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Fotografia: Emozioni, Mondo Giovenzana

Fotografia: Emozioni, Mondo Giovenzana

EMOZIONI, NON SOLO FOTOGRAFIA: QUESTO IL MONDO DI GIOVENZANA

 

Fotografia: Emozioni, Mondo Giovenzana

Da Aprile e fino alla fine di Giugno a Milano si tiene un importante evento della fotografia il Photofestival, rassegna dedicata alla fotografia d’autore promossa da AIF (Associazione Italiana Foto-Digital Imaging).

La storia

Nato nel 2007 è il principale evento milanese del mondo della fotografia. Attualmente il Photofestival coinvolge 171 gallerie private, 34 spazi istituzionali, 11 musei e 75 aree espositive, dando vita a 1.040 mostre di 720 autori di cui oltre un centinaio stranieri.

All’interno di questo bellissimo evento, il 17 maggio si inaugura a Palazzo Giureconsulti di Milano la mostra intitolata “Omaggio a Peppino Giovenzana”, curata da Angelo Golizia.

Peppino Giovenzana

Ma chi era Peppino Giovenzana?

Per chi era a Milano negli anni ’70 non può non saperlo. Sito in centro – zona San Babila – è stato uno dei negozi di fotografia più importanti di Milano e non solo. Peppino era un uomo generoso e amante delle belle foto; non si risparmiava mai nell’aiutare i fotografi per farli conoscere e per far emergere le loro opere artistiche. Una forma di volontariato verso i giovani fotografi meno fortunati, quelli ricchi di passione e arte ma privi di mezzi.

Giovenzana è stato il precursore in Italia dell’“Image on the road” quando, venendo a conoscenza dell’esposizione per strada di Andy Warhol, un giorno decise di togliere dalla vetrina tutte le macchine fotografiche rimpiazzandole con fotografie non solo di artisti affermati ma anche di quelli emergenti, dando la possibilità alle persone di conoscere la vera fotografia. Quella bella, quella in grado di emozionarti, di farti conoscere altre realtà, di trasportarti in mondi diversi, di portarti a casa un pezzo di mondo.

Peppino era una persona onesta, piena di vita e di amore per la fotografia, nel suo negozio accoglieva tutti con entusiasmo, soprattutto i giovani appassionati alla sua arte cercando in ogni modo di aiutarli.

Le vetrine di Giovenzana erano diventate ormai un punto di incontro per le proposte culturali legate alla fotografia.

Organizzò corsi di fotografia offrendoli a ragazzi talentuosi che non se lo potevano permettere insegnando loro una professione.

L’attività di Giovenzana

Assieme a fotografi famosi come Maurizio Rebuzzini, creò corsi di discussione e di ripresa fotografica, con Lanfranco Colombo uno spazio aperto per dare la possibilità agli autori di sottoporre il loro portfolio, con il circolo della Fotografia Milanese un’iniziativa volta a fotografare Milano; in poche parole un vulcano di idee. Peppino dava una possibilità a tutti.

Angelo Golizia, nella sua mostra all’interno del Photofestival, che verrà inaugurata il 17 maggio 2018 alle ore 18 a Palazzo Giureconsulti di Milano, lo vuole ricordare così, come una persona generosa, appassionata della fotografia e della bellezza di quest’arte, pronta ad aiutare i giovani emergenti.

Il suo spirito sempre pronto ad aiutare il prossimo ha coinvolto anche Angelo che da anni grazie alla fotografia sostiene il CAF (Centro Aiuto Minori e Famiglia), un’associazione che dedica le sue energie ad aiutare minori in difficoltà. Ragazzi che hanno subito abusi e violenze e hanno bisogno di sostegno. Insieme ad Angelo molti fotografi che arrivano dal “modus operandi” di Giovenzana donano le loro opere all’Associazione che ogni anno organizza un’asta riuscendo a raccogliere fondi per continuare la loro opera.

La mostra è aperta a tutti, se volete vedere foto meravigliose di artisti che hanno donato alcune delle loro opere per ricordare Peppino Giovenzana, non dimenticate di fare un giro a Palazzo Giureconsulti per immergervi in un mondo fotografico davvero emozionante.

 

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Rifugiati: Refugees Welcome Italia

Rifugiati: Refugees Welcome Italia

“Refugees Welcome Italia”: un nuovo modo di accogliere i rifugiati vecchio come il mondo

L’associazione “Refugees Welcome Italia”, nata a dicembre 2015, è parte di un network internazionale che promuove la diffusione dell’accoglienza domestica di rifugiati e richiedenti asilo.

 

Rifugiati: Refugees Welcome Italia

La chiamano emergenza migranti e nell’immaginario collettivo è rappresentata da flussi incessanti di rifugiati disperati, in fuga da guerre e fame, che sbarcano nel nostro paese in cerca di un posto sicuro.

La cronaca quotidiana non ci racconta che, una volta terminato il percorso che dalla richiesta di asilo termina nel riconoscimento dello status di rifugiato, coloro che sono stati ritenuti idonei si trovano in una condizione di vulnerabilità dovuta all’uscita degli stessi dai sistemi di protezione offerti dal nostro sistema di accoglienza.

Dal momento in cui si ottengono i documenti decorrono più o meno 6 mesi, durante i quali il rifugiato deve trovarsi una fonte di reddito e terminare i corsi di lingua e l’eventuale tirocinio formativo, offerti dalle associazioni che lo hanno avuto in carico.

In questa fase, la cosiddetta terza accoglienza, spesso i rifugiati non hanno un alloggio sicuro né un lavoro, se non in nero. Ecco perché è necessario evitare che queste persone finiscano nel baratro della vita di strada, con i documenti in regola ma senza prospettive future.

Rifugiati

L’associazione Refugees Welcome Italia, nata a dicembre del 2015, si occupa principalmente di loro. Parte di un network internazionale di 11 organizzazioni gemelle, si sta affermando anche nel nostro paese con l’obiettivo di diffondere una cultura dell’accoglienza domestica, ritagliata sulle esigenze dei singoli protagonisti.

Come funziona?

Mettiamo che io abbia una camera in più: posso iscrivermi al sito web, rispondere a qualche breve domanda e lasciare una mail di contatto. Nel più breve tempo possibile, sarò ricontattata dallo staff di Refugees Welcome, che valuterà se le mie esigenze incontrano quelle dei rifugiati iscritti alla stessa piattaforma.

In sostanza, l’associazione si occupa del matching tra ospite e ospitante, garantendo ad entrambi l’assistenza necessaria in tutte le fasi che dal primo incontro terminano nella convivenza. É previsto un periodo minimo di 3 mesi, per favorire l’avvio di un processo di conoscenza reciproca, solleva il rifugiato dalle incombenze quotidiane e permette di concentrarsi sulla ricerca di un lavoro e un alloggio da cui ripartire. Qualora gli ospitanti lo ritenessero necessario, Refugees Welcome li assiste nella messa online di micro-campagne di crowdfunding, supportandoli nel raggiungimento degli obiettivi di raccolta prefissati.

In generale, c’è un aspetto che più degli altri mi ha stupito nell’approccio di Refugees Welcome e che ho subito apprezzato: non contano tanto i numeri, quanto piuttosto la qualità degli abbinamenti! Dal primo contatto alla convivenza può passare anche più di un mese. Oltre alle necessità pratiche, occorre valutare bene il background personale e le motivazioni di entrambi i soggetti.

Refugees Welcome Italia ha avviato una campagna di comunicazione che permette di far conoscere questo tipo di ospitalità al grande pubblico. Grande risonanza in termini di nuovi iscritti è stata registrata in seguito al servizio de Le Iene andato in onda su Italia 1, a metà aprile scorso.

I rifugiati, invece, vengono raggiunti con modalità diverse. Si tende infatti a lavorare in stretta collaborazione con gli assistenti sociali delle associazioni che si occupano di prima e seconda accoglienza (come l’accoglienza integrata SPRAR). In tal modo, gli abbinamenti vengono triangolati tra aspiranti ospiti, ospitanti e associazioni avendo cura di perseguire il benessere di tutti gli attori in gioco.

A livello territoriale l’associazione è strutturata in gruppi locali, a Milano, Roma, Torino, Bologna. I volontari interessati a costituire gruppi locali in altre città sono in continua crescita.

Eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi vengono spesso organizzati al fine di diffondere una cultura dell’accoglienza più partecipativa e diretta.

Una bella occasione per aiutare chi si trova in difficoltà, aprendo semplicemente la porta di casa. In fondo, nulla di nuovo rispetto a quanto fatto dai nostri nonni durante gli anni cupi della guerra!

 

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Primolegno : Non Profit incontra la Creatività

Primolegno : Non Profit incontra la Creatività

Primolegno : quando il non profit incontra la creatività

 

Dalla Brianza arriva un’idea unica nel suo genere: Primolegno.

Primolegno è il progetto no-profit sostenuto dall’azienda Galimberti.

L’azienda Galimberti e la cultura del legno 

La Galimberti rappresenta una delle ditte italiane più importanti nel settore manifatturiero del legno. L’azienda si occupa precisamente di costruzioni di tetti, travi e parquet in legno, con l’utilizzo degli scarti di lavorazione per il riscaldamento.

Fu nel 2016 che nacque l’idea di fare degli scarti della lavorazione qualcosa di più. Da questa intuizione particolare nacque quello che oggi è Primolegno.

Gabriele Galimberti è, assieme al fratello Giuseppe, l’amministratore dell’azienda e anche l’ideatore di Primolegno. Gabriele racconta che un giorno prese alcuni degli scarti rimasti durante la lavorazione e li donò ai due figli per portarli a scuola e giocare con i compagni. Un gesto quasi banale, ma che si rivelò di successo. Da quel giorno, appunto, Primolegno è arrivato in diversi istituti del territorio lombardo, sostenuto da genitori, insegnanti e da associazioni no-profit del luogo.

Sì, perché l’idea è stata accolta con grande entusiasmo da parte dei dirigenti scolastici e dai genitori che hanno visto rispettivamente nei loro alunni e nei loro figli la voglia di creare e sperimentare. In diverse scuole del lecchese sono nati diversi laboratori creativi, grazie a questi scarti i bambini hanno potuto dare sfogo alla loro arte. Tra le altre, una scuola si è distinta particolarmente aggiudicandosi, qualche mese fa, il premio miglior presepe della Diocesi di Milano. Ed è inutile dire che il presepe era per l’appunto ideato e costruito dai bambini di quella scuola con gli scarti di legno, decorati con nastrini e bottoni colorati.

Primolegno e l’educazione alla sostenibilità 

Primolegno è, quindi, un progetto molto interessante soprattutto perché è no-profit. L’azienda Galimberti, infatti, non chiede nulla in cambio degli scarti di lavorazione. Questi sono donati generosamente a tutte quelle classi scolastiche e a tutti quegli educatori che vogliono dare un insegnamento importante ai più piccoli: il riciclo degli oggetti.

Spesso i bambini prendono ad esempio il comportamento degli adulti e non valorizzano gli oggetti dopo averli usati, Primolegno mira a sensibilizzare i bambini e a sottolineare che si può dare una seconda vita ad un oggetto già utilizzato; grazie a questo riciclo creativo è inoltre possibile ridurre la quantità dei rifiuti altrimenti destinati alle discariche e realizzare nuovi oggetti a costo zero.

Primolegno è creatività, sostenibilità ed ecologia.

Tuttavia poche aziende in Italia si cimentano in progetti del genere e forse per mancanza di interesse perdono la bellezza di un lavoro straordinario e socialmente proficuo.

 

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Il Volontariato Internazionale

Il Volontariato Internazionale

VOLONTARIATO INTERNAZIONALE: ECCO PERCHÈ FARLO

Il Volontariato Internazionale

COS’È IL VOLONTARIATO INTERNAZIONALE ?

Il volontariato internazionale è un’attività di aiuto gratuito verso persone che hanno bisogno di assistenza in situazioni d’indigenza dovuto alle calamità, alla povertà, a malattie, da parte di individui che offrono il loro sostegno spontaneamente e gratuitamente in tutto il mondo, verso chi è in condizioni di difficoltà.

Il volontario è colui che seguendo la propria volontà si presta a collaborare in circostanze estreme di criticità indipendente da obblighi, costrizione esterne e lucro.

Il volontariato internazionale rientra in una macro area di aiuti volontari, che toccano tutti i continenti: dall’Europa, all’America, all’Africa , all’Asia, contrapponendosi al microvolontariato, che non richiede nè un impegno continuo nè un periodo di formazione.

Il volontariato internazionale è un’esperienza da svolgere nell’ambito di associazioni di volontariato, missioni umanitarie e campi di lavoro, che può fare chiunque abbia una forte motivazione, uno spirito d’iniziativa, una buona capacità di lavorare in gruppo, uno spirito d’adattamento per chi presta servizio in Paesi fortemente disagiati e soprattutto, essere consapevoli di quello che si va a fare.

È un’ esperienza densa di emozioni e significati che rappresenta un’ampliamento delle conoscenze e l’acquisizione di una nuova coscienza del mondo che ci circonda.

Fare il volontario significa aprirsi a nuovi punti di vista, a nuove informazioni personali e professionali, ampliare le proprie capacità, amicizie ed esperienze in ambito internazionale e solidale.

L’attività di volontariato è in costante crescita, circa il 20% della popolazione italiana offre il proprio aiuto in Italia, mentre il 10%  si presta in progetti di cooperazione internazionale.

DUE ASSOCIAZIONI PER IL VOLONTARIATO INTERNAZIONALE

L’AFSAI (acronimo di Associazione per la Formazione, gli Scambi e le Attività Interculturali) propone attività internazionali per giovani e studenti.

L’AFSAI è nato a Roma nel 1958, unica associazione, in quel periodo, ad occuparsi di volontariato giovanile nazionale, europeo ed internazionale.

L’associazione offre la possibilità agli studenti delle scuole superiori di fare un’esperienza di volontariato internazionale in Europa (Germania, Francia, Spagna, Irlanda), in Cina e Stati Uniti, svolgendo attività socio-educative negli asili, assistenza negli orfanotrofi ed attuando progetti di protezione ambientale.

Chi fosse interessato a partecipare può consultare il sito internet www.afsai.it.

E poi c’è anche l’associazione Joint, sorta a Milano nel 2003, che è pronta ad offrire opportunità di mobilità internazionale per i giovani tra i 18 ed i 30 anni.

Bisogna iscriversi all’associazione e candidarsi ai vari progetti disponibili.

C’è la possibilità di svolgere attività di animazione ed insegnamento ai bambini in Ghana, attivare progetti di microfinanza collaborando con i commercianti e piccole cooperative in Ghana al fine di ridurre la povertà, svolgere attività educative in Palestina e di sviluppo a Solan, in India.

Per chi ama viaggiare ed unendo a questa passione quella di fare un’esperienza da volontario può consultare  la pagina web www.volontariatointernazioanle.org.

Il volontariato internazionale è un’importante esperienza di vita che dà la possibilità di conoscere nuovi aspetti, nuove culture ed offre un’apertura verso il mondo in un’ottica di ampliamento.

 

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Ristoranti contro la Fame

Ristoranti contro la Fame

Arriva in Italia: Ristoranti contro la Fame!

Ristoranti contro la Fame:

“Il cibo dovrebbe essere un diritto di tutti… noi nel nostro piccolo cerchiamo di renderlo possibile”.

Chef Ambasciatore Ristoranti contro la Fame.

 

Ristoranti contro la Fame

Da Andrea Aprea a Elio Sironi, da Marco Sacco a Matteo Vigotti, tanti i nomi noti del panorama culinario italiano che dal 16 ottobre al 16 dicembre 2015 hanno sposato il progetto benefico Ristoranti Contro la Fame.

I grandi chef e le “charity organization” sembrerebbero due realtà molto diverse tra loro ma in realtà sono complementari, in quanto negli ultimi anni il boom del settore food sta sposando sempre di più le cause umanitarie.

Ristoranti contro la fame”, promosso dall’organizzazione no-profit “Azione contro la fame” e sostenuta da circa 150 ristoranti in tutta Italia vuole cercare di aiutare e salvare i bambini gravemente malnutriti, considerando che nel 2015 sono ancora purtroppo circa 3.000 bambini sotto i 5 anni che muoio di fame.

La mission dell’organizzazione, lanciata contemporaneamente in Italia, Germania, Canada e Stati Uniti, è quella di raccogliere fondi andando a cena in uno dei ristoranti aderenti all’iniziativa.

Ogni cliente può fare una donazione aggiungendo 2 euro al proprio conto

mentre i ristoranti promoveranno la campagna proponendo un menù/piatto solidale al quale associare una propria donazione. L’iniziativa ha preso il via al Park Hyatt di Milano e vedrà partecipi molti nomi di spicco nel settore della ristorazione, fino al 16 dicembre.

I professionisti dell’alta ristorazione che hanno scelto di ricoprire il ruolo di “chef ambasciatori” spaziano dagli stellati Andrea Aprea (Vun al Park Hyatt Milano), Elio Sironi (Ceresio 7), Matteo Vigotti (Ristorante al Peck), Marco Sacco (Piccolo Lago), Cristina Bowerman (Glass Hostaria e Romeo), Pietro D’Agostino (Ristorante La Capinera), Felice Lo Basso (Ristorante Unico), Aurora Mazzucchelli (Ristorante Marconi), Giancarlo Morelli (Pomiroeu), Roberto Okabe (Ristorante Finger’s), Gaetano Simonato (Tano Passami l’Olio), Angelo Troiani (Ristorante il Convivio Troiani), Leonardo Vescera (Il Capriccio) passando per Alessio Algherini (Ristorante Alexander), Michele Bassoni (Lyo), Tommaso Arrigoni e Eros Picco (Innocenti Evasioni) proseguendo con Eugenio Boer (Ristorante Essenza), Daniel Canzian (Ristorante Daniel), Maria Cicorella (Ristorante Pashà), Roberto Conti (Ristorante Trussardi alla Scala), Salvatore De Riso (Sal De Riso Costa D’Amalfi), Christian Milone (Trattoria Zappatori) e Filippo Saporito (La leggenda dei Frati).

I magnifici Chef della cucina italiana hanno messo a disposizione il loro ingegno e la loro creatività per una causa più che nobile: costruire insieme un mondo libero dalla fame.

 

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Opera San Francesco: la Mensa per i Poveri

Opera San Francesco: la Mensa per i Poveri

OSF: una nuova mensa per i poveri

 

Opera San Francesco: la Mensa per i Poveri

L’Opera San Francesco (Osf) a Milano è un’istituzione, un punto di riferimento per tutte le persone bisognose e in difficoltà. Fondata nel 1959 dai Frati Cappuccini di Viale Piave, offre assistenza e accoglienza gratuita a chi necessita di vitto, vestiti, igiene personale e cure mediche.

Grazie alla generosità di molti benefattori e all’aiuto dei tanti volontari che mettono a disposizione il loro tempo, nella sua storica mensa per i poveri di Corso Concordia, l’ Osf  attualmente distribuisce più di 2500 pasti caldi al giorno.

In fila per un posto in mensa non solo gli immigrati ma anche molti italiani,  appartenenti a fasce sociali che fino a qualche tempo fa sembravano solide, persone cadute nella cosiddetta povertà assoluta determinata da crisi, disoccupazione e inoccupazione.

Per rispondere a questa crescente povertà, Opera San Francesco apre una seconda mensa in Piazzale Velasquez che verrà inaugurata mercoledì 11 ottobre alle ore 11:00, presso il Centro Francescano Culturale Artistico Rosetum di via Pisanello 1, a Milano.

Si tratta di una Mensa per i poveri di piccole dimensioni che vuole essere vicino alle famiglie e alle fasce deboli della popolazione che abitano in zona. La Mensa sarà attiva e funzionante, dopo l’inaugurazione, dalla domenica al venerdì – dalle ore 11.30 alle ore 13 e potrà offrire almeno 250 pasti caldi al giorno, inizialmente solo a pranzo. La sua struttura, come quella di Corso Concordia, prevede un’area accoglienza, dove verranno rilasciate le tessere, e una sala mensa alla quale si accederà attraversando dei tornelli.

Il progetto di questa seconda mensa per i poveri dell’ Osf ha preso forma ed è diventato concreto grazie alle donazioni di privati e aziende che hanno capito il valore dell’operazione.

La mensa per i poveri dell’Opera San Francesco infatti non è soltanto un luogo di accoglienza dove soddisfare un bisogno primario ma anche un momento di socializzazione e di calore. Un incontro, una condivisione, un sorriso possono dare un po’ di sollievo allo spirito di chi vive tutto il giorno da povero ed emarginato.

Chi fosse interessato a dedicare un po’ del proprio tempo al prossimo, diventando volontario nell’ Osf , può recarsi presso la struttura e presentare la propria candidatura. Il volontario può essere di qualsiasi età, professione, ceto sociale e credo religioso.

Per ulteriori informazioni visitate il sito www.operasanfrancesco.it

 

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Social Street: Italia Prima

Social Street: Italia Prima

Social Street: La Prima in Italia

 

Social Street: Italia Prima

1 La prima  Social Street in Italia è nata a Bologna;

Cari lettori, il fenomeno mondiale delle «Social Street» è esploso anche in Italia, in ben 17 città. La prima Social Street in Italia è sorta a Bologna dove i residenti si sono ritrovati online e si sono riappropriati del proprio quartiere: «Insieme per aiutarsi a migliorare il luogo in cui viviamo»

In via Fondazza, a Bologna, alle differenze non si dà peso.

C’è una cassetta degli attrezzi, affissa ad un muro. Più avanti un’altra: chiunque può aprirla (la chiave non c’è) e tirarne fuori cacciaviti, cavi dell’auto, una pompa per bici, a disposizione dei passanti. Studiosi da tutto il mondo esaminano la via che si snoda tra i portici del capoluogo emiliano, per capire cosa è successo qui negli ultimi quattro anni.

Tutto è iniziato con una pagina Facebook. I “residenti di via Fondazza” (così si chiama ancora oggi) hanno cominciato a conoscersi online, poi di persona. Dal 2013 s’impegnano, giorno per giorno, per migliorare il luogo in cui vivono. È nata così la prima Social Street in Italia: altre 453 ne sono seguite negli anni, da Napoli a Trento fino alla Nuova Zelanda. Diffondendo pratiche di buon vicinato. Per capire la mission, c’è da porsi prima  quanto sia cambiata nel frattempo la Social Street nel centro di Bologna.

Palazzi storici, ben 1.800 residenti, botteghe e studenti: come nelle vie vicine. Il fruttivendolo e la libreria sono al loro posto. La novità è «qualcosa che ha a che fare con i rapporti tra le persone» spiega chi ci vive: non si vede a occhio nudo. «Quando sono arrivato qui la gente a malapena si salutava. Ora tutti si conoscono, dai manager ai senzatetto. E si aiutano a vicenda» racconta Luigi Nardacchione.

Social Street: Italia Prima

2 La nascita del progetto Social Street: le persone che si aiutano;

Il primo “gruppo” è nato così: «Piano piano ci siamo riappropriati della zona, con iniziative che hanno coinvolto sempre più residenti: dalle feste in strada al bike sharing, dalla portineria di quartiere alle pulizie della via» racconta Nardacchione. La voce si è sparsa. Dai social media a quelli tradizionali – fino al New York Times – la fama ha generato emulazioni (per fortuna) e non poche: 454 social street sono sorte in Italia ed all’estero tra il 2013 e il 2016. Ma nell’anno appena concluso il boom ha segnato una prima battuta d’arresto. A monitorare i numeri è un osservatorio ad hoc attivato (l’unico finora) dall’Università Cattolica di Milano: la sociologa Cristina Pasqualini e il suo team hanno analizzato centinaia di dati e realizzato decine d’interviste, ora convogliate in un e-book gratuito pubblicato da Fondazione Feltrinelli (“Vicini connessi”, disponibile su FondazioneFeltrinelli.it).

La novità sta nel fatto che le strade condivise sono “esseri viventi”, prima di tutto e in quanto tali non solo nascono, ma muoiono. Negli ultimi 12 mesi il numero complessivo è passato da 454 a 428, un calo «fisiologico» secondo Pasqualini, ma anche il segno di una svolta. «Dopo l’entusiasmo iniziale su Facebook molti gruppi si sono spenti da soli. Alcuni esistono ormai solo formalmente, e sono di fatto inattivi. Quelli che si costituiscono ora, però, lo fanno con una nuova consapevolezza» osserva la docente.

I picchi sono nelle città: Bologna e Milano in primis.

Certo, non è facile come un “clic” sulla tastiera; «Ci vuole impegno e tempo» conferma Nardacchione «ma alla fine i risultati rimangono». In via Fondazza hanno creato, così un aiuto importante come il comitato che pulisce regolarmente la prima  Social Street italiana.  Un altro, in cui si organizzano feste. E qualcuno ha installato cassette degli attrezzi ad uso pubblico lungo la prima  Social Street in Italia, e c’è persino chi si è inventato un bike sharing tra vicini. E funziona – incredibile – senza nemmeno una pagina Facebook per aiutare i residenti !

 

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Abuso sessuale: oltre il silenzio e il senso di colpa

Abuso sessuale: oltre il silenzio e il senso di colpa

Abuso sessuale: oltre il silenzio e il senso di colpa

Abuso Sessuale

Per rompere il silenzio sull’ abuso sessuale ci vuole coraggio, questo è certo.

Abuso Sessuale: Eppure il coraggio non basta, lo sa bene Nina, protagonista  di “Nome di Donna”, l’ultimo film di Marco Tullio Giordana significativamente distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dall’8 marzo.

Giovane madre bisognosa di lavoro, Nina accetta un impiego come domestica in un centro per anziani facoltosi in un incantevole paesino della Lombardia. Qui dovrà affrontare, oltre alle molestie sessuali del direttore della struttura, il silenzio delle colleghe a loro volta vittime, ricattate sessualmente in cambio di favori e confrontarsi con la difficoltà operativa dei sindacati in un quadro economico e di potere fortemente sfavorevole.

In prima linea nell’affrontare la tematica e nel promuovere il film è l’Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, che raccoglie 80 Centri Antiviolenza su territorio nazionale con lo scopo di offrire un sostegno concreto alle donne vittime di abuso sessuale e violenze.

Come? Ad esempio promuovendo nelle sale cinematografiche la proiezione del film “Nome di donna”, accompagnandola di volta in volta con un dibattito che coinvolge regista, produttore e rappresentanti degli 80 centri locali impegnati nella diffusione della consapevolezza sulle realtà delle molestie sessuali sul luogo di lavoro.

Non solo, il 23 marzo D.i.Re  congiuntamente con i sindacati nazionali e Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa – onlus, Udi Nazionale, Pangea e Rete per la Parità, ha diffuso un comunicato volto a chiedere al Governo e al Parlamento di rendere immediatamente operativo il Piano Strategico per la lotta alle violenze maschili sulle donne, predisponendo e rendendo esigibili le risorse economiche per la sua attuazione. 

Abuso Sessuale

“Com’eri vestita?”

Se il silenzio attorno alle vicende di violenza sessuale può essere assordante, una domanda ancora troppo spesso rivolta alle vittime fa invece oltremodo rumore.

Chiedere “Com’eri vestita?” significa fare un’ulteriore violenza alla vittima, caricando sulle sue spalle, almeno in parte, la responsabilità dell’abuso subito, secondo quel vecchio stereotipo per cui assumendo un certo atteggiamento o indossando determinati abiti la vittima “se la vada in qualche modo a cercare”.

Questo è ciò su cui ci invita a riflettere Jen Brockman direttore Kuy’s Sexual Assault Prevention and Education Center e ideatore dell’esibizione “What were you wearing?” (Che cosa stavi indossando?), allestita presso l’Università del Kansas e a cui si ispira la mostra dallo stesso titolo, allestita a Milano fino al 21 marzo scorso grazie a Cerchi d’acqua di Milano, una delle 80 organizzazioni che fanno parte di D.i.Re.

Diciotto abiti, tra cui un paio di jeans, una maglietta gialla, un abitino rosso, una tuta e altrettanti brevi storie rilasciate dalle vittime di abuso sessuale. La vista di quegli abiti così comuni e mille volte indossati, le parole disarmanti al loro fianco rappresentano un pugno in faccia allo stereotipo, lo scagionamento effettivo della vittima da qualsiasi implicazione nella violenza subita.

      

Che si rompa allora il silenzio sull’ abuso sessuale con le parole giuste, al di là della vergogna, al di là del senso di colpa.

 

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GIOIELLI MORBIDI UN MODO PER SALVARE LE DONNE IN CAMBOGIA

GIOIELLI PER SALVARE DONNE IN CAMBOGIA

GIOIELLI MORBIDI UN MODO PER SALVARE LE DONNE IN CAMBOGIA

GIOIELLI MORBIDI

Qualche giorno fa sono stata contatta da Il Nodo Onlus perché la sua fondatrice Luciana e la volontaria Emanuela erano appena tornate dalla Cambogia e volevano darmi una bellissima notizia: dopo anni di studio e di intenti, sono riuscite ad aprire un nuovo corso nella loro scuola, la “Bottega dell’Arte” per le donne in Cambogia, in modo da allontanarle dalla strada e dalla povertà. In questo corso le ragazze impareranno non solo a cucire e ricamare ma verrà loro insegnato a creare una nuova linea di gioielli chiamata “Gioielli Morbidi”.

La scuola raccoglie ragazze anche piccole (15/16 anni) per “rubarle” all’indigenza e alla prostituzione.

Nascere donne in Cambogia è molto pericoloso, specie se sei bella e le cambogiane sono spesso bellissime.

Il Nodo ha la sua scuola di fronte al villaggio dei Trokun ed è da lì che provengono le ragazze che frequentano il corso. Il Governo sta promuovendo la registrazione delle nascite, ma un bambino su 4 sotto ai 5 anni ancora non ha il certificato di nascita. Negli strati più indigenti della popolazione quasi nessuna famiglia registra i propri figli all’anagrafe perché non è nella loro mentalità e perché ha un costo che molte famiglie non possono e non vogliono sostenere. Non registrare all’anagrafe i bambini che nascono significa non dare loro accesso ai più basilari diritti umani: identità, sanità, istruzione. Molti di questi bambini o meglio, per la maggior parte, le bambine, sono costrette a lavorare nei campi, a lavorare in città, presso karaoke, bar o centri massaggi per aiutare le loro famiglie non riuscendo così a frequentare una scuola. 

LA SITUAZIONE DELLE DONNE E DELLE BAMBINE IN CAMBOGIA

Ma parliamo un po’ di numeri relativamente a questa situazione.

Dopo la crisi globale del 2008 molti paesi in fase di sviluppo, come la Cambogia, hanno avuto gravi problemi economici, perdendo molti posti di lavoro. Le prime a finire per strada sono state le donne, molte delle quali per garantire cibo a sé e ai propri figli sono finite in bordelli, sala da karaoke bar o centri massaggi di dubbia reputazione. Sebbene sia difficile quantificare il fenomeno, si stima che nel sud-est asiatico ogni anno spariscano ben più di 2 milioni e mezzo di donne e bambini (manitese.it). 

LA BOTTEGA DELL’ARTE E’ UN AIUTO CONCRETO

L’associazione onlus “Il Nodo” ben conscia di ciò, insieme ai suoi volontari, si è messa all’opera. Designer, conosciute e affermate, hanno offerto il loro tempo al progetto La Bottega dell’Arte, creando una collezione di “Gioielli Morbidi”. L’associazione, grazie a delle donazioni, è riuscita ad acquistare macchine da cucire e strumenti per il lavoro. Paola Lenti ha generosamente donato il materiale, corde e tessuti dai colori smaglianti, riuscendo a formare una squadra tutta al femminile e dando vita al nuovo progetto “Designing Girls’ Future”.

Ora bisogna pensare al futuro di queste giovani donne in Cambogia, lavorare e produrre oggetti meravigliosi da vendere, per continuare una vita lontano dalla strada e dalla povertà.

La sede principale de Il Nodo Onlus è a Milano e necessità di molti volontari, qualcuno che aiuti a gestire i social, volontari che aiutino nella sistemazione del nuovo sito per permettere loro di crescere e vendere direttamente i prodotti creati in Cambogia, raccogliere donazioni e aiutare a dare dignità a queste giovani ragazze, sviluppando in loco una nuova economia.

Se potete donare un po’ del vostro tempo o del vostro sostegno scrivete a info@ilnodoonlus.it , sarete sicuramente ricontattati.

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ASILO DEI GRANDI: INSIEME STILI VITA SOSTENIBILI

ASILO DEI GRANDI: INSIEME STILI VITA SOSTENIBILI

ASILO DEI GRANDI: INSIEME STILI VITA SOSTENIBILI

 

ASILO DEI GRANDI

A Milano esiste un posto speciale dove trascorrere del tempo in compagnia, divertendosi e con qualcosa in più. Eh sì, perchè all’ Asilo dei Grandi si insegna a recuperare attività  manuali come fare un orlo o creare una collana, si riciclano e si aggiustano gli oggetti, perché è un vero spreco buttarli. Si insegnano e si realizzano sfiziose ricette di cucina vegetariana e cucina vegana per tutti, anche per chi è solo curioso di avere le basi per una cucina senza alimenti di origine animale. E persino corsi di gelato!

L’idea è nata nel 2015 dalle passioni di tre socie: Elisa, Laura e Patrizia, che si sono inventate  l’ Asilo dei Grandi che è prima di tutto un luogo di socializzazione, un punto di incontro dove si coinvolgono persone di ogni età , per provare che non si è mai troppo grandi per imparare qualcosa di nuovo. I corsi sono rivolti principalmente agli adulti con qualche eccezione, come i laboratori di cucito e cucina per bambini.

Corsi di cucitocorsi di magliacorsi di patchwork per chi ama creare con ago e filo, corsi di acquarello, corsi di informatica e corsi di chitarra per chi ama esprimere la propria creatività  in modo artistico.

C’è spazio anche per la bellezza e la cura di sè con i corsi di make up che insegnano a valorizzarsi ed essere belle in ogni occasione e i laboratori di erboristeria, per imparare a usare i rimedi naturali e a produrre creme, bagnoschiuma e cosmetici di qualità in casa.

E poi incontri con gli specialisti per interagire e comprendere meglio il proprio cane e gatto o con l’architetto per i consigli su come ristrutturare casa.

All’Asilo dei Grandi puoi imparare le lingue guardando un film in inglese, seguire lezioni di giapponese o fare letture di gruppo in compagnia di altri appassionati di libri.

Non solo, l’ Asilo dei Grandi da settembre 2016 collabora con Cuore di Maglia , un’associazione che si occupa di produrre indumenti per i neonati prematuri da donare agli ospedali di tutta Italia. Il gruppo dell’Asilo dei grandi è particolarmente attivo e coinvolge tantissime volontarie che si ritrovano il martedì per sferruzzare insieme copertine, sacchi nanna, babbucce, cappellini e tanto altro.

In una grande città  dove le relazioni sono sempre più difficili, dove la fretta e il consumismo prevalgono, puoi trovare qualcuno che ha voglia di fare e stare assieme, condividendo saperi e passioni. E per i soci lo spazio è a disposizione anche per incontri, feste o attività  private.

Corsi creativi con il comune denominatore della sostenibilità , volontariato e divertimento: tutto questo è l’ Asilo dei Grandi.

Per avere maggiori informazioni potete andare sul sito www.asilodeigrandi.it oppure potete scrivere alla seguente email: info@asilodeigrandi.it , a breve sarà  possibile scoprire cosa vi proporrà  l’associazione a partire da Settembre!

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Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

 

Cascina Triulza dopo Expo 2015, torna ad ospitare eventi: Presso la Cascina Triulza, all’interno dell’area Expo 2015, il prossimo 9 maggio si terrà una giornata di iniziative sul rapporto tra enti di Ricerca e organizzazioni della Società Civile.

 

Cascina Triulza torna ad ospitare eventi

Fondazione Triulza organizza il primo evento dedicato al rapporto tra ricerca scientifica e tecnologica e società civile. Un’intera giornata di iniziative, progettate con il coinvolgimento di università, centri di ricerca, realtà del terzo settore, per stimolare collaborazioni e progettualità future. E per dar vita a “Human Factory”: un ambiente di lavoro e di confronto in grado di “facilitare” il rapporto tra ricerca scientifico/tecnologica e organizzazioni della società civile. L’ingresso alla Cascina Triulza sarà libero, ma per motivi organizzativi si consiglia l’iscrizione.

Il programma della giornata prevede:

Ore 9.30-13.00 CONVEGNO “Ricerca e Società Civile insieme per rispondere ai bisogni sociali. Sfide e opportunità per innovare”.
Saranno presenti alcuni dei principali rappresentanti istituzionali del mondo delle Università e della Ricerca (Università degli Studi di Milano – Bicocca, Università degli Studi di Milano, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Politecnico di Milano, Università Carlo Cattaneo di Castellanza – LIUC); della Società Civile e del mondo delle Imprese (Fondazione Triulza, Confcooperative Lombardia, Assolombarda, Forum Nazionale del Terzo Settore, Fondazione Cariplo); delle Istituzioni Pubbliche (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Regione Lombardia, Comune di Milano, Arexpo).
Programma completo: clicca qui

Dalle ore ore 14.00 – 17.30 WORKSHOP TEMATICI su Agroalimentare, Ambienti di Vita, Cooperazione allo Sviluppo, Sostenibilità, Scienze della Vita, Inclusione Sociale, Smart Communities
Sette workshop tematici con l’approfondimento di case study e progetti promossi da realtà della società civile e realizzati in collaborazione con enti di ricerca che possono servire da stimolo ad altri soggetti attivi nel sociale e nella ricerca scientifica e tecnologica.
Programma completo: clicca qui

Ore 10.00 – 19.00 PROGETTI IN MOSTRA nell’area espositiva
Mostra di 25 progetti, dal mondo delle Università e della Ricerca, per migliorare o implementare le attività delle organizzazioni della società civile.
Elenco dei progetti e degli enti coinvolti: clicca qui

Ore 17.30 – 19.00 APERITIVO SCIENTIFICO ANIMATO
Un momento informale di incontro per stimolare la conoscenza, il dialogo e lo scambiotra operatori del sociale, dell’economia civile, ricercatori di tutte le discipline. Con la restituzione dei video performativi realizzati durante la giornata e animazione.

COME PARTECIPARE
Per motivi logistici è necessario comunicare via mail (segreteria@fondazionetriulza.org), entro il 5 maggio, l’adesione all’iniziativa o iniziative a cui si vuole partecipare.

COME RAGGIUNGERE CASCINA TRIULZA
Durante tutta la giornata del 9 MAGGIO, Fondazione Triulza metterà a disposizione dei partecipanti che arriveranno con i mezzi pubblici alla fermata Rho Fiera Milano della metropolitana (MM1) e delle Ferrovie /Passante ferroviario un SERVIZIO DI NAVETTA che partirà dal parcheggio in superficie della stazione (guardare la mappa qui)

 

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PHI Foundation: We for Women Marathon

PHI Women Foundation: We for Women Marathon

PHI Women Foundation: We for Women Marathon

PHI Women: Il Social FOUNDRAISING si fa correndo!

PHI Women: il Social Foundraising si farà correndo, si svolgerà infatti la We for Women Marathon il grande evento podistico a sostegno della parità di genere e contro ogni forma di violenza sulle donne.

Aiutare è facile, basterà sostenere una delle organizzazioni non profit iscritte e raccogliere donazioni a favore di essa.

Il messaggio della manifestazione è chiaro, offrire pochi giorni prima della festa della Donna una giornata interamente dedicata allo sport e a un tema estremamente sensibile:

“L’obbiettivo principale – afferma Francesca Sala, referente organizzativo We for Women Marathon – è quello di responsabilizzare uomini e donne su un tema così attuale come quello contro la violenza di genere.
É importante riuscire a far capire alla donna che esistono i mezzi per difendersi, e all’uomo che è importante un maggior rispetto nei confronti della figura femminile”.

La manifestazione è promossa da L’Arte di Amarsi ONLUS con il grande contributo di Social Time ONLUS e Stefania Nava (responsabile tecnica), Run Life, il sostegno di Run Card e in partnership con una straordinaria rete di associazioni territoriali e di professionisti.

Splendida iniziativa di Foundraising che parte dall’offline e integra l’online e il social. Quest’anno ogni corridore ha infatti l’opportunità unica di associare alla sfida sportiva una sfida solidale e di ricevere in dono il pettorale: basterà sostenere attivamente una delle organizzazioni non profit iscritte al Charity Program e raccogliere donazioni a favore di essa.

La 42 km e la 21 km partono da Milano (San Babila) e arrivano in Cascina San Fedele nel Parco di Monza La 10 km e la 5 km si svolgono nel Parco di Monza con partenza e arrivo in Cascina San Fedele. Grande l’impegno organizzativo da parte di tantissimi soggetti coinvolti, tutti uniti dal desiderio di offrire un evento sportivo ritenuto da tanti di portata storica:

“Abbiamo scelto lo sport – continua Francesca Sala – per veicolare il nostro messaggio. Non a caso è un grande mezzo educativo che aiuta a rispettare il diverso. Si è deciso di utilizzare questo tipo di manifestazione perché, d’altronde, la maratona nasce proprio per portare un messaggio. Tutti uniti possiamo cambiare le cose”.

Una corsa per dire no alla violenza di genere.
Partecipa all’iniziativa!
Quest’anno al We for Women Marathon il Social Foundraising e lo sport corrono assieme.

Per maggiori informazioni Clicca qui.

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We for Women Marathon contro violenza

We for Women Marathon: #No alla violenza

Runners da tutta Italia, Milano/Monza, #No alla violenza

6 marzo 2016 – ore 09,30

ll 6 marzo p.v. si svolgerà We for Women Marathon, grande evento podistico competitivo, ambito sia per il percorso, utilizzato l’ultima volta nel 1951, sia per il messaggio sociale che intende veicolare: la parità di genere contro ogni forma di violenza, soprattutto sulle donne.

Obiettivo primario è infatti quello di offrire, a ridosso della festa della Donna, una giornata all’insegna dello sport e del benessere individuale e collettivo, per ricordare a chi ha paura che la strada per liberarsi dalle catene della violenza e degli stereotipi di genere c’è, ed è percorribile.

La 42 km e la 21 km partono da Milano (San Babila) e arrivano in Cascina San Fedele nel Parco di Monza.

La 10 km e la 5 km si svolgono nel Parco di Monza con partenza e arrivo in Cascina San Fedele.

Presso la Cascina San Fedele nel Parco di Monza, punto di arrivo di tutte le competizioni, sarà allestito un village con molte associazioni pronte ad intrattenere le famiglie e soprattutto i più piccoli con laboratori e simpatiche attività ludico-creative.

Grande l’impegno organizzativo da parte di tantissimi soggetti coinvolti, tutti uniti dal desiderio di offrire un evento sportivo ritenuto da tanti “di portata storica“.

La manifestazione è promossa da L’Arte di Amarsi ONLUS con il grande contributo di Social Time ONLUS e Stefania Nava (responsabile tecnica), Run Life, il sostegno di Run Card e in partnership con una straordinaria rete di associazioni territoriali e di professionisti, tra cui Mi diras Nur, 6 Social, Papilio, Good Guys International, Action Woman, Mediarevolution e tanti altri.

Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, Comune di Milano, Città di Sesto San Giovanni, Comune di Monza, Reggia di Monza, CSV M&B, Coni e Federazione Italiana Atletica Leggera hanno patrocinato la competizione. Inaspettato e fondamentale il contributo di organizzazioni nazionali ed internazionali quali la Puglia Marathon e la GariwoForesta Dei Giusti la cui giornata europea si celebrerà proprio il 6 marzo e la partecipazione attiva di numerosi maratoneti e maratonete internazionali che hanno condotto il nostro evento sportivo oltre il confine lombardo (saranno presenti anche nella conferenza stampa).

Indispensabile il ruolo di Straumann Italia, quale main sponsor, e delle altre aziende che hanno sostenuto e creduto nell’iniziativa quando essa era solo nella fase embrionale e ne hanno permesso la realizzazione quali EF Corporate Solution, Affari&Sport, RunningWarehouse Europe, Serim, Just B, lo sponsor tecnico MacronStore Grande Milano e i media partner ufficiali Radio Deejay, BenEssere, Il Cittadino e Brianza Sport.

Su tutto il materiale promozionale del nostro evento è stata promossa l’APP SHAW, interamente gratuita per iOS e Android. Tramite un click ci si connette al numero 112 per richiedere aiuto in situazioni di emergenza, ma fornisce anche informazioni legali su violenza e stalking.

We for Women Marathon in collaborazione con Rete del Dono, promuove un Charity Program.

Per quest’anno si ha l’opportunità di associare alla sfida sportiva una sfida solidale e di ricevere in dono il pettorale: basterà sostenere attivamente una delle organizzazioni non profit iscritte al Charity Program e raccogliere donazioni a favore di essa.

Oltre alle premiazioni delle diverse competizioni, sarà consegnato un premio speciale “Fabrizio Cosi”, per ricordare la sua passione per la corsa, la sua allegria, la sua generosità, la sua ironia, ricordi indelebili che il destino non cancellerà mai nonostante lo abbia allontanato da noi.

Alla conferenza stampa è prevista la partecipazione di: Giulio Gallera (Assessore Reddito di Autonomia ed Inclusione Sociale Regione Lombardia), Andrea Maria Gradante (Maggiore Esercito Italiano), Grazia Maria Vanni(Presidente FIDAL del Comitato Regionale Lombardia), Andrea Rivolta (Vice Sindaco Città di Sesto San Giovanni), Ulianova Radice (Direttrice Gariwo, La Foresta dei Giusti), Francesca Sala (Responsabile Progetto We for Women Marathon), Stefania Nava (Responsabile Tecnico We for Women Marathon), Giorgio Calcaterra (3 volte campione del mondo della 100 km di ultramaratona), Fabiola Spinelli (famosa per i suoi 100 km nel Sahara).
Tra gli atleti presenti: Valentina Silvano, Marek Dryia, Denise Neumann, Simona Gilardoni, Gianpasquale Fornarola.
Testimonial d’eccezione: Luisa Betty “la regina delle maratone”.

A conclusione della conferenza stampa, è previsto un brindisi con i giornalisti ed ospiti presenti.
Per accrediti o prenotare interviste contattare Beatrice Di Virgilio, Responsabile comunicazione We For Women Marathon.

Per maggiori informazioni Clicca qui.

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Associazione Mercurio, per fare la differenza

Associazione Mercurio, per fare la differenza

La nascita dell’Associazione

Associazione Mercurio (www.associazione-mercurio.org) nasce qualche anno fa, a Milano, dalla volontà di un gruppo di persone diverse animate da un progetto comune, quello di unire l’arte alla scienza.

È così che Matilde, Stella e Caroline si mettono assieme e, coinvolgendo amici con background differenti portano in Italia “Pinksie the Whale Celebrating Difference” e avviano il progetto “Da Grande Anch’io” per divulgare il sapere scientifico legandolo alle diverse manifestazioni dell’ingegno umano, come l’arte, lo sport, la musica, la pittura, il teatro ecc.

La voglia è quella di fare propulsione e l’iniziativa è vincente.

A questo punto si stabilisce che i progetti devono diventare qualcosa di più strutturato e viene fondata nel 2014 l’Associazione Mercurio, dove oltre a Matilde, Stella e Caroline operano attivamente Francesca, Orietta, Massimo, Franca, Carlo, Paolo, Giovanni e sempre più persone si uniscono.

Vengono coinvolti, artisti, designer, creativi, scienziati, professori universitari, docenti, liberi professionisti tutti con un unico scopo creare reti per portare eccellenza e far conoscere e sviluppare i talenti dei ragazzi.

La Filosofia dell’Associazione Mercurio

La filosofia di Associazione Mercurio è quella di fare la differenza, la differenza per un bambino o un ragazzo.

Questi ragazzi devono essere gli artefici del loro futuro e noi dobbiamo aiutarli a scoprire i loro talenti, le loro abilità, realizzandosi in tutte le proprie sfaccettature.

Un partner di eccellenza come l’università Bicocca di Milano collabora con l’Associazione per motivare e orientare i ragazzi nel loro percorso di studi.

Alle elementari si lavora maggiormente con un tipo di approccio Artistico – Creativo. Alle medie si presentano le eccellenze del mondo della scienza e della medicina.

Ai licei o in generale alle scuole superiori si cerca di fare la differenza con “Make the Difference”, presentando agli studenti una rosa di professioni.

La maggior parte di questi progetti, con l’aiuto dei volontari, vengono realizzati in contesti periferici per offrire anche a ragazzi meno fortunati la possibilità di entrare in contatto con altre realtà del mondo, dando loro una possibilità di conoscenza e di sbocchi professionali.

Attraverso laboratori didattici, spettacoli e uno scambio di dialoghi e ascolto si cerca di creare un percorso formativo con i ragazzi per farli crescere e dare loro un’opportunità anche solo di conoscenza di mondi diversi e di comprensione delle loro attitudini e capacità. 

L’Associazione Mercurio

L’Associazione Mercurio ha un sito bello e funzionale, www.associazione-mercurio.org e potete consultarlo per venire a conoscenza sia della loro realtà sia dei loro fantastici progetti come Da Grande Anch’io, Pinksie, Make the Difference.

In particolare in questo periodo l’Associazione Mercurio invita a partecipare per il 1 Aprile allo spettacolo “Lo Spartito di Walt” rivolto a tutte le età all’Auditorium La Verdi di Milano.

Sarà un grande evento dove si alterneranno musiche riadattate dalla New Pop Orchestra sotto la direzione del maestro Alfredo Conti e il pubblico verrà intrattenuto da divertentissimi sketch degli storici doppiatori  Nunziante Valoroso e Alessandro Quarta.

L’evento sarà arricchito da una bellissima lotteria caratterizzata da cimeli Disney degli anni ’30 e il ricavato andrà a sostegno anche di Associazione Mercurio.

Per avere maggiori informazioni sull’evento ma anche sull’Associazione Mercurio potete scrivere a info@associazione-mercurio.org

 

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d’Agome Kpodzi Istruzione e pari opportunità per tutti i bambini

D’Agome Kpodzi: Una Scuola

D’Agome Kpodzi: Una Scuola

D’Agome Kpodzi: Istruzione e pari opportunità per tutti i bambini

D’Agome Kpodzi: Nel piccolo villaggio di d’Agome Kpodzi, nel distretto di Kpalimè a 120km dalla capitale togolese Lomè, la scuola non è per tutti i bambini.

La richiesta di istruzione cresce ogni giorno, e non tutti i bambini riescono ad avervi accesso.

La piccola scuola pubblica del villaggio è composta da un agglomerato di 6 capanne di paglia e fango, senza luce ed acqua corrente, dove una classe con 20 banchi viene stipata fino a contenere 40/50 bambini che studiano e scrivono in condizioni difficili.

L’unica altra alternativa di istruzione che si trova nei dintorni è una scuola privata, che richiede il pagamento di una retta e l’acquisto di materiali scolastici, condizione impossibile per la popolazione estremamente povera di d’Agome Kpodzi che vive esclusivamente di agricoltura.

L’impegno delle associazioni

L’associazione Vite Intorno Onlus nata a Milano e composta esclusivamente da volontari, che attraverso aiuti immediati, assistenza e sostegno, aiuta a migliorare le condizioni di vita di bambini e famiglie che vivono nella povertà, sia in Italia che all’estero.

Da qui nasce il progetto “ una scuola per i bambini d’Agome Kpodzi ”, che raccogliendo l’esigenza delle famiglie del villaggio, di veder istruiti i propri figli ha previsto la costruzione (suddivisa nell’arco di due anni) di 6 classi aggiuntive, alla piccola scuola pubblica presente nel villaggio, dotata di elettricità e toilette con acqua (ad oggi inesistenti).

L’associazione in accordo con il governo togolese ha cosi dato il via alla ricerca di fondi per il finanziamento dell’impresa. Al progetto umanitario, che dovrebbe concludersi nel 2020, prenderanno parte volontari e coordinatori che si occuperanno inoltre della divulgazione dell’opera tramite campagne, raccolte fondi, donazioni ma anche adozioni a distanza.

D’Agome Kpodzi

Il progetto

A oggi sono stati raccolti oltre 30.000 euro che serviranno a finanziare la prima parte del progetto che coprirà la costruzione delle prime tre aule aggiuntive e che si concluderà nell’arco di un anno.

La seconda parte del progetto nel dettaglio prevede:

. costruzione di un nuovo edificio che conterrà 3 nuove classi.

. attrezzature e componenti di arredo.

. materiale scolastico.

Questa fase del progetto, al momento, attende ancora il raggiungimento del budget previsto (30.000 euro)

Questo ulteriore ampliamento, consentirà anche alle famiglie più povere di poter dare un’istruzione ai propri figli, nonché di aumentare le assunzioni e i servizi (corrente ed acqua) che saranno utilizzabili dall’intero villaggio, favorendo cosi anche l’economia generale del paese.

La progettazione del nuovo edificio è stata affidata ai volontari dello studio di architettura Yuman di Milano che insieme all’associazione Vite Intorno Onlus hanno iniziato i lavori in loco su terreno donato dal governo togolese.

Per ulteriori informazioni sui lavori in corso di svolgimento potete consultare il link del progetto.

È possibile contribuire al raggiungimento della quota andando sul sito di Vite Intorno Onlus tramite RID, bonifico bancario, o unendosi alla squadra di volontari richiedendo il modulo di adesione all’indirizzo email viteintorno@gmail.com, perché l’istruzione e la scuola sono un bene pubblico al quale ogni bambino dovrebbe avere diritto, a d’Agome Kpodzicome in tutto il mondo.

 

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I Senzatetto: Cercasi Personal Shopper

I Senzatetto: Cercasi Personal Shopper

I Senzatetto: Cercasi Personal Shopper

AAA: Cercasi-Personal-Shopper-per-i-senzatetto-in-tempo-crisi

 

I Senzatetto: “Pantaloni, ho un disperato bisogno di pantaloni”. Queste le parole che mi hanno accolto quando ho varcato la soglia di una stanza piena di vestiti finemente piegati e di donne con un gran sorriso e una giubba rossa. Aiutano i senzatetto a trovare da vestire in vista dell’inverno, ormai quasi imminente, ma anche della primavera, dell’estate e dell’autunno che verranno.

Nessuna vetrina d’effetto né alcuna commessa sottopagata con tailleur quindi ma solo volontari che hanno deciso di impegnare il proprio tempo libero nel terzo settore e tanti uomini in fila, non turisti a caccia di sconti irrinunciabili ma italiani disperati, desiderosi di trovare in quel guardaroba di pochi capi quello più adatto non tanto all’occasione quanto il più idoneo a fargli riacquistare quell’autostima che la perdita del lavoro ogni giorno gli nega.

Sono 2.263 i senzatetto presenti a Milano nel 2015 secondo Quotidiano.net, 2.359 per lo stesso anno i senzatetto in coda per i dormitori a Torino stando a quanto riportato da La Stampa e 2.700, secondo il Giornale.it, le richieste di aiuto che sono arrivate a Roma con un aumento pari a 650 di italiani rispetto al 2014.

Sempre più sguardi disperati adornano i marciapiedi delle vie più lussuose delle nostre città o gli ingressi delle stazioni ferroviarie eppure sono ancora tanti coloro ai quali le condizioni dei senzatetto passano inosservate. Ma non a Piera e a Marinella, non a Lilly e a Gabriella e neanche a Carlo e a Tina che insieme alle suore francescane Missionarie di Maria qualche ora dopo l’alba varcano il cancello di un antico convento di Città Studi a Milano per donare coperte, biancheria, giacche, pantaloni, scarpe agli “invisibili”, come li definiscono i City Angels..

Attente servitrici del terzo settore da oltre 50 anni, queste suore insieme alla più grande risorsa che un’organizzazione no profit possa avere, ossia volontari e benefattori arricchiscono Milano con un’associazione ONLUS che è divenuta in breve tempo un punto di riferimento per il Municipio 3 della città meneghina e arricchendosi sempre più di nuovi servizi utili in vista della progressiva crescita della povertà in Italia e nel mondo.

La mensa, le docce, il guardaroba ma anche la scuola di italiano e il centro d’ascolto sono tutti servizi che vengono donati da Suor Carmela e Suor Silvana per completare quel servizio sociale che la fondatrice beata suor Maria della Passione fin dal lontano XIX secolo creò per tutelare i più deboli, persone che magari non hanno niente ma che, inspiegabilmente, ogni volta che li incontri, ti fanno andare via pieno di regali.

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Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

 

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia, uno degli eventi digitali più importanti del panorama italiano.

D: Ciao intanto grazie per averci concesso quest’intervista, partirei subito dal Mashable.

Eventi Digitali: Tu hai portato in Italia un evento digitale presente già in altre nazioni, ma lo hai reso l’appuntamento digital più importante e interessante del panorama italiano, ci vuoi raccontare come hai cominciato e da dove è partita l’idea?

E: “L’incontro tra Mashable, terzo blog più popolare al mondo con sede negli Stati Uniti,  e avviene quando il loro team mi intercetta on line per chiedermi se volevo organizzare la versione milanese di questa manifestazione che ha come obiettivo quello di celebrare e diffondere la cultura digitale in tutto il mondo.

Io, che vivevo già a Londra stavo quasi per dire di no.. poi però mi sono detta.. come dicono qui a Londra, why not?  I contatti li ho, le idee pure, la community che mi segue anche, quindi.. proviamoci.. e così inizia questa avventura: un evento gratuito di 150 persone nel 2014, divenuto a pagamento nel 2016, che raggiunge 1.170 partecipanti nel 2017, che triplica il fatturato anno su anno.. che oggi conta un gruppo di lavoro che si costituisce di oltre 15 persone su 5 città e due paesi diversi… ecco, mai avrei potuto immaginare che sarebbe successo questo.

Nasce quindi per caso, nel lontano 2014, ho seguito il mio istinto, ci ho messo il cuore, le idee.. ho disegnato questo progetto dall’inizio alla fine.. ma mai avrei potuto pensare che quel pezzo di carta sarebbe diventato una community di oltre 20.000 contatti, in grado di coinvolgere persone da tutta Italia e tanti sponsor e partner importanti.”

D: Per l’edizione del 2021, si terrà virtualmente? vuoi anticiparci qualche novità o qualche curiosità?

E: “Certamente. Ci saranno interviste sul palco, workshop tematici, panel su temi caldi come l’influencer marketing e la blockchain, ma soprattutto tutto rigorosamente online in contemporanea di speech davvero interessanti presentati da professionisti di altissimo livello.

Eventi Digitali: La manifestazione  avrà ancora una volta un sapore internazionale con la presenza di relatori provenienti anche da oltre oceano, come nel caso di Chimeren Peerbhai, Global Digital Product Manager della celebre casa farmaceutica GlaxosmithKline, la quale spiegherà come utilizzare nuove tecnologie come augmented reality e virtual reality utili per testare, convalidare e modellare l’offerta di prodotti di consumo garantendo risultati di maggiore impatto.

Non saranno da meno gli altri speaker d’eccezione protagonisti pronti a condividere col pubblico di SMDAYIT + DIDAYS la loro visione del futuro e le strategie da applicare per avere successo.  Ad aprire la prima giornata dell’evento sarà Isabella Lazzini, Marketing e Retail Director di Huawei, Tecnologia e design 3.0 per un nuovo consumer journey; Flavia Baccaro e Federica Cambiago di Deutsche Bank analizzeranno invece il chatbot come nuovo strumento di customer relationship management e di lead nurturing; mentre Antonio Gatti, Digital Transformation Advisor di Microsoft, spiegherà come, grazie alle logiche delle digital platform, un’azienda possa innovare la propria offerta sul mercato partendo dall’ottimizzazione dei processi produttivi per arrivare all’introduzione di un nuovo modello di business.

Questi e molti altri importanti relatori, ci terranno compagnia per una 3 giorni che si preannuncia scoppiettante e interessantissima.”

D: Per chi non lo sapesse, PHI Foundation anche quest’anno è media partner del Mashable Italia e di questo ringraziamo Eleonora Rocca per averci concesso nuovamente questo privilegio.

PHI Foundation da anni si occupa di educare e informare il pubblico su tutto quello che riguarda il terzo settore e il mondo no profit. La partnership con Mashable rientra proprio in questa visione strategica secondo la quale il web, e il mondo digitale in generale, possano fornire ottimi strumenti per aiutare e promuovere iniziative sociali.

Vuoi dirci in che maniera il Mashable e il terzo settore potrebbero trovare un punto d’incontro secondo te?

E: “A mio avviso la conoscenza e l’utilizzo degli strumenti di marketing digitale diventa ancora più fondamentale nel settore non profit  in quanto  permettono di ottenere ottimi risultati di vendita pur avendo budget più limitati rispetto alle grandi aziende private. Inoltre questo mondo ha aperto la strada a molti strumenti di raccolta di consensi o di fondi stessi, come anche di creazione di community di settore molto forti, pur senza doversi incontrare necessariamente di persona; un altro vantaggio molto grande a mio avviso per il terzo settore e il non profit: le distanze si accorciano così come la velocità delle comunicazioni.” 

D: Più in generale, che tipo di convergenza intravedi tra il mondo digitale e il non profit? E soprattutto, data la tua grande competenza e conoscenza del mondo digitale, esistono delle piattaforme, degli strumenti o delle start up che tu puoi suggerire in questo ambito ai nostri lettori?

E: “Mi vengono in mente: https://italianonprofit.it/ ; La piattaforma gratuita per tutti gli enti non profit dove tutte le organizzazioni sono messe in condizione di raccontare le loro storie e i loro dati.

Oppure https://www.techsoup.it/, la piattaforma dedicata alla digitalizzazione delle non profit.

Oppure ancora: http://www.tripmetoo.it/, che ha come obiettivo quello di aiutare viaggiatori e operatori del settore a vivere un turismo basato sulla diversità, l’inclusione sociale e l’uguaglianza; di conseguenza anche chi ha esigenze speciali, può costruire grazie a questa piattaforma  esperienze di viaggio ad-hoc totalmente customizzabili.

D: Un’ ultima domanda prima di chiudere: che futuro prevedi per il web e il social in generale e cosa pensi che ci riserverà il futuro digitale tra i prossimi 5-10 anni?

E: “Penso che l’interesse per una comunicazione in formato video e i mezzi di comunicazione immediati e molto “visivi” come Instagram continuerà. Credo che ci sarà sempre più attenzione ai contenuti di valore, che sappiano dare dei contenuti di livello e sempre più unici, in quanto gli utenti sono ormai bombardati dalle informazioni e sarà sempre più difficile riuscire a “stand out from the crowd” come si dice qui a Londra 😊”.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato, ci vedremo senz’altro durante il Mashable Italia e siamo sicuri che anche quest’anno sarà un appuntamento indimenticabile.

 

 

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Gli Amici del Monumentale e la loro dedizione per le persone insostituibili

Amici del Monumentale per le persone insostituibili

Gli Amici del Monumentale e la loro dedizione per le persone insostituibili

 

Chi segue i miei articoli sul Blog avrà capito che amo Milano ma degli Amici del Monumentale non vi ho ancora parlato? Conobbi Carla de Bernardi lo scorso maggio in occasione di una visita guidata al Cimitero Monumentale di Milano. Fotografa, scrittrice, instancabile camminatrice (qui trovate un contributo video in cui racconta del suo cammino di Santiago) ma soprattutto appassionata del più importante museo a cielo aperto di Milano.

Prima di accompagnarci lungo questo infinito percorso all’insegna della fede, della storia e dell’arte però vuole raccontarci di un progetto che le sta molto a cuore e per il quale si impegna quotidianamente con attenzione e entusiasmo. Da diversi anni infatti ricopre la figura di Presidente e Responsabile Comunicazione dell’associazione senza scopo di lucro: Amici del Monumentale.

Eh sì…perché in fondo un po’ perché come molti dicono: “con la cultura non si mangia!”, un po’ perché l’Italia possiede una grande fetta del patrimonio culturale mondiale e quindi vige il pensiero de: “non si può certo aiutare tutti quelli che hanno bisogno -con la crisi poi!” -, i soldi riservati alla valorizzazione e la tutela delle ricchezze artistiche e culturali d’Italia non sono mai sufficienti e bisogna correre ai ripari come si può.

Ed è quello che avranno pensato i dodici Soci Fondatori degli Amici del Monumentale, tra cui Lalla Fumagalli, vicepresidente dell’associazione, Laura Monastier, protagonista di #BCM16 con la sua passeggiata tra le tombe di editori, fumettisti e scrittori o Emma Treves, quando il 27 marzo del 2013 danno vita a un’organizzazione non profit con l’obbiettivo di promuovere e valorizzare l’edificio architettato da Carlo Maciachini.

Noto a milanesi e turisti, è da sempre incompreso nonostante sia possessore, più di altri luoghi meneghini, di una magia senza tempo che Carla (de Bernardi n.d.r.) racconta nella guida “Non ti scordar di me” edita da Mursia con queste parole: “una straordinaria e silenziosa città dei morti” che comunica con “ […] la frenesia della città dei vivi […] attraverso una cancellata volutamente esile che permette ai due mondi di restare sempre in contatto”.

Torniamo ora però a quel tour tanto atteso dove conobbi Carla e la sua associazione e allo stupore del pubblico che, come me, si aggirava curioso tra le tombe discrete dei personaggi della storia e alcune tombe fastose di uomini sconosciuti percorrendo ogni metro dal Famedio con il pantheon degli uomini illustri, al cimitero acattolico, dall’Ossario fino al Tempio crematorio senza mai fermarsi.

Per non parlare delle opere scultoree, il più in bronzo, su cui la nostra guida si soffermava meticolosamente, la maggiorparte provenienti dalla Fonderia Artistica Battaglia, luogo affascinante dove ancora si fonde il bronzo con la tecnica della fusione a cela persa e dove le due “attempate ma giovanili ragazze” (citate qui in questi termini) degli Amici del Monumentale passarono giornate intere per studiare origine e peculiarità delle opere dei grandi maestri del 1900 come Adolfo Wildt, Arturo Martini, Lucio Fontana solo per citarne alcuni e per le quali da tre anni gli Amici del Monumentale combattono insieme ai suoi volontari per garantirgli restauri e manutenzione adeguati non solo in rispetto di coloro che riposano in questo luogo ed per i quali è quindi un dovere per l’associazione assicurarsi che lo facciamo in un luogo sicuro (ricorrenti i furti che hanno colpito il cimitero; dell’ultimo, risalente a marzo, se ne parla qui) ma anche per quelle sculture così care agli Amici del Monumentale che una volta conosciute, vi assicuro, non si dimenticano più.

 

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L’ AIDS: UNA MALATTIA COEVA

LA MALATTIA

L’ AIDS è un acronimo che significa sindrome da immunodeficienza acquisita ed è la conseguenza del contagio del virus HIV ossia il virus dell’immunodeficienza umana che può causare gravi malattie e condurre alla morte.

In caso di contagio è opportuno effettuare i dovuti controlli medici al fine di iniziare la terapia perchè l ‘infezione è curabile ma inguaribile.

L’infezione da HIV attraversa tre fasi: nella prima fase (detta anche primoinfezione) durante le prime settimane dal contagio il virus si replica molto rapidamente e può essere più facilmente trasmissibile.

I sintomi della primoinfezione (o prima infezione che segue al contagio del virus) sono: febbre, mal di testa, stanchezza ed eruzioni cutanee che scompaiono dopo una settimana in quanto il corpo reagisce con anticorpi all’attacco del virus.

Tuttavia il virus continua a proliferare danneggiando il sistema immunitario e la persona affetta può vivere per molti anni senza accorgersene (infezione asintomatica).

La costante proliferazione del virus indebolisce il sistema immunitario che non è più in grado di difendere l’organismo dalle malattie, seconda fase della malattia che si manifesta con gonfiori persistenti dei linfonodi (fase patologica o asintomatica).

Nella terza ed ultima fase (AIDS conclamato) il sistema immunitario è talmente danneggiato da non riuscire più a respingere ed evitare malattie letali come tumori e meningiti.

È una malattia connessa al progressivo deterioramento del sistema immunitario da parte di questo virus che va ad indebolire il sistema immunitario stesso, rendendolo vulnerabile agli attacchi di agenti patogeni esterni.

A tutt’oggi non c’è un vaccino capace di debellare il virus ma viene utilizzata la terapia HAART (una terapia antiretrovirale ad elevata attività) in grado di prolungare e migliorare la vita del malato.

In Italia la popolazione sieropositiva ha raggiunto le 130.000 persone ed ogni anno si registrano 3.500 nuovi casi di contagio, in Svizzera vivono 20.000 persone contagiate da questo virus, in Africa, invece, a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie il 60% della popolazione ha contratto il virus mentre in tutto il mondo le persone affette dall’ AIDS sono quasi 37.000.000.

LE ONLUS

In Italia nelle due più grandi città sono presenti due importanti Onlus nella cura dell’ AIDS, infatti è stata fondata l’ Anlaids  nel 1985 a Roma da un gruppo di ricercatori, medici e giornalisti, ed è stata la prima associazione italiana per fermare la diffusione del virus HIV, ad assumere lo statuto di Onlus nel 1998.

L’associazione ha lo scopo di sostenere i giovani ricercatori nella ricerca clinica nel campo dell’HIV e di offrire un’assistenza socio-sanitaria alle persone sieropositive ed alle loro famiglie e di combattere ogni forma di discriminazione sociale.

Mentre più recentemente, nel 2004 è nata a Milano NPSItalia (acronimo di Network persone sieropositive), una Onlus  attiva nel campo della prevenzione, della tutela , della sensibilizzazione in materia di HIV.

L’ impegno dei volontari è determinante nella cura di questa patologia, purtroppo molto diffusa.

Chi volesse diventare socio, sostenendo l’associazione può farlo consultando la pagina internet www.npsitalia.net.

 

 

Filippelli Giuseppina

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L’Associazione Blimunde e la Giornata sulla violenza contro le donne

Cernusco è donna, uno sportello per promuovere rispetto e parità

 L’Associazione Blimunde – Sguardi di donne su salute e medicina

L’associazione Blimunde è un’associazione socio-culturale senza scopo di lucro, costituitasi nel 2008, che fa riferimento all’esperienza maturata negli studi e nelle pratiche di genere, mirando alla decostruzione degli stereotipi, in particolare quelli di genere, per promuovere immagini di condivisione, rispetto e riconoscimento delle diverse identità.

Tra gli obiettivi dell’Associazione vi è anche quello di incrociare gli sguardi di genere nella prospettiva di costruire consapevolezze che promuovano immagini positive delle diverse identità.

L’associazione Blimunde fa parte del Municipio 3 di Milano e dal 2009 è iscritta all’Albo Regionale delle Associazioni e dei Movimenti per le Pari Opportunità.

Le principali attività dell’Associazione riguardano la ricerca socio-antropologica, la formazione (adulti e minori), le azioni di segretariato sociale (sportelli sul territorio) e realizzazione di seminari e convegni tematici (convegni, workshop, campagne, gestione di blog).

Blimunde e Cernusco è donna

L’impegno dell’associazione si svolge in particolare nel territorio di Cernusco sul Naviglio, di cui anima il blog Cernuscodonna.it e gestisce lo sportello donna comunale che, dal 2009, offre consulenza psicologica e legale gratuita a tutte le donne che lo richiedano.  Nel 2014 l’associazione ha costituito la Rete territoriale cittadina per il contrasto alla violenza contro le donne (Cernusco sul Naviglio).  Nel 2017 la rete si è allargata a territori più ampli e si è costituita come  “RETE TERRITORIALE INTERISTITUZIONALE ADDA MARTESANA PER LA PROMOZIONE DI STRATEGIE CONDIVISE A CONTRASTO DEL FENOMENO DELLA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE”.

Presentazione del progetto e dello Sportello Donna

Il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulla donna e Cernusco sul Naviglio non starà a guardare. Le celebrazioni si svolgeranno dalle 17 presso la Casa delle Arti di via De Gasperi 5.

Saranno presenti il sindaco Ermanno Zucchetti e l’assessore alle Pari opportunità Luciana Gomez, la dirigente ai Servizi sociali Giustina Raciti, Lorena Trabattoni (responsabile Piano di zona distretto di Melzo), oltre ai rappresentanti delle associazioni Blimunde e Padri Somaschi.

Durante la giornata verrà anche presentato lo Sportello Donna, un realtà che da anni assiste tutte le donne del territorio in difficoltà, e il blog “CernuscoDonna.it” e il Centro Antiviolenza. Ci sarà poi spazio per l’arte e la musica: Cinzia Spanò reciterà pezzi di Concita De Gregorio accompagnata dalla musica di Barbara Cavaleri interpretata da Anais Ginori.

Questa sarà la prima iniziativa del progetto “Libera tutt*” finanziato dal bando Progettare la parità in Lombardia 2018 di cui l’associazione Blimunde é capofila.

Per ulteriori informazioni si può consultare il sito web www.cernuscodonna.it o la pagina FB @Blimunde

 

Michela Carlevaro

PHI Foundation