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Consigli per promuovere una ONP

Consigli per promuovere una ONP

Consigli per promuovere una ONP: quando il denaro non è tutto

 

Consigli: Spesso si sentono affermazioni come la seguente: “La nostra ONP ha bisogno di soldi, (è sempre la prima cosa che quasi tutti dicono!) per cui abbiamo deciso di fare fundraising”.   In questo caso il fundraising è visto come il toccasana miracoloso per cui tutto il mondo inizierà a sostenere la ONP per il solo fatto che chiedi soldi. Negli ultimi tempi si fa un gran parlare del crowdfunding (non è altro che fundraising online, svolto attraverso piattaforme dedicate): basta creare una campagna ed è fatto! Beh non proprio, ma andiamo con ordine.

Consigli per promuovere una ONP

La tua ONP esiste, è stata creata con una mission chiara, che definisce scopi e funzione. Essendo sconosciuta non ha sostenitori, oppure li ha ma in numero non sufficiente (la zia, il cugino e via dicendo). In questa prima fase è di fondamentale importanza farsi conoscere, enfatizzare gli aspetti positivi della tua ONP, i suoi obiettivi per quel determinato ambito sociale, creare rete con le singole persone e le altre realtà, creare interazioni significative con le istituzioni. La comunicazione è fondamentale, sia online che offline.

Online: E’ fondamentale realizzare un sito decente dove sia esposto chiaramente il programma della ONP, i suoi componenti, ciò che ha realizzato e i progetti che sta preparando. Sul lato social è bene iniziare una presenza su Facebook, con una pagina (non profilo e non gruppo!), compilata bene in tutte le sue parti, e seguita giornalmente. Non c’è un numero di post uguale per tutti, ma è fondamentale postare qualche volta al giorno in orari specifici, comunicando le iniziative, gli eventi (che vedremo più avanti), pubblicare foto ecc. Quando la pagina è ben avviata con un numero considerevole di like, puoi pensare a qualche inserzione pubblicitaria (Facebook Ads), realizzabile anche con budget ridotti. Twitter, Google plus, Instagram e quant’altro, li valuterete in base alle vostre forze e possibilità, sapendo che è inutile creare decine di account e abbandonarli come cattedrali nel deserto. Altro elemento importante della comunicazione online è la newsletter, con cui informare e aggiornare gli iscritti.

Offline: Normalmente questa area è un po’ sottovalutata, ma anch’essa di vitale importanza: gli eventi servono a creare interazione tra la ONP e l’esterno, servono a raccogliere le anagrafiche (il mio tessoro direbbe Gollum): le anagrafiche valgono più delle donazioni, o quantomeno non devono mai mancare, perché sono i dati del donatore che daranno continuità all’aiuto. Grazie a queste anagrafiche potrai inviare la newsletter a persone mirate, che già ti conoscono, potrai creare una rete di aiuto e di amicizia, rete che si espanderà sempre di più e che col tempo “pescherà” nuovi volontari, che andranno a potenziare le attività della ONP. Gli eventi devono rispecchiare l’identità della onp, devono saper trasmettere, devono coinvolgere e sensibilizzare. Può essere una cena solidale, o un banchetto in piazza, un banco di beneficenza o qualsiasi altra cosa che la fantasia e la realtà in cui la onp opera possa suggerire. La relazione interpersonale va sempre curata e favorita: la ONP è fatta di persone.

Consigli per promuovere una ONP

La donazione è la normale conseguenza di tutto questo lavoro. Ecco perché rivolgersi al fundraising come a un bancomat è sbagliato e dannoso, rimarrai deluso e sconfortato e penserai che la tua meravigliosa sconosciutissima ONP non abbia futuro. E invece non è così, non è proprio così. Quanto è scritto in questo articolo è alla portata di tutti. E’ questa la strada giusta perché la tua ONP possa vivere, operare e diffondersi. Comunicazione e fundraising vanno insieme come testa e croce della monetina. I risultati immediati non esistono. Esiste tutto il tuo impegno, sacrificio, esiste la tua determinazione, il crederci a qualsiasi costo.

Se si ripete compulsivamente: “la nostra ONP non ha soldi” è solo perché non si fa niente per cambiare la situazione, è perché si pone l’accento esclusivamente sul fattore economico (ma si sa, il terzo settore non è atto a far soldi). Metti in pratica questi punti e non attendere i quattrini come zio Paperone, ma come chi fa di tutto perché la propria ONP possa svolgere la mission per cui è stata pensata e voluta: dipende da te.

Ancora un piccolo consiglio: non essere superbo e fatti aiutare: chiedi una consulenza a un fundraiser che potrà prospettarti il migliore piano di fundraising adatto alla tua ONP.

PHI Foundation si occupa di dare visibilità alle ONP: contattaci e ti aiuteremo a far emergere il tuo progetto realizzando subito un sito web gratuitamente.

 

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Banca del Tempo: Importante Risorsa

Banca del Tempo: Importante Risorsa

Un’importante risorsa: la Banca del Tempo

Lo sai che esiste una banca dove si scambiano favori al posto del denaro?

Si chiama Banca del Tempo ed è un luogo in cui le persone si scambiano delle piccole attività o servizi per aiutarsi reciprocamente. E’ impostata come i normali istituti di credito: aprendo un conto corrente viene consegnato al nuovo correntista un libretto assegni per effettuare i propri “movimenti bancari”. La differenza sostanziale consiste nell’assenza delle transazioni economiche in quanto esiste solo la forma di scambio per le attività richieste, dove l’unità di misura utilizzata è il tempo orario impiegato.

 

Banca del Tempo: Importante Risorsa

L’operatore della Banca del Tempo ha il compito di gestire la transazione dell’attività, si può dedicare un’ora di ripetizione ad una studentessa ed in cambio si può chiedere alla Banca del Tempo una baby-setter per ugual periodo. Gli scambi avvengono attraverso il libretto degli assegni e le ore utilizzate, o accumulate, vengono registrate sul proprio conto corrente.

Cosa sono le Banche del Tempo?

 

Banca del Tempo: Importante Risorsa

Le Banche presenti sul territorio nazionale sono oltre 400, la cui partecipazione è prevalentemente femminile. Tutti possono aprire un conto corrente e impiegare qualche ora nelle attività scelte perché non servono particolari competenze o qualifiche.

La Banca del Tempo è nata nel 1992, diffondendosi nelle scuole medie e superiori negli anni successivi. Con la crisi degli ultimi tempi sono aumentate le iscrizioni per usufruire dello scambio di attività alla pari, soprattutto tra i pensionati, creando un sostegno al volontariato; ad oggi, con l’emergenza dei Richiedenti Asilo (programma di protezione internazionale), queste Banche potrebbero avere un elevato potenziale verso l’inclusione sociale. Valutare e analizzare le possibilità di costruire delle relazioni tra i diversi gruppi di appartenenze culturale, in una forma di collaborazione e sostegno reciproco.

Le organizzazioni non profit interessate ad aprire uno “sportello” sul proprio territorio possono contattare l’Associazione Nazionale Banche del Tempo , la quale metterà a disposizione un software per la gestione della domanda/offerta nonché una formazione adeguata per gli operatori volontari impegnati nelle attività di segreteria.

Per aderire semplicemente alle attività di scambio, occorre compilare la scheda di iscrizione e pagare una quota associativa annuale e la eventuale copertura assicurativa.

Statuto e regolamento della no profit sono consultabili sul sito

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Anffas: Definizione e significato terzo settore

Anffas: Definizione e significato terzo settore

Anffas: Definizione e significato terzo settore

Anffas: Cos’è il terzo settore? Definizione e significato

Anffas: Definizione e significato terzo settore: Il terzo settore viene a costituire un altro ordine o classe rispetto alla sfera dello Stato e della pubblica amministrazione (primo settore) e a quella del mercato e delle imprese (secondo settore). Ecco che il significato del termine terzo settore è lo stesso di ciò che viene indicato come no profit.

Cos’è il terzo settore viene ulteriormente specificato dal fatto che gli enti che lo compongono non perseguono scopo di lucro, al contrario delle imprese tradizionali operanti nel mercato. Il fine ricercato è costituito dall’esercizio di attività con finalità civiche o utilità sociale. 

Anffas: Definizione e significato terzo settore: Enti del terzo settore: quali sono?

Possono essere considerati enti del terzo settore, secondo l’ultima riforma (art. 5, c. 1, D.Lgs. 177/2017), le seguenti realtà no profit:

  • organizzazioni di volontariato,
  • associazioni di promozione sociale,
  • enti filantropici,
  • imprese sociali

Fonte :  informazione fiscale

Fatta chiarezza su cos’è il terzo settore voglio soffermarmi sugli enti che lo promuovono e sulla mia esperienza diretta con essi.

Affans: Definizione e significato terzo settore: La mia esperienza

Ho fatto parte per circa due anni di una onlus che si occupa di ragazzi con disabilità intellettive e relazionali: L’ Anffas.

L’Anffas ,che nasce dall’unione e dall’esigenza di poche famiglie, si pone come obiettivi l’integrazione di questi ragazzi nella società; lo sviluppo, per quanto possibile, delle loro autonomie sino a giungere, nel migliore dei casi all’auto rappresentanza (rappresentazione esatta di se stessi). 

Questa attività viene promossa con l’organizzazione di diverse attività giornaliere volte al raggiungimento di obiettivi personali prestabiliti in base al tipo di disabilità. Si và dal laboratorio di cucina, utile per lo sviluppo della coordinazione Oculo-Manuale, al laboratorio cognitivo utile a sviluppare le capacità cognitive dei ragazzi, all’allestimento di progetti come “Io cittadino” progetto utile a rendere i ragazzi consapevoli della loro “coscienza civica”, elemento fondamentale per la loro inclusione, al laboratorio di teatro e alle escursioni settimanali, utili per promuovere una volta di più la socializzazione tra i ragazzi; Concludendo con il laboratorio “delle autonomie personali” dove i ragazzi si impegnano, opportunamente guidati dagli operatori, nello svolgimento delle faccende domestiche (esercizio “principe” per quanto riguarda lo sviluppo dell’autonomia personale). 

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, maturata nei due anni, come volontario, posso dire di aver cambiato radicalmente la mia concezione di società e disabilità, cose che mi hanno portato a guardarmi in modo diverso e raggiungere un livello di maturazione personale sin lì impensabile.

Questa mia maturazione è stata resa possibile dal fatto che ogni attività, proposta ai ragazzi, rappresentava in primis per me un “ostacolo” da superare; ostacolo che io dovevo, necessariamente, superare per essere sicuro di fornire ai ragazzi il sostegno di cui necessitavano. 

In conclusione, per quanto detto sin qui, riguardo la mia sfera personale non posso non archiviare questa esperienza come un esperienza positiva, nella quale la mia partecipazione al terzo settore, si è svolta in maniera attiva, cosa che io consiglio di fare a chiunque.

 

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FIA, Insieme contro l'indifferenza

FIA, Insieme contro l’indifferenza

FIA, Insieme contro l’indifferenza

FIA: C’è una Onlus il cui motto insegna:

“Collaborare con le popolazioni povere e bisognose per favorire il loro progresso sociale e culturale così da poter un giorno lasciare operare in autonomia e piena dignità coloro che hanno beneficiato del nostro sostegno”.
Stiamo parlando della FIA, Farmacisti in aiuto.

FIA: Tutto ha avuto inizio nel 2002, con l’avvento dell’euro, nelle Farmacie Comunali di Fiumicino (Roma) e all’impulso iniziale dettato da un gruppo di amici tra cui il dott. Marco Tortorici promotore, divulgatore e principale ideatore dell’iniziativa.
L’idea primaria era quella di aiutare una missione dei Padri Stimmatini di Verona, a realizzare una piccola farmacia in Tanzania. Posizionando circa 100 salvadanai in diverse attività commerciali del nostro territorio si volevano raccogliere le lire rimanenti in circolazione. Ma passati cento giorni, con grande sorpresa, videro che le donazioni in euro erano di molto superiore alle lire.

La gente aveva condiviso con fiducia il loro progetto!

Così nel 2003 decisero che l’impegno, dimostrato in quell’occasione, potesse trasformarsi da occasionale in uno stile di vita professionale, che caratterizzasse la loro attività quotidiana.

Nel 2003 e nel 2004, in meno di due anni, la FIA è riuscita a far sostenere a distanza ben 100 bambini africani, ai quali se ne sono aggiunti altri 30 indiani, adottati nel Kerala, dove nel frattempo era stato aperto un secondo fronte di aiuti, grazie all’Associazione Namastè.

Nel 2005 poi l’ASSOFARM, la Federazione delle Farmacie Comunali Italiane, ha proposto quest’iniziativa a tutte le altre farmacie comunali italiane. Molte sono state le farmacie che hanno aderito, grazie all’impegno dei farmacisti che hanno voluto condividere quest’esperienza.

Alla fine del 2006 i Farmacisti in aiuto riescono a sostenere quasi trecento bambini con l’aiuto dei Padri Stimmatini in Tanzania e Namastè in India. E grazie agli operatori sul campo indiano di quest’ultima e al sostegno indispensabile della Loacker Remedia di Prato Isarco (BZ), si inizia la costruzione di un villaggio fatto di mattoni a Kattuvila, nell’India del Sud. Ad Agosto 2006 vengono consegnate le prime 10 case. Le altre 18, che saranno costruite nel 2007 e nel 2008, offriranno a decine di persone, che vivono in capanne fatte unicamente da foglie di palma intrecciate, un tetto sicuro ed una vivibilità prima inimmaginabile.

La FIA si è poi ulteriormente attivata per la costituzione di un Banco, cioè di un fondo, realizzato tramite il posizionamento del maggior numero possibile di salvadanai in farmacia, per garantire le necessarie coperture ai molti progetti di intervento che crescevano.

I Farmacisti in aiuto attualmente contano più di 100 adesioni alla causa dell’associazione, tra i professionisti del settore farmaceutico e delle farmacie del territorio italiano.

FIA, Insieme contro l’indifferenza

Sono persone animate da un desiderio comune di solidarietà che hanno fatto propri i principi, la missione e il codice etico di questa straordinaria Onlus.

Grazie al Banco dei farmacisti in aiuto, nel 2006 è stata realizzata la costruzione di un villaggio, composto da 25 abitazioni in muratura, nel Tamil Nadu, in India. A decine di persone, vittime dello Tsunami del 2004, è stato donato un tetto sicuro garantendo una qualità di vita prima inimmaginabile.
Dal 2006 in poi i fondi sono serviti a sostenere a distanza quasi 300 bambini,
garantire l’approvvigionamento alimentare ad un lebbrosario, sponsorizzare l’apertura di due dispensari farmaceutici in India con un bacino di utenza di circa 70.000 persone che riescono a fornire assistenza medica e farmaceutica gratuita, sostenere le spese di gestione annuali per uno dei due dispensari farmaceutici In India, aiutare un ospedale in Tanzania che fornisce assistenza medico-farmaceutica a circa 160.000 persone, costruire pozzi per l’approvvigionamento idrico in zone disagiate, finanziare interventi d’urgenza a pazienti in gravi condizioni di vita che non sarebbero altrimenti riusciti a pagare le spese chirurgiche, finanziare idee di impresa al fine di creare piccoli circuiti di microcredito.

Chi volesse avere maggiori informazioni e donare il proprio contributo in termini di tempo o denaro a questa meravigliosa associazione, può visitare 

 

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Curriculum: Essere buoni, paga?

Curriculum: Essere buoni, paga?

Essere buoni, paga (almeno nel curriculum)?

 

Curriculum: Pubblichiamo di seguito, un articolo molto interessante in versione integrale, con l’autorizzazione e il benestare dell’autore Osvaldo Danzi.

Curriculum: Essere buoni, paga?

Curriculum: Il manuale del bravo Responsabile del Personale, al capitolo 3 narrava che se un candidato inseriva nel curriculum alla voce “hobbies” la pallavolo, era evidente che quel candidato avesse evidenti attitudini al lavoro in gruppo e spirito di squadra. Inserire “leggere” o “viaggiare” era fra quelle caratteristiche che denotavano nel candidato una profondità intellettuale sui generis e una mentalità molto aperta. Poco importava alla fine se il viaggio più lungo che avesse fatto fosse stato ai Prati di Tivo con i Boy-Scout e quel “leggere” era circoscritto alla Gazzetta dello Sport o alle istruzioni del cellulare.

Tuttavia, una volta sdoganato anche il golf come sport atto alle dinamiche di team building (terminati i ponti tibetani, l’orienteering, le passeggiate sui fuochi ardenti, la vela, il rugby e lo shanghai), sono caduti anche gli ultimi preconcetti, probabilmente dopo aver sorpreso a rubare in magazzino quei candidati cui il test di calligrafia aveva restituito un “affidabili, coscienziosi, focalizzati sul risultato” (questa è una storia vera. Insieme a quella dello psico – consulente che faceva il pendolo ai curriculum che tuttavia merita un articolo a parte).

Sebbene anche Linkedin adesso preveda la possibilità di inserire sul proprio profilo alcune voci legate al volontariato, alla cause civili e alla donazione di sangue, viene da chiedersi se al di qua della Manica queste attitudini vengano prese in considerazione seriamente da chi seleziona il personale e vengano ritenute strategiche ai fini dell’inserimento di un nuovo candidato in azienda. In questo stesso numero, in maniera sorprendentemente trasparente Simone Sgueo direttore del personale di Save the Children ed una provenienza da Philip Morris ha dato la sua risposta.

Sorprendente, per l’appunto. Andatela a leggere.

La mia esperienza personale (di donatore seriale di sangue con specializzazione in volontariato estremo) mi spinge a dire che una regola di fatto non c’è, ma dipende molto dal reclutatore. Di certo l’organizzazione umanitaria soffre del pregiudizio di non essere considerata “azienda a tutti gli effetti” e quindi vista più come un’entità più o meno auto organizzata che non soffre (e non gode) delle dinamiche tipicamente aziendali.

Dunque, il recruiter potrebbe considerare favorevolmente un candidato proveniente da questo settore se volesse valutarne principalmente le soft – skills legate al carattere e alla sensibilità nei confronti di temi e modalità sociali. Si presume che un candidato di questo genere sia Persona accomodante, che evita i conflitti, disponibile alla mediazione, orientato al lavoro di gruppo, capace di grande empatia, favorevole alla condivisione e creatore di climi favorevoli.

( Fra le altre cose, proprio stamattina ho assistito ad una conversazione telefonica di un Responsabile del Personale che affermava che i gay cucinano bene e i neri hanno un senso innato della musica).

Molto più frequentemente potrebbe incontrare il recruiter di un’azienda molto orientata al business, agli obbiettivi, al focus economico al punto da considerare questo candidato non idoneo ad abitare situazioni complesse, rivelando così un giudizio sfavorevole. Eppure chi conosce approfonditamente il Terzo Settore e il volontariato in generale sa quanto sia importante trovare soluzioni in tempo reale a problemi al cui confronto il ritardo di una fornitura è una bazzeccola. Chi ha lavorato nel volontariato ha dovuto gestire una complessità di modi di vivere e di pensare, microcosmi complessi che in confronto l’atavica diatriba fra commerciali e amministrativi viene derubricata a una lite fra comari.

Allora, come affrontare un colloquio di selezione per un’azienda strutturata se il vostro recruiter di riferimento vi lancia uno sguardo a metà strada fra l’ammirazione e la patetica certezza che uno come voi, vestito ai saldi di AltroMercato, insaziabile fan della farina di avena e dei fiocchi di tapioca, agguerrito nemico dell’olio di palma e dunque di tutte le creme al cioccolato in vasetti di vetro che qui non nomineremo nel rispetto totale della Liturgia No Logo, mai e poi mai potrebbe capire le dinamiche complesse e spesso border line dal punto di vista etico di una grande multinazionale come la nostra?

Certo, anche quella specie di manichino tutto griffato, con un master alla Bocconi in internazionalizzazione d’impresa e teoria e tecnica del parcheggio in seconda fila tanto paga papino, costantemente in vacanza alle isole Lampados, sicuro di sé e del suo Business English, non è poi così rassicurante.

E allora, quello è il momento in cui dovrete fare leva su tutto il coraggio che avete accumulato in 114 sedute di autostima e Yoga Intensivo e ricordarvi degli odori e i dolori che vi ha lasciato la strada, delle corse e le emergenze nel cuore della notte, del senso di pace e di gratitudine nel condividere un pasto alla mensa degli ultimi, della rabbia con cui avete raccolto i resti di un maltrattamento, pacata la paura di un ringhio e disarmata la lama di un coltello, tradotto le parole alcoliche o semplicemente straniere a questa terra, rimboccato le coperte di chi non abita il vostro stesso tetto e provare a chiedere come, quando e dove possano esserci obbiettivi che non possiate essere in grado di raggiungere, una volta vissuto tutto questo.

E provarlo a tradurre sul curriculum.

Articolo pubblicato da Osvaldo Danzi sul blog “Senzafiltro”

 

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Angeli: “Ho scritto la stessa cosa ma con parole diverse!” Questo dice l'angelo del video per aumentare le donazioni dei passanti.

Angeli: esistono veramente e sono tra noi

Angeli esistono e sono tra noi

“Ho scritto la stessa cosa ma con parole diverse!”

Questo dice l’angelo del video

per spiegare come ha fatto ad aumentare le donazioni dei passanti.

 

Angeli esistono veramente e sono tra noi:

Angeli: Questo video è tra i più famosi per chi si occupa di Comunicazione Sociale e raccolta fondi (Fundraising).
E’ un esempio di Storytelling: l’arte di replicare gli schemi retorici della narrativa per portare il pubblico a riconoscersi e connettersi emotivamente. PHI Foundation lo propone come esempio perché induce a riflettere sull’importanza di scegliere le parole per scatenare un’azione in supporto ad una causa: non è importante solo il fine della causa, ma anche la scelta delle immagini e delle parole con cui la si esprime.

Angeli: esistono veramente e sono tra noi

Girato dai copywright di “The Power of Words“, questo video è in realtà la trasposizione video di un aneddoto raccontato da David Ogilvy, il famoso pubblicitario.

Vediamolo.

Abbiamo accennato che è un esempio di Storytelling, ossia di uso della tecnica narrativa a fini della comunicazione. Infatti, il riconoscimento emotivo è dovuto al fatto che si tratta di un vero e proprio racconto, di cui ne rispetta il tessuto narrativo: esiste un martire (il non vedente), un antagonista (l’apatia generale), un eroe della storia (la ragazza) che con la sua azione (cambiare il cartello) trasforma gli eventi positivamente (le donazioni cominciano).

Il fatto di ricorrere alle fiabe cui siamo abituati (da piccini), aumenta il risveglio dell’immaginazione e semplifica l’immedesimazione nella vicenda, attivando le emozioni e l’efficacia della “call to action”.

 

Sei un’organizzazione non profit (ONP) e desideri supporto “Gratuito” o vuoi avviare una campagna di Raccolta Fondi?
Chiedi a PHI FOUNDATION (Social Fundraising Community)

 

PHI Foundation sostiene lo sviluppo del programma BorgoViVo indirizzato alla rivalorizzazione dei Comuni a rischio spopolamento

 

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Primolegno : Non Profit incontra la Creatività

Primolegno : Non Profit incontra la Creatività

Primolegno : quando il non profit incontra la creatività

 

Dalla Brianza arriva un’idea unica nel suo genere: Primolegno.

Primolegno è il progetto no-profit sostenuto dall’azienda Galimberti.

L’azienda Galimberti e la cultura del legno 

La Galimberti rappresenta una delle ditte italiane più importanti nel settore manifatturiero del legno. L’azienda si occupa precisamente di costruzioni di tetti, travi e parquet in legno, con l’utilizzo degli scarti di lavorazione per il riscaldamento.

Fu nel 2016 che nacque l’idea di fare degli scarti della lavorazione qualcosa di più. Da questa intuizione particolare nacque quello che oggi è Primolegno.

Gabriele Galimberti è, assieme al fratello Giuseppe, l’amministratore dell’azienda e anche l’ideatore di Primolegno. Gabriele racconta che un giorno prese alcuni degli scarti rimasti durante la lavorazione e li donò ai due figli per portarli a scuola e giocare con i compagni. Un gesto quasi banale, ma che si rivelò di successo. Da quel giorno, appunto, Primolegno è arrivato in diversi istituti del territorio lombardo, sostenuto da genitori, insegnanti e da associazioni no-profit del luogo.

Sì, perché l’idea è stata accolta con grande entusiasmo da parte dei dirigenti scolastici e dai genitori che hanno visto rispettivamente nei loro alunni e nei loro figli la voglia di creare e sperimentare. In diverse scuole del lecchese sono nati diversi laboratori creativi, grazie a questi scarti i bambini hanno potuto dare sfogo alla loro arte. Tra le altre, una scuola si è distinta particolarmente aggiudicandosi, qualche mese fa, il premio miglior presepe della Diocesi di Milano. Ed è inutile dire che il presepe era per l’appunto ideato e costruito dai bambini di quella scuola con gli scarti di legno, decorati con nastrini e bottoni colorati.

Primolegno e l’educazione alla sostenibilità 

Primolegno è, quindi, un progetto molto interessante soprattutto perché è no-profit. L’azienda Galimberti, infatti, non chiede nulla in cambio degli scarti di lavorazione. Questi sono donati generosamente a tutte quelle classi scolastiche e a tutti quegli educatori che vogliono dare un insegnamento importante ai più piccoli: il riciclo degli oggetti.

Spesso i bambini prendono ad esempio il comportamento degli adulti e non valorizzano gli oggetti dopo averli usati, Primolegno mira a sensibilizzare i bambini e a sottolineare che si può dare una seconda vita ad un oggetto già utilizzato; grazie a questo riciclo creativo è inoltre possibile ridurre la quantità dei rifiuti altrimenti destinati alle discariche e realizzare nuovi oggetti a costo zero.

Primolegno è creatività, sostenibilità ed ecologia.

Tuttavia poche aziende in Italia si cimentano in progetti del genere e forse per mancanza di interesse perdono la bellezza di un lavoro straordinario e socialmente proficuo.

 

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Charity: Water (Acqua)

Charity: Water

Charity: Water (Acqua)

 

Charity: L’articolo di oggi lo voglio dedicare a qualcosa di essenziale alla vita, qualcosa che spesso e volentieri viene data per scontata e persino sprecata. Qualcosa di cui capiamo l’enorme valore solo quando ci viene a mancare, anche solo per poche ore. E pensare che ci sono Paesi che non l’hanno mai avuta disponibile!
Sto parlando dell’acqua.

Oggi, nel pianeta, 1,1 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, mentre per 2,6 miliardi di persone mancano i servizi sanitari di base. Otto milioni di persone l’anno muoiono a causa della mancanza d’acqua e delle malattie legate alla mancanza di servizi igienico-sanitari (3.900 bambini al giorno) e secondo le stime dell’Onu nel 2030 fino a tre miliardi di persone potrebbero rimanere senz’acqua.
Queste cifre, che è bene ricordare nella Giornata mondiale dell’acqua che dal 1992 si celebra ogni 22 marzo, non sono il frutto di una mancanza della risorsa. Il totale dell’acqua dolce disponibile per gli ecosistemi e per gli uomini è di 200.000 km3 d’acqua, che corrisponde all’1% di tutte le risorse d’acqua dolce e solo lo 0,01 di tutta l’acqua della terra. Ma questo 0,01 % sarebbe sufficiente per le esigenze di tutte le popolazioni. Il problema con cui ci confrontiamo è soprattutto un problema di governabilità: come condividere l’acqua in modo equo assicurando la sostenibilità degli ecosistemi.

Le malattie da acqua non potabile e la mancanza di servizi igienici di base uccidono più persone ogni anno di ogni forma di violenza, compresa la guerra.
Il 90% dei 30.000 morti che si verificano ogni settimana a causa dell’acqua non potabile e le condizioni di vita non igieniche sono bambini sotto i cinque anni. L’OMS riporta che oltre il 3,6% del peso globale delle malattie può essere prevenuta semplicemente migliorando l’approvvigionamento idrico, servizi igienico-sanitari e igiene.

In Africa solo, le persone trascorrono 40 miliardi di ore ogni anno a camminare per prendere l’acqua. Donne e bambini portano di solito il peso della raccolta facendo a piedi lungi tragitti per arrivare alla fonte più vicina, che non è protetta e probabilmente pure contaminata.
Il tempo trascorso a piedi e le malattie derivanti costringono i bambini a saltare la scuola, e gli adulti a stare a casa e prendersi cura delle loro famiglie, non lavorando. I lunghi tragitti poi sono occasione di molestie e violenza sessuale. Con l’acqua potabile nelle vicinanze, le donne sarebbero libere di perseguire nuove opportunità e migliorare la loro vita e quella delle loro famiglie.

Ancora una volta abbiamo l’opportunità di fare la differenza e organizzazioni come Charity: water vanno prese come esempio per l’incredibile impegno che svolgono.

 

Charity: water è un’organizzazione non-profit americana, il cui obiettivo è portare acqua pulita e potabile a persone in nazioni in via di sviluppo.

Investono il denaro raccolto per costruire progetti idrici di proprietà della comunità di tutto il mondo. Un team che lavora a stretto contatto per garantire che ogni dollaro raccolto sia investito al meglio, adottando le soluzioni che garantiscono la continuità della fornitura dell’acqua.

Si avvalgono di partner selezionani per scegliere le posizioni dei punti d’acqua in base alla geografia e alle valutazioni dei bisogni . Essi considerano anche la possibilità di costruire forti relazioni con gli stakeholder locali, il rischio di sovrapposizione con il lavoro di altre organizzazioni e la disponibilità di parti di ricambio e servizi di riparazione.
Charity: water dal 2006 può vantare i seguenti progressi:

  • 17,370 progetti d’acqua
  • 5.500.000 sono le persone che hanno avuto accesso all’acqua pulita
  • 25 i partner locali.

Finanziamento dei progetti di acqua in 24 paesi in tutto il mondo – in Africa, Asia, America centrale e meridionale.
Purtroppo nel mondo gli “affari” intorno all’acqua rappresentano un giro economico grande, molto grande. Ma non è la questione del business quella che dovrebbe spingere le azioni umane, sopratutto in questo caso vitale.
Nella Caritas in Veritate, Benedetto XVI scrive:

“Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”.

Per garantire quest’obiettivo, occorre che ai Paesi poveri siano trasferite le tecnologie e le risorse economiche perché – attraverso gli investimenti necessari – si dotino delle infrastrutture indispensabili per accedere alla risorsa acqua.
Solo così, si potrà considerare il bene acqua equivalente ad un diritto fondamentale.

 

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Valore Sociale: il nuovo modello

Valore Sociale: il nuovo modello

La Social Innovation: un nuovo modo di concepire il Sociale

 

Valore Sociale: il nuovo modello

Valore Sociale: Si sente parlare sempre più spesso di Social Innovation, ma che cos’è? Oggi,  “l’innovazione sociale” è rappresentata da molteplici contenuti che possiamo sintetizzare in 3 principi base: interazione, innovazione e collaborazione.

Non esiste ancora un modello tangibile ed efficace delle vere e proprie linee guida”, la Social Innovation  ha bisogno di essere compresa non solo dagli operatori del settore ma anche dalle istituzioni e dalle imprese dato che si parla di modelli collaborativi.

La Regione Piemonte ha coordinato la realizzazione di  un documento sul tema dell’innovazione sociale. Il primo vocabolario italiano della Social Innovation, pubblicato in rete da Mixura, che ne spiega i concetti base.

L’innovazione sociale deve generare un cambiamento in grado di produrre un valore economico, e qui entra in campo la tecnologia quale efficace strumento per la Social Innovation che si sviluppa su varie piattaforme per le iniziative sociali: crowdfunding, sharing economy, shopping solidale. Nuovi modelli nati per facilitare la collaborazione sociale nel finanziare progetti o raccogliere fondi con l’aiuto della collettività.

Uno sguardo al futuro sull’innovazione sociale verso il cambiamento e la contaminazione con la collaborazione da parte delle aziende, per raggiungere risultati di natura sociale che nel soddisfare i bisogni genera il benessere della collettività.

L’innovazione sociale o Social Innovation, propone nuove modalità  di azione nel contesto sociale per il coinvolgimento della comunità attraverso modelli in continua evoluzione. Si aprono nuovi scenari offrendo la possibilità di collaborazioni tra soggetti appartenenti a mondi diversi (non profit, pubblico, privato, ecc..) che si uniscono per il raggiungimento di un interesse comune.

La creazione del valore sociale attraverso forme di collaborazione tra una rete di soggetti diversi con l’obiettivo di migliorare e soddisfare i bisogni sociali.

Per chi è interessato ad approfondire l’argomento può iscriversi gratuitamente all’evento che si terrà a Roma il 25 maggio Non profit Leadership Forum, organizzato dall’associazione europea di consulenti ad alto livello Eu Consult Italia.

Di seguito sono elencati i temi trattati nella terza edizione:

  • Scenari per l’innovazione sociale.
  • Inquadramento del settore: numeri e tipologie di attori coinvolti, la riforma del terzo settore
  • Gli attori del cambiamento, dal Non profit alle PA.
  • Le nuove modalità di collaborazione e partnership tra enti Profit e Non profit, Pubblica Amministrazione, istituti universitari (Service learning), investitori istituzionali, finanza a impatto sociale e sistema bancario
  • Esperienze di contaminazione.
  • La relazione con le imprese tradizionali e le possibili forme di collaborazione (il caso delle B­corp)
  • Uno sguardo al futuro.
  • Trend, andamento e prospettive future per il Terzo Settore

Ad oggi l’innovazione sociale nel mondo profit è solo marginale mentre sono le organizzazioni no profit ad esserne protagoniste; non per altro uno degli obiettivi dell’evento Non profit Leadership Forum è quello di stimolare la crescita delle professionalità nel Terzo Settore e della Responsabilità Sociale d’impresa in Italia.

Per maggiori informazioni.

 

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Acquisti Online e Raccolta Fondi

Acquisti Online e Raccolta Fondi

LA RACCOLTA FONDI PASSA ATTRAVERSO GLI ACQUISTI ONLINE

 

Acquisti Online e Raccolta Fondi

Sappiamo che sempre più oggi la raccolta fondi delle associazioni no profit avviene online, inoltre se andiamo a guardare alle principali modalità con cui gli italiani effettuano donazioni possiamo notare come l’acquisto di beni risulti essere al terzo posto; mettiamo assieme questi due elementi ed il gioco è fatto: oggi è possibile fare acquisti online e contemporaneamente sostenere una no profit.

Sono numerose le piattaforme che si sono sviluppate recentemente e che offrono la possibilità di fare acquisti online e contemporaneamente sostenere una o più no profit tra quelle che hanno deciso di iscriversi ai portali. In questo caso non stiamo parlando di acquistare gadgets, prodotti di artigianato o fare donazioni online sul sito della nostra associazione, ma di veri e propri portali per lo shopping online che devolvono parte del ricavato della vendita. In poche parole dobbiamo comprare il regalo di Natale ai bambini ,o quello di compleanno ad un amico, oppure prenotare un weekend in montagna? Possiamo farlo senza costi aggiuntivi presso uno dei numerosi siti che offrono questa possibilità.

Acquisti Online e Raccolta Fondi

Come in altri casi anche questa è una tendenza che arriva dal mondo anglosassone, in particolare dagli Stati Uniti. La National Retail Federation ha stimato che durante le feste natalizie ogni famiglia americana avrebbe speso in media 935,58 dollari, questo si traduce in milioni di dollari che se spesi attraverso questi portali potrebbero andare ad incrementare le donazioni delle associazioni no profit.

Sono tantissime le associazioni e le iniziative che si possono sostenere: progetti di cooperazione allo sviluppo, parchi naturali, musei, programmi di istruzione, etc. Ad esempio sul sito del MoMa è possibile acquistare una grandissima varietà di prodotti e sostenere così il Museo d’arte moderna di New York, oppure attraverso il sito Make it better è possibile fare shopping e decidere a quale tra le associazioni iscritte è possibile devolvere il 10% del valore dei propri acquisti, ma i siti americani che permettono questo tipo di donazioni sono veramente moltissimi.

Acquisti Online e Raccolta Fondi

Anche in Italia è stato di recente aperto un portale che permette di fare shopping online e sostenere le attività di associazioni no profit. Si tratta di Helpfreely, un portale attraverso il quale è possibile fare acquisti di qualsiasi genere dal cinema, all’abbigliamento, alle camere d’albergo, praticamente qualsiasi cosa grazie alla possibilità di connettersi tramite un’apposita app ai maggiori siti di acquisti online (Amazon, Zalando o Booking per citare solo alcuni dei più famosi).

Considerato il trend crescente degli italiani a sostenere le no profit attraverso acquisti e all’incremento delle donazioni ma soprattutto degli acquisti online, questi portali rappresentano sicuramente una grandissima nuova opportunità per molte associazioni, che hanno così a disposizione un nuovo strumento, facile e decisamente economico, per fare raccolta fondi ed ottenere visibilità nel web.

 

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Malattie rare: mostra la tua rarità

Malattie rare: mostra la tua rarità

Malattie rare: mostra la tua rarità

La Giornata delle Malattie Rare

Malattie Rare: La “Rare Desease Day” che si celebra tradizionalmente il 28 febbraio, è arrivata nel 2019 alla 12a edizione.

L’obiettivo principale della Giornata delle Malattie Rare è quello di aumentare la consapevolezza tra il pubblico e i principali opinion leader sulle malattie rare e il loro impatto sulla vita dei pazienti.

È un momento di maggiore attenzione sentito dai pazienti e dalle loro famiglie per lanciare un appello globale a tutti i soggetti politici o enti pubblici affinché si impegnino per migliorare le condizioni di vita delle persone e delle famiglie che si trovano ad affrontare una malattia rara, ognuno per il proprio campo di competenza.

La Fondazione Alessandra Bisceglia VivAle Onlus, a 10 anni dalla sua nascita, conferma la sua presenza alla Campagna di comunicazione per la 12° Giornata Internazionale delle Malattie Rare .

 

Malattie Rare

L’Organizzazione No-profit, con sede a Roma e a Lavello (PZ), ha come scopo lo studio e la cura delle anomalie vascolari.

La Fondazione nasce per volontà degli amici e colleghi di Alessandra Bisceglia i quali hanno ritenuto che la sua storia potesse essere un vero esempio di vita e che nel suo nome potessero compiersi azioni di aiuto rivolte a chi vive problemi simili ai suoi, coniugando così ricordo con impegno sociale e volontariato.

L’obiettivo principale della Fondazione, infatti, è assistere il paziente e la sua famiglia in questo difficile cammino.

Questo grande evento internazionale si concentra quest’anno su un tema molto caro alle famiglie dei pazienti: “Integriamo l’Assistenza Sanitaria con l’Assistenza Sociale”.

La maggior parte di esse, infatti, convive quotidianamente con diverse attività e servizi da coordinare: visite mediche, recupero di medicinali, la loro somministrazione anche in luoghi diversi dalla propria abitazione, l’utilizzo di attrezzature specialistiche o l’accesso a vari servizi di supporto sociale per la famiglia.

Se a queste attività si devono aggiungere anche il lavoro, la scuola e il tempo libero, può essere difficile da gestire.

La campagna Social #ShowYourRare

Oggi, purtroppo, si stimano circa 300 milioni di persone affette da 6.000 patologie rare.

E’ sempre più frequente, oggi, contrarre una malattia rara. Per questo motivo, sui Social Media è partita la campagna di comunicazione #ShowYourRare.

Guarda il video spot di #ShowYourRare 2019 per ispirarti a dipingere il tuo viso e “mostra la tua rarità” durante il mese di febbraio per la Giornata delle Malattie Rare 2019.

È semplice partecipare!

Ø  Dipingi il tuo viso usando vernici per il viso dai colori vivaci

Ø  Posa per un selfie o una foto di gruppo

Ø  Pubblica l’immagine sui social media utilizzando gli hashtag #ShowYourRare e #RareDiseaseDay

Condividi il tuo selfie #ShowYourRare in qualsiasi momento per tutto il mese di febbraio, compreso il giorno delle malattie rare.

Puoi anche utilizzare l’hashtag #ShowYourRare o aggiungere la foto sul tuo profilo Facebook o Twitter.

Segui la campagna #ShowYourRare su Facebook, Twitter e Instagram. Partecipa anche tu!

 

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Profili del volontariato in Italia

Profili del volontariato in Italia

Profili del volontariato in Italia: impegno a tutte le età

 

Profili del volontariato in Italia

Profili: L’identikit del volontario in Italia è stato tracciato di recente  da uno studio  condotto  dalla “Fondazione Volontariato e Partecipazione” in collaborazione con il Banco Popolare dal titolo:

“I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa”.

Profili: Lo studio fornisce una precisa e dettagliata descrizione del volontariato italiano, prelevando dati forniti da due fonti importanti: l’indagine sugli Aspetti della Vita Quotidiana degli italiani (Istat) e l’indagine campionaria sulle organizzazioni di volontariato in Italia.

Profili del volontariato in Italia

I consentono di misurare in modo attendibile il numero dei volontari che svolgono la loro attività dentro le Organizzazioni di Volontariato: nel complesso i volontari nelle organizzazioni sono 1,7 milioni sui 6,6 milioni circa che in Italia si dedicano al volontariato nelle sue diverse forme organizzate o informali ( 3,2% della popolazione italiana con più di 14 anni).

Il quadro che emerge dall’indagine è ricco di fattori positivi: chi contribuisce alle attività di volontariato è in media più istruito rispetto a chi non lo fa (il 21,2% è laureato rispetto all’11,2 di chi non si impegna). Ma è anche maggior fruitore di libri, più interessato ai problemi sociali  e politici, più soddisfatto della propria vita e più ottimista per il futuro.

Uno studio che fornisce una immagine positiva del volontariato -commenta il Presidente del Centro Nazionale per il Volontariato Edoardo Patriarca-. Sottolineo un aspetto: emerge chiaramente come l’integrazione sociale attraverso il lavoro incentivi la partecipazione al volontariato che a sua volta rafforza ulteriormente l’integrazione sociale di chi lo pratica, creando un circolo virtuoso. Ancora più evidente risulta fra i presidenti i quali provengono per la quasi totalità dal mondo del lavoro”.

“La probabilità di fare volontariato in un’organizzazione -aggiunge il presidente della Fondazione Volontariato e Partecipazione Alessandro Bianchini– è massima fra i laureati, 5,5%, e tra coloro che dispongono di elevate risorse economiche 5,3%. In definitiva è superiore alla media fra gli uomini, fra coloro che hanno un’età compresa fra i 45 e i 64 anni, i diplomati, gli occupati, gli studenti, i pensionati e fra coloro che hanno un reddito familiare  adeguato alle proprie esigenze”.

L’età media dei volontari delle Organizzazioni di Volontariato è in linea con quella della popolazione, 48,1 anni a fronte del 48,7 della popolazione nel suo complesso. Il ruolo ricoperto dentro le OdV è influenzato dall’età: i presidenti delle OdV hanno in media 58 anni, dieci in più rispetto ai volontari delle stesse organizzazioni, e arrivano a ricoprire quel ruolo dopo un periodo lungo di gavetta. I giovani adulti con meno di 35 anni sono un quasi quarto dei volontari (23,9%) e solo il 4,1% dei presidenti ha meno di 35 anni, il 10,3% è fra i 35 e i 44 anni. L’anzianità appare premiante perché rispecchia l’anzianita di attività di volontariato. L’analisi dei dati  ci consente di determinare che la maggiore probabilità di fare volontariato è dai 45 anni in poi, quando l’attività lavorativa si è consolidata e i figli sono mediamente più grandi.

 

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SMS Solidale: Tu puoi ridargli la vista!

SMS Solidale: Tu puoi ridargli la vista!

SMS Solidale: Tu puoi ridargli la vista!

Tu puoi ridargli la vista! Dona con un SMS solidale

SMS Solidale: Nel mondo, ogni minuto un bambino diventa cieco.

SMS Solidale: Ad oggi, la cecità infantile è inarrestabile: ogni minuto un bambino diventa cieco e nel 60% dei casi muore entro 1 anno dal momento in cui ha perso la vista. Eppure secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 40% dei casi, la cecità potrebbe essere evitata con interventi mirati. Basterebbe infatti una diagnosi precoce o un intervento mirato per curare e fermare le principali cause.
L’OMS stima che ad oggi circa 600 milioni di persone sono ipovedenti a causa di difetti refrattivi, facilmente correggibili con un paio di occhiali.
I difetti agli occhi, più o meno gravi, da tempo possono essere corretti infatti con l’ausilio di lenti o operazioni mediche. Comprare un paio di occhiali o operare per correggere miopia, astigmatismo, ipermetropia sono azioni di routine nei Paesi sviluppati, ma può sembrare una rarità e un’operazione complessa, invece, in alcuni Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina.

In occasione della Giornata Mondiale della vista, CBM lancia “Apriamo gli occhi”, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi contro la cecità infantile.

“Apriamo gli occhi” vuole combattere la cecità evitabile, adottando semplici precauzioni, che a noi sembrano attività di routine, intervenendo in 15 Paesi tra Africa, America Latina e Asia attraverso ospedali e cliniche oculistiche mobili.

L’obiettivo è quello di raggiungere 13.000 persone attraverso:
• operazioni chirurgiche per ridare la vista a bambini e adulti
• 6.000 paia di occhiali da vista per correggere i difetti refrattivi.

I medici di CBM, con i fondi raccolti, potranno realizzare operazioni oculistiche per i bambini delle famiglie più povere, allestire cliniche oculistiche mobili e fare attività di screening per seguire i ragazzi che vivono lontano dagli ospedali.

Dona 2 euro con un SMS solidale o con una chiamata da rete fissa al numero 45594 e contribuisci a sostenere i progetti di lotta alla cecità!

Per maggiori informazioni visita il sito www.phifoundation.com

 

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Violenza sulle donne e femminicidio

Violenza sulle donne e femminicidio

Violenza sulle donne e femminicidio:
la prevenzione passa anche dalle Associazioni.

Violenza sulle donne e femminicidio: A pochi giorni dall’assassinio di Sara Di Pietrantonio a Roma, ci si interroga su come potenziare la legge anti-violenza sulle donne e su quale sia il valore aggiunto delle associazioni nella prevenzione.

Violenza: Da qualche giorno un drappo rosso sventola dalla finestra dell’ufficio della presidente della Camera. Anche Laura Boldrini, infatti, ha aderito all’iniziativa spontanea, diffusa tramite il web e WhatsApp, per non dimenticare l’ennesimo efferato femminicidio commesso ai danni di Sara, 22 anni, brutalmente uccisa lo scorso 29 maggio per mano dell’ex fidanzato.

Sebbene i dati ci mostrino una lieve diminuzione dei casi dal tragico 2013, anno in cui sono stati registrati 179 episodi di femminicidio, la percezione comune è invece molto diversa. L’ultimo caso, quello di Sara, rileva quanto la violenza sulle donne non sia un fatto legato ai soli numeri.

Violenza: Ogni donna uccisa per mano di un fidanzato, marito o ex che non si è rassegnato alla rottura, ci ricorda quanto questo sia ormai un problema che riguarda tutte e tutti.

Non solo perché Sara potrei essere io o mia figlia o la mia amica, ma soprattutto perché è sintomo di un disallineamento tra l’uguaglianza tra i sessi teorizzata dalla società e l’assoggettamento vissuto da molte donne nella propria sfera personale, che diventano oggetto di possesso dei loro uomini senza rendersene conto.

Sul tema ci si interroga da tempo. Ad oggi, le pene per reati legati alla fattispecie sono state inasprite ed è stato introdotto il reato di stalking. Ma molto c’è ancora da fare sul piano della parità tra i generi. Solo lo scorso 11 maggio la Presidenza del Consiglio ha affidato la delega per le Pari Opportunità alla Ministra Boschi. Il Ministero senza portafoglio, creato 20 anni fa, era rimasto vacante dal 2013.

È una buona notizia! Il Governo Italiano ha finalmente accolto le richieste di maggiore attenzione al tema della parità di genere, provenienti dalla società civile e dal mondo delle associazioni che operano a favore delle donne.

Zapatos Rojos: installazione di Elina Chauvet, esposta anche in Italia dal 2013 (Milano, Genova, Lecce e Torino), per dire basta alla violenza sulle donne.

Zapatos Rojos: installazione di Elina Chauvet, esposta anche in Italia dal 2013 (Milano, Genova, Lecce e Torino), per dire basta alla violenza sulle donne.

 

Violenza sulle donne e femminicidio

Come ribadito ad esempio da ActionAid, che in occasione della Festa delle Donne dello scorso 8 marzo, ha lanciato la campagna #DonneCheContano per ricordare all’esecutivo quanto sia necessario una figura istituzionale per promuovere le prevenzione a tutte le forme di discriminazione e per combattere la violenza di genere. La petizione continua fino al raggiungimento dell’obiettivo, vale a dire l’apertura di un Ministero delle Pari Opportunità e non solo l’affidamento della delega ad una Ministra già impegnata in altri settori.

Ma da dove partire per creare una cultura dell’uguaglianza tra i generi? Accanto alle attività di assistenza psicologica, legale e abitativa svolta dai Centri Anti-Violenza sparsi sul territorio nazionale (159 centri in tutta Italia, secondo i dati da La Casa delle donne di Bologna), è fondamentale investire risorse economiche nella prevenzione. Particolare attenzione deve essere riconosciuta alle scuole, luogo in cui si attua la socializzazione secondaria e in cui si impara a relazionarsi tra pari. Numerosi sono i progetti rivolti alle scuole per sensibilizzare studenti e docenti al rispetto tra i generi, proposti e realizzati da associazioni locali nelle varie regioni.

La legislazione scolastica (così come “La Buona Scuola”), prevede che le associazioni possano realizzare corsi di formazione al fine di promuovere la prevenzione a tutte le forme di discriminazione, riconoscendo di fatto alla scuola un ruolo di formazione delle coscienze degli studenti.

Resta ancora da capire come e in che modo queste attività verranno svolte. E se sarà ancora compito delle associazioni e, quindi del terzo settore, promuovere l’educazione alle diversità all’interno delle scuole.

L’auspicio è che non si creino disomogeneità nell’offerta formativa tra i centri urbani e le periferie, dove le associazioni no profit che si occupano di contrasto e prevenzione alla violenza di genere sono meno presenti.

Forse, sarebbe più lungimirante coinvolgere il terzo settore nell’elaborazione di un percorso formativo che educhi alla “uguaglianza delle differenze“, rendendolo obbligatorio in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Perché tutte e tutti possano avere l’occasione di crescere e diventare cittadini migliori!

 

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Juan Carr : l'uomo che vuole cambiare il mondo

Juan Carr : l’uomo che vuole cambiare il mondo

Juan Carr: l’uomo che vuole cambiare il mondo

Juan Carr

Juan Carr: La seguente storia, ha come protagonista un uomo che si è proposto cambiare il mondo. Tale ambizioso obiettivo, molto probabilmente per qualcuno può essere interpretato come un traguardo che merita rispetto ma di impossibile realizzazione, oppure per altri, un desiderio idealista di un ingenuo sognatore… Ma addentrandoci solo un po’ nella sua storia, i fatti da lui compiuti, possono risultare uno stimolo determinante per cambiare il nostro punto di vista sul valore dell’azione.

Juan Carr è un medico veterinario nato a Buenos Aires, Argentina, il 28 novembre di 1961. È un attivista sociale creatore nel 1995 della RED SOLIDARIA, una ONG. È stato proposto per diverse volte per essere nominato al Premio Nobel per la Pace (alcuni dicono 4, altri 5 volte) però non sono state approvate. Nel 2012 ha finalmente ottenuto l’approvazione della sua nomina al Premio Nobel proposta dall’Unesco Argentina. Ha anche prestato servizio come professore di biologia nel corso dell’ultimo anno di liceo “Scuola Los Molinos”, nella quale esercita la sua vocazione a capacità per la docenza.

È stato eletto come la persona numero 6 nel programma documentario “26 persone per salvare il mondo” in onda nella rete televisiva “Infinito”, sotto il nome di “La rete”. Nel 2011 è stato eletto come il “più affidabile Social Entrepreneur” votato dai lettori della rivista “Reader Digest” Argentina. Più recentemente, nel 2014, è stato premiato dalla Camera dei Deputati dell’Argentina per la sua carriera e per il suo merito.

Juan Carr la sua storia:

Figlio unico, a sua madre piacevano le lingue e suo padre era un avvocato. Quando loro si sono separati, lui è rimasto a vivere con la madre, la zia e la nonna. Dai 5 ai 9 anni di età è stato Scout, esperienza che l’ha segnato e i suoi genitori hanno fatto che conoscessi le popolazioni indigene, i settori sociali più trascurati e un leprosario.
La prima cosa che fece a 18 anni è stato donare il sangue, due mesi dopo è andato in missione dagli indiani wichis e pilagás della provincia di Formosa, al nord dell’Argentina. Ha lavorato come idraulico ed è stato professore di biologia e chimica.

Nel 1980 si iscrisse alla facoltà di veterinaria e alcuni anni dopo, divenne un veterinario. Nel 1983 Juan era da un anno fidanzato con la sua attuale moglie, Maria, quando le fu diagnosticato un cancro che indicava che le rimanessero tre mesi di vita. Fino al 1988 ha combattuto il cancro con controlli regolari e con la chemioterapia, nel settembre dello stesso anno i controlli indicavano che non sarebbe morto e così, decise di sposare Maria. I medici le dissero che non poteva avere figli, ma alla fine ha avuto cinque bambini.
Solo nel 1995 ha creato la Rete di Solidarietà con 5 amici. La convinzione, positività ed entusiasmo che Juan Carr trasmette in ogni momento, si possono comprendere attraverso questa sua frase:

C’è un concetto molto difficile da trasmettere per me. Quando dico che voglio cambiare il mondo, non è che solo lo dico… È che voglio cambiare il mondo veramente! E non è solo che voglio farlo, ma anche che so che è possibile!

Creata nel 1995, la rete di Red Solitaria ha partecipato a innumerevoli campagne, emergenze e movimenti sociali. La RED SOLIDARIA ha attualmente 38 reti nell’interno di Argentina e 800 volontari. L’organizzazione riceve una media di 100 chiamate al giorno che sono triplicati in caso di emergenza.

Juan Carr: Non è un’associazione o un’organizzazione. Non ha documenti o forma giuridica.

RED SOLIDARIA ha voluto né più né meno, che creare una cultura di accompagnare persone in difficoltà e ha funzionato.

Juan Carr: La RED SOLIDARIA dall’inizio ha collegato a persone con un poco di tempo a disposizione con un’altra persona che avesse bisogno d’aiuto. Attraverso un programma radiofonico hanno trovato il modo per aiutare che tanto avevano cercato: ogni volta che un integrante della RED SOLIDARIA è apparso in qualche modo, il telefono non smetteva di squillare.

Nel 2008 Juan Carr lascia l’incarico di direttore di RED SOLIDARIA a Manuel Lozano e si impegna nel progetto di replicare la RED SOLIDARIA nel mondo: stanno cominciando Monterrey, Vietnam, Barcellona, ​​Boston, Asunción del Paraguay, Santiago del Cile, alcune città in Uruguay e Brasile. Nel 2009 insieme ad altri, fondò il primo Centro Universitario di lotta contro la fame presso la Facoltà di Medicina Veterinaria presso l’Università di Buenos Aires e, nel 2011, insieme ad altri 3 amici fonda l’agenzia di comunicazione “Mondo Invisible“.

C’è effettivamente una o molte realtà che spesso ignoriamo oppure, che addirittura non vogliamo neanche guardare. Il profondo dolore altrui, ci ricorda la nostra propria fragilità. Ma fortunatamente, ci sono persone con anime piene di luce come Juan Carr, che attraverso la loro instancabile azione quotidiana illuminano non solo la vita dei più bisognosi, ma anche guidano il nostro stesso percorso di vita. Se a volte ci manca il coraggio di guardare i gravi problemi sociali, prestiamoci attenzione all’attività di coloro che lavorano umilmente per portare grandi soluzioni affrontando ogni giorno la più ambiziosa delle sfide: cambiare il mondo.

Come definiresti ora Juan Carr? Raccontaci la tua opinione!

 

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Sport e solidarietà, un’accoppiata vincente

Sport e solidarietà, un’accoppiata vincente

 

Sport e solidarietà

Sempre più spesso nel mondo no profit si utilizza l’evento sportivo per realizzare momenti di raccolta fondi. Indipendentemente dal tipo di disciplina sportiva, l’accoppiata sport e solidarietà è quella che attira maggior interesse.

La più gettonata rimane comunque la corsa non competitiva che ha la forza di coinvolgere intere famiglie soprattutto se abbinata ad un tema e ad una ambientazione divertente.

Normalmente le piccole iniziative a livello territoriale vengono organizzate con lo scopo di raccogliere fondi per le associazioni locali mentre, a livello nazionale si realizzano perlopiù maratone solidali.

Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare tanto di eventi sportivi “colorati”.

 

Sport e solidarietà

La corsa colorata più famosa a livello nazionale è la The color run Italia; un evento ricco di intrattenimento, adatto ad ogni età, che fa tappa in una decina di città tra aprile e settembre. Per ogni luogo in cui si svolge la corsa vengono selezionate alcune charity locali, alle quali viene richiesta una presenza di volontari in supporto allo staff ed in cambio, offrono visibilità e sostegno alla raccolta fondi.

Altra corsa simile, altrettanto legata al sociale è la Color vibe. Le associazioni di volontariato locali possono candidarsi per ottenere una postazione di raccolta fondi.

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Per le organizzazioni no profit è  sicuramente una opportunità  non solo per promuovere l’attività di volontariato ma anche per un momento di visibilità, sfruttando questa occasione per trovare nuovi contatti ed ampliare il proprio database.

Se pensate che la vostra charity possa essere selezionata dagli organizzatori di questi eventi sportivi, che sostengono i progetti territoriali anche con donazioni, non perdete tempo e proponetevi! Sono aperte le candidature per il 2017.

 

Sport e solidarietà

Altro aspetto dell’accoppiata vincente sport e solidarietà è sicuramente l’impegno da parte di organizzazioni no profit a contrastare le forme di discriminazione ed intolleranza favorendo l’integrazione sociale della popolazione straniera attraverso lo sport.

Il Coni in partenariato con il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2016 ha aperto un bando per le associazioni sportive e per le Onlus, regolarmente iscritti all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate, dando la possibilità di presentare un progetto finalizzato a favorire l’inclusione e l’integrazione sociale attraverso lo sport, per giovani provenienti da contesti migratori.

 

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Campagna di Crowdfunding: Fattori di Successo

Campagna di Crowdfunding: Fattori di Successo

Campagna di Crowdfunding: Fattori di Successo

Campagna di Crowdfunding: Negli ultimi anni la comunicazione sociale per la realizzazione di una campagna di crowdfunding è cambiata, ma le piccole/medie organizzazioni fanno fatica ad adeguarsi. Non cambia la presenza sui media locali attraverso l’ufficio stampa ma non si adeguano ai nuovi strumenti.

 

Campagna di Crowdfunding

Il problema di queste realtà è legato più che altro alla carenza di fondi così  utilizzano le poche risorse per azioni più concrete anziché investire in una figura professionale che pianifichi le giuste strategie.

 

Campagna di Crowdfunding

La presenza sui canali social è fondamentale! Anche le piccole no profit devono entrare in una logica di visibilità quotidiana per sviluppare le proprie campagne di raccolta fondi.

L’assenza di strategia e l’assenza di un piano editoriale mettono a rischio la riuscita di qualsiasi campagna di sensibilizzazione o raccolta fondi.

Il piano editoriale

Un piano editoriale deve essere curato nel dettaglio ponendo attenzione ai contenuti della comunicazione sociale: devono coinvolgere ed emozionare!

Quindi, raccontiamo storie, non le fasi del progetto!

Evitiamo di usare parole come: obiettivi, finalità, attività, risultati attesi. Le utilizzeremo poi per la stesura del bilancio sociale alla fine dell’anno.

Dobbiamo scegliere i canali promozionali e i partner che ci possono aiutare in fase di lancio offrendo visibilità alla nostra campagna di crowdfunding.

Durante la campagna è necessario continuare a promuovere l’iniziativa, restando in contatto con i sostenitori ed incoraggiandoli a fare il passaparola.

Vi ricordate le famose secchiate di acqua gelata nell’estate 2014, Ice bucket challeng?

Questa campagna di beneficienza a favore della ricerca sulla Sla era nata da un video su Youtube e poi divenuta virale tanto da raggiungere 2,4 milioni di condivisioni e 28 milioni di persone.

Quali sono stati i fattori di successo di questa campagna di crowdfunding?

Sicuramente una storia forte, legata al dolore di una malattia,  accompagnata da una nobile causa.

Un video divertente abbinato ad una comunicazione strategica, quella della nomination con condivisione sui canali social che ha portato anche tante critiche. Frulliamo gli ingredienti, aggiungiamo un pizzico di narcisismo ed il piatto è pronto!

Campagna di Crowdfunding

Vogliamo parlare invece di una pessima comunicazione sociale? Il flop della campagna Fertily Day.

Quella del Fertily Day (http://www.fertilityday2016.it/) è stata una campagna di sensibilizzazione che ha trattato un argomento “privato” e molto personale, il cui approccio così diretto ha generato polemiche perché dietro ad una coppia senza figli molto probabilmente ci sono emotività profonde da gestire: magari un figlio lo vorrebbero anche, ma non possono permetterselo!

Mantenere e provvedere alla crescita di un figlio va oltre il concepirlo e metterlo al mondo.

I punti che hanno portato al flop:

  • campagna di sensibilizzazione: obiettivo sbagliato, il problema è un altro.
  • storia e nobile causa: problema troppo delicato e personale.
  • immagini: gli opuscoli divulgati a favore della campagna mostrano una totale mancanza di delicatezza.

In conclusione

L’attività di sensibilizzazione attraverso una campagna di crowdfunding deve dimostrare attenzione ai temi sociali e ai valori anche in un’ottica di ritorno di immagine positivo,  ma non solo. La stesura di un adeguato piano editoriale gioca un ruolo strategico: tutte le classi sociali si informano e partecipano alle discussioni sui social, ormai è il mezzo di comunicazione più diffuso e utilizzato.

Quali sono i fattori di successo per la riuscita di una campagna di crowdfunding?

E voi, cosa ne pensate?

 

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Live-streaming: uno strumento che non può mancare nella social media strategy di una No Profit

Live-streaming: social media strategy

Live-streaming: uno strumento che non può mancare nella social media strategy di una No Profit

 

Live-streaming: Cos’è il live-streaming?

Live-streaming: Per una No Profit la classica lettera di direct marketing non è sufficiente per mantenere l’engagement del target di riferimento e sempre più è divenuta fondamentale l’integrazione di strumenti di promozione sia offline che online. La multicanalità, di conseguenza, prevede la prassi di comunicare in modo diversificato a seconda del canale scelto allo scopo di catturare l’attenzione al momento giusto e con il messaggio giusto.

Ad esempio, uno degli strumenti messi a disposizione dalla piattaforma Facebook per consentire un’interazione più coinvolgente, è il servizio Live-streaming. Questo può fare la differenza per trasformare la relazione con i propri utenti in una esperienza unica. Per varie ragioni:

1)      il Live-streaming ha un’immediatezza che i video registrati non hanno. Pensiamo alla potenza evocativa che potrebbe avere una ripresa live di un medico di Emergency mentre sta operando in sala o un video di Action Aid che riprende in diretta la somministrazione a un bimbo malnutrito di cibo altamente proteico, oppure alla capacità di coinvolgimento emotivo che susciterebbe una intervista live rilasciata ad Amnesty International da un condannato alla pena di morte;

2)      gli utenti possono interagire istantaneamente con la diretta e commentare quello che stanno vedendo. L’interazione live dà la possibilità alla tua campagna di sensibilizzazione o di raccolta fondi, di ricevere feedback immediati, capire quali sono le eventuali criticità e quindi le aree di miglioramento;

3)      il Live-streaming permette di aumentare la audience a ogni sessione. Attraverso l’email marketing puoi raggiungere gli utenti che sono già nella tua lista o, se anche acquisti “contatti freddi”, non è detto che questi siano veramente interessati alla tua attività. Mentre il Live-streaming può aprirti a segmenti nuovi e interessati, a cui prima non avevi pensato. Eventi, dibattiti o campagne: qualsiasi momento può essere trasformato dalla tua No Profit in un’occasione per intrattenere dal vivo più users.

4)       il Live-streaming trasforma il tuo content in “dialogante” e “vivente”. Immaginate una campagna per il 5×1000 come ne potrebbe essere avvantaggiata. L’utente sarà più favorevole a firmare nella dichiarazione dei redditi a favore della tua associazione No Profit dopo che lo hai fatto entrare nella “umanità” del brand avvicinandolo ai tuoi valori e alla tua missione con un linguaggio comune e accessibile a tutti.

Infine c’è una novità: Facebook ha annunciato l’aggiornamento dell’algoritmo che porterà alla riorganizzazione della classificazione dei video sulla bacheca degli utenti privilegiando quelli di maggiore durata, a differenza di quanto avveniva prima.

Allora che aspetti? Trasmettere in diretta da Facebook è molto semplice: basta un clic sull’icona Live.

Il tuo pubblico sarà più gratificato nel seguire in diretta le attività della tua No Profit perché gli starai dando un pezzettino di te, della tua vita di tutti i giorni.

La vita è possibilità, è valorizzare le esperienze di ciascuno e interrogarsi sugli eventi che accadono, il live-streaming può facilitare proprio questo percorso.

PHI Foundation è un’associazione che si occupa di sostenere ed aiutare tutti gli operatori che si muovono nell’ambito del Terzo Settore, attraverso l’informazione e la promozione di raccolte fondi.

Se vuoi aiutarci in questo compito, sostienici attraverso un contributo cliccando su questo link.

 

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Settore Profit: Il Non Profit Conviene sempre più...

Settore Profit: Il Non Profit Conviene sempre più…

Settore Profit: Il Non Profit Conviene sempre più…

Settore Profit: Fare No profit conviene sempre più…

 

Settore Profit:

Da una ricerca risulta che il legame tra profit e no profit ci può essere e può essere conveniente per entrambe le parti.

Dall’indagine condotta da Right Hub e Isnet sul rapporto tra imprese profit e no profit è emerso che 9 aziende profit su 10 sono disponibili a valutare proposte di collaborazione con il terzo settore. “La ricerca ha offerto delle piste di lavoro molto concrete per aumentare le collaborazioni profit e non profit” spiega la presidente di Isnet, Laura Bongiovanni.

Negli ultimi cinque anni, la percentuale di cooperative sociali che hanno registrato un aumento delle relazioni con le imprese è aumentata costantemente: si è passati infatti dal 16% del 2010 al 27,2% del 2015. Luca Guzzabocca, fondatore e general manager di Right Hub dichiara che “emerge chiaramente che esiste un forte e concreto interesse delle imprese profit nel considerare la fornitura dalle imprese sociali non in modo casuale, ma strutturale e al pari di qualsiasi altro fornitore tradizionale”.

Quali sono i servizi che interessando di più alle aziende?

  • Servizi di pulizia (60,4%)
  • Grafica, editoria e stampa (58,3%)
  • Manutenzione immobili (58,3%)
  • Regalistica e oggetti promozionali (51%)
  • Catering e banqueting (41,7%).

Invece le aziende risultano meno interessate ai servizi di informatica e web (14,6%), abbigliamento (13,5%), servizi socio-sanitari per i dipendenti (10,4%).

Quali sono i principali criteri con cui le aziende valutano le imprese sociali come potenziali fornitori?

  • Prezzo competitivo (54,2%)
  • Rapidità di risposta (44,8%),
  • Presenza sul territorio in cui si richiede l’attività (43,8%)
  • Contenuto di sostenibilità sociale dei servizi offerti (40,6%).

Meno importanti risultano invece: l’innovazione (25%), l’esperienza pluriennale (24%) e le precedenti esperienze con aziende omologhe (12,5%).

Dunque il legame tra profit e no profit ci può essere e i dati dimostrano che sta risultando anche vantaggioso per entrambe le parti. “Uno scambio reciprocamente utile che piace alle aziende e che rafforza il ruolo di un’economia sociale in continuo sviluppo”. Così si fa rete e si fa sistema, scambiando esperienze, professionalità e servizi e contribuendo alla valorizzazione di nuove sinergie capaci di resistere alla crisi.

 

Source: : http://sociale.corriere.it/il-542-delle-aziende-sceglie-il-terzo-settore-perche-conviene-dati/

 

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Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia

 

Eventi Digitali: Mashable Social Media Day Italia, uno degli eventi digitali più importanti del panorama italiano.

D: Ciao intanto grazie per averci concesso quest’intervista, partirei subito dal Mashable.

Eventi Digitali: Tu hai portato in Italia un evento digitale presente già in altre nazioni, ma lo hai reso l’appuntamento digital più importante e interessante del panorama italiano, ci vuoi raccontare come hai cominciato e da dove è partita l’idea?

E: “L’incontro tra Mashable, terzo blog più popolare al mondo con sede negli Stati Uniti,  e avviene quando il loro team mi intercetta on line per chiedermi se volevo organizzare la versione milanese di questa manifestazione che ha come obiettivo quello di celebrare e diffondere la cultura digitale in tutto il mondo.

Io, che vivevo già a Londra stavo quasi per dire di no.. poi però mi sono detta.. come dicono qui a Londra, why not?  I contatti li ho, le idee pure, la community che mi segue anche, quindi.. proviamoci.. e così inizia questa avventura: un evento gratuito di 150 persone nel 2014, divenuto a pagamento nel 2016, che raggiunge 1.170 partecipanti nel 2017, che triplica il fatturato anno su anno.. che oggi conta un gruppo di lavoro che si costituisce di oltre 15 persone su 5 città e due paesi diversi… ecco, mai avrei potuto immaginare che sarebbe successo questo.

Nasce quindi per caso, nel lontano 2014, ho seguito il mio istinto, ci ho messo il cuore, le idee.. ho disegnato questo progetto dall’inizio alla fine.. ma mai avrei potuto pensare che quel pezzo di carta sarebbe diventato una community di oltre 20.000 contatti, in grado di coinvolgere persone da tutta Italia e tanti sponsor e partner importanti.”

D: Per l’edizione del 2021, si terrà virtualmente? vuoi anticiparci qualche novità o qualche curiosità?

E: “Certamente. Ci saranno interviste sul palco, workshop tematici, panel su temi caldi come l’influencer marketing e la blockchain, ma soprattutto tutto rigorosamente online in contemporanea di speech davvero interessanti presentati da professionisti di altissimo livello.

Eventi Digitali: La manifestazione  avrà ancora una volta un sapore internazionale con la presenza di relatori provenienti anche da oltre oceano, come nel caso di Chimeren Peerbhai, Global Digital Product Manager della celebre casa farmaceutica GlaxosmithKline, la quale spiegherà come utilizzare nuove tecnologie come augmented reality e virtual reality utili per testare, convalidare e modellare l’offerta di prodotti di consumo garantendo risultati di maggiore impatto.

Non saranno da meno gli altri speaker d’eccezione protagonisti pronti a condividere col pubblico di SMDAYIT + DIDAYS la loro visione del futuro e le strategie da applicare per avere successo.  Ad aprire la prima giornata dell’evento sarà Isabella Lazzini, Marketing e Retail Director di Huawei, Tecnologia e design 3.0 per un nuovo consumer journey; Flavia Baccaro e Federica Cambiago di Deutsche Bank analizzeranno invece il chatbot come nuovo strumento di customer relationship management e di lead nurturing; mentre Antonio Gatti, Digital Transformation Advisor di Microsoft, spiegherà come, grazie alle logiche delle digital platform, un’azienda possa innovare la propria offerta sul mercato partendo dall’ottimizzazione dei processi produttivi per arrivare all’introduzione di un nuovo modello di business.

Questi e molti altri importanti relatori, ci terranno compagnia per una 3 giorni che si preannuncia scoppiettante e interessantissima.”

D: Per chi non lo sapesse, PHI Foundation anche quest’anno è media partner del Mashable Italia e di questo ringraziamo Eleonora Rocca per averci concesso nuovamente questo privilegio.

PHI Foundation da anni si occupa di educare e informare il pubblico su tutto quello che riguarda il terzo settore e il mondo no profit. La partnership con Mashable rientra proprio in questa visione strategica secondo la quale il web, e il mondo digitale in generale, possano fornire ottimi strumenti per aiutare e promuovere iniziative sociali.

Vuoi dirci in che maniera il Mashable e il terzo settore potrebbero trovare un punto d’incontro secondo te?

E: “A mio avviso la conoscenza e l’utilizzo degli strumenti di marketing digitale diventa ancora più fondamentale nel settore non profit  in quanto  permettono di ottenere ottimi risultati di vendita pur avendo budget più limitati rispetto alle grandi aziende private. Inoltre questo mondo ha aperto la strada a molti strumenti di raccolta di consensi o di fondi stessi, come anche di creazione di community di settore molto forti, pur senza doversi incontrare necessariamente di persona; un altro vantaggio molto grande a mio avviso per il terzo settore e il non profit: le distanze si accorciano così come la velocità delle comunicazioni.” 

D: Più in generale, che tipo di convergenza intravedi tra il mondo digitale e il non profit? E soprattutto, data la tua grande competenza e conoscenza del mondo digitale, esistono delle piattaforme, degli strumenti o delle start up che tu puoi suggerire in questo ambito ai nostri lettori?

E: “Mi vengono in mente: https://italianonprofit.it/ ; La piattaforma gratuita per tutti gli enti non profit dove tutte le organizzazioni sono messe in condizione di raccontare le loro storie e i loro dati.

Oppure https://www.techsoup.it/, la piattaforma dedicata alla digitalizzazione delle non profit.

Oppure ancora: http://www.tripmetoo.it/, che ha come obiettivo quello di aiutare viaggiatori e operatori del settore a vivere un turismo basato sulla diversità, l’inclusione sociale e l’uguaglianza; di conseguenza anche chi ha esigenze speciali, può costruire grazie a questa piattaforma  esperienze di viaggio ad-hoc totalmente customizzabili.

D: Un’ ultima domanda prima di chiudere: che futuro prevedi per il web e il social in generale e cosa pensi che ci riserverà il futuro digitale tra i prossimi 5-10 anni?

E: “Penso che l’interesse per una comunicazione in formato video e i mezzi di comunicazione immediati e molto “visivi” come Instagram continuerà. Credo che ci sarà sempre più attenzione ai contenuti di valore, che sappiano dare dei contenuti di livello e sempre più unici, in quanto gli utenti sono ormai bombardati dalle informazioni e sarà sempre più difficile riuscire a “stand out from the crowd” come si dice qui a Londra 😊”.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato, ci vedremo senz’altro durante il Mashable Italia e siamo sicuri che anche quest’anno sarà un appuntamento indimenticabile.

 

 

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