minimo di sicurezza alimentare alla popolazione burundese, in particolare ai bambini, bersaglio del progetto, la tutela e la valorizzazione delle risorse umane, in particolare della forza produttiva femminile e lo sviluppo dell’educazione giovanile. Il progetto è stato sviluppato per la popolazione residente nella Diocesi di Bururi, in particolare nelle province di Bururi e Makamba, nei comuni di Songa, Matana e Rumonge.

 

 

Mission del progetto

Gli obiettivi principali del progetto possono essere sinteticamente riassunti, senza avere la pretesa di essere esaustivi, nei seguenti:

Una efficace lotta alla fame e alla carestia

Lotta contro la povertà e la vulnerabilità cui sono esposti soprattutto vedove e bambini attraverso l’incremento e l’efficientamento della produzione agricola

Impedire i flussi migratori in cerca di condizioni che consentano la sopravvivenza

 

 

La nostra mission in 4 punti

  1. Supportare i bambini del Burundi, orfani di papà e abbandonati al loro destino.
  2. Fornire i bisogni di base (cibo, alloggio e abbigliamento, nonché istruzione e assistenza sanitaria) fornendo di strumenti necessari alla produzione la volenterosa schiera di mamme burundesi.
  3. Gestire i loro bisogni emotivi (amore e compassione) permettendo loro di nutrirsi e crescere in un ambiente familiare.
  4. Permettere ai bambini di sviluppare e realizzare il loro potenziale per superare la loro condizione di povertà nel lungo temine.

 

 

Sintesi del progetto

L’obiettivo generale del presente progetto è quello di rispondere in modo efficace per arginare e contribuire a prevenire le perenni situazioni di emergenza, per migliorare e promuovere l’accesso ai servizi sociali di base e fornire per le esigenze di base il sostegno alle comunità locali per garantire le condizioni minime vitali, la dignità e il benessere delle persone colpite dal deterioramento dei fattori socio-economici, nonché di calamità naturali.

Invertire l’esodo dei rifugiati e l’esodo rurale della popolazione; • Offrire una pur minima possibilità di reddito; • Incrementare l’occupazione; • Rilanciare il commercio; • Applicare e diffondere le tecniche di produzione agricola con metodo e sostenibilità attraverso la formazione professionale, la sensibilizzazione degli operatori, la collaborazione e il rafforzamento delle attività svolte dalle Associazioni promotrici; • Favorire la condivisione degli attrezzi di lavoro tra gli associati, compresi i depositi per lo stoccaggio delle sementi e della produzione agricola; • Calcolare e organizzare la gestione dei rischi a cui sono esposte le famiglie (es. periodi di carestie) predisponendo un efficiente stoccaggio dei raccolti; • Razionalizzare e diversificare le produzioni agricole.

 

 

Analisi d’impatto

Il progetto, destinato a circa 1300 bambini e a circa 427 mamme, sarà monitorato e valutato a intervalli regolari da un comitato consultivo costituito dal presidente dell’Associazione Burundiamo Onlus Padre JeanClaude Ndayishimiye, di origini burundesi in viaggio perenne tra Italia e Burundi. I rappresentanti delle associazioni locali e dell’amministrazione distrettuale locale saranno nominati membri del comitato consultivo del progetto. Tale comitato si riunirà periodicamente una volta ogni 3 mesi e fornirà consulenza su vari aspetti riguardanti l’attuazione del progetto e la revisione dei programmi ovvero le attività intraprese. Il comitato consultivo del progetto esaminerà anche i conti e i risultati via via raggiunti come da cronoprogramma, pubblicando sul sito web lo stato dell’arte ed i risultati man mano raggiunti.

 

 

Budget

Fabbisogno del progetto per un numero complessivo di 1322 bambini e 427 mamme

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

ASSOCIAZIONE COMUNE DUKUNDANE AREA DI RUMONGE

Destinatari 80 bambini e 20 Mamme

Bisogni dell’associazione

Acquisto e montaggio di un mulino

€ 15.000,00

Costruzione fabbrica di saponi e impianto di conservazione panelli

€ 15.000,00

Attrezzature per la produzione di saponi

€ 2.500,00

Semi selezionati, fertilizzanti e insetticidi

Acquisto semi di fagioli € 2.000,00

Acquisto semi di patata € 2.000,00

Acquisto semi di manioca € 1.000,00

Fertilizzanti chimici € 3.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti e mezzi di produzione agricola e fitosanitari

€ 1.000,00

Stampa, fotocopiatrice, block notes, penne

€ 30,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

Acquisto di un trattore usato

€ 15.000,00

TOTALE 59.530,00 €

 

 

ASSOCIAZIONE MUKENYEZI REMA NTIWIHEBURE – Comune MATANA

Destinatari 721 bambini e 250 mamme

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

Costruzione di una porcilaia

€ 15.000,00

Acquisto e installazione di un mulino

€ 15.000,00

Acquisto di prodotti veterinari € 1.500,00

Acquisto di grano da palma € 1.000,00

Semi selezionati, fertilizzanti e insetticidi

Acquisto semi di fagioli € 2.000,00

Acquisto semi di patata € 2.000,00

Acquisto Talee di manioca € 2.000,00

Acquisto Patate dolci € 2.000,00

Fertilizzanti chimici € 2.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti fitosanitari

€ 2.000,00

Innaffiatoi € 2.000,00

Costruzione di un deposito per lo stoccaggio della produzione agricola

€ 7.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche di allevamento di suini.

SPESE € 1.000,00

TOTALE: €.56.500,00

 

 

ASSOCIAZIONNE SHIGIKIRA ABAPFAKAZI – COMUNE SONGA

Destinatari 428 BAMBINI e 127 MAMME

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

Costruzione di una porcilaia

€ 15.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

Acquisto di un veicolo di tipo FUSO nuovo o usato € 20.000,00

Acquisto e installazione di un mulino

€ 15.000,00

Acquisto di prodotti veterinari

€ 1.000,00

Acquisto di grano per palma

€ 1.000,00

Acquisto di semi di fagioli

€ 2.000,00

Acquisto di semi di patata

€ 2.000,00

Acquisto Talee di manioca

€ 1.000,00

Acquisto Patate dolci

€ 2.000,00

Fertilizzanti chimici

€ 2.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti e mezzi di produzione agricoli fitosanitarie

€ 2.000,00

Innaffiatoi € 2.000,00

Costruzione di un deposito per lo stoccaggio della produzione agricola

€ 10.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche di allevamento di suini.

Spese € 1.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

TOTALE: €. 81.000,00

 

 

ASSOCIAZIONE TERITEKA UMUZINGA – COMUNE SONGA

Destinatari 93 bambini e 30 mamme

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

Materiale e attrezzatura per apicoltori

Stivali € 360,00

Impermeabili € 600,00

Guanti € 100,00

Secchi € 30,00

Bilance € 20,00

Setaccio € 10,00

Farmaci € 500,00

Semi selezionati, fertilizzanti e insetticidi

Acquisto di semi di fagioli € 1.500,00

Acquisto semi di patata € 2.000,00

Acquisto fiori € 500,00

Acquisto Patate dolci € 1.500,00

Fertilizzanti chimici € 2.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti e mezzi di produzione agricoli fitosanitarie

€ 1.000,00

Innaffiatoi € 500,00

Costruzione di un deposito per lo stoccaggio della produzione

€ 7.000,00

Deposito di miele e candele

€ 5.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche di allevamento delle api

€ 1.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

Acquisto di un Autocarro usato con cassone ribaltabile

€ 15.000,00

TOTALE: €. 41.430,00

 

Fabbisogno minimo totale per le quattro associazioni €. 238.460,00

 

 

Appello di Padre Jeanclaude

Cari fratelli, nel mese di novembre 2010, anche grazie alla volontà ed all’impegno di sei amici fraterni, è stata costituita l’Associazione “BURUNDI – AMO ONLUS” della quale, oltre ad esserne uno dei soci fondatori, ne sono anche il Presidente.

L’Associazione persegue esclusivamente finalità di comunione fraterna e solidarietà sociale, con lo scopo di promuovere, sostenere e realizzare, attraverso la raccolta di fondi, progetti umanitari per tentare di restituire la dignità umana a chi più soffre, ai più poveri, ai più bisognosi, a coloro che nella più triste sofferenza stanno ancora cercando e desiderando il calore di un bacio, la dolcezza di una carezza …… una mano da stringere per aggrapparsi con fiducia ad un futuro migliore. Quando ci assale la tristezza, quando non c’è una mano che ci accarezzi o ci stringa la nostra, quando ci sembra che nulla può cambiare e tutto va male … è il momento di sentire il nostro cuore. Un angelo è sempre dietro di noi e ci assiste, una persona ci pensa anche se non lo sappiamo, qualcuno sta preparando il nostro cammino e la strada sarà coperta di fiori, ci sarà una musica dolce, sguardi di amici, sorrisi di bimbi, tanto amore … è il momento di risorgere. C’è tanto bisogno della nostra presenza, molti ci stanno aspettando lungo le strade della carità cristiana. La nostra Associazione è soltanto una piccolissima goccia di acqua, un granello di sabbia, ma la storia ci insegna che tante gocce e tanti granelli hanno dato vita ad oceani e deserti. BURUNDI – AMO, solo con la Vostra partecipazione e la Vostra solidarietà, potrà promuovere e diffondere attività di aiuto umanitario attraverso la realizzazione di progetti mirati, finalizzati a ridurre la povertà, l’emarginazione, le malattie, le violenze e gli abusi su donne e bambini, e per assicurare ai più deboli un futuro dignitoso. Cari fratelli … è il momento di risorgere …… è il momento di sentire il nostro cuore.

DIO VI BENEDICA

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

Coordinate Bancarie Associazione Burundiamo Onlus:

conto corrente bancario:

Banca Prossima

IBAN IT72 W033 5901 6001 0000 0018 399

BIC BCITIMX 

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Redazione

PHI Foundation

 

SETTIMANA 7 OTTOBRE GLI ULTIMI ARTICOLI

SETTIMANA 2 OTTOBRE GLI ULTIMI ARTICOLI

Energia Gratis Borutta è la prima comunità energetica rinnovabile in Sardegna

Energia Gratis: Burutta Sardegna Energia per tutti

Energia Gratis:

Burutta Sardegna Energia Gratis per Tutti

 

Energia Gratis

Borutta è la prima comunità energetica rinnovabile in Sardegna. Nel piccolo borgo del Meilogu, noto perché ospita nel suo territorio la famosa cattedrale di San Pietro di Sorres, l’energia elettrica sarà gratis al 100% e saranno erogati, sulla base delle misure sulle comunità energetiche, incentivi per il raggiungimento della classe energetica “A” in tutto il paese.

 

«È oggi realtà il sogno del nostro Comune, contenuto nel piano d’azione per l’energia sostenibile (Paes) e adottato già nel 2012, di diventare autosufficiente energeticamente mediante la produzione di energia da fonti rinnovabili, nonostante le tante difficoltà incontrate». Con queste parole Arru (il sindaco del paese) ha ufficializzato la realizzazione di un progetto avviato otto anni fa e reso possibile solo ora, con l’approvazione del decreto milleproroghe, convertito in legge nell’agosto scorso. «Che ha riconosciuto dignità giuridica alle comunità energetiche e fissate le regole per il suo funzionamento», ha chiarito Arru (il sindaco).

 

Borutta, poco meno di 300 abitanti, raggiunge un primato assoluto che lo posiziona primo Comune in tutta l’isola e tra le prime 12 comunità attive o, comunque, in partenza in tutto il territorio nazionale per autosufficienza energetica al 100%. Allo stato attuale le comunità energetiche nella penisola raggiungono ancora l’80%. Da tempo il borgo aveva raggiunto una buona autonomia di consumi pubblici di energia elettrica con impianti fotovoltaici sparsi nel centro abitato: palazzo comunale, strutture sportive, scuole, centro polifunzionale, museo, illuminazione pubblica, bici elettriche, la sala congressi, la biblioteca e la casa di riposo. «Ora, con la realizzazione di ulteriori impianti fotovoltaici sarà possibile distribuire gratuitamente l’energia prodotta da fonti rinnovabili a tutti gli abitanti e alle attività del paese», ha detto il sindaco. Nessuna bolletta energetica per chi vive o vorrà vivere a Borutta. Verranno, così, raggiunti due obiettivi, secondo gli amministratori, «decisivi per il futuro del paese». «In primis – ha spiegato Arru – verrà posto un freno allo spaventoso fenomeno dello spopolamento che potrebbe determinarne la scomparsa entro questo secolo e, poi, potrà essere invertito il trend demografico, favorendo non solo il “restare” ma anche l’arrivo di nuove famiglie. Come amministrazione riteniamo che rendere tutte le case del paese autosufficienti energeticamente, in modo gratuito, possa rendere molto appetibile per le famiglie l’idea di “restare” nel borgo natio e alle famiglie “di fuori” trasferirsi nelle molte case vuote. Ciò segna un decisivo passo in avanti verso uno scenario energetico basato sul consumo di energia a chilometro zero e lo sviluppo di reti intelligenti o smartgrid».

 

Sarà conveniente trasformare la casa in “100% elettrico” in modo da staccarsi completamente dai combustibili fossili (Gasolio e Gpl) e utilizzare soltanto l’energia elettrica per il riscaldamento e il rinfrescamento, la produzione d’acqua calda e la cottura dei cibi. E questi consumi saranno a costo zero». Oltre alle bollette ad importo zero, i cittadini riceveranno un incentivo, pari a 110 euro /Mwh, previsto dalle recenti misure sulle comunità energetiche. La somma dovrà essere investita per il raggiungimento della classe energetica “A” della propria abitazione. «Siamo davvero felici per questo risultato e crediamo che Borutta possa rappresentare un modello replicabile in tante realtà sarde come in tutti i Comuni a rischio spopolamento in Italia» .

 

PHI Foundation Comunità Innovazione Sociale

 

PHI Foundation

 

SCRITTURA: ORIGINI E STORIA DELLA SCRITTURA

SCRITTURA: ORIGINI E STORIA DELLA SCRITTURA

SCRITTURA: ORIGINI E STORIA DELLA SCRITTURA

 

ORIGINI E STORIA DELLA SCRITTURA

Tradizionalmente l’inizio della scrittura viene collocato dagli storici intorno al 3200 a.c. in Mesopotamia (l’odierno Iraq) dove inizialmente è sorta per fini di contabilità, amministrazione e commercio.

Scrivere altro non è che registrare in forma stilata il linguaggio verbale.

Le prime forme di scrittura furono cuneiformi, poi con l’avvento della civiltà minoica ci si avvicinò verso una scrittura sillabica.

Ma soltanto nel 1800 a.c. si ebbe il primo alfabeto in Egitto, a cui seguì quello fenicio del 1050 a.c., greco,  ed infine quello latino attualmente usato.

L’invenzione della scrittura fu una delle più grandi conquiste dell’umanità, il fatto di trascrivere il flusso di parole significava trasmettere e conservare la memoria di tutto il passato ed inoltre aveva una funzione pratica di registrare gli scambi commerciali dell’epoca.

Con il passare del tempo il ruolo della scrittura è stato sempre più indispensabile ed importante, ossia un mezzo di comunicazione che conserva le tradizioni da una generazione all’altra, che compone testi di diversa natura e la sua funzione è stata sempre più determinante nel corso del tempo, nel passato, nel presente e lo sarà anche nei tempi futuri.

Oggi, per chi ama scrivere esistono molti laboratori di scrittura. C’è la possibilità di partecipare a dei workshop sulla scrittura creativa scrivendo poesie, racconti onirici, polizieschi, fantascientifici, d’amore e migliorando la propria creatività e fantasia.

Inoltre la scrittura ha una funzione terapeutica nell’ambito della psicologia infatti, da circa un decennio, è sorta in Italia la medicina narrativa, ossia una metodologia clinica-assistenziale basata sulla narrazione scritta come principale strumento per acquisire una diagnosi ed una cura per il paziente.

SCRIVERE PER PHI FOUNDATION

Era da molto tempo che cercavo qualcosa che riguardasse il mondo della scrittura, perché mi piace scrivere, così un bel giorno mi sono imbattuta  nel sito di PHI Foundation e con immensa gioia ho letto che PHI Academy organizza dei corsi di scrittura con la possibilità di pubblicare gli articoli redatti.

L’occasione per me fu ghiotta e mi tuffai immediatamente in questa fantastica esperienza, iniziando a scrivere articoli che, settimana dopo settimana ,venivano pubblicati.

L’impegno nello scrivere gli articoli è stato considerevole ed anche non facile nel cercare le tematiche da trattare ma ho ricevuto molte soddisfazioni.

Durante questo mio lavoro da articolista ho conosciuto molte realtà legate al settore del volontariato e del non profit che prima non conoscevo, arricchendo così il mio bagaglio di conoscenze ed ho trovato tutto ciò molto utile ed interessante.

Inoltre ho effettuato delle donazioni in favore di alcune associazioni di volontariato ed è stato un dono fatto con il cuore a sostegno di associazioni che si impegnano a tamponare le gravi difficoltà esistenti nella società contemporanea.

LA SCRITTURA OGGI

Scrivere è un metodo  di comunicazione fondamentale e necessario per ogni epoca, la scrittura è lo strumento che consente di sapere, capire e comprendere.

Oggigiorno si scrive molto, vengono divulgati testi di ogni tipo e di ogni genere i quali oltre ad essere diffusi in formato cartaceo vengono diffusi in formato digitale (rappresentando in ciò un cambiamento, un’evoluzione, una novità rispetto al passato) ed attraverso la loro lettura si impara ogni aspetto del reale.

I testi redatti, oggi, si pongono in un vasto ed immenso panorama di generi diversificati tra loro, denotando per la scrittura un grande sviluppo ed una grande evoluzione.

Probabilmente la scrittura e le sue forme continueranno ad evolversi insieme all’evoluzione stessa del genere umano, è ipotizzabile che in un prossimo futuro la scrittura non sarà più manuale ma vocale (in realtà questo fenomeno è già presente oggi).

Ma sicuramente la necessità di lasciare traccia di quello che facciamo, diciamo e pensiamo resterà sempre una delle caratteristiche fondamentali del genere umano.

 

Redazione

PHI Foundation