SE IL TUO EVENTO NO PROFIT E’ UN FLOP…

Hai organizzato un evento no profit (una cena solidale, un banchetto, un qualsiasi evento di raccolta fondi), ed è andata male. Scarsa partecipazione, poco rendimento, morale a terra. Eppure eri così entusiasta! Hai condiviso sui social network, hai creato l’evento, forse avevi stampato inviti e locandine, avevi cercato di coinvolgere parenti e amici, ma niente, non è andata.

 

Cosa fare davanti a un fallimento? Essenzialmente tre cose: cogliere il lato positivo, annotare le magagne e ripartire!

 

Il positivo c’è sempre!

1) Non sei più quello di prima: l’organizzazione di questo evento ti ha formato, ti ha messo sul campo, hai capito “praticamente” come funzionano alcune cose, (per esempio come “funziona” un comunicato stampa”, ti sembra niente?). Il prossimo evento no profit ti troverà più pronto, puoi scommetterci!

 

2) Sai nuotare? Se in questa occasione hai improvvisato, hai detto “ma sì, poi vediamo”, hai delegato a chissà chi, chissà che cosa, bene, ora sai che questo atteggiamento è deleterio, perché se è vero che ci sono sempre gli imprevisti, non puoi fondare un evento su un mare di imprevisti: affondi subito!

 

3) Creare rete. E’ vero, hai ricevuto poche risposte, ma hai contattato molte persone, creato nuove relazioni di amicizia, potenziali collaborazioni: la prossima volta sai già da dove ripartire, chi contattare, con chi collaborare: niente è perduto!

 

 

Qualche rattoppo…

Dopo esserti un pò rincuorato e colto tutto il positivo, passa a vedere i punti deboli del tuo evento, gli ambiti che non hai curato, che hai lasciato al caso, o che hai gestito male.

 

Non c’è solo Facebook. Crei l’evento su Facebook, inviti i tuoi millemila contatti, anche quelli a 2000 km, dopodiché ti fermi a vedere se qualcuno “abbocca”. No, non funziona così. O non solo così. Esistono altri social network, esiste il giornale, la radio, la tv, una locandina… Esiste una stretta di mano e un sorriso, una pacca sulla spalla, un invito personale, senza pixel in mezzo: hai provato?

 

In quanti eravate? È vero che si possono raggiungere buoni risultati anche in solitaria, ma ti esponi a più rischi: tu sei uno e là fuori centomila, la tua energia non è infinita. Abbiamo sempre bisogno di confrontarci, di dire: “che ne pensi tu?” magari anche di scontrarci, per poi trovare una quadra. Lo stesso fallimento è vissuto in modo diverso se lo condividi con altri.

 

Con quale impegno? Penso che ormai tu lo abbia capito: le cose non si fanno da sole. Allora chiediti quanto ci hai creduto, quante energie hai investito, quanto tempo hai riservato (c’è stata almeno una notte insonne?) Operare nel no profit è come innamorarsi: se non senti le farfalle nello stomaco, stai coltivando un’amicizia tiepida, non un amore passionale!

 

 

È ora di rifare lo zaino e ripartire!

Abbiamo colto il positivo, abbiamo annotato le magagne. Ora ti do un consiglio spassionato: se ti fermi dopo un flop, confermi e timbri a fuoco che sei un buono a nulla, ma sai bene che non è per niente così! Riparti subito, rimettiti in gioco, centra un obiettivo e vai. Non da solo, ma vai. Come ti dicevo all’inizio, non sei più la stessa persona, il tuo zaino è più gonfio, di esperienze, di relazioni e competenze: riprendi la strada e vai: farai nuove esperienze, nuovi incontri e questa volta andrà sicuramente meglio. Buon viaggio!

 

PS: Se ritieni che manchi qualcosa, non avere timore, integra quanto ho scritto!

Phi Foundation

RI-DONO: progetto per riciclare e donare a chi ha bisogno

Sabato 31 ottobre, in piazza Ottinetti a Ivrea, si è svolto un evento di promozione, organizzato da Consorzio Copernico, in collaborazione con le cooperative Alce Rosso,  con le animatrici di Villa Girelli e di Andirivieni e con l’Atelier di ceramisti “Disabili, ma molto Abili” Laborarte Castellamonte.
L’evento è stato trasmesso live su Radio 105 nell’ambito di un programma sul crowdfunding.
 

Il progetto si chiama RI-DONO è il tentativo di trovare on-line, attraverso l’uso dei social media, il capitale necessario per rendere realtà un’idea che gli operatori delle cooperative del Consorzio hanno da tempo: riuscire a essere più efficienti, e quindi più efficaci, nella gestione della donazione di oggetti di seconda mano, usati, ma ancora integri e funzionanti.

 

Con RI-DONO si vorrebbe riuscire a donare
e RI-UTILIZZARE meglio.

Si saprebbe sempre cosa è disponibile là fuori, cosa possa essere riutilizzato invece di essere buttato, a quali oggetti si possa dare un nuovo significato, migliorando allo stesso tempo la qualità della vita di una persona.
Chi avrà qualcosa da donare invierà la foto e una breve descrizione al sito web Ri-dono e chi avrà bisogno di qualcosa (una bicicletta per andare la lavoro o anche solo per insegnare al proprio bimbo ad andarci) lo riceverà attraverso canali istituzionali.
Chi riceverà un regalo, avrà la possibilità di restituire qualcosa alla comunità attraverso il proprio lavoro. E alle persone che avranno donato verrà regalata una “Storia del dono“, raccontando sempre chi ha beneficiato della sua generosità e in che modo.

 
Cristina Arrò, presidente di Consorzio Copernico, spiega:

«I soggetti che si occupano di welfare si trovano in una condizione di estrema contrazione delle risorse economiche disponibili e, al tempo stesso, registrano un continuo incremento della domanda di assistenza. Il recupero, il riutilizzo e il dono di beni e materiali, organizzati in maniera efficiente, sono gli strumenti ideali.
Il modello è quello del recupero alimentare e del last-minute market.
Le associazioni e le imprese del terzo settore, infatti, vengono spesso contattate da privati cittadini disponibili a donare attrezzature, arredi, materiali e beni, ma nella maggior parte dei casi non riescono ad accettare il dono o a utilizzarlo in maniera efficace. Al contempo, ci si trova spesso in situazioni in cui si ha bisogno di un bene materiale in regalo e le associazioni, cooperative, servizi sociali non sanno dove reperirlo. Così abbiamo pensato di trasformare le bacheche che ci sono nelle sedi di molte organizzazioni che si occupano di welfare in una bacheca digitale, più visibile e più efficiente».

 

LE VOSTRE DONAZIONI avranno una ricaduta enorme: lanceranno un progetto innovativo, aiuteranno in maniera concreta, attraverso doni e lavoro, tante persone e proteggeranno anche l’ambiente!

 
Articolo tratto da #ri-dono

 
 

Il non-profit fa cose buone e giuste ma il non-profit non sa comunicare

Da qualche tempo, capita di prestare attenzione alle questioni inerenti la comunicazione e percezione del ruolo di Fundraiser e in generale il tema del Fundraising.

Abbiamo il privilegio di confrontarsi con nomi noti della raccolta fondi e sedersi ai tavoli di discussione sulla comunicazione “Fundraising Oriented” che ci permette di ampliare il campo visivo e di alimentare la percezione che abbiamo sulla raccolta fondi dedicata al non-profit e sulle opportunità, soprattutto in termini di sostegno ai più deboli.

Diventa fondamentale comprendere quanto conosciamo e come viene percepito il Fundraising orientato al Terzo Settore, di cui, tanto si parla ma poco si conosce.

Nonostante la fatica quotidiana, non siamo ancora stati in grado di modificare questa visione limitativa e limitante per la crescita del Fundraising orientato al terzo settore.

Ci chiediamo, quale sia davvero il problema.

Riteniamo, a torto, che il fatto stesso di occuparci di una buona causa sia sufficiente a farci ascoltare.
 

Non è così. Le buone cause sono sì condizione necessaria ma certamente non sufficiente.

 
Di più: così preoccupati e occupati a parlare di noi e dei nostri bisogni, arroccandoci su intenzioni, propositi e posizioni, finiamo con il perdere di vista il punto di vista degli altri.

Crediamo che in fondo siamo tutti un po’ affetti da una visione NONPROFIT – CENTRICA.

Proponiamoci sempre in modo professionale spazzando via i luoghi comuni che sviliscono il nostro contributo. Mettiamoci sullo stesso piano dell’interlocutore. Ascoltiamo, informiamoci, confrontiamoci costruttivamente e forse, saremo in grado di sostituire al concetto di beneficenza il termine di “valore produttivo di utilità sociale”.

Il Fundaraiser è l’arte di saper chiedere. Un po’ per vocazione e un po’ per diletto, tutti possono chiedere ma non tutti sanno chiedere.

Se sei una organizzazione non profit e desideri supporto o vuoi avviare una campagna di raccolta fondi, chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community).

 
 

Disegno di legge delega per la Riforma del Terzo Settore e il contributo di Phi Foundation

Noi della “Phi Foundation” siamo soddisfatti che l’Italia nel 2015 abbia approvato il Ddl delega sul Terzo Settore. A meno di un anno dal suo annuncio, ci viene restituito, per questa prima parte dell’iter parlamentare, un buon testo, a riprova che la Commissione e l’Aula alla Camera Italiana hanno lavorato con grande attenzione per la Riforma e riorganizzazione di un mondo vastissimo, che in Italia interessa oltre 300mila organizzazioni, quasi un milione di lavoratori totali e oltre 5 milioni di volontari, rappresentando 8 punti del PIL italiano.
Si tratta di un passaggio epocale che coinvolge l’intero Paese Italia e non solo il mondo delle organizzazioni non profit (ONP).

Auspichiamo che il successivo esame del testo al Senato italiano possa apportare alcune migliorie legate ad alcuni aspetti gestionali ed organizzativi, anche di natura civilistica e fiscale, delle realtà di terzo settore e delle imprese sociali, ma anche a questioni relative al servizio civile, così come ad una maggiore attenzione al volontariato organizzato e alle forme più spontanee di volontariato e partecipazione dei cittadini, e infine ad una più chiara individuazione del ruolo e funzione dei Centri di servizio per il volontariato.
Aspettiamo di poter chiarire i dubbi e dare risposte alle domande su un punto nodale che è quello delle risorse disponibili. Questione che una Riforma di questa portata non può certo ignorare.

Su questo e tutti gli altri aspetti “Phi Foundation” continuerà a fare la sua parte e dare il suo contributo aiutando le ONP a realizzare un sito web “Gratuitamente” con lo scopo di ampliare la loro visibilità e fargli ricevere donazioni tramite il tasto “Dona” . Ulteriore supporto viene dato tramite il sito web della “Phi Foundation” dove le ONP potranno avvalersi del “People Raising”, cioè, fare ricerca di Volontari e contattarli per le disponibilità; inoltre la “Phi Foundation” mette a disposizione delle ONP l’attività di raccolta fondi tramite azioni di “Fundraising” online e offline anche mediante manifestazioni finalizzate e “Corporate Fundraising”.

Se sei una organizzazione non profit e desideri supporto o vuoi avviare una campagna di raccolta fondi, chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community).

 

Il Volontariato come risposta alla crisi economica

Ecco come il sindaco di una cittadina piemontese, Tigliole, ha pensato di far fronte all’emergenza economica della sua amministrazione e alla sempre maggiore necessità di dover soddisfare i bisogni e le necessità della sua comunità. “Le difficoltà economiche hanno come unica soluzione il volontariato, che in Italia è fortunatamente una risorsa che ogni giorno si mostra capace di supplire alle carenze del pubblico servizio.” Il sindaco Massimo Strocco Merlone ha aggiunto: “Un problema quasi irrisolvibile del Comune è la mancanza del personale necessario a prestare tutti i servizi sinora assicurati alla cittadinanza: inoltre, le incombenze aumentano sempre più, ma non possiamo assumere personale”.

E cosi, è stato rivolto un invito ai cittadini di Tignole: “Ricerchiamo cittadini attivi che vogliano rivestire un ruolo attivo nel proprio paese”.

“In una situazione di crisi come questa, l’unica risorsa possibile è quella di sperare nelle persone di buona volontà, che già sono molte, ma non bastano, per cui abbiamo pensato di rivolgere un invito alla popolazione; ci sono molte persone disponibili, che hanno del tempo a disposizione e magari non sanno delle necessità del Comune. Informandole ci auguriamo che arrivino altri volontari a darci una mano: inoltre, più si è, più il tempo da mettere a disposizione si riduce ed è quindi facile trovarlo”.

Questa dunque la ricetta del primo cittadino Tigliolese per affrontare in modo dignitoso e sociale la crisi economica in cui versa la sua amministrazione.

“I volontari potrebbero essere utilizzati in diverse mansioni, rispondenti a diversi progetti di “cittadinanza attiva”: ad esempio, nel progetto di educazione ambientale i volontari potranno occuparsi della gestione dell’eco-sportello presso la sede municipale, fornendo informazioni nel settore della raccolta e differenziazione dei rifiuti. Si potrà essere utili anche nella vigilanza presso la scuola primaria, assistendo all’entrata ed all’uscita dei bambini che frequentano la scuola di Pratomorone, rivestendo la figura del “nonno civico”; ci si potrà dedicare alla valorizzazione del patrimonio storico ed artistico locale in occasione di aperture straordinarie delle strutture più significative poste sul territorio (es. Chiesa romanica di San Lorenzo), ovvero durante mostre ed avvenimenti di particolare rilievo. Particolare importanza rivestono la cura e custodia degli spazi pubblici, che si potranno ottenere con la manutenzione ordinaria, anche con interventi di pulizia e piccola manutenzione di parchi e giardini pubblici, da effettuarsi in gruppi coordinati ed organizzati; infine, ci si potrà dedicare alla vigilanza ed al monitoraggio del territorio, un’attività di prevenzione che potrà essere realizzata anche con l’utilizzo dei mezzi di proprietà comunale”.

Dunque le idee e le proposte non mancano, e sicuramente altre ancora ne verranno col tempo, se il progetto dovesse cominciare a fornire i primi risultati. “L’impegno richiesto ai volontari potrà essere anche di poche ore mensili, non ci saranno vincoli di alcun genere ed ogni attività sarà organizzata tenendo conto delle esigenze di ognuno. Ai volontari sarà fornito tutto il necessario per la loro maggiore visibilità e saranno tutelati da un’assicurazione contro ogni possibile rischio derivante dalle attività svolte. La domanda di partecipazione a queste attività di volontariato potrà essere presentata al Comune di Tigliole, mentre altre informazioni potranno essere richiese all’Ufficio Tecnico comunale”.

Alle volte le soluzioni più semplici ai problemi più complessi sono a portata di mano, ma spesso manca la volontà per risolverli. Coinvolgere i cittadini direttamente in azioni tese al miglioramento della condizione collettiva, potrebbe diventare un esempio da seguire anche in paesi e città di dimensioni maggiori e potrebbe essere anche un modo per sensibilizzare la comunità verso problemi che riguardano un pò tutti, rendendo i cittadini partecipi, complici e responsabili della prosperità o del degrado del proprio comune.

Notizia tratta da: “La Nuova Provincia – Asti” di Renato Romagnoli