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IL « FAI » PER TUTELARE I BENI AMBIENTALI, PAESAGGISTICI E CULTURALI ITALIANI

STORIA DEL « FAI »

Il FAI (fondoambienteitaliano) nacque per volere di Elena Croce e grazie al sostegno di Renato Bazzoni, Alberto Predieri, Franco Russoli e Giulia Maria Mozzoni Crespi che nel 1975 firmò lo statuto del FAI, con l’intento di proteggere e valorizzare il  patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano.

Il FAI attualmente gestisce 61 beni storici-artistici ricevuti su concessione da enti pubblici o in comodato d’uso da privati o di proprietà dell’associazione stessa di cui: 30 sono regolarmente aperti al pubblico e visitabili, 10 in restauro, 12 tutelati ed inalienabili, donati alla Fondazione, 2 patrocinati dall’associazione.

Il FAI grazie ai 95 milioni di euro provenienti da donazioni, acquista beni, li valorizza e li restaura per renderli fruibili al pubblico. Ogni bene acquisito viene studiato in ambito storico-artistico, ne viene studiata la sua relazione con il territorio e poi viene elaborato un restauro che lo conformi con le norme necessarie per renderlo fruibile dai visitatori. Ogni progetto di restauro è ideato e realizzato da architetti, agronomi, paesaggisti ed artigiani che collaborano al fine di ottenere risultati d’ impareggiabilità e di straordinarietà del sito restaurato.

La restaurazione e la successiva apertura al pubblico si basano su  princìpi di ecosostenibilità e su un approccio artistico conservativo e non invasivo del restauro. Altro tassello fondamentale è il FAI International www.fai-international.org che divulga e diffonde l’amore per il patrimonio italiano all’estero grazie ad una vasta ed intensa rete di attività in Francia, Svizzera e nel Regno Unito.

I LUOGHI ED I VOLONTARI DEL « FAI »

L’associazione dispone di luoghi d’incommensurabile e straordinaria bellezza disposti lungo tutta la penisola italiana e di un patrimonio d’inestimabile valore a partire da castelli, ville, abazie, giardini, parchi storici, torri, baie marine, colline e montagne fino a 32.000 libri antichi e 22.000 oggetti d’arte.

Chiunque ami la natura o l’arte e desideri diventare socio può farlo iscrivendosi attraverso l’homepage del sito internet www.fondoambiente.it.

I 7.500 volontari hanno il compito di diffondere i valori e l’operato della Fondazione organizzando eventi nazionali, visite culturali, escursioni, seminari monografici e corsi biennali di storia dell’ arte.

Inoltre la rete territoriale FAI, formata da volontari appassionati che hanno scelto di dedicare il proprio tempo libero a sostenere l’operato dell’associazione, è un punto fondamentale per la diffusione capillare sul territorio e chiunque voglia esercitare il proprio impegno nella valorizzazione dei luoghi può farlo, collegandosi al sito www.fondoambiente.it, diventando volontario del FAI.

GIORNATE ORGANIZZATE DAL FAI

Come ogni anno il FAI organizza due giornate (la prima in autunno e la seconda in primavera) per visitare i luoghi dell’associazione, così anche quest’anno in occasione della 27° edizione i luoghi saranno visitabili nelle giornate d’autunno del 13 e del 14 ottobre, mentre per la giornata di primavera si dovrà attendere un fine settimana del mese di marzo 2019.

Durante le visite si potrà interagire sui canali social con l’hashtag #giornatefai.

 

Filippelli Giuseppina

PHI Foundation

«IO, domani…»: una Onlus contro i tumori pediatrici

Tumori in età infantile

Fin dagli anni ’70 quando si sono verificati i primi casi di tumori pediatrici ad oggi, la ricerca scientifica ha effettuato notevoli progressi in questo ambito, diminuendo il tasso di mortalità e sviluppando terapie mediche sempre più efficaci e meno tossiche per il bambino.

Nella maggior parte dei casi, i tumori pediatrici non sono causati da stili di vita come errate abitudini alimentari o come conseguenza dell’esposizione ad ambienti inquinati, ma da fattori non del tutto noti sui quali è difficile effettuare azioni di prevenzione.

Le forme più diffuse di tumori pediatrici sono: leucemie, tumori del rene, della tiroide, delle ossa e del sistema nervoso centrale e vengono curati con la chemioterapia secondo schemi ben definiti, la radioterapia ed una terapia farmacologica con cortisonici ed antibiotici, unici mezzi attraverso i quali ottenere maggiori successi per la sopravvivenza dei malati.

La ricerca oncologica pediatrica sta mettendo a punto dei farmaci antitumorali meno tossici in modo da garantire al paziente in età adulta nessuna conseguenza negativa sul proprio stato di salute.

Il numero dei bambini affetti da queste malattie purtroppo ogni anno cresce sempre di più con un incremento del 2%.

Il ruolo di «IO, domani…»

L’ associazione IO, domani… nasce nel 1984 grazie all’iniziativa del Professor Manuel Castello e di alcuni genitori di bambini ricoverati nel reparto di Oncologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma, con lo scopo di rendere più confortevoli gli spazi del reparto, dare assistenza e sostegno ai bambini malati, diffondere i temi dell’oncologia pediatrica promuovendo convegni e seminari, favorendo e finanziando la ricerca clinica.

Nel 1995 diventa una Onlus e nel 1997 viene inaugurata a Roma la prima casa di accoglienza per le famiglie dei piccoli ospiti del suddetto reparto.

Esperienza dei volontari di «IO, domani…»

Molti giovani hanno offerto il loro impegno e dato la propria disponibilità a sostegno dei bambini affetti da queste malattie, standogli accanto, sostenendoli psicologicamente attraverso il dialogo e le attività ludiche. D’altro canto anche i volontari hanno ricevuto molte gratificazioni, dando sostegno ai bambini ed alle loro famiglie in un momento di sofferenza e dolore nella  lotta ai tumori in età infantile. Il lavoro dei volontari, coadiuvato con quello del personale medico e paramedico, è fondamentale durante il percorso terapeutico di guarigione del giovane paziente.

Molti bambini che sono riusciti a superare la fase critica della malattia hanno conservato un dolce ricordo dell’ attività dei volontari, dei medici e della loro degenza nel reparto oncologico dell’ ospedale.

Chiunque volesse offrire il proprio concreto contributo per aiutare la lotta contro i tumori pediatrici può diventare volontario/a, collegandosi al sito www.iodomani.it consultando la sezione volontariato.

 

 

Filippelli Giuseppina

PHI Foundation

OpenGenova: l’innovazione a misura di cittadino

L’innovazione tecnologica è ormai senza dubbio parte integrante delle nostre vite al punto da fornire una serie quasi illimitata di servizi online che velocizzano e semplificano la vita quotidiana, pare, di qualsiasi cittadino. Ne siamo sicuri?

Se anche le istituzioni concentrano le energie nel mettere a disposizione del cittadino sempre più servizi online, se anche solo per affacciarsi al mondo del lavoro è necessario avere un account mail, un cittadino privo di qualsiasi contatto col mondo dei computer e del web non corre forse il rischio di rimanere escluso dalla società che lo circonda?

È da domande come queste che OpenGenova nasce nel 2012 a Genova con lo scopo di aprire il mondo dell’innovazione a tutti i cittadini, in modo da accorciare la distanza tra cittadinanza e pubblica amministrazione attraverso l’uso consapevole dei nuovi mezzi tecnologici. Gli obiettivi dell’associazione sono chiare ed efficaci:

  • Alfabetizzazione informatica
  • Partecipazione attiva del cittadino alla vita amministrativa della propria città attraverso il web
  • Promozione dell’innovazione tecnologica

OpenGenova opera sul territorio attraverso una serie di iniziative e progetti di assistenza diretta alla cittadinanza e di educazione all’utilizzo degli strumenti che lo sviluppo tecnologico fornisce. L’associazione accompagna chiunque si rivolga ad essa verso una meta decisamente importante: la cittadinanza digitale; si tratta quindi di aiutare il cittadino ad immergersi nelle dinamiche amministrative in modo sempre più immediato, semplice e automatico.

-PUNTI GENOVA DIGITALE: COME SI DIVENTA CITTADINI DIGITALI

Questo è l’obiettivo a cui punta l’iniziativa “PUNTI GENOVA DIGITALE”, un progetto che consiste nella messa a disposizione di spazi assistiti in cui qualunque cittadino può rivolgersi a un facilitatore digitale, un associato volontario di OpenGenova esperto di tecnologia e informatica, per consigli e indicazioni per l’uso del computer, la navigazione in rete e l’accesso ai servizi online. Questa iniziativa fornisce un grosso aiuto all’intera cittadinanza, il volontario può, per esempio, seguire passo per passo i genitori in difficoltà con l’iscrizione a scuola dei propri figli, aiutare gli utenti che ne abbiano bisogno ad accedere ai servizi online di offerta e domanda di lavoro o assistere gli anziani a creare una propria identità digitale dando loro l’opportunità di entrare in contatto con la realtà del terzo millennio.

RIGENERA DIGITALE: INNOVAZIONE ED EDUCAZIONE DIGITALE

Attraverso il progetto RIGENERA DIGITALE l’associazione genovese OpenGenova mira all’educazione digitale necessaria all’utilizzo di tecnologie digitali di base. RIGENERA DIGITALE si sviluppa attraverso varie fasi:

  • Recupero dei computer obsoleti e rigenerazione con sistema operativo Open Source
  • Svolgimento di corsi di cittadinanza digitale per le associazioni o gli enti interessati
  • Donazione dei computer ormai del tutto riutilizzabili

L’iniziativa si rivolge ad associazioni, circoli culturali e scuole per fornire al maggior numero possibile di cittadini i mezzi per informarsi, conoscere il proprio territorio e fruire dei servizi della Pubblica Amministrazione in modo da arginare con ogni mezzo il rischio della nuova forma di emarginazione dei nostri tempi.

 

Per avere maggiori informazioni sulle attività di OpenGenova o per sostenere le iniziative dell’associazione visitate il sito web.

 

Camilla Venturini

PHI Foundation

NEUROBLASTOMA: DONA SPERANZA AI BAMBINI

NEUROBLASTOMA: DONA SPERANZA AI BAMBINI AFFETTI DI NEUROBLASTOMA

La speranza contro il neuroblastoma passa dalla ricerca. E per sostenere la ricerca su questa forma di tumore infantile PHI Foundation, l’Istituto Italiano della Donazione, in collaborazione con l’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, UBI Banca, TIM e la web agency 3d0 nell’ambito della campagna per il Giorno del Dono 2018, ha lanciato una campagna di raccolta fondi. Un’iniziativa intitolata #Donafuturo: promuove per la prima volta un’azione concreta a sostegno di una causa per celebrare la ricorrenza del 4 ottobre. Proprio fino al 4 ottobre sarà attiva la numerazione solidale TIM: il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM e di  5/10  euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TIM. E’ possibile sostenere la raccolta fondi anche con donazioni, senza commissioni, tramite Paypal oppure bonifico sul c/c intestato a “Istituto Italiano della Donazione” (IBAN: IT79R 03111 01645 00000 00016 18), oppure ancora in qualsiasi filiale di UBI Banca. I clienti UBI Banca possono contribuire anche con bonifico tramite QuiUBI.

Il neuroblastoma

In Italia si registrano ogni anno circa 150 nuovi casi di neuroblastoma. La ricerca ha fatto importanti passi avanti nella comprensione della malattia e dei meccanismi che lo generano: diagnosi sempre più corrette e protocolli di cura moderni e personalizzati. Tuttavia solo un terzo dei bambini sopravvive alla forma più aggressiva, la più frequente, che si presenta con metastasi a scheletro e midollo. Un’opportunità per la ricerca sul neuroblastoma dipende soprattutto dall’aiuto che gli italiani decideranno di dare all’Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma. Il neuroblastoma è considerato dal mondo scientifico un ottimo modello di studio: riuscire a guarirlo significa poter estendere i risultati a tutti i tumori pediatrici.

I traguardi della ricerca

Negli ultimi anni i traguardi della ricerca sui tumori solidi pediatrici, in particolare per neuroblastoma e tumori cerebrali, sono stati molti, grazie all’impegno di Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, della correlata Fondazione e alla costituzione della rete italiana di centri di eccellenza sullo studio del neuroblastoma. Le diagnosi precise, tempestive e di eccellenza della malattia; la medicina personalizzata, sempre più a misura di bambino, che si basa sull’efficacia, o non, della cura durante la somministrazione della terapia; l’individuazione del gene ALK predisponente al neuroblastoma, su cui oggi si lavora per trovare molecole capaci di inibirne l’attività; gli studi sull’autofagia delle cellule con l’obiettivo di portare il neuroblastoma ad autodistruggersi; il riposizionamento farmaci con utilizzo di molecole già in uso per l’individuazione di farmaci efficaci contro il neuroblastoma; l’attivazione del primo studio europeo basato anche sull’analisi del DNA dei genitori per individuare gli aspetti genetici della malattia; l’ampliamento e mantenimento del Registro sul Neuroblastoma che oggi conta oltre 4.000 casi arruolati. La storia continua e ognuno può fare oggi la propria parte donando per la ricerca.

La storia della Fondazione per la lotta al Neuroblastoma

La Fondazione ha svolto un ruolo sempre più importante: nel 1995 viene fondato il Laboratorio Neuroblastoma, unico esempio italiano, forse europeo, di un laboratorio interamente dedicato allo studio del neuroblastoma, finanziato da una Fondazione e autonomo nelle decisioni di progettualità. Sempre nel 1995 diventa Laboratorio di riferimento nazionale per la diagnostica avanzata del neuroblastoma e referente italiano nel gruppo europeo per lo studio (SIOPEN) del neuroblastoma. Nel 2000 si avvia lo studio del genoma del neuroblastoma con tecniche di nanotecnologie e partecipazione ai Protocolli europei per la cura. Dal 1999 al 2007 il primo progetto sul neuroblastoma familiare e la raccolta dei casi familiari di neuroblastoma con la scoperta delle mutazioni del gene ALK, il primo gene predisponente alla malattia. Nel 2012 la prima analisi del genoma del tumore per mezzo di Next Generation Sequencing, una tecnica di altissima tecnologia. Sempre nel 2012 i test preclinici sulla attività degli inibitori di ALK. Nel 2013 il trasferimento del Laboratorio Neuroblastoma presso l’Istituto Ricerca Pediatrica (IRP) di Padova e l’avvio del primo studio nazionale sulla autofagia nel neuroblastoma, nonché la creazione di modelli preclinici e studi con organoidi, strutture 3D che ricostruiscono le caratteristiche del tumore in vitro.

Storie di dolore, storie di speranza

La lotta al neuroblastoma è costellata di storie di impegno e speranza. Storie di genitori che hanno reagito alla malattia di un figlio con amore e speranza, donandosi alla causa della ricerca contro il neuroblastoma. Storie di medici che hanno consacrato la loro professione a combattere questo male, storie di comunità che si sono strette intorno alle famiglie sconvolte. In occasione della campagna di raccolta fondi, l’Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma in collaborazione con l’Istituto italiano della Donazione, ha raccolto le storie di vita, ricostruendo una preziosa narrazione di impegno e speranza che è a disposizione di tutti media che vorranno contribuire a darne visibilità. La storia di Sara, mamma del piccolo Luca, che dalla morte del figlio dopo una lunga malattia non si è fermata un istante: ha fondato l’associazione di cui è presidente e costruisce giorno dopo giorno la speranza per tutti i bambini affetti da neuroblastoma. La storia del piccolo Edoardo e dei suoi genitori: dopo tante sofferenze e cicli di forti cure, Edoardo è guarito, ma la sua famiglia continua ad impegnarsi in nome di tutti i suoi amici conosciuti in ospedale che non ce l’hanno fatta. La storia di Alice e della vita della sua famiglia sconvolta nel 2016 quando aveva appena 9 mesi: la piccola Alice sta ancora lottando verso la guarigione e i suoi genitori la accompagnano con la fragilità del grande coraggio che hanno. La storia di Matteo, un bambino che ha amato la vita anche se è stata molto dura con lui: dopo anni di lotte contro il neuroblastoma, Matteo è venuto a mancare a 9 anni nel 2015. I genitori hanno fondato l’Associazione “Koalizzati per Matteo Onlus”, il Koala era un animale che Matteo amava, ora è il simbolo di un’associazione che si impegna con passione e positività contro il neuroblastoma. La storia di Vittoria: i genitori hanno scoperto la sua malattia quando aveva solo 40 giorni. Vittoria è guarita grazie alle cure avute all’Ospedale Gaslini di Genova. I genitori non hanno dubbi: la “vittoria di Vittoria” deve essere quella di tutti i bambini malati. La storia di Alessia che si è ammalata quando aveva 18 mesi: è guarita, ma il prezzo che ha dovuto pagare per le cure è stato un danneggiamento della retina che l’ha portata alla cecità. Ma nemmeno questo l’ha fermata: nel 2014 ha vinto il campionato del mondo di arrampicata sportiva, categoria lead. E quella di Niccolò, che oggi vive nelle magliette che i suoi genitori hanno creato con il motto “salta ancora Niccolò”: il simbolo tangibile della sua grande forza e della sua grande energia, di quel suo modo di essere un piccolo grande combattente. Ma anche dei tanti medici che salvano i bambini con cure sempre più precise: come l’oncologo di fama internazionale Arturo Sala che dopo molti anni negli Stati Uniti ha deciso di tornare in italia, scommettendo sul nostro Paese. O come il dott. Massimo Conte che, dopo aver perso un fratello da piccolo per una malattia non riconosciuta, ha consacrato la sua vita alla cura dei bambini malati.

Il sostegno alla campagna

A essere chiamati a partecipare non sono solo i cittadini, ma anche le aziende. Sono già numerose le imprese che hanno manifestato interesse per la campagna di raccolta fondi collettiva. Fra questi Certiquality, l’ente di certificazione che ha garantito per prima un importante sostegno. Tra le altre aziende, la web agency 3d0, che promuove la campagna di raccolta fondi insieme all’IID, e TIM che assicura la numerazione solidale attiva fino al 4 ottobre. Per la prima volta anche la grande distribuzione sostiene il Giorno del Dono: Coop Lombardia ha deciso di aderire come media partner all’iniziativa supportando la raccolta fondi a favore del progetto, attivando i mezzi e gli strumenti di comunicazione sociale di Coop Lombardia come comunicazione del punto vendita, sito web e social.

Il progetto e la ricerca

La raccolta fondi andrà a sostenere una borsa di studio per la ricerca su questo campo. Uno dei motivi che rendono aggressivo il tumore e la prognosi sfavorevole è la presenza di alterazioni molecolari, fra cui l’amplificazione dell’oncogene MYC-N e/o le mutazioni della proteina chinasi ALK, responsabile della proliferazione delle cellule “cattive”. MYC-N è il principale oncogene, ovvero il gene responsabile dello sviluppo tumorale, per il neuroblastoma. Poiché lo sviluppo di farmaci anti-MYC-N si è rivelato fallimentare, il progetto ambisce a trovare farmaci che agiscano sulle centinaia di geni che “collaborano” con MYC-N, il cosiddetto MYCN-network. Un recente studio pubblicato dal prof. Sala ha decodificato questa rete e identificato alcuni farmaci inibitori che dovrebbero essere in grado di neutralizzare i geni tumorali. Alcuni di essi sono già in corso di sperimentazione per altre patologie tumorali e non: sono quindi altamente interessanti dal punto di vista terapeutico. Il progetto verificherà se diverse combinazioni di questi farmaci possano essere usati per inibire la crescita del neuroblastoma in un modello animale. La ricerca scientifica è l’unica reale speranza di vita per i bambini affetti da neuroblastoma e gli sforzi profusi dall’Associazione e dalla collegata Fondazione per la lotta al neuroblastoma sono stati molti: arrivare a una corretta e rapida diagnosi, con la giusta informazione e con studi innovativi volti a individuare farmaci nuovi ed efficaci e trattamenti sempre più personalizzati e a misura di bambino. Molti risultati sono stati ottenuti, ma da questo progetto di ricerca riparte un nuovo fondamentale capitolo per la lotta ai tumori pediatrici.

L’Associazione 

L’Associazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma è un ente senza scopo di lucro nato nel 1993 all’Istituto G. Gaslini di Genova, per volontà di genitori e oncologi, con l’obiettivo di sostenere la ricerca scientifica sul Neuroblastoma e sui Tumori Cerebrali Pediatrici. Da allora fedele alla propria mission ha portato avanti il proprio impegno nell’informare sulle patologie, creare il collegamento tra i centri di cura e di ricerca, potenziare i mezzi a disposizione nella cura di queste gravi neoplasie per trovare nuove terapie e cure personalizzate, per garantire una rapida e corretta diagnosi e un approccio terapeutico mirato a ogni singolo paziente.

 

PHI FOUNDATION SOCIAL INNOVATION COMMUNITY

 

PHI Foundation

Alessandro Roma

 

CROCE VERDE: UN ISTITUTO POCO CONOSCIUTO

COS E’ LA CROCE VERDE?

Chi di voi ha mai sentito parlare della Croce Verde? Chi sa di cosa si tratta e qual è la sua mission?

La Croce Verde è una Associazione Onlus nata verso la fine del XIX secolo, per volontà di alcuni soci fondatori, operativa fin da subito, intervenne durante il primo conflitto mondiale, allestendo un ospedale da campo finalizzato all’accoglienza ed alla cura dei militari feriti.

Dopo la guerra questa associazione sviluppò sempre di più la sua attività ed i volontari diventarono sempre più numerosi. Le sue attività e finalità sono da sempre quelle di soccorrere gli infortunati e gli ammalati.

COME E’ ORGANIZZATA?

La Croce Verde è un ente di volontariato territoriale e locale, che opera in campo sanitario, è dedita al trasporto urgente e non urgente d’infermi verso la struttura ospedaliera e al trasporto di persone disabili, coopera con la Protezione Civile, offre il suo intervento ad eventi come concerti (ad esempio il concerto di Vasco Rossi a Torino) ed a manifestazioni sportive.

La Croce Verde svolge le sue attività in diverse regioni ed enti locali e a differenza della Croce Rossa Italiana, che è sovvenzionata dallo Stato, la Croce Verde è un’ente locale e dipende dalle A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), difatti esistono diverse Croce Verde per ogni città o ente locale.

Ad esempio la Croce Verde Torino è composta da circa 500 volontari divisi tra: Milite Volontario (persone maggiorenni), Squadra Giovani (persone minorenni, dai 15 anni in su), Squadra di Montagna (fondata nel 1932, con il compito di assistere gli infortunati sulle piste sciistiche piemontesi) ed il Gruppo Autisti che guidano i mezzi di soccorso.

La Croce Verde Torino dispone di un autoparco composto da ambulanze per il soccorso avanzato e base, ambulanze per trasporti secondari, mezzi attrezzati per il trasporto di disabili ed altri mezzi per interventi di Protezione Civile.

Il Consiglio direttivo della C.V. è composto dal presidente, dal vicepresidente, dal direttore amministrativo, dal direttore dei servizi, dal direttore sanitario e da altri consiglieri.

COME ADERIRE A QUESTA ISTITUZIONE?

Chiunque voglia diventare volontario della sezione torinese può consultare il sito www.croceverde.org e fare un colloquio conoscitivo nella sede centrale di Torino.

La Croce Verde è presente in tutto il territorio nazionale, pertanto se vuoi collaborare con loro, informati su quale sia la sede più vicina a te e prendi contatto con loro, c’è sempre tanto bisogno di volontari e persone che vogliono aiutare il prossimo.

 

F.G.

PHI Foundation

LA CROCE ROSSA: UN’ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO MONDIALE

LE ORIGINI DELLA CROCE ROSSA

Nato nel 1864, il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, rappresenta la più grande organizzazione di volontariato mondiale.

E’ costituito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), fondato nel 1863 con sede a Ginevra che ha il compito di promuovere il diritto internazionale umanitario (DIU), e dalla Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRCS) fondata nel 1919, che ha la funzione d’incoraggiare e sostenere l’azione umanitaria dei 190 stati membri aderenti a questa associazione e di cooperare con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

COS’E’ OGGI LA CROCE ROSSA

Attualmente sono oltre 17 milioni i volontari della C. R. nel mondo che da 154 anni si dedicano quotidianamente a migliaia d’ iniziative, eventi ed a molteplici attività come il Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza Medica (118), l’assistenza a persone malate ed affette da disabilità, la cooperazione nella gestione dei flussi migratori, la collaborazione con la protezione civile in caso di calamità ed emergenze, inoltre promuovono giornate in favore della donazione del sangue e degli organi, offrono assistenza ai senzatetto, realizzano campagne d’ informazione sul primo soccorso e sulla sicurezza stradale.

I CARATTERI DISTINTIVI DELLA CROCE ROSSA

L’emblema dell’associazione è appunto la croce rossa, ripresa dalla bandiera della Svizzera con l’inversione dei colori. Vengono impiegati anche altri due emblemi: la Mezzaluna Rossa utilizzata nei paesi islamici ed il Cristallo Rosso, usato dallo Stato d’Israele.

COME DIVENTARE MEMBRO DELLA CROCE ROSSA

Diventare membro della Croce Rossa è un’esperienza unica, che può cambiare la vita e può avvenire in molteplici modi.

Nel mio caso, ad esempio, sono entrata a far parte di quest’associazione frequentando un corso di formazione e dopo aver superato un esame sono diventata Volontaria del Soccorso. Ho partecipato a varie attività  come tenere lezioni agli alunni della scuola elementare sul primo soccorso, oppure, in occasione della festività di Halloween, organizzavamo giochi ed intrattenimento per i bambini e la domenica eravamo presenti nelle piazze a vendere i bonsai (raccolta fondi a favore dell’ Anlaids).

I neofiti possono consultare il sito www.cri.it  ed iscriversi all’associazione dal portale gestionale www.gaia.cri.it : non è mai troppo tardi per aiutare il prossimo.

 

Giuseppina Filippelli

PHI Foundation

 

 

Incastrillo: l’associazione nata per “incastrare” gli impegni sociali

INCASTRILLO: C’ERA UNA VOLTA…

C’era una volta Alessandra, una ragazza sincera, solare, buona, che se hai avuto la fortuna di conoscere e di dividere con lei parte del tuo cammino non potrai mai dimenticare, perché ti ha lasciato dei valori e delle emozioni che saranno con te per sempre.

C’era una volta Alessandra, una ragazza che pensava sempre agli altri, alla famiglia che adorava, agli amici per cui trovava sempre il tempo, al lavoro che si era guadagnata e alle persone in difficoltà.

Alessandra aveva sempre mille impegni, mille cose da fare, ma trovava il tempo per tutto e per tutti e soprattutto per le sue due grandi passioni, lo sport e il volontariato.

Alessandra incastrava tutto e quando un terribile giorno di aprile del 2012 un incidente l’ha portata via da questa vita, i suoi amici si sono proprio ispirati a questa sua capacità per il nome della associazione nata nel 2013 in suo ricordo, l’associazione di volontariatoINCASTRILLO”.

INCASTRILLO è uno stile di vita, il conciliare il proprio tempo tra famiglia, amici, lavoro e sport senza dimenticare l’importanza di condividere e di essere solidali, un’associazione nata a Genova, per continuare l’impegno che Alessandra aveva assunto dedicando parte del suo tempo libero ai bambini malati, cercando di portare loro un sorriso e una speranza.

GLI EVENTI PRINCIPALI ORGANIZZATI

L’associazione Incastrillo è molto giovane, ma ha già contribuito con i suoi eventi ad aiutare progetti dedicati ai bambini malati sostenuti da altre organizzazioni del terzo settore.

Di seguito un piccolo elenco dei principali eventi organizzati, con indicato il destinatario dei fondi raccolti, per poter conoscere cosa l’associazione ha fatto in questi anni: 

Maggio 2013 – villa gentile – L’INCASTRILLO, destinatari: TANA DEGLI ORSETTI -­‐ BAND DEGLI ORSI per fratellini e sorelline bimbi ospedalizzati.

L’asilo sorge a fianco dell’ospedale Gaslini. L’opera è totalmente un progetto della Band degli Orsi e tutte le spese sono a carico loro.

Settembre 2013 – villa gentile e polveriera – Cabaret in Pista e Color party for friends in collaborazione con FRIENDS e SOIRÈ-­‐ destinatari la Band degli Orsi -­‐ Gaslini Band Band e Camici & Pigiami.

Onlus Camici & Pigiami, grazie ad alcuni medici volontari, offre servizio sanitario pediatrico e gratuito sul nostro territorio rivolto anche a minori senza copertura sanitaria, Incastrillo ha contribuito all’acquisto dei farmaci per tutto il periodo invernale.

Dicembre 2013 -­‐ PEDALATA  DI  NATALE  (BLC)  -­‐ Incastrillo ha  contribuito  alla copertura totale delle attrezzature sportive necessarie al progetto “HOCKEY ANDIAMO” progetto di inclusività e integrazione per alunni disabili ideato dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Genova Hockey 1980 in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Quezzi di Genova.

Maggio 2014 – villa gentile  -­‐ L’INCASTRILLO proventi: TANA DEGLI ORSETTI -­‐ BAND DEGLI ORSI per fratellini e sorelline bimbi ospedalizzati.

Dicembre  2014  –  FESTA  DI  NATALE  (BLC)  che  ha  permesso  la    donazione  di parrucche per i bambini del reparto oncologico Gaslini.

Maggio 2015 – Parco Acquasola, partecipazione alla manifestazione: “Mai più sola all’acquasola”, L’INCASTRILLO GIARDINIERE con il programma “pianta, semina e  cresci” per avvicinare i bimbi alla natura.

Ottobre 2015, Corso Italia, partecipazione alla giornata: Apriamo Corso Italia, -­‐ L’INCASTRILLO GIARDINIERE con il programma “pianta, semina e cresci” per avvicinare i bimbi alla natura.

Dicembre 2015 – FESTA DI NATALE (BLC) che ha permesso di aiutare “L’Abbraccio di Don Orione” ONLUS (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale).

Aprile 2016 – Laboratorio “Piante fiori parole..il Laboratorio dell’INCASTRILLO”, organizzato in sede ed i cui proventi sono destinati ad un progetto in collaborazione  con la Lilt a sostegno di famiglie di pazienti oncologici.

Ottobre 2016, Corso Italia, partecipazione alla giornata: Apriamo Corso Italia, -­‐ “L’INCASTRILLO GIARDINIERE” con il programma “pianta, semina e cresci” per avvicinare i bimbi alla natura.

 

COME AIUTARE INCASTRILLO

Chi vive a Genova o in Liguria può iscriversi all’associazione e collaborare attivamente o partecipare agli eventi organizzati, per chi è lontano ma vuole comunque dare il suo aiuto può tesserarsi e sostenere l’associazione.

Tutti i dettagli sono sul sito internet. 

 

C’era una volta Alessandra, ma in realtà c’è sempre,perché INCASTRILLO è un sorriso donato agli altri, il suo.

 

Michela Carlevaro

PHI Foundation

L’Orto botanico di Genova – non solo Euroflora

Anche l’Orto Botanico di Genova era presente in esposizione ad Euroflora 2018, una delle più prestigiose rassegne floreali europee la cui undicesima e ultima edizione si è conclusa lo scorso 6 maggio, presso i meravigliosi Parchi di Nervi.

Meno coreografico e colorato di altre aree dell’esposizione, lo stand dedicato all’Orto Botanico di Genova avrebbe dato un assaggio al visitatore curioso di quanto la dedizione e l’impegno della città di Genova in ambito naturalistico siano profondi e continuativi.

Cenni storici

Se oggi l’Orto è una struttura interna allUniversità di Genova, inserita nel tessuto urbano della città, le sue origini risalgono agli inizi dell’’800, quando veniva perlopiù utilizzato per la produzione di piante officinali destinate ai commerci dell’ex repubblica marinara.

Nel corso del XIX e XX secolo, poi, l’Orto botanico di Genova ha subito un processo di ampliamento e specializzazione sotto la guida di eminenti botanici.

Gravemente danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, è stato poi interamente ripristinato fino ad assumere la fisionomia odierna.

Le serre

All’interno dell’Orto botanico di Genova, che ricopre oggi la superficie di un ettaro, si possono contare 4.000 unità e 2.000 gruppi tassonomici. Tra gli esemplari, tutti catalogati con il proprio nome scientifico, si trovano cedri del Libano, sequoie e cipressi ultracentenari.

Sei sono inoltre le serre presenti nell’Orto Botanico di Genova, custodi preziosi di felci, alberi tropicali come banani e cacao, piante grasse e sede, una di queste, di ricerche botaniche specifiche.

Le piante medicinali e gli Amici dell’Orto Botanico dell’Università di Genova – Onlus

La collezione di piante medicinali dell’Orto botanico di Genova, che comprende piante dell’erboristeria e fitoterapia italiane, oltre ad esemplari provenienti da altri continenti, può essere annoverata tra le più importanti d’Italia.

Gli esemplari sono oltre 150, disseminati nell’intero Orto ma in gran parte concentrati in una sezione apposita: il Vialetto delle piante medicinali, il cui recupero si deve in gran parte al contributo degli Amici dell’Orto Botanico dell’Università di Genova – Onlus, un’associazione di volontariato che ha come scopo la valorizzazione e la salvaguardia dell’Orto Botanico di Genova.

Curiosità 

In quest’ottica l’Associazione arricchisce anche il suo sito internet con articoli, aneddoti e curiosità: lo sapevate, ad esempio, che all’interno dell’Orto è possibile vedere la pianta di Avatar? Si tratta di una specie di Ippocastano nativa del sud-est degli Stati Uniti e che ricorda proprio la pianta sacra del film.

Forse non tutti sanno, poi, che le piante sono estremamente intelligenti e che hanno una quindicina di sensi; proprio perché non possono scappare, infatti, la loro unica possibilità di sopravvivenza sta nell’abilità di leggere finemente l’ambiente e i cambiamenti circostanti maturando una straordinaria capacità di adattamento.

Non solo, l’associazione organizza regolarmente visite guidate ed eventi; il prossimo, Hortus in Fabula, sarà la messa in scena, da parte della compagnia “GiCAP Giocosi, Creativi, Amanti del Palcoscenico”, della storia dell’Orto Botanico di Genova.

L’appuntamento è fissato per domenica 13 maggio alle ore 15:00.

Perché la natura non sia soltanto qualcosa da osservare, ma un’amica saggia a cui chiedere consiglio e con cui costruire un rapporto reciproco di scambio e di fiducia.

 

Floriana Avellino

PHI Foundation

Fondazione Francesca Rava: il bene fatto BENE

L’ANTEFATTO CHE GUIDA A FARE DEL BENE

A volte da tragici eventi nascono realtà meravigliose, come “ Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia”, enti no profit importanti che prendono forma e sembrano essere guidate da fili trasparenti, che tracciano linee guida.

Mariavittoria, dopo la morte della sorella Francesca, decide di dedicarsi un po’ agli altri, ma è un buon avvocato e di tempo ne ha proprio poco. Decide così di usare la sua professione per offrire consulenze gratuite alle associazioni di volontariato o a persone bisognose.

Conosce l’organizzazione umanitaria internazionale N.P.H Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli) che aiuta bambini e i ragazzi in condizione di disagio accogliendoli in Case orfanotrofi in America Latina, dando una speranza per un futuro migliore a chi non ha nulla.

Vorrebbe aprire una sede in Italia ma purtroppo non trova nessuno che voglia dare una mano. Mariavittoria non si arrende e, come invitata da qualcosa di inspiegabile si mette in gioco; coinvolge mamma, zia, amiche; tutti insieme con tanto entusiasmo e un grande cuore, si danno da fare per aprire la sede in Italia.

Così nasce Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia, una grande famiglia internazionale dedita ai bambini e ai ragazzi in difficoltà, non solo offrendo mezzi di sostentamento, ma anche una formazione scolastica che possa permettergli da adulti di trovare un lavoro e farsi una famiglia. La Fondazione è particolarmente impegnata nel Paese quarto mondo di Haiti, dove ogni ora due bambini sotto i 5 anni muoiono per malnutrizione e malattie curabili.

I PROGETTI DI FONDAZIONE FRANCESCA RAVA

I volontari di Fondazione Francesca Rava vogliono fare del bene, ci mettono anima e cuore, non si arrendono davanti agli ostacoli ma vanno oltre… tante volte anche oltre confini e culture diverse, infatti aiutano ragazzi nati in condizioni sfortunate a diventare cittadini liberi e indipendenti in Paesi dove “libertà e indipendenza” sono considerate ancora un lusso.

La Fondazione è impegnata anche in Italia con progetti in aiuto ai bambini come:

  • La realizzazione della scuola Materna di Pieve Torina a Macerata, l’ottava scuola realizzata dalla Fondazione per i bambini del Centro Italia colpiti dal terremoto e per la quale ognuno di noi può donare 10,00€ per un mattone per costruire l’edificio. La scuola dovrebbe essere pronta per ottobre (salvo impedimenti burocratici) e tutti i sostenitori saranno invitati all’inaugurazione.
  • In farmacia con i bambini”, una raccolta di farmaci da banco e prodotti babycare per bambini in povertà sanitaria, che ricorre ogni anno il 20 novembre, Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia, in molte farmacie Italiane aderenti.
  • “ninna ho”, primo progetto nazionale a tutela dell’infanzia abbandonata che informa le madri in difficoltà sulla possibilità di partorire in anonimato e che prevede la presenza di culle salvavita presso un network di ospedali dislocati in tutta Italia.

AIUTATECI A FARE BENE

Si può aiutare Fondazione Francesca Rava in molti modi: donando il 5 per mille C.F. 97264070158, facendo attività di volontariato o sostenendo uno dei loro progetti. Si può scegliere una o più iniziative; visitate il sito www.nph-italia.org, o contattate l’associazione allo 02.54122917 oppure scrivete a info@nph-italia.org.

Una sola cosa è importante FARE BENE IL BENE, questo sì che vi aiuterà a ottenere molta felicità.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE TOGETHER FOR NEPAL

La prima volta  ho sentito parlare di Pierangelo Fabbri da un amico, di ritorno da alcuni mesi di volontariato internazionale, con l’Associazione Togheter for Nepal.

In tanti forse non ricordano i terremoti della primavera  2015 in quel paese alle falde dell’Himalaya, ma non Pierangelo Fabbri, missionario e volontario internazionale per vocazione che, destino della sorte, si trovava nel paese himalayano proprio in quei fatidici giorni.

Fabbri è missionario e fa parte del gruppo di volontariato internazionale da decenni e quando ho potuto intervistarlo, ha esordito con una frase piuttosto celebre: Sono come una piccola matita nelle mani di Dio, questo mi ha insegnato Madre Teresa, che ho conosciuto nel lontano 1982 durante un  periodo di volontariato  all’orfanotrofio Shishu Bhavan di Calcutta.

Il pensiero della “Piccola Suora” mi ha accompagnato in tutti gli anni a venire ed in particolare in quel desolato 25 aprile 2015, quando un fortissimo terremoto di magnitudo 7.8 sconvolse il Nepal, causando più di 8000 vittime, oltre a milioni di senzatetto, a soli due mesi dall’arrivo della stagione delle piogge monsoniche. Così decisi che, invece di fuggire, sarei rimasto lì ad aiutare quel popolo afflitto e sofferente. 

I risultati delle Associazioni di Volontariato Internazionale

(Puoi vedere https://www.givingway.com/organization/together-for-nepal)

Mi sistemai in un campo di tende  alla periferia di Kathmandu.

Dalla armonia, che si creò fin da subito tra il popolo nepalese e noi volontari e con lo scopo di coordinare le iniziative umanitarie delle diverse associazioni internazionali, nacque a Kathmandu l’Associazione “TOGETHER FOR NEPAL”.

Grazie ad essa, alla cooperazione ed al sostegno di tanti volontari, onlus e Associazioni Internazionali,  fummo in grado di distribuire tonnellate di cibo, tende, coperte, divise e materiale scolastico nella Valle di Kathmandu e in tanti piccoli sperduti villaggi himalayani. Costruimmo inoltre decine e decine di casette di bambù e lamiera per le famiglie di sfollati e organizzammo diverse librerie ed aule scolastiche temporanee, nei cortili delle  scuole crollate, (quasi 5000 scuole vennero distrutte dal terremoto), organizzammo poi la “sponsorizzazione scolastica” (adozione a distanza) per 12 bambini, alcuni rimasti orfani di entrambi i genitori.

Infine, tra le macerie della storica cittadina semi distrutta di Bungamati, nella Valle di Kathmandu, costruimmo inoltre la nuova sede della Bungamati Foundation, un’Associazione fortemente operativa in quella zona. 

Volontariato Internazionale per il sostegno alle famiglie

Consapevoli  che ricostruire gli edifici  non è sufficiente ad apportare le necessarie migliorie, mentre lo è una buona formazione:

  • Abbiamo istituito incontri formativi e workshop, per insegnanti, studenti, volontari e progettisti di ONG.
  • Tuttora stiamo portando avanti numerosi corsi di formazione: tessitura, taglio e cucito, informatica, corsi per elettricisti, corsi d’igiene, di nutrizione e sana alimentazione.
  • Stiamo anche lavorando a numerosi progetti mirati a ricreare una pur minima autosufficienza economica:

– Costruzione di un laboratorio per la tessitura.

– Costruzione di strutture per allevamento, con l’acquisto di pulcini e di capre.

– Distribuzione macchine da cucire, filtri acqua, medicinali, apparecchiature mediche, carrozzelle, computer, attrezzatura da elettricista, libri e materiale didattico in scuole e orfanotrofi.

Vedi, io credo che solo quello che avremo seminato di positivo nella vita gli uni degli altri sarà ciò che rimarrà di noi quando lasceremo questa vita terrena ed in fondo, diciamocelo, il fare volontariato, il mondo del no profit, la fratellanza e l’interessamento  fra gli esseri umani  sono sicuramente quanto di meglio possiamo offrire al nostro prossimo, vicino e lontano che sia. Così ognuno di noi potrà scoprire quella felicità che deriva dal far felici gli altri”. 

Proposta “viaggio di volontariato internazionale” e raccolta fondi Associazione Together for Nepal

Durante l’intervista, Pierangelo raccontava senza interruzioni, senza posa.

Dedizione e fervore erano palpabili nel resoconto, così come nell’invito col quale ha voluto concludere la sua testimonianza: “Se  ti andasse potresti venire in Nepal con noi volontari a conoscere e a vedere con i tuoi occhi quella realtà. Hanno ancora tanto bisogno di noi e noi di loro,  per rammentare i più antichi e autentici valori della vita!”

L’invito di Pierangelo e della Associazione Together for Nepal è rivolto a tutti. 

L’incontro col dinamico ospitale patriarca

Ho pensato di tenere per ultima quella che per me è stata la foto più dolce che ho recuperato dagli scritti di Pierangelo di quei giorni. Quando lui l’ha rivista qui, dentro l’articolo, si è commosso di nuovo.

“L’uomo ultra-ottantenne con cui scambio il saluto “Namaste”, vive nella casetta di lamiera assieme alla moglie semiparalizzata, ai figli e nipoti, una famiglia di 15 persone. Di fianco a noi ci sono le macerie della loro casa distrutta. Dopo averci offerte delle susine, l’unica cosa che avevano, continuava ad insistere affinché rimanessimo lì a dormire. Poi ci accompagnò al nostro veicolo e appena mi sporsi dal finestrino per salutarlo lui iniziò a correrci dietro. Non potrò mai dimenticare quel momento. Ho pianto e piango ancora nel ricordarlo”. Pierangelo Fabbri

 

Giovanna Milo

PHI Foundation

“VIVI DOWN” E LA SINDROME DI DOWN

LA RETE, UNA SOLUZIONE

Più esco, più incontro persone e più mi rendo conto della grande capacità che ha l’uomo di fare rete, di aiutare e sostenere chi vive situazioni difficili, come coloro che soffrono della Sindrome di Down.

Durante un aperitivo conosco Giuseppe: fa parte di un’Associazione bellissima, Vivi Down, dove le famiglie che hanno in seno un proprio caro con la Sindrome di Down possono trovare non solo solidarietà e aiuto, ma possono anche imparare a vivere serenamente.

L’Associazione è nata negli anni Ottanta per necessità di alcuni genitori di sostenersi e avere un rapporto più stretto con i medici che curano questa trisomia; un aiuto concreto nella quotidianità per affrontare i disagi che questa sindrome può presentare.

I PROGETTI

Vivi Down è una fucina di progetti e iniziative, come  “Progetto Salute”, una rete di solidarietà tra medici e famiglie per affrontare e prevenire le patologie associate alla Sindrome di Down, oppure il progetto “Ti ascolto”, che offre appoggio psicologico da parte di un professionista, e “Progettiamo la mia Vita”  che da quest’anno è finanziato da Fondazione Cariplo e si prefigge il difficilissimo compito di seguire con più figure professionali (psicologi, dirigenti scolastici, insegnanti di sostegno, allenatori sportivi) il bambino/adolescente/giovane con Sindrome di Down per condurlo verso l’età adulta. Il team verifica quali sono le sue caratteristiche, le sue abilità e soprattutto quali sono i suoi desideri, per capire come accompagnarlo e sostenerlo. La solidarietà, la capacità di fare rete sono in questo caso fondamentali. Si guarda non solo all’aspetto salute ma anche e soprattutto all’autonomia della persona con Sindrome di Down.

Ci sono anche progetti di Danza Terapia e Arte Terapia che nascono di anno in anno a seconda delle esigenze delle famiglie e dei fondi a disposizione; uno tra questi è quello svolto in collaborazione con AVS Associazione di Veronica Sacchi per insegnare Clowneria alle persone con Sindrome di Down che hanno più di 35 anni.

Attraverso la Clowneria gli adulti con Sindrome di Down diventano più attivi e proattivi, vengono poi impiegati per animare feste di associazioni, feste per anziani o per gli oratori. Molte persone con Sindrome di Down fanno volontariato, aiutano nelle mense dei poveri, nelle case di riposo, nelle associazioni che si occupano di animali; perfino la Croce Viola li impiega come aiuto nel ripulire le autoambulanze. Come tutte le persone devono avere un’occupazione per sentirsi parte della società e individui produttivi, utili e fondamentali.

Tra i vari progetti c’è Un volontario per amico, iniziativa che permette di affiancare un ragazzo con Sindrome di Down a un volontario per trascorrere insieme del tempo libero e fare le attività che più interessano.

Un’altra bella iniziativa è la Milano Marathon che si terrà l’8 aprile per coinvolgere tutti in una gara sportiva tra le vie della città, i cui ricavati andranno a finanziare progetti dell’associazione. 

A CHI RIVOLGERSI

Vivi Down fa rete con molte associazioni sparse sul territorio nazionale, la loro sede è a Milano ma li puoi trovare su www.vividown.org, contattarli via email  info@vividown.org e seguire tutto ciò che fanno sulla loro pagina Facebook vividownonlus.

La solidarietà è importante e se hai voglia di dare una mano, dedicare un po’ di tempo a chi è colpito dalla Sindrome di Down, aiutarli nella gestione del loro sito o delle pagine Social, raccogliere fondi o sostenerli, allora contattali pure, ne saranno felici e ti doneranno il loro affetto e la loro gratitudine.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

GIOIELLI MORBIDI UN MODO PER SALVARE LE DONNE IN CAMBOGIA

GIOIELLI MORBIDI

Qualche giorno fa sono stata contatta da Il Nodo Onlus perché la sua fondatrice Luciana e la volontaria Emanuela erano appena tornate dalla Cambogia e volevano darmi una bellissima notizia: dopo anni di studio e di intenti, sono riuscite ad aprire un nuovo corso nella loro scuola, la “Bottega dell’Arte” per le donne in Cambogia, in modo da allontanarle dalla strada e dalla povertà. In questo corso le ragazze impareranno non solo a cucire e ricamare ma verrà loro insegnato a creare una nuova linea di gioielli chiamata “Gioielli Morbidi”.

La scuola raccoglie ragazze anche piccole (15/16 anni) per “rubarle” all’indigenza e alla prostituzione.

Nascere donne in Cambogia è molto pericoloso, specie se sei bella e le cambogiane sono spesso bellissime.

Il Nodo ha la sua scuola di fronte al villaggio dei Trokun ed è da lì che provengono le ragazze che frequentano il corso. Il Governo sta promuovendo la registrazione delle nascite, ma un bambino su 4 sotto ai 5 anni ancora non ha il certificato di nascita. Negli strati più indigenti della popolazione quasi nessuna famiglia registra i propri figli all’anagrafe perché non è nella loro mentalità e perché ha un costo che molte famiglie non possono e non vogliono sostenere. Non registrare all’anagrafe i bambini che nascono significa non dare loro accesso ai più basilari diritti umani: identità, sanità, istruzione. Molti di questi bambini o meglio, per la maggior parte, le bambine, sono costrette a lavorare nei campi, a lavorare in città, presso karaoke, bar o centri massaggi per aiutare le loro famiglie non riuscendo così a frequentare una scuola. 

LA SITUAZIONE DELLE DONNE E DELLE BAMBINE IN CAMBOGIA

Ma parliamo un po’ di numeri relativamente a questa situazione.

Dopo la crisi globale del 2008 molti paesi in fase di sviluppo, come la Cambogia, hanno avuto gravi problemi economici, perdendo molti posti di lavoro. Le prime a finire per strada sono state le donne, molte delle quali per garantire cibo a sé e ai propri figli sono finite in bordelli, sala da karaoke bar o centri massaggi di dubbia reputazione. Sebbene sia difficile quantificare il fenomeno, si stima che nel sud-est asiatico ogni anno spariscano ben più di 2 milioni e mezzo di donne e bambini (manitese.it). 

LA BOTTEGA DELL’ARTE E’ UN AIUTO CONCRETO

L’associazione onlus “Il Nodo” ben conscia di ciò, insieme ai suoi volontari, si è messa all’opera. Designer, conosciute e affermate, hanno offerto il loro tempo al progetto La Bottega dell’Arte, creando una collezione di “Gioielli Morbidi”. L’associazione, grazie a delle donazioni, è riuscita ad acquistare macchine da cucire e strumenti per il lavoro. Paola Lenti ha generosamente donato il materiale, corde e tessuti dai colori smaglianti, riuscendo a formare una squadra tutta al femminile e dando vita al nuovo progetto “Designing Girls’ Future”.

Ora bisogna pensare al futuro di queste giovani donne in Cambogia, lavorare e produrre oggetti meravigliosi da vendere, per continuare una vita lontano dalla strada e dalla povertà.

La sede principale de Il Nodo Onlus è a Milano e necessità di molti volontari, qualcuno che aiuti a gestire i social, volontari che aiutino nella sistemazione del nuovo sito per permettere loro di crescere e vendere direttamente i prodotti creati in Cambogia, raccogliere donazioni e aiutare a dare dignità a queste giovani ragazze, sviluppando in loco una nuova economia.

Se potete donare un po’ del vostro tempo o del vostro sostegno scrivete a info@ilnodoonlus.it , sarete sicuramente ricontattati.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Famiglie a geometria variabile: le famiglie monogenitoriali

In Italia oltre quattro milioni di famiglie sono composte da uno o più figli che vivono prevalentemente con uno dei due genitori, sono famiglie monogenitoriali, una realtà complessa e sempre più diffusa che non può essere ignorata.

UN VALIDO AIUTO

Smallfamilies è un’associazione di promozione sociale, costituitasi il 14 febbraio 2014, che attraverso un portale di eventi, a campagne di sensibilizzazione e ad una collana editoriale, è in prima linea sul fronte dell’impegno politico e sociale a favore delle famiglie monogenitoriali più esposte a condizioni di fragilità economica e relazionale.

Le sue basi si fondano già nel 2012, quando a Gisella, architetto, ricercatrice e madre single, viene l’idea, condivisa con altri due genitori single, Michele ed Erika, di creare un punto di riferimento per le famiglie monoparentali o come loro preferiscono chiamarle “smallfamilies”, “famiglie a geometria variabile”.

Insieme ad altri volontari, i tre promotori si documentano, prendono spunto da siti internet di paesi esteri più avanzati su questi temi e iniziano creando un portale, un osservatorio sulle famiglie monogenitoriali in Italia e nello stesso tempo un sito di informazione e orientamento per genitori soli, alle prese con tutte le difficoltà pratiche ed emotive ma anche con le soddisfazioni e desideri che comporta questa condizione.

SERVIZI E ASSISTENZA

Uno dei primi servizi istituiti è la consulenza e l’assistenza legale, una “selezione” di professionisti specializzati in materia per aiutare a trovare una soluzione il più possibile pacifica. E poi incontri, consulenze e punti di ascolto per aiutare ad affrontare gli aspetti psicologici legati a una separazione.

Un’ampia parte del lavoro dei volontari di Smallfamilies è dedicato alla ricerca, alla promozione di sondaggi e alle azioni di sensibilizzazione delle Istituzioni. Da sempre l’associazione denuncia la carenza di attenzione e di welfare dedicato alle famiglie costituite da un unico genitore. Eppure è evidente che anche in Italia, nell’eterogenea composizione delle famiglie, tra coppie sposate e coppie di fatto, con o senza figli, una buona percentuale è composta da genitori single, separati o divorziati, genitori unici o vedovi con figli a carico.

DATI SOMMERSI

Da una ricerca effettuata per fotografare la situazione in Lombardia si è messo in evidenza che ben il 12,8% delle famiglie è costituita da famiglie monogenitoriali e che solo il 4% è composto da famiglie numerose. La richiesta che Smallfamilies continua a fare alle Istituzioni è di prendere atto di questa trasformazione demografica e sociale e di programmare un welfare adeguato alle esigenze di queste nuove realtà familiari.

Uno dei problemi più grossi che si devono affrontare dopo una separazione è quello della casa e serve aiuto da parte delle Istituzioni. Un aiuto che riconosca pari diritti a tutte le famiglie monogenitoriali. Oggi in Lombardia i contributi sono destinati solo a situazioni di fragilità economica derivanti dalla rottura di una coppia sposata.

Smallfamilies è alla ricerca, anche fuori dal territorio di Milano, di realtà simili alla sua, o che si occupano più in generale della “famiglia che cambia”, per far rete e promuovere insieme progetti e azioni che sviluppino queste tematiche e individuino soluzioni adeguate. Ampliare la rete è importante per ottenere risultati concreti.

Gisella e gli altri volontari cercano anche mani che abbiano voglia di scrivere articoli sul loro sito, raccontare le loro storie, anche anonime, condividere le loro esperienze; persone che abbiano voglia di condividere il loro tempo e di dare luce ai genitori single. Se avete bisogno di loro, se volete aiutarli e sostenerli andate sul sito www.smallfamilies.it/contatti/ , visitate la loro pagina Facebook oppure inviate un sms al numero 3806570588 e verrete ricontattati.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

I SENZATETTO DI PRO TETTO

Alla vigilia di Natale, durante una cena con amici mi è stata presentata un’associazione di volontariato che mi ha incuriosita ed emozionato nonostante si occupi di senzatetto.  Quello che mi ha colpito di questa associazione è la volontà di individuare quei senzatetto che sono cittadini italiani, che per una serie di vicissitudini come perdita del lavoro, separazioni famigliari, mancanza di sussidi da parte dello Stato nelle sue varie forme, si sono trovati in uno stato di precarietà assoluta.

Queste persone fino a qualche anno fa, costituivano la nostra bassa e media borghesia italiana che, dal 2008, è stata fortemente colpita dalla crisi economica mondiale. Persone rimaste senza un reddito che una casa loro forse ancora ce l’hanno ma non riescono a pagare le bollette e meno che meno permettersi un pasto decente.

Nasce così l’Associazione Pro Tetto, una squadra di pochi volontari che, una o due volte a settimana, si riuniscono e non prima di aver preparato più pasti caldi possibili, si mettono in marcia e girano per le vie del centro di Milano per distribuire quel cibo preparato personalmente da loro o con l’aiuto delle loro famiglie. Mettono a disposizione tempo e lavoro per donare a chi è meno fortunato di loro qualcosa di caldo e soprattutto una mano amica.

Una delle loro iniziative più belle si chiama “Un Boccone con il Cuore”, dove l’Associazione Pro Tetto ha chiesto ad alcuni ristoranti di Milano di offrire un pasto dignitoso a questi indigenti; un modo per ritemprare non solo il corpo ma anche l’anima. L’idea è stata quella di chiedere a ristoranti e trattorie di prendersi carico di un senzatetto, provvedendo a sfamarlo con un pasto completo. L’Associazione si preoccupa di “inviare” il senzatetto lavato, pulito e vestito dignitosamente e il ristorante provvede a dargli un posto ad un tavolo negli orari più comodi all’esercente, servendogli del cibo che magari è in più ma facendolo sentire una persona, con la propria dignità come se fosse un normale avventore.

Al momento sono attivi già un po’ di ristoranti ma la speranza è che molti ancora se ne possano attivare.

Pro Tetto sta combattendo contro la burocrazia italiana per aver una casa da mettere a disposizione di questi senzatetto. Gente a cui è stato tolto anche il diritto di lavarsi e di andare in bagno. Ridare questi “lussi” prima che perdano ogni speranza di una vita dignitosa, potrebbe dar loro la forza di rinascere.

Come è possibile cercare un nuovo lavoro, presentarsi ad un colloquio senza avere la possibilità di lavarsi o di lavare gli ultimi “vestiti” che sono rimasti?

Come si può pensare di recuperare queste persone se non le si mette in grado di ripartire? Possibile che ci siamo dimenticati dei nostri cittadini?

Ricordiamoci che la maggior parte della gente di cui scrivo sono persone che hanno tra i 45 e i 60 anni che hanno sempre lavorato –  almeno prima del 2008 –  e che hanno contribuito anche loro alla nostra società. Come possiamo girarci dall’altra parte senza intervenire?

Cosa aspettiamo, diamo una mano anche noi! Se volete aiutare l’Associazione Pro Tetto a distribuire dei pasti caldi, se siete un ristorante o un esercente nella ristorazione e volete partecipare al progetto “Un Boccone con il Cuore” potete scrivere a info@associazioneprotetto.it  che sarà felice di accogliere le vostre mani.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

UN LAVORO VUOL DIRE DIGNITÀ, INDIPENDENZA E FELICITÀ

Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus, lasciando alle spalle l’assistenzialismo, ha optato per diffondere la cultura del lavoro con un progetto innovativo di auto sviluppo, una scuola che supporta le capacità artigianali della Cambogia, dove la manualità non è stata ancora soffocata dall’uso delle macchine.

Una nazione che vuole guardare al futuro deve prima di tutto pensare ai bambini e ai giovani, alla loro educazione e alla loro istruzione perché loro sono il bene primario della società, i cittadini del domani che dovranno poter lavorare, produrre e contribuire allo sviluppo del proprio paese.

Uno degli obiettivi del Nodo è quello di aiutare i giovani della Cambogia a superare ignoranza e povertà, trasferendo conoscenze e metodologie, dando valore all’individuo e stimolando le capacità di gestire attraverso il lavoro, il loro futuro e quello delle loro famiglie.

La Bottega dell’Arte di Phnom Penh è una scuola di design sociale dove 25 ragazzi e ragazze imparano a lavorare l’argento. La maggior parte di loro arriva da una zona poverissima della periferia della città, sono giovani con scarsa istruzione, con difficili situazioni familiari, alcuni sono orfani appena usciti dall’orfanotrofio o portatori di handicap. Per loro la Bottega non è solo un luogo dove imparare una professione ma anche una casa e una protezione.

Ogni anno un designer italiano trascorre un mese in Bottega per insegnare ai ragazzi a produrre oggetti innovativi. Nella scuola non si tengono solo corsi di disegno e lavorazione del metallo, ma anche corsi di contabilità e gestione d’impresa, nonché corsi di alfabetizzazione per gli studenti che non hanno potuto completare gli studi di base. Alla fine del percorso, i più bravi possono rimanere in Bottega ad insegnare, i più intraprendenti aprono una loro attività, sostenuti dal Nodo con un piccolo prestito, gli altri vengono aiutati a trovare un lavoro in imprese esistenti.

Un altro grosso problema che affligge la Cambogia e di cui Il Nodo ha voluto occuparsi è quello dell’acqua. L’acqua è causa di allagamenti e disastri naturali, ma qui è anche una delle maggiori cause di mortalità infantile. Per questo Il Nodo distribuisce filtri per la potabilizzazione dell’acqua, ma interviene anche organizzando corsi di igiene e manutenzione del filtro. In quattro anni sono stati distribuiti più di 600 filtri ed ha istruito i bambini e le loro famiglie per il loro uso e manutenzione.

Il Nodo collabora, inoltre, con alcuni orfanotrofi locali, fornendo ai bambini e ragazzi ospiti, tutto il necessario per nutrirsi adeguatamente, vestirsi e andare a scuola. Offre loro corsi complementari di inglese e computer utili a qualificarli per un futuro lavoro, corsi di musica e di danza per fornire interessi e stimoli che li aiutino a formarsi un’identità positiva e corsi di tessitura ed intreccio di ceste e stuoie per insegnare attività generatrici di reddito ai ragazzi prossimi all’uscita dall’Istituto.

Questi sono solo alcuni dei progetti che Il Nodo Cooperazione Internazionale Onlus ha in corso in Cambogia. Se volete conoscere meglio questa bellissima realtà, se volete aiutarli o entrare a far parte di questa associazione, potete scrivere a info@ilnodoonlus.org  o telefonare allo 02.66801806 e sarete sempre ben accolti.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

OXFAM: Eliminare la povertà e le disparità sociali

Povertà , disuguaglianze, disparità sociale, condizioni di vita precarie al limite della sussistenza, queste sono le problematiche che portano alla nascita di OXFAM.

Partita nel lontano 1942 da alcuni studenti di Oxford, per portare cibo alle donne e ai bambini greci stremati dalla guerra, si è diffusa in breve tempo in tutto il mondo e oggi è una vera e propria confederazione internazionale di organizzazioni no profit che lavorano insieme in più di 90 paesi.

In particolare in Italia, OXFAM, nasce dall’esperienza Ucodep, organizzazione non governativa che per  oltre 30 anni si è occupata di migliorare le condizioni di vita delle persone povere, dando loro gli strumenti per costruirsi un futuro.

Questa associazione di volontariato si impegna nell’educazione interculturale, attivando Campagne di opinione e sensibilizzazione, promuove il commercio equo solidale e dall’inizio del 2000 collabora a livello globale nelle situazioni di emergenza.

Con i propri volontari, interviene nelle emergenze umanitarie causate da catastrofi naturali, come terremoti e tsunami, o dalle guerre senza senso dell’uomo, portando acqua, servizi igienico-sanitari e rifugi alle popolazioni, aiutando a ripristinare i servizi idrici e fognari e sostenendo la ricostruzione fino al ritorno alla normalità.

Un altro grosso obiettivo di OXFAM è quello favorire la diffusione dell’istruzione per tutti, soprattutto per le donne che subiscono condizioni di disparità in gran parte del globo e sono tra le principali vittime della violenza e della fame.

La missione di OXFAM è quella di combattere le disparità, aiutando le persone a riappropriarsi del proprio destino e offrendo  loro gli strumenti necessari per realizzare un futuro migliore.

In questo periodo in Italia, OXFAM sta organizzando il Progetto PACCHI DI NATALE, un’iniziativa atta a raccogliere fondi per l’emergenza acqua, malnutrizione e carestia nei Paesi del Centro e del Sud dell’Africa.

In vari centri commerciali e in alcuni negozi, in giro per tutto il Paese, a partire dall’8 dicembre potrete trovare dei banchetti che offrono il servizio di farvi un bel pacco regalo per tutti i doni da voi acquistati. Con un piccolo contributo, usufruendo di  questo simpatico e utile servizio, potrete anche voi aiutare a ridurre la disuguaglianza e le ingiustizie che dilagano nel mondo.

OXFAM ed i suoi volontari non si fermeranno mai fino a quando la povertà e le ingiustizie sociali non verranno eliminate, permettendo ad ogni individuo una vita degna di essere vissuta.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Il Fondo Serenella e lo spettro del suicidio

1  La tentazione del suicidio e la nascita del Fondo Serenella

Cari Lettori, oggi scrivo dell’idea innovativa da parte di una donna, una vera guerriera che nonostante la sua rabbia ed il suo dolore è riuscita ad emergere con positività scavalcando le barriere dell’impossibile ma soprattutto quella del suicidio. Questa donna ha fondato un’ associazione anti-suicidi chiamata il “Fondo Serenella”.

Lei è Serenella Antoniazzi, imprenditrice Veneziana di Concordia Sagittaria che dopo essersi trovata in grossa difficoltà con la sua azienda, per una commessa mai saldata, disperata, si è lasciata trasportare dal più tenebro pensiero: il suicidio.

Successivamente, per non cadere nell’oblio, ha avuto la forza di agire ed oltre ad aver fondato un’ associazione anti-suicidi  dal nome «Fondo Serenella» per gli imprenditori che si sono ritrovati in difficoltà, ha anche fondato insieme al fratello un’altra associazione chiamata la «Stanza delle idee» salvando altre vite dal buco nero della crisi .

Serenella si racconta così: «Sono in autostrada, i camion sfrecciano alla mia sinistra. Il clacson di un tir mi stordisce… non posso portare a casa un’altra sconfitta. Il respiro diventa affannoso, se accelerassi e chiudessi gli occhi, un attimo, uno schianto, poi sarebbe tutto finito…».

Dalle sue parole trapela un senso di colpa enorme in cui non è semplice ammettere l’ennesima sconfitta e spesso ci si ritrova soli, dinnanzi a pensieri cupi proprio come è successo alla nostra Serenella Antoniazzi.

2 Dal suicidio alla rivoluzione anti-suicidi :

I motivi che la spingono a portare avanti questi pensieri così forti sono iniziati da quando con la sua piccola azienda di levigatura del legno,  ha dovuto fare i conti con una commessa mai saldata, si tratta di un enorme buco nero che ammonta a circa 400 mila euro. Per Lei, cresciuta nel capannone costruito dal padre, dove ha iniziato a lavorare a 16 anni, quel baratro è diventato un incubo. Il lavoro e la fabbrica, la sua vita e la sua identità erano tutto per Lei. Il rischio di poter perderli, di fallire, spesso era sinonimo di annientamento della sua persona. Per questo è stata a un passo dal suicidio. Una famiglia da mandare avanti, gli operai che contavano su di Lei, la latitanza dello Stato, le porte sbattute in faccia dalle banche. E quella voragine causata dal mancato pagamento di un suo cliente.

3 Dalla sconfitta alla rivincita: il Fondo Serenella

Ma invece di morire, Serenella si è rimboccata le maniche, si è messa a capo di altri imprenditori, ha marciato su Roma, ha fatto leva sui palazzi della politica e combattuto fino alla fine.

Finché dopo quattro anni, la sua battaglia è diventata una rivoluzione, che ha costretto prima la Regione Veneto e poi il governo ad approvare il «Fondo Serenella» per gli imprenditori che si trovano in difficoltà. In questo Fondo Serenella vi sono diversi finanziamenti sia regionali (un milione di euro), che nazionali (trenta milioni di euro, dieci all’anno) a imprese vittime di mancati pagamenti di clienti, che denunciano questi comportamenti dolosi. In sostanza un fondo «anti-suicidi».  Ma cosa le ha dato tutta quella  forza per poter andare avanti?

Lei risponde così: «In teoria avrei dovuto chiudere, mettere in liquidazione l’azienda, ripartire da un’altra parte con un altro marchio come fanno tutti. Ma ho continuato a lottare. Caricavo i miei prodotti sui camion e pensavo: fra 30 anni ci sarà qualcuno che userà ancora la cucina che ho contribuito a costruire, lì scalderà il latte per il suo bambino, preparerà la cena per la famiglia».

Questa  tragica vicenda di Serenella Antoniazzi, per fortuna a lieto fine, è diventata anche un’ opera teatrale «Rosso Io non voglio fallire», portata in scena dall’attrice Giulia Bornacin: ogni spettacolo concluso con dieci minuti di applausi, standing ovation e pubblico in lacrime.

Ma Serenella non si ferma. Dopo avere salvato la sua azienda vuole aiutare anche gli altri. Grazie ai contributi del «Fondo Serenella» del governo, ha ripianato il debito della sua azienda prendendo così la decisione di voler chiudere quel capitolo. Ha lasciato l’azienda al fratello e ha fondato con Riccardo Palmerini «La Stanza delle Idee», associazione culturale che aiuta piccole imprese in difficoltà e sviluppa e sostiene idee e aziende di donne. Ma Voi tutti vi chiederete in che modo oggi, Serenella  aiuta gli imprenditori vittime della crisi? Attraverso soluzioni legali e di management per tirarli fuori dal guado!

Alla storia di Serenella si è ispirata anche una tesi di laurea: Mohamed Abdulrazzak Achouri, studente siriano di Economia e Management all’Università di Padova, ha affrontato il tema della crisi dal punto di vista psicologico e sociale, partendo dal «caso Serenella». Ha voluto Lei come co-relatrice di laurea. E ora con altri cinque studenti sta lavorando insieme all’associazione «La Stanza delle Idee». E come ha  esplicato Mohamed davanti alla commissione di laurea: «Il lavoro per gli imprenditori del Nordest diventa un’ossessione, ma entrando dentro la vita delle persone capisci che questo accade perché nelle imprese di famiglia anche i dipendenti diventano parte della famiglia e l’imprenditore ha su di sé la responsabilità enorme dell’esistenza di tutti».

Questa vicenda, ricca di contenuti  rimarrà nel corso della storia, un altro esempio di come per fortuna, nonostante le sconfitte ci si è risollevati dando  un senso innovativo allo sconforto attraverso un’ idea fenomenale che vale più di ogni altra cosa, ponendosi l’obiettivo di offrire supporto per gli imprenditori che ogni giorno si trovano in difficoltà, dovendo fronteggiare quel buco nero della crisi economica, ritrovandosi spesso valutare “soluzioni estreme”.

Bisognerebbe prendere in considerazione questo punto di riferimento essenziale di aiuto e ricordare che un’ associazione anti suicidi completamente rivoluzionaria chiamata il Fondo di Serenella potrebbe aiutare a superare i diversi ostacoli  economico-finanziari e togliersi dalla testa il pensiero del suicidio.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

I Figli di Abramo – Amici per la Pace, una condivisione possibile

Mentre USA e Israele escono dall’UNESCO, i Figli di Abramo – Amici per la Pace proseguono la loro azione per una pace globale con un dialogo importante tra persone di ogni religione.

Figli di Abramo – Amici per la Pace nasce come associazione di promozione sociale nel 2010, ma già dal 2006, sotto forma di libera aggregazione di amici era una realtà attiva nello scambio di opinioni, esperienze e nel confronto tra persone di religioni diverse.

Negli anni, il nucleo iniziale composto da ebrei, cattolici e musulmani si è aperto ad un più ampio dialogo sui temi dello spirito e della pacifica convivenza, trasformandosi in un luogo di incontro in cui trovano spazio e voce le istanze di chi crede e di chi si interroga sulla fede.

Figli di Abramo – Amici per la Pace è oggi un’associazione multireligiosa e multiculturale fortemente orientata al valore della persona, alla comprensione delle sue aspirazioni e delle sue necessità. Promuove quindi iniziative che possano favorire la reciproca conoscenza, da cui scaturiscono rispetto e attenzione vicendevoli, considerando il valore dell’amicizia come possibile bene comune. Opera spesso in sinergia in una rete di associazioni con cui condivide obiettivi e metodologie.

Conferenze, seminari, visite guidate a luoghi di interesse specifico fanno parte, insieme a proiezioni di film, delle attività di formazione svolte annualmente, inoltre è costante il sostegno ad associazioni che lavorano in Italia e all’estero nel campo dei diritti umani, attraverso l’organizzazione di concerti ed eventi. Ormai da qualche anno Figli di Abramo – Amici per la Pace collabora con la rivista Confronti nella realizzazione dei progetti Fiori di Pace e Semi di Pace.

Un’opportunità di dialogo fra le persone che nella loro vita appartengono a religioni diverse spostando in questo modo un discorso prettamente religioso in un’occasione di amicizia. Partendo dal presupposto che l’esperienza spirituale, cioè il credere in Dio, è fondamentale, l’Associazione nasce, quando dopo l’11 settembre si cominciava a parlare di guerre di religione. “E questa ci è sembrata un’affermazione contraddittoria perché chi crede in Dio non può impostare i rapporti con gli altri se non nella ricerca della pace in quanto riconosce che tutti quanti proveniamo da Dio”, dice Laura Onesti.

Nell’Associazione si approfondiscono tematiche anche di carattere religioso, è vero, ma la direzione è sempre quella di riportare il rapporto di ognuno con Dio. I membri non sono teologi o studiosi ma persone comuni spinte dal desiderio della condivisione cercando di evitare il pericolo di estremismi ed intolleranze che, oggi, sono in gran parte determinate dall’ignoranza delle Sacre Scritture.

Negli anni si sono anche aperti al buddismo e nello statuto si legge di questa apertura a tutte le forme di religiosità. Il che non porta ad un sincretismo religioso ma sempre all’approfondimento della propria esperienza religiosa.

Così i Figli di Abramo – Amici per la Pace danno voce e fiducia ad un mondo possibile, globale, dove ognuno sia una ricchezza per l’altro.

 

Simona Serro

PHI Foundation

IMPRONTE DIVERSE: UN PROGETTO DI INCLUSIONE SOCIALE

Impronte Diverse è una piccola ma bellissima realtà di volontariato a Cernusco sul Naviglio che riunisce piccoli e grandi in un progetto di inclusione sociale, attraverso laboratori di arte, musica, danza, teatro, cucina e tanta, tanta voglia di divertirsi e stare bene insieme.

L’idea di questa associazione nasce dall’esigenza delle famiglie dei ragazzi con disabilità di trovare uno spazio, extra scolastico o extra istituto, dove queste persone abbiano la possibilità di incontrare degli amici e vivere con qualità il loro tempo libero.

Questa esigenza è stata raccolta da Roberta e alcune amiche, che grazie al supporto del Comune di Cernusco e soprattutto alla disponibilità di tanti volontari, hanno dato vita a Impronte Diverse.

L’associazione, completamente gratuita, comprende famiglie e singoli che mettono a disposizione le loro capacità e competenze per creare una serie di attività adatte a coinvolgere sia ragazzi con disabilità che normodotati. C’è un’insegnate di arte in pensione che si occupa di tutto ciò che riguarda l’ambito artistico, una mamma che organizza laboratori di cucina, persone specializzate in regia teatrale che coinvolgono i ragazzi nella preparazione di spettacoli.

Ciò che accomuna le svariate persone che fanno parte di Impronte Diverse è il credere nel diritto-dovere della comunità di garantire ad ogni individuo, abile e non, la possibilità di crescere insieme ad altri, di rinforzare la percezione di sé nella relazione con gli altri e il piacere di sentirsi amato, accettato, capito e protagonista. Valorizzare il “tempo libero” per le persone più fragili rappresenta un sostegno per una buona qualità della vita e contribuisce ad un progetto di vita autonoma e indipendente.

Il punto di forza di questa associazione è di essere ben collegata al territorio, in modo da trovare ambiti sempre più ampi per coinvolgere i ragazzi e farli sentire parte della comunità. Ad esempio, in collaborazione con un grosso centro sportivo di Cernusco, che ha al suo interno una bocciofila gestita da alcuni anziani, è stato possibile creare uno spazio settimanale per insegnare ai ragazzi a giocare a bocce.

E poi c’è la partecipazione agli eventi più grandi, organizzati dalle varie realtà territoriali. Come la grande festa cittadina che si terrà il 31 ottobre per Halloween, dove Impronte Diverse, insieme a La Filanda, progetto di alcune associazioni e cooperative sociali di Cernusco e alla Pro Loco, con il Patrocinio del Comune, sta organizzando una grande caccia al tesoro nelle vie pedonali della città. E nell’attesa dell’evento i ragazzi dell’associazione dipingono cartelloni per la serata, creano maschere di zucca e preparano la danza di Halloween.

 

Non occorre essere grandi o fare grandi cose per dare un contributo a migliorare la realtà sociale in cui si vive, bastano un po’ di tempo, di entusiasmo e di voglia di condividere qualcosa con gli altri. Tante piccole impronte fanno una grande mano.

Per saperne di più sull’associazione no profit potete visitare la loro pagina Facebook Impronte Diverse di Cernusco sul Naviglio o inviare una mail a locati.roby@gmail.com.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

New Generation Nosy Faly: un’isola che cresce

Nosy Faly, un’isola del Madagascar dove vivono circa quattromila persone, una natura incontaminata, un mare che si estende a perdita d’occhio e un cielo stellato, di quelli che si possono ammirare solo in navigazione in mare aperto. Un luogo periferico al mondo ma che diventa il cuore di un progetto grande: New Generation Nosy Faly, la Onlus fondata da Nicoletta Bruno e Danilo Farias nel 2013.

Abbiamo raggiunto Nicoletta, per ascoltare proprio da lei la storia di questo sogno, che è ormai una realtà  concreta e radicata sull’isola di Nosy Faly.

Cosa ti porta in Madagascar e, più precisamente, a Nosy Faly?

“Nel 2012 un mio collega dentista mi chiede di raggiungerlo in Madagascar per rendere operativo un dispensario. Accetto la sua proposta e decido di partire; Danilo si propone di venire insieme a me come volontario. L’arrivo a Nosy Faly avviene per pura casualità : alcune suore ci chiedono di accompagnare una sessantina di bambini presso una colonia estiva e noi accogliamo la richiesta. Eccoci arrivati su un’isola che da quel momento entrerà  nei nostri cuori”.

Cosa ricordi di quel primo incontro con l’isola?

“Dopo un viaggio di tre ore stipati su un pulmino sovraccarico di una sessantina di bambini, dai tre anni in su, arriviamo a Nosy Faly. Un’isola praticamente deserta, dove troviamo ad accoglierci solo una grande casa vuota. Ricordo che ciascun bambino ha steso ordinatamente la propria stuoia per dormire. Ognuno di loro aveva in dotazione una stuoia, un bicchiere di plastica e uno spazzolino, che gli avevamo regalato per insegnare loro a fare l’igiene orale.

All’ora del pasto i bambini si mettevano in fila per ricevere nel piatto del brodo, cucinato sul fuoco in grandi pentoloni. Poi ognuno ripuliva il piatto con la sabbia, lo sciacquava in mare e riponeva con cura quanto gli era stato dato.

Ecco, il mio primo ricordo sono loro, i bambini“.

Cosa hai provato in quei giorni sull’isola?

“Ero in un posto incredibile, che mi permetteva un immenso contatto con la natura ma dentro di me sentivo un profondo senso di vuoto, una grande desolazione.

Danilo, al contrario, vedevo che si riempiva dei colori, degli odori, dei suoni di quella terra, diceva che era il luogo in cui avrebbe desiderato trascorrere parte della sua vita per realizzare qualcosa di concreto.

Al rientro in Italia abbiamo subito provato a dare forma a ciò che avevamo sentito dentro, ai nostri pensieri: nasce così l’Associazione New Generation Nosy Faly Onlus, e si concretizza la scelta di Danilo di trasferirsi stabilmente sull’isola, interrompendo la sua carriera di ballerino e insegnante di danza qui in Italia“.

Che cosa è quindi New Generation Nosy Faly, e quali sono i suoi obiettivi?

“E’ la riposta che abbiamo pensato di dare ad una terra che ti si offre davanti con le sue bellezze ma che ti mostra con altrettanta schiettezza quali e quanti sono ancora i bisogni e le necessità  di una comunità che cerca di sopravvivere al meglio.

L’Associazione New Generation Nosy Faly nasce nel 2013 grazie al supporto di tanti sostenitori e volontari, con un duplice obiettivo: sanitario ed educativo”.

Ci puoi spiegare meglio cosa avete fatto e state continuando a fare in ambito sanitario?

“Innanzitutto abbiamo cercato di creare le condizioni per migliorare la qualità  di vita della popolazione. La situazione sanitaria a Nosy Faly è critica: le malattie veneree sono molto diffuse, e i bambini ne sono spesso i portatori; gli incesti tra consanguinei hanno portato ad una elevata incidenza di nascituri con problematiche fisiche e psichiche; prima del nostro intervento non vi era sul territorio possibilità  di accedere a cure mediche.

Abbiamo quindi agito immediatamente sul contesto ambientale: nel 2013 abbiamo portato la luce sull’isola, e abbiamo reso fruibile un pozzo per l’approvvigionamento di acqua potabile. E’ stato istituito un presidio medico, con un dispensario cui attualmente accedono mediamente quindici persone al giorno, con ogni tipo di bisogno. Nei periodi in cui sono stata presente io, giungevano quotidianamente da ogni parte dell’isola circa ottanta persone per ricevere cure dentarie.

Abbiamo anche coinvolto la popolazione cercando di agire sulla prevenzione in ambito sanitario, in particolare con le donne rispetto al tema della sessualità  e della contraccezione”.

 

Dal punto di vista educativo in quale direzione state agendo?

“Educazione, istruzione e formazione al lavoro sono le nostre parole chiave. Puntiamo sulle nuove generazioni perchè acquisiscano competenze e abilità  in ambito lavorativo per migliorare il loro futuro, quello della loro comunità , del loro territorio.

Prima se un bambino voleva andare a scuola doveva percorre più di otto chilometri per raggiungerla: l’istruzione scolastica era praticamente inaccessibile! Non vi era nessuna attenzione rispetto al fatto che i ragazzi studiassero e si formassero: per gli uomini il destino E’ diventare pescatori, per le donne diventare mamme a tredici/quattordici anni.

Per darti alcuni elementi concreti: nel 2014 è stata realizzata la scuola materna, che ad oggi ospita circa sessanta bambini. Nel 2016 è stata inaugurata la scuola elementare che, nelle cinque classi, accoglie circa trecento bambini.

E ci tengo ad aggiungere che abbiamo deciso di costruire una scuola laica, che vede la compresenza di bambini cristiani, musulmani e animisti. Non vogliamo che esistano discriminazioni, per noi è importante lo scambio, l’integrazione, nel rispetto degli equilibri di una comunità che da subito si è mostrata pronta ad accoglierci”.

E’ stata costruita anche una casa famiglia, so che ci tenete molto.

“Si, il desiderio di realizzarla è nato subito, appena Danilo ha deciso di stabilirsi a Nosy Faly. E’ stata completata nel 2015 ed ora accoglie sedici bambini“.

Tanti progetti realizzati…quale è stata, secondo te, la chiave che vi ha permesso di vedere accolte le vostre proposte dalla comunità  locale?

“Sicuramente l’essere partiti dal territorio, creando delle relazioni stabili e significative con figure autorevoli, che potessero fare da ponte tra noi e la popolazione, e coinvolgendoli nella realizzazione di ciascun progetto. La comunità  ci ha ben accolto perchè da subito ha compreso che apportavano beneficio alla loro società , senza volerla snaturare”.

Tanti obiettivi raggiunti ma ancora molto da fare, tante idee e il crescente bisogno di volontari, giusto Nicoletta?

“Giusto! Abbiamo appena concluso il “Progetto Sarti” grazie alla presenza di una volontaria giunta dal Portogallo. Abbiamo comprato venti macchine da cucire a manovella, per non usare l’elettricità , e abbiamo reso possibile a donne e uomini che lo desiderassero la frequenza di un corso della durata di tre settimane che permettesse loro di acquisire questa competenza.

Tempo fa alcuni volontari hanno fatto funzionare dei pannelli solari e si sono adoperati per insegnare ai ragazzi piccole riparazioni elettriche.

Stiamo lavorando affinchè, grazie anche all’aiuto di donazioni dall’Italia, prenda avvio in concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico, il “Progetto Academy” che darà  la possibilità a bambini e ragazzi di formarsi nelle arti, danza e musica. Un modo per formare, educare, diffondere la cultura.

Le competenze e le abilità  di ognuno sono ben accette, la ricerca di volontari che vogliano dedicare almeno due settimane del loro tempo a Nosy Faly è sempre attiva. Quindi vi aspettiamo, perchè, come dice Danilo: – Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo -” (Mahatma Gandhi).

 

Sara Petoletti

PHI Foundation