Parte col botto il Meet the Media Guru 2016: Ospite Moses Znaimer

Apre il sipario Meet the Media Guru 2016 portando in scena Moses Znaimer con una nuova visione dell’età.

Il primo ospite di Meet the Media 2016 è Moses Znaimer, in scena lo scorso 18 febbraio, a Milano, presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

Comincia con “l’uomo della media innovation” la stagione degli eventi organizzati da Meet the Media Guru sui temi, appunto, dell’innovazione e della cultura digitale.

Nel 2016 Meet the Media Guru ha scelto di indagare l’impatto sociale della “digital culture” e le conseguenze che ha sul tessuto culturale in cui ci muoviamo. Trasformazioni a cui non sono immuni i cosiddetti media tradizionali, tv e radio in testa: in un processo di continua osmosi assistiamo alla nascita di nuovi linguaggi che sanno farsi ispiratori di forme produttive innovative (e viceversa).

Moses Znaimer, classe ‘47 ma spirito e aspetto da quarantenne, ha offerto alla sua platea un punto di vista tanto visionario quanto pragmatico sul futuro della tv. Già nel ‘72 aveva ideato Citytv, la prima urban tv del mondo, emittente televisiva di Toronto con l’ambizione di raccontare la città attraverso le voci dei suoi cittadini, a cui veniva offerta la possibilità di lanciare messaggi, denunce o appelli grazie a un palinsesto fluido, aperto e condiviso. Un modello editoriale che ha anticipato di oltre trent’anni l’avvento dei social media, prefigurando il tramonto del broadcasting a favore di una fruizione tribale, comunitaria e parcellizzata dei contenuti

“Moses Znaimer è un vero guru dei media» dice Maria Grazia Mattei, direttrice di Meet the Media Guru: «la sua ultima avventura, ZoomerMedia parla alle persone mature, ne racconta gli interessi, i bisogni, persino i sogni attraverso un universo multimediale completo.”

Infatti nel 2008 Znaimer ha fondato ZoomerMedia Limited, network di tv, radio, giornali e portali canadese specializzato nell’informare e intrattenere gli over 65, un segmento di popolazione tanto numeroso quanto dotato di risorse economiche da destinare al consumo culturale. L’obiettivo di Znaimer e della sua media company è dare a questo target di pubblico contenuti, prodotti e servizi informativi on e off line capaci di raccontare a New Vision of Aging, un modello di terza età dinamica culturalmente quanto fisicamente.

A ZoomerMedia Limited fa da sponda Carp, associazione no profit a difesa dei canadesi over 65 e conta 300mila iscritti. L’associazione si impegna a promuovere sicurezza economica, salute e superamento dell’age discrimination fra gli over 65 canadesi attraverso incontri, conferenze e servizi di sostegno e lobbying. In 7 anni, il successo del network è cresciuto, lasciando immaginare un modello di business redditizio e replicabile in decine di paesi del mondo, Italia in primis (basti pensare che nel nostro paese gli over 65 sono oltre 13 milioni, il 14% della popolazione totale).

L’associazione rappresenta uno dei più potenti gruppi di pressione in Canada, una fonte per i media ogni volta che vogliono un commento o reazione ad una politica di governo che ha a che fare con la salute , le pensioni o altri temi legati all’invecchiamento. Gli sforzi di CARP si concentrano su tre aree principali: salute, finanza e diritti. Per saperne di più sul programma di Advocacy di CARP clicca qui.

Znaimer si chiede se i contenuti culturali si adeguino all’invecchiamento delle nostre comunità: “Con che linguaggi i media raccontano un mondo dove si vive sempre di più? Cos’è la vecchiaia nella Digital Culture? E se invece dei nativi digitali, dovessimo guardare ai Digital Immigrants?” Si aprono così orizzonti affascinanti e tutti da scoprire. Stay tuned!

 

Paola Antifora

Phi Foundation

L’1 Marzo scadono i termini per iscriversi all’Aics per le ONG idonee.

Sono state rese note dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione (AICS) le modalità d’iscrizione all’elenco delle organizzazioni non profit della società civile riconosciute soggetti della cooperazione allo sviluppo.

Per tutte le organizzazioni che vogliono iscriversi all’elenco è necessario presentare una serie di documenti a supporto della richiesta che può essere effettuata in qualunque momento dell’anno. Diversa la procedura per le ONG già idonee alla data del 31 dicembre scorso che prevede la presentazione di una semplice domanda entro il prossimo 1 marzo. Vediamo nel dettaglio cosa è necessario fare per ottenere l’iscrizione all’elenco.

ONG già idonee al 31 dicembre 2015 (ex legge 49/87)

Le ONG devono presentare domanda d’iscrizione all’elenco entro 30 giorni dalla data della pubblicazione del decreto (2 Febbraio 2016), indicando nella domanda il numero del decreto di riconoscimento di idoneità ai sensi della 49/87 e, qualora siano intervenute variazioni di Statuto, Sede Sociale legale o operativa, rappresentante legale, organi statutari allegare alla domanda anche la relativa documentazione.

La domanda va inviata su carta intestata della Ong, alla AICS mezzo PEC: agenzia.cooperazione@cert.esteri.it

E’ preferibile utilizzare l’allegato al decreto, per comodità lo trovate sul link allegato. Domanda di iscrizione/permanenza completo delle due dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà che sono parte integrante della stessa domanda. Si tratta di 5 pagine.

Dove si inserisce nella domanda il numero del decreto di riconoscimento di idoneità ai sensi della 49/1987? Non ci sono indicazioni esplicite, ma potrebbe essere aggiunto un punto alle 11 dichiarazioni previste nella prima parte della domanda.

Attenzione!!! Ogni pagina deve essere timbrata e siglata dal legale rappresentante.

Inoltre gli atti di notorietà devono essere completati con copia di un documento del legale rappresentante, è sufficiente anche la fotocopia non autenticata, di un documento d’identità in corso di validità del Rappresentante Legale.

E’ necessario fare una lettera di accompagnamento? E’ consigliabile aggiungere una lettera di accompagnamento. In essa si potrà ripetere il proprio n° di decreto di idoneità e annunciare i documenti allegati relativi alle variazioni statutarie o di legale rappresentanza inseriti oltre la domanda stessa.

Dopo 30 giorni dall’invio della domanda vale il silenzio assenso.

Se una Ong non presenta la domanda entro il primo marzo potrà presentare domanda in qualsiasi momento come le altre organizzazioni, ma dovrà produrre anche tutti gli allegati richiesti nel capo IV comma I ISCRIZIONE, e l’Agenzia avrà 90 giorni di tempo per esaminare la richiesta e accettare l’iscrizione.

Per le altre organizzazioni:

La domanda d’iscrizione redatta in lingua italiana secondo l’Allegato I a firma del Legale Rappresentante dovrà essere inviata per PEC a agenzia.cooperazione@cert.esteri.it

Le richieste devono essere corredate dalla seguente documentazione in versione originale o copia autenticata:

  • atto costitutivo e statuto;
  • bilanci analitici relativi all’ultimo triennio;
  • relazione sullo stato di avanzamento delle attività in corso, predisposta secondo il modello in Allegato II.
  • L’Agenzia ha 90 giorni di tempo per esaminare la richiesta e comunicare al richiedente le proprie determinazioni in merito.

 

Linee guida

 

Phi Foundation

 

 

#Mito della Social Innovation Community

Leggenda o forse storia di una comunità che nasce con un giuramento e relativo Patto di solidarietà, infatti il primo agosto 1291 fu fondata la Confederazione Svizzera, su un praticello in riva al Lago dei Quattro Cantoni.

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Ogni bambino di tutte le regioni della Svizzera conosce questa storia: su un piccolo praticello adiacente al Lago dei Quattro Cantoni, il primo agosto 1291 si riunirono alcuni uomini. Erano i delegati dei territori di Uri, Svitto e Untervaldo accomunati dall’auto determinazione dei popoli e dall’idea comune di costruire una società orientata alla “Social Innovation Community” fondata appunto su un praticello di Rùtli. Quando gli urani videro arrivare gli uomini di Svitto se ne rallegrarono. Dopodiché giunsero anche gli uomini di Untervaldo.

Fu il delegato di Svitto Werner Stauffacher a pronunciare il solenne giuramento.

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È a lui che la Svizzera deve la sua eccezionalità storica nel costituire le basi per una società orientata alla “Social Innovation Community”

Stauffacher disse:

“Siamo uniti dalla volontà di essere liberi!
In considerazione dei tempi difficili, le persone e le comunità di Uri, Svitto e Untervaldo s’impegnano a prestarsi con tutti i mezzi reciproco aiuto contro tutti coloro che, nelle valli o fuori di esse, facessero loro torto o violenza”

E ancora:

“Se qualcuno tra di voi non è disposto a sacrificare la propria vita, i propri beni o il proprio sangue, abbandoni il cerchio”

Nessuno abbandonò il cerchio, dopodiché venne pronunciato il giuramento che fondò la Confederazione:

“Alzate la mano, amici miei di Uri, Svitto e Untervaldo e giurate!
Dio è testimone che abbiamo deciso di proteggere la nostra libertà contro ogni ingerenza straniera, per noi e per i nostri figli!”

La reazione non si fece attendere:

“Lo Giuriamo” Dissero tutti.

Dal giuramento dei Rùtli alla costituzione di una nazione indipendente e pacifica, la strada fu ancora lunga. Ai tre Cantoni fondatori se ne aggiunsero ben presto altri: Lucerna, Zurigo, Zugo, Glarona, Berna…
E già nel 1515 fu stabilito che la Svizzera sarebbe stata una nazione neutrale, come lo è tutt’oggi.
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L’unicità della Confederazione Svizzera la rende atta ad ospitare le molte istituzioni cosmopolite (vedi ONU per esempio), a creare e sviluppare nuove idee nell’ambito sociale come le numerose organizzazioni “non profit” internazionali tra le quali si identifica la Croce Rossa, confermando la sua propensione alla tutela delle fasce più deboli e bisognose seguendo l’orientamento della “Social Innovation Community” che tanto la distingue.

Il tradizionale spirito nato in quel praticello e il patto solidale suggellato dagli uomini con un giuramento, è oggi perseguito con fervore da Phi Foundation mediante il sostegno del Terzo Settore, grazie a un innovativo modello di sviluppo denominato “Social Innovation City Program” il quale consente (alle ONP locali) una migliore visibilità nel mercato e maggiori contatti con “Volontari”, (Donatori e Fundraising), eventi e raccolte fondi al fine di facilitare la realizzazione dei progetti.

E tutto ebbe inizio con il giuramento dei Rùtli quasi 725 anni fa!

Sei un organizzazione non profit (ONP) e desideri supporto, entra anche tu nella “Phi Foundation Social Innovation Community
Troverai tanti amici!

N.B (giuramento liberamente tradotto)

Cena di Galà a sostegno di MediCinema

Umberto Veronesi celebra il Cinema e il mondo del Cinema ricambia, rendendogli omaggio con una Cena di Galà a sostegno di MediCinema Italia Onlus!

A volte, travolti dagli impegni della vita, ci dimentichiamo di quanto sia importante un momento di distrazione dal quotidiano, un momento in cui evadere e dedicare del tempo alle cose che ci piacciono e che ci fanno stare bene. Tra queste troneggia da sempre il Cinema: un mondo che ci proietta in altri mondi, che ci fa vivere, ci fa sognare, ci fa per un attimo dimenticare i nostri problemi. E se questo vale per la gente che sta bene, immaginiamo l’immenso valore che potrebbe avere per le persone meno fortunate che passano giorni o mesi interi ricoverati negli ospedali.

MediCinema Italia è un’associazione nata nel 2013 seguendo le orme di MediCinema UK (organizzazione no profit attiva in Gran Bretagna dal 1996) e propone di utilizzare il cinema e la cultura cinematografica a scopo terapeutico in strutture ospedaliere presenti su tutto il territorio nazionale.
Con l’obiettivo di creare momenti di intrattenimento continuativi si cerca di alleviare la sofferenza della malattia e la difficoltà della degenza nei pazienti ospedalieri.

Con questo sostegno MediCinema si affianca alla tradizionale terapia medica mettendo a disposizione uno strumento efficace per il sollievo della malattia e del dolore. Studi scientifici in ambito psicologico e neurologico hanno dimostrato che la visione di film sviluppa nei pazienti un processo di benessere e normalizzazione della propria condizione di disagio o malattia, non solo migliorando la qualità della vita dei malati ma stimolandoli a una condizione di benessere.

MediCinema porta all’interno delle strutture di degenza i film in prima visione ed organizza eventi speciali collegati, con la partecipazione di artisti internazionali e italiani che appartengono al mondo cinematografico e al mondo della cultura nel senso più ampio.

 

La Cena di Gala, un omaggio a Umberto Veronesi

Il 12 febbraio 2016 infatti, nella suggestiva atmosfera di Villa Aurelia a Roma, concessa in esclusiva dall’Accademia Americana, si terrà l’evento di presentazione del libro di Umberto Veronesi: “Tre sere alla settimana”: le recensioni di 300 film, 12 anni di passione cinematrografica.

Durante la serata verranno raccolti i preziosi contributi per realizzare un sogno importante: con i proventi, infatti, MediCinema Italia Onlus potrà completare la costruzione della prima sala cinematografica integrata in una struttura ospedaliera pubblica, una spazio destinato alla “cinematerapia” e alla terapia del sollievo per i degenti del Policlinico Gemelli e i loro familiari.
Alla serata parteciperanno attori e registri, grandi nome del Cinema italiano che hanno preso parte alla realizzazione di alcune delle pellicole recensite dal professore. Ogni tavolo porterà il nome di uno dei film italiani, prevedendo la presenza del regista o di uno degli attori che lo hanno interpretato.

La partecipazione alla serata richiede una donazione minima di 150 euro (riservata agli individui) e di 3.500 euro per tavoli aziendali da 10 posti.

Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione alla serata charity contattare la segreteria organizzativa al numero 0287286581 o inviando una e-mail.

 
 

DATEMI UN BANCHETTO E VI SENSIBILIZZERÒ IL MONDO!

Si parte sempre da qui, come un passaggio obbligato, come un rito arcaico di iniziazione: Una mattina all’alba ci si trascina in piazza con un tavolino da giardino, qualche oggetto, dei gadget, tanta tanta carta: brochure, volantini, depliant, adesivi, ecc.

Che ci fai in piazza con un fantasmagorico banchetto? Ovvio: sei lì per far conoscere la tua onp, sei lì per parlare dell’amore della tua vita, la tua organizzazione e vorresti che tutto il mondo la conoscesse e la amasse, come te e più di te. Sei lì per sensibilizzare e quindi raccogliere donazioni. Ti ammiro davvero per il tuo impegno e il tuo spirito di sacrificio, sei davvero un grande, ma permettimi di darti qualche dritta per rendere il tuo banchetto invincibile.

  • CHI. Chi ci va fisicamente in piazza? Sono persone che amano davvero la onp o volontari dell’ultimo secondo, magari adescati con un bonus pizza&birra? Perché se chi vende non conosce e non usa il prodotto, è un individuo senza volto e senza colore, ha credibilità zero, non raggiunge nessuno e il suo banchetto sarà una cosa informe buttata lì chissà perché. Al contrario, se chi va in piazza è una persona che ci crede, che conosce e ama la onp, che è disposta a tutto (davvero a tutto), allora sarà una presenza positiva, sarà la calamita che attira alla onp risorse nuove, coinvolgerà altre persone nel volontariato e saprà entrare nel cuore dei donatori.
  • COME. Hai presente quei banchetti vuoti e grigi, con qualche foglio A4 e una penna smangiucchiata? Non so a te, ma a me non attirano. Il tuo deve essere un banchetto pensato, organizzato, non improvvisato in 5 minuti! Colori, forme, scritte, contenuti. Sì, contenuti, perché di tavoli vuoti ce n’è almeno uno in ogni casa. Perché la gente dovrebbe fermarsi al tuo banchetto? Quali emozioni offri? Mettiti nei panni altrui, guarda con gli occhi di un passante il tuo banchetto, e agisci di conseguenza.
  • DOVE. In piazza ma non solo: davanti a una chiesa (in concomitanza con le funzioni religiose), in oratorio, in un centro commerciale, in una parola: ovunque. Dove c’è un buon flusso di persone, lì è il posto ideale per il tuo banchetto. Valuta bene anche le fasce orarie, per non trovarti solo, a luglio con 40°C all’ombra… (Ombra? Dove??). Inoltre, se sei in una zona comunale, chiedi sempre il permesso di occupazione suolo pubblico presso gli uffici del Comune interessato.
  • PERCHÉ. È questa la password. Perché sei in piazza? Per fare soldi facili? Per metterti in mostra?   Beh allora sbaracca tutto e torna a casa. Sei lì perché vuoi sensibilizzare e coinvolgere, vuoi donare agli altri la possibilità di fare il bene, vuoi donare la gioia di far star bene un’altra persona, cento, mille persone! E chi si avvicina a te non sono dei bancomat che camminano, ma persone, che decidono deliberatamente di donare risorse economiche e umane perché credono nella mission della tua onp. E lo fanno se tu lavori bene, ad esempio col tuo banchetto.

Luca Rubin

www.lucarubin.it

 

Phi Foundation

Medici senza frontiere: 4 minuti

Fonte articoli: Medici senza Frontiere

 
Videocamera collegata al gommone dei soccorritori MSF che recuperano i superstiti dal Mediterraneo dopo che la loro barca si è capovolta ed è affondata.
 

 

Le nostre operazioni nel Mediterraneo

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A partire dallo scorso maggio, abbiamo avviato per la prima volta attività di ricerca e soccorso in mare a bordo di tre navi la MY Phoenix (in collaborazione con il MOAS), la Bourbon Argos e la Dignity 1. Non possiamo porre fine alle guerre e alla miseria che costringono le persone a lasciare i loro paesi d’origine, ma possiamo fornire assistenza e ridurre il numero di morti. Le nostre équipe nel Mediterraneo stanno lavorando per salvare vite, finché la situazione non sarà adeguatamente e umanamente affrontata dall’Unione Europea.
 

La campagna: #milionidipassi

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Alle persone in fuga Medici Senza Frontiere (MSF) ha dedicato la campagna #Milionidipassi, con un appello all’opinione pubblica e ai governi perché sia ridata umanità al tema delle migrazioni forzate e venga garantito il diritto di tutti ad avere salva la vita.
All’Europa e al governo italiano chiediamo:

  • vie legali e sicure perché le persone in cerca di protezione possano raggiungere il continente
  • il ripristino di attività di ricerca e soccorso in mare
  • piani d’emergenza per garantire sempre adeguate condizioni di accoglienza

Serve un nuovo approccio umanitario, che guardi alle indicibili sofferenze di sfollati e rifugiati e alle ragioni della loro fuga, non alle modalità – legali o illegali – del loro viaggio o ai timori dei paesi di arrivo. Fai un passo anche tu in questa direzione!
 

Aderisci alla campagna #MILIONIDIPASSI.

 
 

Figure professionali del terzo settore

Si pensa che la crisi del welfare state abbia costretto le società a rivedere priorità e erogazione dei servizi sociali. La Pubblica Amministrazione si è snellita ed il mondo del non profit cresce e si organizza sui vari settori. Si sta assistendo ad un risveglio della società civile organizzata e quindi allo sviluppo del Terzo Settore legato anche a queste trasformazioni sociali, politiche e culturali dettate anche dalla necessità di conseguire innovazioni nel sociale (Social Innovation) a 360 gradi.

Lo sviluppo del settore non profit ha determinato una professionalizzazione degli addetti al no-profit che in grande maggioranza è costituita dai volontari (personale non retribuito). E’ bene quindi chiarire quali sono le figure professionali, specialmente quelle nuove. In particolare si può seguire una classificazione in figure professionali trasversali (funzioni e processi trasversali e principalmente di gestione) e figure settoriali (funzioni e processi erogativi).

Secondo il 9° Censimento ISTAT su Industria, Servizi e Istituzioni non profit si parla di 19 milioni 946 mila addetti, di cui: 82,3% nelle imprese, il 14,2% nelle istituzioni pubbliche e il 3,4% nelle istituzioni non profit (681 mila!).
 

Alcune figure professionali trasversali

Il Project Manager è a capo di team di progetto e ne segue tutto il processo: dalla ideazione, alla presentazione alle autorità finanziatrici, al coordinamento della sua realizzazione fino alla valutazione finale.

Il Responsabile della comunicazione, pianifica strategicamente la comunicazione interna ed esterna, ha una conoscenza approfondita dell’organizzazione, un’ottima conoscenza degli strumenti redazionali.

L’Addetto alla comunicazione è generalmente uno stagista o un professionista in ingresso che prepara bozze di presentazioni e materiali.

Il ruolo centrale del Fundraiser è quello di raccogliere i fondi e gestire la relazione con i donatori e assicura il flusso di donazioni per sostenere le attività istituzionali dell’organizzazione. A questa funzione sono attribuite la gestione documentata dei fondi raccolti ed utilizzo. Le competenze richieste sono: psicologia, economia, comunicazione, marketing, diritto e pubbliche relazioni. Non esistono percorsi standard per l’accesso al ruolo, è spesso richiesta una laurea, preferibilmente in discipline economiche. Sono numerosi i corsi anche universitari e i master che iniziano a sorgere su questi temi. Il Fundraiser può diventare manager di una ONP.

Il Campaigner gestisce tutte le attività legate alle azioni dirette a sostenere le mission dell’organizzazione. Realizza e valuta le campagne sociali, coordinando e valorizzando persone (volontari e professionisti) e risorse per il raggiungimento degli obiettivi. I percorsi formativi del Campaigner rientrano per la maggior parte nei corsi/master in comunicazione, marketing sociale e Fundraising.

Il People Raiser è il reclutatore dei volontari. Recluta, coordina, valorizza e fidelizza i volontari. Una figura nuova nel panorama delle organizzazioni di volontariato. Ha il compito di formare i volontari alle attività specifiche, valorizzarne le capacità, creare e mantenere i giusti rapporti tra volontari e il personale retribuito. Il People Raiser deve avere ottima conoscenza delle tecniche di selezione ed esperienza nella gestione delle risorse umane.
 

Figure professionali settoriali

L’Operatore Socio Assistenziale (OSA) è una figura professionale dotata di preparazione teorica e pratica che collabora con le equipe private.
L’OSA ha l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone in stato di necessità e di incentivare i progetti di vita dell’assistito, Si aggiorna costantemente per svolgere la propria professione sociale.

L’Educatore professionale è colui che programma, supervisiona e valuta specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’equipe multidisciplinare. Si occupa di assistenza domiciliare e in comunit‡ apposite. Si occupa di favorire il reinserimento nella comunità in modo coordinato. Svolge la sua attività in strutture e servizi socio-sanitari e socio-educativi pubblici o privati, e possiede una laurea specifica e l’abilitazione.

Il Mediatore Culturale e Interculturale è una figura professionale nuova che ha il compito di facilitare l’inserimento dei cittadini stranieri, persone in stato di difficoltà, individui portatori di un disagio sociale o di culture diverse nel contesto sociale del paese di accoglienza.
Il Mediatore culturale ha un’ottima conoscenza della lingua italiana e di almeno una delle lingue parlate dai gruppi etnici. Sono stati istituiti corsi di laurea ad hoc e corsi di formazione di II livello, generalmente post-diploma, che rilasciano la qualifica di Mediatore culturale.

Il Counselor familiare agisce come facilitatore, aiuta ad appianare contrasti tra le persone del gruppo ed è di supporto ai singoli che vivono situazioni conflittuali o problematiche. Nonostante l’assenza di regolamentazione, esistono vari corsi formativi che garantiscono comunque una buona formazione teorica e pratica per esercitare la professione di Counselor.
 

Fonti e approfondimenti: nono censimento ISTAT, nono rapporto ISNET sull’impresa sociale, Isfol, cliclavoro, Progetto Orientaonline, Associazione gaia, guida internazionale delle professioni e al lavoro nel non Profit.

 
 

Viva la Vita per affrontare la SLA

L’articolo odierno è dedicato ad una malattia degenerativa a tutt’oggi inguaribile e tremenda perché pian piano imprigiona la mente in un corpo incapace di muoversi: la sclerosi laterale miotrofica, ovvero la SLA.

La SLA presenta una caratteristica che la rende drammatica: pur bloccando progressivamente tutti i muscoli, non toglie la capacità di pensare e la volontà di rapportarsi agli altri. La mente resta vigile ma prigioniera in un corpo che diventa via via immobile.

È sì una malattia inguaribile ma allo stesso tempo curabile nei sintomi ed è qui che cerca di fare la differenza l’Asdociazione Viva la Vita onlus si occupa di sclerosi laterale amiotrofica, la SLA appunto, ed altre malattie rare ad alto impatto sociale (malattie cioè che pongono in una condizione di invalidità permanente e che richiedono assistenza continuativa).

L’obiettivo primario dell’Associazione è quello di migliorare le condizioni di vita dei malati e delle loro famiglie.
Viva la Vita onlus è un’associazione laica che riunisce malati e familiari colpiti da questa terribile malattia ed è costituito da un gruppo di lavoro impegnato ed attivo nel miglioramento dell’assistenza domiciliare, nelle attività di formazione e informazione sulla SLA.

Lo sforzo dell’Associazione è quello di garantire alle persone malate la possibilità di vivere la propria vita senza l’ossessione della malattia, senza l’incubo continuo e assillante della morte che incombe, senza i sensi di colpa nei confronti dei familiari, con la possibilità di continuare a “pensare ad altro”, guardando al mondo intorno a se come tutti gli altri esseri umani.

L’assistenza domiciliare organizzata all’interno di un percorso coordinato che offra alla persona affetta da SLA interventi ospedalieri dedicati e professionalmente validi, costituisce la base su cui costruire la possibilità di restituire dignità al malato e di offrirgli una qualità della vita adeguata alle proprie aspettative.

L’obiettivo da raggiungere resta quello della presa in carico globale da parte del sistema socio-sanitario.
Il difficile cammino che la SLA impone chiede alla persona e alla sua famiglia scelte difficili e obbligate che devono essere operate sempre nella consapevolezza e nella piena libertà dell’individuo. La libertà di scelta, a patto che essa sia pienamente informata e consapevole, è sacrosanta e deve sempre essere garantita a chi è colpito da questa terribile malattia.

Testimonial d’eccezione nonché preziosissimo membro di Viva la Vita è Erminia Ferrari, moglie del grande attore Nino Manfredi che, dalla scomparsa del marito, è impegnata attivamente nella lotta alla sclerosi laterale amiotrofica. Viva la Vita le ha assegnato la carica di Presidente onorario.

Potete avere maggiori informazioni maggiori consultando il sito wlavita.org.

 
 

Phi Foundation: Social Business # Social Innovation

Felice Anno Nuovo, iniziamo il 2016 parlando del “Social Business e del Social Innovation”.

La crisi economica in atto, presenta una sfida al nostro modo di affrontare i bisogni più basilari, indebolendo fortemente le condizioni sociali di larghe fasce di popolazione.

Questa situazione è aggravata ulteriormente dalla diminuzione notevole della spesa pubblica nel Welfare e, di conseguenza, il Social Business e la Social Innovation (nella sua massima espressione del Fundraising come strumento di raccolta fondi), sono visti come un’opportunità per affrontare le questioni sociali alla presenza di risorse pubbliche sempre più limitate.

Inoltre, la rapida espansione e la popolarità del Business Sociale e dell’Innovazione Sociale, (mediante strumenti innovativi come il Fundraising corporate e private), sottintendono l’idea che la tradizionale struttura in auge è inefficiente.

Il Social Business e la Social Innovation rappresentano alternative che affrontano le questioni sociali in un modo più efficiente ed efficace.

Social Business e Social Innovation sono generalmente iniziative dal basso verso l’alto. Tuttavia i sistemi locali di solito incontrano una vasta gamma di ostacoli alla loro attuazione e sviluppo.

Questo è il motivo per cui Phi Foundation desidera sopportare la crescita delle ONP con pratiche più adeguate sullo sviluppo locale, imprenditorialità sociale, innovazione sociale e valutazione dell’impatto sociale sul territorio.

Obiettivo, di Phi Foundation, tramite il “Social Business Local Program” è quello di creare un eco-sistema facilitante per il Social Business e la Social Innovation a livello locale rimuovendo gli ostacoli all’attuazione e allo sviluppo delle idee.

Al fine di raggiungere tale obiettivo, Phi Foundation adotta un approccio partecipativo coinvolgendo gli attori locali nell’individuazione degli ostacoli, e nella pianificazione degli interventi necessari per rimuoverli.

Phi Foundation sostiene e mira a collegare pratiche ed esperienze internazionali e locali, al fine di stimolare la creazione di reti e di identificare metodi più efficaci per affrontare i problemi sociali.
Sei un’organizzazione non profit (ONP) e desideri supporto “Gratuito” o vuoi avviare una campagna di Raccolta Fondi?
Chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community).

 

Essere buoni, paga (almeno nel curriculum)?

Pubblichiamo di seguito, un articolo molto interessante in versione integrale, con l’autorizzazione e il benestare dell’autore Osvaldo Danzi.

Il manuale del bravo Responsabile del Personale, al capitolo 3 narrava che se un candidato inseriva nel curriculum alla voce “hobbies” la pallavolo, era evidente che quel candidato avesse evidenti attitudini al lavoro in gruppo e spirito di squadra. Inserire “leggere” o “viaggiare” era fra quelle caratteristiche che denotavano nel candidato una profondità intellettuale sui generis e una mentalità molto aperta. Poco importava alla fine se il viaggio più lungo che avesse fatto fosse stato ai Prati di Tivo con i Boy-Scout e quel “leggere” era circoscritto alla Gazzetta dello Sport o alle istruzioni del cellulare.

Tuttavia, una volta sdoganato anche il golf come sport atto alle dinamiche di team building (terminati i ponti tibetani, l’orienteering, le passeggiate sui fuochi ardenti, la vela, il rugby e lo shanghai), sono caduti anche gli ultimi preconcetti, probabilmente dopo aver sorpreso a rubare in magazzino quei candidati cui il test di calligrafia aveva restituito un “affidabili, coscienziosi, focalizzati sul risultato” (questa è una storia vera. Insieme a quella dello psico – consulente che faceva il pendolo ai curriculum che tuttavia merita un articolo a parte).

Sebbene anche Linkedin adesso preveda la possibilità di inserire sul proprio profilo alcune voci legate al volontariato, alla cause civili e alla donazione di sangue, viene da chiedersi se al di qua della Manica queste attitudini vengano prese in considerazione seriamente da chi seleziona il personale e vengano ritenute strategiche ai fini dell’inserimento di un nuovo candidato in azienda. In questo stesso numero, in maniera sorprendentemente trasparente Simone Sgueo direttore del personale di Save the Children ed una provenienza da Philip Morris ha dato la sua risposta.

Sorprendente, per l’appunto. Andatela a leggere.

La mia esperienza personale (di donatore seriale di sangue con specializzazione in volontariato estremo) mi spinge a dire che una regola di fatto non c’è, ma dipende molto dal reclutatore. Di certo l’organizzazione umanitaria soffre del pregiudizio di non essere considerata “azienda a tutti gli effetti” e quindi vista più come un’entità più o meno auto organizzata che non soffre (e non gode) delle dinamiche tipicamente aziendali.

Dunque, il recruiter potrebbe considerare favorevolmente un candidato proveniente da questo settore se volesse valutarne principalmente le soft – skills legate al carattere e alla sensibilità nei confronti di temi e modalità sociali. Si presume che un candidato di questo genere sia Persona accomodante, che evita i conflitti, disponibile alla mediazione, orientato al lavoro di gruppo, capace di grande empatia, favorevole alla condivisione e creatore di climi favorevoli.

( Fra le altre cose, proprio stamattina ho assistito ad una conversazione telefonica di un Responsabile del Personale che affermava che i gay cucinano bene e i neri hanno un senso innato della musica).

Molto più frequentemente potrebbe incontrare il recruiter di un’azienda molto orientata al business, agli obbiettivi, al focus economico al punto da considerare questo candidato non idoneo ad abitare situazioni complesse, rivelando così un giudizio sfavorevole. Eppure chi conosce approfonditamente il Terzo Settore e il volontariato in generale sa quanto sia importante trovare soluzioni in tempo reale a problemi al cui confronto il ritardo di una fornitura è una bazzeccola. Chi ha lavorato nel volontariato ha dovuto gestire una complessità di modi di vivere e di pensare, microcosmi complessi che in confronto l’atavica diatriba fra commerciali e amministrativi viene derubricata a una lite fra comari.

Allora, come affrontare un colloquio di selezione per un’azienda strutturata se il vostro recruiter di riferimento vi lancia uno sguardo a metà strada fra l’ammirazione e la patetica certezza che uno come voi, vestito ai saldi di AltroMercato, insaziabile fan della farina di avena e dei fiocchi di tapioca, agguerrito nemico dell’olio di palma e dunque di tutte le creme al cioccolato in vasetti di vetro che qui non nomineremo nel rispetto totale della Liturgia No Logo, mai e poi mai potrebbe capire le dinamiche complesse e spesso border line dal punto di vista etico di una grande multinazionale come la nostra?

Certo, anche quella specie di manichino tutto griffato, con un master alla Bocconi in internazionalizzazione d’impresa e teoria e tecnica del parcheggio in seconda fila tanto paga papino, costantemente in vacanza alle isole Lampados, sicuro di sé e del suo Business English, non è poi così rassicurante.

E allora, quello è il momento in cui dovrete fare leva su tutto il coraggio che avete accumulato in 114 sedute di autostima e Yoga Intensivo e ricordarvi degli odori e i dolori che vi ha lasciato la strada, delle corse e le emergenze nel cuore della notte, del senso di pace e di gratitudine nel condividere un pasto alla mensa degli ultimi, della rabbia con cui avete raccolto i resti di un maltrattamento, pacata la paura di un ringhio e disarmata la lama di un coltello, tradotto le parole alcoliche o semplicemente straniere a questa terra, rimboccato le coperte di chi non abita il vostro stesso tetto e provare a chiedere come, quando e dove possano esserci obbiettivi che non possiate essere in grado di raggiungere, una volta vissuto tutto questo.

E provarlo a tradurre sul curriculum.

Articolo pubblicato da Osvaldo Danzi sul blog “Senzafiltro

 

Phi Foundation

# ONP, Storytelling, Fundraising

Cos’è esattamente lo storytelling? È l’arte di raccontare storie, una pratica che da secoli ci ha permesso di conoscere la realtà circostante, comprenderne l’evoluzione, tramandare valori e idee.

Le storie, creano curiosità, generano attenzione e aspettative (pensiamo alle telenovelle), le storytelling, inoltre, potrebbero influenzare determinate azioni e gli elementi della quotidianità diventare oggetto di narrazione (aneddoti, luoghi, discorsi..)

Per le organizzazioni non profit, fare storytelling, è un modo efficace per la loro visibilità, coinvolgere e sensibilizzare il pubblico, emozionando, proprio come accadeva da bambini, quando ci raccontavano storie avventurose, in cui immedesimarsi.

L’identificazione e il legame emozionale sono la base dello storytelling e rappresentano i meccanismi su cui puntare per raccontare le attività della propria ONP, coinvolgere sostenitori e donatori creando un intesa costruttiva.

Spesso si crea diffidenza verso le ONP poiché i donatori non comprendono bene cosa effettivamente sarà realizzato a seguito di un iniziativa di raccolta fondi (Fundrasing).

Ebbene, mostrare e raccontare, tramite lo storytelling fa la differenza, è importante sia per la ONP stessa che può creare un documentario utile a testimonianza viva dei suoi sforzi, sia per i donatori (effettivi e potenziali) che possono constatare cosa nascerà con il loro prezioso contributo.

Per fare storytelling possiamo utilizzare parole, immagini, musica, video e mixarli nella maniera più funzionale al risultato che desideriamo ottenere.

L’obiettivo comune, in ogni caso, è condividere emozioni con gli altri.

 
Sei un’organizzazione non profit (ONP) e desideri supporto “Gratuito” o vuoi avviare una campagna di Raccolta Fondi?
Chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community).

 
 

La Regione Puglia rinuncia al bollo auto per le Onlus

Il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha deciso di sostenere le associazioni di volontariato pugliesi attraverso una manovra semplice ma molto efficace: l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica dei veicoli di proprietà delle associazioni e dei gruppi comunali di volontariato.
“Il volontariato è una componente imprescindibile della protezione civile pugliese”, con questa convinzione il governatore della Regione Puglia e il vicepresidente e assessore alla Protezione civile, Antonio Nunziante – su sollecitazione del presidente del comitato regionale permanente di Protezione civile, Ruggiero Mennea – hanno deciso di supportare le associazioni di volontariato pugliesi attraverso questa attività originale ma sicuramente molto utile allo sviluppo e al sostegno di tutte le Onlus Pugliesi. Il disegno di legge è rivolto, esclusivamente, alle organizzazioni iscritte nell’elenco regionale presso la struttura regionale di protezione civile ai sensi della legge regionale 7/2014. Queste, inoltre, devono risultare proprietarie dei veicoli di cui si chiede l’esenzione del pagamento e devono avere sede nel territorio pugliese. Per poter accedere all’esenzione, associazioni e comitati devono presentare apposita richiesta alla Regione Puglia con l’indicazione della targa del veicolo per il quale si chiede l’esenzione e relativo documento del rappresentante legale dell’organizzazione. Il mancato introito per le casse regionali è stato calcolato in circa 50 mila euro l’anno. «È vero – dice Ruggiero Mennea – che ci sarà un mancato introito per le casse regionali di circa 50 mila euro, ma è altrettanto vero che a questa rinuncia corrisponde un grande beneficio per la collettività verso la quale i nostri volontari non mancano mai di dimostrare disponibilità nei momenti di emergenza e di necessità. Favoriremo sempre più – conclude – l’incremento del volontariato e premieremo chi fa di questa scelta un impegno civile serio e responsabile».

Siamo certi che questa iniziativa possa essere d’esempio per molte altre Regioni d’Italia, affinchè si riesca a contribuire in maniera più efficace al supporto di quanti lavorano nel Sociale e si impegnano quotidianamente ad aiutare il prossimo.

 

Phi Foundation

Festeggia le tue feste con i panettoni di Amnesty International!

Acquistare un prodotto solidale significa fare un gesto importante e concreto in favore dei diritti umani.

È un’occasione per diffondere e sostenere i tanti progetti di Amnesty International che ogni giorno permettono di salvare vite, ricercare, e informare sulle troppe violazioni dei diritti umani che si verificano in ogni parte del mondo.

Non solo semplici oggetti, sono una testimonianza del tuo impegno.

Difendi i diritti umani ogni giorno insieme a noi, scegli ora il tuo prodotto solidale!

 

Ordina ora i panettoni di Amnesty International!

 
 

Tende solidali per i profughi

Di seguito, un articolo pubblicato nel sito della Onlus Progetto Arca, che assiste persone in estrema difficoltà. Da Phi Foundation invitiamo tutti a sostenere le iniziative di Progetto Arca, sempre in favore di chi si trova in situazione di emergenza.

 

Tende solidali per i migranti dell’HUB di Milano

C’è anche l’HUB di Milano per la prima accoglienza dei migranti tra i sei progetti che possiamo sostenere con la Campagna Tende di Fondazione AVSI. Il tema della campagna di quest’anno è i “Profughi e Noi” e i progetti selezionati rispondono all’obiettivo comune di sostenere il cammino di chi è stato costretto a lasciare tutto, in cerca di una seconda opportunità di vita.

Milano, lungo questo cammino, è una delle tappe cruciali. Da ottobre 2013 a oggi sono transitate dalla città 84.500 persone, di cui 16.700 bambini, in larga parte di nazionalità siriana ed eritrea. Tutti migranti forzati, arrivati in Stazione Centrale dopo aver attraversato il deserto, il mare, l’Italia, rischiando la propria vita.
All’HUB di via Tonale trovano un indispensabile punto di riferimento, in attesa di essere accompagnati nelle strutture di accoglienza temporanea del territorio.

Luogo di orientamento, prima accoglienza e assistenza sanitaria delle migliaia di cittadini stranieri di passaggio a Milano. L’HUB della Stazione Centrale è tra i progetti che la Campagna Tende di AVSI ha scelto quest’anno di sostenere. #TendeAvsi

 

Professionisti dell’accoglienza, sette giorni su sette.

Non c’è giorno della settimana che l’HUB rimanga chiuso.
Sette giorni su sette, operatori specializzati e volontari, che parlano inglese, francese, arabo e tigrino, accolgono e registrano i migranti, danno informazioni sulle opportunità messe loro a disposizione, rilevano le problematiche più emergenziali e offrono assistenza sanitaria. Nell’arco di poche ore, gli operatori di Progetto Arca organizzano il loro trasferimento in una delle sette strutture del Comune di Milano, dove saranno accolti per il tempo loro necessario a recuperare le forze per riprendere il viaggio.

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Pc in wi-fi, area piccoli, docce, sala medica. L’HUb diventa grande

Grazie al contributo di istituzioni e imprese e alla straordinaria risposta del terzo settore (25 le organizzazioni coinvolte), abbiamo potuto attrezzare gli spazi dell’HUB per rispondere ai bisogni più urgenti delle persone in arrivo, con un’attenzione in più per donne e bambini.

In un ambulatorio il personale medico esegue visite di screening generale e, al bisogno, dispensa le prime cure. Un’area gioco rende più leggero il tempo dell’attesa dei più piccoli.
Postazioni pc in wi-fi permettono di comunicare con i familiari lontani, pianificare le prossime tappe del viaggio o scambiare informazioni con chi già è arrivato a destinazione.
Servizi igienici, docce e un punto ristoro danno la possibilità di levarsi di dosso un po’ della paura e della fatica di un viaggio lungo mesi, che ancora non è finito.

 

A Milano un modello di solidarietà diffusa

I milanesi hanno donato e continuano a donare beni di prima necessità, soprattutto vestiti, scarpe, biancheria intima, pannolini e materiale igienico.

Le necessità di aiuto continuano, però, anche nella stagione invernale e oltre.
Per questo è importante che l’HUB di Milano, da progetto sperimentale, possa diventare un servizio stabile del sistema di accoglienza cittadino.
Non ci sono soluzioni facili all’emergenza profughi, ma risposte concrete si.

 

Sostieni l’Hub con una donazione!

 
Per maggiori informazioni clicca qui.
 
 

105 For Christmas!

 

Radio 105 e Caritas insieme in un progetto di crowdfunding a favore del Refettorio Ambrosiano.

Con “105 For Christmas“, Radio 105 lancia una campagna di crowdfunding con l’obiettivo di sostenere insieme ai propri ascoltatori il progetto “Refettorio Ambrosiano”.

Il Refettorio Ambrosiano di Caritas, nato da un’idea dello chef Massimo Bottura e da Davide Rampello, è un luogo dove bellezza e solidarietà si incontrano per offrire non solo un pasto dignitoso, ma una cura integrale alla persona senza la quale non è possibile avviare alcun effettivo percorso di reinserimento sociale.

Per donare bisogna cliccare su 105.net e, dopo una registrazione, scegliere un taglio di donazione tra 5 euro, 15 euro, 20 euro, 30 euro o donazione libera.

In regalo, per chi avrà offerto dai 15 euro in su, una selezione dei gadget dell’emittente.
Inoltre il giorno di Natale i Dj chiameranno in diretta, alcuni donatori per ringraziarli di persona e per un’ulteriore sorpresa.

La campagna si concluderà il 6 gennaio.
 

 

Dona ora!

 

Aiuta a sostenere il “Refettorio Ambrosiano” di Caritas! 
Questo Natale dona un pasto a chi non può permetterselo, perché sia festa davvero per tutti!

 
 

Bando Funder35: Scelti i 50 progetti vincitori

Si è conclusa la scelta dei progetti che hanno vinto il bando promosso da Funder35, riservato ad imprese culturali no profit.

Il bando è promosso da 18 fondazioni di origine bancaria, che hanno messo a disposizione 2 milioni e mezzo di euro per finanziare progetti di imprese giovanili no profit. La cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 26 gennaio a Roma alla presenza del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini.

I 50 progetti, selezionati su un totale di 170 presentati a livello nazionale, arrivano da 14 regioni. L’Emilia-Romagna è una delle più premiate, con 5 progetti finanziati (2 a Modena, uno a Bologna, Parma e Reggio Emilia). Prima di lei solo il Piemonte, con 9 progetti, e la Campania, con 7 progetti.

Il bando annuale Funder35 è rivolto alle organizzazioni culturali senza scopo di lucro (imprese sociali, cooperative sociali, associazioni culturali, fondazioni, ecc), composte in prevalenza da under 35 e impegnate principalmente nell’ambito della produzione artistica/creativa in tutte le sue forme, da quelle tradizionali a quelle di ultima generazione o nell’ambito dei servizi di supporto alla conoscenza, alla valorizzazione, alla tutela, alla protezione, alla circolazione dei beni e delle attività culturali.

Il bando non è finalizzato alla creazione di start-up ma vuole rendere più solide e stabili le imprese culturali già avviate, fornendo loro opportunità di crescita e di sviluppo per favorire un migliore posizionamento sul mercato e una maggiore efficienza e sostenibilità, offrendo loro un’opportunità di crescita e di sviluppo attraverso un contributo economico a fondo perduto e un’attività di accompagnamento, che prevede un supporto formativo, una serie di facilitazioni e, soprattutto, la partecipazione alla comunità di pratiche di Funder35 per lo scambio di idee, modelli e prassi di successo.

Due dei 50 progetti vincitori sono di associazioni modenesi, più precisamente l’associazione Artisti Drama e l’associazione Laboratorio musicale del Frignano alle quali andrà, rispettivamente, un finanziamento di 55 e 50 mila euro.

Articolo tratto da: Modena Today

Phi Foundation

Anche Buffon collabora con Charity Star

Charity Star, la celebre piattaforma di fundraising che raccoglie donazioni attraverso aste benefiche di celebrità, ha inserito un altro pezzo da 90 nel suo già ricco bouquet di artisti e celebrities. Si tratta infatti di Gigi Buffon, la leggenda del calcio italiano.

E’ stata messa all’asta infatti la maglia autografata e indossata nel 2014 in occasione di un’amichevole pre-mondiale. Il ricavato andrà a finanziare la  cause importante di Fondazione Telethon, che proprio in questi giorni è protagonista dell’annuale maratona Rai sotto il motto #nonmiarrendo.

Dunque ancora una volta Charity Star si fa carico di sostenere un progetto importante e delicato, tirando in causa un personaggio sportivo italiano conosciuto in tutto il Mondo.

L’asta terminerà il 17 Dicembre, l’appello va ai tifosi e a tutti coloro che avranno voglia di sostenere Telethon, per la ricerca medica sulle malattie rare e per garantire a tutti una migliore qualità della vita.

 

 

 

Phi Foundation

Il Presepe: Il valore delle tradizioni

In questi giorni in Italia si sta discutendo molto sull’opportunità o meno di seguire le nostre tradizioni secolari relative al Presepe, alla festività natalizia e alla liturgia che da circa due mila anni accompagna questa ricorrenza cosi speciale.

La discussione vede due fronti contrapposti: da un lato chi difende la nostra tradizione, le nostre abitudini e i nostri costumi, dall’altro chi propende per uno Stato più laico, a partire dalle scuole.

Per la cultura cattolica il Natale si fonda sulla nascita di un bambino, in una stalla-grotta, perché non c’era posto per lui e sua madre altrove. Se tutti noi ci ricordassimo questo forse saremmo mossi maggiormente da solidarietà e misericordia, tema cardine del Giubileo.

Lo sanno bene le associazioni di volontariato che lavorano proprio con mamme e bambini, una su tutte Medici Con l’Africa Cuamm che da quattro anni impegna i suoi volontari nel programma “Prima le mamme e i bambini”, volto a ridurre la mortalità materna e neonatale garantendo l’accesso gratuito al parto sicuro e la cura del neonato, attraverso servizi di qualità. Il progetto è ormai in avanzata fase di realizzazione e interessa 4 ospedali e 22 centri di salute periferici in 4 distretti di 4 Paesi africani: Angola, Etiopia, Tanzania, Uganda. Si rivolge a una popolazione di 1.300.000 abitanti con l’obiettivo di raddoppiare in cinque anni il numero dei parti assistiti, arrivando progressivamente a 125.000 parti negli ospedali e nei distretti di riferimento.

Un bilancio positivo grazie al lavoro di medici, ostetrici e infermieri specializzati, in 4 anni infatti il progetto ha prodotto grandi frutti: 102.147 i parti assistiti nei quattro ospedali interessati dal progetto e nei territori di riferimento, per un totale 204.294 mamme e bambini assistiti nel momento del parto; 236.661 le visite prenatali effettuate, a Chiulo in Angola, a Tosamaganga in Tanzania, a Wolisso in Etiopia e ad Aber in Uganda.

Per queste persone il Natale è prima di tutto una festa, un momento in cui la vita trionfa in tutta la sua meraviglia. La “natività” per eccellenza, quella rappresentata nel Presepe, non vuole essere solo una rievocazione cattolica di un episodio legato alla nascita della cristianità, ma piuttosto la celebrazione di una nuova vita che nonostante tutto riesce a farsi strada, in un contesto difficile, ostico e disagiato. Eppure a dispetto di tutte queste difficoltà il bimbo riesce a nascere e il miracolo della vita illumina la grotta e il paesaggio come una stella cometa.

Dunque, alla luce di quanto detto, non si può ignorare il senso del Natale, non lo si può imbrigliare in luoghi comuni nè burocratizzarlo privandolo del suo significato religioso.

La nostra storia, la nostra cultura, il nostro dna, sono scritti con questo linguaggio, tollerare nuove forme religiose, o rispettare la mancanza stessa della fede, non deve significare snaturare se stessi e cancellare il proprio passato.

Vuol dire convivere con diverse forme religiose e rispettare chi la pensa in modo differente.

Ristoranti contro la Fame

Arriva in Italia: Ristoranti contro la Fame!
Charity event al Park Hyatt di Milano.

“Il cibo dovrebbe essere un diritto di tutti… noi nel nostro piccolo cerchiamo di renderlo possibile”. Andrea Aprea, Chef Ambasciatore Ristoranti contro la Fame 2015.

Da Andrea Aprea a Elio Sironi, da Marco Sacco a Matteo Vigotti, tanti i nomi noti del panorama culinario italiano che dal 16 ottobre al 16 dicembre 2015 hanno sposato il progetto benefico Ristoranti Contro la Fame.
 
I grandi chef e le “charity organization” sembrerebbero due realtà molto diverse tra loro ma in realtà sono complementari, in quanto negli ultimi anni il boom del settore food sta sposando sempre di più le cause umanitarie.

Ristoranti contro la fame”, promosso dall’organizzazione no-profit “Azione contro la fame” e sostenuta da circa 150 ristoranti in tutta Italia vuole cercare di aiutare e salvare i bambini gravemente malnutriti, considerando che nel 2015 sono ancora purtroppo circa 3.000 bambini sotto i 5 anni che muoio di fame.

La mission dell’organizzazione, lanciata contemporaneamente in Italia, Germania, Canada e Stati Uniti, è quella di raccogliere fondi andando a cena in uno dei ristoranti aderenti all’iniziativa.

Ogni cliente può fare una donazione aggiungendo 2 euro al proprio conto

mentre i ristoranti promoveranno la campagna proponendo un menù/piatto solidale al quale associare una propria donazione. L’iniziativa ha preso il via al Park Hyatt di Milano e vedrà partecipi molti nomi di spicco nel settore della ristorazione, fino al 16 dicembre.

I professionisti dell’alta ristorazione che hanno scelto di ricoprire il ruolo di “chef ambasciatori” spaziano dagli stellati Andrea Aprea (Vun al Park Hyatt Milano), Elio Sironi (Ceresio 7), Matteo Vigotti (Ristorante al Peck), Marco Sacco (Piccolo Lago), Cristina Bowerman (Glass Hostaria e Romeo), Pietro D’Agostino (Ristorante La Capinera), Felice Lo Basso (Ristorante Unico), Aurora Mazzucchelli (Ristorante Marconi), Giancarlo Morelli (Pomiroeu), Roberto Okabe (Ristorante Finger’s), Gaetano Simonato (Tano Passami l’Olio), Angelo Troiani (Ristorante il Convivio Troiani), Leonardo Vescera (Il Capriccio) passando per Alessio Algherini (Ristorante Alexander), Michele Bassoni (Lyo), Tommaso Arrigoni e Eros Picco (Innocenti Evasioni) proseguendo con Eugenio Boer (Ristorante Essenza), Daniel Canzian (Ristorante Daniel), Maria Cicorella (Ristorante Pashà), Roberto Conti (Ristorante Trussardi alla Scala), Salvatore De Riso (Sal De Riso Costa D’Amalfi), Christian Milone (Trattoria Zappatori) e Filippo Saporito (La leggenda dei Frati).
 

I magnifici Chef della cucina italiana hanno messo a disposizione il loro ingegno e la loro creatività per una causa più che nobile: costruire insieme un mondo libero dalla fame.

 
 

# Storytelling e Fundraising

Spesso si sente dire che il contenuto è il re del marketing online: “Content is the king”.
È una regola che formatori e consulenti di organizzazioni non profit cercano di diffondere e che chi lavora nel campo della comunicazione in ambito non profit cerca di ricordare come un mantra.
Quando un’organizzazione non profit decide di comunicare con il proprio pubblico attraverso gli strumenti della comunicazione online, i contenuti di qualità fanno davvero la differenza.

Il mitico “storytelling“, “la narrazione di storie”, capace di attirare interesse e simpatia e di creare conoscenza ed empatia è veramente un asso nella manica per quanti, quotidianamente, operano sul campo per realizzare una buona causa.
Ogni organizzazione ha a disposizione un vasto patrimonio di materiale da diffondere al proprio pubblico, il quale non aspetta altro che sapere di più sul lavoro dell’organizzazione cui ha deciso o sta pensando di donare.

Portare sullo schermo del donatore il racconto del proprio lavoro con i beneficiari, far capire in che modo si agisce, fa la differenza, far conoscere difficoltà e successi, rende partecipe il sostenitore. Crea empatia e fa sentire le persone parte di un’azione comune a favore di una buona causa. Se poi la storia si racconta anche con fotografie e filmati, l’effetto è ancora più forte. Infine, abbinando al contenuto delle call to action ben studiate e posizionate, il potenziale del contenuto in chiave fundraising cresce esponenzialmente.
Sembra tutto molto semplice eppure non è così. O meglio: non è questo quanto accade nella maggior parte dei casi, poiché anche organizzazioni che avrebbero tutto per comunicare in questo modo, non lo fanno.

Personalmente proviamo un senso di disagio quando vediamo che dirigenti e operatori di una qualsivoglia organizzazione non profit restano ancorati a schemi ormai superati. Non solo non si prevede una strategia, ma neanche si ha la capacità, almeno istintiva, di comunicare all’esterno gli sforzi che si fanno per realizzare le proprie buone cause.
Sembra quasi ci sia una pigrizia intrinseca, una tendenza all’inerzia e all’immobilismo.

Comunicare online in modo efficace sarà sempre più importante e presto chi non inizierà a farlo si troverà ancora più svantaggiato rispetto a chi lo fa da qualche tempo.

Le persone (e quindi anche i donatori) passano molto tempo online, le potenzialità tecnologiche aumentano, il modo in cui si tessono relazioni e si cercano informazioni si evolve.

Per ottenere risultati positivi a livello di comunicazione (quindi di nuove donazioni, partner e opportunità), conterà sempre di più distinguersi e saper raccontare il proprio lavoro.

Il lavoro delle organizzazioni non profit è importante: è un pilastro del welfare, della cultura e della solidarietà internazionale.

Il capitale narrativo di molte organizzazioni è enorme ma purtroppo è fatto di racconti mai raccontati e d’immagini mai condivise.
Si tratta di un patrimonio che, se ben utilizzato, potrebbe dare frutti consistenti: più sostenibilità alle organizzazioni e progetti migliori ai beneficiari.
 
Sei un’organizzazione non profit (ONP) e desideri supporto “Gratuito” o vuoi avviare una campagna di Raccolta Fondi?
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