Fundraising Scuole, per coinvolgere la comunità

Fundraising Scuole, per coinvolgere la comunità

Fundraising Scuole, per coinvolgere la comunità

 

Fundraising Scuole: Fra pochi giorni riaprono le porte degli istituti scolastici (speriamo), un nuovo anno da affrontare e, come di consuetudine,  si ripresenterà la problematica della mancanza di fondi che riaccenderà la solita discussione sull’autofinanziamento da parte delle famiglie.

Giusto o sbagliato sta di fatto che ne sono coinvolti i nostri figli così, negli ultimi  anni, sono spuntate come funghi le associazioni dei genitori, create per soddisfare le necessità di poter offrire qualcosa in più ai piccoli studenti durante il percorso scolastico. Mamme e nonne che attraverso la vendita di torte, qualche lotteria (Natale, Pasqua, ecc..), o la realizzazione di calendari con foto dei propri bimbi e varie bancarelle, si prodigano nella raccolta fondi a favore dell’Istituto scolastico in questione. Per non parlare della disponibilità dei papà ad imbiancare le aule per migliorarne l’aspetto trascurato.

Nulla di male. L’ho fatto anche io! Però a lungo andare la faccenda stanca.

Potrebbe essere giunta l’ora di cambiare posizione ed iniziare a sostenere le scuole attraverso il fundraising. Ok, ma in che modo? Il cambiamento deve arrivare in primis dai Dirigenti scolastici, cambiare approccio per creare un valore aggiunto che vede coinvolgimento e collaborazione.  Unire le forze: Dirigenti scolastici, studenti e famiglie, fornitori, nonché aziende presenti sul territorio. Tutto ciò darebbe un valore aggiunto rafforzandone le relazioni,  oltre a donare un gran esempio di senso civico ai nostri figli.

Spazio a nuove idee quindi, attraverso l’utilizzo di piattaforme di crowdfunding: una delle più famose è Rete del dono, utilizzata per la raccolta di donazioni su progetti di utilità sociale, oppure attraverso la prima piattaforma per soli progetti scolastici  School Raising.

IdeA

Il crowdfunding è un metodo di raccolta fondi tramite donazioni online qui potete trovare un elenco completo suddiviso per settore e collegandovi al seguente  link è possibile scaricare il report 2015 sul crowdfunding in Italia.

Inoltre, da quest’anno oltre al classico School Bonus previsto dalla legge la Buona Scuola sono previsti anche i fondi covid: è possibile destinare una erogazione liberale su un fondo del MIUR godendo dei benefici fiscali. Tale fondo verrà utilizzato per la ristrutturazione e la manutenzione degli istituti scolastici nonché il potenziamento e o la realizzazione di nuove strutture. Il 10% del fondo verrà suddiviso tra le scuole che hanno raccolto meno contributi.

A questo punto occorre fare una precisazione. La scuola non è, né una associazione di volontariato, né un’azienda, ma per cambiare le cose da qualche parte bisogna iniziare.

E voi, cosa ne pensate?

 

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Redazione

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Puglia: Milioni di Euro a fondo perduto per il Non Profit

Puglia: Milioni di Euro a fondo perduto per il Non Profit

Puglia: Milioni di Euro a fondo perduto per il Non Profit

 

Puglia: La notizia è di qualche mese fa, ma in questi tempi è sempre meglio ricordarlo e rimarcarlo.

Sono stati stanziati milioni di euro a fondo perduto per le organizzazioni del Terzo settore e altri soggetti privati no profit operanti in Puglia che intendano realizzare, ampliare o completare strutture socioassistenziali, socioeducative e sociosanitarie conformi agli standard strutturali e funzionali stabiliti nel Regolamento regionale.

Si tratta di un provvedimento che rientra nel piano pluriennale della Regione Puglia volto a rafforzare il Servizio di Programmazione Sociale e di Integrazione Sociosanitaria per le aziende e le start-up di carattere no profit o comunque operanti nel terzo settore.

L’Avviso “Puglia Sociale” approvato con A.D. concede contributi a fondo perduto che possono raggiungere l’80% del programma degli investimenti.

Possono essere agevolati programmi concernenti asili nido, centri diurni per minori, strutture socio-assistenziali per anziani, disabili, ecc.

Si comunica inoltre sul bando che i quesiti e le richieste di informazione saranno evasi esclusivamente in forma scritta a mezzo mail e tramite FAQ sul sito web, scelta esclusivamente dettata da principi di trasparenza e pari opportunità, oltre che di correttezza amministrativa a garanzia di tutti i soggetti interessati.

Sono stati stanziati milioni di euro a fondo perduto per le organizzazioni del Terzo settore e altri soggetti privati no profit operanti in Puglia che intendano realizzare, ampliare o completare strutture socioassistenziali, socioeducative e sociosanitarie conformi agli standard strutturali e funzionali stabiliti nel Regolamento regionale.

L’Avviso “Puglia Sociale” approvato con A.D. concede contributi a fondo perduto che possono raggiungere l’80% del programma degli investimenti.

Per info il riferimento e-mail unico è il seguente: investimentiprivati.welfare@regione.puglia.it

 

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Redazione

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Brand Identity Efficace Content Marketing per le Onlus

Brand Identity Efficace Content Marketing per le Onlus

Brand Identity Efficace Content Marketing per le Onlus

 

Brand Identity: Lo storytelling è una tecnica narrativa che permette a chi ci legge o ascolta di vivere una esperienza emozionale. Quello che succede quando assistiamo a un’opera teatrale o a un film che ci appassiona è di entrare nel vissuto del protagonista e vivere con lui l’impresa, il viaggio o l’avventura che sta affrontando.

Lo stesso meccanismo accade con lo storytelling: studi neurologici dimostrano che il nostro cervello risponde agli stimoli prodotti dalla narrazione come se stessimo provando gli stessi sentimenti o compiendo le stesse azioni del personaggio principale del racconto.

Lo storytelling può essere per una Onlus una delle migliori tecniche di content marketing che, fra l’altro, si può facilmente declinare sia sui canali di comunicazione offline che online. Chi più di una Onlus può avere interesse a trasmettere le proprie idee e i propri valori tramite una storia d’impatto?

Per garantire l’efficacia della narrazione uno storytelling deve contenere degli elementi chiave:

  1. una trama epica con eroi che compiono un’impresa difficile o rischiosa;
  2. un melodramma con personaggi fragili o indifesi che poi trovano il loro riscatto nel raggiungimento dell’impresa o, al contrario, una commedia in cui i personaggi vivono situazioni ironiche e leggere. Ad esempio, il FAI (Fondo Ambiente Italiano) in occasione della Campagna #FAImarathon ha realizzato un video in chiave ironica per avvicinare agli Italiani l’arte nascosta dentro palazzi e portoni. Lo stratagemma utilizzato per far entrare negli edifici storici i passanti che camminano assorti nei loro pensieri e dimentichi delle meraviglie artistiche del loro paese è stato far parlare i citofoni.
  3. infine non può mancare una saga romantica in cui momenti negativi si concludono con epiloghi positivi.

In uno storytelling  di successo si possono annoverare altri 3 elementi che potenziano l’evoluzione narrativa:

  1. i nemici: cercano di ostacolare gli sforzi del protagonista nel compimento dell’impresa.

Brand Identity: Un ottimo esempio possiamo trovarlo all’interno di uno dei villaggi esperienziali allestiti da Save the Children in varie città italiane in occasione della Campagna EveryOne contro la mortalità infantile. Chi visitava il villaggio riceveva un badge con il nome di un operatore o operatrice Save the Children e, attraverso un gioco interattivo, poteva fare l’esperienza di dover raggiungere nel minor tempo possibile un villaggio per portare aiuto ad una mamma e a un neonato pedalando su una bici-ambulanza collegata a un monitor. Durante il percorso incontrava vari nemici come la lunga distanza, la pioggia, il freddo, la strada poco asfaltata e altri ancora. Proprio tali avversità aiutavano a far comprendere cosa volesse dire fare l’operatore sanitario in zone povere e remote.

  1. gli amici del protagonista: lo aiutano nel raggiungere la meta. Prendiamo ad esempio una delle storie della Campagna #nonmiarrendo di Telethon: Emanuele è un bambino affetto da una grave patologia che colpisce progressivamente il metabolismo. Sua mamma Cristina, con il papà e i fratellini, decidono di non arrendersi alla malattia e con pazienza costruiscono la loro vita familiare intorno ai bisogni del bambino che è tracheotomizzato per respirare meglio e si nutre tramite un sondino. Ecco che al loro fianco si schierano degli amici: i ricercatori di Telethon che si impegnano ogni giorno per migliorare la salute e la qualità della vita di tanti bambini malati come Emanuele.
  2. come in ogni epica non può mancare un’ingiustizia che il nostro eroe dovrà combattere con tutte le sue forze. Qui non servono esempi considerando che in fondo tutte le Onlus nascono per contrastare una ingiustizia sociale.

In conclusione, una Onlus che, tramite la tecnica dello storytelling,  sia in grado di coinvolgere i propri utenti  facendo echeggiare emozioni e aprire le menti a prospettive differenti, riesce a far sentire possibile un futuro migliore.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

 

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PHI Foundation

Realtà virtuale e non profit

Realtà virtuale e non profit: Il futuro è arrivato

Realtà virtuale: una possibilità in più per il settore non profit 

 

Realtà Virtuale: Quante volte ci siamo detti guardando alcune immagini al cinema o in televisione:

“Chissà cosa ha provato…” oppure “Chissà cosa avrei fatto se fossi stato al posto suo…” 

Oggi, tramite la realtà virtuale, tutte queste domande possono trovare finalmente una risposta.

 

Realtà Virtuale: Attraverso l’uso di appositi visori, venduti a prezzi sempre più competitivi, sarà presto possibile per tutti immergersi totalmente in questa nuova realtà parallela permettendoci così di esplorare nuovi mondi e vivere avventure virtuali come se fossero reali non muovendosi o quasi dal divano di casa.

La realtà virtuale da tempo impiegata con ottimi risultati in molti settori della conoscenza umana quali la medicina, le costruzioni e i videogiochi sta prendendo sempre più piede anche nel mondo del no profit.

Un ruolo importante di questa nuova e avveniristica tendenza sarà rivestito dal cosiddetto neuromarketing.

Questa disciplina è già ampiamente utilizzata nel mondo profit per individuare, mediante l’utilizzo di metodologie legate alle scoperte delle neuroscienze, i canali di comunicazione più diretti atti a stimolare i processi decisionali di acquisto del consumatore.

Con l’avvento anche nel terzo settore della realtà virtuale diventerà sempre più una consuetudine far riferimento al neuromarketing e all’utilizzo di queste tecniche di “persuasione” per favorire campagne di raccolta fondi a scopi filantropici.

A tal proposito segnalo il libro dal titolo Emotionraising, edito da Maggioli Editore, scritto nel 2013 da Francesco Ambrogetti dove l’autore descrive con esempi pratici e dovizia di particolari le ultime novità in fatto di neuroscienze applicate alla raccolta fondi.

Realtà virtuale e terzo settore

Alcuni esempi di successo dell’utilizzo della realtà virtuale nel terzo settore ci arrivano da due organizzazioni no profit quali Medici Senza Frontiere e Animal Equality:

#Milionidipassi 

Questa campagna di Medici Senza Frontiere, nota organizzazione non governativa, permette al già sostenitore o al futuro donatore di rivivere a 360 gradi le drammatiche esperienze vissute dalle migliaia di migranti negli estenuanti, interminabili e pericolosi viaggi via terra o via mare nel tentativo, purtroppo spesso vano, di crearsi un futuro migliore per sé e le loro famiglie.

#iAnimal 

Questo progetto di Animal Equality, conosciuta realtà no profit animalista, sfrutta la realtà virtuale nella modalità “immersiva” per trasportare lo spettatore all’interno di un allevamento intensivo  mostrandogli con estrema crudezza (con immagini la cui visione è consigliata solo a un pubblico adulto e comunque non particolarmente sensibile) quale sia la vita di questi poveri animali, considerati alla stregua di oggetti e non di esseri senzienti, dalla nascita fino alla loro morte cruenta.

Questa nuova modalità di approccio basata sulla realtà virtuale consente quindi di:

    • far comprendere più facilmente la mission dell’organizzazione no profit;
    • stimolare i sentimenti più intimi (stupore, empatia, rabbia, disgusto, ecc…) dello spettatore rendendolo immediatamente partecipe;
    • motivare la conseguente call to action o donazione;
  • incoraggiare attività di sensibilizzazione e di advocacy riguardo le tematiche mostrate.

Realtà aumentata e terzo settore

La realtà aumentata, favorita dalla diffusione ormai capillare degli smartphone e dei tablet, è invece un sottoinsieme, pur molto diverso, della realtà virtuale essendo priva infatti della modalità totalmente immersiva che caratterizza quest’ultima.

Con la realtà aumentata oggi è infatti possibile trovare indicazioni rispetto al luogo in cui ci si trova, avere maggiori informazioni su un determinato prodotto prima dell’acquisto, giocare a catturare oggetti o personaggi animati usando la propria abitazione oppure una reale e intera città come campo di gioco, ecc…

Nel terzo settore la realtà aumentata è usata soprattutto per scopi educativi e culturali.

Quando usiamo i nostri dispositivi mobili per visualizzare un edificio in un sito archeologico oppure un’opera d’arte conservata in un museo, le informazioni sull’artista e/o il contesto storico vengono immediatamente contestualizzate e rese fruibili.

Il primo video mostra l’utilizzo della realtà aumentata in ambito turistico culturale tramite la app PugliaReality+ offerta gratuitamente e in diverse lingue ai turisti della regione Puglia.

Infine il secondo video, tratto anche esso da YouTube ma ideato e realizzato dalla facoltà di Disegno Industriale dell’Università degli Studi di Palermo, presenta invece un caso futuribile ma concreto di realtà aumentata per scopi culturali relativo al Chiostro del Duomo di Monreale.

Terzo settore: il futuro è già presente.

 

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PHI Foundation

 

PHI DONATION DAY: Per la Ricostruzione Sociale

PHI DONATION DAY: Per la Ricostruzione Sociale

PHI DONATION DAY

#PHIDONATIONDAY2021

PHI DONATION DAY: l’Italia del Dono

PHI Donation Day: Per la ricostruzione sociale, sviluppare e rivalorizzare i territori dei Comuni a rischio spopolamento.

Conto alla rovescia per il #PHIDONATIONDAY2021.

Parte una raccolta fondi trasparente per la “ricostruzione sociale” dei territori a rischio spopolamento con la creazione di comitati promotori locali.

 

Comuni, imprese, associazioni, comitati, singole persone: non si ferma la maratona di partecipazione dell’Italia al PHI DONATION DAY “Il Giorno del Dono PHI” per la ricostruzione sociale nel sviluppare e rivalorizzare i territori dei Comuni a rischio spopolamento.

Proprio mentre l’Italia prosegue nella sua gara di solidarietà per le vittime del Covid19 che ha devastato l’intero mondo incluso la nostra amata Italia –  la PHI Foundation lancerà per l’anno 2021 una raccolta fondi speciale insieme alla costituente OVER Foundation (di cui è sostenitrice), proporrà la prima raccolta fondi per la rivalorizzazione dei Comuni a rischio spopolamento.

Ai sottoscrittori di una donazione oltre alla garanzia del suo buon utilizzo, sarà data l’opportunità di divenire soci fondatori della OVER Foundation.

L’importo raccolto sarà destinato a progetti di Comuni a rischio spopolamento selezionati secondo chiare regole di  trasparenza e correttezza, contenute nella “Carta della Donazione”: il codice etico utilizzato da PHI Foundation, che garantisce il donatore sul buon uso delle risorse raccolte. I progetti selezionati saranno di Comuni impegnati nei lavori di ricostruzione “sociale” e rivalorizzazione territoriale dei paesi colpiti dallo spopolamento.

“Abbiamo raccolto più di 100 iniziative tra comuni, associazioni e imprese che nelle settimane prossime racconteranno un’Italia inedita capace di grandi slanci di generosità, siamo orgogliosi di poter raccontare un Paese diverso che sempre più spesso viene trascurato dai grandi mezzi di comunicazione. L’evento sarà infatti l’occasione per presentare a tutti il cartellone delle iniziative del 1°Giro dell’Italia che dona ai Comuni a rischio spopolamento. 

 

 

 

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Redazione

PHI Foundation

 

Evento raccolta fondi: come realizzarlo?

Evento raccolta fondi: come realizzarlo?

Evento per raccolta fondi:

Come realizzare un evento?

Realizzare un evento per la raccolta fondi

 

Evento per raccolta fondi:

Come realizzare un evento?

Siete pronti per organizzare il vostro evento?

Non è così semplice organizzare un evento per la raccolta fondi. Il meccanismo è complesso ed il successo dipende da numerosi fattori.

Cresce l’interesse da parte delle organizzazioni no profit verso la realizzazione di eventi perché permettono, non solo di raccogliere fondi, ma danno la possibilità di far conoscere la propria organizzazione all’esterno, raggiungendo quella fascia di popolazione che non segue particolarmente il settore no profit, oltre ad aprire  nuovi canali verso potenziali donatori o potenziali volontari.

Alcune organizzazioni no profit organizzano eventi esclusivamente per reclutare nuovi volontari.

La donazione nasce da un’emozione, anche l’evento deve essere emozionale.

Ma come si realizza un evento? E’ necessario avere ben chiare 4 fasi.

Fase creativa

Consiste nello scegliere l’evento e la motivazione: occorre stabilire la location, mettere nero su bianco le idee generali e soprattutto fissare l’obiettivo da raggiungere.

Fase progettuale

Valutare attentamente le risorse a disposizione con il dettaglio delle attività, definire le tempistiche ed infine trovare le risorse economiche.

Fase operativa

A questo punto si mette in pratica tutto ciò che è stato deciso, monitorando ogni singola attività per la realizzazione dell’obiettivo.

Fase conclusiva

Ci siamo! E’ la fase da cui emergerà la riuscita o meno dell’evento. Stiamo parlando di valutazione e rendiconto finale. Si analizzano i risultati ottenuti, il raggiungimento o meno dell’obiettivo, l’impatto generato dalla comunicazione dell’evento.

Non dimentichiamoci di comunicare il report conclusivo, tra l’altro si può approfittare della rassegna stampa per promuovere un evento futuro.

Perché è così importante? Per la credibilità!

Credibilità dell’organizzazione – del progetto – della nostra Mission.

Sono le basi per una buona organizzazione no profit.

3, 2, 1 missile

 

 

 

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SMA e Checco Zalone: il segreto di un trionfo

SMA e Checco Zalone: il segreto di un trionfo

SMA e Checco Zalone: il segreto di un trionfo

 

SMA e Checco Zalone:

SMA: Quando un’opera riesce a nobilitare un tema così importante come quello dell’Atrofia Muscolare Spinale (SMA), senza cadere nei meandri del melodrammatico, ma restando nei confini di una comicità tenera e delicata,  è allora che l’ingegno prende forma. La campagna “pro SMA” che porta la firma di Checco Zalone e dell’associazione Famiglie sma, si è conclusa con un eccezionale trionfo: 250mila euro raccolti, premio speciale Aretè 2016 per la responsabilità sociale, selezione per il premio San Bernardino sulla pubblicità socialmente responsabile.

I fondi raccolti saranno devoluti al progetto SMArt, (S.ervizio M.ultidisciplinare di A.ccoglienza R.adicato nel T.erritorio), un progetto atto a migliorare il servizio di assistenza, di diffusione ed informazione sul territorio nazionale, che quest’anno conta sulla disponibilità di un nuovo farmaco gratuitamente donato ai bambini che versano in condizioni più gravi.

Questo risultato, forse epocale, è anche frutto di una campagna realizzata “a pennello”, forte della brillante collaborazione di un grande artista. A discapito di quelle che possono essere le peculiarità estetiche, lo spot di Checco Zalone è da considerarsi un geniale lavoro creativo che mette l’arte al servizio del tema, perché predilige l’emozione.

L’idea dello spot è il risultato del fortunato incontro fra Checco Zalone ed Anita Pallara, giovane ragazza affetta da SMA che, con la sua tenacia, riesce a ribaltare radicalmente le consuete metodologie di “spot drammatico”, approdando così ad un filmato dal carattere, sicuramente più incisivo, che rompe gli schemi di un pietismo ormai stagnante.

Checco Zalone, abolendo la commiserazione, raggiunge, attraverso la semplicità, l’animo delle persone, commuovendole e facendole sorridere. Lo spot, infatti, prende per mano lo spettatore, accompagnandolo in una quotidianità difficile e frenetica, stressante ed insofferente, intollerante ed impaziente, al fine di focalizzare l’attenzione verso l’essere umano, spesso dimenticato per consuetudine.

È la storia la vera protagonista, una storia che rapisce lo sguardo, incuriosisce la mente e rinvigorisce l’anima: Mirko Toller, il bambino realmente affetto da SMA, con un fare sereno e sorridente, si prende quasi gioco di Checco Zalone che, tuttavia, nel corso della storia, trasforma quel sentimento di apprensione in una ridente complicità, trascinandoci in un universo dove la normalità e la diversità non esistono. Esistono solo le persone, le loro vite che si intrecciano e si aiutano, per un bene che non è fine a se stesso, ma che diviene universale.

È a questo punto che quel concetto di universale conferisce un altro valore allo spot, ossia quello della comunicazione: il filmato trasmette un messaggio importante che il pubblico accoglie amorevolmente e generosamente.

Si è indubbiamente di fronte ad un prodotto innovativo che lancia un nuovo modo di fare “pubblicità” ed introduce una strada che punta ad arrivare direttamente al cuore dello spettatore.

 

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Banco Farmaceutico: Arrivano i farmici richiesti

Banco Farmaceutico: Arrivano i farmici richiesti

Banco Farmaceutico: Arrivano i farmici richiesti

Il Banco Farmaceutico e la nostra povertà sanitaria

Cari lettori, oggi vi racconto della storia di un ragazzo che si chiama  Mohammed, è portatore di un diabete trascurato, che gli ha provocato l’amputazione di un alluce  e conduce una vita ad alto rischio. Ma grazie alle medicine donate dal Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria all’Opera San Francesco ora sta bene.

Questa situazione si può definire per l’appunto “povertà sanitaria” che purtroppo riguarda tutta la regione italiana.

Spesso si parla di quelle persone che non hanno abbastanza risorse a disposizione per acquistare i farmaci necessari, anche per quelli che richiedono una  semplice ricetta. A partire dagli antinfiammatori, agli antipiretici, dai prodotti contro la tosse ed il  raffreddore fino all’aspirina per non parlare poi dei soldi per pagare il ticket.

In tutti questi  casi a partire dal  senzatetto o dalla vicina di casa, il lavoratore precario o la famiglia che teme gli venga portato via un figlio per l’impossibilità di garantirne il futuro, siamo di fronte a categorie che hanno  il diritto di essere tutelate.

Vi è in atto una nuova emergenza che va avanti da anni affrontata dalla Fondazione del Banco Farmaceutico onlus sin dal 2000, quando un gruppo di giovani  farmacisti si rese conto della problematica, e organizzò ogni secondo sabato di febbraio, in tutta Italia, una giornata di donazione.

Ci sono migliaia di volontari che si offrono per prestare servizio nelle oltre 3.600 farmacie aderenti, e invitano i cittadini ad acquistare medicine senza obbligo di prescrizione per gli Enti assistenziali della propria città.

La storia di  Mohammed e la Giornata nazionale di raccolta del farmaco

«La Giornata nazionale di raccolta del farmaco quest’anno cade nel 40esimo anniversario della nascita del Sistema Sanitario Nazionale. Dove lo stato non arriva, il cittadino deve intervenire», spiega Filippo Ciantia, direttore della Fondazione Banco farmaceutico vs. la povertà sanitaria.

Proprio come  la storia di Mohammed, un ragazzo con  un diabete trascurato che lo ha ridotto in fin di vita. All’Ospedale San Giuseppe di Milano gli è stato amputato un alluce e comunicato che, per tutta la vita, ogni giorno, avrebbe dovuto prendere farmaci per sopravvivere. Medicine che non si poteva permettere e che, donate dal Banco Farmaceutico all’Opera San Francesco, gli garantiranno una vita dignitosa.

«Pensavo che il mio unico rimpianto sarebbe stato quello di non poter ricambiare. Adesso faccio volontariato e sogno un giorno, se potrò permettermelo, di essere Io a donare almeno uno di quei farmaci che oggi ricevo», racconta. La sua storia è quella di tutte quelle persone indigenti che, lo scorso anno, per curarsi hanno avuto a disposizione solo 29 centesimi al giorno, pari a 106 euro l’anno (14 euro in meno rispetto al 2016).

Con l’appuntamento  del mese di febbraio è necessario «ricordare che nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere se curarsi o mangiare, come è costretta a fare oggi una persona su tre», sottolinea Ciantia.

E’ un po’ come mette in luce l’ultima edizione del «Rapporto sulla povertà sanitaria» curato dal Banco Farmaceutico, a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami è chi ha un titolo di studio basso (40,85 per cento), chi ha più figli (42,1) e chi vive al Sud (50,6). Desistono casalinghe(40,2 per cento), pensionati (39,8) e, in testa, i lavoratori atipici (51,2). A testimoniare l’aumento delle necessità è la richiesta da parte degli enti assistenziali che nel 2017 ha segnato un +9,7 per cento (contro l’8,3 del 2016). Solo nel quinquennio 2013-2017 la domanda è cresciuta del 27,4 per cento, legata all’aumento di poveri assistiti: oltre agli stranieri (+6,3), si rileva l’incremento dei minorenni (+3,2). A crescere sono soprattutto quelli italiani (+4,5 in un anno), mentre quelli stranieri sono cresciuti «solo» dell’1,5.

I farmaci più richiesti sono gli analgesici, antipiretici, antinfiammatori per uso orale, preparati per la tosse, farmaci per uso locale e per dolori articolari.

In 17 anni la Giornata nazionale di raccolta del farmaco ha raccolto oltre 4.500.000 di farmaci, per un controvalore di circa 26 milioni di euro. L’ultima edizione, l’11 febbraio 2017, ha coinvolto 3.851 farmacie e oltre 14 mila volontari; a beneficiare della raccolta (1.331.535 confezioni) sono state 578 mila persone assistite dai 1.721 Enti convenzionati con il Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria. Non solo, i farmaci hanno anche varcato i confini. Nel 2016, su richiesta dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), «abbiamo spedito 65 mila confezioni agli ospedali della Grecia; inviato, in collaborazione con il ministero degli Esteri, 99 mila confezioni in Libia; 109 mila confezioni in Venezuela e 500 chilogrammi di farmaci ad Herat in collaborazione con il ministero della Difesa», chiarisce Ciantia. In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, «il Terzo settore ha bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione, civile». C’è ancora molto da fare e le sfide non sono poche.

Ma, come sta avvenendo per la lotta allo spreco, i segnali si vedono: «Pensiamo a tutti i farmaci utilizzati dai malati. Quando i nostri cari vengono a mancare, molte medicine ancora preziose restano nelle nostre case. Dobbiamo comunicare che il farmaco ha un valore e può essere donato per curare altri». In questo, la legge Gadda del 2012, ha dato un enorme contributo, estendendo le agevolazioni previste per chi recupera e dona eccedenze alimentari anche a beni come i prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, gli integratori alimentari, i presidi medico chirurgici e i prodotti farmaceutici. «La salute è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. La Giornata nazionale di raccolta del farmaco è un’opportunità per costruire un sistema più giusto, e nessuno deve essere escluso», conclude Ciantia.

Ed è così che ill mese di febbraio, di ogni anno  diventa molto importante perché arriva la  Giornata nazionale di raccolta del farmaco che ha l’obiettivo di  soddisfare la clientela di categoria debole, del ritiro di  donazione gratuita e non acquistabile dei diversi medicinali e farmaci gestita dai diversi volontari al Banco Farmaceutico.

La storia del ragazzo Mohammed ci insegna che anche le malattie più gravi possono essere curate grazie al supporto  generoso da parte del Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria, all’Opera San Francesco.

E questo risulta essere un grande gesto di umanità  anche grazie al contributo speciale dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

 

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Donors: 5 video da cui prendere spunto per dire grazie ai donatori

Donors: 5 video per dire Grazie ai Donatori

Donors: 5 video da cui prendere spunto per dire grazie ai donatori

 

Donors: In una buona strategia di video marketing per il non profit non può mancare la realizzazione di una filmato che metta al centro i donatori e non l’associazione.

Donors: Ringraziare chi con impegno ha sposato la tua causa è fondamentale. Raccontare e rendere partecipe il donatore dei suoi successi e perché no, anche degli insuccessi, renderà la tua onp trasparente e “tangibile”.

Pensateci e, nel frattempo, guardate i video che seguono: ecco 3 splendidi esempi di comunicazione che arriva dritta al cuore, con poco rumore e grande efficacia (se avete altri esempi da segnalare o pensieri da scrivere, ricordate che lo spazio Commenti è a vostra disposizione).

Se dopo aver visto questi video hai riflettuto e per la tua campagna di raccolta fondi sei deciso ad integrare una strategia di video marketing potrebbe interessarti anche questo articolo, 3 idee di video marketing per la tua raccolta fondi.

Molte no profit sanno dell’importanza che la comunicazione video ha in una strategia di raccolta fondi, ma spesso non hanno ben chiaro come sfruttare adeguatamente questo potente mezzo. La chiave per evitare di commettere errori risiede nella pianificazione. Il video marketing deve essere parte integrante di una strategia di raccolta fondi e come ogni buona strategia che si rispetti per avere successo deve essere elaborata e preparata con molta cura.

Il 2015 è stato senz’altro l’anno dell’ascesa del video marketing. Su Facebook ogni giorno vengono visualizzati più di 8 miliardi di video.

Le previsioni di alcuni esperti di marketing indicano che, nel corso del 2017, i video arriveranno a raggiungere il 69% dell’intero traffico web. Mentre nel 2018 le stime indicano che la percentuale raggiungerà addirittura il 79%. Questi dati possono essere messi al servizio del no profit? Ecco 3 idee di video marketing per la tua raccolta fondi?

 

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Alzheimer: Crowdfunding Alzheimer ed Arte

Alzheimer: Crowdfunding Alzheimer ed Arte

Alzheimer: Crowdfunding Alzheimer ed Arte

 

Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza degenerativa progressivamente invalidante che compare, nella maggior parte dei casi, dopo  i 65 anni.

L’Alzheimer esordisce causando al paziente un sintomo caratteristico, cioè la difficoltà  nel ricordare eventi recenti, e l’aspettativa media di vita post diagnosi è compresa tra i 3 ed i 9 anni.

Per aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie l’ Associazione Artistico Culturale Scruscio, in collaborazione con le due associazioni no profit,  Familiari Alzheimer Palermo e La Grande Famiglia Onlus organizza una campagna di crowdfunding per la realizzazione di un laboratorio artistico terapeutico rivolto agli ospiti dell’Alzheimer Caffè di Palermo.

Il laboratorio Memoryplace avrà l’obiettivo di fornire ai malati di Alzheimer la possibilità di superare i loro blocchi espressivi e comunicativi, di rievocare i loro ricordi e le loro emozioni legate al passato, di stimolare le loro capacità percettive e di rafforzare la loro coordinazione oculo-manuale, il tutto tramite una serie di strumenti artistici.

Secondo alcuni studi, infatti, l’arte ha la capacità di sollecitare parti del cervello che restano intatte anche dopo la comparsa della demenza e di fornire uno stimolo intellettuale cosi intenso da portare al malato grandi benefici, sia nell’immediato che a medio termine.

Memoryplace si svolgerà in diverse giornate nel corso di un intero mese e, nello specifico, consisterà in percorsi artistici di diverso genere,  che spazieranno dalla pittura con tecnica Suminagashi, alla manipolazione della creta per la riproduzione di forme geometriche ed antropomorfe da ricomporre in una scultura di libera espressione artistica, alla creazione di silhouette con il metodo sedia di Lavater.

La campagna di crowdfunding si svolgerà tramite il sito www.becrowdy.com , una piattaforma di crowdfunding reward-based per progetti culturali e artistici, grazie alla quale gli artisti e i promoter possono proporre i propri progetti e finanziarli tramite l’aiuto della community.

Attraverso questa piattaforma l’artista/promoter può creare una campagna dedicata al suo progetto, indicando il budget da raggiungere e la sua durata e, per incentivare le donazioni da parte della community, attribuire delle ricompense ad ogni quota versata.

Allo scadere del tempo prefissato, se il budget indicato viene raggiunto o superato, l’artista/promoter riceve la somma raccolta (lasciando solo l’8% di trattenute a BeCrowdy); in caso contrario le somme versate vengono restituite ai rispettivi donatori.

La promoter di questa  campagna Memoryplace è Valentina Butera, presidente e fondatrice dell’associazione Scruscio, appassionata d’arte e laureata in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Contribuisci anche tu a questa campagna di crowdfunding con una donazione, darai la possibilità a tanti malati di Alzheimer di poter mantenere viva la propria memoria e riceverai anche una pergamena, con dedica di ringraziamento dell’Associazione La Grande Famiglia Onlus.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

 

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City Angels: la città dove vi sono gli angeli

City Angels: la città dove vi sono gli angeli

City Angels: la città dove vi sono gli angeli

 

City Angels: Il volto che non tutti conoscono.

Una decina di anni fa, Daniele Rocca venne invitato da una ragazza, sua amica, a partecipare come ospite alla serata inaugurale della sede di Torino dei City Angels.

I City Angels, con Mario Furlan presidente, sono degli operatori umanitari che aiutano principalmente i senza fissa dimora ed i senza tetto, portando loro ogni sera coperte, vestiti, sacchi a pelo e cibo, in molte città d’Italia.

Colpito dal fatto che la ragazza fosse diversamente abile e facesse la volontaria, Daniele Rocca decide di farne parte e inizia un’esperienza di volontariato presso i City Angels di Roma.

Nella mente c’era l’intenzione di fare qualcosa per le numerose persone che gli capitava di vedere durante i suoi viaggi di lavoro, alle stazioni e agli aeroporti, bisognose e spesso normali, senza per forza avere patologie psichiche o fisiche.

Osservandole, Daniele Rocca si rende conto che queste persone spesso si sono trovate all’improvviso senza niente o a seguito di un divorzio o perché hanno perso la famiglia.

Qualcuno ha scelto la vita di un senza fissa dimora liberamente ma sono in numero molto esiguo.

Il fatto di essere fortunato ha convinto Daniele Rocca a tornare a fare volontariato, come da giovanissimo aveva fatto guidando le ambulanze della Corce Rossa e Croce Verde.

E da una decina di anni è stato insignito del riconoscimento di socio onorario dei City Angels.

Come altri colleghi e colleghe del mondo dell’arte è contento di farlo. Purtroppo per il suo lavoro non può esser d’aiuto ogni giorno ma contribuisce a “fare rumore” e dare voce a queste persone.

Il più delle volte si tratta semplicemente, dice lui, di servire a tavola il giorno di Natale, in ristoranti che mettono a disposizione il loro locale.

L’episodio più emozionante che ricorda Daniele Rocca, vede come protagonisti due anziani signori, marito e moglie, e il loro sorriso. Lui portava un piatto a tavola e l’anziana signora non vedeva l’ora di potergli donare una caramella, unica cosa che avesse da regalargli… in realtà entrambi gli anziani, donarono a Daniele Rocca un sorriso ed un ringraziamento preziosi. Il sorriso può capitare tutti i giorni di riceverlo ma spesso è finto; quello della coppia di senza fissa dimora fu sincero!

Il sorriso, il regalo più bello in giornate difficile come può essere il Natale. Un momento in cui la solitudine si fa sentire graffiante e la malinconia arriva all’improvviso.

Le emozioni che negli anni di volontariato Daniele Rocca ha collezionato sono di gioia e soddisfazione, pienezza. Il fatto di fare poco e strappare tanto come un sorriso. Un grazie che vale molto di più di tanti altri.

Daniele Rocca, non crede di essere veramente d’aiuto; gli attori singolarmente danno una mano e fanno rumore, focalizzando l’attenzione generale su di loro, i più bisognosi.

I City Angels che realmente fanno qualcosa, sono coloro che si mettono in gioco tutti i giorni scendendo in mezzo alla strada, incontrando nelle vie i senza fissa dimora e diventando i loro Angeli.

 

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Gli Amici del Monumentale e la loro dedizione per le persone insostituibili

Amici del Monumentale per le persone insostituibili

Gli Amici del Monumentale e la loro dedizione per le persone insostituibili

 

Chi segue i miei articoli sul Blog avrà capito che amo Milano ma degli Amici del Monumentale non vi ho ancora parlato? Conobbi Carla de Bernardi lo scorso maggio in occasione di una visita guidata al Cimitero Monumentale di Milano. Fotografa, scrittrice, instancabile camminatrice (qui trovate un contributo video in cui racconta del suo cammino di Santiago) ma soprattutto appassionata del più importante museo a cielo aperto di Milano.

Prima di accompagnarci lungo questo infinito percorso all’insegna della fede, della storia e dell’arte però vuole raccontarci di un progetto che le sta molto a cuore e per il quale si impegna quotidianamente con attenzione e entusiasmo. Da diversi anni infatti ricopre la figura di Presidente e Responsabile Comunicazione dell’associazione senza scopo di lucro: Amici del Monumentale.

Eh sì…perché in fondo un po’ perché come molti dicono: “con la cultura non si mangia!”, un po’ perché l’Italia possiede una grande fetta del patrimonio culturale mondiale e quindi vige il pensiero de: “non si può certo aiutare tutti quelli che hanno bisogno -con la crisi poi!” -, i soldi riservati alla valorizzazione e la tutela delle ricchezze artistiche e culturali d’Italia non sono mai sufficienti e bisogna correre ai ripari come si può.

Ed è quello che avranno pensato i dodici Soci Fondatori degli Amici del Monumentale, tra cui Lalla Fumagalli, vicepresidente dell’associazione, Laura Monastier, protagonista di #BCM16 con la sua passeggiata tra le tombe di editori, fumettisti e scrittori o Emma Treves, quando il 27 marzo del 2013 danno vita a un’organizzazione non profit con l’obbiettivo di promuovere e valorizzare l’edificio architettato da Carlo Maciachini.

Noto a milanesi e turisti, è da sempre incompreso nonostante sia possessore, più di altri luoghi meneghini, di una magia senza tempo che Carla (de Bernardi n.d.r.) racconta nella guida “Non ti scordar di me” edita da Mursia con queste parole: “una straordinaria e silenziosa città dei morti” che comunica con “ […] la frenesia della città dei vivi […] attraverso una cancellata volutamente esile che permette ai due mondi di restare sempre in contatto”.

Torniamo ora però a quel tour tanto atteso dove conobbi Carla e la sua associazione e allo stupore del pubblico che, come me, si aggirava curioso tra le tombe discrete dei personaggi della storia e alcune tombe fastose di uomini sconosciuti percorrendo ogni metro dal Famedio con il pantheon degli uomini illustri, al cimitero acattolico, dall’Ossario fino al Tempio crematorio senza mai fermarsi.

Per non parlare delle opere scultoree, il più in bronzo, su cui la nostra guida si soffermava meticolosamente, la maggiorparte provenienti dalla Fonderia Artistica Battaglia, luogo affascinante dove ancora si fonde il bronzo con la tecnica della fusione a cela persa e dove le due “attempate ma giovanili ragazze” (citate qui in questi termini) degli Amici del Monumentale passarono giornate intere per studiare origine e peculiarità delle opere dei grandi maestri del 1900 come Adolfo Wildt, Arturo Martini, Lucio Fontana solo per citarne alcuni e per le quali da tre anni gli Amici del Monumentale combattono insieme ai suoi volontari per garantirgli restauri e manutenzione adeguati non solo in rispetto di coloro che riposano in questo luogo ed per i quali è quindi un dovere per l’associazione assicurarsi che lo facciamo in un luogo sicuro (ricorrenti i furti che hanno colpito il cimitero; dell’ultimo, risalente a marzo, se ne parla qui) ma anche per quelle sculture così care agli Amici del Monumentale che una volta conosciute, vi assicuro, non si dimenticano più.

 

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Givingtuesday, ovvero la giornata globale del dono

Givingtuesday, ovvero la giornata globale del dono

Givingtuesday, ovvero la giornata globale del dono

 

Givingtuesday: la settimana del 23 novembre è stato il Givingtuesday, ovvero la giornata globale del dono alimentata dai social media e da collaborazione e attività di rete, come recita lo slogan nella home page del sito dedicato, un’iniziativa che ricorda il giorno del dono organizzato in Italia. Una giornata ad oggi più diffusa nel mondo dell’associazionismo anglosassone e di molti altri paesi, ma che potrebbe facilmente diffondersi anche in Italia ed in altri paesi, seguendo il trend di altre iniziative. Il Giving Tuesday si svolge il martedì dopo il Giorno del Ringraziamento americano. Nato nel 1992 come risposta al Black Friday e al Cyber Monday, giornate dedicate a commercio e consumo e ideato dal centro culturale 92nd street Y

Quest’anno la giornata è arrivata alla sua quinta edizione, crescendo e diventando un fenomeno mondiale nel corso degli anni. Questa impressione è confermata anche dai dati raccolti da Blackbaud, piattaforma che si occupa della raccolta fondi e dell’analisi dei dati, che afferma che nei soli Stati Uniti tra il 2014 e il 2015 si è registrato un incremento del 52% delle offerte.

Nel corso del 2015 il Givingtuesday ha coinvolto 700.000 mila persone in attività di raccolta fondi ed ha permesso alle associazioni di raccogliere circa 116.000.000 di dollari in 70 Paesi nel mondo. Un ottimo risultato non solo in termini di raccolta fondi ma anche di coinvolgimento di volontari.

Le ONP si sono quindi organizzate per coinvolgere e fidelizzare i propri donatori abituali, ma anche per attrarne di nuovi. La comunicazione è ormai già partita, attraverso mailing, pagine dedicate nei siti web, social media e anche attraverso piattaforme di crowdfunding, e guardando i dati relativi alla raccolta fondi e alle storie raccontate nelle pagine web dedicate è proprio quest’ultima modalità che si è rivelata di successo per alcune campagne.

Tra le campagne di maggior successo in Gran Bretagna vi è quella realizzata dall’organizzazione inglese Send a cow, che si occupa di combattere la povertà nelle aree rurali, che ha promosso le proprie attività attraverso la realizzazione di un video che grazie al coinvolgimento dei propri sostenitori e ad una comunicazione attentamente studiata, è diventato virale in rete con circa 665.000 visualizzazioni.

Un altro esempio di grande successo è la campagna realizzata da una casa di riposo di Tunbridge Wells, nel Kent, che ha partecipato lo scorso anno per la prima volta al GivingTuesday raccogliendo ben 56.000 sterline, niente male!

Aspettando che questa iniziativa sbarchi ufficialmente anche in Italia segnate la data sul calendario per il 2017 ed iniziate a scaldare i motori.

 

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15 NOVEMBRE: ARTICOLI DELLA SETTIMANA

INQUINAMENTO: ATTENZIONE VERSO L'AMBIENTE

INQUINAMENTO: ATTENZIONE VERSO L’AMBIENTE

Inquinamento: Attenzione di Greenpeace verso L’ambiente è Molto alto

L’INQUINAMENTO OGGI 

Inquinamento: Oggigiorno il problema dell’inquinamento è devastante, la causa stessa è l’uomo che con le sue attività pensa bene di non prestare attenzione al rispetto per l’ambiente in cui vive. Oggi sentiamo parlare d’inquinamento sotto mille sfaccettature: inquinamento atmosferico, acustico, idrico, del suolo, domestico, agricolo, architettonico, elettromagnetico, nucleare ed industriale come se fosse un catalogo con un assortimento sempre più ampio.

L’uomo prima di operare e pensare al suo profitto deve in primo luogo tenere in considerazione che il Pianeta Terra è la sua casa ed il posto dove vivere a pieno la propria vita nonchè il luogo dove possono e devono poter abitare tutti gli esseri viventi: umani, animali e vegetali.

Credo che tutta la popolazione mondiale, vada educata al rispetto dell’ecosistema organizzando corsi istruttivi di educazione ambientale per i bambini della scuola primaria al fine di creare consapevolezza e conoscenza fin dalla più tenera età, mentre per gli adulti andrebbero organizzate campagne sociali e attività di volontariato diretto, per sensibilizzare tutti quanti ulteriormente su questo tema.

Nella «verde» Danimarca per combattere il problema dell’inquinamento ambientale i governi investono molti soldi nella costruzione di infrastrutture per il traffico di biciclette, spingendo la metà della popolazione danese a parcheggiare la propria vettura nel garage ed ad andare a lavoro in bicicletta.

Diversamente dalla situazione italiana dove i governi intervengono pochissimo su questa questione ed adottano scarsissime misure per contrastare l’inquinamento, infatti in pochi adoperano un auto elettrica e raramente si utilizzano le due ruote a pedali per spostarsi in città. 

L’ATTIVITÀ DI GREENPEACE 

Greenpeace è un organizzazione non governativa ambientalista, fondata a Vancouver nel 1971 e presente in 41 Stati, può contare su volontari, attivisti e dialogatori che incontrano persone nelle piazze di tutto il mondo facendo conoscere le loro missioni e le loro petizioni.

Greenpeace si batte per la difesa dell’Artico (minacciato dalle trivellazioni petrolifere, dalla pesca industriale e dai cambiamenti climatici), è in prima linea nella tutela delle foreste del pianeta che rischiano la deforestazione, si impegna per la salvaguardia di tutti i mari e gli oceani dalla pesca eccessiva ed illegale; si oppone al surriscaldamento climatico causato dall’uso di combustibili fossili delle industrie, consigliando l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Il movimento ha lanciato una petizione al Governo italiano ed alla Commissione Europea per la salvaguardia delle api (uccise dall’uso di pesticidi chimici sempre più utilizzati nell’agricoltura intensiva)proponendo un’agricoltura biologica e sostenibile; ostacola inoltre, gli esperimenti nucleari nelle zone naturali ed incontaminate degli oceani, considerati distruttivi per la flora e la fauna oceanica.

Chiunque volesse entrare a far parte dell’associazione può consultare il sito, perchè c’è molto bisogno di persone che difendono il Pianeta dall’inquinamento antropico.

 

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Redazione

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Sociale: Raccolta fondi per il sociale attraverso i social network

Sociale: Raccolta fondi attraverso i social network

Sociale: Raccolta fondi per il sociale attraverso i social network

 

Il mondo del sociale è un settore fondamentale per il nostro Paese, soprattutto considerando la crisi economica in cui versa negli ultimi anni. Fondamentale soprattutto per dare risposte ai problemi del tessuto sociale che non possono essere affrontati in maniera celere dagli Istituti preposti. Manca però, in tutto ciò, un piano strategico ed un protocollo di azioni combinate che possano dettare le linee guida della raccolta fondi. Tale attività ad oggi è disciplinata soltanto per gli aspetti fiscali; manca totalmente un’azione condivisa dalle molteplici associazioni non profit nel muoversi e gestire la raccolta fondi. Operazione fondamentale per una efficace attività di fundraising.

Fundraising attraverso i social network

Fundraising attraverso i social network

L’importanza delle ONP

Come anticipato, il settore del non profit riveste un ruolo fondamentale per la nostra realtà italiana; molto spesso è una delle attività produttive principali, come lo è ad esempio per le attività artistiche, sportive o di intrattenimento dove le realtà non profit superano le imprese tradizionali, impiegando un numero di circa quasi 700 mila lavoratori retribuiti. Questo aspetto dovrebbe suscitare in ognuno di noi delle domande in merito al nostro futuro, prendendo in considerazione la possibilità e la fattibilità di investire maggiormente in attività legate al non profit. Tale pensiero oggi sopraggiunge grazie anche alla considerazione della Responsabilità Sociale d’impresa; pensiero secondo il quale l’aspetto meramente economico di una attività imprenditoriale non deve tralasciare un aspetto più sociale, nell’interesse del benessere comune dei dipendenti dell’azienda, ma soprattutto della società intera. Come non portare il pensiero ad Adriano Olivetti, che fece del benessere dei propri dipendenti il motore produttivo della sua azienda. Da lui tutti noi dovremmo apprendere e riproporre in un’ottica di innovazione sociale le sue lungimiranti azioni.

Una rete per il sociale

Mancando un piano di azione condiviso, è opportuno fare in modo che il mondo del sociale possa aggregarsi, unirsi in una rete in  cui mezzi e strumenti siano condivisi per aiutare le diverse associazioni nella campagna di promozione online della loro attività. Il tutto con il fine ultimo di incentivare e agevolare la raccolta fondi. Penso soprattutto a quelle piccole ONP, costituite da personale per lo più volontario, molto spesso in pensione, che non sono in grado di gestire, in termini di risorse, azioni concentrate sulla raccolta fondi. Una rete di supporto, con strumenti dedicati e a basso costo o meglio ancora gratuiti, potrebbe colmare questa mancanza e sollevare le sorti di una piccola realtà che per la comunità di appartenenza risulta fondamentale.

Una rete per il sociale

Una rete per il sociale

I social network per il sociale

Laddove pecca il sociale, arriva il web con i suoi social network. L’uso delle piattaforme social e dei social network possono migliorare l’efficacia dell’operato del terzo settore nelle diverse loro attività, dal fundraising al dialogo con le istituzioni e la società civile. Il web offre alle ONP una vasta gamma di strumenti per promuovere la propria attività e per fare raccolta fondi in maniera immediata e soprattutto innovativa. Lo stesso Google ha realizzato una sezione dedicata al non profit, Google for non profit appunto, che offre vantaggi e strumenti precisi alle ONP beneficiarie. Si tenga presente che ben il 76% delle persone che intendono fare una donazione ad una associazione non profit, cerca online informazioni: sia tramite i motori di ricerca ma anche attraverso i social network, dove i video sono gli strumenti che maggiormente attirano l’attenzione dei potenziali donatori, stimolando l’engagement. Si stima che il 57% degli utenti, effettui una donazione dopo aver visto un video in cui si racconta l’ONP.

Anche Linkedin, così come Google, offre un servizio apposito per le Onlus:

  • accesso gratuito all’account “Talent Finder”, per un valore di circa mille dollari l’anno;
  • accesso al gruppo dedicato “Non profit Board Connect”;
  • accesso esclusivo alle guide tutorial di Linkedin.

Twitter offre una serie di informazioni e strumenti dedicati alle ONP per coadiuvarle nel diffondere il loro messaggio ottenendo al contempo il maggior numero di followers ed una maggiore interazione con il pubblico degli stakeholders. Lo stesso Facebook ha inserito il tasto “DONA ORA” per le associazioni non profit, per unire il fundraising alla comunicazione digitale nell’ottica di un social marketing innovativo.

Concludendo…

Il punto fondamentale da tenere presente in una campagna di raccolta fondi online è il target verso il quale ci si indirizza. È cosa nota, ormai, che tutti noi viviamo con lo smartphone sempre a portata di mano. Innovare in questo senso il fundraising è un passo necessario da compiere, anche per le piccole realtà locali che rispondono ai bisogni della comunità. Semplificare le modalità di donazione, rendendole fruibili in ogni modo e in ogni dove, è il primo passo verso un protocollo di azione condiviso tra le molteplici ONP. Dall’altra parte, offrire alle ONP un elenco costantemente aggiornato del panorama web e delle diverse possibilità offerte in merito al social marketing e al fundraising, potrebbe essere un ulteriore passo verso un’azione condivisa non solo dalle ONP, ma dagli stessi donors che decidono di sostenere le singole attività del mondo non profit.

 

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Redazione

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NODO COOPERAZIONE: UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

Nodo Cooperazione Vuol Dire Dignità

NODO COOPERAZIONE:

UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

 

Nodo Cooperazione Internazionale, lasciando alle spalle l’assistenzialismo, ha optato per diffondere la cultura del lavoro con un progetto innovativo di auto sviluppo, una scuola che supporta le capacità artigianali della Cambogia, dove la manualità non è stata ancora soffocata dall’uso delle macchine.

Una nazione che vuole guardare al futuro deve prima di tutto pensare ai bambini e ai giovani, alla loro educazione e alla loro istruzione perché loro sono il bene primario della società, i cittadini del domani che dovranno poter lavorare, produrre e contribuire allo sviluppo del proprio paese.

Uno degli obiettivi del Nodo è quello di aiutare i giovani della Cambogia a superare ignoranza e povertà, trasferendo conoscenze e metodologie, dando valore all’individuo e stimolando le capacità di gestire attraverso il lavoro, il loro futuro e quello delle loro famiglie.

La Bottega dell’Arte di Phnom Penh è una scuola di design sociale dove 25 ragazzi e ragazze imparano a lavorare l’argento. La maggior parte di loro arriva da una zona poverissima della periferia della città, sono giovani con scarsa istruzione, con difficili situazioni familiari, alcuni sono orfani appena usciti dall’orfanotrofio o portatori di handicap. Per loro la Bottega non è solo un luogo dove imparare una professione ma anche una casa e una protezione.

Ogni anno un designer italiano trascorre un mese in Bottega per insegnare ai ragazzi a produrre oggetti innovativi. Nella scuola non si tengono solo corsi di disegno e lavorazione del metallo, ma anche corsi di contabilità e gestione d’impresa, nonché corsi di alfabetizzazione per gli studenti che non hanno potuto completare gli studi di base. Alla fine del percorso, i più bravi possono rimanere in Bottega ad insegnare, i più intraprendenti aprono una loro attività, sostenuti dal Nodo con un piccolo prestito, gli altri vengono aiutati a trovare un lavoro in imprese esistenti.

Un altro grosso problema che affligge la Cambogia e di cui Il Nodo ha voluto occuparsi è quello dell’acqua. L’acqua è causa di allagamenti e disastri naturali, ma qui è anche una delle maggiori cause di mortalità infantile. Per questo Il Nodo distribuisce filtri per la potabilizzazione dell’acqua, ma interviene anche organizzando corsi di igiene e manutenzione del filtro. In quattro anni sono stati distribuiti più di 600 filtri ed ha istruito i bambini e le loro famiglie per il loro uso e manutenzione.

Il Nodo collabora, inoltre, con alcuni orfanotrofi locali, fornendo ai bambini e ragazzi ospiti, tutto il necessario per nutrirsi adeguatamente, vestirsi e andare a scuola. Offre loro corsi complementari di inglese e computer utili a qualificarli per un futuro lavoro, corsi di musica e di danza per fornire interessi e stimoli che li aiutino a formarsi un’identità positiva e corsi di tessitura ed intreccio di ceste e stuoie per insegnare attività generatrici di reddito ai ragazzi prossimi all’uscita dall’Istituto.

Questi sono solo alcuni dei progetti che Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus ha in corso in Cambogia. Se volete conoscere meglio questa bellissima realtà, se volete aiutarli o entrare a far parte di questa associazione, potete scrivere a info@ilnodoonlus.org  o telefonare allo 02.66801806 e sarete sempre ben accolti.

 

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Cagliari: Nasce una Nuova Comunità di Recupero

Cagliari: Nasce una Nuova Comunità di Recupero

Cagliari: Nasce una Nuova Comunità di Recupero

 

1 Cagliari: La Locanda dei buoni e cattivi:

Cagliari: Cari lettori oggi vi scriviamo dell’esempio che arriva da Cagliari dove grazie a una cooperativa un gruppo di ragazzi «ai margini» ha conquistato l’indipendenza ottenendo dei finanziamenti dalla Fondazione Prosolidar attraverso un bando senza scadenza per progetti di sviluppo.

Senza ripensamenti: l’hanno chiamata la «Locanda dei buoni e cattivi». Ci sono i ragazzi appena maggiorenni provenienti dalle comunità in cui erano stati inseriti a causa di situazioni familiari difficili. Ma ci sono anche le ragazze madri vittime di violenza con bambini piccoli, a loro volta uscite da comunità di cura. Ci sono quelli con qualche disabilità, volenterosi e molto impegnati. E ci sono altri ancora. Li accomuna l’aver deciso di tirarsi su, di non piangersi addosso per i problemi vissuti, di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Così è nata a Cagliari la Locanda dei buoni e dei cattivi.

2 La Fondazione Prosolidar:

La Locanda dei buoni e dei cattivi è gestita dalla cooperativa sociale omonima sorta nell’ambito di un percorso di sostegno ed incubazione della Fondazione Domus De Luna. Le giornate alla Locanda dei buoni e dei cattivi non hanno un attimo di pausa: si comincia la mattina preparando letti e colazione per gli ospiti delle 5 camere, poi subito in cucina, dove entra solo merce fresca e a km zero, quindi a poca distanza da Cagliari, spesso proveniente dalle terre confiscate alle mafie e l’olio della comunità in collina. Ogni giorno si impastano pane e pasta, anche per le persone con intolleranze o esigenze speciali.

Ecco alcune testimonianze: «Mettiamo gli stessi valori di solidarietà e rispetto in tutto quello che facciamo – dice il responsabile della Locanda dei buoni e dei cattivi– e cerchiamo fornitori e prodotti che si rispecchino in questi valori». Poi c’è il flusso di arrivi e partenze nei tre appartamenti indipendenti nel centro di Cagliari, c’è da gestire il noleggio bici e gli impegni aumenteranno certamente nei prossimi mesi visto che la locanda si allargherà con tre nuove camere aperte grazie al contributo della Fondazione Prosolidar, che l’ha finanziata con 80 mila euro a fondo perduto.

La Fondazione Prosolidar è una onlus nata dal Fondo Nazionale del settore del credito, vi sono rappresentate tutte le organizzazioni sindacali del settore del credito, l’Abi e le imprese aderenti. Prosolidar accantona ogni anno dalle proprie disponibilità un fondo da destinare a progetti di emergenza, in Italia e nel Mondo: è subito operativa quando c’è da allestire un asilo spazzato via dall’alluvione o costruire strutture di ritrovo scomparse con il terremoto. Con la parte rimanente sostiene progetti di sviluppo sociale in tutta Italia e anche all’estero.

Ai suoi fondi possono accedere grandi e piccoli soggetti del Terzo settore, perché realizza una strategia inclusiva di sostegno a progetti diversi con una quota di contributo proporzionata ai costi complessivi. Il bando non ha scadenza, ma di solito una prima tranche di valutazione dei progetti avviene nel mese di aprile. È dunque questo il momento giusto per riflettere sulla propria proposta, verificando i requisiti richiesti e la documentazione da presentare sul sito www.fondazioneprosolidar.org. Sono privilegiate attività che possano avviare processi di sviluppo economico, gli investimenti a carattere produttivo, che aiutino le comunità a raggiungere l’autosufficienza economica e la serenità alimentare.

Termini che ci riportano ancora alla Locanda dei Buoni e Cattivi, dove non si impara solo un mestiere ma anche la cura di sé stessi, con un impegno concreto ogni giorno. Da persone ai margini della società questi ragazzi sono diventati cittadini attivi, da ragazze in cerca di aiuto sono diventate imprenditrici che lavorano bene generando reddito e processi sociali positivi. Positivi nella gestione e nell’inclusione, ma anche nella qualità: sono stati premiati dal Gambero Rosso fra i migliori ristoranti d’Italia e hanno anche ricevuto la menzione di «Buona Cucina» del Touring Club Italiano.

 

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Redazione

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SENSO CIVICO: 50% RISPARMIO SULL'IMPOSTE

SENSO CIVICO: 50% RISPARMIO SULL’IMPOSTE

SENSO CIVICO: 50% RISPARMIO SULL’IMPOSTE

 

Senso Civico

Senso Civico: Con i suoi circa 7 milioni di volontari l’Italia è uno dei paesi europei con il più alto ‘tasso’ di volontariato. Ogni anno impiegano al servizio del bene comune circa723 milioni di ore, pari al lavoro che svolgerebbero circa 400 mila individui a tempo pieno. Come ci spiega l’ultimo rapporto ISTAT  sulle organizzazioni non profit, la maggioranza dei volontari, circa 4 milioni, opera per una o più associazioni. Quello italiano, infatti, è un volontariato molto organizzato su base associativa: nel nostro Paese si contano ben 45 mila associazioni, oltre il 32% impegnato in attività nel settore sociale, sanitario e di protezione civile.

 

Senso Civico

A differenza di altri Paesi, come Germania e Gran Bretagna, in Italia è ancora poco sviluppato (e sostenuto) il volontariato civico, urbano o municipale ovvero quel volontariato promosso soprattutto da municipalità ed enti locali che permette a un cittadino di svolgere, in modo gratuito e volontario, attività di pubblica utilità e di cura della città. Tuttavia negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, vuoi per la crisi economica che attanaglia gli enti locali, vuoi perché si va sempre più diffondendo una cultura della cittadinanza attiva e responsabile.

Senso Civico: Sintomi di questo mutamento sono, ad esempio, i movimenti spontanei di cittadini che si mobilitano contro il degrado urbano: soffermandosi su esperienze strutturate, che nascono soprattutto per volontà dell’ente locale e per effetto di precise scelte di politica urbana. Grazie anche a leggi ad hoc regionali e nazionali, sono, infatti, in aumento i Comuni che offrono ai cittadini la possibilità di partecipare in prima persona alla cura dei beni comuni, alla riqualificazione di aree della città, allo sviluppo del decoro urbano.

 

Senso Civico: Sappiamo bene che dentro e fuori il mondo del volontariato ‘organizzato’ non manca chi guarda a questo fenomeno con perplessità e diffidenza. In realtà, crediamo che coinvolgere i cittadini in attività di pubblica utilità contribuisca a migliorare la vita di tutti, abitanti e amministratori locali.

Perché più è partecipata la cura e la gestione degli spazi pubblici, più si diffonde il senso civico e cultura della responsabilità.

 

Ma in che modo e attraverso quali forme i comuni possono attivare iniziative di volontariato civico? Ecco le tipologie più diffuse:

  • Albi comunali dei volontari civici;
  • Amministrazione condivisa;
  • Baratto amministrativo;
  • Convenzioni ad hoc tra ente locale e associazioni del territorio.

 

L’esempio forse più ‘antico’ di volontariato civico è quello dei cosiddetti “nonni civici”. A partire soprattutto dagli anni Novanta, alcuni Comuni hanno cominciato a coinvolgere anziani e pensionati in attività di volontariato civico in collaborazione con la polizia municipale e operatori comunali. Grazie a convenzioni con le associazioni di volontariato o a bandi pubblici, i Comuni ‘reclutano’ cittadini anziani o pensionati che con le loro pettorine colorate svolgono varie attività di volontariato, come pulire le aree verdi, vigilare nei pressi delle scuole per permettere ai bambini di entrare e uscire da scuola in tutta sicurezza oppure svolgere servizi d’ordine in occasione di eventi e manifestazioni sportive.

 

In molte città stanno fiorendo Albi comunali dei volontari civici che prevedono, secondo un regolamento, l’iscrizione dei cittadini disponibili a svolgere attività di pubblica utilità e per il decoro urbano. Ai cittadini, organizzati per aree o gruppi di intervento, il Comune fornisce copertura assicurativa, tesserini e pettorine di riconoscimento, strumenti di lavoro e se necessario anche formazione adeguata.

 

Molti Comuni Italiani hanno adottato la pratica dell’amministrazione condivisa o, per meglio dire il “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani”. Si tratta di un’esperienza molto innovativa che offre ad amministrazioni locali e cittadini i lineamenti essenziali di un modo di partecipare alla cura della città “che supera la casualità del volontariato individuale e diventa metodo”. Grazie al Regolamento, infatti, i Comuni possono attivare sul territorio un vero e proprio “patto di cittadinanza” per amministrare in modo condiviso i beni comuni della città.

 

Un altro strumento innovativo che si sta sviluppando proprio in questi ultimi anni è il “baratto amministrativo”, introdotto nel 2014 con il decreto legge n.133 (“Sblocca Italia”). Questa particolare forma di impegno civico prevede riduzioni o esenzioni dal pagamento delle tasse comunali per i cittadini attivi nella riqualificazione degli spazi in cui vivono. Il primo ad inaugurare questa pratica è stato il Comune di Massarosa, in provincia di Lucca, che ha varato il “Regolamento per l’istituzione e la gestione del Servizio Volontario Civico” e quindi pubblicato un bando che offriva uno sconto del 50% sull’imposta dei rifiuti in cambio di alcune attività di pubblica utilità: taglio dell’erba nei giardini pubblici, imbiancatura di aule scolastiche, attività di pre-scuola e sorveglianza all’entrata e all’uscita delle scuole, piccoli lavori di falegnameria e manutenzione dei cigli delle strade. L’iniziativa ha conseguito un grande successo: oltre 100 cittadini e 10 associazioni si sono proposte e altri Comuni hanno chiesto di conoscere e replicare l’esperienza, tanto che a Massarosa (nel seguire la corrente filosofica della Social Innovation) si svolgerà il primo convegno nazionale sul baratto amministrativo.

 

In alcune città esistono, infine, gruppi, associazioni o enti non profit nati proprio per coinvolgere i cittadini in attività di riqualificazione e decoro urbano. I più antichi sono senz’altro i gruppi di Guerrillia Gardening che, nati negli Usa a metà degli anni Settanta all’interno dell’attivismo ambientalista, promuovono anche nel nostro Paese “incursioni” contro il degrado urbano e l’incuria delle aree verdi.

 

Più recentemente a Roma si è sviluppato il movimento Retake. Formalmente sono associazioni ma nella pratica assomigliano più ai Guerrillia Gardening: organizzati in gruppi divisi per quartiere, si attivano periodicamente per i cosiddetti “clean up”, azioni collettive per ripristinare la bellezza originaria di una piazza o di una strada oggetto del “retake”. Parte del retake è anche lo speak up, in altre parole il parlare e lo spiegare ad abitanti e commercianti il fine di questi clean up (risanamento ambientale).

 

Alla pratica dei Guerrillia Gardening si ispira apertamente l’associazione CleaNap di Napoli, fondata da alcuni giovani che vogliono creare azioni dimostrative per migliorare piazze e monumenti del centro storico di Napoli, “ormai lasciati al degrado e all’incuria del tempo, nonché sopraffatti dall’invasione perenne dei rifiuti”. Alla questione rifiuti e pulizia del territorio si dedica anche il movimento Let’s do it! Si tratta di un movimento internazionale nato nel 2008 in Estonia in occasione di una gigantesca operazione di pulizia del Paese: in un solo giorno 50mila persone, in sole cinque ore, liberarono strade, città e foreste da 10mila tonnellate di rifiuti illegali. Ad oggi l’associazione è presente in 96 paesi, tra cui l’Italia, dove ha organizzato una pulizia di massa delle coste e delle spiagge campane e sarde coinvolgendo 12mila volontari provenienti da tutta Europa.

 

Altra esperienza interessante è quella fiorentina. A Firenze sono attivi i volontari della Fondazione Angeli del Bello. Si tratta di una fondazione di partecipazione nata su iniziativa di Quadrifoglio Spa, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, e dell’associazione Partners Palazzo Strozzi. A oggi la fondazione può contare sull’impegno di 1500 volontari che più volte la settimana e in diversi gruppi di intervento portano avanti progetti e azioni di volontariato urbano, come la rimozione di scritte vandaliche dai muri dei palazzi fiorentini e la pulizia di giardini e spazi di verde pubblico. Alle attività possono partecipare sia cittadini sia associazioni, l’importante è raggiungere lo scopo: migliorare il decoro e la bellezza di Firenze.

 

Per concludere questa panoramica sul volontariato civico e municipale, desidereremmo accennare ad un’esperienza che sta maturando in alcune regioni, in particolare in Toscana. Qui, infatti, Comuni come quelli di Scandicci e Sesto Fiorentino, in collaborazione con le associazioni del territorio, hanno coinvolto gruppi di rifugiati e richiedenti asilo in attività di pubblica attività.

 

Ospiti sul territorio toscano in appartamenti e piccole strutture gestite da enti del terzo settore (la cosiddetta “accoglienza diffusa”), i migranti possono attendere anche un anno prima che le richieste di asilo siano esaminate e in questo periodo non possono svolgere nessun lavoro retribuito. Ecco che allora lo scorso maggio la Regione Toscana, in accordo con prefetture ed enti locali, ha pensato di costituire un fondo a copertura delle spese assicurative per quei Comuni che intendono coinvolgere rifugiati e richiedenti asilo in attività gratuite e volontarie di pubblica utilità.

 

Ad oggi sono oltre una decina, le amministrazioni comunali che hanno aderito all’iniziativa stipulando convenzioni ad hoc con le associazioni locali. I migranti, oltre a partecipare a corsi di lingua e varie attività promosse dalle associazioni di volontariato, svolgono alcune ore di volontariato occupandosi di piccole opere di riqualificazione urbana. L’esempio forse più eclatante di questa forma di volontariato civico si è avuta a Firenze in occasione dell’ondata di maltempo che ha distrutto un’importante area verde della città. Qui due gruppi di profughi hanno lavorato a gomito a gomito con i volontari della protezione civile per ripristinare la viabilità e alcune aree verdi della città.

 

Al di là di ogni polemica, crediamo si tratti di un’esperienza interessante che meriti di essere conosciuta e sviluppata, a patto però che si rispettino almeno due ‘regole base’. Come tutte le attività di volontariato, è una scelta che i migranti devono prendere consapevolmente e liberamente. Inoltre, se lo scopo principale è offrire opportunità di integrazione e cittadinanza, è senz’altro un’esperienza che i migranti devono poter condividere e svolgere insieme con altri cittadini, perché è il prendersi cura ‘insieme’ del luogo dove si vive, anche solo di passaggio, che crea occasioni di scambio e conoscenza, che ci rende cittadini responsabili non solo della cosa pubblica ma anche e soprattutto l’uno dell’altro.

 

L’innovazione sociale è caratterizzata dalla capacità di rispondere ai bisogni sociali che siamo sempre più in grado di affrontare, la responsabilizzazione dei gruppi e degli individui, e la volontà di cambiare le relazioni sociali.

 

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Sebastiano de Falco

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