CROCE VERDE: UN ISTITUTO POCO CONOSCIUTO

CROCE VERDE: UN ISTITUTO POCO CONOSCIUTO

COS E’ LA CROCE VERDE?

Chi di voi ha mai sentito parlare della Croce Verde? Chi sa di cosa si tratta e qual è la sua mission?

Una Associazione Onlus nata verso la fine del XIX secolo, per volontà di alcuni soci fondatori, operativa fin da subito, intervenne durante il primo conflitto mondiale, allestendo un ospedale da campo finalizzato all’accoglienza ed alla cura dei militari feriti.

Dopo la guerra questa associazione sviluppò sempre di più la sua attività ed i volontari diventarono sempre più numerosi. Le sue attività e finalità sono da sempre quelle di soccorrere gli infortunati e gli ammalati.

CROCE VERDE COME E’ ORGANIZZATA?

Un ente di volontariato territoriale e locale, che opera in campo sanitario, è dedita al trasporto urgente e non urgente d’infermi verso la struttura ospedaliera e al trasporto di persone disabili, coopera con la Protezione Civile, offre il suo intervento ad eventi come concerti (ad esempio il concerto di Vasco Rossi a Torino) ed a manifestazioni sportive.

La Croce Verde svolge le sue attività in diverse regioni ed enti locali e a differenza della Croce Rossa Italiana, che è sovvenzionata dallo Stato, la Croce Verde è un’ente locale e dipende dalle A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), difatti esistono diverse Croce Verde per ogni città o ente locale.

Ad esempio la Croce Verde Torino è composta da circa 500 volontari divisi tra: Milite Volontario (persone maggiorenni), Squadra Giovani (persone minorenni, dai 15 anni in su), Squadra di Montagna (fondata nel 1932, con il compito di assistere gli infortunati sulle piste sciistiche piemontesi) ed il Gruppo Autisti che guidano i mezzi di soccorso.

La Croce Verde Torino dispone di un autoparco composto da ambulanze per il soccorso avanzato e base, ambulanze per trasporti secondari, mezzi attrezzati per il trasporto di disabili ed altri mezzi per interventi di Protezione Civile.

Il Consiglio direttivo della C.V. è composto dal presidente, dal vicepresidente, dal direttore amministrativo, dal direttore dei servizi, dal direttore sanitario e da altri consiglieri.

COME ADERIRE A QUESTA ISTITUZIONE?

Chiunque voglia diventare volontario della sezione torinese può consultare il sito www.croceverde.org e fare un colloquio conoscitivo nella sede centrale di Torino.

La Croce Verde è presente in tutto il territorio nazionale, pertanto se vuoi collaborare con loro, informati su quale sia la sede più vicina a te e prendi contatto con loro, c’è sempre tanto bisogno di volontari e persone che vogliono aiutare il prossimo.

 

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VOLONTARIO: VIAGGIARE FACENDO VOLONTARIATO

VOLONTARIO FACENDO IL VIAGGIO

VOLONTARIO: VIAGGIARE FACENDO VOLONTARIATO

 

VOLONTARIO: ORIGINI DEL VOLONTARIATO

Volontario: Agli inizi del Novecento nascono le prime associazioni di volontariato e nel corso del tempo ci sono stati molti mutamenti in questo ambito.

In principio queste associazioni erano legate al territorio dove erano sorte mentre con gli anni, alcune operano a livello internazionale, altre a livello nazionale ed altre a livello regionale.

Chi decide di fare il volontario sa che deve operare in situazioni di emergenza, portare il suo aiuto in aree sottosviluppate, lì dove mancano i beni di prima necessità, l’assistenza sanitaria, le abitazioni e fronteggiare varie situazioni disagiate.

Nell’ ultimo trentennio del Novecento nascono delle associazioni capaci di promuovere scambi culturali, educativi e linguistici nel mondo ma restando sempre legati all’ambito dell’ associazionismo.

 

VOLONTARIO: ASSOCIAZIONI CHE ORGANIZZANO I WORKCAMPS

Lunaria è un’ associazione di promozione sociale con sede a Roma e promuove dei campi di volontariato dal 1992. Ogni anno circa 20 mila volontari partecipano ai progetti di cooperazione internazionale, svolgendo attività senza fini di lucro ed autofinanziandosi i workcamps (progetti di volontariato a breve termine in tutto il mondo).

Lunaria propone 2000 progetti in 65 Paesi, consultabili dal proprio sito www.lunaria.org.

Anche Wep (world education programm) organizza da 30 anni  viaggi solidali  in molte zone del mondo, chi decide di partire deve finanziarsi il viaggio, studiare la lingua dello stato dove svolgerà il servizio e sostenere un colloquio conoscitivo-valutativo.

Dispone di 15 formule che variano dal progetto construction, ai progetti eco (manutenzione dei parchi e salvaguardia della flora e della fauna in Canada, cura e pulizia dei templi in Cambogia), al progetto ranch per vivere nella savana guyanese, ai progetti sea life in Indonesia e Sud Africa.

Chiunque voglia fare un’ esperienza di volontariato unita al desiderio di conoscere e scoprire la cultura e la storia di un altro Paese può consultare il sito www wep.it.

Un ruolo molto importante in questo ambito lo sta svolgendo recentemente anche l‘Associazione Informagiovani che ha stretto accordi di collaborazione bilaterale con 100 organizzazioni di 55 Paesi.

Promozione del volontariato locale ed internazionale, tutela dei diritti civili dei giovani, partecipazione attiva di minori, questi gli obiettivi dello sportello Informagiovani di Palermo (www.campidivolontariato.net).

Nel 2011, nasce Volontariato al Volo (www.volontariatoalvolo.it), dall’Associazione di volontariato Cantiere Giovane in partenariato con altri enti del terzo settore.

L’obiettivo attuale è quello di promuovere il volontariato attraverso il coinvolgimento dei giovani in attività sociali, culturali ed ambientali, organizzando workcamps e progetti europei.

Tutti coloro che amano viaggiare possono unire questa passione ad un’ esperienza  formativa di volontariato, incontrando nuove culture, imparando una lingua ed al contempo promuovendo la pace, gli stili di vita sostenibili, la tutela dell’ambiente ed i diritti umani e civili.

 

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Popoli Indigeni Impegno Claudio Santamaria

Popoli Indigeni Impegno Claudio Santamaria

Popoli Indigeni Impegno Claudio Santamaria

Claudio Santamaria e il suo impegno umanitario

a difesa dei popoli indigeni

Popoli Indigeni

È ormai cosa nota che dietro gli occhioni blu e la barbetta incolta dell’attore Claudio Santamaria, si celi un uomo tutt’altro che superficiale e, anzi, dedito ad un certo impegno umanitario. Forse però pochi sanno che Santamaria ha un debole per una categoria sociale, se così possiamo definirla, piuttosto insolita. Si tratta dei cosiddetti popoli indigeni, resistenti nuclei umani a testimonianza di una realtà che, a primo impatto, sa di arcaico, superato, selvaggio.

Ad un secondo sguardo, però, l’esistenza di questi popoli testimonia piuttosto che la diversità umana è ancora oggi, a dispetto dell’era della globalizzazione in cui viviamo, piuttosto ricca.

Con indigeni si vuole indicare gli abitanti nativi di un determinato luogo, ovvero i diretti discendenti dei popoli ancestrali che lo hanno popolato in passato: gruppi umani tratteggiati spesso da elementi culturali caratterizzanti circa lo stile di vita, la ritualità, la lingua madre.

I diritti dei popoli indigeni:

Esistono infatti popoli, uomini, che, vicino o lontani da una minacciosa estinzione, contrassegnano le proprie vite dedicandosi a sistemi economici primitivi, alla devozione a divinità poligamiche sconosciute ai più e al confezionamento artigianale di abiti e oggetti tradizionali. Spesso vivono in dimore rudimentali e non sentono l’impellente esigenza di riempire di tecnologia le loro esistenze. In altri casi, invece, vengono rigettati via dalla corrente progressista del loro paese, lasciati ai margini, sul ciglio della strada dello sviluppo.

In ogni caso si tratta di popoli spesso perseguitati e indifesi, che con i pochi mezzi di cui dispongono lottano per preservare la loro terra dalle ingordigie delle multinazionali, delle compagnie minerarie e dai mercati. Lottano, in poche parole, per il diritto alla salvaguardia del proprio piccolo angolo di mondo. Spesso questo angolo di mondo altro non è che un pezzo di foresta ed è, in fondo, interesse di tutti gli essere umani del pianeta proteggerla da ulteriori deforestazioni e condotte inquinanti.

Survival International:

Chi si dedica alla difesa di questi popoli e delle loro cause è, dal 1969, Survival International, l’unica organizzazione ad occuparsi dei diritti dei popoli indigeni in tutto il mondo, senza scopo di lucro e senza godere di entrate (tantomeno di finanziamenti statali), se non quelle liberamente pervenute grazie alle donazioni dei volontari.

Fra gli ambasciatori di Survival International c’è proprio l’italianissimo Claudio Santamaria, che nel 2009 ha prestato la sua voce al film-documentario “Mine: Storia di una montagna sacra”, che ha vinto il premio per il “miglior corto” nella categoria Diritti Umani dell’Artivist Film Festival di Hollywood.

La storia che viene raccontata è la battaglia dei Dongria Kondh, popolo indigeno dell’India che lotta per impedire alla compagnia Vedanta l’estrazione di risorse minerarie dalla montagna Niyamgiri, a loro molto cara poiché considerata sacra e venerata come una divinità.

ANTEPRIMA DEL VIDEO: https://www.survival.it/film/mine%20

L’attore ha inoltre collaborato a diverse iniziative per la sensibilizzazione e/o la raccolta di fondi da destinare alle campagne promosse da Survival International. Il 2 marzo 2010 ha messo in scena al teatro piccolo Eliseo di Roma lo spettacolo “La notte poco prima della foresta”, un monologo senza respiro che parla della difficile condizione dell’essere straniero. Nella piece il protagonista arriva a desiderare di scappare dalla periferia urbana in cui si sente ingabbiato e rifugiarsi nella foresta, lontano da ingiustizie, guerre e stress. In quell’occasione Santamaria, in qualità di testimonial, ha portato a conoscenza del suo pubblico le attività promosse da Survival International.

La campagna per i popoli incontattati:

Fedele con il suo impegno, a febbraio del 2018, Santamaria ha lanciato insieme ad altri attori dal calibro di Gillian Anderson e Wagner Moura (attore protagonista della serie “Narcos”), una campagna mondiale con un toccante video-appello a difesa dei popoli incontattati. Si tratta di manciate di uomini, donne, bambini, distribuiti per il pianeta, dall’Amazzonia alla Papua Occidentale, il quale stile di vita ricorda quello dei nostri preistorici antenati. La storia di questi curiosi popoli millenari si è susseguita nei secoli in maniera del tutto indipendente da quella del resto dell’umanità e la loro memoria sopravvive solo grazie ai racconti dei pochi superstiti. Essi non hanno rapporti con le civiltà dominanti dei confini politici a cui appartengono le loro terre. Sono del tutto estranei ai flussi globalizzanti, sia quelli mediatici che quelli culturali e, per questa ragione, si tratta di popoli vulnerabili e del tutto impreparati agli strumenti del progresso dell’Occidente.

Popoli indigeni che potrebbero soccombere di fronte alla speculazione edilizia, all’espansionismo di altri gruppi umani o al solo incontro fisico (per via della mancanza di difese immunitarie adeguate) con essi.

ANTEPRIMA DEL VIDEO: https://www.survival.it/notizie/11927

L’impegno umanitario di Santamaria ci ricorda che molte grandi battaglie per i diritti umani si combattono grazie alla conoscenza e a mobilitazioni globali. La diversità umana è sotto minaccia ma abbiamo la possibilità di apportare un aiuto concreto, come sempre nel nostro piccolo, informandoci, facendo donazioni, condividendo e firmando gli appelli umanitari.

 

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I Senzatetto: Cercasi Personal Shopper

I Senzatetto: Cercasi Personal Shopper

I Senzatetto: Cercasi Personal Shopper

AAA: Cercasi-Personal-Shopper-per-i-senzatetto-in-tempo-crisi

 

I Senzatetto: “Pantaloni, ho un disperato bisogno di pantaloni”. Queste le parole che mi hanno accolto quando ho varcato la soglia di una stanza piena di vestiti finemente piegati e di donne con un gran sorriso e una giubba rossa. Aiutano i senzatetto a trovare da vestire in vista dell’inverno, ormai quasi imminente, ma anche della primavera, dell’estate e dell’autunno che verranno.

Nessuna vetrina d’effetto né alcuna commessa sottopagata con tailleur quindi ma solo volontari che hanno deciso di impegnare il proprio tempo libero nel terzo settore e tanti uomini in fila, non turisti a caccia di sconti irrinunciabili ma italiani disperati, desiderosi di trovare in quel guardaroba di pochi capi quello più adatto non tanto all’occasione quanto il più idoneo a fargli riacquistare quell’autostima che la perdita del lavoro ogni giorno gli nega.

Sono 2.263 i senzatetto presenti a Milano nel 2015 secondo Quotidiano.net, 2.359 per lo stesso anno i senzatetto in coda per i dormitori a Torino stando a quanto riportato da La Stampa e 2.700, secondo il Giornale.it, le richieste di aiuto che sono arrivate a Roma con un aumento pari a 650 di italiani rispetto al 2014.

Sempre più sguardi disperati adornano i marciapiedi delle vie più lussuose delle nostre città o gli ingressi delle stazioni ferroviarie eppure sono ancora tanti coloro ai quali le condizioni dei senzatetto passano inosservate. Ma non a Piera e a Marinella, non a Lilly e a Gabriella e neanche a Carlo e a Tina che insieme alle suore francescane Missionarie di Maria qualche ora dopo l’alba varcano il cancello di un antico convento di Città Studi a Milano per donare coperte, biancheria, giacche, pantaloni, scarpe agli “invisibili”, come li definiscono i City Angels..

Attente servitrici del terzo settore da oltre 50 anni, queste suore insieme alla più grande risorsa che un’organizzazione no profit possa avere, ossia volontari e benefattori arricchiscono Milano con un’associazione ONLUS che è divenuta in breve tempo un punto di riferimento per il Municipio 3 della città meneghina e arricchendosi sempre più di nuovi servizi utili in vista della progressiva crescita della povertà in Italia e nel mondo.

La mensa, le docce, il guardaroba ma anche la scuola di italiano e il centro d’ascolto sono tutti servizi che vengono donati da Suor Carmela e Suor Silvana per completare quel servizio sociale che la fondatrice beata suor Maria della Passione fin dal lontano XIX secolo creò per tutelare i più deboli, persone che magari non hanno niente ma che, inspiegabilmente, ogni volta che li incontri, ti fanno andare via pieno di regali.

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PHI Foundation
START-UP SOCIALE GO! Grazie a PHI Foundation

Start Up Sociale Go Grazie a PHI Foundation

START UP SOCIALE GO! Grazie a PHI Foundation

 

Start Up Sociale Go: PHI Foundation si pone a sostegno delle organizzazioni non profit che hanno in mente un’idea imprenditoriale ma fino ad oggi non sono riuscite a trovare il modo di realizzarla, bloccati da una insufficiente esperienza imprenditoriale, dovuta probabilmente ad un sistema di operare troppo legato all’ “agire” piuttosto che preventivare una sostenibilità economica.

La candidatura a FOUNDAMENTA #2 si chiude il 7 agosto.
Le start-up sociale ad impatto sociale dovranno presentarsi per uno dei seguenti ambiti:

  • Salute e benessere
  • Innovazione didattico/formativa
  • Welfare
  • Cultura
  • Agricoltura e cibo

Si tratta di un percorso intenso della durata di 4 mesi, completamente gratuito, offerto da

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per accompagnare e accelerare nuove start-up sociali, nuove idee imprenditoriali che possano avere conseguenze positive per la società.

 

Come fare?

È possibile scaricare il bando cliccando sul link https://socialfare.org/call/FOUNDAMENTA%232_BANDO.pdf

Il percorso di accelerazione delle start-up che verranno scelte partirà il 3 ottobre 2016.

Si tratta di una grande possibilità per trasformare idee innovative e creare valore sul territorio.

Rinascimenti Sociali e Social Fare Centro per l’Innovazione Sociale promotori del progetto sono sostenuti dalla Fondazione Compagnia di San Paolo.

Parlando sempre di start-up innovative, è possibile creare una start-up gratis, senza notaio, attraverso una procedura online sulla nuova piattaforma del Registro imprese cliccando sulla voce “Crea la tua startup” https://startupitalia.eu/61061-20160720-startup-gratis-senza-notaio-spiegazione

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Potete trovare la giuda dettagliata con assistenza gratuita fino al 30 settembre 2016 https://startup.registroimprese.it/atst/help/Guida_Costituzione_Startup_ModelloTipizzato.pdf

Vivere informati fa molto bene.

 

Start Up Sociale Go: PHI Foundation si pone a sostegno delle organizzazioni non profit che hanno in mente un’idea imprenditoriale ma fino ad oggi non sono riuscite a trovare il modo di realizzarla, bloccati da una insufficiente esperienza imprenditoriale, dovuta probabilmente ad un sistema di operare troppo legato all’ “agire” piuttosto che preventivare una sostenibilità economica.

 

Puoi sempre contattare PHI Foundation info@phifoundation.com

 

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Phi Foundation

PHI DONATION DAY: Per la Ricostruzione Sociale

PHI DONATION DAY: Per la Ricostruzione Sociale

PHI DONATION DAY

#PHIDONATIONDAY2021

PHI DONATION DAY: l’Italia del Dono

PHI Donation Day: Per la ricostruzione sociale, sviluppare e rivalorizzare i territori dei Comuni a rischio spopolamento.

Conto alla rovescia per il #PHIDONATIONDAY2021.

Parte una raccolta fondi trasparente per la “ricostruzione sociale” dei territori a rischio spopolamento con la creazione di comitati promotori locali.

 

Comuni, imprese, associazioni, comitati, singole persone: non si ferma la maratona di partecipazione dell’Italia al PHI DONATION DAY “Il Giorno del Dono PHI” per la ricostruzione sociale nel sviluppare e rivalorizzare i territori dei Comuni a rischio spopolamento.

Proprio mentre l’Italia prosegue nella sua gara di solidarietà per le vittime del Covid19 che ha devastato l’intero mondo incluso la nostra amata Italia –  la PHI Foundation lancerà per l’anno 2021 una raccolta fondi speciale insieme alla costituente OVER Foundation (di cui è sostenitrice), proporrà la prima raccolta fondi per la rivalorizzazione dei Comuni a rischio spopolamento.

Ai sottoscrittori di una donazione oltre alla garanzia del suo buon utilizzo, sarà data l’opportunità di divenire soci fondatori della OVER Foundation.

L’importo raccolto sarà destinato a progetti di Comuni a rischio spopolamento selezionati secondo chiare regole di  trasparenza e correttezza, contenute nella “Carta della Donazione”: il codice etico utilizzato da PHI Foundation, che garantisce il donatore sul buon uso delle risorse raccolte. I progetti selezionati saranno di Comuni impegnati nei lavori di ricostruzione “sociale” e rivalorizzazione territoriale dei paesi colpiti dallo spopolamento.

“Abbiamo raccolto più di 100 iniziative tra comuni, associazioni e imprese che nelle settimane prossime racconteranno un’Italia inedita capace di grandi slanci di generosità, siamo orgogliosi di poter raccontare un Paese diverso che sempre più spesso viene trascurato dai grandi mezzi di comunicazione. L’evento sarà infatti l’occasione per presentare a tutti il cartellone delle iniziative del 1°Giro dell’Italia che dona ai Comuni a rischio spopolamento. 

 

 

 

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Alzheimer: Crowdfunding Alzheimer ed Arte

Alzheimer: Crowdfunding Alzheimer ed Arte

Alzheimer: Crowdfunding Alzheimer ed Arte

 

Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza degenerativa progressivamente invalidante che compare, nella maggior parte dei casi, dopo  i 65 anni.

L’Alzheimer esordisce causando al paziente un sintomo caratteristico, cioè la difficoltà  nel ricordare eventi recenti, e l’aspettativa media di vita post diagnosi è compresa tra i 3 ed i 9 anni.

Per aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie l’ Associazione Artistico Culturale Scruscio, in collaborazione con le due associazioni no profit,  Familiari Alzheimer Palermo e La Grande Famiglia Onlus organizza una campagna di crowdfunding per la realizzazione di un laboratorio artistico terapeutico rivolto agli ospiti dell’Alzheimer Caffè di Palermo.

Il laboratorio Memoryplace avrà l’obiettivo di fornire ai malati di Alzheimer la possibilità di superare i loro blocchi espressivi e comunicativi, di rievocare i loro ricordi e le loro emozioni legate al passato, di stimolare le loro capacità percettive e di rafforzare la loro coordinazione oculo-manuale, il tutto tramite una serie di strumenti artistici.

Secondo alcuni studi, infatti, l’arte ha la capacità di sollecitare parti del cervello che restano intatte anche dopo la comparsa della demenza e di fornire uno stimolo intellettuale cosi intenso da portare al malato grandi benefici, sia nell’immediato che a medio termine.

Memoryplace si svolgerà in diverse giornate nel corso di un intero mese e, nello specifico, consisterà in percorsi artistici di diverso genere,  che spazieranno dalla pittura con tecnica Suminagashi, alla manipolazione della creta per la riproduzione di forme geometriche ed antropomorfe da ricomporre in una scultura di libera espressione artistica, alla creazione di silhouette con il metodo sedia di Lavater.

La campagna di crowdfunding si svolgerà tramite il sito www.becrowdy.com , una piattaforma di crowdfunding reward-based per progetti culturali e artistici, grazie alla quale gli artisti e i promoter possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community.

Attraverso questa piattaforma l’artista/promoter può creare una campagna dedicata al suo progetto, indicando il budget da raggiungere e la sua durata e, per incentivare le donazioni da parte della community, attribuire delle ricompense ad ogni quota versata.

Allo scadere del tempo prefissato, se il budget indicato viene raggiunto o superato, l’artista/promoter riceve la somma raccolta (lasciando solo l’8% di trattenute a BeCrowdy); in caso contrario le somme versate vengono restituite ai rispettivi donatori.

La promoter di questa  campagna Memoryplace è Valentina Butera, presidente e fondatrice dell’associazione Scruscio, appassionata d’arte e laureata in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Contribuisci anche tu a questa campagna di crowdfunding con una donazione, darai la possibilità a tanti malati di Alzheimer di poter mantenere viva la propria memoria e riceverai anche una pergamena, con dedica di ringraziamento dell’Associazione La Grande Famiglia Onlus.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

 

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Morbo Alzheimer: i tanti ricordi, non ti scordar di me

Morbo Alzheimer: i tanti ricordi, non ti scordar di me

Morbo Alzheimer: i tanti ricordi, non ti scordar di me

Non dimentichiamoci di chi non può più ricordare

Fermiamo l’Alzheimer

 

Morbo Alzheimer

“Morbo Alzheimer: Un uomo che ho avuto la fortuna di chiamare padre amava tantissimo il suo lavoro.

Era la sua vita. Non si fermava mai.

Un lavoro fatto di responsabilità e di problemi quotidiani, di numeri, di leggi che cambiano in continuazione e di rapporti frequenti con le persone.

Ma un bruttissimo giorno tutto questo finì.

Niente più numeri, niente più ricordi.

Mio padre, come l’avevo conosciuto, non esisteva più.

In casa nostra era arrivato l’Alzheimer.

Un ospite crudele e subdolo che non avresti mai voluto conoscere e ricevere.”

Questa triste storia è uguale a tantissime altre storie di tantissime altre famiglie che come la mia hanno avuto la sfortuna di avere a che fare con questa terribile malattia.

Il morbo di Alzheimer è un malattia degenerativa del cervello, ad oggi incurabile, che a partire dalla memoria, prima recente poi a lungo termine, distrugge progressivamente tutte le facoltà cognitive del malato rendendolo incapace di essere autonomo e di avere una vita sociale.

 

Morbo Alzheimer

Alzheimer nel mondo

Purtroppo le proporzioni di tale malattia stanno assumendo ormai l’aspetto di una pandemia.

Secondo Alzheimer’s Disease International, la federazione internazionale delle associazioni di Alzheimer di tutto il mondo, nel suo Rapporto Mondiale Alzheimer 2015, la situazione mondiale

del morbo di Alzheimer si può riassumere nelle seguenti cifre:

  • 46.8 milioni di persone con demenza nel 2015
  • 74.7 milioni di persone con demenza nel 2030
  • 131.5 milioni di persone con demenza nel 2050
  • 9.9 milioni di nuovi casi di demenza ogni anno
  • 1 caso di demenza ogni 3 secondi
  • 818 miliardi di dollari l’attuale costo mondiale della demenza
  • 1.000 miliari di dollari il costo mondiale della demenza nel 2018

Questi numeri spaventosi tengono conto soltanto dei malati e non dei cosiddetti caregivers, cioè di tutte quelle persone (familiari, operatori, volontari, ecc…), che prendendosi cura quotidianamente del malato di Alzheimer, subiscono l’enorme stress, la stanchezza fisica e psicologica e la solitudine sociale che spesso li accompagna nella battaglia contro questa terribile patologia.

 

Morbo Alzheimer

Alzheimer In Italia

Un articolo di Repubblica.it del 24 Febbraio 2016 traccia un quadro a dir poco drammatico della situazione in Italia dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie sempre più costrette ad arrangiarsi causa la progressiva diminuzione dell’aiuto pubblico.

Unica nota lieta sono i cosiddetti Alzheimer Cafè.

In Italia ce ne sono circa un centinaio in continuo e costante aumento.

Sono luoghi pubblici dove i malati di Alzheimer e i loro familiari possono usufruire di incontri periodici con personale medico specializzato e svolgere tutte quelle attività di socializzazione utili ad affrontare meglio la malattia.

 

Morbo Alzheimer

Alzheimer e Terzo Settore in Italia

A far fronte alla grave mancanza di supporto delle istituzioni pubbliche interviene fortunatamente sempre di più il terzo settore.

Tra le varie realtà non profit piccole e grandi esistenti sul territorio nazionale che si occupano con coraggio e dedizione di fronteggiare il morbo di Alzheimer ricordiamo la Federazione Alzheimer Italia promotrice oltre che della linea telefonica di sostegno denominata Pronto Alzheimer anche di un’ apposita app per permettere alle nuove generazioni e non di conoscere, capire e affrontare questa terribile malattia.

 

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Gli Amici del Monumentale e la loro dedizione per le persone insostituibili

Amici del Monumentale per le persone insostituibili

Gli Amici del Monumentale e la loro dedizione per le persone insostituibili

 

Chi segue i miei articoli sul Blog avrà capito che amo Milano ma degli Amici del Monumentale non vi ho ancora parlato? Conobbi Carla de Bernardi lo scorso maggio in occasione di una visita guidata al Cimitero Monumentale di Milano. Fotografa, scrittrice, instancabile camminatrice (qui trovate un contributo video in cui racconta del suo cammino di Santiago) ma soprattutto appassionata del più importante museo a cielo aperto di Milano.

Prima di accompagnarci lungo questo infinito percorso all’insegna della fede, della storia e dell’arte però vuole raccontarci di un progetto che le sta molto a cuore e per il quale si impegna quotidianamente con attenzione e entusiasmo. Da diversi anni infatti ricopre la figura di Presidente e Responsabile Comunicazione dell’associazione senza scopo di lucro: Amici del Monumentale.

Eh sì…perché in fondo un po’ perché come molti dicono: “con la cultura non si mangia!”, un po’ perché l’Italia possiede una grande fetta del patrimonio culturale mondiale e quindi vige il pensiero de: “non si può certo aiutare tutti quelli che hanno bisogno -con la crisi poi!” -, i soldi riservati alla valorizzazione e la tutela delle ricchezze artistiche e culturali d’Italia non sono mai sufficienti e bisogna correre ai ripari come si può.

Ed è quello che avranno pensato i dodici Soci Fondatori degli Amici del Monumentale, tra cui Lalla Fumagalli, vicepresidente dell’associazione, Laura Monastier, protagonista di #BCM16 con la sua passeggiata tra le tombe di editori, fumettisti e scrittori o Emma Treves, quando il 27 marzo del 2013 danno vita a un’organizzazione non profit con l’obbiettivo di promuovere e valorizzare l’edificio architettato da Carlo Maciachini.

Noto a milanesi e turisti, è da sempre incompreso nonostante sia possessore, più di altri luoghi meneghini, di una magia senza tempo che Carla (de Bernardi n.d.r.) racconta nella guida “Non ti scordar di me” edita da Mursia con queste parole: “una straordinaria e silenziosa città dei morti” che comunica con “ […] la frenesia della città dei vivi […] attraverso una cancellata volutamente esile che permette ai due mondi di restare sempre in contatto”.

Torniamo ora però a quel tour tanto atteso dove conobbi Carla e la sua associazione e allo stupore del pubblico che, come me, si aggirava curioso tra le tombe discrete dei personaggi della storia e alcune tombe fastose di uomini sconosciuti percorrendo ogni metro dal Famedio con il pantheon degli uomini illustri, al cimitero acattolico, dall’Ossario fino al Tempio crematorio senza mai fermarsi.

Per non parlare delle opere scultoree, il più in bronzo, su cui la nostra guida si soffermava meticolosamente, la maggiorparte provenienti dalla Fonderia Artistica Battaglia, luogo affascinante dove ancora si fonde il bronzo con la tecnica della fusione a cela persa e dove le due “attempate ma giovanili ragazze” (citate qui in questi termini) degli Amici del Monumentale passarono giornate intere per studiare origine e peculiarità delle opere dei grandi maestri del 1900 come Adolfo Wildt, Arturo Martini, Lucio Fontana solo per citarne alcuni e per le quali da tre anni gli Amici del Monumentale combattono insieme ai suoi volontari per garantirgli restauri e manutenzione adeguati non solo in rispetto di coloro che riposano in questo luogo ed per i quali è quindi un dovere per l’associazione assicurarsi che lo facciamo in un luogo sicuro (ricorrenti i furti che hanno colpito il cimitero; dell’ultimo, risalente a marzo, se ne parla qui) ma anche per quelle sculture così care agli Amici del Monumentale che una volta conosciute, vi assicuro, non si dimenticano più.

 

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15 NOVEMBRE: ARTICOLI DELLA SETTIMANA

Sociale: Raccolta fondi per il sociale attraverso i social network

Sociale: Raccolta fondi attraverso i social network

Sociale: Raccolta fondi per il sociale attraverso i social network

 

Il mondo del sociale è un settore fondamentale per il nostro Paese, soprattutto considerando la crisi economica in cui versa negli ultimi anni. Fondamentale soprattutto per dare risposte ai problemi del tessuto sociale che non possono essere affrontati in maniera celere dagli Istituti preposti. Manca però, in tutto ciò, un piano strategico ed un protocollo di azioni combinate che possano dettare le linee guida della raccolta fondi. Tale attività ad oggi è disciplinata soltanto per gli aspetti fiscali; manca totalmente un’azione condivisa dalle molteplici associazioni non profit nel muoversi e gestire la raccolta fondi. Operazione fondamentale per una efficace attività di fundraising.

Fundraising attraverso i social network

Fundraising attraverso i social network

L’importanza delle ONP

Come anticipato, il settore del non profit riveste un ruolo fondamentale per la nostra realtà italiana; molto spesso è una delle attività produttive principali, come lo è ad esempio per le attività artistiche, sportive o di intrattenimento dove le realtà non profit superano le imprese tradizionali, impiegando un numero di circa quasi 700 mila lavoratori retribuiti. Questo aspetto dovrebbe suscitare in ognuno di noi delle domande in merito al nostro futuro, prendendo in considerazione la possibilità e la fattibilità di investire maggiormente in attività legate al non profit. Tale pensiero oggi sopraggiunge grazie anche alla considerazione della Responsabilità Sociale d’impresa; pensiero secondo il quale l’aspetto meramente economico di una attività imprenditoriale non deve tralasciare un aspetto più sociale, nell’interesse del benessere comune dei dipendenti dell’azienda, ma soprattutto della società intera. Come non portare il pensiero ad Adriano Olivetti, che fece del benessere dei propri dipendenti il motore produttivo della sua azienda. Da lui tutti noi dovremmo apprendere e riproporre in un’ottica di innovazione sociale le sue lungimiranti azioni.

Una rete per il sociale

Mancando un piano di azione condiviso, è opportuno fare in modo che il mondo del sociale possa aggregarsi, unirsi in una rete in  cui mezzi e strumenti siano condivisi per aiutare le diverse associazioni nella campagna di promozione online della loro attività. Il tutto con il fine ultimo di incentivare e agevolare la raccolta fondi. Penso soprattutto a quelle piccole ONP, costituite da personale per lo più volontario, molto spesso in pensione, che non sono in grado di gestire, in termini di risorse, azioni concentrate sulla raccolta fondi. Una rete di supporto, con strumenti dedicati e a basso costo o meglio ancora gratuiti, potrebbe colmare questa mancanza e sollevare le sorti di una piccola realtà che per la comunità di appartenenza risulta fondamentale.

Una rete per il sociale

Una rete per il sociale

I social network per il sociale

Laddove pecca il sociale, arriva il web con i suoi social network. L’uso delle piattaforme social e dei social network possono migliorare l’efficacia dell’operato del terzo settore nelle diverse loro attività, dal fundraising al dialogo con le istituzioni e la società civile. Il web offre alle ONP una vasta gamma di strumenti per promuovere la propria attività e per fare raccolta fondi in maniera immediata e soprattutto innovativa. Lo stesso Google ha realizzato una sezione dedicata al non profit, Google for non profit appunto, che offre vantaggi e strumenti precisi alle ONP beneficiarie. Si tenga presente che ben il 76% delle persone che intendono fare una donazione ad una associazione non profit, cerca online informazioni: sia tramite i motori di ricerca ma anche attraverso i social network, dove i video sono gli strumenti che maggiormente attirano l’attenzione dei potenziali donatori, stimolando l’engagement. Si stima che il 57% degli utenti, effettui una donazione dopo aver visto un video in cui si racconta l’ONP.

Anche Linkedin, così come Google, offre un servizio apposito per le Onlus:

  • accesso gratuito all’account “Talent Finder”, per un valore di circa mille dollari l’anno;
  • accesso al gruppo dedicato “Non profit Board Connect”;
  • accesso esclusivo alle guide tutorial di Linkedin.

Twitter offre una serie di informazioni e strumenti dedicati alle ONP per coadiuvarle nel diffondere il loro messaggio ottenendo al contempo il maggior numero di followers ed una maggiore interazione con il pubblico degli stakeholders. Lo stesso Facebook ha inserito il tasto “DONA ORA” per le associazioni non profit, per unire il fundraising alla comunicazione digitale nell’ottica di un social marketing innovativo.

Concludendo…

Il punto fondamentale da tenere presente in una campagna di raccolta fondi online è il target verso il quale ci si indirizza. È cosa nota, ormai, che tutti noi viviamo con lo smartphone sempre a portata di mano. Innovare in questo senso il fundraising è un passo necessario da compiere, anche per le piccole realtà locali che rispondono ai bisogni della comunità. Semplificare le modalità di donazione, rendendole fruibili in ogni modo e in ogni dove, è il primo passo verso un protocollo di azione condiviso tra le molteplici ONP. Dall’altra parte, offrire alle ONP un elenco costantemente aggiornato del panorama web e delle diverse possibilità offerte in merito al social marketing e al fundraising, potrebbe essere un ulteriore passo verso un’azione condivisa non solo dalle ONP, ma dagli stessi donors che decidono di sostenere le singole attività del mondo non profit.

 

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NODO COOPERAZIONE: UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

Nodo Cooperazione Vuol Dire Dignità

NODO COOPERAZIONE:

UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

 

Nodo Cooperazione Internazionale, lasciando alle spalle l’assistenzialismo, ha optato per diffondere la cultura del lavoro con un progetto innovativo di auto sviluppo, una scuola che supporta le capacità artigianali della Cambogia, dove la manualità non è stata ancora soffocata dall’uso delle macchine.

Una nazione che vuole guardare al futuro deve prima di tutto pensare ai bambini e ai giovani, alla loro educazione e alla loro istruzione perché loro sono il bene primario della società, i cittadini del domani che dovranno poter lavorare, produrre e contribuire allo sviluppo del proprio paese.

Uno degli obiettivi del Nodo è quello di aiutare i giovani della Cambogia a superare ignoranza e povertà, trasferendo conoscenze e metodologie, dando valore all’individuo e stimolando le capacità di gestire attraverso il lavoro, il loro futuro e quello delle loro famiglie.

La Bottega dell’Arte di Phnom Penh è una scuola di design sociale dove 25 ragazzi e ragazze imparano a lavorare l’argento. La maggior parte di loro arriva da una zona poverissima della periferia della città, sono giovani con scarsa istruzione, con difficili situazioni familiari, alcuni sono orfani appena usciti dall’orfanotrofio o portatori di handicap. Per loro la Bottega non è solo un luogo dove imparare una professione ma anche una casa e una protezione.

Ogni anno un designer italiano trascorre un mese in Bottega per insegnare ai ragazzi a produrre oggetti innovativi. Nella scuola non si tengono solo corsi di disegno e lavorazione del metallo, ma anche corsi di contabilità e gestione d’impresa, nonché corsi di alfabetizzazione per gli studenti che non hanno potuto completare gli studi di base. Alla fine del percorso, i più bravi possono rimanere in Bottega ad insegnare, i più intraprendenti aprono una loro attività, sostenuti dal Nodo con un piccolo prestito, gli altri vengono aiutati a trovare un lavoro in imprese esistenti.

Un altro grosso problema che affligge la Cambogia e di cui Il Nodo ha voluto occuparsi è quello dell’acqua. L’acqua è causa di allagamenti e disastri naturali, ma qui è anche una delle maggiori cause di mortalità infantile. Per questo Il Nodo distribuisce filtri per la potabilizzazione dell’acqua, ma interviene anche organizzando corsi di igiene e manutenzione del filtro. In quattro anni sono stati distribuiti più di 600 filtri ed ha istruito i bambini e le loro famiglie per il loro uso e manutenzione.

Il Nodo collabora, inoltre, con alcuni orfanotrofi locali, fornendo ai bambini e ragazzi ospiti, tutto il necessario per nutrirsi adeguatamente, vestirsi e andare a scuola. Offre loro corsi complementari di inglese e computer utili a qualificarli per un futuro lavoro, corsi di musica e di danza per fornire interessi e stimoli che li aiutino a formarsi un’identità positiva e corsi di tessitura ed intreccio di ceste e stuoie per insegnare attività generatrici di reddito ai ragazzi prossimi all’uscita dall’Istituto.

Questi sono solo alcuni dei progetti che Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus ha in corso in Cambogia. Se volete conoscere meglio questa bellissima realtà, se volete aiutarli o entrare a far parte di questa associazione, potete scrivere a info@ilnodoonlus.org  o telefonare allo 02.66801806 e sarete sempre ben accolti.

 

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Cagliari: Nasce una Nuova Comunità di Recupero

Cagliari: Nasce una Nuova Comunità di Recupero

Cagliari: Nasce una Nuova Comunità di Recupero

 

1 Cagliari: La Locanda dei buoni e cattivi:

Cagliari: Cari lettori oggi vi scriviamo dell’esempio che arriva da Cagliari dove grazie a una cooperativa un gruppo di ragazzi «ai margini» ha conquistato l’indipendenza ottenendo dei finanziamenti dalla Fondazione Prosolidar attraverso un bando senza scadenza per progetti di sviluppo.

Senza ripensamenti: l’hanno chiamata la «Locanda dei buoni e cattivi». Ci sono i ragazzi appena maggiorenni provenienti dalle comunità in cui erano stati inseriti a causa di situazioni familiari difficili. Ma ci sono anche le ragazze madri vittime di violenza con bambini piccoli, a loro volta uscite da comunità di cura. Ci sono quelli con qualche disabilità, volenterosi e molto impegnati. E ci sono altri ancora. Li accomuna l’aver deciso di tirarsi su, di non piangersi addosso per i problemi vissuti, di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Così è nata a Cagliari la Locanda dei buoni e dei cattivi.

2 La Fondazione Prosolidar:

La Locanda dei buoni e dei cattivi è gestita dalla cooperativa sociale omonima sorta nell’ambito di un percorso di sostegno ed incubazione della Fondazione Domus De Luna. Le giornate alla Locanda dei buoni e dei cattivi non hanno un attimo di pausa: si comincia la mattina preparando letti e colazione per gli ospiti delle 5 camere, poi subito in cucina, dove entra solo merce fresca e a km zero, quindi a poca distanza da Cagliari, spesso proveniente dalle terre confiscate alle mafie e l’olio della comunità in collina. Ogni giorno si impastano pane e pasta, anche per le persone con intolleranze o esigenze speciali.

Ecco alcune testimonianze: «Mettiamo gli stessi valori di solidarietà e rispetto in tutto quello che facciamo – dice il responsabile della Locanda dei buoni e dei cattivi– e cerchiamo fornitori e prodotti che si rispecchino in questi valori». Poi c’è il flusso di arrivi e partenze nei tre appartamenti indipendenti nel centro di Cagliari, c’è da gestire il noleggio bici e gli impegni aumenteranno certamente nei prossimi mesi visto che la locanda si allargherà con tre nuove camere aperte grazie al contributo della Fondazione Prosolidar, che l’ha finanziata con 80 mila euro a fondo perduto.

La Fondazione Prosolidar è una onlus nata dal Fondo Nazionale del settore del credito, vi sono rappresentate tutte le organizzazioni sindacali del settore del credito, l’Abi e le imprese aderenti. Prosolidar accantona ogni anno dalle proprie disponibilità un fondo da destinare a progetti di emergenza, in Italia e nel Mondo: è subito operativa quando c’è da allestire un asilo spazzato via dall’alluvione o costruire strutture di ritrovo scomparse con il terremoto. Con la parte rimanente sostiene progetti di sviluppo sociale in tutta Italia e anche all’estero.

Ai suoi fondi possono accedere grandi e piccoli soggetti del Terzo settore, perché realizza una strategia inclusiva di sostegno a progetti diversi con una quota di contributo proporzionata ai costi complessivi. Il bando non ha scadenza, ma di solito una prima tranche di valutazione dei progetti avviene nel mese di aprile. È dunque questo il momento giusto per riflettere sulla propria proposta, verificando i requisiti richiesti e la documentazione da presentare sul sito www.fondazioneprosolidar.org. Sono privilegiate attività che possano avviare processi di sviluppo economico, gli investimenti a carattere produttivo, che aiutino le comunità a raggiungere l’autosufficienza economica e la serenità alimentare.

Termini che ci riportano ancora alla Locanda dei Buoni e Cattivi, dove non si impara solo un mestiere ma anche la cura di sé stessi, con un impegno concreto ogni giorno. Da persone ai margini della società questi ragazzi sono diventati cittadini attivi, da ragazze in cerca di aiuto sono diventate imprenditrici che lavorano bene generando reddito e processi sociali positivi. Positivi nella gestione e nell’inclusione, ma anche nella qualità: sono stati premiati dal Gambero Rosso fra i migliori ristoranti d’Italia e hanno anche ricevuto la menzione di «Buona Cucina» del Touring Club Italiano.

 

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SENSO CIVICO: 50% RISPARMIO SULL'IMPOSTE

SENSO CIVICO: 50% RISPARMIO SULL’IMPOSTE

SENSO CIVICO: 50% RISPARMIO SULL’IMPOSTE

 

Senso Civico

Senso Civico: Con i suoi circa 7 milioni di volontari l’Italia è uno dei paesi europei con il più alto ‘tasso’ di volontariato. Ogni anno impiegano al servizio del bene comune circa723 milioni di ore, pari al lavoro che svolgerebbero circa 400 mila individui a tempo pieno. Come ci spiega l’ultimo rapporto ISTAT  sulle organizzazioni non profit, la maggioranza dei volontari, circa 4 milioni, opera per una o più associazioni. Quello italiano, infatti, è un volontariato molto organizzato su base associativa: nel nostro Paese si contano ben 45 mila associazioni, oltre il 32% impegnato in attività nel settore sociale, sanitario e di protezione civile.

 

Senso Civico

A differenza di altri Paesi, come Germania e Gran Bretagna, in Italia è ancora poco sviluppato (e sostenuto) il volontariato civico, urbano o municipale ovvero quel volontariato promosso soprattutto da municipalità ed enti locali che permette a un cittadino di svolgere, in modo gratuito e volontario, attività di pubblica utilità e di cura della città. Tuttavia negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, vuoi per la crisi economica che attanaglia gli enti locali, vuoi perché si va sempre più diffondendo una cultura della cittadinanza attiva e responsabile.

Senso Civico: Sintomi di questo mutamento sono, ad esempio, i movimenti spontanei di cittadini che si mobilitano contro il degrado urbano: soffermandosi su esperienze strutturate, che nascono soprattutto per volontà dell’ente locale e per effetto di precise scelte di politica urbana. Grazie anche a leggi ad hoc regionali e nazionali, sono, infatti, in aumento i Comuni che offrono ai cittadini la possibilità di partecipare in prima persona alla cura dei beni comuni, alla riqualificazione di aree della città, allo sviluppo del decoro urbano.

 

Senso Civico: Sappiamo bene che dentro e fuori il mondo del volontariato ‘organizzato’ non manca chi guarda a questo fenomeno con perplessità e diffidenza. In realtà, crediamo che coinvolgere i cittadini in attività di pubblica utilità contribuisca a migliorare la vita di tutti, abitanti e amministratori locali.

Perché più è partecipata la cura e la gestione degli spazi pubblici, più si diffonde il senso civico e cultura della responsabilità.

 

Ma in che modo e attraverso quali forme i comuni possono attivare iniziative di volontariato civico? Ecco le tipologie più diffuse:

  • Albi comunali dei volontari civici;
  • Amministrazione condivisa;
  • Baratto amministrativo;
  • Convenzioni ad hoc tra ente locale e associazioni del territorio.

 

L’esempio forse più ‘antico’ di volontariato civico è quello dei cosiddetti “nonni civici”. A partire soprattutto dagli anni Novanta, alcuni Comuni hanno cominciato a coinvolgere anziani e pensionati in attività di volontariato civico in collaborazione con la polizia municipale e operatori comunali. Grazie a convenzioni con le associazioni di volontariato o a bandi pubblici, i Comuni ‘reclutano’ cittadini anziani o pensionati che con le loro pettorine colorate svolgono varie attività di volontariato, come pulire le aree verdi, vigilare nei pressi delle scuole per permettere ai bambini di entrare e uscire da scuola in tutta sicurezza oppure svolgere servizi d’ordine in occasione di eventi e manifestazioni sportive.

 

In molte città stanno fiorendo Albi comunali dei volontari civici che prevedono, secondo un regolamento, l’iscrizione dei cittadini disponibili a svolgere attività di pubblica utilità e per il decoro urbano. Ai cittadini, organizzati per aree o gruppi di intervento, il Comune fornisce copertura assicurativa, tesserini e pettorine di riconoscimento, strumenti di lavoro e se necessario anche formazione adeguata.

 

Molti Comuni Italiani hanno adottato la pratica dell’amministrazione condivisa o, per meglio dire il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”. Si tratta di un’esperienza molto innovativa che offre ad amministrazioni locali e cittadini i lineamenti essenziali di un modo di partecipare alla cura della città “che supera la casualità del volontariato individuale e diventa metodo”. Grazie al Regolamento, infatti, i Comuni possono attivare sul territorio un vero e proprio “patto di cittadinanza” per amministrare in modo condiviso i beni comuni della città.

 

Un altro strumento innovativo che si sta sviluppando proprio in questi ultimi anni è il “baratto amministrativo”, introdotto nel 2014 con il decreto legge n.133 (“Sblocca Italia”). Questa particolare forma di impegno civico prevede riduzioni o esenzioni dal pagamento delle tasse comunali per i cittadini attivi nella riqualificazione degli spazi in cui vivono. Il primo ad inaugurare questa pratica è stato il Comune di Massarosa, in provincia di Lucca, che ha varato il “Regolamento per l’istituzione e la gestione del Servizio Volontario Civico” e quindi pubblicato un bando che offriva uno sconto del 50% sull’imposta dei rifiuti in cambio di alcune attività di pubblica utilità: taglio dell’erba nei giardini pubblici, imbiancatura di aule scolastiche, attività di pre-scuola e sorveglianza all’entrata e all’uscita delle scuole, piccoli lavori di falegnameria e manutenzione dei cigli delle strade. L’iniziativa ha conseguito un grande successo: oltre 100 cittadini e 10 associazioni si sono proposte e altri Comuni hanno chiesto di conoscere e replicare l’esperienza, tanto che a Massarosa (nel seguire la corrente filosofica della Social Innovation) si svolgerà il primo convegno nazionale sul baratto amministrativo.

 

In alcune città esistono, infine, gruppi, associazioni o enti non profit nati proprio per coinvolgere i cittadini in attività di riqualificazione e decoro urbano. I più antichi sono senz’altro i gruppi di Guerrillia Gardening che, nati negli Usa a metà degli anni Settanta all’interno dell’attivismo ambientalista, promuovono anche nel nostro Paese “incursioni” contro il degrado urbano e l’incuria delle aree verdi.

 

Più recentemente a Roma si è sviluppato il movimento Retake. Formalmente sono associazioni ma nella pratica assomigliano più ai Guerrillia Gardening: organizzati in gruppi divisi per quartiere, si attivano periodicamente per i cosiddetti “clean up”, azioni collettive per ripristinare la bellezza originaria di una piazza o di una strada oggetto del “retake”. Parte del retake è anche lo speak up, in altre parole il parlare e lo spiegare ad abitanti e commercianti il fine di questi clean up (risanamento ambientale).

 

Alla pratica dei Guerrillia Gardening si ispira apertamente l’associazione CleaNap di Napoli, fondata da alcuni giovani che vogliono creare azioni dimostrative per migliorare piazze e monumenti del centro storico di Napoli, “ormai lasciati al degrado e all’incuria del tempo, nonché sopraffatti dall’invasione perenne dei rifiuti”. Alla questione rifiuti e pulizia del territorio si dedica anche il movimento Let’s do it! Si tratta di un movimento internazionale nato nel 2008 in Estonia in occasione di una gigantesca operazione di pulizia del Paese: in un solo giorno 50mila persone, in sole cinque ore, liberarono strade, città e foreste da 10mila tonnellate di rifiuti illegali. Ad oggi l’associazione è presente in 96 paesi, tra cui l’Italia, dove ha organizzato una pulizia di massa delle coste e delle spiagge campane e sarde coinvolgendo 12mila volontari provenienti da tutta Europa.

 

Altra esperienza interessante è quella fiorentina. A Firenze sono attivi i volontari della Fondazione Angeli del Bello. Si tratta di una fondazione di partecipazione nata su iniziativa di Quadrifoglio Spa, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, e dell’associazione Partners Palazzo Strozzi. A oggi la fondazione può contare sull’impegno di 1500 volontari che più volte la settimana e in diversi gruppi di intervento portano avanti progetti e azioni di volontariato urbano, come la rimozione di scritte vandaliche dai muri dei palazzi fiorentini e la pulizia di giardini e spazi di verde pubblico. Alle attività possono partecipare sia cittadini sia associazioni, l’importante è raggiungere lo scopo: migliorare il decoro e la bellezza di Firenze.

 

Per concludere questa panoramica sul volontariato civico e municipale, desidereremmo accennare ad un’esperienza che sta maturando in alcune regioni, in particolare in Toscana. Qui, infatti, Comuni come quelli di Scandicci e Sesto Fiorentino, in collaborazione con le associazioni del territorio, hanno coinvolto gruppi di rifugiati e richiedenti asilo in attività di pubblica attività.

 

Ospiti sul territorio toscano in appartamenti e piccole strutture gestite da enti del terzo settore (la cosiddetta “accoglienza diffusa”), i migranti possono attendere anche un anno prima che le richieste di asilo siano esaminate e in questo periodo non possono svolgere nessun lavoro retribuito. Ecco che allora lo scorso maggio la Regione Toscana, in accordo con prefetture ed enti locali, ha pensato di costituire un fondo a copertura delle spese assicurative per quei Comuni che intendono coinvolgere rifugiati e richiedenti asilo in attività gratuite e volontarie di pubblica utilità.

 

Ad oggi sono oltre una decina, le amministrazioni comunali che hanno aderito all’iniziativa stipulando convenzioni ad hoc con le associazioni locali. I migranti, oltre a partecipare a corsi di lingua e varie attività promosse dalle associazioni di volontariato, svolgono alcune ore di volontariato occupandosi di piccole opere di riqualificazione urbana. L’esempio forse più eclatante di questa forma di volontariato civico si è avuta a Firenze in occasione dell’ondata di maltempo che ha distrutto un’importante area verde della città. Qui due gruppi di profughi hanno lavorato a gomito a gomito con i volontari della protezione civile per ripristinare la viabilità e alcune aree verdi della città.

 

Al di là di ogni polemica, crediamo si tratti di un’esperienza interessante che meriti di essere conosciuta e sviluppata, a patto però che si rispettino almeno due ‘regole base’. Come tutte le attività di volontariato, è una scelta che i migranti devono prendere consapevolmente e liberamente. Inoltre, se lo scopo principale è offrire opportunità di integrazione e cittadinanza, è senz’altro un’esperienza che i migranti devono poter condividere e svolgere insieme con altri cittadini, perché è il prendersi cura ‘insieme’ del luogo dove si vive, anche solo di passaggio, che crea occasioni di scambio e conoscenza, che ci rende cittadini responsabili non solo della cosa pubblica ma anche e soprattutto l’uno dell’altro.

 

L’innovazione sociale è caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali che siamo sempre più in grado di affrontare, la responsabilizzazione dei gruppi e degli individui, e la volontà di cambiare le relazioni sociali.

 

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Sebastiano de Falco

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13 OTTOBRE: ARTICOLI DELLA SETTIMANA

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

BURUNDIAMO: Progetto Bambini Burundi

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

L’associazione Burundiamo Onlus in partenariato con alcune associazioni burundesi, e con il supporto della Diocesi di Bururi

 

BURUNDIAMO ONLUS

con grande gioia vi annuncio che oggi parte ufficialmente la Campagna di Raccolta Fondi per l’Associazione Burundiamo Onlus che, in partenariato con alcune associazioni burundesi, e con il supporto della Diocesi di Bururi , intende realizzare nella Repubblica del Burundi , situata nel continente Africano (centro Africa), un intervento finalizzato a ridurre la fame e le carestie che colpiscono i bambini e le loro mamme, fornendo ad esse la formazione agricola per lo sviluppo dell’agricoltura, la creazione di una filiera agricola, mediante la diffusione tra le famiglie associate di best practices idonee a dotare di strumenti conoscitivi e operativi insegnando il lavoro dei campi alle vedove burundesi per sfamare i propri bambini, di cui molti sono orfani di guerra che, a causa della fame molti non superano i cinque anni di età.

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

L’associazione BurundiAmo Onlus, promotrice della raccolta fondi costituisce un ponte tra il Burundi e l’Italia, ove ha una sede operativa ed è in costante contatto con i membri della associazioni locali burundesi. Il progetto risponde ad istanze non più procrastinabili finalizzate alla modernizzazione dell’attività agricola ed all’incremento dell’attività di allevamento di bestiame, di suini, di galline ovaiole e di api migliorando l’efficienza dei terreni locali, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità. La modernizzazione delle attività renderà più proficua e redditizia oltre che più incentivante l’attività dei coltivatori, finalizzata principalmente al soddisfacimento delle esigenze alimentari delle proprie famiglie. Le associazioni, attraverso le famiglie associate, hanno ottenuto dal Governo la disponibilità di diversi ettari di terreno, compresi quelli residuali, da dedicare alla coltivazione e all’allevamento. Cliccando sul link è possibile accedere alla descrizione in dettaglio del progetto ai suoi motivi ispiratori ed al budget necessario per la realizzazione anche parziale o in più tranches.

 

BURUNDIAMO PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

Progetto per donare un futuro ai bambini del Burundi e contenere l’altissima percentuale di mortalità infantile

(Associazione Burundiamo Onlus)

 

 

BURUNDIAMO Introduzione

Il progetto di sviluppo agricolo e rurale ha l’obiettivo di fornire l’autosufficienza e un minimo di sicurezza alimentare alla popolazione burundese, in particolare ai bambini, bersaglio del progetto, la tutela e la valorizzazione delle risorse umane, in particolare della forza produttiva femminile e lo sviluppo dell’educazione giovanile. Il progetto è stato sviluppato per la popolazione residente nella Diocesi di Bururi, in particolare nelle province di Bururi e Makamba, nei comuni di Songa, Matana e Rumonge.

 

 

Mission del progetto

Gli obiettivi principali del progetto possono essere sinteticamente riassunti, senza avere la pretesa di essere esaustivi, nei seguenti:

Una efficace lotta alla fame e alla carestia

Lotta contro la povertà e la vulnerabilità cui sono esposti soprattutto vedove e bambini attraverso l’incremento e l’efficientamento della produzione agricola

Impedire i flussi migratori in cerca di condizioni che consentano la sopravvivenza

 

 

La nostra mission in 4 punti

  1. Supportare i bambini del Burundi, orfani di papà e abbandonati al loro destino.
  2. Fornire i bisogni di base (cibo, alloggio e abbigliamento, nonché istruzione e assistenza sanitaria) fornendo di strumenti necessari alla produzione la volenterosa schiera di mamme burundesi.
  3. Gestire i loro bisogni emotivi (amore e compassione) permettendo loro di nutrirsi e crescere in un ambiente familiare.
  4. Permettere ai bambini di sviluppare e realizzare il loro potenziale per superare la loro condizione di povertà nel lungo temine.

 

 

Sintesi del progetto

L’obiettivo generale del presente progetto è quello di rispondere in modo efficace per arginare e contribuire a prevenire le perenni situazioni di emergenza, per migliorare e promuovere l’accesso ai servizi sociali di base e fornire per le esigenze di base il sostegno alle comunità locali per garantire le condizioni minime vitali, la dignità e il benessere delle persone colpite dal deterioramento dei fattori socio-economici, nonché di calamità naturali.

Invertire l’esodo dei rifugiati e l’esodo rurale della popolazione; • Offrire una pur minima possibilità di reddito; • Incrementare l’occupazione; • Rilanciare il commercio; • Applicare e diffondere le tecniche di produzione agricola con metodo e sostenibilità attraverso la formazione professionale, la sensibilizzazione degli operatori, la collaborazione e il rafforzamento delle attività svolte dalle Associazioni promotrici; • Favorire la condivisione degli attrezzi di lavoro tra gli associati, compresi i depositi per lo stoccaggio delle sementi e della produzione agricola; • Calcolare e organizzare la gestione dei rischi a cui sono esposte le famiglie (es. periodi di carestie) predisponendo un efficiente stoccaggio dei raccolti; • Razionalizzare e diversificare le produzioni agricole.

 

 

Analisi d’impatto

Il progetto, destinato a circa 1300 bambini e a circa 427 mamme, sarà monitorato e valutato a intervalli regolari da un comitato consultivo costituito dal presidente dell’Associazione Burundiamo Onlus Padre JeanClaude Ndayishimiye, di origini burundesi in viaggio perenne tra Italia e Burundi. I rappresentanti delle associazioni locali e dell’amministrazione distrettuale locale saranno nominati membri del comitato consultivo del progetto. Tale comitato si riunirà periodicamente una volta ogni 3 mesi e fornirà consulenza su vari aspetti riguardanti l’attuazione del progetto e la revisione dei programmi ovvero le attività intraprese. Il comitato consultivo del progetto esaminerà anche i conti e i risultati via via raggiunti come da cronoprogramma, pubblicando sul sito web lo stato dell’arte ed i risultati man mano raggiunti.

 

 

Budget

Fabbisogno del progetto per un numero complessivo di 1322 bambini e 427 mamme

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

ASSOCIAZIONE COMUNE DUKUNDANE AREA DI RUMONGE

Destinatari 80 bambini e 20 Mamme

Bisogni dell’associazione

Acquisto e montaggio di un mulino

€ 15.000,00

Costruzione fabbrica di saponi e impianto di conservazione panelli

€ 15.000,00

Attrezzature per la produzione di saponi

€ 2.500,00

Semi selezionati, fertilizzanti e insetticidi

Acquisto semi di fagioli € 2.000,00

Acquisto semi di patata € 2.000,00

Acquisto semi di manioca € 1.000,00

Fertilizzanti chimici € 3.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti e mezzi di produzione agricola e fitosanitari

€ 1.000,00

Stampa, fotocopiatrice, block notes, penne

€ 30,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

Acquisto di un trattore usato

€ 15.000,00

TOTALE 59.530,00 €

 

 

ASSOCIAZIONE MUKENYEZI REMA NTIWIHEBURE – Comune MATANA

Destinatari 721 bambini e 250 mamme

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

Costruzione di una porcilaia

€ 15.000,00

Acquisto e installazione di un mulino

€ 15.000,00

Acquisto di prodotti veterinari € 1.500,00

Acquisto di grano da palma € 1.000,00

Semi selezionati, fertilizzanti e insetticidi

Acquisto semi di fagioli € 2.000,00

Acquisto semi di patata € 2.000,00

Acquisto Talee di manioca € 2.000,00

Acquisto Patate dolci € 2.000,00

Fertilizzanti chimici € 2.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti fitosanitari

€ 2.000,00

Innaffiatoi € 2.000,00

Costruzione di un deposito per lo stoccaggio della produzione agricola

€ 7.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche di allevamento di suini.

SPESE € 1.000,00

TOTALE: €.56.500,00

 

 

ASSOCIAZIONNE SHIGIKIRA ABAPFAKAZI – COMUNE SONGA

Destinatari 428 BAMBINI e 127 MAMME

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

Costruzione di una porcilaia

€ 15.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

Acquisto di un veicolo di tipo FUSO nuovo o usato € 20.000,00

Acquisto e installazione di un mulino

€ 15.000,00

Acquisto di prodotti veterinari

€ 1.000,00

Acquisto di grano per palma

€ 1.000,00

Acquisto di semi di fagioli

€ 2.000,00

Acquisto di semi di patata

€ 2.000,00

Acquisto Talee di manioca

€ 1.000,00

Acquisto Patate dolci

€ 2.000,00

Fertilizzanti chimici

€ 2.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti e mezzi di produzione agricoli fitosanitarie

€ 2.000,00

Innaffiatoi € 2.000,00

Costruzione di un deposito per lo stoccaggio della produzione agricola

€ 10.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche di allevamento di suini.

Spese € 1.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

TOTALE: €. 81.000,00

 

 

ASSOCIAZIONE TERITEKA UMUZINGA – COMUNE SONGA

Destinatari 93 bambini e 30 mamme

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

 

Materiale e attrezzatura per apicoltori

Stivali € 360,00

Impermeabili € 600,00

Guanti € 100,00

Secchi € 30,00

Bilance € 20,00

Setaccio € 10,00

Farmaci € 500,00

Semi selezionati, fertilizzanti e insetticidi

Acquisto di semi di fagioli € 1.500,00

Acquisto semi di patata € 2.000,00

Acquisto fiori € 500,00

Acquisto Patate dolci € 1.500,00

Fertilizzanti chimici € 2.000,00

Calce € 2.000,00

Prodotti e mezzi di produzione agricoli fitosanitarie

€ 1.000,00

Innaffiatoi € 500,00

Costruzione di un deposito per lo stoccaggio della produzione

€ 7.000,00

Deposito di miele e candele

€ 5.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche di allevamento delle api

€ 1.000,00

Seminario di formazione sulle tecniche per l’agricoltura

€ 1.000,00

Acquisto di un Autocarro usato con cassone ribaltabile

€ 15.000,00

TOTALE: €. 41.430,00

 

Fabbisogno minimo totale per le quattro associazioni €. 238.460,00

 

 

Appello di Padre Jeanclaude

Cari fratelli, nel mese di novembre 2010, anche grazie alla volontà ed all’impegno di sei amici fraterni, è stata costituita l’Associazione “BURUNDI – AMO ONLUS” della quale, oltre ad esserne uno dei soci fondatori, ne sono anche il Presidente.

L’Associazione persegue esclusivamente finalità di comunione fraterna e solidarietà sociale, con lo scopo di promuovere, sostenere e realizzare, attraverso la raccolta di fondi, progetti umanitari per tentare di restituire la dignità umana a chi più soffre, ai più poveri, ai più bisognosi, a coloro che nella più triste sofferenza stanno ancora cercando e desiderando il calore di un bacio, la dolcezza di una carezza …… una mano da stringere per aggrapparsi con fiducia ad un futuro migliore. Quando ci assale la tristezza, quando non c’è una mano che ci accarezzi o ci stringa la nostra, quando ci sembra che nulla può cambiare e tutto va male … è il momento di sentire il nostro cuore. Un angelo è sempre dietro di noi e ci assiste, una persona ci pensa anche se non lo sappiamo, qualcuno sta preparando il nostro cammino e la strada sarà coperta di fiori, ci sarà una musica dolce, sguardi di amici, sorrisi di bimbi, tanto amore … è il momento di risorgere. C’è tanto bisogno della nostra presenza, molti ci stanno aspettando lungo le strade della carità cristiana. La nostra Associazione è soltanto una piccolissima goccia di acqua, un granello di sabbia, ma la storia ci insegna che tante gocce e tanti granelli hanno dato vita ad oceani e deserti. BURUNDI – AMO, solo con la Vostra partecipazione e la Vostra solidarietà, potrà promuovere e diffondere attività di aiuto umanitario attraverso la realizzazione di progetti mirati, finalizzati a ridurre la povertà, l’emarginazione, le malattie, le violenze e gli abusi su donne e bambini, e per assicurare ai più deboli un futuro dignitoso. Cari fratelli … è il momento di risorgere …… è il momento di sentire il nostro cuore.

DIO VI BENEDICA

 

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

BURUNDIAMO ONLUS: PROGETTO BAMBINI DEL BURUNDI

 

Coordinate Bancarie Associazione Burundiamo Onlus:

conto corrente bancario:

Banca Prossima

IBAN IT72 W033 5901 6001 0000 0018 399

BIC BCITIMX 

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

Redazione

PHI Foundation

 

SETTIMANA 7 OTTOBRE GLI ULTIMI ARTICOLI

ANZIANI: VOLONTARIATO PUÒ CAMBIARE DELLE VITE

Anziani: Volontariato può Cambiare Vite

ANZIANI: VOLONTARIATO PUÒ CAMBIARE DELLE VITE

 

Anziani: Due bellissime lettere, due richieste di aiuto che non sono passate inosservate, che fanno riflettere e fanno capire. Queste sono le parole che hanno fatto nascere il programma “BorgoViVo”, realizzato grazie al volontariato di molte persone.

Sono le parole di Anna, che non vuole più vivere da sola ed entra in un istituto, ma si sente un numero senza identità e ha paura di dimenticarsi anche il proprio nome. Anna ha ancora molto da dare, può essere una buona ascoltatrice, può dare buoni consigli, può essere un’amica a cui regalare un’ora del proprio tempo e in cambio ricevere un affetto e un amore sincero.

Maria invece sa che non potrà continuare a farcela da sola, uscire a fare la spesa a volte è difficoltoso, le incombenze di casa sono ormai troppo pesanti e l’aiuto di una colf non se lo può permettere.  Ma l’istituto proprio no. Le sue foto, i suoi mobili… poter mangiare quando vuole e quello che vuole, poter vedere la tv anche di notte, quando soffre di insonnia. Vorrebbe mantenere la propria libertà ma così non può che attendere l’aiuto di qualcuno che si ricordi di lei. Queste ed altre accorate testimonianze hanno portato PHI Foundation a far decollare il progetto di solidarietà per anziani e giovani famiglie BorgoViVo.

Sulla scia dell’esperienza PHI Foundation, insieme ad altri volontari, decidono di creare anche un modello di struttura d’accoglienza alternativo alla casa di riposo. Per realizzare il progetto, iniziano a concepire il programma BorgoViVo dove degli anziani possano convivere e condividere la spesa di badanti e colf.

I lavori di progettazione programma ha inizio, l’obiettivo è creare un vero e proprio villaggio con abitazioni diffuse e servizi dedicati, adatti alle esigenze e alla mobilità di un anziano. Per fortuna i volontari sono tanti e così grazie al Volontariato si portano avanti i lavori e la ricerca degli anziani disponibili a fare questa esperienza.

La prima è Luigia, una signora forte e dinamica, ultra ottantenne che accetta la sfida e per prima entra a far parte del team. Racconta le sue iniziali titubanze nel dover scegliere di vivere in un “villaggio per anziani diffuso” con persone estranee, ciascuna con le proprie abitudini, ma ben presto si ricrede. La famiglia si allarga, ed è bello condividere, partecipare e donare il proprio tempo agli altri. Le badanti seguiranno quotidianamente gli anziani dandosi il turno, lasciando piena libertà a familiari e amici e soprattutto i volontari, persone speciali che offrono il loro tempo e la loro amicizia.

Se anche voi volete donare un po’ del vostro tempo a questi anziani e trascorrere un’ora della vostra giornata con loro, siamo sicuri che ne rimarrete affascinati. Per informazioni potete contattare la costituenda OVER Foundation.

E ora non mi resta che aggiungere Viva gli Anziani, Viva il volontariato.

 

Redazione

PHI Foundation

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