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ABIO: AIUTO E SOSTEGNO AI PICCOLI RICOVERATI

LA NASCITA E L’OPERATO DI ABIO

Dall’idea del prof. Zaffaroni, allora Primario del reparto di Chirurgia Pediatrica del Policlinico, nasce ABIO (Associazione per il Bambino in Ospedale), una onlus che da 40 anni a Milano e in seguito in molte altre città italiane, sta accanto ai bambini ricoverati in ospedale.

In collaborazione con il personale medico e infermieristico, che ha il compito di “curarli”, i volontari ABIO “si prendono cura” di questi piccoli e delle loro famiglie, accogliendoli già al momento in cui varcano la soglia dell’Ospedale con un sorriso, un gioco e cercando di essere un sostegno concreto ai genitori con informazioni utili per vivere la traumatica esperienza del ricovero.

Da qui nasce l’evidente necessità di mitigare le paure e il disagio nell’affrontare la malattia di un minore, e il conseguente impatto sul lavoro del pediatra e sulla vita in reparto.

ABIO ha questa finalità e opera con volontari che, prima di iniziare il loro servizio nei reparti, frequentano un corso di formazione che l’Associazione propone a tutti coloro che si avvicinano a questa onlus.

Il corso di formazione proposto da ABIO prevede incontri informativi e formativi ed è seguito da un periodo di tirocinio in Ospedale, dove ogni tirocinante è seguito da un tutor.

Il volontario ABIO accoglie il bimbo in ospedale, offre un sorriso e cerca in ogni modo di alleggerire la tensione e la preoccupazione di quei momenti. Le famiglie trovano nel volontario una persona con cui parlare, a cui poter chiedere anche semplici informazioni: dove è ubicata la mensa o dove poter prendere un caffè.

L’ESPERIENZA DEI VOLONTARI ABIO

Ho parlato con una volontaria ABIO che presta il suo servizio nel reparto di patologia neonatale della Clinica Mangiagalli, dove si trovano i bambini nati prematuri o affetti da varie patologie. Qui il sostegno più “grande” lo si dà ai genitori che, per vari motivi, non sempre riescono a stare tutto il giorno in ospedale con il proprio figlio. Le volontarie, nei momenti di assenza dei genitori, si occupano di stare vicino e “coccolare” i neonati, come farebbero il loro papà o la loro mamma.

Diverso è il compito dei volontari negli Ospedali pediatrici dove sono ricoverati i bambini un po’ più grandi. Qui sono presenti “aree gioco”, zone nelle quali i bambini possono fare insieme giochi di società o disegnare seguiti dai volontari. Ai bimbi costretti a letto, il volontario può portare un giochino in camera e fermarsi un po’ di tempo per distrarli.

STAR VICINO AI PICCOLI RICOVERATI

Se vuoi avvicinarti al volontariato al fianco di questi fantastici bambini chiama ABIO allo 02.5691034 o scrivi a segreteria@abiomilano.org; ti accoglieranno a braccia aperte e ti spiegheranno tutto ciò che devi fare. Ricordati che a settembre anche tu puoi aiutare ABIO acquistando un cestino di pere, seguili sulla loro pagina facebook  e sarai sempre aggiornato.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Fondazione Francesca Rava: il bene fatto BENE

L’ANTEFATTO CHE GUIDA A FARE DEL BENE

A volte da tragici eventi nascono realtà meravigliose, come “ Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia”, enti no profit importanti che prendono forma e sembrano essere guidate da fili trasparenti, che tracciano linee guida.

Mariavittoria, dopo la morte della sorella Francesca, decide di dedicarsi un po’ agli altri, ma è un buon avvocato e di tempo ne ha proprio poco. Decide così di usare la sua professione per offrire consulenze gratuite alle associazioni di volontariato o a persone bisognose.

Conosce l’organizzazione umanitaria internazionale N.P.H Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli) che aiuta bambini e i ragazzi in condizione di disagio accogliendoli in Case orfanotrofi in America Latina, dando una speranza per un futuro migliore a chi non ha nulla.

Vorrebbe aprire una sede in Italia ma purtroppo non trova nessuno che voglia dare una mano. Mariavittoria non si arrende e, come invitata da qualcosa di inspiegabile si mette in gioco; coinvolge mamma, zia, amiche; tutti insieme con tanto entusiasmo e un grande cuore, si danno da fare per aprire la sede in Italia.

Così nasce Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia, una grande famiglia internazionale dedita ai bambini e ai ragazzi in difficoltà, non solo offrendo mezzi di sostentamento, ma anche una formazione scolastica che possa permettergli da adulti di trovare un lavoro e farsi una famiglia. La Fondazione è particolarmente impegnata nel Paese quarto mondo di Haiti, dove ogni ora due bambini sotto i 5 anni muoiono per malnutrizione e malattie curabili.

I PROGETTI DI FONDAZIONE FRANCESCA RAVA

I volontari di Fondazione Francesca Rava vogliono fare del bene, ci mettono anima e cuore, non si arrendono davanti agli ostacoli ma vanno oltre… tante volte anche oltre confini e culture diverse, infatti aiutano ragazzi nati in condizioni sfortunate a diventare cittadini liberi e indipendenti in Paesi dove “libertà e indipendenza” sono considerate ancora un lusso.

La Fondazione è impegnata anche in Italia con progetti in aiuto ai bambini come:

  • La realizzazione della scuola Materna di Pieve Torina a Macerata, l’ottava scuola realizzata dalla Fondazione per i bambini del Centro Italia colpiti dal terremoto e per la quale ognuno di noi può donare 10,00€ per un mattone per costruire l’edificio. La scuola dovrebbe essere pronta per ottobre (salvo impedimenti burocratici) e tutti i sostenitori saranno invitati all’inaugurazione.
  • In farmacia con i bambini”, una raccolta di farmaci da banco e prodotti babycare per bambini in povertà sanitaria, che ricorre ogni anno il 20 novembre, Giornata Mondiale dei diritti dell’infanzia, in molte farmacie Italiane aderenti.
  • “ninna ho”, primo progetto nazionale a tutela dell’infanzia abbandonata che informa le madri in difficoltà sulla possibilità di partorire in anonimato e che prevede la presenza di culle salvavita presso un network di ospedali dislocati in tutta Italia.

AIUTATECI A FARE BENE

Si può aiutare Fondazione Francesca Rava in molti modi: donando il 5 per mille C.F. 97264070158, facendo attività di volontariato o sostenendo uno dei loro progetti. Si può scegliere una o più iniziative; visitate il sito www.nph-italia.org, o contattate l’associazione allo 02.54122917 oppure scrivete a info@nph-italia.org.

Una sola cosa è importante FARE BENE IL BENE, questo sì che vi aiuterà a ottenere molta felicità.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE TOGETHER FOR NEPAL

La prima volta  ho sentito parlare di Pierangelo Fabbri da un amico, di ritorno da alcuni mesi di volontariato internazionale, con l’Associazione Togheter for Nepal.

In tanti forse non ricordano i terremoti della primavera  2015 in quel paese alle falde dell’Himalaya, ma non Pierangelo Fabbri, missionario e volontario internazionale per vocazione che, destino della sorte, si trovava nel paese himalayano proprio in quei fatidici giorni.

Fabbri è missionario e fa parte del gruppo di volontariato internazionale da decenni e quando ho potuto intervistarlo, ha esordito con una frase piuttosto celebre: Sono come una piccola matita nelle mani di Dio, questo mi ha insegnato Madre Teresa, che ho conosciuto nel lontano 1982 durante un  periodo di volontariato  all’orfanotrofio Shishu Bhavan di Calcutta.

Il pensiero della “Piccola Suora” mi ha accompagnato in tutti gli anni a venire ed in particolare in quel desolato 25 aprile 2015, quando un fortissimo terremoto di magnitudo 7.8 sconvolse il Nepal, causando più di 8000 vittime, oltre a milioni di senzatetto, a soli due mesi dall’arrivo della stagione delle piogge monsoniche. Così decisi che, invece di fuggire, sarei rimasto lì ad aiutare quel popolo afflitto e sofferente. 

I risultati delle Associazioni di Volontariato Internazionale

(Puoi vedere https://www.givingway.com/organization/together-for-nepal)

Mi sistemai in un campo di tende  alla periferia di Kathmandu.

Dalla armonia, che si creò fin da subito tra il popolo nepalese e noi volontari e con lo scopo di coordinare le iniziative umanitarie delle diverse associazioni internazionali, nacque a Kathmandu l’Associazione “TOGETHER FOR NEPAL”.

Grazie ad essa, alla cooperazione ed al sostegno di tanti volontari, onlus e Associazioni Internazionali,  fummo in grado di distribuire tonnellate di cibo, tende, coperte, divise e materiale scolastico nella Valle di Kathmandu e in tanti piccoli sperduti villaggi himalayani. Costruimmo inoltre decine e decine di casette di bambù e lamiera per le famiglie di sfollati e organizzammo diverse librerie ed aule scolastiche temporanee, nei cortili delle  scuole crollate, (quasi 5000 scuole vennero distrutte dal terremoto), organizzammo poi la “sponsorizzazione scolastica” (adozione a distanza) per 12 bambini, alcuni rimasti orfani di entrambi i genitori.

Infine, tra le macerie della storica cittadina semi distrutta di Bungamati, nella Valle di Kathmandu, costruimmo inoltre la nuova sede della Bungamati Foundation, un’Associazione fortemente operativa in quella zona. 

Volontariato Internazionale per il sostegno alle famiglie

Consapevoli  che ricostruire gli edifici  non è sufficiente ad apportare le necessarie migliorie, mentre lo è una buona formazione:

  • Abbiamo istituito incontri formativi e workshop, per insegnanti, studenti, volontari e progettisti di ONG.
  • Tuttora stiamo portando avanti numerosi corsi di formazione: tessitura, taglio e cucito, informatica, corsi per elettricisti, corsi d’igiene, di nutrizione e sana alimentazione.
  • Stiamo anche lavorando a numerosi progetti mirati a ricreare una pur minima autosufficienza economica:

– Costruzione di un laboratorio per la tessitura.

– Costruzione di strutture per allevamento, con l’acquisto di pulcini e di capre.

– Distribuzione macchine da cucire, filtri acqua, medicinali, apparecchiature mediche, carrozzelle, computer, attrezzatura da elettricista, libri e materiale didattico in scuole e orfanotrofi.

Vedi, io credo che solo quello che avremo seminato di positivo nella vita gli uni degli altri sarà ciò che rimarrà di noi quando lasceremo questa vita terrena ed in fondo, diciamocelo, il fare volontariato, il mondo del no profit, la fratellanza e l’interessamento  fra gli esseri umani  sono sicuramente quanto di meglio possiamo offrire al nostro prossimo, vicino e lontano che sia. Così ognuno di noi potrà scoprire quella felicità che deriva dal far felici gli altri”. 

Proposta “viaggio di volontariato internazionale” e raccolta fondi Associazione Together for Nepal

Durante l’intervista, Pierangelo raccontava senza interruzioni, senza posa.

Dedizione e fervore erano palpabili nel resoconto, così come nell’invito col quale ha voluto concludere la sua testimonianza: “Se  ti andasse potresti venire in Nepal con noi volontari a conoscere e a vedere con i tuoi occhi quella realtà. Hanno ancora tanto bisogno di noi e noi di loro,  per rammentare i più antichi e autentici valori della vita!”

L’invito di Pierangelo e della Associazione Together for Nepal è rivolto a tutti. 

L’incontro col dinamico ospitale patriarca

Ho pensato di tenere per ultima quella che per me è stata la foto più dolce che ho recuperato dagli scritti di Pierangelo di quei giorni. Quando lui l’ha rivista qui, dentro l’articolo, si è commosso di nuovo.

“L’uomo ultra-ottantenne con cui scambio il saluto “Namaste”, vive nella casetta di lamiera assieme alla moglie semiparalizzata, ai figli e nipoti, una famiglia di 15 persone. Di fianco a noi ci sono le macerie della loro casa distrutta. Dopo averci offerte delle susine, l’unica cosa che avevano, continuava ad insistere affinché rimanessimo lì a dormire. Poi ci accompagnò al nostro veicolo e appena mi sporsi dal finestrino per salutarlo lui iniziò a correrci dietro. Non potrò mai dimenticare quel momento. Ho pianto e piango ancora nel ricordarlo”. Pierangelo Fabbri

 

Giovanna Milo

PHI Foundation

Capitale europea del Volontariato 2020: Padova, l’unica città italiana candidata

Sarà Padova la Capitale europea del Volontariato nel 2020?

Padova, la città veneta, si è candidata a ricoprire il ruolo di Capitale europea del Volontariato per il 2020 rispondendo al Bando lanciato dal Centro Europeo per il Volontariato.

Una risposta chiara e forte che vuole sottolineare quanto l’Italia e soprattutto Padova sia pronta per essere la portavoce di un messaggio unico.

Il bando, giunto alle sua settima edizione, è un riconoscimento importante per quei comuni che operano nella società e si occupano di mantenerne vivo l’aspetto umano.

Il Centro Europeo per il Volontariato e i suoi obiettivi 

Il Centro Europeo per il Volontariato è uno degli organi più importanti a livello mondiale per il volontariato e il Terzo settore ed è formato da una rete di oltre 60 organizzazioni che si occupano del sostegno dei volontari e della promozione del volontariato in tutta Europa.

Fare del volontariato la parte centrale di ogni società basata sulla cittadinanza attiva è il cuore della costituzione del CEV che ha inoltre vari obiettivi:

  • Sviluppare partenariati con l’UE e altre istituzioni a diversi livelli, organizzazioni della società civile come membro di varie alleanze e con altre parti interessate del volontariato.
  • Condividere le conoscenze attraverso pubblicazioni, social media, corsi di formazione, studi e altre iniziative ed eventi.
  • Membri della formazione e altre parti interessate su questioni relative al volontariato, specialmente nel quadro delle conferenze sulla costruzione di capacità primaverili.
  • Promuovere politiche di volontariato di supporto come membro di gruppi di esperti dell’UE, compreso il Corpo europeo di solidarietà, che partecipa e si presenta alle audizioni e alle consultazioni e organizza le conferenze sulla politica CEV. (Fonte CEV) 

Capitale europea del Volontariato: una sfida importante per Padova 

Le quattro città ad essere state Capitale del Volontariato sono: Barcellona (2014), Lisbona (2015), Londra (2016) e Sligo (2017). Aarhus (Danimarca) è la capitale del Volontariato per il 2018, per il 2019 è stata scelta Kosice, città della Slovacchia.

Entro il mese di giugno la città di Padova dovrà formalizzare la sua candidatura, il 25 ottobre tutte le città candidate dovranno presentarsi nel corso del congresso del CEV a Bruxelles mentre l’annuncio della vincitrice sarà dato nel mese di dicembre.

Al momento non ci sono altre città italiane candidate.

Per Padova questa candidatura rappresenta quindi una grandissima sfida. La città veneta si è sempre distinta nella realizzazione di progetti di volontariato.

Sono oltre seimila le organizzazioni e le associazioni no-profit presenti nella città e che da anni svolgono delle azioni fondamentali nella crescita della comunità.

La vittoria di Padova sarebbe, dunque, un riconoscimento per quello che è stato fatto nel passato, ma soprattutto uno stimolo importante per fare ancora meglio in futuro.

 

Daniela Leone

PHI Foundation

Claudio Santamaria e il suo impegno umanitario a difesa dei popoli indigeni

È ormai cosa nota che dietro gli occhioni blu e la barbetta incolta dell’attore Claudio Santamaria, si celi un uomo tutt’altro che superficiale e, anzi, dedito ad un certo impegno umanitario. Forse però pochi sanno che Santamaria ha un debole per una categoria sociale, se così possiamo definirla, piuttosto insolita. Si tratta dei cosiddetti popoli indigeni, resistenti nuclei umani a testimonianza di una realtà che, a primo impatto, sa di arcaico, superato, selvaggio.

Ad un secondo sguardo, però, l’esistenza di questi popoli testimonia piuttosto che la diversità umana è ancora oggi, a dispetto dell’era della globalizzazione in cui viviamo, piuttosto ricca.

Con indigeni si vuole indicare gli abitanti nativi di un determinato luogo, ovvero i diretti discendenti dei popoli ancestrali che lo hanno popolato in passato: gruppi umani tratteggiati spesso da elementi culturali caratterizzanti circa lo stile di vita, la ritualità, la lingua madre.

I diritti dei popoli indigeni:

Esistono infatti popoli, uomini, che, vicino o lontani da una minacciosa estinzione, contrassegnano le proprie vite dedicandosi a sistemi economici primitivi, alla devozione a divinità poligamiche sconosciute ai più e al confezionamento artigianale di abiti e oggetti tradizionali. Spesso vivono in dimore rudimentali e non sentono l’impellente esigenza di riempire di tecnologia le loro esistenze. In altri casi, invece, vengono rigettati via dalla corrente progressista del loro paese, lasciati ai margini, sul ciglio della strada dello sviluppo.

In ogni caso si tratta di popoli spesso perseguitati e indifesi, che con i pochi mezzi di cui dispongono lottano per preservare la loro terra dalle ingordigie delle multinazionali, delle compagnie minerarie e dai mercati. Lottano, in poche parole, per il diritto alla salvaguardia del proprio piccolo angolo di mondo. Spesso questo angolo di mondo altro non è che un pezzo di foresta ed è, in fondo, interesse di tutti gli essere umani del pianeta proteggerla da ulteriori deforestazioni e condotte inquinanti.

Survival International:

Chi si dedica alla difesa di questi popoli e delle loro cause è, dal 1969, Survival International, l’unica organizzazione ad occuparsi dei diritti dei popoli indigeni in tutto il mondo, senza scopo di lucro e senza godere di entrate (tantomeno di finanziamenti statali), se non quelle liberamente pervenute grazie alle donazioni dei volontari.

Fra gli ambasciatori di Survival International c’è proprio l’italianissimo Claudio Santamaria, che nel 2009 ha prestato la sua voce al film-documentario “Mine: Storia di una montagna sacra”, che ha vinto il premio per il “miglior corto” nella categoria Diritti Umani dell’Artivist Film Festival di Hollywood.

La storia che viene raccontata è la battaglia dei Dongria Kondh, popolo indigeno dell’India che lotta per impedire alla compagnia Vedanta l’estrazione di risorse minerarie dalla montagna Niyamgiri, a loro molto cara poiché considerata sacra e venerata come una divinità.

ANTEPRIMA DEL VIDEO: https://www.survival.it/film/mine%20

L’attore ha inoltre collaborato a diverse iniziative per la sensibilizzazione e/o la raccolta di fondi da destinare alle campagne promosse da Survival International. Il 2 marzo 2010 ha messo in scena al teatro piccolo Eliseo di Roma lo spettacolo “La notte poco prima della foresta”, un monologo senza respiro che parla della difficile condizione dell’essere straniero. Nella piece il protagonista arriva a desiderare di scappare dalla periferia urbana in cui si sente ingabbiato e rifugiarsi nella foresta, lontano da ingiustizie, guerre e stress. In quell’occasione Santamaria, in qualità di testimonial, ha portato a conoscenza del suo pubblico le attività promosse da Survival International.

La campagna per i popoli incontattati:

Fedele con il suo impegno, a febbraio del 2018, Santamaria ha lanciato insieme ad altri attori dal calibro di Gillian Anderson e Wagner Moura (attore protagonista della serie “Narcos”), una campagna mondiale con un toccante video-appello a difesa dei popoli incontattati. Si tratta di manciate di uomini, donne, bambini, distribuiti per il pianeta, dall’Amazzonia alla Papua Occidentale, il quale stile di vita ricorda quello dei nostri preistorici antenati. La storia di questi curiosi popoli millenari si è susseguita nei secoli in maniera del tutto indipendente da quella del resto dell’umanità e la loro memoria sopravvive solo grazie ai racconti dei pochi superstiti. Essi non hanno rapporti con le civiltà dominanti dei confini politici a cui appartengono le loro terre. Sono del tutto estranei ai flussi globalizzanti, sia quelli mediatici che quelli culturali e, per questa ragione, si tratta di popoli vulnerabili e del tutto impreparati agli strumenti del progresso dell’Occidente.

Popoli indigeni che potrebbero soccombere di fronte alla speculazione edilizia, all’espansionismo di altri gruppi umani o al solo incontro fisico (per via della mancanza di difese immunitarie adeguate) con essi.

ANTEPRIMA DEL VIDEO: https://www.survival.it/notizie/11927

L’impegno umanitario di Santamaria ci ricorda che molte grandi battaglie per i diritti umani si combattono grazie alla conoscenza e a mobilitazioni globali. La diversità umana è sotto minaccia ma abbiamo la possibilità di apportare un aiuto concreto, come sempre nel nostro piccolo, informandoci, facendo donazioni, condividendo e firmando gli appelli umanitari.

 

Silvia Casabianca

PHI Foundation

CIDIS ONLUS: LA INTEGRAZIONE SU MISURA

La CIDIS Onlus si occupa da trent’anni di promuovere la integrazione di stranieri, apolidi, rifugiati e richiedenti asilo all’interno della comunità locale e basa gran parte della sua pratica nella convinzione che la diversità culturale sia soprattutto ricchezza e che sia importante “contrastare discriminazioni e marginalità sociale”.

Abbiamo avuto modo di parlare con la responsabile dell’area progetti della CIDIS Onlus in Umbria, Angela Giallorenzi, per comprendere la genesi dei progetti destinati all’integrazione della popolazione straniera e a chi i progetti vengono effettivamente rivolti.

Scopriamo innanzitutto che sebbene l’immigrazione in Italia risulti essere in buona parte di transito, in Umbria assume un carattere prettamente stanziale. Questo dato è sintomatico di come i fenomeni di immigrazione presentino varie sfaccettature. L’individuazione di un profilo del migrante medio è dunque tutt’altro che scontata e, di conseguenza, spesso stilare un prototipo può risultare fuorviante. L’associazione infatti si impegna nello sviluppo di progetti pluriformi e la varietà dei progetti rispecchia la varietà dei suoi destinatari. Basti pensare infatti che la provenienza della popolazione immigrata in Umbria è piuttosto variegata.  Inoltre alle differenze culturali vi sono da aggiungere le diversità socio-demografiche: tutti elementi che fanno sì che i progetti siano spesso concepiti e cuciti addosso a dei campioni, che sulla base della nazionalità di origine, del sesso, dell’età e di altre condizioni sociali dell’individuo e dell’eventuale famiglia al seguito, presentano esigenze e problematiche peculiari della integrazione.

Mai più soli nel cammino verso l’autonomia

Emblematico in tal senso è il progetto Mai più soli , in quanto risponde all’emergente fenomeno dell’arrivo di minorenni (e di neo-maggiorenni) non accompagnati in Italia. Come è facile immaginare questo fenomeno si trascina dietro la problematica della solitudine e della mancanza di punti di riferimento validi ai fini di una buona integrazione sociale nel territorio.

Il progetto “Mai più soli”, che coinvolge insieme alla CIDIS altre tre associazioni nazionali, si propone di accompagnare il minore in tutte le fasi iniziali dell’accoglienza e della integrazione, attraverso la messa a regime del sistema dei tutori volontari e dell’Affido Familiare. A queste pratiche vengono affiancati interventi di tutela legale e di advocacy, nonché l’organizzazione di incontri e campagne di sensibilizzazione per educare la società autoctona ai valori dell’accoglienza e dell’inclusione. Ciò che è interessante del progetto è che esso si prefigge lo scopo ultimo di aiutare il giovane immigrato ad affrontare nella giusta maniera l’inevitabile condizione iniziale di spaesamento, a rimanere quindi all’interno del sistema e a scoraggiarlo dal seguire punti di riferimento sbagliati. Il progetto punta molto sul ruolo di influenza del tutor volontario, una figura che si offre di seguire il minore, di essere recettivo alle sue esigenze e di aiutarlo a capire dinamiche e valori della nuova società che li accoglie. Il progetto incentiva la messa in pratica della Legge Zampa di aprile del 2017 e le associazioni coinvolte hanno il ruolo di proteggere il minore, coordinare l’abbinamento tra il minore e  il tutore o il minore e la famiglia di accoglienza, o dell’accoglienza presso infrastrutture. Il fatto che il progetto si occupi congiuntamente dei minori non accompagnati e dei neo-maggiorenni suggerisce l’importanza e dunque la centralità del monitoraggio del passaggio all’autonomia, in quanto riconosciuta come fase particolarmente delicata.

Integrazione significa autonomia ed empowerment

In realtà il raggiungimento dell’autonomia rappresenta un percorso frastagliato per tutti gli stranieri, in particolare per quanto riguarda la padronanza della lingua, delle regole sociali e delle nozioni sul funzionamento delle istituzioni italiane (come ad esempio la scuola che presenta dinamiche e regole diverse da quelle di altri paesi). Questo spiega l’abbondanza di attività di insegnamento e di tandem linguistici promossi dalla CIDIS, che vanno da corsi di alfabetizzazione anche in lingua madre, a corsi di lingua italiana più avanzati. Insegnare la lingua significa iniziare gli stranieri al processo di empowerment, di acquisizione di quegli strumenti necessari alla comprensione della società civile di accoglienza e alla rivendicazione dei propri diritti.

 

Silvia Casabianca

PHI Foundation

La terza Milano: la mostra fotografica virtuale sul volontariato

Se pensiamo a Milano, ci viene sicuramente in mente una città caotica, una metropoli brulicante di vita, forse anche un po’ fredda e distaccata. Ma esiste una Milano diversa, generosa e accogliente, quella descritta ne La terza Milano.

La terza Milano è la mostra fotografica virtuale sul volontariato a Milano.

La mostra fa parte di un progetto molto più ampio chiamato Milano Sono Io, curato dall’agenzia editoriale Luz. 

La Terza Milano con le fotografie di Marco Garofalo 

È il fotografo Marco Garofalo a raccontare con i suoi scatti La terza Milano. Le bellissime fotografie di Garofalo immortalano la realtà del volontariato e le sue diverse sfaccettature.

I racconti di chi esercita il volontariato si intrecciano con quelli di chi lo riceve. Gli sguardi, i sorrisi di questa gente, così diversa, ma così vicina, ci fanno sperare in un cambiamento progressivo verso il rispetto, il confronto e la tolleranza.

Dalla cura del verde all’aiuto ai clochard della città, dai gesti affettuosi negli ospizi milanesi alle premure verso i turisti, La Terza Milano scopre le bellezze del capoluogo lombardo e ne fa una esempio da seguire.

Sono molte le Onlus che operano a Milano, l’Italia è, infatti, la prima nazione al mondo per numero di volontari. L’arte del dare è sempre stata patrimonio della nostra cultura. La Terza Milano è, quindi, la testimonianza di questo modo di essere, un mettere alla luce, senza fragore o richieste, chi collabora a migliorare le condizioni di vita di coloro che si trovano in difficoltà e di conseguenza aiutano la cittadinanza a fare comunità e a crescere umanamente.

Storie di volontariato 

Ci colpiscono le foto di chi come Mamadou ha lasciato il proprio Paese, il Senegal, e con un barcone è giunto nelle nostre coste e adesso, a distanza di anni e dopo essere stato aiutato dai volontari, ha trovato lavoro come falegname nel centro di Milano, oppure di Roberto, ragazzo affetto dalla sindrome di down, che grazie all’Associazione il Gabbiano – Noi come gli altri, ha potuto fare emergere e sviluppare il suo talento di attore.

E ci sono altre storie di ragazzi che nonostante abbiano infinite capacità, sono tuttavia incompresi o reclusi nel contesto in cui vivono.

Oppure le storie dei volontari dell’Avis che si impegnano quotidianamente a far crescere il numero dei donatori e a marcare l’importanza del donare, perché purtroppo, ancora ai nostri giorni, esistono preconcetti sulla donazione del sangue.

Sono queste le storie, gli sguardi che vorremmo vedere ogni giorno. Racconti di speranze, di viaggi, di amore, di forza di volontà, di generosità e di tolleranza.

La terza Milano di Marco Garofalo è una città da scoprire, una città che contiene il tesoro più bello di tutti: l’amore per gli altri.

È possibile visitare la mostra qui:  www.milanosonoio.it/la-terza-milano/

Intanto qui potete ammirare alcuni degli scatti presenti nella mostra:

     

 

Daniela Leone

PHI Foundation

Famiglie a geometria variabile: le famiglie monogenitoriali

In Italia oltre quattro milioni di famiglie sono composte da uno o più figli che vivono prevalentemente con uno dei due genitori, sono famiglie monogenitoriali, una realtà complessa e sempre più diffusa che non può essere ignorata.

UN VALIDO AIUTO

Smallfamilies è un’associazione di promozione sociale, costituitasi il 14 febbraio 2014, che attraverso un portale di eventi, a campagne di sensibilizzazione e ad una collana editoriale, è in prima linea sul fronte dell’impegno politico e sociale a favore delle famiglie monogenitoriali più esposte a condizioni di fragilità economica e relazionale.

Le sue basi si fondano già nel 2012, quando a Gisella, architetto, ricercatrice e madre single, viene l’idea, condivisa con altri due genitori single, Michele ed Erika, di creare un punto di riferimento per le famiglie monoparentali o come loro preferiscono chiamarle “smallfamilies”, “famiglie a geometria variabile”.

Insieme ad altri volontari, i tre promotori si documentano, prendono spunto da siti internet di paesi esteri più avanzati su questi temi e iniziano creando un portale, un osservatorio sulle famiglie monogenitoriali in Italia e nello stesso tempo un sito di informazione e orientamento per genitori soli, alle prese con tutte le difficoltà pratiche ed emotive ma anche con le soddisfazioni e desideri che comporta questa condizione.

SERVIZI E ASSISTENZA

Uno dei primi servizi istituiti è la consulenza e l’assistenza legale, una “selezione” di professionisti specializzati in materia per aiutare a trovare una soluzione il più possibile pacifica. E poi incontri, consulenze e punti di ascolto per aiutare ad affrontare gli aspetti psicologici legati a una separazione.

Un’ampia parte del lavoro dei volontari di Smallfamilies è dedicato alla ricerca, alla promozione di sondaggi e alle azioni di sensibilizzazione delle Istituzioni. Da sempre l’associazione denuncia la carenza di attenzione e di welfare dedicato alle famiglie costituite da un unico genitore. Eppure è evidente che anche in Italia, nell’eterogenea composizione delle famiglie, tra coppie sposate e coppie di fatto, con o senza figli, una buona percentuale è composta da genitori single, separati o divorziati, genitori unici o vedovi con figli a carico.

DATI SOMMERSI

Da una ricerca effettuata per fotografare la situazione in Lombardia si è messo in evidenza che ben il 12,8% delle famiglie è costituita da famiglie monogenitoriali e che solo il 4% è composto da famiglie numerose. La richiesta che Smallfamilies continua a fare alle Istituzioni è di prendere atto di questa trasformazione demografica e sociale e di programmare un welfare adeguato alle esigenze di queste nuove realtà familiari.

Uno dei problemi più grossi che si devono affrontare dopo una separazione è quello della casa e serve aiuto da parte delle Istituzioni. Un aiuto che riconosca pari diritti a tutte le famiglie monogenitoriali. Oggi in Lombardia i contributi sono destinati solo a situazioni di fragilità economica derivanti dalla rottura di una coppia sposata.

Smallfamilies è alla ricerca, anche fuori dal territorio di Milano, di realtà simili alla sua, o che si occupano più in generale della “famiglia che cambia”, per far rete e promuovere insieme progetti e azioni che sviluppino queste tematiche e individuino soluzioni adeguate. Ampliare la rete è importante per ottenere risultati concreti.

Gisella e gli altri volontari cercano anche mani che abbiano voglia di scrivere articoli sul loro sito, raccontare le loro storie, anche anonime, condividere le loro esperienze; persone che abbiano voglia di condividere il loro tempo e di dare luce ai genitori single. Se avete bisogno di loro, se volete aiutarli e sostenerli andate sul sito www.smallfamilies.it/contatti/ , visitate la loro pagina Facebook oppure inviate un sms al numero 3806570588 e verrete ricontattati.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

Banco Farmaceutico

Il Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria

Cari lettori, oggi vi racconto della storia di un ragazzo che si chiama  Mohammed, è portatore di un diabete trascurato, che gli ha provocato l’amputazione di un alluce  e conduce una vita ad alto rischio. Ma grazie alle medicine donate dal Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria all’Opera San Francesco ora sta bene.

Questa situazione si può definire per l’appunto “povertà sanitaria” che purtroppo riguarda tutta la regione italiana.

Spesso si parla di quelle persone che non hanno abbastanza risorse a disposizione per acquistare i farmaci necessari, anche per quelli che richiedono una  semplice ricetta. A partire dagli antinfiammatori, agli antipiretici, dai prodotti contro la tosse ed il  raffreddore fino all’aspirina per non parlare poi dei soldi per pagare il ticket.

In tutti questi  casi a partire dal  senzatetto o dalla vicina di casa, il lavoratore precario o la famiglia che teme gli venga portato via un figlio per l’impossibilità di garantirne il futuro, siamo di fronte a categorie che hanno  il diritto di essere tutelate.

Vi è in atto una nuova emergenza che va avanti da anni affrontata dalla Fondazione del Banco Farmaceutico onlus sin dal 2000, quando un gruppo di giovani  farmacisti si rese conto della problematica, e organizzò ogni secondo sabato di febbraio, in tutta Italia, una giornata di donazione.

Ci sono migliaia di volontari che si offrono per prestare servizio nelle oltre 3.600 farmacie aderenti, e invitano i cittadini ad acquistare medicine senza obbligo di prescrizione per gli Enti assistenziali della propria città.

La storia di  Mohammed e la Giornata nazionale di raccolta del farmaco

«La Giornata nazionale di raccolta del farmaco quest’anno cade nel 40esimo anniversario della nascita del Sistema Sanitario Nazionale. Dove lo stato non arriva, il cittadino deve intervenire», spiega Filippo Ciantia, direttore della Fondazione Banco farmaceutico vs. la povertà sanitaria.

Proprio come  la storia di Mohammed, un ragazzo con  un diabete trascurato che lo ha ridotto in fin di vita. All’Ospedale San Giuseppe di Milano gli è stato amputato un alluce e comunicato che, per tutta la vita, ogni giorno, avrebbe dovuto prendere farmaci per sopravvivere. Medicine che non si poteva permettere e che, donate dal Banco Farmaceutico all’Opera San Francesco, gli garantiranno una vita dignitosa.

«Pensavo che il mio unico rimpianto sarebbe stato quello di non poter ricambiare. Adesso faccio volontariato e sogno un giorno, se potrò permettermelo, di essere Io a donare almeno uno di quei farmaci che oggi ricevo», racconta. La sua storia è quella di tutte quelle persone indigenti che, lo scorso anno, per curarsi hanno avuto a disposizione solo 29 centesimi al giorno, pari a 106 euro l’anno (14 euro in meno rispetto al 2016).

Con l’appuntamento  del mese di febbraio è necessario «ricordare che nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere se curarsi o mangiare, come è costretta a fare oggi una persona su tre», sottolinea Ciantia.

E’ un po’ come mette in luce l’ultima edizione del «Rapporto sulla povertà sanitaria» curato dal Banco Farmaceutico, a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami è chi ha un titolo di studio basso (40,85 per cento), chi ha più figli (42,1) e chi vive al Sud (50,6). Desistono casalinghe(40,2 per cento), pensionati (39,8) e, in testa, i lavoratori atipici (51,2). A testimoniare l’aumento delle necessità è la richiesta da parte degli enti assistenziali che nel 2017 ha segnato un +9,7 per cento (contro l’8,3 del 2016). Solo nel quinquennio 2013-2017 la domanda è cresciuta del 27,4 per cento, legata all’aumento di poveri assistiti: oltre agli stranieri (+6,3), si rileva l’incremento dei minorenni (+3,2). A crescere sono soprattutto quelli italiani (+4,5 in un anno), mentre quelli stranieri sono cresciuti «solo» dell’1,5.

I farmaci più richiesti sono gli analgesici, antipiretici, antinfiammatori per uso orale, preparati per la tosse, farmaci per uso locale e per dolori articolari.

In 17 anni la Giornata nazionale di raccolta del farmaco ha raccolto oltre 4.500.000 di farmaci, per un controvalore di circa 26 milioni di euro. L’ultima edizione, l’11 febbraio 2017, ha coinvolto 3.851 farmacie e oltre 14 mila volontari; a beneficiare della raccolta (1.331.535 confezioni) sono state 578 mila persone assistite dai 1.721 Enti convenzionati con il Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria. Non solo, i farmaci hanno anche varcato i confini. Nel 2016, su richiesta dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), «abbiamo spedito 65 mila confezioni agli ospedali della Grecia; inviato, in collaborazione con il ministero degli Esteri, 99 mila confezioni in Libia; 109 mila confezioni in Venezuela e 500 chilogrammi di farmaci ad Herat in collaborazione con il ministero della Difesa», chiarisce Ciantia. In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, «il Terzo settore ha bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione, civile». C’è ancora molto da fare e le sfide non sono poche.

Ma, come sta avvenendo per la lotta allo spreco, i segnali si vedono: «Pensiamo a tutti i farmaci utilizzati dai malati. Quando i nostri cari vengono a mancare, molte medicine ancora preziose restano nelle nostre case. Dobbiamo comunicare che il farmaco ha un valore e può essere donato per curare altri». In questo, la legge Gadda del 2012, ha dato un enorme contributo, estendendo le agevolazioni previste per chi recupera e dona eccedenze alimentari anche a beni come i prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, gli integratori alimentari, i presidi medico chirurgici e i prodotti farmaceutici. «La salute è un diritto sancito dalla nostra Costituzione. La Giornata nazionale di raccolta del farmaco è un’opportunità per costruire un sistema più giusto, e nessuno deve essere escluso», conclude Ciantia.

Ed è così che ill mese di febbraio, di ogni anno  diventa molto importante perché arriva la  Giornata nazionale di raccolta del farmaco che ha l’obiettivo di  soddisfare la clientela di categoria debole, del ritiro di  donazione gratuita e non acquistabile dei diversi medicinali e farmaci gestita dai diversi volontari al Banco Farmaceutico.

La storia del ragazzo Mohammed ci insegna che anche le malattie più gravi possono essere curate grazie al supporto  generoso da parte del Banco Farmaceutico vs. la povertà sanitaria, all’Opera San Francesco.

E questo risulta essere un grande gesto di umanità  anche grazie al contributo speciale dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

PHI Foundation

I SENZATETTO DI PRO TETTO

Alla vigilia di Natale, durante una cena con amici mi è stata presentata un’associazione di volontariato che mi ha incuriosita ed emozionato nonostante si occupi di senzatetto.  Quello che mi ha colpito di questa associazione è la volontà di individuare quei senzatetto che sono cittadini italiani, che per una serie di vicissitudini come perdita del lavoro, separazioni famigliari, mancanza di sussidi da parte dello Stato nelle sue varie forme, si sono trovati in uno stato di precarietà assoluta.

Queste persone fino a qualche anno fa, costituivano la nostra bassa e media borghesia italiana che, dal 2008, è stata fortemente colpita dalla crisi economica mondiale. Persone rimaste senza un reddito che una casa loro forse ancora ce l’hanno ma non riescono a pagare le bollette e meno che meno permettersi un pasto decente.

Nasce così l’Associazione Pro Tetto, una squadra di pochi volontari che, una o due volte a settimana, si riuniscono e non prima di aver preparato più pasti caldi possibili, si mettono in marcia e girano per le vie del centro di Milano per distribuire quel cibo preparato personalmente da loro o con l’aiuto delle loro famiglie. Mettono a disposizione tempo e lavoro per donare a chi è meno fortunato di loro qualcosa di caldo e soprattutto una mano amica.

Una delle loro iniziative più belle si chiama “Un Boccone con il Cuore”, dove l’Associazione Pro Tetto ha chiesto ad alcuni ristoranti di Milano di offrire un pasto dignitoso a questi indigenti; un modo per ritemprare non solo il corpo ma anche l’anima. L’idea è stata quella di chiedere a ristoranti e trattorie di prendersi carico di un senzatetto, provvedendo a sfamarlo con un pasto completo. L’Associazione si preoccupa di “inviare” il senzatetto lavato, pulito e vestito dignitosamente e il ristorante provvede a dargli un posto ad un tavolo negli orari più comodi all’esercente, servendogli del cibo che magari è in più ma facendolo sentire una persona, con la propria dignità come se fosse un normale avventore.

Al momento sono attivi già un po’ di ristoranti ma la speranza è che molti ancora se ne possano attivare.

Pro Tetto sta combattendo contro la burocrazia italiana per aver una casa da mettere a disposizione di questi senzatetto. Gente a cui è stato tolto anche il diritto di lavarsi e di andare in bagno. Ridare questi “lussi” prima che perdano ogni speranza di una vita dignitosa, potrebbe dar loro la forza di rinascere.

Come è possibile cercare un nuovo lavoro, presentarsi ad un colloquio senza avere la possibilità di lavarsi o di lavare gli ultimi “vestiti” che sono rimasti?

Come si può pensare di recuperare queste persone se non le si mette in grado di ripartire? Possibile che ci siamo dimenticati dei nostri cittadini?

Ricordiamoci che la maggior parte della gente di cui scrivo sono persone che hanno tra i 45 e i 60 anni che hanno sempre lavorato –  almeno prima del 2008 –  e che hanno contribuito anche loro alla nostra società. Come possiamo girarci dall’altra parte senza intervenire?

Cosa aspettiamo, diamo una mano anche noi! Se volete aiutare l’Associazione Pro Tetto a distribuire dei pasti caldi, se siete un ristorante o un esercente nella ristorazione e volete partecipare al progetto “Un Boccone con il Cuore” potete scrivere a info@associazioneprotetto.it  che sarà felice di accogliere le vostre mani.

 

Laura Giacometti

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QUANDO C’È CUORE E DETERMINAZIONE IL VOLONTARIATO ESPLODE

Dopo lo spaventoso tsunami che nel 2004 devastò il sud est asiatico, il signor Antonio Santoro, neo pensionato e con il desiderio di fare del volontariato, decide di partire per andare ad aiutare quelle popolazioni.

L’intenzione era quella di raggiungere l’Isola di Sumatra ma l’accesso risulta impossibile e con altre persone conosciute in viaggio, rimane bloccato in India, nella regione del Tamil Nadu. Ma anche qui c’è molto da fare. La tempra di Antonio e la sua determinazione a fare del volontariato lo porta a radunare altri volontari e a raccogliere insieme a loro tutto il denaro possibile per acquistare beni alimentari.

Con l’aiuto delle autorità locali, noleggiano due camion, li riempiono di viveri e iniziano a percorrere la costa del Tamil Nadu, distribuendo cibo nei villaggi. Durante il loro viaggio comprendono la realtà e la cultura indiana e fanno amicizia con i responsabili e i volontari dell’associazione Indian Christian Mission.

Tornati in Italia, decidono di fondare “Progetto Familia Onlus”, con lo scopo di fare del volontariato in favore dei bambini dell’India che sono rimasti orfani. Si mettono in contatto con l’associazione Indian Christian Mission e iniziano a raccogliere i fondi per sostenere il loro operato in quel paese. Nasce così una splendida collaborazione, che attraverso il progetto delle adozioni a distanza, offre a molti bambini indiani la possibilità di nutrirsi, vestirsi e andare a scuola.

Dopo molti anni di attività, Progetto Familia viene a sapere che 2 orfanotrofi della regione del Tamil Nadu, si trovano in grosse difficoltà. I volontari di Progetto Familia non possono chiudere gli occhi e si dedicano anima e corpo per aiutarli a restare attivi.

I bambini, grazie ai volontari di Progetto Familia possono crescere e andare a scuola, ma non una scuola improvvisata all’interno degli istituti, NO! Niente collegio, ma la possibilità di frequentare una Scuola Statale.

Per mezza giornata questi bimbi possono uscire dall’orfanotrofio ed integrarsi con i bambini dei villaggi vicini. Un po’ di aria, un po’ di normalità e soprattutto un po’ di scolarizzazione che permetterà loro di essere indipendenti da grandi.

In quelle zone l’assistenza sanitaria è praticamente nulla, così Antonio e i suoi volontari si danno da fare per aprire un ambulatorio medico gratuito, aperto a tutti, che offra la presenza giornaliera di un medico, 2 infermiere e i medicinali necessari alle cure.

L’ambulatorio oggi è diventato un importante punto di riferimento per tutti i villaggi della zona. Tra gli utenti ci sono molte donne, che chiedono aiuto durante la gravidanza o il parto.

Progetto Familia si occupa anche della tragica condizione delle donne, considerate esseri inferiori, spesso vendute per pagare un debito o cedute come spose bambine a ricchi possidenti.

Per dare loro una dignità e aiutarle ad essere autonome, l’associazione ha creato un laboratorio di taglio e cucito, dove offre alle donne del posto una formazione professionale gratuita. L’obiettivo non è solo aiutarle a guadagnarsi da vivere ma anche ad avere rispetto di sé e pretenderlo dagli altri.

Sicuramente il Sig. Antonio, quando ha seguito il suo desiderio di fare del volontariato ed è partito per l’Asia, non avrebbe mai immaginato di riuscire a fare così tanto. Oggi Progetto Familia sostiene progetti in India, Etiopia e Uganda.

Se volete aiutare questa Associazione, sostenerla o saperne di più sulle sue attività di volontariato, potete scrivere a a.santoro@progettofamilia.org oppure telefonare al numero 02.40074976.

 

Laura Giacometti

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Il servizio civile a Milano

1 I ciechi in ritirata dal servizio civile a Milano: l’occasione mancata

Cari lettori, si dice che il meccanismo di reclutamento di volontari con cecità al servizio civile e  degli accompagnatori per la realtà di Milano non funziona e allontana i giovani. L’assegno mensile è ritenuto basso in relazione al costo della vita, invece per quanto riguarda i tempi di «ingaggio» risultano essere troppo lunghi.

Il punteggio attribuito ai progetti di servizio civile dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus, per Milano è quello massimo. Ma i risultati sono che l’aiuto concretamente arrivato a chi è in difficoltà per andare e tornare dal lavoro oppure per svolgere qualsiasi mansione quotidiana, non sono per niente proporzionali. Gli effetti dei progetti ritenuti validi dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, sono purtroppo minimi, o di sicuro insufficienti alle necessità. Ma qual è esattamente il motivo?

Arruolare i volontari risulta essere molto  difficile. Stà  di fatto  che  il meccanismo da parte del  servizio civile nel caso dei non vedenti bisognosi di accompagnamento a Milano non funziona: si tratta di  un’occasione mancata.

2 Cause dell’insuccesso: Lentezza, Allarme e Terzo Settore;

Le ragioni dell’insuccesso sono soprattutto due, cerchiamo quindi, di  fare  un po’ di chiarezza: il primo dato è la lentezza ossia quella dei tempi d’avvio dei singoli progetti: tra uno e l’altro si crea un «vuoto enorme » di servizio di 3-4 mesi (anche se dall’anno prossimo la situazione dovrebbe migliorare). Invece viene erogato dall’altro fronte, un assegno ai volontari poco appetibile soprattutto nella realtà di Milano: se 433 euro di contributo mensile in certi contesti geografici possono rappresentare una grande opportunità per i giovani, non si può dire lo stesso nel capoluogo lombardo dove il compenso è ritenuto basso in relazione al costo della vita e dove, di conseguenza, per questa cifra spesso si fanno avanti figure non troppo motivate. Ma c’è ben altro cari lettori: dall’avvio del bando  2017  e dalle relative selezioni, passano circa nove mesi di intralci burocratici prima che i volontari possano entrare effettivamente in servizio, cosi ad esempio per i colloqui svolti nel  luglio scorso, per i prescelti se ne parlerà a metà marzo del 2018. Un tempo troppo lungo per chi è giovane e in attesa di opportunità, con il risultato che molti ragazzi che oggi dicono sì, domani sono altrove e proiettati su altri progetti più convincenti.

La lentezza non sempre facilita le cose è necessario rendersene conto.

Un altro punto chiave è quello che ad aver lanciato il grido d’allarme, sia stato proprio il presidente dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti onlus di Milano, Rodolfo Masto, che rivolge un appello generale affinché «si correggano le distorsioni dell’impianto del servizio civile», ma anche un appello particolare al sindaco di Milano, Beppe Sala, perché intervenga in tempo per risanare  la situazione. Voi tutti vi chiederete in che modo? Si tratta semplicemente di pattuire, come già è stato fatto a Roma, una convenzione con l’Unione per assicurare contributi vincolati agli accompagnamenti dei ciechi, da assegnare nei mesi di sospensione dei progetti e in aggiunta all’impegno dei volontari. «Ogni giorno – spiega Masto – a Milano ci sono 18 ciechi da portare al lavoro, tra le 7 e le 8 del mattino. Gli accompagnamenti necessari nell’arco della giornata sarebbero 130. L’attuale meccanismo del servizio civile è tale per cui dei 32 volontari assegnati ne sono rimasti appena dieci. Per il 2018, a fronte di 32 posti assegnati ne sono stati selezionati solo 16, che dovrebbero iniziare a metà marzo. Il reclutamento è sempre più difficile. Ma noi non possiamo interrompere questo servizio e del resto non riusciamo neanche, da soli, a far fronte a tutte le necessità del territorio. Con un piccolo contributo del Comune potremmo coinvolgere almeno una decina di ragazzi in più».

Con queste parole si spera che l’allarme dato venga accolto il prima possibile per dare a tutti un’opportunità per i ciechi bisognosi  di un’esperienza significativa nel servizio civile nazionale.

Infine vi è la Riforma del terzo settore in cui il presidente milanese dell’Unione italiana si augura che anche nell’ambito dei correttivi della riforma del Terzo settore «si possa trovare una soluzione per avvicinare la tempistica della legge ai bisogni». «Il servizio di accompagnamento per ciechi e ipovedenti è vitale – insiste Masto – anche perché la situazione di Milano è particolarmente complessa. Le condizioni del traffico rendono molto difficile l’uso dei cani guida. Per gli accompagnamenti la nostra sezione è costretta a integrare le prestazioni dei volontari civili con il lavoro di operatori retribuiti con risorse dell’Unione, a questi si affiancano tanti cittadini volontari cui devono però essere rimborsate le spese di viaggio. Ma i fondi non bastano più. Ecco perché proponiamo di aprire un tavolo con le istituzioni per cercare soluzioni insieme ».

Alla luce dei fatti si nota ancora una volta una forte incapacità di poter gestire al meglio la possibilità di  lavorare volontariamente nel servizio civile a Milano e dopo queste note non rimane altro che sperare che qualcosa cambi ed avvenga veramente una riforma nel terzo settore capace di togliere la lentezza burocratica e che infine l’allarme possa essere percepito come un inno per riportare organizzazione e praticità nelle burocrazie verso chi  intende partecipare al progetto del servizio civile in particolar modo a  Milano.

 

N&D Nadine Fashion Stylist

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OXFAM: Eliminare la povertà e le disparità sociali

Povertà , disuguaglianze, disparità sociale, condizioni di vita precarie al limite della sussistenza, queste sono le problematiche che portano alla nascita di OXFAM.

Partita nel lontano 1942 da alcuni studenti di Oxford, per portare cibo alle donne e ai bambini greci stremati dalla guerra, si è diffusa in breve tempo in tutto il mondo e oggi è una vera e propria confederazione internazionale di organizzazioni no profit che lavorano insieme in più di 90 paesi.

In particolare in Italia, OXFAM, nasce dall’esperienza Ucodep, organizzazione non governativa che per  oltre 30 anni si è occupata di migliorare le condizioni di vita delle persone povere, dando loro gli strumenti per costruirsi un futuro.

Questa associazione di volontariato si impegna nell’educazione interculturale, attivando Campagne di opinione e sensibilizzazione, promuove il commercio equo solidale e dall’inizio del 2000 collabora a livello globale nelle situazioni di emergenza.

Con i propri volontari, interviene nelle emergenze umanitarie causate da catastrofi naturali, come terremoti e tsunami, o dalle guerre senza senso dell’uomo, portando acqua, servizi igienico-sanitari e rifugi alle popolazioni, aiutando a ripristinare i servizi idrici e fognari e sostenendo la ricostruzione fino al ritorno alla normalità.

Un altro grosso obiettivo di OXFAM è quello favorire la diffusione dell’istruzione per tutti, soprattutto per le donne che subiscono condizioni di disparità in gran parte del globo e sono tra le principali vittime della violenza e della fame.

La missione di OXFAM è quella di combattere le disparità, aiutando le persone a riappropriarsi del proprio destino e offrendo  loro gli strumenti necessari per realizzare un futuro migliore.

In questo periodo in Italia, OXFAM sta organizzando il Progetto PACCHI DI NATALE, un’iniziativa atta a raccogliere fondi per l’emergenza acqua, malnutrizione e carestia nei Paesi del Centro e del Sud dell’Africa.

In vari centri commerciali e in alcuni negozi, in giro per tutto il Paese, a partire dall’8 dicembre potrete trovare dei banchetti che offrono il servizio di farvi un bel pacco regalo per tutti i doni da voi acquistati. Con un piccolo contributo, usufruendo di  questo simpatico e utile servizio, potrete anche voi aiutare a ridurre la disuguaglianza e le ingiustizie che dilagano nel mondo.

OXFAM ed i suoi volontari non si fermeranno mai fino a quando la povertà e le ingiustizie sociali non verranno eliminate, permettendo ad ogni individuo una vita degna di essere vissuta.

 

Laura Giacometti

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I regali solidali della Associazione Luisa Berardi Onlus

Una scelta consapevole può aiutare a migliorare la società in cui viviamo. Per i tuoi regali solidali di Natale, personali o aziendali, sfoglia il catalogo della Associazione Luisa Berardi Onlus, troverai tanti prodotti di ottima qualità e nello stesso tempo potrai contribuire ad aiutare i bambini, i ragazzi e le mamme in difficoltà dei quartieri ALER Molise-Calvairate di Milano.

La Associazione Luisa Berardi nasce da un’idea della sua fondatrice, assistente sociale prematuramente scomparsa, alla cui memoria è stata intitolata l’Associazione, per ricordare il suo impegno professionale e umano a favore dei giovani. Dal 1995 l’Associazione opera nel cuore del territorio, offrendo risposte concrete al rischio di marginalità ed esclusione dei più deboli, con interventi a sostegno dei percorsi scolastici e dell’integrazione.

Nella sua sede, situata nel cortile di una grande casa popolare, si organizzano attività gratuite di doposcuola per le medie e le superiori, corsi di italiano per ragazzi e donne straniere, laboratori espressivi, momenti di gioco mamma e bambini 0-5anni, incontri di formazione, consulenza e orientamento e tanto altro ancora, con l’obiettivo di contribuire ad offrire pari opportunità a chi vive in condizioni di disagio abitativo, economico e sociale.

I progetti della Associazione Luisa Berardi sono molteplici e coinvolgono sia professionisti che volontari qualificati. Per raccogliere i fondi necessari a realizzarli, si organizzano tutti gli anni dei mercatini di Natale, dove potete trovare un’ampia scelta di ottimi prodotti gastronomici come il Miele della Premiata Agricoltura Nomade e Alpina o il panettone artigianale di alta pasticceria, il miele di un’antica apicultura, prelibatezze di cioccolato….E non solo prodotti alimentari, anche piccoli gioielli esclusivi in argento 925/°°, addobbi natalizi e tante altre interessanti idee per dei regali solidali.

 In questo mese la Associazione Luisa Berardi sarà presente con i suoi mercatini di Natale, presso lArchivio Showroom in via Morosini 27A (21–23 novembre) e la Parrocchia S. Pio V in via Lattanzio 60 (25-26 novembre).

Per dicembre le location sono ancora in definizione e si cercano negozi, locali o aziende disposti ad ospitarli. Chi fosse disponibile a offrire il proprio spazio, può mettersi in contatto con l’associazione via email alb@luisaberardi.org o telefonicamente al 328 6241767.

Gli stessi recapiti sono disponibili anche per chi fosse interessato ad ordinare i prodotti illustrati sul catalogo, come le apprezzatissime confezioni gastronomiche, ideali sia per regali solidali aziendali che personali. Nel prezzo indicato sono compresi imballo e consegna.

Dal oltre vent’anni la Associazione Luisa Berardi Onlus è un punto di riferimento per le famiglie italiane e straniere dei quartieri ALER Molise-Calvairate. Tanto è stato fatto, tanto c’è da fare e i volontari sono sempre ben accetti.

In questo momento servono soprattutto volontari per il doposcuola medie e persone disponibili ad accompagnare i bambini nelle visite alla città. Per chi non si può muovere mai dal quartiere, anche un viaggio in tram può essere un’esperienza indimenticabile.

Ulteriori informazioni sulla Associazione Luisa Berardi Onlus, sulle sue attività e sui suoi regali solidali si possono trovare sul sito www.luisaberardi.org .

 

Laura Giacometti

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IMPRONTE DIVERSE: UN PROGETTO DI INCLUSIONE SOCIALE

Impronte Diverse è una piccola ma bellissima realtà di volontariato a Cernusco sul Naviglio che riunisce piccoli e grandi in un progetto di inclusione sociale, attraverso laboratori di arte, musica, danza, teatro, cucina e tanta, tanta voglia di divertirsi e stare bene insieme.

L’idea di questa associazione nasce dall’esigenza delle famiglie dei ragazzi con disabilità di trovare uno spazio, extra scolastico o extra istituto, dove queste persone abbiano la possibilità di incontrare degli amici e vivere con qualità il loro tempo libero.

Questa esigenza è stata raccolta da Roberta e alcune amiche, che grazie al supporto del Comune di Cernusco e soprattutto alla disponibilità di tanti volontari, hanno dato vita a Impronte Diverse.

L’associazione, completamente gratuita, comprende famiglie e singoli che mettono a disposizione le loro capacità e competenze per creare una serie di attività adatte a coinvolgere sia ragazzi con disabilità che normodotati. C’è un’insegnate di arte in pensione che si occupa di tutto ciò che riguarda l’ambito artistico, una mamma che organizza laboratori di cucina, persone specializzate in regia teatrale che coinvolgono i ragazzi nella preparazione di spettacoli.

Ciò che accomuna le svariate persone che fanno parte di Impronte Diverse è il credere nel diritto-dovere della comunità di garantire ad ogni individuo, abile e non, la possibilità di crescere insieme ad altri, di rinforzare la percezione di sé nella relazione con gli altri e il piacere di sentirsi amato, accettato, capito e protagonista. Valorizzare il “tempo libero” per le persone più fragili rappresenta un sostegno per una buona qualità della vita e contribuisce ad un progetto di vita autonoma e indipendente.

Il punto di forza di questa associazione è di essere ben collegata al territorio, in modo da trovare ambiti sempre più ampi per coinvolgere i ragazzi e farli sentire parte della comunità. Ad esempio, in collaborazione con un grosso centro sportivo di Cernusco, che ha al suo interno una bocciofila gestita da alcuni anziani, è stato possibile creare uno spazio settimanale per insegnare ai ragazzi a giocare a bocce.

E poi c’è la partecipazione agli eventi più grandi, organizzati dalle varie realtà territoriali. Come la grande festa cittadina che si terrà il 31 ottobre per Halloween, dove Impronte Diverse, insieme a La Filanda, progetto di alcune associazioni e cooperative sociali di Cernusco e alla Pro Loco, con il Patrocinio del Comune, sta organizzando una grande caccia al tesoro nelle vie pedonali della città. E nell’attesa dell’evento i ragazzi dell’associazione dipingono cartelloni per la serata, creano maschere di zucca e preparano la danza di Halloween.

 

Non occorre essere grandi o fare grandi cose per dare un contributo a migliorare la realtà sociale in cui si vive, bastano un po’ di tempo, di entusiasmo e di voglia di condividere qualcosa con gli altri. Tante piccole impronte fanno una grande mano.

Per saperne di più sull’associazione no profit potete visitare la loro pagina Facebook Impronte Diverse di Cernusco sul Naviglio o inviare una mail a locati.roby@gmail.com.

 

Laura Giacometti

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OSF: una nuova mensa per i poveri

L’Opera San Francesco (Osf) a Milano è un’istituzione, un punto di riferimento per tutte le persone bisognose e in difficoltà. Fondata nel 1959 dai Frati Cappuccini di Viale Piave, offre assistenza e accoglienza gratuita a chi necessita di vitto, vestiti, igiene personale e cure mediche.

Grazie alla generosità di molti benefattori e all’aiuto dei tanti volontari che mettono a disposizione il loro tempo, nella sua storica mensa per i poveri di Corso Concordia, l’ Osf  attualmente distribuisce più di 2500 pasti caldi al giorno.

In fila per un posto in mensa non solo gli immigrati ma anche molti italiani,  appartenenti a fasce sociali che fino a qualche tempo fa sembravano solide, persone cadute nella cosiddetta povertà assoluta determinata da crisi, disoccupazione e inoccupazione.

Per rispondere a questa crescente povertà, Opera San Francesco apre una seconda mensa in Piazzale Velasquez che verrà inaugurata mercoledì 11 ottobre alle ore 11:00, presso il Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum di via Pisanello 1, a Milano.

Si tratta di una Mensa per i poveri di piccole dimensioni che vuole essere vicino alle famiglie e alle fasce deboli della popolazione che abitano in zona. La Mensa sarà attiva e funzionante, dopo l’inaugurazione, dalla domenica al venerdì – dalle ore 11.30 alle ore 13 e potrà offrire almeno 250 pasti caldi al giorno, inizialmente solo a pranzo. La sua struttura, come quella di Corso Concordia, prevede un’area accoglienza, dove verranno rilasciate le tessere, e una sala mensa alla quale si accederà attraversando dei tornelli.

Il progetto di questa seconda mensa per i poveri dell’ Osf ha preso forma ed è diventato concreto grazie alle donazioni di privati e aziende che hanno capito il valore dell’operazione.

La mensa per i poveri dell’Opera San Francesco infatti non è soltanto un luogo di accoglienza dove soddisfare un bisogno primario ma anche un momento di socializzazione e di calore. Un incontro, una condivisione, un sorriso possono dare un po’ di sollievo allo spirito di chi vive tutto il giorno da povero ed emarginato.

Chi fosse interessato a dedicare un po’ del proprio tempo al prossimo, diventando volontario nell’ Osf , può recarsi presso la struttura e presentare la propria candidatura. Il volontario può essere di qualsiasi età, professione, ceto sociale e credo religioso.

Per ulteriori informazioni visitate il sito www.operasanfrancesco.it

 

Laura Giacometti

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PAPA ABBRACCIA I RAGAZZI DEL DONO

Il Papa abbraccia i ragazzi del Dono:
“fate la stupenda esperienza del dono”

 

“Donare fa sentire più felici noi stessi e gli altri; donando si creano legami e relazioni che fortificano la speranza in un mondo migliore”.

 

Così Papa Francesco ha esortato i giovani studenti delle Scuole medie inferiori e superiori italiane in Udienza Privata, in rappresentanza dei 10 mila ragazzi coinvolti nel contest nazionale #DonareMiDona in occasione del Giorno del Dono fissato per legge il 4 ottobre. Sono loro gli autori dei cortometraggi che si sono aggiudicati i premi ed hanno potuto ascoltare dal vivo le parole di Papa Francesco.

“Il dono più grande che Dio ha fatto a ciascuno di noi -ha detto Papa Francesco aprendo il suo intervento- è la vita; e la vita fa parte di un altro dono divino originario che è il creato”.

“Il dono -ha poi aggiunto il Santo Padre– non è un concetto astratto, un generico richiamo al regalo – tanti regali possono essere interessati, non gratuiti –, ma un atteggiamento e un’azione che hanno le proprie radici nel messaggio del Vangelo”. “Tutti, specialmente i ragazzi e i giovani sono chiamati a fare la stupenda esperienza del dono”.

Il giorno del dono, per il Papa, “è un’opportunità stimolante prima di tutto per i giovani: perché possano scoprire che il dono è una parte di noi stessi che viene gratuitamente regalata all’altro, non per perderla, ma per aumentarne il valore”.

“I volti di questi ragazzi sono la testimonianza più viva del nostro impegno per la cultura del dono. Sono solo una rappresentanza di migliaia di studenti, amministratori locali, imprenditori, volontari e responsabili delle organizzazioni del terzo settore che ogni anno, dal 2015, si rimboccano le maniche e danno corpo e anima alla campagna per il Giorno del Dono”.

Nella sala Clementina del Palazzo Apostolico c’erano i ragazzi del Liceo Scientifico Paritario Enrico Fermi di Milano: nel video “Dono- Nodo” che ha vinto il premio della Giuria Tecnica, animano un flashmob itinerante che “lega” al senso del dono gli ignari e increduli passanti a Milano. Il premio IID è andato invece all’Istituto Comprensivo Sandro Pertini di  Martinsicuro (Teramo) che ha realizzato il video “A scuola di Volontariato”: nel corto il dono della loro giornata passata insieme ai ragazzi con disabilità di un centro diurno. La giuria popolare ha invece incoronato la Scuola di Primo Grado Vittorio Alfieri  + Conservatorio di Cagliari con quasi 5000 voti: il loro video, “Il dono è…” celebra il dono della vita e i ragazzi diventano ironicamente “pacchi regalo” che rotolano fra le stanze della scuola.

Ad incontrare Papa Francesco c’erano anche i rappresentanti del Comune, dell’azienda e della realtà non profit che si sono resi protagonisti del 2° Giro dell’Italia che Dona, vincendo il contest dedicato alle iniziative più interessanti: l’AMMP- Associazione Maria Madre Provvidenza Onlus di Torino, con l’iniziativa di raccolta di generi alimentati “I Cinque pani”; il Comune di Savignano sul Panaro con “Scusa ti va di donarmi i tuoi “scarti”? Grazie di cuore!” che ha visto la raccolta di materiale donato dai cittadini e imprese per finanziare progetti scolastici locali e l’associazione “Charly’s Taekwondo Foundation”; l’impresa L’Antina di Vigevano con l’iniziativa “Realizziamo una #copertacollettiva!”.

Martedì 3 ottobre ore 10.30 l’iniziativa romana del Giorno del Dono 2017 al Parlamentino del Cnel: l’evento “Donare fa Cultura” ha visto la partecipazione di una selezione, composta da più di 100 studenti, delle scuole che hanno partecipato al contest #DonareMiDona e la premiazione ufficiale dei vincitori. I ragazzi hanno ascoltato la testimonianza di alcuni volontari e le loro storie. Nel pomeriggio, sempre di martedì 3 ottobre, l’emittente televisiva TV2000 ha dedicato una parte del programma “Siamo noi” al Giorno del Dono 2017 e oggi mercoledì 4 ottobre alle 11.30 nella Sala Stampa della Camera dei Deputati la conferenza stampa finale con la presentazione di tre indagini dedicate al non profit.

 

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Sebastiano de Falco

PHI Foundation

 

New Generation Nosy Faly: un’isola che cresce

Nosy Faly, un’isola del Madagascar dove vivono circa quattromila persone, una natura incontaminata, un mare che si estende a perdita d’occhio e un cielo stellato, di quelli che si possono ammirare solo in navigazione in mare aperto. Un luogo periferico al mondo ma che diventa il cuore di un progetto grande: New Generation Nosy Faly, la Onlus fondata da Nicoletta Bruno e Danilo Farias nel 2013.

Abbiamo raggiunto Nicoletta, per ascoltare proprio da lei la storia di questo sogno, che è ormai una realtà  concreta e radicata sull’isola di Nosy Faly.

Cosa ti porta in Madagascar e, più precisamente, a Nosy Faly?

“Nel 2012 un mio collega dentista mi chiede di raggiungerlo in Madagascar per rendere operativo un dispensario. Accetto la sua proposta e decido di partire; Danilo si propone di venire insieme a me come volontario. L’arrivo a Nosy Faly avviene per pura casualità : alcune suore ci chiedono di accompagnare una sessantina di bambini presso una colonia estiva e noi accogliamo la richiesta. Eccoci arrivati su un’isola che da quel momento entrerà  nei nostri cuori”.

Cosa ricordi di quel primo incontro con l’isola?

“Dopo un viaggio di tre ore stipati su un pulmino sovraccarico di una sessantina di bambini, dai tre anni in su, arriviamo a Nosy Faly. Un’isola praticamente deserta, dove troviamo ad accoglierci solo una grande casa vuota. Ricordo che ciascun bambino ha steso ordinatamente la propria stuoia per dormire. Ognuno di loro aveva in dotazione una stuoia, un bicchiere di plastica e uno spazzolino, che gli avevamo regalato per insegnare loro a fare l’igiene orale.

All’ora del pasto i bambini si mettevano in fila per ricevere nel piatto del brodo, cucinato sul fuoco in grandi pentoloni. Poi ognuno ripuliva il piatto con la sabbia, lo sciacquava in mare e riponeva con cura quanto gli era stato dato.

Ecco, il mio primo ricordo sono loro, i bambini“.

Cosa hai provato in quei giorni sull’isola?

“Ero in un posto incredibile, che mi permetteva un immenso contatto con la natura ma dentro di me sentivo un profondo senso di vuoto, una grande desolazione.

Danilo, al contrario, vedevo che si riempiva dei colori, degli odori, dei suoni di quella terra, diceva che era il luogo in cui avrebbe desiderato trascorrere parte della sua vita per realizzare qualcosa di concreto.

Al rientro in Italia abbiamo subito provato a dare forma a ciò che avevamo sentito dentro, ai nostri pensieri: nasce così l’Associazione New Generation Nosy Faly Onlus, e si concretizza la scelta di Danilo di trasferirsi stabilmente sull’isola, interrompendo la sua carriera di ballerino e insegnante di danza qui in Italia“.

Che cosa è quindi New Generation Nosy Faly, e quali sono i suoi obiettivi?

“E’ la riposta che abbiamo pensato di dare ad una terra che ti si offre davanti con le sue bellezze ma che ti mostra con altrettanta schiettezza quali e quanti sono ancora i bisogni e le necessità  di una comunità che cerca di sopravvivere al meglio.

L’Associazione New Generation Nosy Faly nasce nel 2013 grazie al supporto di tanti sostenitori e volontari, con un duplice obiettivo: sanitario ed educativo”.

Ci puoi spiegare meglio cosa avete fatto e state continuando a fare in ambito sanitario?

“Innanzitutto abbiamo cercato di creare le condizioni per migliorare la qualità  di vita della popolazione. La situazione sanitaria a Nosy Faly è critica: le malattie veneree sono molto diffuse, e i bambini ne sono spesso i portatori; gli incesti tra consanguinei hanno portato ad una elevata incidenza di nascituri con problematiche fisiche e psichiche; prima del nostro intervento non vi era sul territorio possibilità  di accedere a cure mediche.

Abbiamo quindi agito immediatamente sul contesto ambientale: nel 2013 abbiamo portato la luce sull’isola, e abbiamo reso fruibile un pozzo per l’approvvigionamento di acqua potabile. E’ stato istituito un presidio medico, con un dispensario cui attualmente accedono mediamente quindici persone al giorno, con ogni tipo di bisogno. Nei periodi in cui sono stata presente io, giungevano quotidianamente da ogni parte dell’isola circa ottanta persone per ricevere cure dentarie.

Abbiamo anche coinvolto la popolazione cercando di agire sulla prevenzione in ambito sanitario, in particolare con le donne rispetto al tema della sessualità  e della contraccezione”.

 

Dal punto di vista educativo in quale direzione state agendo?

“Educazione, istruzione e formazione al lavoro sono le nostre parole chiave. Puntiamo sulle nuove generazioni perchè acquisiscano competenze e abilità  in ambito lavorativo per migliorare il loro futuro, quello della loro comunità , del loro territorio.

Prima se un bambino voleva andare a scuola doveva percorre più di otto chilometri per raggiungerla: l’istruzione scolastica era praticamente inaccessibile! Non vi era nessuna attenzione rispetto al fatto che i ragazzi studiassero e si formassero: per gli uomini il destino E’ diventare pescatori, per le donne diventare mamme a tredici/quattordici anni.

Per darti alcuni elementi concreti: nel 2014 è stata realizzata la scuola materna, che ad oggi ospita circa sessanta bambini. Nel 2016 è stata inaugurata la scuola elementare che, nelle cinque classi, accoglie circa trecento bambini.

E ci tengo ad aggiungere che abbiamo deciso di costruire una scuola laica, che vede la compresenza di bambini cristiani, musulmani e animisti. Non vogliamo che esistano discriminazioni, per noi è importante lo scambio, l’integrazione, nel rispetto degli equilibri di una comunità che da subito si è mostrata pronta ad accoglierci”.

E’ stata costruita anche una casa famiglia, so che ci tenete molto.

“Si, il desiderio di realizzarla è nato subito, appena Danilo ha deciso di stabilirsi a Nosy Faly. E’ stata completata nel 2015 ed ora accoglie sedici bambini“.

Tanti progetti realizzati…quale è stata, secondo te, la chiave che vi ha permesso di vedere accolte le vostre proposte dalla comunità  locale?

“Sicuramente l’essere partiti dal territorio, creando delle relazioni stabili e significative con figure autorevoli, che potessero fare da ponte tra noi e la popolazione, e coinvolgendoli nella realizzazione di ciascun progetto. La comunità  ci ha ben accolto perchè da subito ha compreso che apportavano beneficio alla loro società , senza volerla snaturare”.

Tanti obiettivi raggiunti ma ancora molto da fare, tante idee e il crescente bisogno di volontari, giusto Nicoletta?

“Giusto! Abbiamo appena concluso il “Progetto Sarti” grazie alla presenza di una volontaria giunta dal Portogallo. Abbiamo comprato venti macchine da cucire a manovella, per non usare l’elettricità , e abbiamo reso possibile a donne e uomini che lo desiderassero la frequenza di un corso della durata di tre settimane che permettesse loro di acquisire questa competenza.

Tempo fa alcuni volontari hanno fatto funzionare dei pannelli solari e si sono adoperati per insegnare ai ragazzi piccole riparazioni elettriche.

Stiamo lavorando affinchè, grazie anche all’aiuto di donazioni dall’Italia, prenda avvio in concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico, il “Progetto Academy” che darà  la possibilità a bambini e ragazzi di formarsi nelle arti, danza e musica. Un modo per formare, educare, diffondere la cultura.

Le competenze e le abilità  di ognuno sono ben accette, la ricerca di volontari che vogliano dedicare almeno due settimane del loro tempo a Nosy Faly è sempre attiva. Quindi vi aspettiamo, perchè, come dice Danilo: – Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo -” (Mahatma Gandhi).

 

Sara Petoletti

PHI Foundation

40 anni di Volontariato: Campo Olimpia

Proprio come nella canzone di Gino Paoli… 4 amici al bar (Vando, Ugo, Sergio ed Emilio) si ritrovano e decidono di creare uno spazio pulito, sicuro, bello dove far crescere le nuove generazioni, ecco come nasce Campo Olimpia Associazione no profit di volontariato a Milano.

Una discarica esterna di materiale edilizio, vicino ad una scuola elementare e ad una scuola materna, viene spianata, ripulita ed attrezzata per essere fruibile a tutti, bambini, ragazzi, mamme, papà , nonni e nonne.

Ognuno contribuisce come può, chi mette a disposizione le proprie competenze professionali, chi recupera casette abbandonate, panchine del vecchio cortile del nonno, la pala del cognato, gli attrezzi del cugino. Chi sistema vecchie biciclette, chi progetta i campi da pallavolo, da basket, da calcio, il parco giochi per bambini, la cassetta della sabbia. Sono tutti volontari, tutti pronti a donare e condividere.

Certo, c’è sempre da discutere, la cassetta la mettiamo qua..no sta meglio là , le pareti devono essere blu, no gialle, ma alla fine tutti si danno da fare e l’accordo arriva sempre.

Il campo viene inaugurato con i Giochi di Maggio, più di 500 tra bambini e ragazzi partecipano con entusiasmo e viene invitato anche il sindaco Aldo Aniasi.

Un problema c’è però ed è il caso di esporlo al sindaco: il terreno è del comune e i 4 amici non hanno alcuna autorizzazione.

Aniasi si rende conto dell’ottimo lavoro fatto, terreno bonificato e spazio per la comunità  e consiglia ai soci di costituire un’Associazione dal Notaio, il Centro Sportivo Campo Olimpia, alla quale vengono date tutte le concessioni. Siamo nel lontano 1975.

Sono passati più di 40 anni e le cose non sono cambiate, anzi sono migliorate, tranne le discussioni per il colore della parete, per chi sta vincendo a briscola e sulle partite di calcio nazionali.

Tutto là è pro bambini, tutto si basa sul semplice e puro concetto del volontariato, del dare, del donare. Non si parla di religione, non si discute di politica, non è importante la razza, siamo tutti esseri umani.

Il campo è circondato da una scuola elementare, vicino c’è la scuola media, di fianco la scuola materna, di fronte la scuola ebraica e a pochi passi la scuola giapponese. Tutti sono i benvenuti.

I soci sono sempre pieni di iniziative, dei veri vulcani, il loro calendario è fittissimo.

La festa di Pompieropoli, di Ghisalandia, i Giochi di Maggio, i Giochi senza frontiere, la Castagnata, la Festa dello Sport, la giornata per saperne di più su Immunità  e Vaccini, quella su Come Evitare Truffe e Raggiri. La briscola, il burraco, la lettura delle Fiabe per i più piccoli, il gruppo “I Love Book” con il tè delle 5, tutti possono partecipare e senza pagare nulla.

Se volete respirare aria di solidarietà, la simpatia e la disponibilità  di questi simpatici signori vi consiglio di fare un salto a Campo Olimpia, è in via Soderini 41/2 Milano. Date da non perdere: il 17 settembre ci saranno i famosi Giochi senza frontiere e il 20 settembre alle h.18 si parlerà  di immunità  e vaccini con il Prof. Alberto Mantovani.

 

Per saperne di più su tutte le attività di Campo Olimpia potete scrivere ad assocampo.olimpia@libero.it o potete telefonare al presidente Emilio Marelli 392.0164108 o all’associazione al 344.1595392, di sicuro qualcuno di disponibile troverete sempre.

 

Laura Giacometti

PHI Foundation

SABINA E GIORGIO DUE CUORI UNA CAPANNA

 

Sabina Santucci e Giorgio D’Ambrosio, “due cuori una capanna”. Nonostante la loro disabilità prestano preziosa opera di sostegno di “Digital Volunteer” e “Promotori Associativi” presso la PHI Foundation. http://phifoundation.com/non-idoneo-ad-mio-figlio/

 

Due cuori una capanna e cioè una famiglia, “Sabina e Giorgio” silenziosamente alcuni giorni addietro hanno lanciato il loro grido d’aiuto in Facebook, pubblicando un post che qui di seguito riportiamo integralmente:

 

Salve amici di Balsorano e della valle roveto, mi rivolgo a voi perché ho bisogno del vostro aiuto, come ben sapete io con la mia consorte siamo ricoverati presso una struttura a Perugia ma il 30 settembre veniamo dimessi. Antonella Buffone ci ha trovato una casetta ma abbiamo bisogno di tutto dal momento che la biancheria ed altro che è nella casetta in via Nazionale dove abitavamo è inservibile essendo esposta a ratti formiche ed altro. chiunque di voi mi può aiutare portando ciò che ritiene utile dal momento che non abbiamo nulla presso la sala parrocchiale di Balsorano contattando don Silvano Casciotti, Mauro Lancia, o il sindaco Antonella Buffone Abbiamo bisogno del vostro aiuto, vi ringrazio”.

 

AIUTIAMO LA FAMIGLIA SABINA E GIORGIO

PHI Foundation chiede di sostenere questa raccolta fondi a favore di Sabina e Giorgio al fine di permettere a questa famiglia (disabili al 100%) l’acquisto di mobilia per arredare una piccola casetta assegnata dal comune. 

 

CHI SONO SABINA E GIORGIO?

Sabina Santucci sposata con Giorgio D’Ambrosio da 18 anni; sono ambi due invalidi civili al 100% con patologie più o meno gravi, la moglie Sabina sofferente di psicosi con schizofrenia acuta e il marito Giorgio poliomielitico.

Sono stati sfrattati dalla casetta asismica dove vivevamo a Balsorano nel mese di gennaio 2017 per il cedimento di una porzione di solaio, spostati in diverse strutture per poi essere trasferiti il 1° di marzo 2017 a Perugia presso un centro riabilitativo di cui è stato pubblicato un articolo http://phifoundation.com/perugia-centro-socio-riabilativo-ed-educativo-pavone/.

Dal momento che le entrate economiche di Sabina e Giorgio sono esclusivamente la pensione sociale di circa 290 euro pro capite e non avendo possibilità economiche a disposizione, chiediamo a tutti voi un sostegno (anche con piccolissimo contributo) al fine di acquistare la mobilia per arredare la casetta assegnata dal comune di Balsorano.

La casetta in oggetto di pochi metri quadrati é sprovvista di tutto il necessario, dalla cucina, al letto, non ha neanche la stufa per riscaldarsi d’inverno.

La piccolissima struttura è completamente vuota ma sicuramente con il generoso contributo di tutti noi potremo renderla abitabile.

E stato stimato che 6 -7 mila euro sono sufficienti ad acquistare il far bisogno necessario e vi chiediamo di aiutarci a far vivere decorosamente la famiglia di Sabina e Giorgio.

La cosa è al quanto urgente poiché Sabina e Giorgio saranno trasferiti nella piccola casetta nell’ultima settimana di settembre 2017.

 

 

Chiunque vuole aderire e dare un piccolo aiuto lo potrà fare direttamente donando un contributo volontario sulla carta postepay evolution n. 5333 1710 2126 3039 intestata a D’Ambrosio Giorgio, donazione che può essere eseguito presso qualsiasi bar tabacchi ricevitoria o alla posta.

 

Per gli amici Networkers che vogliono aiutare con un piccolo sostegno, possono donare anche tramite Paypal trasferendo il contributo che si vuol donare all’indirizzo Paypal giordam1964@libero.it intestato a Giorgio D’Ambrosio.

 

Grazie ancora alle migliaia di persone che hanno fatto sentire la propria solidarietà nel sito PHI Foundation e sulle nostre pagine social Facebook, Linkedin, Twitter, Google + donando il loro tempo e la condivisione dell’appello di aiuto.

 

PHI FOUNDATION E’ SOLIDALE E SOSTIENE

LA CAUSA DELLA FAMIGLIA SABINA E GIORGIO

“DUE CUORI UNA CAPANNA”

 

 

Sebastiano de Falco

PHI Foundation